Varicocele

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
Varicocele
Varicocele di III grado (classificazione di Hudson).
Varicocele di III grado (classificazione di Hudson).
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM 456.4
ICD-10 I86.1
MeSH D014646
MedlinePlus 001284
eMedicine 382288

Il varicocele è una patologia varicosa che interessa il sistema vascolare del testicolo, caratterizzata da dilatazione ed incontinenza delle vene testicolari (o spermatiche) che hanno il compito di drenare il sangue dal testicolo.

Esiste anche il varicocele femminile, definito anche come insufficienza venosa pelvica, caratterizzato da una dilatazione delle vene ovariche che è causa di dolore pelvico cronico.

Anatomia[modifica | modifica wikitesto]

Immagine in sezione che mostra il plesso pampiniforme.

I testicoli ricevono il sangue dall'arteria genitale (arteria testicolare) attraverso il canale inguinale che mette in comunicazione lo scroto con l'addome.

Le vene testicolari (superficiali e profonde) si riuniscono e dopo aver raccolto le vene dell'epididimo, risalgono ed entrano a far parte del funicolo spermatico dove costituiscono il plesso pampiniforme. Da questo si origina la vena testicolare, che a destra sbocca nella vena cava inferiore, a sinistra invece giunge alla vena renale sinistra.

Tali vene, nell'uomo e più raramente nella donna, possono diventare incontinenti e dilatarsi impedendo così il deflusso di sangue venoso dal testicolo verso la parte alta del corpo. Si crea quindi una condizione di reflusso e stasi di sangue verso il testicolo.

Ciò si manifesta in particolar modo a carico del testicolo sinistro (95%) e raramente nel testicolo destro (5%) a causa delle differenti caratteristiche anatomiche tra le due vie vascolari. La vena spermatica sinistra, infatti, è tributaria della vena renale che ha basso flusso rispetto alla vena cava nella quale refluisce la vena spermatica destra, questo perché la vena testicolare sinistra sfocia nella vena renale perpendicolarmente, a differenza della testicolare destra che sfocia nella vena cava ad angolo.

Talvolta il varicocele può coinvolgere entrambi i testicoli ed allora si parla di varicocele bilaterale.

Il varicocele non influisce sul meccanismo dell'erezione. Tuttavia, il dolore provocato dalla pressione esercitata dal sangue nelle vene dilatate attorno al testicolo, può inibire la risposta erettile a livello psicologico.

È dibattuta fra gli endocrinologi la correlazione fra varicocele, soprattutto di primo e secondo grado, e sub-fertilità. Dato che il reflusso di sangue aumenta la pressione sulle pareti delle vene dilatate e quindi anche la loro temperatura, l'ipotesi sottostante è che durata e ampiezza di questa variazione siano sufficienti ad alterare i valori termici dell'intera zona circostante il testicolo, e a determinare un forte rischio di deterioramento di numero, forma e motilità degli spermatozoi. Il solo aumento di pressione è anch'esso correlabile all'infertilità perché causa ipossia, stress ossidativo ed una concentrazione di testosterone più bassa nel testicolo.
Per questi motivi, dopo la diagnosi di varicocele, viene effettuato uno spermiogramma, per valutare quantità e qualità degli spermatozoi nel liquido seminale.

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

Il varicocele è piuttosto comune, con un picco dell'8% tra i 10 e i 19 anni.[1]

Colpisce il 15-20% della popolazione maschile ed è presente nel 30-40% degli uomini con problemi di fertilità.

Assetto ormonale[modifica | modifica wikitesto]

Statisticamente gli uomini con varicocele hanno dei livelli di testosterone leggermente minori rispetto alla norma, inoltre gli individui con questa patologia hanno livelli minori di LH, maggiori di FSH e progesterone. È stata anche rilevata una minore attività di una liasi.[2]

Clinica[modifica | modifica wikitesto]

Nella maggior parte dei casi la patologia non presenta sintomi evidenti. Spesso non ci si accorge nemmeno di avere tale patologia.

Spesso la patologia viene diagnosticata con controlli di routine.

I sintomi tendono a presentarsi con il caldo, dopo un duro esercizio, alla fine di un rapporto sessuale, oppure dopo un tempo prolungato in stazione eretta.

I sintomi includono:

  • un dolore sordo nel/i testicolo/i;
  • un senso gravativo di pesantezza a livello scrotale;
  • fastidio al testicolo o in una parte dello scroto;

I segni più frequenti sono:

  • nessun segno evidente visibile ma vene dilatate palpabili a livello scrotale. Vengono spesso descritte come un sacchetto di vermi;
  • il testicolo colpito da varicocele può risultare più piccolo rispetto all'altro.

il varicocele in passato veniva diagnosticato massicciamente in quanto era obbligatoria la visita medica per l'accesso al servizio militare.

