Unione europea

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Unione europea
vedi "Nome dell'Unione europea nelle lingue ufficiali"
Unione europea
Abbreviazione UE, Ue
Tipo Organizzazione internazionale sui generis
Fondazione
Scopo esercizio di parte della sovranità nazionale degli stati membri in numerosi campi
Sedi istituzionali Flag Belgium brussels.svg Bruxelles:

Blason ville lu Luxembourg-ville.svg Lussemburgo:

Flag of Strasbourg.svg Strasburgo:

Area di azione Europa
Presidente della Commissione Portogallo José Manuel Durão Barroso
(2º mandato, fino al 30 ottobre 2014)
Presidente del Parlamento Germania Martin Schulz
(2º mandato, fino al 31 dicembre 2016)
Presidente del
Consiglio europeo
Belgio Herman Van Rompuy
(fino al 30 novembre 2014)
Alto rappresentante per gli Affari Esteri[1] Regno Unito Catherine Ashton
(fino al 30 ottobre 2014)
Presidenza del Consiglio dell'UE[2] Italia Matteo Renzi
(fino al 31 dicembre 2014)[3]
Lingua ufficiale 24 lingue dell'Unione europea[4]
Membri 28 Stati membri (2013)
Motto Unita nella diversità[5]
Inno Inno alla gioia di Beethoven (ascolta)
Dominio Internet .eu
Festa dell'Unione 9 maggio[6]
Riconoscimenti Medaglia del Premio Nobel Nobel per la pace 2012
Sito web
Paesi membri (2013)
Global European Union.svg
Membri 28: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria
Paesi candidati[7] Ufficiali: Albania, Islanda, Macedonia, Montenegro, Serbia, Turchia
Potenziali: Bosnia Erzegovina, Kosovo
Statistiche complessive
Superficie 4 326 253 km²
Popolazione 503 679 730[8]
Densità 116,6 ab./km²[9]
Fusi orari UTC/+1/+2 (regioni periferiche: -4 e +4)
Valute Euro () (EUR) in 18 Paesi

Altre valute (10): Corona ceca (CZK), Corona danese (DKK), Corona svedese (SEK), Fiorino ungherese (HUF), Kuna croata (HRK), Lev bulgaro (BGN), Litas lituano (LTL), Leu rumeno (RON), Sterlina inglese (GBP), Złoty polacco (PLN)

PIL 16 242 mld $[10] (2010)
PIL procapite 32 323 $
ISU Green Arrow Up.svg 0.876[11] molto alto (2006)
Gini 30,5[12] (2010)
« Per oltre sei decenni aver contribuito all'avanzamento della pace e della riconciliazione della democrazia e dei diritti umani in Europa »
(Motivazione del premio Nobel)

L'Unione europea (abbreviata in UE o Ue) è un'unione politica ed economica di carattere sovranazionale, che comprende 28 paesi membri indipendenti e democratici del continente europeo, che hanno ceduto parte della loro sovranità agli organismi comunitari. La sua formazione sotto il nome attuale risale al trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 (entrato in vigore il 1º novembre 1993), al quale tuttavia gli stati aderenti sono giunti dopo il lungo cammino delle Comunità europee precedentemente esistenti[13].

L'Unione attualmente consiste in una zona di libero mercato, detto mercato comune (unione economica), caratterizzata in parte da una moneta unica, l'euro, regolamentata dalla Banca centrale europea (BCE) e attualmente adottata da 18 dei 28 stati membri (unione economica e monetaria o Eurozona), dando vita nel suo complesso all'unione economica e monetaria dell'Unione europea; essa presenta inoltre un'unione doganale nata già con il trattato di Roma del 1957, ma completata fra i paesi aderenti agli accordi di Schengen, che garantiscono ai loro cittadini libertà di movimento, lavoro e investimento all'interno degli stati membri. L'Unione presenta, inoltre, una politica agricola comune, una politica commerciale comune e una politica comune della pesca. Esistono anche meccanismi di coordinamento comunitario sulla politica estera e di difesa.

L'Unione europea non è una semplice organizzazione intergovernativa (come le Nazioni Unite) né una federazione di Stati (come gli Stati Uniti d'America), ma un organismo sui generis, alle cui istituzioni gli stati membri delegano parte della propria sovranità nazionale. Le sue competenze spaziano dagli affari esteri alla difesa, alle politiche economiche, all'agricoltura, al commercio e alla protezione ambientale. In alcuni di questi campi le funzioni dell'Unione europea la rendono simile a una federazione di stati (per esempio, per quanto riguarda gli affari monetari o le politiche ambientali); in altri settori, invece, l'Unione è più vicina a una confederazione (per esempio, per quanto riguarda gli affari interni) o a un'organizzazione politica sovranazionale (come per la politica estera).

Gli organi principali dell'Unione comprendono il Consiglio (denominazione che ha sostituito quella di "Consiglio dei ministri" da parte del trattato di Maastricht), la Commissione, la Corte di giustizia, il Parlamento, il Consiglio europeo e la Banca centrale europea. L'istituzione dell'Europarlamento risale al 1952[14] e dal 1979 i suoi membri sono democraticamente eletti, in tutti i territori dell'Unione, a suffragio universale, per una durata in carica di cinque anni. Oggi l'UE è considerata una potenza leader in un mondo multipolare.

Il 12 ottobre 2012 è stata insignita del premio Nobel per la pace, con la seguente motivazione: «per oltre sei decenni ha contribuito all'avanzamento della pace e della riconciliazione della democrazia e dei diritti umani in Europa».[15]

Status giuridico[modifica | modifica sorgente]

L'Unione europea ha gradualmente acquisito numerose prerogative tipiche di una federazione, con il progressivo trasferimento di poteri e di sovranità dagli Stati membri agli organismi comunitari. Essa si fonda tuttora su trattati internazionali recepiti a livello interno da tutti gli Stati membri, ma ha assunto personalità giuridica propria.

Attualmente essa si basa su due trattati fondativi: il trattato sull'Unione europea (TUE; detto anche "Trattato di Maastricht") e il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE; detto anche "Trattato di Roma"). A questi si aggiungono il trattato di Amsterdam del 1997, i "protocolli allegati ai Trattati" e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea il cui valore vincolante è stato deciso proprio dal trattato di Maastricht all'art.6, equiparandone il contenuto al valore giuridico dei trattati stessi nonché, secondo invece il Titolo VII della stessa Carta di Nizza, ai diritti costituzionali nazionali e a quelli Fondamentali citati nella Convenzione europea del 1950.

Il problema della definizione dell'attuale status giuridico dell'Unione sfociò, il 29 ottobre 2004, nella firma, a Roma, del Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa, comunemente noto come Costituzione europea. Tale testo ribadiva la possibilità di una cooperazione rafforzata per la promozione di iniziative di integrazione tra gruppi di paesi, già prevista nel trattato di Amsterdam e in quello di Nizza.

Un nuovo trattato era stato richiesto dal Consiglio europeo attraverso la Dichiarazione di Laeken poiché il funzionamento delle istituzioni comuni, era ritenuto inadatto alla coesistenza di ben 28 stati membri, ciascuno dei quali con diritto di veto in aree fondamentali della politica comune.

Il processo di ratifica della Costituzione venne, tuttavia, interrotto il 29 maggio 2005 con un referendum popolare in cui il 54,7% dell'elettorato francese ha scelto di non sottoscrivere il Trattato; pochi giorni dopo, il 1º giugno, anche la popolazione dei Paesi Bassi si dichiarò contraria all'introduzione del Trattato (con il 61,6% dei voti). Sebbene 18 stati membri avessero recepito il documento, prevalentemente per via parlamentare, la c.d. Costituzione europea non entrò in vigore.

