Ipertensione

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Ipertensione (disambigua).
Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
Ipertensione
CM-3410-3420.jpg
Sfigmomanometro, strumento utilizzato per misurare la pressione arteriosa.
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 401
ICD-10 (EN) I10,I11,I12,
I13,I15
MIM (EN) 145500

L'ipertensione o ipertensione arteriosa, è una condizione clinica in cui la pressione del sangue nelle arterie della circolazione sistemica risulta elevata.[1] Ciò comporta un aumento di lavoro per il cuore. La pressione arteriosa è riassunta da due misure, sistolica e diastolica, che dipendono dal fatto che il muscolo cardiaco si contrae (sistole) o si rilassi (diastole) tra un battito e l'altro. La pressione sanguigna normale a riposo è compresa tra i 100 e i 140 mmHg di sistolica e tra i 60 e i 90 mmHg di diastolica. Viene considerata un'ipertensione se vi è una pressione costantemente pari o superiore ai 140/90 mmHg.

L'ipertensione viene classificata come primaria (essenziale) o come secondaria. Circa il 90-95% dei casi sono classificati come "ipertensione primaria", il che significa che vi è pressione alta senza evidenti cause mediche di base.[2] Il restante 5-10% dei casi, classificati come "ipertensione secondaria" sono causati da altre malattie che colpiscono i reni, le arterie, il cuore o il sistema endocrino.

L'ipertensione è un fattore di rischio per l'ictus, per l'infarto del miocardio, per l'insufficienza cardiaca, per gli aneurismi delle arterie (es. aneurisma aortico), per la malattia arteriosa periferica ed è una causa della malattia renale cronica. Anche moderate elevazioni della pressione sanguigna arteriosa vengono associate ad una riduzione dell'aspettativa di vita. Cambiamenti nella dieta e nello stile di vita sono in grado di migliorare sensibilmente il controllo della pressione sanguigna e di ridurre il rischio di complicazioni per la salute. Tuttavia il trattamento farmacologico è spesso necessario in persone per le quali i cambiamenti dello stile di vita risultino inefficaci o insufficienti.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Immagine delle vene dalla pubblicazione di William Harvey: Exercitatio Anatomica de Motu Cordis et Sanguinis in animalibus.

La moderna comprensione del sistema cardiovascolare è iniziata grazie al lavoro del medico William Harvey (1578-1657), che descrisse la circolazione del sangue nel suo libro "De motu cordis". Il sacerdote inglese Stephen Hales descrisse la prima misurazione della pressione arteriosa nel 1733.[3][4] Il riconoscimento dell'ipertensione come una malattia si deve, tra gli altri, a Thomas Young e in particolare a Richard Bright e ai loro studi compiuti nella prima metà del XIX secolo.[3] La prima descrizione di pressione arteriosa elevata in una persona senza evidenza di una malattia renale, è stata fatta da Frederick Akbar Mahomed (1849-1884).[5] Tuttavia l'ipertensione come entità clinica è nata nel 1896 con l'introduzione dello sfigmomanometro a mercurio, realizzato da Scipione Riva-Rocci, che ne permise la misurazione.[6] Nel 1905, Nikolai Korotkoff migliorò la tecnica descrivendo i cosiddetti suoni di Korotkoff che si odono quando l'arteria viene auscultata con uno stetoscopio, mentre il bracciale dello sfigmomanometro viene sgonfiato.[4]

Storicamente il trattamento, per quella che veniva chiamata la "malattia dal polso duro", consisteva nel ridurre la quantità di sangue grazie alla pratica del salasso o mediante l'applicazione di sanguisughe.[3] Questo trattamento era stostenuto dall'imperatore cinese Huang Di, da Cornelio Celso, da Galeno e da Ippocrate.[3] Nel corso del XIX e XX secolo, prima che diventassero disponibili i primi trattamenti farmacologici efficaci, si utilizzavano tre rimedi per l'ipertensione, tutti con numerosi effetti collaterali: rigorosa restrizione di sodio nella dieta,[3] simpaticectomia (ablazione chirurgica di alcune zone del sistema nervoso simpatico) e terapia pirogena (iniezione di sostenze che causano febbre e che indirettamente riducono la pressione sanguigna).[3][7] Il primo preparato chimico per la gestione dell'ipertensione il tiocianato di sodio, è stato utilizzato a partire dal 1900 ma presentava notevoli effetti collaterali che lo resero impopolare.[3] Molti altri farmaci sono stati sviluppati dopo la seconda guerra mondiale, il più popolare e ragionevolmente efficace dei quali era il cloruro di tetrametilammonio e i suoi derivati: l'esametonio, l'idralazina e la reserpina (derivata dalla pianta medicinale Rauwolfia serpentina). Un'importante passo avanti è stato ottenuto con la scoperta dei primi farmaci a somministrazione orale ben tollerati. I primi sono stati il clorotiazide e i diuretici tiazidici. Entrambi sono stati messi a disposizione a partire dal 1958.[3][8]

Epidemiologia[modifica | modifica sorgente]

Disability-adjusted life year per la cardiopatia ipertensiva per 100.000 abitanti nel 2004 (Fonte: OMS:[9])

██ nessun dato

██ <110

██ 110-220

██ 220-330

██ 330-440

██ 440-550

██ 550-660

██ 660-770

██ 770-880

██ 880-990

██ 990-1100

██ 1100-1600

██ >1600

A partire dal 2000, quasi un miliardo di persone nel mondo, circa il 26% della popolazione adulta, soffriva di ipertensione[10] La condizione si presenta sia nei paesi industrializzati (333 milioni) che in quelli in via di sviluppo (639 milioni).[10] Tuttavia, i tassi variano notevolmente in base al luogo, con valori che partono dal 3,4% (negli uomini) e 6,8% (nelle donne) rilevati nelle zone rurali dell'India fino ad arrivare al 68,9% (uomini) e 72,5% (donne) della Polonia.[11]

Nel 1995 è stato stimato che 43 milioni di persone negli Stati Uniti presentavano ipertensione o stavano assumendo farmaci antipertensivi, quasi il 24% della popolazione adulta degli Stati Uniti.[12] La prevalenza negli Stati Uniti è in aumento e ha raggiunto il 29% nel 2004.[13] [14] A partire dal 2006, l'ipertensione colpisce 76.000.000 adulti degli Stati Uniti, il 34% della popolazione, gli afro-americani adulti hanno tra i più alti tassi di ipertensione nel mondo: raggiungono infatti valori del 44%.[15] È più frequente nei neri e nei nativi americani e meno negli americani bianchi e nei messicani, i valori aumentano con l'età ed si rscontrano più elevati nel su-est degli Stati Uniti. L'ipertensione è più frequente negli uomini (anche se la menopausa tende a diminuire questa differenza) e negli individui di basso status socio-economico.[16]

Nei bambini[modifica | modifica sorgente]

La prevalenza dell'ipertensione nei giovani è in aumento.[17] La maggior parte dell'ipertensione infantile, in particolare nei preadolescenti, è secondaria ad una malattia di base. A parte l'obesità, la malattia renale è la causa più frequente (60-70%) d'ipertensione nei bambini. Gli adolescenti solitamente presentano ipertensione primaria o essenziale, che rappresenta l'85-95% dei casi.[18]

Classificazione e eziologia[modifica | modifica sorgente]

Ipertensione primaria[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ipertensione arteriosa essenziale.

L'ipertensione arteriosa primaria o ipertensione essenziale è la forma più comune di ipertensione, rappresentando il 90-95% di tutti i casi.[2] In quasi tutte le società contemporanee, la pressione sanguigna aumenta con l'invecchiamento e il rischio di diventare ipertesi in età avanzata è notevole.[19] L'ipertensione è il risultato di una complessa interazione fra geni e fattori ambientali. Numerose varianti genetiche comuni che comportano piccoli effetti sulla pressione sanguigna, sono stati identificati[20] così come alcune varianti genetiche rare che portano a grandi effetti sulla pressione arteriosa.[21] Tuttavia la base genetica dell'ipertensione è ancora poco conosciuta.

