Tiroide

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Tiroide
Thyroide.jpg
La tiroide posizionata nel collo
Illu thyroid parathyroid.jpg
Tiroide con posizione delle ghiandole paratiroidi poste dietro di essa
Anatomia del Gray subject #272 1269
Sistema endocrino
Arteria tiroidee superiori e inferiori
Vena tiroidee superiori e inferiori
Nervo nervi laringei (nervo vago)
Linfatici vasi che si gettano nella catena giugulare interna e nei linfonodi para- e pretracheali
Sviluppo embriologico secondo arco branchiale
MeSH Thyroid+Gland
A06.407.900
Dorlands/Elsevier gland.htm nine/000957720

La tiroide (dal greco ϑυρεοειδής ossia a forma di scudo oblungo[1]) è una ghiandola endocrina a forma di H o farfalla, impari, mediana, posizionata nella regione anteriore del collo e costituita da due lobi, destro e sinistro, uniti da uno stretto ponte che prende il nome di istmo[2].

I lobi presentano un'altezza di circa 3 cm e una forma conica con uno spessore che varia da 0,5 cm negli apici e 2 cm nella base[2]. La distanza massima tra i due margini laterali misura invece 7 cm[2]. Il peso varia dai 0,2 g alla nascita ai 20 g dell'adulto[2]. Si presenta con una superficie liscia di colore rosso bruno e una consistenza molle[2]. Normalmente il volume tiroideo dell'adulto oscilla tra 6-12 ml nel sesso femminile e 8-16 ml nel sesso maschile. La tiroide presenta una straordinaria variabilità di peso e dimensioni che dipendono dall'età, dal sesso e dall'ambiente in cui si vive[2].

Funzionalmente presenta due componenti endocrine: la prima produce gli ormoni tiroidei (T3 e T4), la seconda la calcitonina. La tiroide è una ghiandola a struttura follicolare, costituita quindi da follicoli all'interno dei quali vengono immagazzinati gli ormoni tiroidei. La calcitonina viene prodotta invece dalle cellule C o parafollicolari, site all'esterno dei follicoli.

Nella metà superiore dell'istmo, nel 50% circa dei casi, può rimanere traccia della discesa della ghiandola durante lo sviluppo nel cosiddetto lobo piramidale o piramide di Morgagni[2].

Disposizione e rapporti[modifica | modifica wikitesto]

Rapporti con le cartilagini laringee
Tiroide e rapporti con i grandi vasi

La tiroide è applicata e trae, quindi, rapporto con la laringe, la parte iniziale della trachea ed i fasci vascolonervosi del collo di destra e sinistra (ciascuno formato da carotide comune, vena giugulare interna e nervo vago) mediante dei legamenti che costituiscono la guaina peritiroidea, di dipendenza della fascia cervicale media[3].

La guaina non è il rivestimento connettivale della tiroide, ma determina uno spazio dentro il quale è presente la ghiandola con la sua capsula e lo spazio pericoloso peritiroideo, un intreccio vascolare che separa la superficie interna della guaina dall'organo[4] e dentro il quale, posteriormente, sono accolte le quattro ghiandole parotiroidi[4].

Da questa guaina nascono legamenti che tengono salda la tiroide alla cartilagine tiroide della laringe[3]:

  • legamento sospensore o mediano;
  • legamenti laterali interni;
  • legamenti laterali esterni.

Talvolta l'arteria carotide comune lascia un solco nel versante posterolaterale della ghiandola[3].
Si trova quindi alla base del collo, ma la sua posizione è variabile perché segue i movimenti della laringe (sale quando si solleva il mento o quando si deglutisce)[3].

La tiroide è ricoperta in parte dai muscoli sternocleidoioideo, sternotiroideo e omoioideo e dalla fascia cervicale media che, nella regione mediana insieme alla fascia superficiale, è l'unica formazione a separarla dalla cute vista la mancanza dei muscoli appena citati[2].
Lateralmente, invece, è ricoperta dal muscolo sternocleidomastoideo e dal muscolo platisma omolaterali[2].

A volte è presente il muscolo elevatore della tiroide, come una formazione fibro-muscolare tesa fra l'osso ioide e l'istmo[2].