Dopo il "periodo di riflessione" durato due anni, il cancelliere tedesco Angela Merkel decise di rilanciare il processo di riforma con la Dichiarazione di Berlino del 25 marzo 2007, in occasione dei 50 anni dell'Europa unita, in cui venne espressa la volontà di sciogliere il nodo entro pochi mesi al fine di consentire l'entrata in vigore di un nuovo trattato nel 2009, anno delle elezioni del nuovo Parlamento europeo.

Si svolse, così, sotto la presidenza tedesca dell'Unione il vertice di Bruxelles tra il 21 e il 23 giugno 2007 nel quale si arrivò a un accordo sul nuovo trattato di riforma. L'accordo recepiva gran parte delle innovazioni contenute nella cosiddetta Costituzione, anche se con alcune modifiche al fine di rendere meno evidente il carattere per così dire "costituzionale" del vecchio testo, pur ribadendo pressoché tutti i meccanismi introdotti con il predetto testo, e in più aggiungendo la facoltà per alcuni paesi di "chiamarsi fuori" da politiche comuni.

Dopo la conclusione della conferenza intergovernativa che finalizzò il nuovo testo, il trattato di Lisbona venne approvato al Consiglio europeo del 18 e 19 ottobre 2007 proprio in tale città e firmato il 13 dicembre dai capi di Stato e di governo. Il trattato è stato ratificato da quasi tutti gli stati firmatari, prevalentemente per via parlamentare, nel corso del 2008. La mancata ratifica da parte dell'Irlanda in seguito ad apposito referendum confermativo, così come richiesto dalla Costituzione irlandese, non ha permesso di farlo entrare in vigore entro le elezioni europee del 2009. È stato, pertanto, convocato un secondo referendum in Irlanda il 2 ottobre 2009, in cui il trattato è stato approvato con oltre il 67% dei voti[16]. Dal 3 novembre 2009, data del sì definitivo della Repubblica Ceca, tutti gli stati membri hanno ratificato il trattato[17][18], entrato in vigore il 1º dicembre 2009[19].

EU map blank.svg

Austria
Belgio
Bulgaria
Croazia
Cipro
Rep. Ceca
Danimarca
Estonia
Finlandia
Francia
Germania
Grecia
Ungheria
Irlanda
Italia
Lettonia
Lituania
Lussemburgo
Malta
Paesi Bassi
Polonia
Portogallo
Romania
Slovacchia
Slovenia
Spagna
Svezia
Regno Unito


Competenze dell'Unione europea[modifica | modifica sorgente]

Il trattato di Lisbona definisce in maniera precisa le competenze dell'Unione distinguendo tra:

  • competenze esclusive (art. 3 TFUE);
  • competenze concorrenti (art. 4 TFUE);
  • competenze di coordinamento (art. 5 TFUE);
  • competenze di sostegno (art. 6 TFUE).

Competenze esclusive[modifica | modifica sorgente]

« 1. L'Unione ha competenza esclusiva di:

a) unione doganale;
b) definizione delle regole di concorrenza (regolazione dei mercati);
c) politica monetaria per gli Stati membri la cui moneta è l'euro;
d) conservazione delle risorse biologiche del mare nel quadro della politica comune della pesca;
e) politica commerciale con gli Stati Internazionali.

2. L'Unione ha inoltre competenza esclusiva per la conclusione di accordi internazionali nelle materie oggetto di una Sua competenza legislativa esclusiva, oltre che negli accordi che richiedono che venga applicato il Principio della Sussidiarietà e in quelli di Associazione. »

(TFUE, art. 3)

In tali campi, solo l'Unione ha giurisdizione, gli Stati hanno solo l'obbligo di recepire le direttive e dare applicazione ai regolamenti[20].

Competenze concorrenti[modifica | modifica sorgente]

« 1. L'Unione ha competenza concorrente con quella degli Stati membri quando i trattati le attribuiscono una competenza che non rientra nei settori di cui agli articoli 3 e 6.

2. L'Unione ha una competenza concorrente con quella degli Stati membri nei principali seguenti settori:

a) mercato interno;
b) politica sociale, per quanto riguarda gli aspetti definiti nel presente trattato;
c) coesione economica, sociale e territoriale;
d) agricoltura e pesca, tranne la conservazione delle risorse biologiche del mare;
e) ambiente;
f) protezione dei consumatori;
g) trasporti;
h) reti transeuropee;
i) energia;
j) spazio di libertà, sicurezza e giustizia;
k) problemi comuni di sicurezza in materia di sanità pubblica, per quanto riguarda gli aspetti definiti nel presente trattato.

3. Nei settori della ricerca, dello sviluppo tecnologico e dello spazio, l'Unione ha competenza per condurre azioni, in particolare la definizione e l'attuazione di programmi, senza che l'esercizio di tale competenza possa avere per effetto di impedire agli Stati membri di esercitare la loro.

4. Nei settori della cooperazione allo sviluppo e dell'aiuto umanitario, l'Unione ha competenza per condurre azioni e una politica comune, senza che l'esercizio di tale competenza possa avere per effetto di impedire agli Stati membri di esercitare la loro. »

(TFUE, art. 4)

Nei settori elencati al comma 2 la competenza primaria è dell'Unione e il ruolo degli Stati è residuale; essi possono legiferare in tali campi solo in conformità a quanto deciso dall'Unione o nel caso quest'ultima abbia deciso di non esercitare la propria giurisdizione. Invece nei settori della ricerca, dello sviluppo tecnologico e aerospaziale, della cooperazione allo sviluppo e degli aiuti umanitari l'Unione e gli Stati agiscono entrambi con gli strumenti specifici che sono loro propri. L'Unione tutt'al più adotta delle politiche di coordinamento, senza però limitare in alcun modo l'azione statale.[20]

Competenze di coordinamento[modifica | modifica sorgente]

« 1. Gli Stati membri coordinano le loro politiche economiche nell'ambito dell'Unione. A tal fine il Consiglio adotta delle misure, in particolare gli indirizzi di massima per dette politiche. Agli Stati membri la cui moneta è l'euro si applicano disposizioni specifiche.

2. L'Unione prende misure per assicurare il coordinamento delle politiche occupazionali degli Stati membri, in particolare definendo gli orientamenti per dette politiche.

3. L'Unione può prendere iniziative per assicurare il coordinamento delle politiche sociali degli Stati membri. »

(TFUE, art. 5)

Per le politiche economiche, occupazionali e sociali l'Unione ha un ruolo di coordinamento e detta le linee guida (tramite il solo Consiglio) entro le quali ogni Stato ha la libertà di determinare le proprie peculiari politiche[20].

Competenze di sostegno[modifica | modifica sorgente]

« L'Unione ha competenza per svolgere azioni intese a sostenere, coordinare o completare l'azione degli Stati membri. I settori di tali azioni, nella loro finalità europea, sono i seguenti:

a) tutela e miglioramento della salute umana;
b) industria;
c) cultura;
d) turismo;
e) istruzione, formazione professionale, gioventù e sport;
f) protezione civile;
g) cooperazione amministrativa. »

(TFUE, art. 6)

Nei succitati settori l'Unione non ha alcun potere legislativo, ne può produrre alcun atto vincolante per gli Stati, essa però deve attuare una mediazione politica affinché tali politiche possano essere coordinate.[20]

Opt-out[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Opt-out nell'Unione europea.

