JSTOR

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JSTOR (abbreviazione di Journal Storage) è una biblioteca digitale statunitense fondata nel 1995.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nata in origine per conservare le digitalizzazioni di numeri passati di periodici accademici, include ora libri, fonti primarie e numeri correnti di periodici[1], e consente di effettuare ricerche sull'intero testo di più di un migliaio di testate. Più di settemila istituzioni di oltre centocinquanta paesi hanno accesso alla banca dati, per la maggioranza tramite sottoscrizione a pagamento. Alcuni contenuti più vecchi sono però in libero dominio e accessibili gratuitamente a chiunque. JSTOR ha inoltre lanciato nel 2012 un programma di fornitura dell'accesso senza costi ad articoli non recenti per gli studiosi e i ricercatori che ne facciano richiesta.[2]
Il fondatore di JSTOR è stato William G. Bowen, presidente dell'Università di Princeton dal 1972 al 1988, che agì in risposta alla necessità sentita dalle biblioteche accademiche e di ricerca di avviare un progetto cooperativo di digitalizzazione delle riviste con un conseguente abbattimento dei costi di gestione delle collezioni. Il progetto, partito da dieci testate di economia e di storia, vide un immediato successo grazie alla possibilità dell'accesso online e alla possibilità di ricerca sul testo integrale degli articoli, e venne via via ampliato. Nel 2000 fu terminato il lavoro di digitalizzazione e di riversamento delle Philosophical transactions of the Royal Society dal loro anno di nascita, il 1665, grazie all'accordo stretto con la Royal Society di Londra[3].
JSTOR fu originariamente finanziata dalla statunitense Andrew W. Mellon Foundation ed è stata un'organizzazione indipendente non profit, fino a quando, nel 2009, vi è stata la fusione con Ithaka[4], organizzazione che fornisce servizi alla comunità accademica nel campo delle tecnologie digitali.

Accesso[modifica | modifica sorgente]

Dalla sua fondazione, JSTOR ha ampliato il numero delle modalità di accesso alla letteratura scientifica in esso contenuta, sviluppando programmi paralleli destinati a tipologie differenti di pubblico e con differenti tipi di limitazioni:

  • Accesso per sottoscrizione: l'accesso integrale è consentito a istituzioni accademiche, biblioteche pubbliche, istituti di ricerca, musei e scuole che sottoscrivano l'abbonamento a pagamento alla banca dati. Da gennaio 2013, tale accesso è stato esteso agli ex studenti o ricercatori di una selezione di scuole e università grazie al programma "Access for Alumni"[5].
  • Programma "Early Journal Content": da settembre 2011 JSTOR ha reso gli articoli in pubblico dominio presenti nel suo archivio liberamente accessibili a chiunque. Il programma riguarda gli articoli pubblicati precedentemente al 1923 negli Stati Uniti e al 1870 negli altri paesi. JSTOR stessa ha sostenuto che, sebbene l'organizzazione stesse lavorando a tale progetto da tempo, la controversia riguardante lo scaricamento di un'ingente quantità di dati da parte dell'attivista statunitense Aaron Swartz col presumibile intento di caricarli su siti di file sharing ha almeno parzialmente influito sulla decisione di accelerare i tempi per la messa a disposizione di questa parte di archivio[6].
  • Programma "Register & Read": attivo da marzo 2012, consente a singoli ricercatori, o a persone interessate, di accedere gratuitamente, ma con alcuni limiti, a una sezione dell'archivio JSTOR[7].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ JSTOR at a glance (PDF). URL consultato il 18 gennaio 2013.
  2. ^ Register and read beta (PDF). URL consultato il 18 gennaio 2013.
  3. ^ (EN) John Taylor, JSTOR: an electronic archive from 1665 (abstract) in Notes and Records of the Royal Society of London, vol. 55, nº 1, Royal Society Publishing, 2001, pp. 179-181, doi 10.1098/rsnr.2001.0135. URL consultato il 16 febbraio 2013.
  4. ^ Milestones in Our History. URL consultato il 16 febbraio 2013.
  5. ^ Access for Alumni. URL consultato il 16 febbraio 2013.
  6. ^ JSTOR–Free Access to Early Journal Content and Serving “Unaffiliated” Users. URL consultato il 16 febbraio 2013.
  7. ^ Register & Read. URL consultato il 16 febbraio 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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