Diagnosi[modifica | modifica wikitesto]

Varicocele, immagine ecografica. Si noti l'espansione e la tortuosità del plesso pampiniforme al di sopra del didimo.

La diagnosi di varicocele è semplice e si basa sull'obiettività clinica e su indagini ecografiche. Un'accurata ispezione dello scroto ed un completo esame obiettivo da parte del medico (andrologo o urologo) permette di determinare la presenza di varicosità a livello testicolare. Le indagini strumentali di supporto (ecografia testicolare e eco-color-Doppler dei vasi spermatici) permettono di stabilire l’entità del reflusso. Altre metodiche di indagine strumentale utilizzate per confermare la diagnosi di varicocele sono la flussimetria doppler, l'ecografia, la flebografia.

Solitamente si distinguono 4 livelli di varicocele: I, II, III e IV grado. L’indicazione al trattamento della patologia viene data dall’andrologo, o dall'urologo con competenze andrologiche, quando il varicocele è associato ad alterazione della quantità e qualità degli spermatozoi, quando è associato a dolore testicolare e quando ravvede la necessità di preservare la fertilità del paziente.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Nel testicolo, come in qualunque altro organo, la stasi di sangue venoso produce alterazioni metaboliche e strutturali: possono quindi essere intaccate le condizioni ideali per la crescita e la maturazione di spermatozoi sani e con capacità fecondante. Si osserva spesso l'alterazione del liquido seminale che presenterà varie anomalie tra cui, le più comuni, diminuzione del numero di spermatozoi e/o alterazioni della loro motilità e morfologia. Le vene dilatate determinano un innalzamento di pochi gradi della temperatura del testicolo che, se si mantiene per lungo tempo, può causare infertilità.[3]

La produzione degli spermatozoi, infatti, è molto sensibile anche a piccole variazioni di temperatura. Dopo il trattamento si osserva frequentemente un netto miglioramento dei parametri seminali.

Il varicocele può anche causare un'ipotrofia del testicolo.[4]

Terapia chirurgica[modifica | modifica wikitesto]

Foto scattata 36 ore dopo il trattamento tramite embolizzazione del varicocele. Essa mostra il luogo in cui è stato passato il catetere.

L'attuale trattamento di scelta, per la ridottissima invasività e totale assenza di scopertura (o microscopertura) di strutture anatomiche, è radiologico le cui indicazioni principali sono: alterazione dello spermiogramma o algie invalidanti. Tale trattamento, chiamato scleroembolizzazione retrograda, non necessita di anestesia generale, essendo sufficiente quello locale nella sede di introduzione del catetere (inguinale o al braccio). La fattibilità di tale intervento dipende però molto anche dall'esperienza del Centro e quindi dell'Operatore. La presenza inoltre di importanti varianti anatomiche (nel 7% dei casi) del distretto veno-spermatico ne può controindicare l'esecuzione, preferendo in quel caso le tecniche chirurgiche classiche con riferimento alla varicocelectomia che viene eseguita però in anestesia generale, spinale (subaracnoidea) o anche locale a seconda delle tecnica utilizzata.

Negli anni sono state proposte numerose tecniche chirurgiche per la cura di tale patologia:

  • legatura soprainguinale;
  • intervento di Ivannisevich;
  • intervento di Palomo;
  • sclerotizzazione (anterograda o retrograda);
  • embolizzazione vene spermatiche;
  • legatura laparoscopica.

Legatura soprainguinale[modifica | modifica wikitesto]

Tra le varie tecniche chirurgiche disponibili, quella che offre maggiori vantaggi in rapporto ad una buona percentuale di successo, di minore invasività e rischi operatori è la legatura microchirurgica subinguinale delle vene spermatiche. È un intervento che si effettua in anestesia locale o spinale, con un piccola incisione obliqua di pochi cm a livello del pube verso l’inguine. Mediante l’utilizzo di dispositivi ottici di ingrandimento microchirurgici che permettono di ingrandire il campo operatorio da 4 a 40 volte (Loupes o microscopio operatore) si procede alla ricerca dell’arteria spermatica che deve essere lasciata integra perché una sua lesione comporterebbe un ridotto o assente apporto di sangue arterioso al testicolo. In seguito si identificano alcuni Dotti Linfatici che sono responsabili del deflusso della parte liquida del sangue, la linfa. I linfatici identificati devono essere risparmiati ove possibile per evitare la comparsa di idrocele (una raccolta di liquido sieroso nella sacca scrotale). Infine si procede all'identificazione delle vene responsabili del reflusso che devono essere legate una per volta e sezionate. L'intervento dura in media 30-45 minuti.

