Neoliberismo

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Friedrich von Hayek è stato uno dei principali teorici del neoliberismo

Sotto la parola neoliberismo ricadono oggi un insieme di concezioni politiche, economiche e filosofiche non ben definite, indirizzate ad una esaltazione del libero mercato ed a una riduzione del peso dello Stato nella vita pubblica.[1]

Il termine era dapprima utilizzato di rado e con significati diversi nell'evoluzione del pensiero economico, seppur identificando sempre indirizzi di pensiero che miravano alla creazione di una nuova forma di liberalismo diversa da quello classico. Negli ultimi tempi però il concetto di neoliberismo è entrato maggiormente nel linguaggio giornalistico e propagandistico, assumendo il più delle volte un significato dispregiativo.[2][3]

Origine ed evoluzione del termine[modifica | modifica sorgente]

Il primo a coniare il termine fu il sociologo ed economista tedesco Alexander Rüstow, il quale cercò di teorizzare una nuova forma di liberalismo leggermente distaccata da quello classico e maggiormente proiettata al sociale ed ad un controllo dell'evoluzione dei mercati da parte dello Stato. Rüstow successivamente portò queste sue idee all'interno dei circoli di intellettuali, da lui frequentati in Germania, sotto il nome di neoliberismo.[2] Nel 1938 il filosofo francese Louis Rougier organizzò a Parigi un colloquio intitolato a nome del giornalista Walter Lippmann, basato appunto sulle idee di quest'ultimo.

Al colloquio presero parte oltre a Rougier e Lippmann anche Wilhelm Röpke, Friedrich von Hayek, Ludwig von Mises, Michael Polanyi, Raymond Aron, Robert Marjolin, Jacques Rueff e lo stesso Alexander Rüstow.[4] L'incontro puntò, sotto l'auspicio degli organizzatori Rougier e Lippmann, ad una nuova visione di liberalismo economico meno incline al Laissez-faire ma che fosse comunque una teoria economica non profondamente socialista. Fu attraverso questo incontro, grazie anche alla partecipazione di Alexander Rüstow, che si ebbe un primo vero utilizzo della parola neoliberismo quale identificazione di una qualche ideologia economica.[2]

La Mont Pelerin Society[modifica | modifica sorgente]

Reduce dal Colloquio Walter Lippmann, nel 1947 Friedrich von Hayek fondò la Mont Pelerin Society con l'intento di aggregare varie personalità del mondo intellettuale al fine di ridiscutere il liberalismo classico, quindi ancora una volta si parlò di neoliberismo.[5] Come sostenuto da Milton Friedman, uno degli aderenti alla società fondata da Hayek, il periodo storico vissuto di recente, caratterizzato dalla forte ascesa da parte degli statalismi un pò ovunque nel mondo, fece vedere agli occhi di tutti la Mont Pelerin Society come baluardo dell'ideologia liberale, punto di incontro annuale dei sostenitori del libero mercato,[6] sebbene in realtà gli scopi del gruppo d'intellettuali fossero ben diversi da quelli della difesa strenua del Laissez-faire, ma puntavano a ridiscutere il pensiero liberale inserendone una visione più socialista. La creazione della società creo infatti non pochi attriti tra Hayek ed il suo collega di Scuola austriaca Ludwig von Mises, difensore del liberalismo classico.[7]

Il Cile di Augusto Pinochet[modifica | modifica sorgente]

A partire dagli anni sessanta in America Latina iniziò un certo interesse da parte degli intellettuali locali per le politiche di libero mercato ed in particolare per l'ordoliberalismo che aveva caratterizzato il miracolo economico tedesco, il Wirtschaftswunder. Tali teorie economiche venivano menzionate attraverso il termine spagnolo neoliberalismo.[8] Fu soltanto dopo il colpo di Stato effettuato in Cile, ad opera del generale Augusto Pinochet, che delle idee liberali iniziarono a trovare posto nell'economia politica di uno Stato sudamericano, sebbene si trattasse di uno Stato in regime dittatoriale.

