Tiroide
| Tiroide | |
|---|---|
Tiroide e rapporti anatomici |
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Sistema endocrino tiroideo |
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| Anatomia del Gray | subject #272 1269 |
| Sistema | endocrino |
| Arteria | tiroidea superiore e inferiore |
| Vena | tiroidea superiore e inferiore |
| Sviluppo embriologico | secondo arco branchiale |
La tiroide è una ghiandola a forma di H che comprende due componenti endocrine: la prima produce gli ormoni tiroidei (T3 e T4), la seconda la calcitonina. La tiroide è una ghiandola a struttura follicolare, costituita quindi da follicoli all'interno dei quali vengono immagazzinati gli ormoni tiroidei. La calcitonina viene prodotta invece dalle cellule C o parafollicolari, site all'esterno dei follicoli.
In greco antico tiroide significa simile a uno scudo.
Indice |
Anatomia [modifica]
La tiroide è una ghiandola endocrina a forma di farfalla, posizionata nel collo e costituita da due lobi, destro e sinistro, uniti da uno stretto ponte che prende il nome di istmo. Spesso è presente un lobo accessorio piramidale, che può essere la continuazione dell’istmo o di uno dei lobi laterali e che si estende in alto al davanti della laringe, detta piramide del Morgagni o del Lalouette. L'organo sano, nell'adulto ha colorito rosso bruno, superficie liscia (è rivestita da una capsula fibrosa propria), consistenza molle e misure di 7 cm di larghezza, 3 di altezza e 0,5 (apici)-2 (basi) cm di spessore circa, mentre il peso medio è di 20 g. La ghiandola varia con la crescita (pesa 0,2 g nel bambino) e in condizioni particolari (aumenta di dimensioni durante la gravidanza). Normalmente il volume tiroideo dell'adulto oscilla tra 6-12 ml nel sesso femminile e 8-16 ml nel sesso maschile. La tiroide prende rapporto con la laringe, la parte iniziale della trachea ed i fasci vascolonervosi del collo di destra e sinistra (ciascuno formato da carotide comune, vena giugulare interna e nervo vago) mediante dei legamenti che costituiscono la guaina peritiroidea. Si trova quindi alla base del collo, ma la sua posizione è variabile perché segue i movimenti della laringe (sale quando si solleva il mento o quando si deglutisce). La ghiandola giace in uno spazio anatomico definito loggia tiroidea, delimitata anteriormente e lateralmente da muscoli (i muscoli sottoioidei e sternocleidomastoidei, rispettivamente) e posteriormente dai fasci vascolonervosi del collo di destra e sinistra e dal condotto laringotracheale. È vascolarizzata dalle arterie tiroidee superiori (rami delle carotidi esterne) e tiroidee inferiori (rami del tronco tireocervicale delle succlavie); le vene formano un ricco plesso nello spazio peritiroideo che drena per mezzo delle vene tiroidee superiori e medie alle giugulari interne e per mezzo delle inferiori ai tronchi brachiocefalici. I vasi linfatici formano una rete perifollicolare che drena in quelli della capsula, tributari dei linfonodi della catena giugulare interna, dei paratracheali e dei pretracheali. La tiroide è innervata sia dal sistema adrenergico che da quello colinergico. Le fibre afferenti giungono ad essa per mezzo dei nervi laringei (il nervo laringeo inferiore decorre in stretto contatto con l'arteria tiroidea inferiore ed è proprio da questo rapporto anatomico che deriva la possibilità di un danno chirurgico al nervo laringeo in seguito alla legatura delle arterie tiroidee) e regolano il sistema vasomotorio, modulando il flusso di sangue che giunge alla tiroide. In aggiunta all'innervazione vasomotoria vi è un sistema di fibre adrenergiche che termina in vicinanza della membrana basale della parete follicolare; le cellule tiroidee a loro volta possiedono recettori adrenergici sulla loro membrana plasmatica, ad indicare che il sistema adrenergico influenza la funzionalità tiroidea sia attraverso effetti sul flusso ematico, che attraverso effetti diretti sulle cellule follicolari.
