Disoccupazione

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Evoluzione del tasso di disoccupazione a partire dal 1993.

La disoccupazione è la condizione di mancanza di un lavoro per una persona in età da lavoro che lo cerchi attivamente, sia perché ha perso il lavoro che svolgeva (disoccupato in senso stretto), sia perché è in cerca della prima occupazione (inoccupato). È la condizione opposta all'occupazione.

In macroeconomia il concetto di disoccupazione si può estendere all'intero Stato e sulla base dei dati raccolti si possono calcolare stime statistiche come il tasso di disoccupazione.

Tipi di disoccupazione[modifica | modifica wikitesto]

Tasso di disoccupati nel mondo.

Gli economisti hanno compiuto una classificazione dei tipi di disoccupazione[senza fonte]:

  • Disoccupazione frizionale: indica la condizione di quelli che non hanno un'occupazione, cioè non lavorano. Interessa il breve termine, per coloro che cercano lavoro per la prima volta o che stanno cambiando impiego. Ci vuole infatti del tempo per far coincidere le richieste dei lavoratori con il mercato del lavoro. Il modello di equilibrio del mercato aggregato parte dall'ipotesi che tutti i lavoratori e tutte le occupazioni siano uguali e che ogni lavoratore sia adatto ad ogni tipo di occupazione; nella realtà i lavoratori hanno competenze e preferenze differenti l'uno dall'altro. Impiegano del tempo per trovare una nuova occupazione. Una certa quantità di disoccupazione frizionale è pertanto inevitabile: con il variare della domanda di beni e servizi, varia anche la domanda di lavoro per produrre quei beni e quei servizi. Gli economisti chiamano spostamento intersettoriale la variazione nella composizione della domanda di lavoro tra settori e aree diverse. La disoccupazione frizionale è inevitabile nella stessa misura in cui domanda e offerta sono in evoluzione. Pur ritenendo che il "tasso di disoccupazione frizionale" si attesti attorno al 3-4%, esistono aree in cui vengono misurati tassi anche inferiori al 2%.
  • Disoccupazione stagionale: è la mancanza di lavoro causata dalle variazioni climatiche e stagionali. Anche questo tipo di disoccupazione interessa il breve termine ed è tipica degli impieghi legati al turismo. Per es. la maggior parte dei bagnini è soggetta a disoccupazione stagionale durante la stagione invernale.
  • Disoccupazione strutturale: è la mancanza di un impiego legata all'assenza di corrispondenza tra domanda e offerta di lavoro. In altre parole, è la mancata corrispondenza tra abilità del lavoratore e richiesta del datore, oppure la differenza di posizione geografica.
  • Disoccupazione ciclica: è la disoccupazione determinata dalle variazioni del ciclo economico. Il tasso di disoccupazione aumenta quando l'economia è in fase di recessione.
  • Disoccupazione nascosta: è l'eccesso di lavoratori impiegati in contesti rurali nei paesi in via di sviluppo caratterizzati da una produttività marginale sostanzialmente nulla e da un saggio di salario a livello di sussistenza. A dispetto degli altri tipi di disoccupazione, in quella nascosta il lavoratore è in realtà occupato nel contesto sociale ma percepisce una remunerazione che basta solo per soddisfare i propri bisogni primari e il suo apporto alla produzione è praticamente nullo.

Per chiarire meglio quest'ultimo concetto è utile vedere un esempio di calcolo di disoccupazione nascosta. Si supponga ad es. che in un paese in via di sviluppo 10 lavoratori vengano impiegati durante un anno per coltivare una quantità di terreno e che ogni lavoratore lavori mediamente 5 ore al giorno. Durante l'anno si svolgono i seguenti lavori:

  • Semina del grano, che richiede 30 ore di lavoro
  • Raccolta del grano, che richiede 40 ore di lavoro
  • Vendemmia, che richiede 30 ore di lavoro

Dato che i lavori non vengono svolti contemporaneamente e che la raccolta del grano risulta essere l'attività che richiede la maggior quantità di lavoro, richiedendo 40 ore di lavoro complessive al giorno, si può calcolare che durante l'intero anno di attività il numero massimo di lavoratori contemporaneamente necessari è di: 40 ore di lavoro / 5 ore medie di lavoro giornaliere = 8 lavoratori. La disoccupazione nascosta in questo caso è di 10 - 8 = 2 ed è rappresentata dai 2 lavoratori che apportano una produttività marginale praticamente nulla al processo produttivo descritto e possono quindi essere sottratti dall'occupazione attuale e inseriti in altri contesti lavorativi senza creare un decremento della produzione.