Nonostante requisito fondamentale per l'ingresso nell'Unione europea sia l'adeguamento del diritto e delle politiche interne all'acquis communautaire, in virtù delle necessità di una integrazione europea efficace, negli anni i trattati e la prassi hanno concesso ad alcuni Stati la possibilità di non partecipare ad alcune politiche comuni o a particolari strutture comunitarie. Tali eccezioni vengono definite opt-out.

Gli Stati che godono di opt-out sono:

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia dell'integrazione europea.
Il Quai d'Orsay a Parigi, dove Schuman tenne la sua dichiarazione.

La costituzione di entità statali o parastatali che comprendessero l'intero territorio europeo può essere fatta risalire a periodi storici ben antecedenti rispetto alla fondazione dell'Unione europea. Il primo organismo di tale genere è certamente l'Impero Romano, che tuttavia non condivideva la medesima estensione geografica dell'Unione (essendo incentrato sul mar Mediterraneo); inoltre le conquiste territoriali romane dipendevano dalla potenza militare dell'Impero, e le province annesse dovevano sottostare a un'amministrazione statale fortemente centralizzata.

Esempi successivi includono l'Impero dei Franchi di Carlo Magno, il Sacro Romano Impero (una struttura meno omogenea, che era caratterizzata da un'amministrazione decentrata) e l'unione doganale che si venne a creare sotto il dominio di Napoleone dopo l'anno 1800.

Una delle prime proposte di riunificazione pacifica del continente sotto l'egida di un'unica istituzione sovranazionale fu avanzata dal pacifista Victor Hugo; a ogni modo, l'idea cominciò a prendere fortemente piede solamente dopo le due guerre mondiali, guidata dalla determinazione a completare rapidamente la ricostruzione dell'Europa ed eliminare l'eventualità di nuovi, futuri conflitti fra le sue nazioni. Esemplare in tal senso fu il Manifesto di Ventotene, redatto al confino da Ernesto Rossi e Altiero Spinelli.

Furono fondamentalmente considerazioni di questo tipo a portare, nel 1951, la Germania dell'Ovest, la Francia, l'Italia e gli Stati del Benelux a istituire la Comunità europea del carbone e dell'acciaio, entrata in vigore nel 1952.

La prima unione doganale fra paesi europei, la cosiddetta Comunità Economica Europea, fu istituita mediante il Trattato di Roma del 1957 e implementata nel 1958; successivamente rinominata Comunità europea, è stata uno dei "tre pilastri" dell'Unione europea, secondo i dettami del Trattato di Maastricht che ha introdotto l'unione politica, nei campi della Giustizia e affari interni e della Politica estera e di sicurezza comune.

Dichiarazioni, convenzioni, atti, trattati e accordi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trattati sull'Unione europea.

Gli anni di seguito riportati sono quelli relativi alle date di firma degli atti: in alcuni casi queste possono differire, anche notevolmente, da quelle di entrata in vigore degli stessi.

Cronologia dell'integrazione europea[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cronologia dell'integrazione europea.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

La vetta del monte Bianco, al confine tra Italia e Francia, con i suoi 4 810 metri è il picco dell'Unione.
Il Zuidplaspolder, il punto più basso dell'Unione.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia dell'Europa.

Gli Stati dell'Unione europea coprono una superficie di 4 326 253 km² facendone la settima entità mondiale per estensione. Il Monte Bianco con i suoi 4 810 metri d'altezza è il punto più alto dell'Unione, mentre la zona più bassa è il Zuidplaspolder nei Paesi Bassi, 7 metri sotto il livello del mare. L'estensione costiera dell'Unione è la seconda al mondo, dopo il Canada, con quasi 66 000 chilometri di lunghezza. L'Unione europea confina con 21 entità indipendenti condividendo con questi 12 441[senza fonte] chilometri di frontiere esterne.
La maggior parte del territorio è situata all'interno del continente Europa, ma l'Unione europea possiede Territori speciali degli stati membri dell'Unione europea che si trovano anche su isole e territori al di fuori del continente.
Fanno parte del territorio numerose isole abitate, alcune appartenenti al continente europeo, altre fuori; le più grandi sono:

Posizione Isola Nazione Continente Superficie Popolazione
1 Gran Bretagna Regno Unito Europa 229 850 62 035 570
2 Irlanda Irlanda/Regno Unito Europa 84 079 5 700 000
3 Sicilia Italia Europa 25 711 5 000 000
4 Sardegna Italia Europa 24 090 1 639 942
5 Cipro Cipro/Regno Unito Asia 9 250 1 000 000
6 Corsica Francia Europa 8 680 309 693
7 Creta Grecia Europa 8 336 621 340
8 Sjælland Danimarca Europa 7 026 2 300 000
9 Vendsyssel-Thy Danimarca Europa 4 685 302 546
10 Maiorca Spagna Europa 3 640 869 067

Altre isole fuori dal continente europeo con più di 1000 km2 di superficie, sono 3 isole dell'arcipelago delle Canarie, Tenerife, Fuerteventura, Gran Canaria (in Africa, appartenenti alla Spagna) e Guadalupa, in America, appartenente alla Francia.

Stati membri[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stati membri dell'Unione europea.

Al 2013 l'Unione europea conta 28 Stati membri: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. L'Unione è cresciuta da un nucleo di sei Paesi fondatori dell'allora Comunità economica europea (segnati in grassetto) e si è espansa includendo progressivamente la maggioranza degli Stati sovrani europei fino ad arrivare all'attuale configurazione.

