Politica economica

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In economia la politica economica è la disciplina che studia gli effetti dell'intervento dei poteri pubblici (Stato, banca centrale, ed altre autorità) e dei soggetti privati (imprese, famiglie,...) sull'economia allo scopo di elaborare interventi destinati a modificare l'andamento del sistema economico per raggiungere obiettivi prestabiliti. Di essa fanno parte anche la politica fiscale e la politica monetaria.

Indice

[modifica] Descrizione

Nell'ambito della scienza economica si suole distinguere tra l'economia politica che studia o analizza la situazione economica esistente cioè ciò che è, e politica economica che invece studia ciò che deve o ciò che si desidererebbe che fosse. Pertanto lo studio della politica economica presuppone, anche didatticamente, l'analisi dell'esistente, vale a dire lo studio dell'economia politica.

Poiché l'economia risulta in continuo mutamento sotto la spinta di interessi economici e pulsioni umane, lo scopo della politica economica è di modificare l'andamento spontaneo dell'economia dopo averlo opportunamente studiato ovvero analizzato.

[modifica] Cenni storici

Adam Smith

Storicamente l'esigenza di una politica economica si manifesta allorché appare chiaro che l'economia lasciata in mano agli interessi egoistici dei singoli operatori non è in grado di evitare squilibri e diseguaglianze economiche capaci di rendere instabili l'economia stessa, oltre che il tessuto sociale di un paese e i rapporti tra nazioni.
Adam Smith riteneva che nel mercato operasse una mano invisibile, in virtù della quale l'interesse privato si trasformava in interesse collettivo. Nessuno avrebbe potuto fare meglio di quanto faceva per conto suo il mercato, capace di stabilire in modo continuo equilibri tra le forze in gioco. L'interazione della domanda e dell'offerta genererebbe di continuo prezzi di equilibrio capaci di soddisfare entrambe le parti, garantendo ad esempio condizioni di pieno impiego.

Le politiche economiche liberiste, che al pensiero di Smith si ispirano, tendono quindi a promuovere la rimozione di ogni vincolo al libero dispiegarsi delle forze di mercato e a tracciare un ruolo il più possibile ridotto per lo stato, il cui compito dev'essere quello di non intervenire o di intervenire il meno possibile nell'economia, dove devono prevalere gli "spiriti animali". Le posizioni liberiste di Smith sono state successivamente da molti criticate, man mano che si prende coscienza che esse richiedono condizioni di mercato che difficilmente si trovano nella realtà.

Karl Marx immagina un sistema economico in cui il progressivo sfruttamento dei lavoratori avrebbe condotto al collasso del sistema economico attraverso l'impoverimento crescente della classe operaia, e alla necessità di una svolta politica di stampo rivoluzionario, per poi ricostruire un sistema economico di stampo egualitario.

Secondo John Maynard Keynes, i sistemi economici non sono sempre in grado di raggiungere l'equilibrio di pieno impiego in modo automatico. Al contrario, è possibile che essi si attestino su posizioni di equilibrio di sottooccupazione, determinate da carenze nella domanda aggregata.

In questa concezione, la politica economica ha il ruolo di stimolare la domanda e permettere di raggiungere il pieno impiego delle risorse. In Italia, uno dei maggiori interpreti del pensiero keynesiano è stato Federico Caffè.

[modifica] Lo stato attuale

Mentre nella prima metà del XX secolo erano prevalse politiche economiche tese a governare l'economia tramite l'intervento pubblico (sia in termini normativi che di spesa pubblica), nella seconda metà del secolo si sono gradatamente imposte tendenze liberiste, tendenti al "lasciar fare" del mercato. Tali teorie di tipo microeconomico sono state solitamente unite ad impostazioni monetariste per l'aspetto più strettamente macroeconomico.

Il risultato delle politiche liberiste appare di gran lunga inferiore alle aspettative all'inizio del terzo millennio, per cui si ricomincia a considerare attentamente politiche di tipo Keynesiano.

[modifica] Interventi indiretti nell'economia

Norberto Bobbio parla di "fuga nel diritto privato" per indicare la contrazione dell'area del diritto pubblico dell'economia in favore del diritto privato dell'economia, la cui caratteristica principale è la presenza, nel settore dei compiti tradizionalmente pubblici, di operatori privati (tra cui il genus controverso degli organismi di diritto pubblico) e l'utilizzo di modelli contrattuali (nati nella pratica commerciale), ma soprattutto la presenza di strutture nuove preordinate alla tutela degli interessi emergenti: le cosiddette Autorità amministrative indipendenti.

Via via che si riduce il fenomeno dell'intervento diretto nell'economia, in favore di un intervento indiretto, assume una portata sempre più pregnante l'art. 41 della Costituzione, che riserva alla legge la predisposizione di programmi e controlli sulle attività economiche a fini sociali.

I programmi e i controlli devono essere opportuni, nel senso che non devono ostacolare la realizzazione del principio di uguaglianza sotteso all'art. 3 della Costituzione.