Caratteristiche della disoccupazione[modifica | modifica wikitesto]

La disoccupazione di stato stazionario di una economia dipende dal tasso di separazione dal lavoro e dal tasso di ottenimento di occupazione. Il processo di ricerca di lavoro e la rigidità salariale sono due delle cause per cui il processo di reperimento del lavoro non è istantaneo.

Durata[modifica | modifica wikitesto]

Se la maggior parte della disoccupazione è di breve durata, si può ipotizzare che si tratti dell’inevitabile disoccupazione frizionale. Se la disoccupazione è di lunga durata è da classificarsi come disoccupazione strutturale. Se ci si pone l’obiettivo di abbassare il tasso naturale di disoccupazione, la politica economica deve tendere a focalizzarsi sulla disoccupazione a lungo termine, ossia quella a cui si riferisce la maggior parte della quantità di disoccupazione.

In diversi gruppi demografici[modifica | modifica wikitesto]

Il tasso di disoccupazione varia sensibilmente tra diversi gruppi di popolazione. I lavoratori più giovani hanno un tasso di disoccupazione molto più elevato dei lavoratori più anziani. Si possono individuare due diverse possibili cause di un elevato tasso di disoccupazione: un basso tasso di ottenimento di lavoro e un alto tasso di separazione dal lavoro. I gruppi demografici caratterizzati da un elevato tasso di disoccupazione tendono ad avere un elevato tasso di separazione dal lavoro; le variazioni del tasso di ottenimento del lavoro tra i diversi gruppi tendono ad essere meno marcate. I giovani, appena entrati nel mercato del lavoro, sono incerti sulla carriera da intraprendere; risulta utile per loro provare diversi tipi di lavoro. È giusto attendersi per questo gruppo un elevato tasso di separazione dal lavoro e un più alto tasso di disoccupazione frizionale.

Costi[modifica | modifica wikitesto]

Quando la disoccupazione ciclica è elevata, la società deve sopportare un costo opportunità causato dalla mancata produzione di una certa quantità di prodotto potenziale (equivalente a ciò che si sarebbe potuto produrre in condizioni di piena occupazione).

Altri costi della disoccupazione sono i costi sociali e i costi umani, che si manifestano in svariate problematiche psicologiche o psicofisiche che affliggono il disoccupato. In alcuni casi, la disoccupazione a lungo termine può portare a ipertensione, depressione e alcolismo. Nei casi più disperati si sono registrati suicidi.

Misure[modifica | modifica wikitesto]

Come in molti fenomeni oggetto di studio dell'economia, è possibile misurare la disoccupazione calcolando dei tassi opportuni.

Il più semplice di questi è il tasso naturale di disoccupazione, che corrisponde al tasso medio di disoccupazione attorno a cui oscilla l’economia di uno stato. Può essere considerato come il tasso di disoccupazione stazionario perché è quello a cui l’economia tende nel lungo periodo. Se definiamo per comodità:

  • L il totale della forza lavoro;
  • O il numero degli occupati;
  • D il numero dei disoccupati

La forza lavoro è uguale alla somma di occupati e disoccupati: L=D+O. Il tasso di disoccupazione corrisponde al numero dei disoccupati fratto il totale della forza lavoro: D/L. È inoltre possibile calcolare:

  • il tasso di separazione dal lavoro (per convenzione: s), cioè la frazione di individui occupati che perdono il lavoro ogni mese;
  • il tasso di ottenimento del lavoro (per convenzione: o), ossia la frazione di individui disoccupati che trova occupazione ogni mese.

Il tasso di occupazione e quello di ottenimento determinano il tasso di disoccupazione. Se il tasso di disoccupazione non si modifica, il numero di individui che trovano occupazione è uguale a quello degli individui che perdono il lavoro. Il numero degli individui che trovano lavoro è oD; quello degli individui che perdono lavoro è sO; possiamo dire quindi: oD= sO.

Il lavoro dipende a sua volta da agenti esterni, che sono le caratteristiche che non dipendono da quello stesso individuo ma da una diversa fonte.

Politica economica[modifica | modifica wikitesto]

Molti provvedimenti di politica economica sono finalizzati a far diminuire il tasso naturale di disoccupazione: gli uffici di collocamento per supportare la ricerca di lavoro, politiche pubbliche di riqualificazione professionale, incentivi alle aziende per l'assunzione di persone in cerca di lavoro.