Band. Stemma Nome Codice Data di
adesione
Abitanti Superficie Valuta PIL pro
capite
Rappresentanti
Austria Austria Bundesadler.svg Austria AT 11995-01-011º gennaio 1995 8 219 743 83 871 Euro 42 400 19
Belgio Great coat of arms of Belgium.svg Belgio BE 11957-03-2525 marzo 1957 10 438 353 30 528 Euro 38 200 22
Bulgaria Coat of arms of Bulgaria.svg Bulgaria BG 12007-01-011º gennaio 2007 7 037 935 110 879 Lev 13 800 18
Cipro Coat of Arms of Cyprus.svg Cipro CY 12004-05-011º maggio 2004 1 138 071 9 251 Euro 29 400 6
Croazia Coat of arms of Croatia.svg Croazia HR 12013-07-011º luglio 2013 4 290 612 56 542 Kuna 18 100 12
Danimarca National Coat of arms of Denmark.svg Danimarca [nota 1] DK 11973-01-011º gennaio 1973 5 543 453 43 094 Corona danese 37 600 13
Estonia Coat of arms of Estonia.svg Estonia EE 12004-05-011º maggio 2004 1 274 709 45 228 Euro 20 600 6
Finlandia Coat of arms of Finland.svg Finlandia FI 11995-01-011º gennaio 1995 5 262 930 338 145 Euro 36 700 13
Francia Armoiries république française.svg Francia FR 11957-03-2525 marzo 1957 65 630 692 643 801 Euro 35 600 74
Germania Coat of arms of Germany.svg Germania DE 11957-03-2525 marzo 1957 81 305 856 357 022 Euro 38 400 96
Grecia Coat of arms of Greece.svg Grecia EL 11981-01-011º gennaio 1981 10 767 827 131 957 Euro 26 600 22
Irlanda Coat of arms of Ireland.svg Irlanda IE 11973-01-011º gennaio 1973 4 722 028 70 273 Euro 40 100 12
Italia Emblem of Italy.svg Italia IT 11957-03-2525 marzo 1957 61 261 254 301 340 Euro 33 200 73
Lettonia Coat of arms of Latvia.svg Lettonia LV 12004-05-011º maggio 2004 2 191 580 64 589 Euro 15 900 9
Lituania Coat of arms of Lithuania.svg Lituania LT 12004-05-011º maggio 2004 3 525 761 65 300 Litas lituano 19 100 12
Lussemburgo Coat of arms of Luxembourg.svg Lussemburgo LU 11957-03-2525 marzo 1957 509 074 2 586 Euro 81 100 6
Malta Coat of arms of Malta.svg Malta MT 12004-05-011º maggio 2004 409 836 316 Euro 25 800 6
Paesi Bassi Royal coat of arms of the Netherlands.svg Paesi Bassi NL 11957-03-2525 marzo 1957 16 730 632 41 543 Euro 42 700 26
Polonia Herb Polski.svg Polonia PL 12004-05-011º maggio 2004 38 415 284 312 685 Złoty 20 600 51
Portogallo Coat of arms of Portugal.svg Portogallo PT 11986-01-011º gennaio 1986 10 781 459 92 090 Euro 23 700 22
Regno Unito Royal Coat of Arms of the United Kingdom.svg Regno Unito UK 11973-01-011º gennaio 1973 63 047 162 243 610 Sterlina inglese 36 600 73
Rep. Ceca Coat of arms of the Czech Republic.svg Repubblica Ceca CZ 12004-05-011º maggio 2004 10 177 300 78 867 Corona ceca 27 400 22
Romania Coat of arms of Romania.svg Romania RO 12007-01-011º gennaio 2007 21 848 504 238 391 Leu rumeno 12 600 33
Slovacchia Coat of arms of Slovakia.svg Slovacchia SK 12004-05-011º maggio 2004 5 483 088 49 035 Euro 23 600 13
Slovenia Coat of arms of Slovenia.svg Slovenia SI 12004-05-011º maggio 2004 1 996 617 20 273 Euro 29 000 8
Spagna Escudo de España (mazonado).svg Spagna ES 11986-01-011º gennaio 1986 47 042 984 505 370 Euro 31 000 54
Svezia Greater coat of arms of Sweden.svg Svezia SE 11995-01-011º gennaio 1995 9 103 788 450 295 Corona svedese 40 900 20
Ungheria Coat of arms of Hungary.svg Ungheria HU 12004-05-011º maggio 2004 9 958 453 93 028 Fiorino ungherese 19 800 22
  1. ^ le Isole Fær Øer, nazione costitutiva del Regno Unito di Danimarca, hanno rifiutato di farne parte nel 1973

Solo in due occasioni vi sono state grandi variazioni territoriali dell'Unione europea senza che ciò corrispondesse all'adesione di nuovo Stato all'Unione:

Allargamento[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Allargamento dell'Unione europea.

Per l'incorporazione di uno Stato terzo all'Unione, questo deve rispettare una serie di condizioni economiche e politiche conosciute come criteri di Copenaghen. Nello specifico, i paesi candidati, oltre a dover essere situati geograficamente in Europa, debbono presentare:

  • istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani e il rispetto delle minoranze;
  • un'economia di mercato funzionante e la capacità di fronteggiare la competizione e le forze del mercato all'interno dell'Unione;
  • la capacità di sostenere gli obblighi derivanti dall'adesione, inclusi l'adesione all'unione politica, economica e monetaria.

Stati candidati[modifica | modifica sorgente]

I seguenti Stati hanno presentato e ottenuto l'approvazione della domanda di adesione all'Unione europea, in grassetto gli stati con i quali è in corso il negoziato di adesione:

Possibili candidati[modifica | modifica sorgente]

I seguenti Stati, rispettando i criteri di Copenaghen, possono aspirare un giorno a diventare membri dell'Unione europea:

Paesi che hanno rifiutato l'adesione tramite referendum[modifica | modifica sorgente]
Paesi balcanici[modifica | modifica sorgente]
  • Bosnia ed Erzegovina Bosnia ed Erzegovina, ha firmato l'accordo di Stabilizzazione ed Associazione nel 2008;
  • Kosovo Kosovo, il Consiglio europeo del 27 e 28 giugno 2013 ha dato il suo parere positivo all'apertura dei negoziati per l'ASA;
Paesi caucasici[modifica | modifica sorgente]
Paesi membri della CSI[modifica | modifica sorgente]

I microstati europei per la loro natura peculiare che ne giustifica l'esistenza, non rispettano i criteri di Copenaghen e con ogni probabilità mai faranno parte dell'Unione europea.

Maggiori città[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Comuni dell'Unione europea per popolazione.

I primi dieci comuni dell'Unione europea sono i seguenti:

Città Stato membro Popolazione Anno
City of London logo.svg Londra Regno Unito Regno Unito 8 308 369[26] 2013
Coat of arms of Berlin.svg Berlino Germania Germania 3 407 614[27] 2013
Escudo de Madrid.svg Madrid Spagna Spagna 3 207 247[28] 2013
Roma-Stemma.png Roma Italia Italia 2 651 040[29] 2013
Grandes armes de la ville de Paris.svg Parigi Francia Francia 2 243 833[30] 2010
Stema municipiu bucuresti.svg Bucarest Romania Romania 1 883 425[31] 2011
Wien 3 Wappen.svg Vienna Austria Austria 1 763 912[32] 2013
Coat of arms of Hamburg.svg Amburgo Germania Germania 1 747 630[33] 2013
Coa Hungary Town Budapest big.svg Budapest Ungheria Ungheria 1 740 041[34] 2012
POL Warszawa COA.svg Varsavia Polonia Polonia 1 711 324[35] 2012

Istituzioni, organismi e agenzie decentrate[modifica | modifica sorgente]

Le attività dell'Unione europea sono regolate da un certo numero di istituzioni e organismi, supportati da numerose agenzie decentrate. Tali organi espletano i compiti assegnati loro dai vari trattati. La leadership politica dell'Unione è esercitata dal Consiglio europeo, che si occupa anche di compiere un'opera di mediazione nei casi in cui vi siano dispute su alcune politiche da adottare.

Istituzioni[modifica | modifica sorgente]

L'Unione europea si articola intorno alle istituzioni inizialmente previste nell'ambito delle Comunità europee e dei suoi organi specifici.