Vascolarizzazione ed innervazione[modifica | modifica wikitesto]

È vascolarizzata dalle arterie tiroidee superiori (rami delle carotidi esterne) e tiroidee inferiori (rami del tronco tireocervicale delle succlavie)[4]; le vene formano un ricco plesso nello spazio peritiroideo che drena per mezzo delle vene tiroidee superiori e medie alle giugulari interne e per mezzo delle inferiori ai tronchi brachiocefalici[5].

I vasi linfatici formano una rete perifollicolare che drena in quelli della capsula, tributari dei linfonodi della catena giugulare interna, dei paratracheali e dei pretracheali[5].

La tiroide è innervata sia dal sistema adrenergico che da quello colinergico. Le fibre afferenti giungono ad essa per mezzo dei nervi laringei (il nervo laringeo inferiore decorre in stretto contatto con l'arteria tiroidea inferiore ed è proprio da questo rapporto anatomico che deriva la possibilità di un danno chirurgico al nervo laringeo in seguito alla legatura delle arterie tiroidee[5]) e regolano il sistema vasomotorio, modulando il flusso di sangue che giunge alla tiroide. In aggiunta all'innervazione vasomotoria vi è un sistema di fibre adrenergiche che termina in vicinanza della membrana basale della parete follicolare; le cellule tiroidee a loro volta possiedono recettori adrenergici sulla loro membrana plasmatica, ad indicare che il sistema adrenergico influenza la funzionalità tiroidea sia attraverso effetti sul flusso ematico, che attraverso effetti diretti sulle cellule follicolari.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Come tutti gli organi pieni, la tiroide è provvista da una capsula connettivale che riveste un parenchima ghiandolare. La capsula invia all'interno dell'organo tralci di tessuto connettivo che suddividono l'organo in aree irregolari, i lobuli e offrono passaggio a vasi e nervi[5].

Il parenchima ha una struttura follicolare, con una serie di vescicole chiuse, i follicoli tiroidei formati da tireociti e sostanza colloide con intercalate le cellule parafollicolari o cellule C sia nella parete dei follicoli che esternamente ad essi.

Follicoli[modifica | modifica wikitesto]

Immagine al microscopio ottico (100X) che mostra la struttura follicolare con lumi ripieni di colloide, tireociti organizzati in singolo strato a formare la parete e alcune cellule parafollicolari dal citoplasma più chiaro
Immagine al microscopio ottico che mette in evidenza la colloide: si possono notare follicoli più grandi e più piccoli nelle loro diverse fasi. Gli ammassi cellulari al centro, sono detti solid cell nests e rappresentano delle formazioni patologiche.

I follicoli tiroidei sono delle vescicole chiuse formate da una parte, l'epitelio follicolare, di tireociti le cellule principali della tiroide atte alla produzione degli ormoni tiroidei. All'interno dei follicoli è presente del materiale amorfo, la colloide.

La forma dei follicoli dipende dallo stato funzionale della ghiandola: una tiroide in immissione in circolo di ormoni presenterà follicoli piccoli, quasi svuotati della colloide, con tireociti cilindrici (il microfollicolo)[6]; una tiroide in sintesi ormonale, invece, accumulerà molta colloide e avrà follicoli grandi con un epitelio formato da un unico strato di cellule appiattite (il macrofollicolo)[7].

La fase di sintesi ormonale, che vedere il riempirsi dei follicoli, caratterizza i tireociti con un reticolo endoplasmatico ruvido e un apparato di Golgi estesi, processi di esocitosi apicale, vescicole PAS-positive e mitocondri numerosi[6].

Nella fase di immissione in circolo degli ormoni, con corrispettivo svuotamento dei follicoli, assiste alla formazione di estroflessioni nel lume follicolare per l'endocitosi e conseguente aumento di fagosomi ricolmi di colloide che deve essere rimaneggiata[6][8].

Cellule parafollicolari[modifica | modifica wikitesto]

Le cellule C o parafollicolari si trovano nello stroma reticolare della tiroide. Si trovano intercalate ai tireociti nei follicoli, senza mai accedere al lume o in piccoli gruppi nello stroma presente fra i follicoli[9].

Sono cellule voluminose, con un citoplasma chiaro caratterizzato dalla presenza di vescicole di secrezione con una zona centrale elettrondensa e una zona periferica (all'interno della vescicola stessa) più chiara[9]. Queste vescicole producono calcitonina, un ormone implicato nell'inibizione del riassorbimento del calcio osseo[9].