Diversi sono i fattori ambientali ed inerenti allo stile di vita che influenzano la pressione sanguigna; ad esempio la si può diminuire con un ridotto apporto di sale nella dieta, con[22] l'aumento del consumo di frutta e di alimenti a basso contenuto di grassi, con l'esercizio fisico,[23] con la perdita di peso[24] e con una riduzione dell'assunzione di alcol.[25] Lo stress sembra giocare un ruolo minore[26] con le tecniche di rilassamento specifiche che non sono supportate da elementi di prova.[27] Il possibile ruolo di altri fattori, quali il consumo di caffeina,[28] e la carenza di vitamina D,[29] appare meno chiaro. L'insulino resistenza, che è comune nell'obesità è una componente della sindrome metabolica che viene ritenuta una possibile concausa all'ipertensione.[30] Recenti studi hanno inoltre evidenziato alcuni eventi risalenti ai primi anni di vita, come ad esempio: un basso peso alla nascita, il tabagismo della madre in gravidanza e la mancanza di allattamento al seno come fattori di rischio per lo sviluppo dell'ipertensione essenziale da adulti,[31] anche se i meccanismi che collegano tali esposizioni restano oscuri.[31]

Ipertensione secondaria[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ipertensione arteriosa secondaria.

L'ipertensione secondaria è dovuta da una causa identificabile. La malattia renale è la causa più comune dell'ipertensione secondaria.[32] L'ipertensione può anche essere causata da condizioni endocrine, come la sindrome di Cushing, l'ipertiroidismo, l'ipotiroidismo, l'acromegalia, la sindrome di Conn o iperaldosteronismo, l'iperparatiroidismo e il feocromocitoma.[32][33] Altre cause dell'ipertensione secondaria sono l'obesità, l'apnea notturna, la gravidanza, la coartazione dell'aorta, il consumo eccessivo di liquirizia e di alcuni medicinali soggetti a prescrizione, rimedi a base di erbe e droghe illegali.[32][34]

Complicanze[modifica | modifica sorgente]

Diagramma che illustra le principali complicanze della ipertensione persistente.

La malattia ipertensiva è responsabile della diminuzione delle aspettative di vita dei pazienti affetti. I disturbi provocati dall'ipertensione gravano sugli organi vitali: cervello, cuore, retina, vasi arteriosi e rene.

Per quanto riguarda il cuore, in un primo tempo si ha ipertrofia concentrica del ventricolo sinistro, in seguito il ventricolo sinistro si dilata e sopraggiunge l'ipertrofia eccentrica, con possibile scompenso emodinamico. Inoltre l'aumento della massa cardiaca espone a maggior rischio di ischemia cardiaca e morte cardiaca improvvisa.

La sclerosi vasale, microaneurismi con possibile rottura ed emorragia intracranica, mal di testa, vertigini, sincope, sono tutte complicanze che possono occorrere al sistema nervoso centrale in seguito all'ipertensione. Anche l'apparato visivo può risentire di condizione ipetensiva a lunga durata. Tipici effetti sulla retina sono: Restringimento e sclerosi arteriolare diffusa, con aree ischemiche, microaneurismi e dilatazione capillare. Tutto ciò può comportare una diminuzione del visus.

Gli effetti sui reni possono essere vari: progressiva sclerosi dei vasi intrarenali con diminuzione della filtrazione glomerulare e conseguente riduzione della funzionalità dell'organo, fino all'insufficienza renale. Mentre i vasi arteriosi possono andare incontro a aterosclerosi e microaneurismi.

Segni e sintomi[modifica | modifica sorgente]

Raramente l'ipertensione viene accompagnata da sintomi e la sua identificazione avviene solitamente attraverso lo screening, o quando ci si cura per un altro problema non correlato. Una parte delle persone con ipertensione, tuttavia, lamenta mal di testa, in particolare nella zona superiore e nella mattinata, così come stordimento, vertigini, tinnito (ronzio o sibilo nelle orecchie), visione alterata e episodi di svenimento.[35] Questi sintomi sono però più probabilmente correlati all'ansia associata piuttosto che all'ipertensione stessa.[26]

Durante l'esame obiettivo, l'ipertensione può essere sospettata sulla base della presenza di retinopatia ipertensiva rilevata mediante l'esame ottico del fundus oculi mediante oftalmoscopio.[36] Normalmente, la gravità della retinopatia ipertensiva viene classificata mediante i gradi che vanno dall'I al IV, anche se i tipi più lievi possono essere difficili da distinguere uno dall'altro.[36] I risultati della oftalmoscopia possono anche dare alcune indicazioni sul periodo in cui una persona è stata ipertesa.[35]

Ipertensione secondaria[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ipertensione arteriosa secondaria.

Alcuni segni e sintomi aggiuntivi possono suggerire ipertensione arteriosa secondaria, cioè l'ipertensione dovuta ad una causa identificabile come le malattie renali o le malattie endocrine. Per esempio, l'obesità, l'intolleranza al glucosio, smagliature viola suggeriscono la sindrome di Cushing.[32] le malattie della tiroide e l'acromegalia possono inoltre causare ipertensione e presentano sintomi e segni caratteristici.[32] Un soffio addominale può essere un indicatore di stenosi dell'arteria renale (un restringimento delle arterie che perfondono i reni), mentre la riduzione della pressione arteriosa degli arti inferiori può indicare una coartazione aortica (un restringimento dell'aorta poco lontano dal cuore). L'ipertensione labile o parossistica accompagnata da mal di testa, palpitazioni, pallore e sudorazione, deve indurre il sospetto di feocromocitoma.[32]

Urgenza ed emergenza ipertensiva[modifica | modifica sorgente]

Dissecazione aortica vista grazie alla tomografia computerizzata con mezzo di contrasto. La condizione può essere favorita da una quadro di ipertensione prolungata.

Un'elevata pressione arteriosa (con una sistolica uguale o maggiore di 180 o una diastolica uguale o maggiore di 110) viene indicata come "crisi ipertensive". Pressioni sanguigne sopra questi livelli sono note per conferire un elevato rischio di complicanze. Le persone a cui la pressione sanguigna raggiunge questi valori possono essere asintomatiche, ma è più probabile che lamentino mal di testa (22% dei casi)[37] e vertigini rispetto alla popolazione in generale.[35] Altri sintomi che accompagnano una crisi ipertensiva possono includere deterioramento visivo o affanno, causato dall'insufficienza cardiaca o da una sensazione generale di malessere dovuta all'insufficienza renale.[32] La maggior parte delle persone affette da crisi ipertensiva sono già note per avere la pressione sanguigna elevata.[38]

Una "emergenza ipertensiva", viene diagnosticata quando vi è evidenza di un danno diretto a uno o più organi a causa della elevata pressione arteriosa. Un esempio può essere l'encefalopatia ipertensiva, caratterizzato da mal di testa e un livello di coscienza alterato. Il dolore al torace può indicare danno del muscolo cardiaco (che può progredire a infarto del miocardio) o ad una dissecazione aortica, la lacerazione della parete interna dell'aorta. La mancanza del respiro, la tosse e emottisi sono segni caratteristici dell'edema polmonare, l'accumolo di liquidi nel tessuto polmonare causato dall'incapacità del ventricolo sinistro del cuore di pompare adeguatamente il sangue dai polmoni nel sistema arterioso.[38] Possono verificarsi anche un rapido deterioramento della funzione renale (insufficienza renale acuta) e l'anemia emolitica microangiopatica (distruzione delle cellule del sangue).[38] In queste situazioni, la rapida riduzione della pressione arteriosa ha il compito di interrompere i danni d'organo in corso.[38] Al contrario non vi sono prove che la pressione arteriosa debba essere rapidamente abbassata in urgenze ipertesive in cui non vi è alcuna evidenza di danni d'organo.[32] Nelle emergenze ipertensivie, vengono somministrati farmaci per os per abbassare la pressione del sangue gradualmente nel corso di 24-48 ore.[38]

In gravidanza[modifica | modifica sorgente]

Una microfotografia che mostra una vasculopatia ipertrofica deciduale, un quadro riscontrabile nell'ipertensione gestazionale - una componente della pre-eclampsia. Colorazione con ematossilina eosina.