Embriologia [modifica]
La tiroide ha origine endodermica e in particolare deriva dall'intestino branchiale. Inizia come un abbozzo cavo della radice della lingua (dove nell'adulto permane una struttura obliterata chiamata forame cieco), che migra poi in senso caudale fino alla cartilagine tiroidea della laringe, a cui aderisce. Durante questa migrazione, viene formata una struttura cava, il dotto tireoglosso, che viene progressivamente riempita fino a scomparire completamente alla fine del quarto mese. In alcuni individui, il dotto tireoglosso può rimanere pervio anche in età adulta, contenendo isole di tessuto tiroideo che vanno incontro alla formazione di cisti. È abbastanza frequente trovare un residuo di tale dotto nell'adulto sotto forma di un tubulo che origina dall'istmo (il lobo piramidale). Gli studi rivelano che la tiroide inizia a funzionare intorno al terzo mese di vita intrauterina.
Fisiologia [modifica]
Gli ormoni da essa prodotti sotto stimolo ipofisario, composti iodati derivanti dalla tirosina, come la tetraiodotironina o T4 e la triiodotironina o T3, agiscono sul metabolismo cellulare e sui relativi processi di accrescimento; una scarsa secrezione di questi ormoni nell'infanzia (ipotiroidismo), può portare a un mancato sviluppo del sistema nervoso (cretinismo tiroideo).
Nella tiroide sono poi presenti alcune cellule, le cellule C di derivazione neuroectodermica, deputate alla produzione di calcitonina che agisce sul ricambio del calcio assieme al paratormone e alla vitamina D. Le cellule C o parafollicolari si trovano nello stroma reticolare della tiroide e nello sviluppo embrionale derivano da cellule delle creste neurali che colonizzano il sesto arco branchiale, formando il corpo ultimo branchiale. La carente migrazione delle cellule delle creste neurali nel sesto arco branchiale, come accade nella Sindrome di DiGeorge, provoca disturbi nella capacità di mantenere l'omeostasi del calcio, visto il ruolo fondamentale della calcitonina nell'antagonizzarre l'azione della vitamina D e del paratormone come principale ormone ipocalcemizzante.
La tiroide rappresenta l'unico caso di ghiandola endocrina che possiede la capacità di accumulare il secreto, prima che esso venga riversato nel torrente circolatorio, in sede extracellulare in quanto gli ormoni, legati ad una glicoproteina iodata (tireoglobulina), si accumulano nel lume follicolare sotto forma di colloide. Nella parete follicolare si evidenziano due popolazioni cellulari: le cellule parafollicolari o cellule C e le cellule follicolari o tireociti. Queste due popolazioni cellulari hanno una diversa origine embriologica: solo le cellule follicolari, più numerose, originano propriamente dall'abbozzo tiroideo che deriva da un'introflessione della mucosa alla base della lingua; le cellule parafollicolari migrano invece successivamente nella tiroide provenendo dai corpi ultimobranchiali, abbozzi embrionari dei quali nei mammiferi non resta traccia, e vengono considerati parte del sistema endocrino diffuso denominato APUD (Amine Precursor Uptake and Decarbossilation). Gli ormoni prodotti dalle cellule follicolari o tireociti sono due dipeptidi iodati: la tiroxina (T4) prodotta in maggior quantità e la triiodotironina (T3). Entrambe sono sotto il controllo dell'ormone ipofisario TSH.
Gli ormoni hanno un effetto generalmente eccitatorio sul metabolismo basale: aumentano il consumo di ossigeno da parte dei tessuti, stimolando la produzione endogena di calore; stimolano la sintesi proteica, la gluconeogenesi, la glicogenolisi e il catabolismo dei lipidi; hanno un effetto inotropo e cronotropo positivo sul miocardio, migliorandone la sensibilità alle catecolamine. Nell'età fetale e nella prima infanzia, hanno un importantissimo ruolo nel differenziamento e nella crescita del sistema nervoso, e un loro deficit dovuto ad una condizione di ipotiroidismo produce una condizione detta cretinismo caratterizzata da incompleto sviluppo del SNC e da ritardo mentale.