Derivazione embriologica[modifica | modifica wikitesto]

Archi faringei

La tiroide comincia il suo sviluppo il 24º giorno[10] come un ispessimento endodermico del pavimento della fargine primitiva[11] al limite tra il corpo e la base della lingua[9]. In poco tempo tale cordone si canalizza formando il dotto tireoglosso e scende verso il basso, diventando solido, all'altezza dell'abbozzo laringotracheale verso la VII settimana[9][11]. Al termine di questo periodo la tiroide appare già nella sua forma e posizione definitive e il dotto tireoglosso, di norma, scompare[11]. Nella lingua rimane una piccola fossetta, il forame cieco come reminiscenza dell'apertura superiore del dotto[9][11].

L'attività tiroidea inizia intorno alla XI settimana, dalla XX settimana i livelli ormonai aumentano per stabilizzarsi a quelli dell'adulto entro la XXXV settimana[12].

Istogenesi[modifica | modifica wikitesto]

I tireociti derivano dalla massa solida di origine endodermica che forma l'abbozzo tiroidea. L'invio di sepimenti da parte del mesenchima circostante suddivide l'abbozzo in cordoni cellulari che, entro la X settimana, si suddividono in piccoli gruppi cellulari[12]. In ciascuno di questi gruppi si forma un lume intorno al quale le cellule si dispongono in un unico strato e durante la XI settimana, per via dell'iniziata attività ghiandolare, comincia a accumularsi colloide all'interno del follicolo[12].

Le cellule parafollicolari sono di origine neuroectodermica derivando dalle creste neurali che, migrate nel corpo ultimobrachiale (che corrisponde alla parte ventrale allungata di ciascuna quarta tasca faringea[13]), arrivano nella tiroide dopo la fusione di quest'ultimo con l'abbozzo tiroideo[9].

Queste due popolazioni cellulari hanno una diversa origine embriologica: solo le cellule follicolari, più numerose, originano propriamente dall'abbozzo tiroideo che deriva da un'introflessione della mucosa alla base della lingua; le cellule parafollicolari migrano invece successivamente nella tiroide provenendo dai corpi ultimobranchiali, abbozzi embrionari dei quali nei mammiferi non resta traccia, e vengono considerati parte del sistema endocrino diffuso denominato APUD (Amine Precursor Uptake and Decarbossilation).

Funzione[modifica | modifica wikitesto]

Immagine al microscopio ottico in cui si può notare la differente grandezza dei follicoli in rappresentanza del loro diverso stadio funzionale (piccoli = attivo riassorbimento per l'immissione in circolo di ormoni, grande = fase di accumulo)
Schema del meccanismo di sintesi degli ormoni tiroidei nel tireocita.[14]

La funzione della tiroide è la produzione degli ormoni tiroidei (triiodotironina e tetraiodotironina o tiroxina) tramite i tireociti e della calcitonina grazie alle cellule parafollicolari.

Tireociti[modifica | modifica wikitesto]

Il funzionamento dei tireociti si suddivide in due grandi fasi: la fase di sintesi e la fase di immissione in circolo. Nella prima fase gli ormoni tiroidei vengono prodotti e accumulati nel follicolo sotto forma di colloide, mentre nella seconda vengono riassorbiti, processati e immessi nel circolo sanguigno.

Questo dà ai tireociti una doppia polarità funzionale: durante la sintesi operano dal versante basale a quello apicale, nell'altra fase il contrario.

Fase di sintesi[modifica | modifica wikitesto]

Durante la fase di sintesi viene prodotta la tireoglobulina, una glicoproteina sintetizzata all'interno dei tireociti stessi che viene immagazzinata insieme ad una perossidasi dentro vescicole PAS-positive nel versante apicale della cellula[6]. Nel frattempo, avviene l'assunzione di ioduri dal torrente circolatorio che vengono immessi nelle vescicole dove vengono ridotti dalla perossidasi e quindi legati a residui di tirosina della tireoglobulina. In questo modo è possibile formare una molecola di monoiodiotirosina (MIT) se si lega solo un atomo di iodio e la diiodiotirosina (DIT) se due dalle cui combinazioni possono nascere T3 (MIT + DIT) e T4 (DIT+ DIT)[6]. In questo modo si sono formati gli ormoni tiroidei su dei supporti tireoglobulinici, il tutto all'interno delle vescicole che vengono poi aperte nel versante apicale per riversare il contenuto nel lume del follicolo e accumularlo sotto forma di colloide[6].
In questo modo la tiroide rappresenta l'unico caso di ghiandola endocrina che possiede la capacità di accumulare il secreto in sede extracellulare prima che esso venga riversato nel torrente circolatorio.