L'ipertensione si verifica in circa l'8-10% delle gravidanze.[32] La maggior parte delle donne con ipertensione in gravidanza aveva una pre-esistente ipertensione primaria. Tuttavia l'ipertensione durante la gestazione può essere il primo segno di pre-eclampsia, una condizione grave che si può riscontrare nella seconda metà di una gravidanza e nel puerperio.[32] La pre-eclampsia è caratterizzata da aumento della pressione arteriosa e dalla presenza di proteine nelle urine.[32] Essa si verifica in circa il 5% delle gravidanze ed è responsabile di circa il 16% di tutte le morti materne a livello globale.[32] La pre-eclampsia raddoppia anche il rischio di mortalità perinatale.[32] La pre-eclampsia può occasionalmente progredire ad una condizione che mette in pericolo di vita, chiamata eclampsia. L'eclampsia è una emergenza ipertensiva che presenta diverse gravi complicanze, tra cui la perdita della vista, l'edema cerebrale, crisi epilettiche o convulsioni, insufficienza renale, edema polmonare e coagulazione intravascolare disseminata (una coagulazione disordinata del sangue).[32][39]

Nei neonati e nei bambini[modifica | modifica sorgente]

La mancata crescita, le convulsioni, l'irritabilità, la mancanza di energia e la difficoltà di respirazione[40] possono essere associate con l'ipertensione nei neonati e nei bambini piccoli. Nei bambini, l'ipertensione può causare mal di testa, irritabilità inspiegabile, stanchezza, ritardo di crescita, visione offuscata, sangue dal naso e paralisi facciale.[40][41]

Diagnosi[modifica | modifica sorgente]

Tipici esami prescritti per la diagnosi di ipertensione
Apparato Esame
Apparato urinario Esame delle urine, proteinuria, azoto ureico e/o creatinina
Apparato endocrino Sodio, potassio, calcio, Ormone tireostimolante (TSH).
Metabolico Test del glucosio, colesterolo totale, colesterolo HDL e LDL, trigliceridi
Altro Ematocrito, Elettrocardiogramma e radiografia del torace
Fonte: Harrison's principles of internal medicine[42] altre[43][44][45][46][47]

L'ipertensione viene diagnosticata sulla base di una pressione arteriosa persistentemente elevata. Tradizionalmente,[42] ciò richiede tre misurazione intervallate nell'arco di un mese.[48] La valutazione iniziale del paziente iperteso deve includere una anamnesi completa e una visita medica.

Una volta che viene fatta la diagnosi di ipertensione, si tenta di identificarne la causa sottostante, basandosi sui fattori di rischio e sugli altri sintomi, se presenti. L'ipertensione secondaria è più comune nei bambini preadolescenti, con la maggior parte dei casi causati da malattia renale. L'ipertensione primaria o essenziale è più comune negli adolescenti e presenta molteplici fattori di rischio, tra cui l'obesità e una storia familiare di ipertensione.[49] Possono essere effettuati test di laboratorio per identificare le possibili cause dell'ipertensione secondaria e per determinare se l'ipertensione ha cagionato un danno il cuore, agli occhi e ai reni. Prove supplementari per il diabete e per i livelli di colesterolo sono di solito eseguiti in quanto queste condizioni sono ulteriori fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cardiache e possono richiedere un trattamento.[2]

La creatinina sierica viene misurata per valutare la presenza di malattia renale, che può essere sia la causa che il risultato dell'ipertensione. La creatinina sierica da sola può sovrastimare la velocità di filtrazione glomerulare e linee guida recenti sostengono l'uso di equazioni predittive per la sua stima.[50] Queste possono fornire una misura di base della funzionalità renale che può essere utilizzate per monitorare gli effetti collaterali di alcuni farmaci antipertensivi. Inoltre, prove su campioni di urina per proteine sono utilizzate come indicatore secondario della malattia renale. L'elettrocardiogramma (ECG) viene eseguito per verificare la presenza di elementi di prova che il cuore sia sottoposto ad alta pressione sanguigna. L'ECG può anche mostrare se c'è ispessimento del muscolo cardiaco (ipertrofia ventricolare sinistra) o se il cuore ha subito un disturbo lieve. Una radiografia del torace o un ecocardiogramma possono essere eseguiti per cercare segni di ingrossamento del cuore o eventuali danni.[32]

Adulti[modifica | modifica sorgente]

Classificazione dell'ipertensione secondo l'OMS
sistolica (mmHg) diastolica (mmHg)
Pressione ottimale <120 <80
Pressione normale <130 <85
Pressione normale alta 130-139 85-89
Ipertensione lieve 140-159 90-99
Ipertensione moderata 160-179 100-109
Ipertensione grave >180 >110
Ipertensione sistolica isolata >140 <90
Valutazione del rischio
ipertensione lieve ipertensione moderata ipertensione severa
Nessun altro fattore di rischio Basso rischio Rischio medio Rischio alto
1-2 fattori di rischio Rischio medio Rischio medio Rischio altissimo
3 o + fattori di rischio o diabete Rischio alto Rischio alto Rischio altissimo
Condizioni cliniche associate Rischio altissimo Rischio altissimo Rischio altissimo

Nelle persone di età superiore ai 18 anni, l'ipertensione viene definita come una pressione sistolica e/o diastolica costantemente superiore ad un valore considerato normale, attualmente i 139 mmHg di sistolica e gli 89 mmHg di diastolica). Si utilizzano valori leggermente inferiori (135 mmHg sistolica o 85 mmHg diastolica) se sono derivati da una misurazione di 24 ore ambulatoriale o dal monitoraggio a casa.[51]

Recenti linee guida internazionali hanno introdotto delle categorie al di sotto del livello di ipertensione per indicare una situazione di rischio continuo. JNC7[50] usa il termine di pre-ipertensione per una pressione sistolica tra i 120 e i 139 mmHg e/o una diastolica tra gli 80 e gli 89 mmHg, Mentre le linee guida ESH-ESC (2007)[52] e BHS IV (2004)[53] utilizzano le categorie: ottimale, normale e alta per suddividere le pressioni sistoliche inferiori a 140 mmHg e ai 90 mmHg di diastolica.

L'ipertensione viene anche sub-classificato: JNC7 distingue ipertensione allo stadio I, ipertensione allo stadio II e ipertensione sistolica isolata. Per ipertensione sistolica isolata ci si riferisce alla pressione sistolica elevata accompagnata da una normale pressione diastolica, questa condizione è comune negli anziani.[50] Le linee guida ESH-ESC (2007)[52] e BHS IV (2004)[53], inoltre definiscono un terzo stadio (ipertensione allo stadio III) per le persone con pressione sistolica superiore a 179 mmHg o una pressione diastolica oltre i 109 mmHg. L'ipertensione viene classificata come "resistente" se i farmaci non riescono a ridurla.[50]

Bambini[modifica | modifica sorgente]

L'ipertensione nei neonati è rara, si verifica in circa lo 0,2 e il 3% dei neonati. La pressione sanguigna non viene misurata di routine nel neonato sano.[41] L'ipertensione è più comune nei neonati ad alto rischio. Una varietà di fattori, quali l'età gestazionale, devono essere presi in considerazione al momento di formulare una diagnosi di ipertensione in un neonato.[41]

L'ipertensione si verifica abbastanza comunemente nei bambini e negli adolescenti (2-9% a seconda dell'età, sesso ed etnia)[54] ed è associata ad un aumento dei rischi per la salute a lungo termine.[55] La misurazione della pressione arteriosa è raccomandata in tutti i bambini di età superiore ai tre anni in almeno uno degli abituali controlli di salute; nei bambini con una età inferiore ai 3 anni in situazioni particolari. Tuttavia la pressione arteriosa deve essere confermata in visite ripetute prima di caratterizzare un bambino come iperteso.[55]

La pressione arteriosa aumenta con l'età durante l'infanzia e, nei bambini, l'ipertensione è definita se i valori della pressione sistolica e/o diastolica superano il 95° percentile a ripetute misurazioni. Lo stato di preipertensione o pressione normale alta si ha se i valori della pressione sistolica e/o diastolica sono compresi tra il 90° e il 95° percentile, mentre la pressione normale è definita se i valori della pressione sistolica e diastolica sono inferiori al 90° percentile.[55] È stato proposto che, negli adolescenti, l'ipertensione e la pre-ipertensione siano diagnosticate e classificate con gli stessi criteri usati per gli adulti[55]

Trattamento[modifica | modifica sorgente]

Modifiche allo stile di vita[modifica | modifica sorgente]

Il trattamento di prima linea per l'ipertensione è identico ai cambiamenti dello stile di vita raccomandati a scopo preventivo[56] e comprende: cambiamenti nella dieta,[57] esercizio fisico e perdita di peso. Queste accortezze hanno dimostrato di ridurre in modo significativo la pressione sanguigna nelle persone sofferenti di ipertensione.[58] Se l'ipertensione è sufficientemente elevata da giustificare l'uso immediato di farmaci, i cambiamenti dello stile di vita sono tuttavia ancora raccomandati in combinazione con i farmaci.

