Polonia

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Polonia
Polonia – Bandiera Polonia - Stemma
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Polonia - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica di Polonia
Nome ufficiale Rzeczpospolita Polska
Lingue ufficiali polacco 1
Capitale Varsavia  (1 726 581 ab. / 2014)
Politica
Forma di governo Repubblica parlamentare
Presidente Bronisław Komorowski
Primo ministro Ewa Kopacz
Indipendenza 11 novembre 1918 dall'Impero austriaco, Regno di Prussia e Impero russo
Ingresso nell'ONU 24 ottobre 1945 2
Ingresso nell'UE 1º maggio 2004
Superficie
Totale 312 679 km² (70º)
 % delle acque 3,4 %
Popolazione
Totale 38 485 779[1] ab. (2014) (34º)
Densità 123 ab./km² (63º)
Tasso di crescita -0,075% (2012)[2]
Nome degli abitanti Polacchi
Geografia
Continente Europa
Confini Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ucraina, Bielorussia, Lituania, Russia
Fuso orario UTC+1 (CET)
UTC+2 (CEST) in ora legale
Economia
Valuta Złoty polacco
PIL (nominale) 489 795[3] milioni di $ (2012) (24º)
PIL pro capite (nominale) 12 709 $ (2012) (57º)
PIL (PPA) 792 426 milioni di $ (2012) (21º)
PIL pro capite (PPA) 20 562 $ (2012) (48º)
ISU (2011) 0,813 (molto alto) (39º)
Fecondità 1,4 (2010)[4]
Consumo energetico 0,35 kWh/ab. anno
Varie
Codici ISO 3166 PL, POL, 616
TLD .pl, .eu
Prefisso tel. +48
Sigla autom. PL
Inno nazionale Mazurek Dąbrowskiego
Festa nazionale 11 novembre
Polonia - Mappa
1Bielorusso, Casciubo, Tedesco e Ucraino sono parlati in cinque voivodati. Non sono, comunque, considerati lingue ufficiali.
2È uno dei 51 Stati membri che nel 1945 diedero vita all'ONU.
Evoluzione storica
Stato precedente bandiera Repubblica Popolare di Polonia
 

Coordinate: 52°N 19°E / 52°N 19°E52; 19

La Polonia, ufficialmente Repubblica di Polonia, (in polacco Rzeczpospolita Polska) è uno stato membro dell'Unione europea, della NATO e dell'ONU. La Polonia è situata nell'Europa centrale, ha una popolazione di 38 485 779 abitanti e una superficie di 312 679 k. È una repubblica parlamentare con capitale Varsavia.

Confina a ovest con la Germania, a sud con la Repubblica Ceca e la Slovacchia, ad est con l'Ucraina e la Bielorussia, a nordest con la Lituania e l'exclave russa di Kaliningrad e a nord con il Mar Baltico.

Lo stato polacco ha una storia lunga più di un millennio; nel XVI secolo, sotto la dinastia Jagellone, era uno dei più ricchi e potenti paesi d'Europa.

La Polonia cessò di esistere per 123 anni, in quanto spartita tra Russia, Austria e Prussia.

L'indipendenza venne riguadagnata nel 1918, in seguito alla prima guerra mondiale, come Seconda Repubblica di Polonia. Dopo la seconda guerra mondiale, divenne uno stato satellite dell'Unione Sovietica, conosciuto come Repubblica Popolare Polacca (Polska Rzeczpospolita Ludowa o PRL).

Nel 1989, le prime elezioni parzialmente libere dopo la seconda guerra mondiale, si conclusero con il movimento per la libertà che vinse contro il partito comunista.

Il 12 marzo 1999 la Polonia è stata ammessa alla NATO. L'ingresso nell'Unione europea è avvenuto il 1º maggio 2004. Fa inoltre parte degli Accordi di Schenghen.