Fase di immissione in circolo[modifica | modifica wikitesto]

L'emissione di T3 e T4 dipende dalla stimolazione dell'ormone ipofisario TSH sui recettori dei tireociti[6]. Quando ciò avviene si innesca lo svuotamento del follicolo per l'immissione in circolo degli ormoni: i tireociti estroflettono dei pesudopodi all'interno della colloide fagocitandola all'interno di fagosomi che, una volta fusi con dei lisosomi, innescano la scissione degli ormoni tiroidei dalla tireoglobulina per la loro emissione dalla parte basale delle cellula e la loro successiva entrata nel torrente circolatorio[8]. Nei lisosomi i residui di tireoglobulina vengono a loro volta degradati e lo iodio riciclato permettendo alla cellula di ritornare nella fase di sintesi[8].

Fisiologia[modifica | modifica wikitesto]

Azione degli ormoni ipotalamici-ipofisari sulla tiroide e degli ormoni tiroidei nell'organismo

Gli ormoni, una volta rilasciati entrano in circolo dove si legano a proteine plasmatiche. Di notevole importante il legame con la globulina, a cui sono legati il 70-75% degli ormoni[8] che garantisce loro un'emivita più lunga e quindi li trasforma in riserva se i livelli plasmatici sono troppo alti. Un abbassamento dei livelli plasmatici porta ad un distacco dalla globulina garantendo una concentrazione costante nei tessuti[8].

Il 90% degli ormoni è costituito da T4 che viene prontamente convertito (circa il 33-40%) in T3 dal momento che è 10 volte più potente nell'interagire con le cellule bersaglio[8].

Metodi d'azione degli ormoni[modifica | modifica wikitesto]

L'estrema liposolubilità permettono agli ormoni tiroidei di diffondere agilmente attraverso le membrane cellulari. I recettori specifici, infatti, si trovano nel nucleo dove, dopo aver legato l'ormone, interagiscono con il DNA per regolare l'espressione di diversi geni.

Ruolo degli ormoni[modifica | modifica wikitesto]

Gli ormoni da essa prodotti sotto stimolo ipofisario, composti iodati derivanti dalla tirosina, come la tetraiodotironina o T4 e la triiodotironina o T3, agiscono sul metabolismo cellulare e sui relativi processi di accrescimento senza presentare degli organi specifici, ma un'azione generalizzata[8].
Gli ormoni hanno un effetto generalmente eccitatorio sul metabolismo basale: aumentano il consumo di ossigeno da parte dei tessuti, stimolando la produzione endogena di calore; stimolano la sintesi proteica, la gluconeogenesi, la glicogenolisi e il catabolismo dei lipidi; hanno un effetto inotropo e cronotropo positivo sul miocardio, migliorandone la sensibilità alle catecolamine. Nell'età fetale e nella prima infanzia, hanno un importantissimo ruolo nel differenziamento e nella crescita del sistema nervoso, e un loro deficit dovuto ad una condizione di ipotiroidismo produce una condizione detta cretinismo caratterizzata da incompleto sviluppo del SNC e da ritardo mentale[9].

La calcitonina, prodotta dalle cellule parafollicolari o cellule C, regola il metabolismo del calcio agendo in modo antagonista al paratormone secreto dalle ghiandole paratiroidi: la calcitonina stimola la riduzione dei livelli di calcio quando questo è troppo alto; il paratormone agisce invece ripristinando normali livelli dello ione quando questi si abbassano. Nei mammiferi l'effetto della calcitonina sul metabolismo del calcio è diventato decisamente marginale, per cui se ne ipotizzano altri possibili azioni, come quella di neuromodulatore. Nei pesci l’ormone ha un’azione importante e viene prodotto in grandi quantità; da qui la possibilità di estrarlo dal corpo ultimobranchiale di salmone per utilizzarlo come farmaco nel trattamento dell’osteoporosi post-menopausale.