L'adozione di una dieta a basso contenuto di sodio è utile. Nei caucasici, una dieta iposodica della durata superiore alle 4 settimane è da sola capace di ridurre la pressione arteriosa, sia nelle persone con ipertensione e che negli individui con pressione sanguigna normale.[59] Inoltre, la "dieta DASH", una dieta ricca di noci, cereali interi, pesce, pollame, frutta e verdura promossa negli Stati Uniti dal National Heart, Lung, and Blood Institute abbassa la pressione sanguigna. Una caratteristica importante del piano dietetico è di limitare l'assunzione di sodio, anche se l'alimentazione è comuqnue ricca di potassio, magnesio, calcio, oltre che di proteine.[60] Diversi programmi volti a ridurre lo stress psicologico, come il rilassamento e la meditazione, sono pubblicizzati come rimedi per l'ipertensione. Tuttavia, l'efficacia di tali metodi non sembra essere particolarmente rilevante.[61][62]

Terapia farmacologica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Farmaci antipertensivi.

Esistono numerose classi di farmaci, chiamati farmaci antipertensivi, in grado di ridurre la pressione arteriosa mediante vari meccanismi. Le principali classi di farmaci antiipertensivi attualmente utilizzate sono:

Tutte le molecole citate possono essere usate da sole o in combinazione. Alcune combinazioni, come per esempio ACE-inibitore + diuretico o ARB + diuretico o ACE-inibitore + Calcio Antagonista sono in commercio in associazione in una unica compressa, per migliorare la compliance del paziente.

Terapia non farmacologica[modifica | modifica sorgente]

Tutti i pazienti affetti da ipertensione arteriosa dovrebbero essere incoraggiati a modificare lo stile di vita indipendentemente dalla necessità o meno di terapia farmacologica[63]. I principali interventi non farmacologici da consigliare al paziente iperteso, che si sono dimostrati in grado di ridurre i valori tensivi, ma anche di garantire effetti benefici nei confronti di altri fattori di rischio cardiovascolare, come il diabete mellito, l'obesità, la dislipidemia sono:

  • Il controllo del peso corporeo.
  • La limitazione del consumo di alcool.
  • La pratica di esercizio fisico regolare.
  • La limitazione del consumo di sodio (sale da cucina) con la dieta.

Aggiornamento 2012[modifica | modifica sorgente]

Recentemente fra le terapie non farmacologiche, nell'ipertensione resistente (IR) alla terapia è stata inserita la denervazione simpatica.

Per ipertensione arteriosa resistente si intende la persistenza di una pressione arteriosa non controllata (PA sistolica ≥ 140 mmHg e/o PA diastolica ≥ 90 mmHg), nonostante corrette abitudini di vita e l'assunzione continuativa e controllata di almeno tre farmaci antipertensivi, tra cui un diuretico[64][65].

La prevalenza dell’IR varia dal 5% nelle misurazioni dal medico curante, sino al 50% negli ambulatori nefrologici e rappresenta un notevole problema in quanto la sua presenza determina un incremento del danno d’organo a livello del cuore, del cervello e del rene.

La denervazione dell'arteria renale mediante ablazione transcatetere con radiofrequenza a bassa energia, è stata proposta[66] per i risolvere quei casi in cui tutte le altre strategie hanno fallito. Questa tecnica si basa sul fatto che le terminazioni simpatiche renali afferenti ed efferenti contribuirebbero alla patogenesi dell’ipertensione arteriosa.

I risultati dello studio Symplicity HTN-1[67] hanno confermato il ruolo fondamentale dell’innervazione simpatica nel mantenimento di valori pressori alterati nei soggetti ipertesi e l'applicazione della denervazione simpatica si è rivelata una metodica efficace e sicura nel trattamento di pazienti affetti da forme resistenti di ipertensione, come riportato nei risultati del Symplicity HTN-2 Trial.

Prevenzione[modifica | modifica sorgente]

Cambiamenti nello stile di vita sono raccomandati, al fine di abbassare la pressione sanguigna, prima di iniziare una terapia farmacologica. Del 2004 le linee guida emanate della British Hypertension Society[53] hanno proposto i seguenti accorgimenti, in linea con quelle indicate dall'US National High BP Education Program nel 2002,[68] per la prevenzione primaria dell'ipertensione:

  • per gli adulti, mantenere un peso corporeo normale (ad esempio, indice di massa corporea tra 20 e 25 kg/m2)
  • ridurre l'assunzione di sodio con la dieta ad un valore <100 mmol/die (<6 g di cloruro di sodio o <2,4 g di sodio al giorno)
  • impegnarsi in una regolare attività fisica aerobica, come camminare a ritmo sostenuto (≥ 30 minuti al giorno, per la maggior parte dei giorni della settimana)
  • limitare il consumo di alcool a non più di 3 unità/giorno per gli uomini e non più di 2 unità/giorno nelle donne
  • consumare una dieta ricca di frutta e verdura (almeno cinque porzioni al giorno);

Una efficace modifica nello stile di vita è in grado di abbassare la pressione sanguigna tanto quanto l'assunzione di un singolo farmaco antipertensivo. Combinazioni di due o più modifiche dello stile di vita possono ottenere risultati ancora migliori.[53]

Prognosi[modifica | modifica sorgente]

L'ipertensione è il più importante fattore di rischio prevenibile di morte in tutto il mondo.[69] La condizione causa un aumento del rischio di cardiopatia ischemica,[70] ictus,[32] malattia vascolare periferica[71] e di altre patologie cardiovascolari, tra cui insufficienza cardiaca, aneurisma aortico, aterosclerosi diffusa ed embolia polmonare.[32] L'ipertensione è un fattore di rischio per il deficit cognitivo, per la demenza e per la malattia renale cronica.[32] Altre complicanze includono retinopatia ipertensiva e nefroangiosclerosi benigna.[1]

Impatto sociale[modifica | modifica sorgente]

Consapevolezza[modifica | modifica sorgente]

Il grafico mostra, la consapevolezza, il trattamento ed il controllo dell'ipertensione, mettendo a confronto quattro studi effettuati dal National Health and Nutrition Examination Survey[72]

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha identificato l'ipertensione come la principale causa di mortalità cardiovascolare. La Worldwide Hypertension League (WHL), un'organizzazione di 85 società impegnate nell'ipertensione e di leghe nazionali, ha riconosciuto che oltre il 50% della popolazione mondiale ipertesa non è consapevole della sua condizione.[73] Per risolvere questo problema, il WHL ha avviato nel 2005 una campagna di consapevolezza globale e dedicato il 17 maggio di ogni anno la "Giornata Mondiale dell'Ipertensione" (World Hypertension Day, WHD). Nel corso degli ultimi tre anni, sempre più enti nazionali sono stati impegnati in questo evento.