Dalla fine del periodo comunista, la Polonia ha raggiunto un alto tasso di sviluppo[5] e un miglioramento della qualità della vita.[6]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Polonia, Presidenti della Polonia e Primi ministri della Polonia.
Polonia 992-1025
La Confederazione Polacco-Lituana al suo apice (metà del XVII secolo)
« La Polonia è avversata da due gravi svantaggi naturali: da una parte la sua posizione geografica, che è quanto mai infelice; e dall'altra la contiguità con i suoi colleghi slavi di Russia. »
(Hendrik Willem van Loon)

L'antico regno polacco cominciò a prendere una forma unitaria nella metà del X secolo, sotto la dinastia dei Piast esattamente sotto Mieszko (Miecislao), infatti risulta che nel 966, dopo aver riunito intorno alla rocca di Gniezno una prima rudimentale comunità nazionale, qui scelse anche la bandiera che risulta essere quella attuale della Repubblica di Polonia, un'aquila d'argento (di colore bianco) su sfondo rosso, si narra per mezzo del ritrovamento di un nido di aquilotti durante i lavori di costruzione della città di Gniezno.

Miecislao si converte poi al cristianesimo, si narra per compiacere sua moglie, una principessa Boema, ma anche per godere della protezione della Chiesa ed evitare la colonizzazione germanica.

Nel XII secolo, la Polonia si frammentò in molti piccoli stati, che nel 1241 vennero depredati dalle armate Mongole dell'Orda d'Oro.

Sotto la dinastia Jagellone, venne accordata un'alleanza con la vicina Lituania, e l'epoca d'oro arrivò nel XV secolo con l'unione tra i due stati (Unione di Lublino), nella Confederazione Polacco-Lituana.

I sudditi polacchi godevano di grande libertà e un sistema parlamentare, anche se i benefici di quest'ultimo erano limitati alla szlachta (nobiltà).

Da quel tempo i polacchi si sono dati il nome di Nazione della gente libera.

Nella metà del Seicento, una ribellione di cosacchi condotta da Bohdan Chmielnicki diede inizio all'epoca turbolenta del Potop (Diluvio).

Vi furono numerose guerre contro l'impero ottomano, la Russia, la Svezia, la Transilvania e la Prussia-Brandeburgo che finirono nel 1699.

La spartizione e la sottomissione allo straniero[modifica | modifica wikitesto]

Nei successivi 80 anni, l'elettività del sovrano e il principio del liberum veto nella Camera dei deputati della Polonia provocarono lo svanire del potere centrale ed il raggiungimento di un punto morto nelle istituzioni, indebolirono la nazione, e portarono alla sottomissione da parte di Austria, Prussia e soprattutto Russia.

L'Illuminismo in Polonia fomentò un crescente movimento nazionale per restaurare lo stato, il cui risultato fu la prima costituzione scritta di Europa, nel 1791, la Costituzione Polacca di Maggio (festeggiata ancora oggi il 3 maggio).

Il processo di riforme causò un intervento esterno e una serie di spartizioni della Polonia fra i tre imperi di Austria, Russia e Prussia nel 1772, 1793 e 1795; al termine, la Polonia venne completamente cancellata dalle carte geografiche. I polacchi risentirono la mancanza di libertà e più volte si ribellarono contro gli oppressori (vedi Elenco delle ribellioni polacche).

Napoleone creò uno Stato dipendente dalla Francia in territorio polacco, il Granducato di Varsavia, governato da Federico Augusto I di Sassonia.

Dopo le guerre napoleoniche, una ricostituzione dello Stato polacco, il Regno di Polonia conosciuto come "Polonia del Congresso", governato dallo zar russo, possedeva una costituzione liberale.

Tuttavia gli zar russi ridussero presto le libertà della Polonia, finché la Russia annesse di fatto il paese.

Più tardi, nel XIX secolo, la Galizia governata dall'Austria divenne l'oasi polacca di libertà.

Durante la prima guerra mondiale tutti gli alleati concordarono nella ricostituzione della Polonia come stato cuscinetto tra Germania e Unione Sovietica ed il presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson la proclamò nel punto 13 dei suoi quattordici punti.

L'indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Poco dopo la capitolazione della Germania nel novembre 1918, la Polonia riguadagnò l'indipendenza come Seconda Repubblica di Polonia.