Riorganizzate dal trattato di Lisbona, le istituzioni sono attualmente sette:

  • la Commissione europea, rappresenta gli interessi generali dell'UE, è formata da un Commissario per Stato membro, con sede a Bruxelles. Dura in carica cinque anni, compreso il Presidente: i componenti sono nominati dal Consiglio europeo, ma devono avere l'approvazione del Parlamento europeo. Dal 2014, il Presidente è democraticamente eletto dal popolo. Detiene il potere esecutivo;
  • il Parlamento europeo, composto dai rappresentanti dei cittadini degli stati membri eletti a suffragio universale diretto (prima dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona si faceva riferimento ai popoli dell'unione) da tutti i cittadini dell'Unione ogni cinque anni, compreso il Presidente che per prassi rimane in carica due anni e mezzo. Ai sensi del Trattato ha sede a Strasburgo, città della Francia, ma svolge i suoi lavori anche a Bruxelles (dove si trova un altro emiciclo) e a Lussemburgo (sede del segretariato). Ogni singolo Stato stabilisce in autonomia le modalità di svolgimento delle elezioni e il metodo di ripartizione dei seggi. Condivide il potere legislativo insieme al Consiglio dell'Unione Europea, con funzioni simili a quelle di una "camera bassa";
  • il Consiglio dell'Unione europea (o "Consiglio dei ministri"), formato da un rappresentante di ciascuno Stato membro a livello ministeriale che si occupa della stessa materia a livello statale (ad esempio al Consiglio dei ministri convocato per urgenza economica parteciperanno tutti i ministri dell'economia, ambientale quelli dell'ambiente ecc.), con sede a Bruxelles. La presidenza è assegnata a uno Stato membro e ruota ogni 6 mesi (dal 1º luglio 2014 l'Italia svolge questa funzione). Detiene il potere legislativo insieme al Parlamento europeo, con funzioni simili a quelle di una "camera alta";
  • il Consiglio europeo comprende un rappresentante per ogni stato: il Capo di Stato (se si tratta di repubbliche semipresidenziali o presidenziali) o quello di Governo (se si tratta di monarchie o repubbliche parlamentari). I capi di stato e di governo sono assistiti dai ministri degli esteri e da un membro della Commissione, con sede a Bruxelles. Il Presidente, nominato dal Consiglio europeo stesso, dura in carica due anni e mezzo. Ha la funzione di dare un indirizzo generale alle politiche europee;
  • la Corte di giustizia dell'Unione europea, che vigila sull'applicazione del diritto comunitario, con sede a Lussemburgo;
  • la Corte dei conti europea, che verifica il finanziamento delle attività dell'UE, con sede a Lussemburgo;
  • La Banca centrale europea, che è responsabile per la politica monetaria europea, con sede a Francoforte sul Meno.

Organismi consultivi[modifica | modifica sorgente]

Organismi finanziari[modifica | modifica sorgente]

Organismi inter-istituzionali[modifica | modifica sorgente]

Altri organismi[modifica | modifica sorgente]

Agenzie decentrate[modifica | modifica sorgente]

Archivi storici dell'Unione europea, villa Salviati (Firenze).
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Agenzie dell'Unione europea.

Nel tempo sono state create diverse agenzie che svolgono compiti tecnici, scientifici o di gestione. Tra queste si possono citare:

Cooperazione rafforzata[modifica | modifica sorgente]

La cooperazione rafforzata è una procedura decisionale istituzionalizzata con il trattato di Amsterdam e poi modificata dal trattato di Nizza. Essa consiste nel realizzare una più forte cooperazione tra alcuni Stati membri dell'Unione europea in determinati temi senza coinvolgere la totalità degli stati membri che possono avere reticenze nell'incrementare l'integrazione in alcune aree; può entrare in vigore, però, solo se partecipa almeno un terzo degli stati membri. Le cooperazioni in vigore sono 6 e vertono sui seguenti temi:

Cartografia della cooperazioni rafforzate:

Economia[modifica | modifica sorgente]

Considerazioni generali[modifica | modifica sorgente]

Il PIL procapite (a parità di potere d'acquisto) nell'Unione, secondo i dati Eurostat per il 2012. I valori sono espressi in percentuale della media dell'UE a 28.

L'Unione europea possiede l'economia più grande al mondo, con un prodotto interno lordo nominale complessivo nel 2012 stimato in oltre 16584 miliardi di dollari[36].

Tra le diverse nazioni, in particolare risultano essere trainanti quattro regioni dell'Europa, che per tal motivo vengono definite i Quattro Motori economici: Baden-Württemberg, Catalogna, Rodano-Alpi e Lombardia[37].

Secondo l'ambiziosa strategia di Lisbona, l'Unione europea si era prefissa l'obiettivo di diventare «l'economia più dinamica e competitiva al mondo» entro il 2010.[senza fonte] L'Unione europea detiene il 30% della ricchezza netta mondiale, cioè oltre 65 trilioni di $ dei 223 detenuti nel mondo.[senza fonte]

Segue un prospetto sintetico che mostra la situazione economica dei ventotto Stati dell'Unione, degli Stati in fase di negoziazione per l'accesso e dei rimanenti Stati europei (compresa la Federazione Russa e fatta eccezione per il Kosovo, per il quale non sono ancora disponibili dati macroeconomici completi a causa della recente indipendenza dalla Serbia).

Gli Stati sono ordinati a seconda del prodotto interno lordo (PIL) pro capite, che può essere usato come indice del grado di benessere in una data nazione.

Dati macroeconomici[modifica | modifica sorgente]

Negli Stati membri[modifica | modifica sorgente]

Nazione PIL 2013[38]
(in milioni di $)
PIL 2013
pro-capite[38]
($)
PIL 2013
pro-capite[39]
(in % di EU-28)
Infl.[40]
(2013)
Disoc.[41]
(2013)
Crescita del PIL
(media 2000-09)[42]
Crescita del PIL
(media 2010-13)[42]
Lussemburgo Lussemburgo 42.630 78.670 264 +1,7% 5,9% +3,2% +1,6%
Austria Austria 361.402 42.597 129 +2,1% 4,9% +1,7% +1,8%
Paesi Bassi Paesi Bassi 700.531 41.711 127 +2,6% 6,7% +1,6% +0,1%
Svezia Svezia 396.837 41.188 127 +0,4% 8,0% +2,0% +3,0%
Irlanda Irlanda 188.877 39.547 126 +0,5% 13,1% +3,7% +0,4%
Danimarca Danimarca 211.916 37.900 125 +0,5% 7,0% +0,8% +0,6%
Germania Germania 3 232 545 40.007 124 +1,6% 5,3% +0,9% +2,1%
Belgio Belgio 422.809 37.881 119 +1,2% 8,4% +1,6% +1,1%
Finlandia Finlandia 194.161 35.617 112 +2,2% 8,2% +2,0% +1,0%
Francia Francia 2 277 995 35.784 108 +1,0% 10,8% +1,3% +1,0%
Regno Unito Regno Unito 2 390 873 37.307 106 +2,6% 7,5% +1,9% +1,2%
Italia Italia 1 807 831 30.289 98 +1,3% 12,2% +0,6% -0,6%
Spagna Spagna 1 391 349 29.851 95 +1,5% 26,4% +2,6% -0,6%
Malta Malta 11.618 27.840 87 +1,0% 6,5% +1,6% +2,2%
Cipro Cipro 22.271 25.265 86 +0,4% 16,0% +3,2% -1,5%
Slovenia Slovenia 57.441 27.900 83 +1,9% 10,2% +3,1% -0,4%
Rep. Ceca Rep. Ceca 286.039 27.200 80 +1,4% 7,0% +3,6% +0,6%
Slovacchia Slovacchia 133.136 24.605 76 +1,5% 14,2% +4,6% +2,5%
Grecia Grecia 265.632 24.012 75 -0,9% 27,3% +3,0% −5,7%
Portogallo Portogallo 244.813 23.068 75 +0,4% 16,5% +0,9% −1,0%
Lituania Lituania 67.602 22.747 74 +1,2% 11,8% +4,8% +3,7%
Estonia Estonia 29.774 23.144 72 +3,2% 8,6% +4,5% +4,2%
Polonia Polonia 817.457 21.214 68 +0,8% 10,3% +3,9% +3,0%
Ungheria Ungheria 198.223 20.065 67 +1,7% 10,2% +2,3% +0,5%
Lettonia Lettonia 38.920 19.120 67 +0,0% 11,9% +4,7% +3,3%
Croazia Croazia 77.875 18.191 61 +2,3% 17,6% +3,1% -1,4%
Romania Romania 285.131 13.396 54 +3,2% 7,3% +4,6% +1,3%
Bulgaria Bulgaria 104.950 14.499 47 +0,4% 12,9% +4,7% +0,9%
Unione europea Zona euro 11 423 735 - 108 +1,4% 12,0% +1,4% +0,6%
Unione europea Unione europea 16 260 238 - 100 +1,5% 10,8% +1,6% +0,9%