Nel 2007, vi fu la partecipazione record di 47 paesi membri del WHL. Durante la settimana del WHD, tutti questi paesi, in collaborazione con i governi locali, associazioni professionali, organizzazioni non governative e industrie private, hanno promosso la consapevolezza sull'ipertensione tra il pubblico attraverso i diversi mass-media e manifestazioni pubbliche. Grazie all'utilizzo dei mezzi di comunicazione, come Internet e la televisione, il messaggio ha potuto raggiungere più di 250 milioni di persone. La WHL stima che continuando su questa strada, 1,5 miliardi di persone affette da ipertensione arteriosa potranno essere raggiunte da questo messaggio.[74]

Impatto economico[modifica | modifica sorgente]

L'ipertensione è il più comune problema di salute cronico che richiede prestazioni di assistenza sanitaria negli Stati Uniti d'America. L'American Heart Association ha stimato, nel 2010, i costi diretti e indiretti dell'ipertensione in 76,6 miliardi dollari.[15] Sempre negli Stati Uniti, l'80% delle persone con ipertensione sono consapevoli della loro condizione, il 71% assume alcuni farmaci antipertensivi, ma solo il 48% di coloro che ne sono a conoscenza sono adeguatamente controllati.[15] La gestione corretta dell'ipertensione può essere ostacolata da carenze nella diagnosi e nel trattamento e/o nel controllo della pressione.[75] Gli operatori sanitari devono affrontare molteplici difficoltà per il raggiungimento della pressione sanguigna corretta. I pazienti, talvolta, sono restii ad aderire ai programmi medici e apportare le modifiche al proprio stile di vita. Tuttavia, il raggiungimento di un corretto valore pressorio è possibile, riducendo così in maniera significativa, il rischio di morte per malattie cardiache e ictus, lo sviluppo di altre condizioni debilitanti e il costo associato alle cure mediche avanzate.[76][77]

Avvertenze[modifica | modifica sorgente]

L’ipertensione arteriosa primaria, non causata da altre malattie (renali, endocrine, neurologiche) rappresenta uno dei principali fattori di rischio di malattia cardiovascolare che a sua volta costituisce la causa principale di morbidità e mortalità nel paziente adulto[78].

È importante quindi mantenere monitorata la pressione arteriosa con controlli la cui frequenza dipende dalle condizioni individuali per evidenziare precocemente un eventuale aumento dei valori pressori[78].

Nel paziente con pressione arteriosa < 140/90 mmHg, le linee guida internazionali raccomandano: 1) nessuna indicazione di monitoraggio (linee guida ESH/ESC, NICE, JNC VII); 2) nessun particolare intervento di monitoraggio fino a valori di pressione pari a 129/84 mmHg; controllo annuale per valori di pressione =/> 130/85 mmHg ma inferiori a 140/90 mmHg (linee guida CHEP); 3) controllo annuale della pressione arteriosa anche se inferiore a 120/80 mmHg se il paziente ha più di 50 anni o presenta fattori di rischio cardiovascolare; controllo annuale per valori di pressione >120/80 mmHg (linee guida VA/DoD)[78].

Nel paziente con ipertensione arteriosa (=/> 140/90 mmHg), le linee guida internazionali raccomandano: 1) monitoraggio della pressione arteriosa ogni 6 mesi per pazienti con rischio cardiovascolare basso o pressione arteriosa pari a 140-159/90-99 mmHg (ipertensione di grado 1); monitoraggio ad intervalli inferiori a 6 mesi nei pazienti con rischi cardiovascolare elevato o molto elevato; in tutti i pazienti, indipendentemente dal profilo di rischio cardiovascolare monitoraggio annuale per evidenziare danno d’organo (linee guida ESH/ESC); 2) monitoraggio della pressione arteriosa una volta all’anno e valutazione della terapia, farmacologica e non (linee guida NICE); 3) monitoraggio della pressione arteriosa ogni 2-6 mesi nei pazienti non in trattamento farmacologico; monitoraggio ogni 1-2 mesi nei pazienti in terapia farmacologica fino al raggiungimento del target pressorio; monitoraggio ogni 3-6 mesi nei pazienti in terapia farmacologica una volta raggiunto il target pressorio (linee guida CHEP, VA/DoD); 4) nessuna indicazione (linee guida JNC VII)[78].

Nei pazienti con pressione normale-elevata e nei pazienti con ipertensione l’adozione di un adeguato stile di vita permette di mantenere sotto controllo la pressione arteriosa e di ridurre il consumo di farmaci antipertensivi nei pazienti ipertesi già in terapia farmacologica[78].

I fattori ambientali su cui è possibile intervenire per ridurre il rischio di ipertensione comprendono: 1) fumo 2) peso del corpo 3) alimentazione (ridotto apporto di sale e aumento del consumo di frutta e verdura) 4) consumo di bevande alcoliche 5) attività fisica[78]

Il fumo ha un effetto sulla pressione arteriosa transitorio, in quanto aumento i valori pressori e la frequenza cardiaca nel periodo immediatamente successivo al consumo di una sigaretta, ma non sembra comportare un aumento significativo dei valori basali nel tempo. Studi epidemiologici hanno infatti evidenziato valori di pressione arteriosa sovrapponili fra fumatori e non fumatori[79], anche se studi che hanno preso in considerazione il monitoraggio dinamico della pressione arteriosa, hanno evidenziato valori di pressioni arteriosa diurna più elevati nei fumatori e una tendenza nel tempo ad avere una pressione sistolica più alta rispetto ai non fumatori[80][81].

La pressione arteriosa è influenzata dal peso corporeo. È stato infatti osservato come l’aumento del peso comporti un incremento dei valori pressori e viceversa, la riduzione del peso ha impattato positivamente anche sulla pressione arteriosa plasmatica, indipendentemente dai valori basali (effetto sovrapponibile fra pazienti ipertesi e normotesi)[82]. È pertanto importante mantenere sotto controllo il peso corporeo, quanto più possibile vicino al valore ottimale[78].

Da un punto di vista alimentare alcuni accorgimenti possono influenzare in senso positivo i valori pressori. Poiché diversi studi clinici hanno evidenziato come un basso consumo di sale da cucina sia in grado di ridurre la pressione arteriosa e la prevalenza dell’ipertensione, le linee guida internazionali raccomandano di adottare una dieta a basso contenuto di sale da cucina, evitando di aggiungere sale ai cibi, di consumare cibi salati o cibi ricchi di sodio e poveri di potassio[83]. La quota di sale da cucina giornaliera non dovrebbe superare i 3,8 g/die (target ottimale) e comunque non superiore a 5 g giornalieri[84].

Anche un elevato consumo di frutta e verdura, di cibi ad elevato contenuto in potassio e un basso introito di grassi sono stati associati ad un abbassamento dei valori di pressione arteriosa. I pazienti ipertesi dovrebbe consumare 4-5 porzioni di frutta e verdura, più pesce, meno grassi saturi e cibi ad elevato contenuto in colesterolo[85][86][87].

Le linee guida europee per il trattamento dell’ipertensione arteriosa raccomandano nei pazienti con ipertensione di non consumare più di 20-30 g di alcool (etanolo) per l’uomo e di 10-20 g di alcol (etanolo) per la donna[87].

La sedentarietà è un fattore predittivo indipendente e importante di mortalità cardiovascolare. L’attività fisica aerobica (camminata, jogging, nuoto) e gli esercizi di resistenza hanno effetti benefici sul profilo pressorio in quanto riducono i valori di pressione arteriosa (sistolica/diastolica) in media di 3-3,5 mmHg[88][89]. Le linee guida internazionali raccomandano attività fisica almeno per 30-45 minuti tutti i giorni, iniziando con esercizi fisici di tipo aerobico e associando, in un secondo momento, esercizi fisici di resistenza[87][90]. L’esercizio fisico statico (esercizio fisico isometrico), che richiede molta forza muscolare e movimenti muscolari limitati, come ad esempio il sollevamento pesi, può portare ad aumenti molto elevati dei valori pressori (aumento significativo delle resistenze periferiche) e pertanto non è raccomandato nei pazienti con ipertensione. L’esercizio fisico non dovrebbe comunque essere intrapreso se l’ipertensione non è controllata (l’esercizio fisico comporta aumenti transitori anche importanti della pressione sistolica arteriosa)[91].

La terapia farmacologica dell’ipertensione arteriosa deve essere individualizzata per il singolo paziente a seconda della presenza di fattori di rischio, malattie concomitanti e presenza di eventuale danno d’organo[78].

La terapia farmacologica del paziente con ipertensione arteriosa può disporre di un’ampia scelta di farmaci, appartenenti a diverse classi, che possono essere somministrati in monoterapia oppure in associazione[78].

La monoterapia (trattamento antipertensivo con un solo farmaco) è indicata nei pazienti con valori pressori compresi nell’intervallo 140-159/90-99 mmHg (ipertensione di grado 1 secondo le linee guisa ESH/ESC) e un rischio cardiovascolare basso o moderato. La monoterapia dovrebbe essere iniziata utilizzando un basso dosaggio del farmaco; in caso di mancata risposta terapeutica è possibile aumentare il dosaggio del farmaco (dosaggio pieno) oppure utilizzare un farmaco appartenente ad altra classe terapeutica (approccio sequenziale)[78].