La tiroide funziona correttamente, garantendo un’adeguata sintesi ormonale, se può disporre di adeguate quantità di iodio, un oligoelemento essenziale, presente nell’organismo in piccole quantità e soggetto a perdite quotidiane attraverso l’urina o il sudore, che entra nella costituzione della tiroxina (T4) e della triiodotironina (T3). Per questa ragione è molto importante assumerne attraverso l’alimentazione la giusta quantità, e agevolare così il funzionamento della ghiandola tiroidea: una eventuale carenza di iodio può portare a diverse patologie (es. gozzo) ed è particolarmente rischiosa in gravidanza, determinando anche gravi conseguenze per il feto.
Il fabbisogno giornaliero di iodio per la sintesi degli ormoni tiroidei è di circa 150 microgrammi, ai quali, in gravidanza e in allattamento vanno aggiunti 50-100 microgrammi per la crescita del bambino.
Anche il selenio ha un ruolo chiave nella protezione e nel funzionamento della tiroide, essendo peraltro un cofattore delle desiodasi, enzimi responsabili della conversione della T4 in T3, e delle glutatione perossidasi e delle reduttasi della tioredoxina, enzimi coinvolti nella regolazione dello stato ossido-riduttivo della cellula tiroidea e della sua protezione dal danno ossidativo; si pensa che un’insufficienza di selenio possa contribuire all’innesco di una tiroidite cronica autoimmune in soggetti predisposti. Una curiosità: la tiroide contiene una quantità di selenio per grammo di tessuto maggiore rispetto a ogni altro organo del corpo. La calcitonina, prodotta dalle cellule parafollicolari o cellule C, regola il metabolismo del calcio agendo in modo antagonista al paratormone secreto dalle ghiandole paratiroidi: la calcitonina stimola la riduzione dei livelli di calcio quando questo è troppo alto; il paratormone agisce invece ripristinando normali livelli dello ione quando questi si abbassano. Nei mammiferi l'effetto della calcitonina sul metabolismo del calcio è diventato decisamente marginale, per cui se ne ipotizzano altri possibili azioni, come quella di neuromodulatore. Nei pesci l’ormone ha un’azione importante e viene prodotto in grandi quantità; da qui la possibilità di estrarlo dal corpo ultimobranchiale di salmone per utilizzarlo come farmaco nel trattamento dell’osteoporosi post-menopausale
Cenni storici [modifica]
Recenti ricerche evidenziano un notevole interesse per i disordini tiroidei già presso la Scuola Medica Salernitana di epoca medievale (XII sec.). Nell'articolo “The Thyroidology in the medieval Medical School of Salerno”, pubblicato dalla rivista scientifica “Thyroid”[1], si evidenzia come già Rogerio Salernitano, il maestro chirurgo salernitano autore del "Post mundi fabricam" (1180 circa), che era considerato al tempo in tutta Europa il trattato di chirurgia per eccellenza, descrivesse alcune cure per il gozzo nel capitolo "De bocio" del trattato stesso. L'articolo evidenzia l'intuitività e l'efficacia di questi trattamenti che, sebbene basati solo su evidenze assolutamente empiriche correttamente interpretate, costituiscono ancora oggi il fondamento delle attuali terapie antigozzigene.
Note [modifica]
- ^ Bifulco M, Cavallo P. “Thyroidology in the medieval Medical School of Salerno”. Thyroid. 2007 Jan; 17(1): 39-40
Voci correlate [modifica]
- Sistema endocrino
- Tiroidite
- Gozzo endemico
- Ipertiroidismo
- Ipotiroidismo
- TRH
- TSH
- Tiroxina
- Triiodotironina
- Calcitonina
- Tumore della tiroide
- Chirurgia della tiroide
- Endostilo
Altri progetti [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
- AIRC Tumore alla tiroide
- Tiroide nel Tesauro della BNCF