Ad oriente però la tensione crebbe nei confronti della Russia, allora alle prese con una guerra civile e con le difficoltà della nascente Rivoluzione Bolscevica che, per sua stessa natura, doveva essere esportata raggiungendo le masse operaie dell'Europa occidentale, anch'esse duramente provate dalla guerra. Dopo qualche tentativo diplomatico, iniziarono diverse scaramucce di frontiera con scontri armati sempre più violenti. Lo scenario cambiò nel giro di un altro mese con l'offensiva sovietica; a metà di questa gli inglesi si offrirono di mediare le trattative, ma fu la Russia Bolscevica a rifiutare e voler continuare l'offensiva che la porterà fino alle porte di Varsavia.

La Polonia cambiò le sorti della guerra ancora una volta con una delle battaglie più decisive della storia, definita dai giornali dell'epoca, "il miracolo della Vistola". Nel contrattacco che ne seguì, la Polonia rioccupò buona parte dei territori perduti ritornando praticamente sulle posizioni iniziali, in quella che oggi chiamiamo Bielorussia, la cui popolazione era polacca per più del 50% così come nel territorio di Vilna, e la parte più occidentale dell'Ucraina.

La Russia bolscevica, ancora alle prese con la propria guerra civile e con disordini interni, desistette dalla lotta, e col Trattato di Riga del 1921 riconobbe le frontiere polacche in Bielorussia e in Ucraina, fissando il confine russo-polacco secondo quanto stabilito alla fine della prima guerra mondiale. Il territorio di Vilna, rivendicato dalla Lituania con l'assenso dei russi, fu poi annesso alla Polonia nel 1922, tramite plebiscito (dimostrando così la prevalenza dell'etnia polacca in quei territori). Infine l'Alta Slesia fu acquisita grazie alla Guerra polacco-cecoslovacca.

Tali confini restarono sostanzialmente invariati fino al settembre del 1939, tranne l'acquisizione di Cieszyn/Teschen a spese della Cecoslovacchia.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

La seconda repubblica polacca ebbe sin dall'inizio relazioni tese con i suoi due vicini più potenti, la Germania (che rivendicava la Prussia Occidentale e Danzica) e l'URSS (che rivendicava i territori orientali, caratterizzati da una forte presenza di bielorussi e ucraini). Sebbene fino alla metà degli anni trenta il Capo di Stato Maggiore Józef Piłsudski fosse riuscito a stabilizzare i rapporti con Russia e Germania, a partire dalla sua morte la situazione iniziò a peggiorare, in particolare col Terzo Reich, col rifiuto della Polonia di aderire al Patto anti-Comintern e di concedere la costruzione di una strada extra-territoriale che collegasse la Città Libera di Danzica alla Germania passando per il cosiddetto corridoio polacco; adirato da tale presa di posizione, Hitler, che stava proseguendo la sua politica di creazione del Grande Reich, iniziò a riarmare gradualmente la Germania grazie alle miti politiche di appeasement di Francia e Inghilterra. All'inizio del 1939, dopo aver inglobato Austria e Sudeti, progettò un attacco armato alla Polonia, e in agosto impose un ultimatum chiedendo la cessione non solo di Danzica ma anche del corridoio polacco come unica alternativa alla guerra; il rifiuto della Polonia, incoraggiato dalle garanzie anglo-francesi di intervento, portò all'aggressione tedesca provocando lo scoppio della seconda guerra mondiale. Il territorio polacco fu invaso dalle truppe del Terzo Reich e dall'Unione Sovietica e spartito fra i due Stati aggressori sulla base di quanto stabilito dal Patto Molotov-Ribbentrop, un trattato di non-aggressione col fine segreto di spartirsi la Polonia e i paesi baltici.

