Sfigmomanometro

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Un normale sfigmomanometro.

Lo sfigmomanometro (o sfigmometro o sfigmoscopio) [1] è un'apparecchiatura biomedicale inventata alla fine dell'Ottocento, la cui unità di misura è il millimetro di mercurio (mmHg). Sebbene il funzionamento di questo apparecchio possa apparire relativamente semplice, la sua importanza clinica è enorme; basti pensare a quanto sia rilevante la conoscenza della pressione arteriosa di un paziente e quanto malattie come l'ipertensione siano diffuse nel mondo occidentale. È fondamentale che sia personale formato a usare tale strumento per assicurare la massima precisione, mentre gli sfigmomanometri casalinghi (ormai per lo più elettronici) servono solo per eseguire un controllo di routine.

Il nome deriva dalla combinazione tra il termine greco sphygmòs, pulsazione, polso e manometro (a sua volta composto dal greco manòs, raro e métron, misura).[1]

Il dispositivo venne inventato da Samuel Siegfried Karl Ritter von Basch nel 1881[2]. Scipione Riva-Rocci ne introdusse una versione più facile da usare, nel 1896. Harvey Cushing scoprì questo strumento nel 1901 e lo rese maggiormente diffuso.

Funzionamento[modifica | modifica sorgente]

Lo sfigmomanometro è in grado di rilevare la pressione arteriosa minima (diastolica) e quella massima (sistolica) con un meccanismo che varia a seconda del modello di apparecchio che si usa. Gli sfigmomanometri più moderni sono quelli elettronici ma è ancora diffuso l'utilizzo di modelli manuali.

Misurazione manuale[modifica | modifica sorgente]

Utilizzando modelli manuali è necessaria l'auscultazione dell'arteria brachiale mediante lo stetoscopio per determinare la pressione; questa manovra in ogni caso non è considerata invasiva verso il paziente ed è effettuabile anche da personale non sanitario. Il funzionamento di tale procedura è il seguente. Un manicotto collegato ad un mantice viene legato intorno al braccio del paziente all'altezza del cuore (questo dettaglio è di fondamentale importanza per evitare alterazioni nella misurazione date dallo scarico dovuto alla pressione idrostatica: si cerca infatti di annullare una ipotetica altezza h dal cuore). Tra il manicotto e il braccio è stato posto lo stetoscopio. Pompando aria all'interno del manicotto si crea sull'arteria brachiale una pressione decisamente superiore alla massima arteriosa (120 mmHg circa). Se si sentono dei rumori attraverso lo stetoscopio significa che ancora non è stata oltrepassata la massima e quindi è necessario aumentare ulteriormente la pressione. Grazie ad un'apposita valvola (posta sul corpo della pompetta) si è in grado di abbassare gradualmente la pressione sull'arteria fino a quando non si ausculta uno schiocco caratteristico dallo stetoscopio; questo schiocco coincide con la pressione arteriosa sistolica (detta anche "massima") ed è determinato dalla ripresa del flusso del sangue che è perciò dotato della massima pressione. Lo schiocco assume poi il ritmo del battito cardiaco; quando il rumore cessa totalmente significa che ora sta circolando nuovamente nella brachiale anche il sangue alla pressione arteriosa diastolica (detta anche "minima"). L'operatore legge sul manometro a quanti millimetri di mercurio coincidono questi due "rumori" ed è così in grado di determinare la pressione arteriosa del paziente. Generalmente, durante la misurazione, si tiene sotto controllo anche il polso radiale tramite l'indice ed il medio della mano libera (l'altra tiene la pompetta). Tramite questa misurazione è però possibile determinare solo la massima e non la minima. Questo perché al di sopra della massima scompaiono sia i rumori nello stetoscopio che il polso radiale, mentre sotto la minima sono solamente i rumori a scomparire..

Misurazione con apparecchio elettronico[modifica | modifica sorgente]

Un moderno sfigmomanometro.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Etimologia : sfigmometro
  2. ^ J Booth, A short history of blood pressure measurement in Proceedings of the Royal Society of Medicine, vol. 70, 1977, pp. 793–9. URL consultato il 6 ottobre 2009.

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