Pinochet entrò in contatto con diversi economisti appartenenti alla Scuola di Chicago, i cosiddetti Chicago boys, tra cui il fondatore della scuola Milton Friedman. Questi suggerirono durante il regime di Pinochet una serie di riforme di stampo liberale come la deregolamentazione economica ed il conservatorismo fiscale, tramutando il Cile dall'essere un paese isolato economicamente e basato sul forte invertentismo statale ad un paese liberale ed integrato nei mercati internazionali.[9]

Le politiche adottate da Pinochet, principalmente per quanto riguardò la riduzione della spesa pubblica, generarono non poco malcontento nella popolazione, specialmente per le classi sociali più basse che videro venir meno molti servizi assistenziali oltre che una riduzione media dei salari dell'8%.[9][10] Durante il discusso regime di Pinochet si registrò quindi una evoluzione del termine neoliberismo, convertendosi dall'essere una nuova visione filosofica-liberale ad una sorta di termine dispregiativo utilizzato dai detrattori delle politiche cilene di quel periodo.[3]

Il neoliberismo oggi[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi anni si è assistito ad un inflazionamento del termine neoliberismo, soprattutto da parte dei critici del libero mercato e del liberalismo in genere, similmente a quanto accaduto nell'America Latina durante la dittatura Pinochet.[3] Difatti, ad oggi, non esiste una definizione monolitica di neoliberismo, il quale rimane un concetto spesso confuso ed utilizzato solamente nel linguaggio retorico ed accusatorio. Tanto meno vi sono economisti, politici o pensatori che si autodefiniscono neoliberisti.[2]

Alcuni dei detrattori dell'ideologia neoliberista le addebitano il fatto di essere una sorta di estremizzazione del liberismo economico, tendendo all'annullamento totale dello Stato in favore del libero mercato e dell'imprenditorialità umana.[11] Da questo punto di vista il neoliberismo sembrerebbe assumere i significati di anarco-capitalismo e libertarianismo o anche di miniarchismo, inglobando quindi anche le differenze presenti tra queste varie correnti filosofiche. Altri ancora arrivano ad identificare il neoliberismo non tanto nella concezione del venir meno dello Stato a beneficio del mercato, quanto il processo di impadronimento e controllo dello stesso Stato e dei suoi organi chiave da parte di lobby e cricche finanziare.[12] In quest'altro caso quindi il termine assume invece un significato simile a quello di corporativismo o lobbismo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ NEOLIBERISMO in http://www.grandidizionari.it.
  2. ^ a b c d (EN) Oliver Marc Hartwich, Neoliberalism: The Genesis of a Political Swearword.
  3. ^ a b c (EN) Taylor C. Boas, Jordan Gans-Morse, Neoliberalism: From New Liberal Philosophy to Anti-Liberal Slogan, Critical Sociology, 2009, DOI:10.1007/s12116-009-9040-5.
  4. ^ Michel Foucault, The Birth of Biopolitics, Graham Burchell. Picador., 2010, ISBN 978-0-312-20341-2.
  5. ^ (EN) Philip Mirowski, Dieter Plehwe, The road from Mont Pèlerin: the making of the neoliberal thought collective, Harvard University Press, 2010, p. 16, ISBN 0-674-03318-3.
  6. ^ (EN) George H. Nash, The Conservative Intellectual Movement in America Since 1945, Intercollegiate Studies Institute, 1976, pp. 26-27, ISBN 978-1-933859-12-5.
  7. ^ (EN) Ludwig von Mises On the Formation of the Mont Pelerin Society in Economic Policy Journal.com, 30 giugno 2009.
  8. ^ (EN) Taylor C. Boas, Jordan Gans-Morse, Neoliberalism: From New Liberal Philosophy to Anti-Liberal Slogan, DOI:10.1007/s12116-009-9040-5.
  9. ^ a b (EN) K. Remmer, Public Policy and Regime Consolidation: The First Five Years of the Chilean Junta, Journal of the Developing Areas, 1998, pp. 5-55.
  10. ^ (EN) James Petras, Steve Vieux, The Chilean "Economic Miracle": An Empirical Critique, Critical Sociology, 1998, pp. 5-55, DOI:10.1177/089692059001700203.
  11. ^ (EN) Neoliberalism and Higher Education in The New York Times, 8 marzo 2009.
  12. ^ Il Fatto Quotidiano, Il mito del neoliberismo e la realtà delle infami cricche, 22 luglio 2012.