Le ostilità iniziarono il 1º settembre 1939; la Polonia era completamente impreparata di fronte alla velocità e la violenza degli attacchi tedeschi, per via del fallimento nella modernizzazione dell'esercito. La situazione si aggravò quando l'esercito polacco, impegnato duramente ad ovest dalla Wehrmacht fu attaccato anche da est dall'Armata Rossa il 17 settembre, senza alcuna dichiarazione di guerra da parte dell'Unione Sovietica. Tutto il paese soffrì gravemente durante il periodo dell'occupazione, (vedi anche Governatorato Generale), anche perché tra tutte le nazioni coinvolte nella guerra, la Polonia perse la percentuale maggiore di cittadini: circa 5,5 milioni di persone perirono per le varie cause legate alla guerra. Lo stato maggiore polacco venne fisicamente eliminato dai sovietici nel massacro di Katyń, e solo negli ultimi anni di guerra si sarebbe formato un comitato di resistenza ben organizzato, la cui azione più importante fu senza dubbio la Rivolta di Varsavia del 1944. In generale, comunque, i contributi dei soldati e dei partigiani polacchi furono ignorati a fine guerra dagli Alleati, che riconobbero l'annessione della Polonia orientale all'URSS e lasciarono che il paese entrasse nel Patto di Varsavia, diventando quindi uno stato satellite comunista. Inoltre è passato inosservato a tutto il mondo fino alla conclusione della II Guerra Mondiale il fatto che l'esercito russo, nascondendosi dietro alle barbarie di quello tedesco,uccise 10 000 ufficiali polacchi che erano andati a chiedere aiuto contro gli invasori tedeschi sul fronte orientale.

Il regime comunista[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la guerra, le frontiere della Polonia vennero spinte ad Ovest; il confine est alla linea Curzon, avallando le pretese sovietiche, dopo lo sterminio e la deportazione in Siberia della popolazione di etnia polacca e il confine ovest alla linea Oder-Neisse per circa 200 km. Dopo lo spostamento, la Polonia perse ad est 188 000 k (15 milioni di abitanti) a favore dell'Unione Sovietica e guadagnò 122 000 km² a spese della Germania. Lo spostamento delle frontiere causò anche la migrazione verso ovest di milioni di persone, polacchi e tedeschi in fuga dai territori amputati dai rispettivi paesi ed ucraini trasportati a ripopolare le terre conquistate. La vittoria dell'Unione sovietica causò l'imposizione di un governo comunista. Nel 1948 una svolta verso lo Stalinismo rese ancor più opprimente il governo totalitario. La Repubblica Popolare di Polonia, venne ufficialmente proclamata nel 1952. Nel 1956 dopo una rivolta il regime divenne meno oppressivo, liberando molte persone dalle prigioni ed espandendo in parte le libertà personali.

Gli scioperi dei lavoratori nel 1980 portarono alla formazione di un sindacato indipendente, "Solidarność", che con il tempo divenne una forza politica, appoggiata ufficialmente dal Vaticano e dagli ambienti occidentali europei. Tuttavia, temendo un intervento militare Sovietico (siamo ancora sotto piena Dottrina Brežnev), il generale Wojciech Jaruzelski sostituisce Stanisław Kania alla guida della nazione e – in base alla legge marziale - nel dicembre 1981 sospende le attività di Solidarność, mentre Lech Wałęsa viene arrestato. Negli anni successivi il regime comunista continua a mantenere il controllo della Polonia in un crescendo però di malcontento generale.

La democrazia[modifica | modifica wikitesto]

"Solidarność" per quanto non riconosciuto dal regime, continuò le sue attività sotterraneamente e col tempo erose il dominio del partito comunista; nel 1989 vinse le elezioni parlamentari (vedi Rivoluzioni del 1989) e nel 1990 Lech Wałęsa divenne il primo presidente eletto. Vennero riconosciuti diversi diritti civili e umani, tra cui la libertà di parola e la democrazia. Tuttavia, il sistema politico era instabile: ci furono elezioni nel 1991, nelle quali nessun partito ottenne più del 15% dei voti o dei seggi, e nel 1993, in cui si affermarono l'Alleanza della Sinistra Democratica (SLD, post-comunista) e il Partito Popolare Polacco (PSL), ma senza che nessuno dei due ottenesse la maggioranza assoluta.

La transizione dall'economia centralizzata all'economia di mercato non fu facile. Un programma di terapia shock nei primi anni 1990 permise alla nazione di trasformare la sua economia in una delle più robuste (secondo i criteri dell'economia neoliberale) dell'Europa centrale. La Polonia fu il primo tra i paesi post-comunisti a riguadagnare sul PIL.

Nel 1995 il socialdemocratico Aleksander Kwaśniewski (SLD) sconfisse al ballottaggio Lech Wałęsa e gli succedette come presidente, venendo confermato nel 2000. Nel frattempo, la coalizione tra SLD e PSL veniva bocciata dagli elettori nel 1997 ma riconfermata nel 2001, nelle quali comparvero due nuove formazioni di destra, la nazionalista Diritto e Giustizia (PiS) e la conservatrice Piattaforma Civica (PO).

