Legge di Okun

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In economia, la Legge di Okun, che prende il nome dall'economista Arthur Melvin Okun (che la propose nel 1962) è una legge empirica che associa ad ogni punto aggiuntivo di disoccupazione ciclica (differenza tra tasso di disoccupazione naturale e disoccupazione totale), 2 punti percentuali di gap di produzione.

Y= \pi\cdot{\frac{N}{FL}}\cdot{\frac{FL}{P}}\cdot{P} ,

dove P=popolazione, FL=forza lavoro, N occupati,π=produttività marginale del lavoro, il rapporto N/FL è il complemento a 1 del tasso di disoccupazione, e il rapporto FL/P è il tasso di attività.

Se teniamo costanti il tasso di attività (dato dal rapporto FL/P) ed il reddito e sapendo che la popolazione e il tasso di unità di prodotto per occupato (rispettivamente P e π) crescono nel tempo, ne scaturisce che il tasso di disoccupazione aumenta. Quindi le autorità di politica economica dovrebbero far aumentare il reddito e il tasso di attività nella stessa misura della popolazione e del prodotto unitario per occupato, favorendo così una diminuzione della disoccupazione nel lungo periodo.

Matematicamente, la legge si esprime come:

u_t-u_{t-1} = - \beta (g_{Y_t}-\overline{g}_Y),

U rappresenta il tasso di disoccupazione \overline{g}_Y è il tasso di crescita normale della produzione o del reddito -β è il parametro di Okun ed è compreso tra 0 e 1%, rappresenta l'incidenza della produzione sul tasso di disoccupazione. In effetti, le variazioni di produzione influiscono in modo meno che proporzionale sulla disoccupazione in quanto a fronte di una crescita della domanda, le imprese preferiscono chiedere ai loro dipendenti di fare straordinari piuttosto che assumere nuova manodopera (labor hoarding) ed è possibile che parte dei nuovi assunti non fossero precedentemente previsti nella forza lavoro essendo classificati come lavoratori scoraggiati. Inoltre, data tale relazione, varrà che se la crescita è inferiore al tasso normale, la disoccupazione sarà maggiore di quella del periodo precedente.

La legge di Okun, nel periodo del fordismo, ebbe il grande pregio di dare ai policy makers indicazioni precise che traducevano in cifre l'insegnamento keynesiano, perché:

1) se per aumentare l'occupazione di un tot per cento bisognava aumentare anche la produzione di una percentuale adeguata e ben precisa;

2) se l'aumento della produzione - si riteneva - ottenibile soltanto attraverso il corrispettivo aumento della domanda di beni e servizi da parte della Pubblica Amministrazione (P.A.), la disoccupazione si può combattere solo aumentando la spesa pubblica o incentivando la spesa privata.

Negli Stati Uniti durante il periodo che va dal 1965, questa legge ha interpretato la situazione economica, stabilendo che per ogni punto percentuale del tasso di disoccupazione, o meglio del tasso naturale di disoccupazione, il PIL reale si riduce dai 2 ai 3 punti percentuali.

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