Altri provvedimenti pubblici contribuiscono ad aumentare la disoccupazione frizionale; uno di questi è il sussidio di disoccupazione. Riducendo il disagio economico prodotto dalla disoccupazione, il sussidio aumenta la quantità di disoccupazione frizionale e fa aumentare il tasso naturale di disoccupazione. La consapevolezza che una parte del proprio reddito è protetta dal sussidio di disoccupazione fa diminuire l’interesse a cercare posti con prospettive di occupazione duratura e a contrattare garanzie di sicurezza di occupazione col datore di lavoro. Questo provvedimento presenta l’indubbio vantaggio di ridurre l’incertezza dei lavoratori rispetto al proprio reddito; inducendo i lavoratori a rifiutare le offerte ritenute non adeguate, favorisce una migliore corrispondenza tra le caratteristiche dei lavoratori e quelle dei posti di lavoro che sono chiamati a ricoprire. Da notare che l’impresa che licenzia un lavoratore corrisponde solo una parte del sussidio, mentre la parte rimanente proviene dai ricavi generali del sistema di welfare.

Trattazione matematica[modifica | modifica wikitesto]

Ipotizzando che tutto il commercio si basi sullo scambio di beni e lavoro, la quantità di beni che un'azienda deve cedere in cambio di un'ora di lavoro si dice salario reale. Ma poiché il lavoro viene venduto in cambio di denaro e non di beni il salario reale è dato dal rapporto tra il salario nominale W e il prezzo P dei beni. Considerato che il profitto di tutte le imprese facenti parte dell'economia è dato dalla differenza tra il PIL e il costo del lavoro impiegato:

 \Pi = f(L) - \dfrac{W}{P}L

dove f(L) è il PIL che cresce con l'aumentare del numero di occupati L e supponendo inoltre che la funzione f(L) sia concava pertanto risulta:

 \dfrac{d(f(L))}{dL}>0

e

\dfrac{d^{2}(f(L))}{dL}<0

Poiché le imprese tendono a massimizzare il profitto, calcolando la derivata del profitto e ponendola uguale a 0 si ha che la domanda di lavoro da parte delle imprese è:

 \dfrac{d(f(L^{D}))}{dL} = \dfrac{W}{P}

I lavoratori decidono la quantità di lavoro da offrire in base al salario atteso uguale al rapporto tra il salario nominale e il livello dei prezzi percepito pertanto:

 L^{S}= g(\frac{W}{P^{e}})

Chiaramente l'offerta di lavoro aumenta con l'aumentare del salario atteso quindi calcolando la funzione h inversa di g si ha:

\dfrac{W}{P^{e}}=h(L^{S})

con h^{'}>0

Ricavando W dalla prima e sostituendola nell'altra nell'ipotesi che la domanda di lavoro eguagli l'offerta di lavoro si ottiene:

 \dfrac{P}{P^{e}}f^{'}(L) = h(L) = \dfrac{W}{P^{e}}

e quindi:

 Pf^{'}(L)= W

che si può scrivere nella forma:

 Pd(f(L))= Wd(L)

integrando ambo i membri rispetto a L si ottiene:

 Pf(L)= WL + c con c costante di integrazione arbitraria.

Ora imponenedo la condizione che in corrispondenza di  L_{*} il PIL assuma il valore  f(L_{*}) si ricava la costante  c=Pf(L_{*})-WL_{*}

Sostituendo c si ottiene:

 L=\dfrac{f(L)-f(L_{*})}{\dfrac{W}{P}}+ L_{*}

Quindi esistono 4 possibilità:

  1. Se aumenta il PIL rispetto a  f(L_{*}) e il salario reale diminuisce (o attraverso un aumento dell'inflazione con emissione di moneta da parte della Banca Centrale o attraverso una diminuzione del salario nominale) cresce pure il numero di occupati.
  2. Se aumenta il PIL in modo maggiore dell'aumento del salario reale cresce anche il numero di occupati.
  3. Se aumenta il PIL e il salario reale rimane invariato cresce anche il numero di occupati.
  4. Se diminuisce il PIL indipendentemente dal fatto che il salario reale cresca, diminuisca o resti invariato, diminuisce anche il numero di occupati.

In base a recenti analisi della Bank for International Settlements, il valore nominale dei contratti derivati a livello mondiale alla fine del 2007 è stata stimata in oltre 600 trilioni di dollari, pari a 11 volte il PIL dell’intero pianeta (10 anni fa tale valore non superava i 75 trilioni di dollari).In altri termini, con tutti i vantaggi e i privilegi che si sono creati,risulta più conveniente investire nei mercati finanziari in luogo di un sano reinvestimento di capitali nell’economia reale.Questo è il motivo di precarietà e disoccupazione.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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