Negli Stati candidati all'adesione[modifica | modifica sorgente]

Nazione[7] PIL 2013[38]
(milioni di $)
PIL 2013 pro-capite[38]
($)
% di EU-28 (PPA)
(2013)[39]
Inflazione
(2012)[43]
Disoccupazione
(2012)[43][44]
Islanda Islanda 13.196 41.000 116 +4,2% 5,8%
Turchia Turchia 1.174.229 15.353 55 +6,2% 9,2%
Montenegro Montenegro 7.421 11.913 42 +5,1% 19,1%
Serbia Serbia 81.125 11.269 36 +12,2% 23,1%
Macedonia Macedonia 22.584 10.904 35 +4,7% 31,3%
Albania Albania 26.499 9.506 30 +2,4% 15,0%

Negli Stati potenziali candidati[modifica | modifica sorgente]

Nazione[7] PIL 2013[38]
(milioni di $)
PIL 2013 pro-capite[38]
($)
% di EU-28 (PPA)
(2013)[39]
Inflazione
(2011)[43]
Disoccupazione
(2011)[43][44]
Bosnia ed Erzegovina Bosnia ed Erzegovina 32.109 8.280 29 +2,0% 28,0%
Kosovo Kosovo[45] 14.034 n.d. n.d. +3,7% 45,3%

Negli altri Stati europei[modifica | modifica sorgente]

Nazione[46] PIL 2013[38]
(milioni di $)
PIL 2013 pro-capite[38]
($)
% di EU-28 (PPA)
(2013)[39]
Inflazione
(2011)[43]
Disoccupazione
(2011)[43]
Norvegia Norvegia 280.025 54.947 191 +1,4% 3,2%
Svizzera Svizzera 371.568 46.430 158 -0,4% 2,9%
Russia Russia 2.556.203 17.884 n.d. +6,6% 6,0%
Bielorussia Bielorussia 149.088 15.753 n.d. +21,8% 0,6%
Ucraina Ucraina 336.807 7.423 n.d. -0,2% 7,5%
Moldavia Moldavia 13.299 3.736 n.d. +4,0% 5,6%

Nel prospetto qui sopra è compresa la Russia (Stato geograficamente solo parzialmente europeo), ma sono esclusi Andorra, Città del Vaticano, San Marino, Monaco e Liechtenstein in quanto non sono considerati dagli studi della Banca Mondiale.

Bilancio dell'Unione[modifica | modifica sorgente]

L'Unione europea dispone di un bilancio proprio finanziato da:

Tali risorse costituiscono oltre il 98% delle entrate dell'Unione per un budget di circa 142 miliardi di euro, approssimativamente l'1% del Prodotto interno lordo comunitario.

Le principali voci di spesa sono:

  • La politica agricola comune tramite gli aiuti agricoli diretti (30%) e il fondo per lo sviluppo rurale (11%);
  • Le politiche di coesione, di competitività e occupazionali (46%).

Le altre voci di spesa sono legate alla politica estera dell'Unione e all'amministrazione.[47]

Politica agricola comune[modifica | modifica sorgente]

La politica agricola comune (PAC) rappresenta una delle più “anziane” e importanti politiche dell’UE. Le motivazioni profonde della centralità di questa politica sono strettamente collegate con la poca competitività del settore agricolo europeo[48]. Essa è un sistema di finanziamenti destinati alle attività di coltivazione all'interno dell'Unione; il suo scopo principale è quello di mantenere livelli adeguati di produzione agricola concedendo sussidi alle aziende e ai lavoratori direttamente impiegati nel settore.

Furono introdotti sussidi e incentivi alla produzione agricola, per aumentarne la quantità e per rendere più stabili i prezzi, a beneficio degli agricoltori. In seguito si sono aggiunti gli obbiettivi di garantire la sicurezza dei prodotti alimentari e il rispetto dell'ambiente rurale.

Una delle misure della politica agricola perseguita in quegli anni consistette nella fissazione di livelli minimi di prezzo per i prodotti agricoli, che generano enormi eccedenze. La procedura usuale dell'Unione europea era pagare gli esportatori perché potessero vendere tali prodotti all'estero.

L'opinione pubblica ha dimostrato chiaramente di rifiutare di finanziare senza limite i surplus, ma tale politica venne presa di mira non tanto dai paesi del terzo mondo esportatori di derrate agricole quanto dai paesi ricchi, in primo luogo gli Stati Uniti, che pretendevano di esportare nel ricco mercato europeo.[49]

Negli ultimi anni gli organi dell'Unione hanno radicalmente cambiato la politica tradizionale. I nuovi regolamenti hanno drasticamente ridotto gli stimoli a produrre. Il risultato di tale inversione di rotta, proprio nel momento in cui gli Stati Uniti stanno dirottando verso usi non alimentari, ma energetici, le loro eccedenze agricole è stato criticato da chi paventa un acuirsi del problema dell'approvvigionamento di cibo. Questo mentre l'Asia sta mutando radicalmente dieta, e non avendo spazi sufficienti per produrre cereali per l'allevamento li dovrà acquistare[50]. Avere abbandonato la politica della sicurezza potrebbe provocare conseguenze negative per paesi come l'Italia, con una produzione che copre ormai solo una frazione dei cereali consumati e dei panelli proteici per l'allevamento.[51]

La PAC, anche nella versione attuale, è stata peraltro accusata di distribuire fondi in maniera poco equilibrata, favorendo le aziende agricole più grandi e sostenendo la diffusione di metodi di coltivazione invasivi.

La politica agricola è una dei primi accordi comuni europei. Si concentra soprattutto sul settore dei cereali, su quello ortofrutticolo, su quello vinicolo, sul settore delle carni bovine e su quello lattiero-caseario. Oggi, assorbe poco meno della metà delle intere risorse dell’Unione (ossia circa 56 miliardi di euro)[52]; questo dato è in diminuzione, se si pensa che nel 1980 la PAC ne assorbiva circa il 70%[53].

Fondi strutturali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fondi strutturali.

I fondi strutturali dell'Unione, per il settennio 2007-2013, vengono ripartiti secondo tre obiettivi:

Fondo europeo per lo sviluppo regionale[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fondo europeo per lo sviluppo regionale.
Fondo europeo di sviluppo regionale 2007-2013

Allo scopo di appianare le disomogeneità presenti nel tessuto economico e sociale delle diverse regioni del continente, l'Unione promuove la crescita delle aree meno sviluppate attraverso l'erogazione di ingenti fondi riservati al finanziamento degli investimenti nelle seguenti aree:

  • la creazione di nuovi posti di lavoro;
  • l'investimento nelle infrastrutture, per favorire lo sviluppo e la creazione di posti di lavoro (nelle aree coperte dall'"Obiettivo 1") e, in generale, per diversificare e rivitalizzare le attività economiche locali;
  • il supporto alle piccole e medie imprese locali, ad esempio favorendo il trasferimento delle tecnologie e promuovendo strumenti finanziari idonei al sostentamento delle aziende, anche tramite aiuti economici diretti;
  • l'investimento nel campo dell'educazione e della sanità (nelle aree coperte dall'"Obiettivo 1");
  • lo sviluppo dell'ambiente produttivo, la promozione della ricerca di nuove tecnologie, lo sviluppo della società dell'informazione, la tutela dell'ambiente, le pari opportunità nell'accesso al lavoro e la cooperazione interregionale e transnazionale.