L'importanza dello iodio e del selenio[modifica | modifica wikitesto]

La tiroide funziona correttamente, garantendo un’adeguata sintesi ormonale, se può disporre di adeguate quantità di iodio, un oligoelemento essenziale, presente nell’organismo in piccole quantità e soggetto a perdite quotidiane attraverso l’urina o il sudore, che entra nella costituzione della tiroxina (T4) e della triiodotironina (T3). Per questa ragione è molto importante assumerne attraverso l’alimentazione la giusta quantità, e agevolare così il funzionamento della ghiandola tiroidea: una eventuale carenza di iodio può portare a diverse patologie (es. gozzo) ed è particolarmente rischiosa in gravidanza, determinando anche gravi conseguenze per il feto.

Il fabbisogno giornaliero di iodio per la sintesi degli ormoni tiroidei è di circa 150 microgrammi, ai quali, in gravidanza e in allattamento vanno aggiunti 50-100 microgrammi per la crescita del bambino.

Anche il selenio ha un ruolo chiave nella protezione e nel funzionamento della tiroide, essendo peraltro un cofattore delle desiodasi (enzimi responsabili della conversione della T4 in T3) e delle glutatione perossidasi e delle reduttasi della tioredoxina (enzimi coinvolti nella regolazione dello stato ossido-riduttivo della cellula tiroidea e della sua protezione dal danno ossidativo). La tiroide, infatti, contiene una quantità di selenio per grammo di tessuto maggiore rispetto a ogni altro organo del corpo.

Patologia[modifica | modifica wikitesto]

Confronto fra i tessuti di una tiroide iperplasica (in alto) e una normale (in basso)
 
Tiroides 02 40X.JPG
Confronto fra i tessuti di una tiroide iperplasica (in alto) e una normale (in basso)
Tumore tiroideo

L'ipertiroidismo è una patologia che porta ad un aumento dell'azione degli ormoni tiroidei con conseguente aumento del metabolismo e quindi temperatura corporea elevata, perdita di peso, aumento dell'appetito, tachicardia, ipertensione e un maggior sviluppo tiroideo[9].

L'ipotiroidismo (anche congenito[12]), invece, porta ad un ridotto metabolismo con conseguente bassa temperatura, aumento di peso, riduzione dell'appetito, bradicardia, ipotensione, ipotonia della muscolatura scheletrica e apatia[9]. Se la carenza di secrezione avviene durante l'infanzia, oltre al metabolismo ridotto, avviene anche uno sviluppo ritardato del sistema nervoso che causa un ritardo mentale accompagnato da bassa statura noto come cretinismo[15].
L'insieme dei sintomi dovuti ad iposecrezione nell'adulto, invece, viene chiamato mixedema.

Un basso apporto di iodio nella dieta causa il gozzo colloidale, caratterizzato da un aumentato volume della ghiandola dovuto all'aumento della colloide nei follicoli[9].

Si pensa che un’insufficienza di selenio possa contribuire all’innesco di una tiroidite cronica autoimmune in soggetti predisposti.

Patologie congenite[modifica | modifica wikitesto]

Tutte la patologie congenite riguardano difetti nello sviluppo embriologico della tiroide e si può quindi assistere al già citato ipotiroidismo congenito[12], a cisti o seni del dotto tireoglosso (che si formano come rigonfiamenti lungo il decorso del dotto tireoglosso e formare masse mobili ed indolori, che danno problemi solo in caso di infezioni)[15] e tessuto tiroideo accessorio come residuo del dotto tireoglosso[15].

Allo stesso modo si può assistere a tiroide ectopica per un'errata discesa nel collo. Questo porta la tiroide a non essere nel posto convenzionale ma, ed esempio, appena sotto la lingua rimanendo comunque l'unica ghiandola presente ed attiva e non quindi una cisto o un tessuto accessorio[15].