La Polonia entrò nella NATO il 12 marzo 1999. L'8 giugno 2003 il 77,4% dei polacchi in un referendum approvò l'adesione all'Unione Europea, cui seguì nella primavera del 2004 la partecipazione all'elezione del Parlamento Europeo.

Alle elezioni parlamentari in Polonia del 2005 PiS e PO conquistarono alleate una vasta maggioranza parlamentare, nell'ottobre 2005 si sono svolte le elezioni presidenziali che hanno portato all'elezione di Lech Kaczyński, vanamente contrastato da Donald Tusk. La maggioranza ultranazionalista[senza fonte] ed euroscettica guidata dal PiS contro PO è presto implosa, forzata a convocare elezioni anticipate nel 2007, nelle quali ha trionfato PO.

Il 10 aprile 2010 il presidente Lech Kaczyński è morto a bordo del Tupolev Tu-154 in un incidente aereo, avvenuto in Russia, con la moglie e con altri esponenti politici polacchi. A giugno è eletto il suo successore, Bronisław Komorowski, che ha avuto la meglio sul fratello gemello di Lech Kaczyński, Jarosław.

Organizzazioni internazionali
Membro ONU dal: 24 ottobre, 1945
Membro NATO dal: 12 marzo, 1999

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Polonia.
Mappa geografica della Polonia

Il territorio polacco è costituito in gran parte da una vasta pianura che si estende dal mar Baltico, a nord, fino ai Carpazi, a sud.

La costa del mar Baltico manca di porti naturali, se si escludono quelli di Danzica e Stettino. La regione a nord-est del Paese, chiamata la Terra dei laghi della Masuria, è scarsamente popolata e manca di risorse per l'agricoltura e l'industria. A sud ed a ovest della Terra dei laghi della Masuria si estende una vasta regione pianeggiante che corre fino ai Sudeti (a sud-ovest) al confine con la Repubblica Ceca e la Slovacchia e fino ai Carpazi al confine con la Repubblica Ceca, la Slovacchia e l'Ucraina (a sud-est).

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

Demografia[modifica | modifica wikitesto]

Etnie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Polacchi.

Nella sua storia l'attuale territorio della Polonia ha ospitato molte lingue, culture e religioni. Comunque, il risultato della seconda guerra mondiale, e la seguente migrazione di polacchi dai territori ceduti all'Unione Sovietica verso l'area racchiusa fra la Linea Curzon e la Linea Oder-Neisse e la concomitante emigrazione di tedeschi, ha conferito alla Polonia una notevole omogeneità.

Mappa che illustra la distribuzione degli ucraini in Polonia
Mappa che illustra la distribuzione dei bielorussi in Polonia

36 983 700 persone, il 96,74%, oggi si considerano polacchi; 471 500 (1,25%) hanno dichiarato un'altra nazionalità; 774 900 (2,03%) non hanno dichiarato alcuna nazionalità. Le minoranze etniche ufficialmente riconosciute includono: tedeschi, ucraini, lituani, ebrei e bielorussi. Altre minoranze sono: rom, russi, ruteni, slovacchi, cechi, armeni ed altri. Da annovrare poi due popoli slavi legati ai polacchi ma spesso considerati distaccati da loro: i casciubi (0,6%) e gli slesiani (2,13%), i primi abitano la Pomerania, i secondi la Slesia. In Polonia queste due etnie sono considerate come "gruppi regionali".

Quasi estinta in Polonia (ed in buona parte residente in parti della Polonia ora facenti parte di Russia, Ucraina, Bielorussia e Lituania) è la minoranza dei tartari polacchi, un gruppo migrato in Polonia tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento, islamico e in genere parlante il polacco.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa cattolica in Polonia e Chiesa evangelica augustea in Polonia.

Per secoli la Polonia è stata una nazione a stragrande maggioranza cattolica e molti polacchi considerano il cattolicesimo come parte dell'identità nazionale polacca. Il cattolicesimo è anche un tratto distintivo dei polacchi rispetto ai vicini tedeschi, che sono a maggioranza luterana, e alla Bielorussia, che è a maggioranza ortodossa.