Complessivamente, i fondi europei per lo sviluppo regionale contribuiscono al sostentamento di aree economicamente e socialmente meno sviluppate, segnatamente negli stati membri di recente ingresso.

Simboli dell'Unione europea[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Simboli europei.

La bandiera[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bandiera europea.

La storia della bandiera europea ebbe inizio nel 1955. All'epoca, l'Unione europea esisteva solo sotto forma di Comunità europea del carbone e dell'acciaio, con solo sei Stati membri. Diversi anni prima era stato tuttavia istituito un organismo separato con un numero maggiore di partecipanti - il Consiglio d'Europa - impegnato nella difesa dei diritti umani e nella promozione della cultura europea. Il Consiglio d'Europa stava valutando all'epoca quale simbolo adottare. Dopo varie discussioni, venne adottato l'attuale disegno: un cerchio di dodici stelle dorate in campo blu. In varie tradizioni, il dodici è un numero simbolico che rappresentata la completezza. Si tratta inoltre ovviamente del numero dei mesi dell'anno e delle ore indicate sul quadrante dell'orologio. Il cerchio è tra l'altro un simbolo di unità. Si è soliti attribuire il disegno vincente al disegnatore francese Arsène Heitz il quale successivamente ne fornì una spiegazione in chiave biblica, facendo riferimento ad un'immagine della devozione alla Madonna propria del dodicesimo capitolo dell'Apocalisse: "Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle".[19] Il Consiglio d'Europa incoraggiò in seguito le altre istituzioni europee ad adottare la medesima bandiera e nel 1983 il Parlamento europeo accolse l'invito. Nel 1985 la bandiera venne infine adottata da tutti i capi di Stato e di governo dell'UE come emblema ufficiale dell'Unione europea, denominata all'epoca Comunità europea. Tutte le istituzioni europee utilizzano la bandiera dall'inizio del 1986. La bandiera europea è l'unico emblema della Commissione europea, l'organo esecutivo dell'UE. Le altre istituzioni e organi dell'UE hanno un proprio emblema oltre alla bandiera europea.

A differenza di quanto avviene per il vessilli di altri Stati federali o Confederazioni, quale gli Stati Uniti d'America, le stelle presenti sulla bandiera dell'Unione mai hanno voluto indicare il numero degli Stati membri. Esso venne creato nel 1955, quando ancora non esisteva la Comunità europea, in seno al Consiglio d'Europa cui appartenevano già 14 Nazioni europee e venne adottato dal Consiglio europeo quale vessillo ufficiale della Comunità europea nel 1985 quando gli Stati membri erano 10.

Progetto Erasmus[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Progetto Erasmus.

Il progetto Erasmus, nato nel 1987, permette agli studenti universitari europei di svolgere un periodo di studio legalmente riconosciuto dalla propria università all'interno di un qualsiasi altro ateneo situato all'interno dell'Unione.

Il progetto fu creato per educare le future generazioni di cittadini all'idea di appartenenza europea; dalla sua creazione si è giunti a mobilitare all'interno della comunità europea oltre un milione di studenti. Attualmente 2199 istituzioni universitarie dei 31 paesi che aderiscono al programma Socrates partecipano al progetto Erasmus.

Per molti studenti universitari europei il programma Erasmus offre l'occasione per vivere all'estero in maniera indipendente per la prima volta. Per questa ragione è diventato una sorta di fenomeno culturale ed è molto popolare fra gli studenti universitari europei. Il programma non incoraggia solamente l'apprendimento e la comprensione della cultura ospitante, ma anche un senso di comunità tra gli studenti appartenenti a paesi diversi. L'esperienza dell'Erasmus è considerata non solo un momento universitario ma anche un'occasione per imparare a convivere con culture diverse.

Diritti umani e democrazia[modifica | modifica sorgente]

L'Unione europea ha da sempre assunto il principio dello stato di diritto e la promozione dei diritti umani come propri valori fondanti (basti pensare che requisito fondamentale per farne parte è l'abolizione della pena di morte); essa difende attivamente tali diritti sia all'interno dei suoi confini sia nelle proprie relazioni estere, ponendo talvolta precisi requisiti per la concessione di accordi commerciali o di altro genere. La protezione garantita dall'Unione europea ai suoi cittadini è avanzatissima: in molti casi essa sopravanza le garanzie prescritte dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e dalla Corte suprema degli Stati Uniti d'America[54].

Per quanto riguarda la situazione interna, l'Unione europea ha promosso l'armonizzazione delle legislazioni nazionali in materia di asilo politico per i rifugiati, e si propone di combattere il razzismo, l'omofobia e la xenofobia attraverso il sostegno a una rete di organizzazioni non governative e una specifica Agenzia. Nonostante la complessità e la criticità della governance per l'estrema frammentazione negli stati membri, questi sforzi hanno conferito all'Unione europea, in materia di diritti umani, la legislazione con la maggiore uniformità[54].

Dal punto di vista delle relazioni internazionali, dal 1992 l'Unione ha introdotto nei propri accordi commerciali o di cooperazione con paesi terzi una clausola che indica il rispetto dei diritti umani come elemento essenziale del rapporto bilaterale (p. es. nella convenzione di Cotonou, che lega la UE a 78 paesi in via di sviluppo ai quali si richiedono precisi impegni nel campo del rispetto dei diritti umani). I principali obiettivi della politica estera europea sono dichiaratamente il progresso e la pacificazione internazionale, ritenuti possibili solo nell'ambito di una struttura democratica.

Per quanto riguarda la libertà di stampa, quasi tutti i paesi che compongono l'Unione europea sono classificati, dall'ONG Freedom House, come "liberi": Fanno eccezione, al 2012, quattro paesi, Bulgaria, Italia, Romania ed Ungheria, classificati invece come "parzialmente liberi"[55].

Politica estera[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Politica estera e di sicurezza comune, Politica europea di sicurezza e difesa e Forze armate dell'Unione europea.

La politica estera e di sicurezza comune è la politica estera dell'Unione europea. Viene gestita e promossa dall'Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza e dal Servizio europeo per l'azione esterna.

Politiche di vicinato[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Politica europea di vicinato, Unione per il Mediterraneo e Partenariato orientale.

La politica europea di vicinato è una delle politiche esterne dell'Unione europea, indirizzata ai paesi collocati in prossimità dell'Unione verso sud e verso est. L'obiettivo è quello di costruire rapporti più stretti con tali stati a livello economico, politico, culturale e strategico.

La collaborazione euromediterranea, o Processo di Barcellona, è stata varata con la conferenza di Barcellona del 27-28 novembre 1995. Vi parteciparono i ministri degli Esteri degli allora 15 stati membri e dodici paesi dell'Africa Mediterranea e del Vicino Oriente: Algeria, Cipro, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Malta, Marocco, Siria, Tunisia, Turchia e l'Autorità Nazionale Palestinese. La Libia era presente come paese osservatore. Attualmente, dopo gli allargamenti dell'Unione europea del 2004, 2007 e 2013, la collaborazione coinvolge i Ventotto e dieci paesi della sponda sud del Mediterraneo. Gli obiettivi dell'accordo sono tre: rafforzare le relazioni in materia politica e di sicurezza, creare una collaborazione economica e finanziaria, e potenziare la cooperazione nei settori sociale, culturale e umano.