Nella maggior parte dei pazienti, il controllo dei valori pressori è ottenuta utilizzando più farmaci antipertensivi (terapia combinata). L’associazione tra farmaci antipertensivi dovrebbe essere utilizzata in caso di pressione arteriosa superiore a 160/100 mmHg; quando il paziente presenta un profilo di rischio cardiovascolare elevato[92].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b AV. Chobanian, GL. Bakris; HR. Black; WC. Cushman; LA. Green; JL. Izzo; DW. Jones; BJ. Materson; S. Oparil; JT. Wright; EJ. Roccella, Seventh report of the Joint National Committee on Prevention, Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Pressure. in Hypertension, vol. 42, nº 6, dicembre 2003, pp. 1206-52, DOI:10.1161/01.HYP.0000107251.49515.c2, PMID 14656957.
  2. ^ a b c Carretero OA, Oparil S, Essential hypertension. Part I: definition and etiology in Circulation, vol. 101, nº 3, gennaio 2000, pp. 329–35, DOI:10.1161/01.CIR.101.3.329, PMID 10645931.
  3. ^ a b c d e f g h Esunge PM, From blood pressure to hypertension: the history of research in J R Soc Med, vol. 84, nº 10, ottobre 1991, p. 621, PMC 1295564, PMID 1744849.
  4. ^ a b Kotchen TA, Historical trends and milestones in hypertension research: a model of the process of translational research in Hypertension, vol. 58, nº 4, ottobre 2011, pp. 522–38, DOI:10.1161/HYPERTENSIONAHA.111.177766, PMID 21859967.
  5. ^ Swales JD, Manual of hypertension, Oxford, Blackwell Science, 1995, xiii, ISBN 0-86542-861-1.
  6. ^ Postel-Vinay N, A century of arterial hypertension 1896–1996, Chichester, Wiley, 1996, p. 213, ISBN 0-471-96788-2.
  7. ^ Dustan HP, Roccella EJ, Garrison HH, Controlling hypertension. A research success story in Arch. Intern. Med., vol. 156, nº 17, settembre 1996, pp. 1926–35, DOI:10.1001/archinte.156.17.1926, PMID 8823146.
  8. ^ Novello FC, Sprague JM, Benzothiadiazine dioxides as novel diuretics in J. Am. Chem. Soc., vol. 79, nº 8, 1957, p. 2028, DOI:10.1021/ja01565a079.
  9. ^ WHO Disease and injury country estimates in World Health Organization, 2009. URL consultato l'11 novembre 2009.
  10. ^ a b Kearney PM, Whelton M, Reynolds K, Muntner P, Whelton PK, He J, Global burden of hypertension: analysis of worldwide data in Lancet, vol. 365, nº 9455, 2005, pp. 217–23, DOI:10.1016/S0140-6736(05)17741-1, PMID 15652604.
  11. ^ Kearney PM, Whelton M, Reynolds K, Whelton PK, He J, Worldwide prevalence of hypertension: a systematic review in J. Hypertens., vol. 22, nº 1, gennaio 2004, pp. 11–9, DOI:10.1097/00004872-200401000-00003, PMID 15106785.
  12. ^ Burt VL, Prevalence of hypertension in the US adult population. Results from the Third National Health and Nutrition Examination Survey, 1988–1991 in Hypertension, vol. 25, nº 3, marzo 1995, pp. 305–13, DOI:10.1161/01.HYP.25.3.305, PMID 7875754. URL consultato il 5 giugno 2009.
  13. ^ VL. Burt, JA. Cutler; M. Higgins; MJ. Horan; D. Labarthe; P. Whelton; C. Brown; EJ. Roccella, Trends in the prevalence, awareness, treatment, and control of hypertension in the adult US population. Data from the health examination surveys, 1960 to 1991. in Hypertension, vol. 26, nº 1, luglio 1995, pp. 60-9, PMID 7607734.
  14. ^ Ostchega Y, Dillon CF, Hughes JP, Carroll M, Yoon S, Trends in hypertension prevalence, awareness, treatment, and control in older U.S. adults: data from the National Health and Nutrition Examination Survey 1988 to 2004 in Journal of the American Geriatrics Society, vol. 55, nº 7, luglio 2007, pp. 1056–65, DOI:10.1111/j.1532-5415.2007.01215.x, PMID 17608879.
  15. ^ a b c Lloyd-Jones D, Heart disease and stroke statistics--2010 update: a report from the American Heart Association in Circulation, vol. 121, nº 7, febbraio 2010, pp. e46–e215, DOI:10.1161/CIRCULATIONAHA.109.192667, PMID 20019324.
  16. ^ OA. Carretero, S. Oparil, Essential hypertension. Part I: definition and etiology. in Circulation, vol. 101, nº 3, gennaio 2000, pp. 329-35, PMID 10645931.
  17. ^ Falkner B, Hypertension in children and adolescents: epidemiology and natural history in Pediatr. Nephrol., vol. 25, nº 7, maggio 2009, pp. 1219–24, DOI:10.1007/s00467-009-1200-3, PMC 2874036, PMID 19421783.
  18. ^ Luma GB, Spiotta RT, Hypertension in children and adolescents in Am Fam Physician, vol. 73, nº 9, maggio 2006, pp. 1558–68, PMID 16719248.
  19. ^ RS Vasan, Beiser, A, Seshadri, S, Larson, MG, Kannel, WB, D'Agostino, RB, Levy, D, Residual lifetime risk for developing hypertension in middle-aged women and men: The Framingham Heart Study in JAMA: the Journal of the American Medical Association, vol. 287, nº 8, 27 febbraio 2002, pp. 1003–10, DOI:10.1001/jama.287.8.1003, PMID 11866648.
  20. ^ FJ He, MacGregor, GA, A comprehensive review on salt and health and current experience of worldwide salt reduction programmes in Journal of Human Hypertension, vol. 23, nº 6, 2009 Jun, pp. 363–84, DOI:10.1038/jhh.2008.144, PMID 19110538.
  21. ^ RP Lifton, Gharavi, AG, Geller, DS, Molecular mechanisms of human hypertension in Cell, vol. 104, nº 4, 23 febbraio 2001, pp. 545–56, DOI:10.1016/S0092-8674(01)00241-0, PMID 11239411.
  22. ^ Ehret GB, Genetic variants in novel pathways influence blood pressure and cardiovascular disease risk in Nature, vol. 478, nº 7367, ottobre 2011, pp. 103–9, DOI:10.1038/nature10405, PMC 3340926, PMID 21909115.
  23. ^ Dickinson HO, Lifestyle interventions to reduce raised blood pressure: a systematic review of randomized controlled trials in J. Hypertens., vol. 24, nº 2, febbraio 2006, pp. 215–33, DOI:10.1097/01.hjh.0000199800.72563.26, PMID 16508562.
  24. ^ Haslam DW, James WP, Obesity in Lancet, vol. 366, nº 9492, 2005, pp. 1197–209, DOI:10.1016/S0140-6736(05)67483-1, PMID 16198769.
  25. ^ Whelton PK, Primary prevention of hypertension:Clinical and public health advisory from The National High Blood Pressure Education Program in JAMA, vol. 288, nº 15, 2002, pp. 1882–8, DOI:10.1001/jama.288.15.1882, PMID 12377087.
  26. ^ a b IJ Marshall, Wolfe, CD; McKevitt, C, Lay perspectives on hypertension and drug adherence: systematic review of qualitative research. in BMJ (Clinical research ed.), vol. 345, 9 luglio 2012, pp. e3953, PMC 3392078, PMID 22777025.
  27. ^ HO Dickinson, Mason, JM; Nicolson, DJ; Campbell, F; Beyer, FR; Cook, JV; Williams, B; Ford, GA, Lifestyle interventions to reduce raised blood pressure: a systematic review of randomized controlled trials. in Journal of hypertension, vol. 24, nº 2, 2006 Feb, pp. 215-33, DOI:10.1097/01.hjh.0000199800.72563.26, PMID 16508562.