La carente migrazione delle cellule delle creste neurali nel sesto arco faringeo, provoca disturbi nella capacità di mantenere l'omeostasi del calcio, visto il ruolo fondamentale della calcitonina nell'antagonizzarre l'azione della vitamina D e del paratormone come principale ormone ipercalcemizzante.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Recenti[non chiaro] ricerche evidenziano un notevole interesse per i disordini tiroidei già presso la Scuola Medica Salernitana di epoca medievale (XII sec.). Nell'articolo “The Thyroidology in the medieval Medical School of Salerno”, pubblicato dalla rivista scientifica “Thyroid”[16], si evidenzia come già Rogerio Salernitano, il maestro chirurgo salernitano autore del "Post mundi fabricam" (1180 circa), che era considerato al tempo in tutta Europa il trattato di chirurgia per eccellenza, descrivesse alcune cure per il gozzo nel capitolo "De bocio" del trattato stesso. L'articolo evidenzia l'intuitività e l'efficacia di questi trattamenti che, sebbene basati solo su evidenze assolutamente empiriche correttamente interpretate, costituiscono ancora oggi il fondamento delle attuali terapie antigozzigene.

Anatomia comparata[modifica | modifica wikitesto]

Metamorfosi degli anfibi

Iodio e T4 stimolano l'apoptosi (la morte cellulare programmata) delle cellule delle branchie larvali, della coda e delle pinne trasformando il girino acquatico e vegetariano in rana adulta terrestre e carnivora che possiede migliori capacità neurologiche, visuo-spaziali, olfattive e cognitive più adatte alla caccia. Contrariamente alla metamorfosi degli anfibi, la tiroidectomia e l'ipotiroidismo nei mammiferi può essere considerato una sorta di regressione filogenetica e metabolica ad una fase precedente di vita da rettile. Infatti, molti disturbi che sembrano affliggere gli esseri umani ipotiroidei hanno caratteristiche simili ai rettili, come la pelle secca, priva di peli, squamosa e fredda ed anche un generale rallentamento del metabolismo, digestione, frequenza cardiaca e dei riflessi nervosi, con cerebrazione letargica, iperuricemia e ipotermia [17].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Etimologia del termine da etimo.it
  2. ^ a b c d e f g h i j Da Trattato di Anatomia Umana, volume II, op. cit., p. 498
  3. ^ a b c d Da Trattato di Anatomia Umana, volume II, op. cit., p. 499
  4. ^ a b c Da Trattato di Anatomia Umana, volume II, op. cit., p. 500
  5. ^ a b c d Da Trattato di Anatomia Umana, volume II, op. cit., p. 501
  6. ^ a b c d e f g Da Trattato di Anatomia Umana, volume II, op. cit., p. 503
  7. ^ Da Trattato di Anatomia Umana, volume II, op. cit., p. 502
  8. ^ a b c d e f g Da Trattato di Anatomia Umana, volume II, op. cit., p. 504
  9. ^ a b c d e f g h i j k Da Trattato di Anatomia Umana, volume II, op. cit., p. 505
  10. ^ Sulla data dell'inizio dello sviluppo vi sono due fonti discordanti: sul Moore si trova scritto 24 giorni dopo la fecondazione, op. cit., p. 173, mentre sull'Anastasi verso il 17º giorno, op. cit., p. 505. La fonte più recente è la prima, del 2009
  11. ^ a b c d Da Lo sviluppo prenatale dell'uomo, op. cit., p. 173
  12. ^ a b c d e Da Lo sviluppo prenatale dell'uomo, op. cit., p. 174
  13. ^ Da Lo sviluppo prenatale dell'uomo, op. cit., p. 169
  14. ^ Walter F., PhD. Boron, Medical Physiology: A Cellular And Molecular Approaoch, Elsevier/Saunders, 2003, p. 1300, ISBN 1-4160-2328-3.
  15. ^ a b c d Da Lo sviluppo prenatale dell'uomo, op. cit., p. 175
  16. ^ Bifulco M, Cavallo P. “Thyroidology in the medieval Medical School of Salerno”. Thyroid. 2007 Jan; 17(1): 39-40
  17. ^ S. Venturi, F.M. Donati, A. Venturi e M. Venturi, Environmental Iodine Deficiency: A Challenge to the Evolution of Terrestrial Life? in Thyroid, vol. 10, nº 8, 2000, pp. 727–9, DOI:10.1089/10507250050137851, PMID 11014322.(Venturi Sebastiano, 2000)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]