Oggi la Chiesa cattolica stima che il 45,8% dei polacchi frequenti regolarmente la messa domenicale, con circa il 30-40% nelle aree urbane e il 70-80% nelle aree rurali.

Il resto della popolazione consiste in minoranze ortodosse (500 000 persone) e protestanti (circa 100 000 appartenenti alle chiese protestanti tradizionali). I Testimoni di Geova sono 125 485.[7] Ridotta invece ai minimi termini la storica comunità ebraica (circa 3 milioni di persone nel 1939) a causa del genocidio perpetrato dal Terzo Reich. Principalmente negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Francia e in Israele ci sono superstiti della Shoah.

In Polonia esiste anche una piccola minoranza neopagana (approssimativamente poche migliaia di persone), attiva dall'inizio del XIX secolo, la confederazione Polacco-Lituana fu l'ultimo stato d'Europa ad avere al suo interno consistenti minoranze pagane, che si convertirono al cristianesimo (in genere cattolico) al principio del Quattrocento. Attualmente esistono due istituzioni principali che amministrano il Neopaganesimo slavo (religione neopagana ispirata all'antica spiritualità slava), ovvero la Chiesa nativa polacca e la Chiesa slava polacca.

La Polonia, grazie alla notevole ed insolita tolleranza dimostrata nell'età moderna e alla fine del medioevo dalla confederazione Polacco-Lituana, ospita al suo interno una delle comunità sunnite più antica d'Europa, quella dei Tartari polacchi, diffusa soprattutto nel Polesia, (con moschee storiche a Kruszyniany e a Bohoniki).

Lingue[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua polacca.

La lingua polacca, del ceppo delle lingue slave, è quella ufficiale, ma nel Voivodato della Pomerania oltre 50 000 persone parlano una lingua slava affine, ma diversa dal polacco, il casciubo. Esistono comunque minoranze linguistiche tedesche, ucraine, bielorusse e russe.

Ordinamento dello stato[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Politica della Polonia.
Il Senato

La repubblica polacca è una repubblica parlamentare, la sua costituzione attuale è stata adottata nel 1997.

Il potere legislativo è esercitato da un Parlamento bicamerale, formato dalla Camera dei deputati della Repubblica di Polonia (Sejm Rzeczypospolitej Polskiej) e dal Senato della Repubblica di Polonia (Senat Rzeczypospolitej Polskiej). Il numero dei deputati è di 460, quello dei senatori di 100. In seduta comune, la Camera e il Senato operano come Assemblea nazionale (Zgromadzenie Narodowe). La Camera e il Senato sono eletti ogni quattro anni. L’elettorato passivo per la Camera è di 21 anni e per il Senato di 30.

I partiti rappresentati in parlamento sono alquanto frammentati, tant'è che il governo è formato da una coalizione di 7 partiti. Con l'eccezione dei gruppi di minoranze etniche, solo i partiti che hanno ricevuto almeno il 5% dei voti possono entrare nella Camera dei deputati.

L’iniziativa legislativa spetta ai deputati, ai senatori, al Presidente della Repubblica e al Consiglio dei Ministri.

Il potere esecutivo viene esercitato dal Presidente del Consiglio e dal Consiglio dei ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio e, su proposta di questi, i ministri. Il Consiglio dei ministri deve ottenere la fiducia della Camera dei deputati. L'attuale Primo Ministro è Ewa Kopacz.

Il Presidente della Repubblica viene eletto a suffragio diretto ogni cinque anni. Può essere eletto presidente il cittadino che abbia compiuto 35 anni, mentre in Italia deve aver compiuto 50 anni. Si occupa anche della politica estera e della difesa nazionale similmente al sistema francese. Fino al 10 aprile 2010 è stato Presidente Lech Kaczyński, morto in un incidente aereo a Smolensk, in Russia, insieme a molti altri membri del governo polacco. L'attuale Presidente della Repubblica è Bronisław Komorowski.

Il potere giudiziario è rappresentato dalla Corte Suprema (Sąd Najwyższy), composto da giudici nominati dal Presidente della Repubblica sotto raccomandazione del Consiglio Nazionale della Magistratura per un periodo indefinito, e dal Tribunale Costituzionale (Trybunał Konstytucyjny), composto da 15 giudici scelti dalla Camera dei deputati per un mandato di nove anni.