In breve, tra i "programmi" rientrano gli atti di pianificazione, le leggi finanziarie e relativi "collegati", il D.P.E.F. (Documento di programmazione economica e fnanziaria) ed altri interventi settoriali quali il Piano di edilizia residenziale di cui alla legge n. 179 del 1992, il piano per l'energia di cui alla delibera del Consiglio dei ministri del 9 gennaio 1991, il Piano di tutela ambientale di cui alla lege n. 305 del 1989, ed altri.

Fra i "controlli" rientrano misure eterogenee, dalle concessioni alle autorizzazioni, all'imposizione di prezzi amministrati, agli accertamenti sulla qualità di determinate merci, ecc.

La Costituzione non prevede un terzo tipo di intervento indiretto, oltre ai programmi ed ai controlli: tuttavia, la "regolazione" è un fenomeno di vasta diffusione ed in via di costante espansione. Le Autorità amministrative indipendenti svolgono un'azione di regolazione e vigilanza, imponendosi come soggetti equidistanti rispetto agli operatori economici che agiscono nei vari settori "vigilati".

[modifica] Interventi a breve termine ed a lungo termine

Nell'ambito della politica economica si studiano gli interventi a breve termine e quelli a lungo termine. Le due tipologie di interventi si differenziano, oltre che per il fatto di attendere risultati nei termini previsti, anche per il contesto: negli interventi a breve si suppone un'economia nazionale statica, che quindi non viene modificata strutturalmente dagli interventi. Gli interventi a lungo termine assumono invece un contesto dinamico, in cui gli effetti strutturali degli interventi alterano l'economia futura e vanno tenuti presenti per valutare gli effetti negli anni successivi.

[modifica] Trattazione matematica

Mettendo assieme il Modello IS-LM e il modello Modello AD-AS è possibile valutare quali sono le conseguenze su PIL, occupazione, livello dei prezzi e tasso di interesse di una variazione della spesa pubblica e dell'offerta di moneta da parte della Banca Centrale.

Secondo l'ipotesi keynesiana l'investimento in titoli delle famiglie (risparmio S) non dipende solo dal tasso di interesse, ma anche dal livello del reddito (PIL) pertanto S = sY dove s è la propensione marginale al risparmio con 0<s<1. I titoli delle famiglie possono finanziare o l'investimento delle aziende I oppure la spesa pubblica dello Stato G pertanto:

(1) \quad sY = I(r) + G

La funzione I è decrescente in r infatti minore è il tasso di interesse, minore saranno i prestiti nel mercato dei capitali.Pertanto:

 I^{'}(r)<0

Nel nostro sistema economico tutte le attività si suddividano in 2 categorie: quelle che maturano interessi dette "titoli" e quelle che non fruttano alcun interesse dette "moneta". La domanda di moneta è la quantità di moneta di cui hanno bisogno le famiglie per provvedere agli acquisti. Essa cresce con l'aumentare del PIL infatti se il PIL cresce aumenta la necessità di moneta da parte delle famiglie per effettuare le proprie transazioni, mentre decresce con l'aumentare del tasso di interesse dei titoli perché le famiglie riterranno più conveniente investire in titoli piuttosto che possedere moneta. La domanda di moneta quindi è una funzione differenziabile nelle 2 variabili Y ed r essendo r il tasso di interesse. Essendo L(Y,r) crescente in Y e decrescente in r risulta:

L_{Y}(Y_{*},r_{*})=\dfrac{\delta L}{\delta Y} >0
e
L_{r}(Y_{*},r_{*})=\dfrac{\delta L}{\delta r} <0

La domanda di moneta cresce in maniera proporzionale al livello dei prezzi infatti ad esempio quando i prezzi raddoppiano occorre una quantità doppia di moneta pertanto:

 M_{D}= p*L(Y,r)

Inoltre poiché gli agenti economici possono detenere esattamente la quantità di moneta offerta dalla Banca centrale allora l'offerta di moneta deve eguagliare la domanda di moneta pertanto:

(2) \quad p*L(Y,r) = M_{O}

Ipotizzando che tutto il commercio si basi sullo scambio di beni e lavoro, la quantità di beni che un'azienda deve cedere in cambio di un'ora di lavoro si dice salario reale. Ma poiché il lavoro viene venduto in cambio di denaro e non di beni il salario reale è dato dal rapporto tra il salario nominale W e il prezzo P dei beni. Considerato che ill profitto di tutte le imprese facenti parte dell'economia è dato dalla differenza tra il PIL e il costo del lavoro impiegato:

 \Pi = f(N) - \dfrac{W}{P}N

dove f(N) è il PIL che cresce con l'aumentare del numero di occupati N e supponendo inoltre che la funzione f(N) sia concava pertanto risulta:

 \dfrac{d(f(N))}{dN}>0
e
\dfrac{d^{2}(f(N))}{dL}<0

Dove per il PIL risulta l'equivalenza:

(3) \quad Y = f(N)

Poiché le imprese tendono a massimizzare il profitto, calcolando la derivata del profitto e ponendola uguale a 0 si ha che la domanda di lavoro da parte delle imprese è:

 \dfrac{d(f(N))}{dN} = \dfrac{W}{P}

I lavoratori decidono la quantità di lavoro da offrire in base al salario atteso uguale al rapporto tra il salario nominale e il livello dei prezzi percepito. Inoltre se il tasso di interesse dei titoli aumenta la gente sarà più propensa a vivere di rendita piuttosto che a offrire lavoro quindi l'offerta di lavoro decresce al crescere del tasso di interesse r e aumenta col crescere della popolazione N pertanto:

 L^{S}= g(\frac{W}{P^{e}},r,N)

Chiaramente l'offerta di lavoro aumenta con l'aumentare del salario atteso quindi calcolando la funzione S inversa di g si ha:

\dfrac{W}{P^{e}}=S(r,N) con S_{r}>0 \quad S_{N}>0

Ricavando W dalla precedente relazione e sostituendola nell'altra si ottiene:

(4) \quad \dfrac{P}{P^{e}}f^{'}(N) = S(r,N)

Ora considerato il sistema dato dalle 4 funzioni implicite sopra indicate dove P,r,Y,N si considerano variabili endogene ed M,G esogene:

\begin{array}{l}
 (1) \quad T(Y,r) = -sY+I(r)= -G \\ 
 (2) \quad L(Y,r) = \dfrac{M}{P} \\
 (3) \quad Y = f(N) \\ 
 (4) \quad S(r,N)=\dfrac{P}{P^{e}}f^{'}(N)  
  \end{array}

poiché le 4 funzioni T,L,Y,S sono differenziabili e il determinante:

 det(J)=det\left( \begin{array}{cccc} 
0 & \dfrac{dI(r_{*})}{dr} & -s & 0 \\ 
\dfrac{M}{p^{2}}  & L_{r}(Y_{*},r_{*}) & L_{y}(Y_{*},r_{*}) & 0 \\ 
0 & 0 & 1 & - \dfrac{dF(N_{*})}{dN} \\ 
-\dfrac{1}{p_{e}}\dfrac{dF(N_{*})}{dN} & S_{r}(N_{*},r_{*}) & 0 & S_{N}(N_{*},r_{*})-\dfrac{p}{p_{e}}\dfrac{d^{2}F(N_{*})}{dN}  \end{array}\right) \neq 0

si può applicare il teorema di invertibilità locale delle funzioni allora esistono 6 valori:

   Y_{*},r_{*},P_{*},N_{*},G_{*}=T(Y_{*},r_{*}),M_{*}=L(Y_{*},r_{*})P_{*}

tali che:

\left( \begin{array}{cccc} 
0 & \dfrac{dI(r_{*})}{dr} & -s & 0 \\ 
\dfrac{M}{p^{2}}  & L_{r}(Y_{*},r_{*}) & L_{y}(Y_{*},r_{*}) & 0 \\ 
0 & 0 & 1 & - \dfrac{dF(N_{*})}{dN} \\ 
-\dfrac{1}{p_{e}}\dfrac{dF(N_{*})}{dN} & S_{r}(N_{*},r_{*}) & 0 & S_{N}(N_{*},r_{*})-\dfrac{p}{p_{e}}\dfrac{d^{2}F(N_{*})}{dN}  \end{array}\right) 
\left( \begin{array}{cc}dp \\ dr \\ dY \\dN \end{array}\right)=
\left( \begin{array}{cc}-dG \\ \dfrac{1}{p}dM \\ 0 \\ 0 \end{array}\right)

Calcolando la matrice inversa di J e risolvendo il sistema si ottiene:


\begin{array}{l}
 dp=\dfrac{-p^{2}(L_{r}p_{e}S_{N}-L_{r}pf^{''}(N)-L_{Y}p_{e}S_{r}f^{'}(N))dG +p(p_{e}I^{'}S_{N}-pI^{'}f^{''}(N)+p_{e}sS_{r}f^{'}(N))dM}{det(J)}\\
 dr=\dfrac{(p_{e}MS_{N}-pMf^{''}(N)+L_{Y}p^{2}(f^{''}(N))^{2})dG +p*s(f^{''}(N))^{2})dM}{det(J)}\\
 dY=\dfrac{-f^{'}(N)(L_{r}p^{2}f^{'}(N)+p_{e}S_{r}M)dG +pI^{'}(f^{''}(N))^{2})dM}{det(J)}\\
 dN=\dfrac{-(L_{r}p^{2}f^{'}(N)+p_{e}S_{r}M)dG+pI^{'}f^{'}(N)dM}{det(J)}
 \end{array}
con
 det(J)=p_{e}I^{'}MS_{N}-pI^{'}Mf^{''}(N)+L_{Y}p^{2}I^{'}(f^{'}(N))^{2})+L_{r}p^{2}s(f^{'}(N))^{2})+p_{e}sS_{r}Mf^{'}(N)

Poiché si conosce l'andamento crescente o decrescente delle varie funzioni per cui si conosce quando le loro derivate risultano maggiori o minori di 0 e risulta det(J)<0, analizzando i segni di ogni relazione si possono valutare gli effetti della politica fiscale e monetaria.

[modifica] Bibliografia

  • Alessandro Vaglio - Matematica per economisti - Apogeo

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