  28. ^ AE Mesas, Leon-Muñoz, LM; Rodriguez-Artalejo, F; Lopez-Garcia, E, The effect of coffee on blood pressure and cardiovascular disease in hypertensive individuals: a systematic review and meta-analysis. in The American journal of clinical nutrition, vol. 94, nº 4, 2011 Oct, pp. 1113-26, DOI:10.3945/ajcn.111.016667, PMID 21880846.
  29. ^ Vaidya A, Forman JP, Vitamin D and hypertension: current evidence and future directions in Hypertension, vol. 56, nº 5, novembre 2010, pp. 774–9, DOI:10.1161/HYPERTENSIONAHA.109.140160, PMID 20937970.
  30. ^ Sorof J, Daniels S, Obesity hypertension in children: a problem of epidemic proportions in Hypertension, vol. 40, nº 4, ottobre 2002, pp. 441–447, DOI:10.1161/01.HYP.0000032940.33466.12, PMID 12364344. URL consultato il 3 giugno 2009.
  31. ^ a b DA Lawlor, Smith, GD, Early life determinants of adult blood pressure in Current opinion in nephrology and hypertension, vol. 14, nº 3, 2005 May, pp. 259–64, DOI:10.1097/01.mnh.0000165893.13620.2b, PMID 15821420.
  32. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r O'Brien, Eoin; Beevers, D. G.; Lip, Gregory Y. H., ABC of hypertension, Londra, BMJ Books, 2007, ISBN 1-4051-3061-X.
  33. ^ Dluhy RG, Williams GH. Endocrine hypertension. In: Wilson JD, Foster DW, Kronenberg HM, eds. Williams Textbook of Endocrinology. 9th ed. Philadelphia, Pa: WB Saunders; 1998:729-49.
  34. ^ Grossman E, Messerli FH, Drug-induced Hypertension: An Unappreciated Cause of Secondary Hypertension in Am. J. Med., vol. 125, nº 1, gennaio 2012, pp. 14–22, DOI:10.1016/j.amjmed.2011.05.024, PMID 22195528.
  35. ^ a b c Fisher ND, Williams GH, Hypertensive vascular disease in Kasper DL, Braunwald E, Fauci AS, et al. (a cura di), Harrison's Principles of Internal Medicine, 16th, New York, NY, McGraw-Hill, 2005, pp. 1463–81, ISBN 0-07-139140-1.
  36. ^ a b Wong T, Mitchell P, The eye in hypertension in Lancet, vol. 369, nº 9559, febbraio 2007, pp. 425–35, DOI:10.1016/S0140-6736(07)60198-6, PMID 17276782.
  37. ^ Papadopoulos DP, Mourouzis I, Thomopoulos C, Makris T, Papademetriou V, Hypertension crisis in Blood Press., vol. 19, nº 6, dicembre 2010, pp. 328–36, DOI:10.3109/08037051.2010.488052, PMID 20504242.
  38. ^ a b c d e Marik PE, Varon J, Hypertensive crises: challenges and management in Chest, vol. 131, nº 6, giugno 2007, pp. 1949–62, DOI:10.1378/chest.06-2490, PMID 17565029.
  39. ^ Gibson, Paul, Hypertension and Pregnancy in eMedicine Obstetrics and Gynecology, Medscape, 30 luglio 2009. URL consultato il 16 giugno 2009.
  40. ^ a b Rodriguez-Cruz, Edwin, Ettinger, Leigh M, Hypertension in eMedicine Pediatrics: Cardiac Disease and Critical Care Medicine, Medscape, 6 aprile 2010. URL consultato il 16 giugno 2009.
  41. ^ a b c Dionne JM, Abitbol CL, Flynn JT, Hypertension in infancy: diagnosis, management and outcome in Pediatr. Nephrol., vol. 27, nº 1, gennaio 2012, pp. 17–32, DOI:10.1007/s00467-010-1755-z, PMID 21258818.
  42. ^ a b Loscalzo, Joseph; Fauci, Anthony S.; Braunwald, Eugene; Dennis L. Kasper; Hauser, Stephen L; Longo, Dan L., Harrison's principles of internal medicine, McGraw-Hill Medical, 2008, ISBN 0-07-147691-1.
  43. ^ Padwal RS, The 2009 Canadian Hypertension Education Program recommendations for the management of hypertension: Part 1 – blood pressure measurement, diagnosis and assessment of risk in Canadian Journal of Cardiology, vol. 25, nº 5, maggio 2009, pp. 279–86, DOI:10.1016/S0828-282X(09)70491-X, PMC 2707176, PMID 19417858.
  44. ^ Padwal RJ, The 2008 Canadian Hypertension Education Program recommendations for the management of hypertension: Part 1 – blood pressure measurement, diagnosis and assessment of risk in Canadian Journal of Cardiology, vol. 24, nº 6, giugno 2008, pp. 455–63, DOI:10.1016/S0828-282X(08)70619-6, PMC 2643189, PMID 18548142.
  45. ^ Padwal RS, The 2007 Canadian Hypertension Education Program recommendations for the management of hypertension: Part 1 – blood pressure measurement, diagnosis and assessment of risk in Canadian Journal of Cardiology, vol. 23, nº 7, maggio 2007, pp. 529–38, DOI:10.1016/S0828-282X(07)70797-3, PMC 2650756, PMID 17534459.
  46. ^ Hemmelgarn BR, The 2006 Canadian Hypertension Education Program recommendations for the management of hypertension: Part I – Blood pressure measurement, diagnosis and assessment of risk in Canadian Journal of Cardiology, vol. 22, nº 7, maggio 2006, pp. 573–81, DOI:10.1016/S0828-282X(06)70279-3, PMC 2560864, PMID 16755312.
  47. ^ Hemmelgarn BR, The 2005 Canadian Hypertension Education Program recommendations for the management of hypertension: part 1- blood pressure measurement, diagnosis and assessment of risk in Canadian Journal of Cardiology, vol. 21, nº 8, giugno 2005, pp. 645–56, PMID 16003448.
  48. ^ North of England Hypertension Guideline Development Group, Frequency of measurements in Essential hypertension (NICE CG18), National Institute for Health and Clinical Excellence, 1º agosto 2004, p. 53. URL consultato il 22 dicembre 2011.
  49. ^ Luma GB, Spiotta RT, Hypertension in children and adolescents in Am Fam Physician, vol. 73, nº 9, maggio 2006, pp. 1558–68, PMID 16719248.
  50. ^ a b c d Chobanian AV, Seventh report of the Joint National Committee on Prevention, Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Pressure in Hypertension, vol. 42, nº 6, dicembre 2003, pp. 1206–52, DOI:10.1161/01.HYP.0000107251.49515.c2, PMID 14656957.
  51. ^ National Clinical Guidance Centre, 7 Diagnosis of Hypertension, 7.5 Link from evidence to recommendations in Hypertension (NICE CG 127), National Institute for Health and Clinical Excellence, agosto 2011, p. 102. URL consultato il 22 dicembre 2011.
  52. ^ a b Mancia G, 2007 ESH-ESC Practice Guidelines for the Management of Arterial Hypertension: ESH-ESC Task Force on the Management of Arterial Hypertension in J. Hypertens., vol. 25, nº 9, settembre 2007, pp. 1751–62, DOI:10.1097/HJH.0b013e3282f0580f, PMID 17762635.
  53. ^ a b c d Williams B, Guidelines for management of hypertension: report of the fourth working party of the British Hypertension Society, 2004-BHS IV in J Hum Hypertens, vol. 18, nº 3, marzo 2004, pp. 139–85, DOI:10.1038/sj.jhh.1001683, PMID 14973512.
  54. ^ Din-Dzietham R, Liu Y, Bielo MV, Shamsa F, High blood pressure trends in children and adolescents in national surveys, 1963 to 2002 in Circulation, vol. 116, nº 13, settembre 2007, pp. 1488–96, DOI:10.1161/CIRCULATIONAHA.106.683243, PMID 17846287.
  55. ^ a b c d The fourth report on the diagnosis, evaluation, and treatment of high blood pressure in children and adolescents in Pediatrics, vol. 114, 2 Suppl 4th Report, agosto 2004, pp. 555–76, DOI:10.1542/peds.114.2.S2.555, PMID 15286277.
  56. ^ NPS Prescribing Practice Review 52: Treating hypertension, NPS Medicines Wise, 1º settembre 2010. URL consultato il 5 novembre 2010.