Interventistica radiologica[modifica | modifica wikitesto]

Meno invasiva è (come citato sopra) è l'intervento con tecnica di interventistica radiologica, che può essere eseguita ambulatorialmente: passando attraverso i vasi sanguigni il radiologo giunge alle vene spermatiche che cauterizza. Altra tecnica radiologica, utilizzata quando il cateterismo della vena spermatica risulta impossibile, è anterograda. Tale tecnica prevede l'isolamento di una vena del plesso pampiniforme anteriore a valle dell'orifizio inguinale esterno o a livello scrotale, con successiva iniezione della sostanza sclerosante. Il sangue refluo utilizzerà il circolo collaterale che si è formato durante tutto il tempo delle malattia.

La tecnica radiologica (scleroembolizzazione retrograda), nata appositamente per il trattamento della recidiva di varicocele trattato chirurgicamente, si è estesa poi egregiamente anche al varicocele primitivo. http://www.medicitalia.it/minforma/radiologia-interventistica/536/la-scleroembolizzazione-retrograda-del-varicocele-che-cos-e.html

Terapia microchirurgica[modifica | modifica wikitesto]

Con l'introduzione nella pratica clinica del trattamento microchirurgico derivativo del varicocele come proposto da Giancarlo Flati et al. si è aggiunta alle tecniche tradizionali una ulteriore possibilità terapeutica indicata sia nel trattamento primario dell'infertilità legata al varicocele sia nel trattamento del varicocele recidivo dopo tecniche di legature del sistema spermatico. Il trattamento microchirurgico del varicocele mediante esecuzione di bypass micro vascolari tra il sistema spermatico e la vena epigastrica inferiore è utilizzabile sia nei pazienti con reflusso reno spermatico che con reflusso iliaco spermatico nel rispetto delle rispettive situazioni emodinamiche. Il trattamento microchirurgico è stato valutato nel lungo termine anche nel trattamento del varicocele recidivo ottenendo un significativo miglioramento dell'infertilità ad esso legata.[5] [6]

Rischio di recidiva[modifica | modifica wikitesto]

Queste tecniche, se eseguite da operatori esperti offrono delle buone garanzie di risultati, anche se le linee guida internazionali riportano che il rischio di recidiva o di persistenza del varicocele è abbastanza alto (30% nella legatura alta, 10% nella sclerotizzazione retrograda). Inoltre, con la tecnica tradizionale è più facile che si verifichi una legatura accidentale dell’arteria spermatica o la legatura di numerosi linfatici.

La terapia microchirurgica del varicocele presenta molti vantaggi rispetto alle precedenti: la possibilità di recidiva o di persistenza è del 2-4%.

Prognosi[modifica | modifica wikitesto]

Circa il 50% dei pazienti sottoposti a trattamento va poi incontro a una normalizzazione della fertilità. I migliori risultati (frequenza di gravidanza del 70%) vengono ottenuti in soggetti con conta spermatica pre intervento superiore ai 10 milioni al millilitro.

Il controllo dei parametri seminali andrebbe fatto non prima di 3-4 mesi dall'intervento.

Rimane comunque la possibilità di recidive, data la natura strutturale della patologia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ P. Kumanov, RN. Robeva; A. Tomova, Adolescent varicocele: who is at risk? in Pediatrics, vol. 121, nº 1, gennaio 2008, pp. e53-7, DOI:10.1542/peds.2007-0340, PMID 18166544.
  2. ^ R. Hampl, M. Lachman; Z. Novák; J. Sulcová; L. Stárka, Serum levels of steroid hormones in men with varicocele and oligospermia as compared to normozoospermic men. in Exp Clin Endocrinol, vol. 100, nº 3, 1992, pp. 117-9, DOI:10.1055/s-0029-1211189, PMID 1305061.
  3. ^ A. Jung, HC. Schuppe, Influence of genital heat stress on semen quality in humans. in Andrologia, vol. 39, nº 6, dicembre 2007, pp. 203-15, DOI:10.1111/j.1439-0272.2007.00794.x, PMID 18076419.
  4. ^ H. Sakamoto, Y. Ogawa; H. Yoshida, Relationship between testicular volume and varicocele in patients with infertility. in Urology, vol. 71, nº 1, gennaio 2008, pp. 104-9, DOI:10.1016/j.urology.2007.08.019, PMID 18242375.
  5. ^ Flati, Porowska e et al., Improvement in the fertility rate after placement of microsurgical shunts in men with recurrent varicocele su National Center for Biotechnology Information, PubMed, dicembre 2004.
  6. ^ Giancarlo Flati, Porowska e et al., Microsurgical treatment of varicocele: selecting most appropriate shunt su National Center for Biotechnology Information, PubMed, febbraio 1990.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Medicina Portale Medicina: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Medicina