Critiche e punti deboli[modifica | modifica sorgente]

Barriere linguistiche[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingue dell'Unione europea.

L'Unione europea contempla 24 lingue ufficiali, lingue parlate in almeno uno degli stati membri (anche se solo l'inglese, il francese e in parte minore il tedesco sono usate come lingue di lavoro all'interno della Commissione europea).

Il Parlamento europeo conta circa quattromila interpreti, per un costo stimato in quasi un miliardo di euro all'anno; mediamente un singolo documento può richiedere fino a una settimana per essere tradotto in tutte le lingue dell'Unione, spesso per la necessità di passare attraverso lingue intermedie, data la mancanza di interpreti in grado di tradurre direttamente da una lingua all'altra (le possibili combinazioni delle lingue ufficiali dell'Unione, prese a due a due, sarebbero infatti 575). Oltre al dispendio di risorse umane ed economiche, il lavoro di traduzione può compromettere la chiarezza dei documenti o addirittura portare alla perdita di informazioni e a divergenze fra versioni in lingue diverse del medesimo documento.

In passato, il commissario europeo Neil Kinnock ha proposto di rendere la lingua inglese l'unica lingua di lavoro dell'Unione; questo non comprometterebbe il principio secondo cui tutte le leggi approvate in via definitiva debbono essere tradotte nelle ventiquattro lingue ufficiali, e modificherebbe solamente il funzionamento interno delle istituzioni europee.

Un'altra proposta è stata quella di introdurre l'esperanto come lingua di lavoro unica per l'intera Unione, per ovviare alla fondamentale necessità di evitare favoritismi verso gli Stati anglofoni nelle trattative e nei dibattiti politici.

Sempre per non incorrere in questa obiezione, circola fin dagli anni settanta, soprattutto nei paesi nordici, anche la proposta di adottare come lingua ufficiale europea il latino, considerando che, di fatto, è stata l'unica lingua comune nella storia del continente e che, in massima parte, le lingue europee derivano o hanno radici profonde in questa lingua.[senza fonte]

Rappresentanza democratica[modifica | modifica sorgente]

Secondo alcuni critici, le strutture istituzionali dell'Unione europea non garantiscono un'adeguata rappresentanza democratica ai suoi cittadini; le principali funzioni sono infatti attribuite al Consiglio dell'Unione europea e non al Parlamento europeo, che è investito di poteri relativamente più limitati. I lavori dell'Europarlamento sono inoltre scarsamente coperti dai mezzi di comunicazione della maggior parte degli stati membri, e di conseguenza l'opinione pubblica non è generalmente a conoscenza del funzionamento e delle decisioni dell'istituzione.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza è anche primo vicepresidente della Commissione europea nonché capo del Servizio europeo per l'azione esterna, il corpo diplomatico dell'Unione europea
  2. ^ La presidenza del Consiglio dell'Unione europea viene assunta dal capo di Stato o di governo di un Paese membro a rotazione semestrale
  3. ^ CONSILIUM - Sito del Consiglio dell'Unione europea
  4. ^ Europa - L'UE in sintesi - Gergo europeo, europa.eu. URL consultato il 10-5-2010.
  5. ^ I simboli dell'UE, europa.eu. URL consultato il 10-5-2010.
  6. ^ Anniversario della dichiarazione di Robert Schuman
  7. ^ a b c Candidati all'adesione all'Unione europea - Commissione europea
  8. ^ Popolazione degli Stati dell'Unione europea - Eurostat
  9. ^ Densità di popolazione negli Stati dell'Unione europea - Eurostat
  10. ^ Fonte: Fondo monetario internazionale, World Economic Outlook Database, edizione settembre 2011 [1]
  11. ^ Calcolato utilizzando i dati del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo.
  12. ^ Coefficiente di Gini negli Stati dell'Unione europea - Eurostat
  13. ^ Repubblica del 22 gennaio 2012. URL consultato il 17-11-2012.
  14. ^ (EN) Sito web ufficiale del Parlamento europeo, p. In the past. URL consultato il 17-11-2012.
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  21. ^ Informazione tratta dal quotidiano on line ilsole24ore al sito: Ok della Ue all'ingresso della Croazia nel 2013
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  24. ^ C’è l’ok dei 28, anche l’Albania candidata all’ingresso nell’Ue in La Stampa, 24 giugno 2014. URL consultato il 24 giugno 2014.
  25. ^ Ucraina esce da Comunità Stati ex-URSS (consultato il 10/04/2014)
  26. ^ Popolazione della Contea Grande Londra suddivisa in 33 municipalità ognuna con proprio sindaco. Link con varie domande sulla popolazione esatta: [2]
  27. ^ Dati al 31 dicembre 2009
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  29. ^ Dato Istat al 30-11-2012 - Popolazione residente al 30 novembre 2012
  30. ^ La popolazione si riferisce alla città somma di 20+2 arrondissement, ognuno con un proprio sindaco. [4]
  31. ^ La capitale rumena è suddivisa in 6 settori che hanno quasi lo stesso valore amministrativo di tutti quanti i comuni dello stato. (RO) Dati al 1º gennaio 2009 forniti dall'Institutul National de Statistica (XLS). URL consultato l'11 giugno 2011.
  32. ^ Simile a Roma, la capitale austriaca è suddivisa in 23 distretti ognuno con un proprio presidente. 01-01-2011: [5]
  33. ^ 30-11-2011. La città è divisa in 7 municipalità (distretti) ognuna con un proprio sindaco. [6] In: Bevölkerung am Monatsende insgesamt in Hamburg. Statistisches Amt für Hamburg und Schleswig-Holstein, 18. März 2011, abgerufen am 19. März 2011.
  34. ^ Suddivisa in 23 comuni (circoscrizioni) ognuna con un proprio sindaco. [7] - Magyarország számokban 2009 (magyar nyelven). KSH, 2010. július 16. (Hozzáférés: 2010. július 17.)
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  36. ^ Eurostat
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  40. ^ Eurostat - Inflazione nei Paesi membri - Anno 2013
  41. ^ Eurostat - Data Explorer
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  49. ^ Antonio Saltini, Agripower: i futuri signori del grano del Pianeta, in Spazio rurale, LI, n. 2/2006
  50. ^ Antonio Saltini, L'Asia abbandona il riso. È la più grande rivoluzione alimentare della storia, in Spazio rurale, L, n. 3/2005
  51. ^ Antonio Saltini, Un deficit confortante, una dipendenza inquietante, in Spazio rurale, XLIX, n. 8-9 2004
  52. ^ Tale valore corrisponde, a titolo di paragone, a una spesa di circa 10 euro al mese da parte di ogni cittadino dell'Unione.
  53. ^ Eric Cò, Unione Europea. Mito o realtà?, p. 90.
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  55. ^ Libertà di Stampa: ranking riferiti al 2012, dal sito di Freedom House

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Eric Cò, Unione Europea. Mito o realtà?, Italian University Press, Genova 2010
  • Nicoletta Di Sotto, Dalla periferia all'Europa. I partiti etnoregionalisti e l'Unione europea, 2009, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (CZ)
  • Timothy Garton Ash, Storia del presente. Dalla caduta del muro alle guerre dei Balcani, Mondadori, Milano 2001
  • Bino Olivi, L'Europa difficile. Storia politica dell'integrazione europea, Il Mulino, Bologna 2001

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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