  57. ^ A Siebenhofer, Jeitler, K, Berghold, A, Waltering, A, Hemkens, LG, Semlitsch, T, Pachler, C, Strametz, R, Horvath, K, Long-term effects of weight-reducing diets in hypertensive patients in Cochrane database of systematic reviews (Online), vol. 9, nº 9, 7 settembre 2011, pp. CD008274, DOI:10.1002/14651858.CD008274.pub2, PMID 21901719.
  58. ^ Blumenthal JA, Effects of the DASH diet alone and in combination with exercise and weight loss on blood pressure and cardiovascular biomarkers in men and women with high blood pressure: the ENCORE study in Arch. Intern. Med., vol. 170, nº 2, gennaio 2010, pp. 126–35, DOI:10.1001/archinternmed.2009.470, PMID 20101007.
  59. ^ FJ He, MacGregor, GA, Effect of longer-term modest salt reduction on blood pressure in Cochrane database of systematic reviews (Online), nº 3, 2004, pp. CD004937, DOI:10.1002/14651858.CD004937, PMID 15266549.
  60. ^ Your Guide To Lowering Your Blood Pressure With DASH (PDF). URL consultato l'8 giugno 2009.
  61. ^ Greenhalgh J, Dickson R, Dundar Y, The effects of biofeedback for the treatment of essential hypertension: a systematic review in Health Technol Assess, vol. 13, nº 46, ottobre 2009, pp. 1–104, DOI:10.3310/hta13460 (inattivo 2010-08-21), PMID 19822104.
  62. ^ Ospina MB, Meditation practices for health: state of the research in Evid Rep Technol Assess (Full Rep), nº 155, giugno 2007, pp. 1–263, PMID 17764203.
  63. ^ ESC and ESH Guidelines
  64. ^ ESH-ESC Hypertension Guidelines
  65. ^ Common Secondary Causes of Resistant Hypertension and Rational for Treatment
  66. ^ Renal sympathetic denervation in patients with treatment-resistant hypertension (The Symplicity HTN-2 Trial): a randomised controlled trial
  67. ^ H. Krum, N. Barman; M. Schlaich; P. Sobotka; M. Esler; F. Mahfoud; M. Bohm; M. Dunlap; J. Sadowski; K. Bartus; B. Kapelak, Catheter-based renal sympathetic denervation for resistant hypertension: durability of blood pressure reduction out to 24 months. in Hypertension, vol. 57, nº 5, maggio 2011, pp. 911-7, DOI:10.1161/HYPERTENSIONAHA.110.163014, PMID 21403086.
  68. ^ PK. Whelton, J. He; LJ. Appel; JA. Cutler; S. Havas; TA. Kotchen; EJ. Roccella; R. Stout; C. Vallbona; MC. Winston; J. Karimbakas, Primary prevention of hypertension: clinical and public health advisory from The National High Blood Pressure Education Program. in JAMA, vol. 288, nº 15, ottobre 2002, pp. 1882-8, PMID 12377087.
  69. ^ Global health risks: mortality and burden of disease attributable to selected major risks. in World Health Organization, 2009. URL consultato il 10 febbraio 2012.
  70. ^ Lewington S, Clarke R, Qizilbash N, Peto R, Collins R, Age-specific relevance of usual blood pressure to vascular mortality: a meta-analysis of individual data for one million adults in 61 prospective studies in Lancet, vol. 360, nº 9349, dicembre 2002, pp. 1903–13, DOI:10.1016/S0140-6736(02)11911-8, PMID 12493255.
  71. ^ Singer DR, Kite A, Management of hypertension in peripheral arterial disease: does the choice of drugs matter? in European Journal of Vascular and Endovascular Surgery, vol. 35, nº 6, giugno 2008, pp. 701–8, DOI:10.1016/j.ejvs.2008.01.007, PMID 18375152.
  72. ^ Burt VL, Trends in the prevalence, awareness, treatment, and control of hypertension in the adult US population. Data from the health examination surveys, 1960 to 1991 in Hypertension, vol. 26, nº 1, luglio 1995, pp. 60–9, DOI:10.1161/01.HYP.26.1.60, PMID 7607734. URL consultato il 5 giugno 2009.
  73. ^ Chockalingam A, Impact of World Hypertension Day in Canadian Journal of Cardiology, vol. 23, nº 7, maggio 2007, pp. 517–9, DOI:10.1016/S0828-282X(07)70795-X, PMC 2650754, PMID 17534457.
  74. ^ Chockalingam A, World Hypertension Day and global awareness in Canadian Journal of Cardiology, vol. 24, nº 6, giugno 2008, pp. 441–4, DOI:10.1016/S0828-282X(08)70617-2, PMC 2643187, PMID 18548140.
  75. ^ Alcocer L, Cueto L, Hypertension, a health economics perspective in Therapeutic Advances in Cardiovascular Disease, vol. 2, nº 3, giugno 2008, pp. 147–55, DOI:10.1177/1753944708090572, PMID 19124418. URL consultato il 20 giugno 2009.
  76. ^ William J. Elliott, The Economic Impact of Hypertension in The Journal of Clinical Hypertension, vol. 5, nº 4, ottobre 2003, pp. 3–13, DOI:10.1111/j.1524-6175.2003.02463.x, PMID 12826765.
  77. ^ Coca A, Economic benefits of treating high-risk hypertension with angiotensin II receptor antagonists (blockers) in Clinical Drug Investigation, vol. 28, nº 4, 2008, pp. 211–20, DOI:10.2165/00044011-200828040-00002, PMID 18345711.
  78. ^ a b c d e f g h i j Pharmamedix: Ipertensione http://www.pharmamedix.com/patologiavoce.php?pat=Ipertensione&vo=Avvertenze
  79. ^ Seltzer C.C., Am. Hearth J., 1974, 87, 558
  80. ^ Mann S.J. et al., JAMA, 1991, 265, 2226
  81. ^ Bang L.E. et al., Blood Press. Monit., 2000, 5, 271
  82. ^ Neter J.E. et al., Hypertension, 2003, 42 (5), 878
  83. ^ Appel L.J. et al., Hypertension, 2006, 47, 296
  84. ^ Otten J. et al., The Dietary reference intakes, 2006, Washington DC: National Academies Press
  85. ^ Margetts B.M. et al., BMJ, 1986, 293, 1468
  86. ^ Bao D.Q. et al., Hypertension, 1998, 32, 710
  87. ^ a b c Eur. Heart J., 2007, 28 (12), 1462 disponibile online http://eurheartj.oxfordjournals.org/content/28/12.toc
  88. ^ Cornelissen V.A., Fagard R.H., Hypertension, 2005, 46, 667
  89. ^ Cornelissen V.A., Fagard R.H., J. Hypertens., 2005a, 23, 251
  90. ^ Jennings G.L., J. Hypertens., 1997, 15, 567
  91. ^ Fagard R.H. et al., Eur. J. Cardiovasc. Prev. Rehabil., 2005, 12 (4), 326
  92. ^ SNLG-ISS, Linee Guida sul Management dei pazienti con ipertensione arteriosa, 2008, disponibile online http://www.snlg-iss.it/banca_dati_comparativa#

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Swales JD, Manual of hypertension, Oxford, Blackwell Science, 1995, ISBN 0-86542-861-1.
  • Postel-Vinay N, A century of arterial hypertension 1896–1996, Chichester, Wiley, 1996, ISBN 0-471-96788-2.
  • Fisher ND, Williams GH, Hypertensive vascular disease in Kasper DL, Braunwald E, Fauci AS, et al. (a cura di), Harrison's Principles of Internal Medicine, 16th, New York, NY, McGraw-Hill, 2005, ISBN 0-07-139140-1.
  • Loscalzo, Joseph; Fauci, Anthony S.; Braunwald, Eugene; Dennis L. Kasper; Hauser, Stephen L; Longo, Dan L., Harrison's principles of internal medicine, McGraw-Hill Medical, 2008, ISBN 0-07-147691-1.
  • O'Brien, Eoin; Beevers, D. G.; Lip, Gregory Y. H., ABC of hypertension, Londra, BMJ Books, 2007, ISBN 1-4051-3061-X.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

medicina Portale Medicina: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di medicina