La Camera dei deputati, con l’approvazione del Senato, nomina il Difensore per i Diritti dei Cittadini (Rzecznik Praw Obywatelskich) per un mandato di cinque anni, rinnovabile solo una volta. Il Difensore ha il dovere di vigilare l'osservanza e la realizzazione dei diritti e delle libertà dei cittadini, la legge e i principi della vita e della giustizia sociale.

Divisioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Voivodati della Polonia, Distretti della Polonia e Comuni della Polonia.
Mappa della Polonia suddivisa in voivodati
Mappa della Polonia suddivisa in distretti
Mappa della Polonia suddivisa in comuni

La Polonia è suddivisa in sedici voivodati:

Voivodato Capoluogo
Voivodato della Cuiavia-Pomerania (Województwo Kujawsko-Pomorskie) Bydgoszcz e Toruń
Voivodato della Grande Polonia (Województwo Wielkopolskie) Poznań
Voivodato della Piccola Polonia (Województwo Małopolskie) Cracovia (Kraków)
Voivodato di Łódź (Województwo Łódzkie) Łódź
Voivodato della Bassa Slesia (Województwo Dolnośląskie) Breslavia (Wrocław)
Voivodato di Lublino (Województwo Lubelskie) Lublino (Lublin)
Voivodato di Lubusz (Województwo Lubuskie) Gorzów Wielkopolski e Zielona Góra
Voivodato della Masovia (Województwo Mazowieckie) Varsavia (Warszawa)
Voivodato di Opole (Województwo Opolskie) Opole
Voivodato della Podlachia (Województwo Podlaskie) Białystok
Voivodato della Pomerania (Województwo Pomorskie) Danzica (Gdańsk)
Voivodato della Slesia (Województwo Śląskie) Katowice
Voivodato della Precarpazia (Województwo Podkarpackie) Rzeszów
Voivodato della Santacroce (Województwo Świętokrzyskie) Kielce
Voivodato della Varmia-Masuria (Województwo Warmińsko-Mazurskie) Olsztyn
Voivodato della Pomerania Occidentale (Województwo Zachodniopomorskie) Stettino (Szczecin)

I livelli amministrativi inferiori sono:

I sedici voivodati della Polonia sono divisi in 379 distretti (tra i quali ci sono 65 distretti urbani) e questi in 2479 comuni (306 urbani, 602 misti e 1571 rurali)[8].

Città principali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Città della Polonia.
Municipio di Bielsko-Biała
Municipio di Nowy Sącz
Municipio di Kłodzko
Municipio di Zamość

Nella seguente tabella vengono elencate, in ordine decrescente per popolazione, le città della Polonia con almeno 100 000 abitanti nel 2006.

Città Abitanti (2006) Voivodato
1 Herb Warszawy Varsavia (Warszawa) 1 709 781 Masovia
2 Herb Krakowa Cracovia (Kraków) 756 183 Piccola Polonia
3 Herb Łodzi Łódź 737 152 Łódź
4 Herb Wrocławia Breslavia (Wrocław) 632 932 Bassa Slesia
5 Herb Poznania Poznań 567 882 Grande Polonia
6 Herb Gdańska Danzica (Gdańsk) 458 053 Pomerania
7 Herb Szczecina Stettino (Szczecin) 411 119 Pomerania Occidentale
8 Herb Bydgoszczy Bydgoszcz 366 074 Cuiavia-Pomerania
9 Herb Lublina Lublino (Lublin) 354 967 Lublino
10 Herb Katowic Katowice 317 220 Slesia
11 Herb Białegostoku Białystok 294 864 Podlachia
12 Herb Gdyni Gdynia 252 791 Pomerania
13 Herb Częstochowy Częstochowa 246 890 Slesia
14 Herb Radomia Radom 227 018 Masovia
15 Herb Sosnowca Sosnowiec 226 034 Slesia
16 Herb Kielc Kielce 208 193 Santacroce
17 Herb Torunia Toruń 208 007 Cuiavia-Pomerania
18 Herb Gliwic Gliwice 199 451 Slesia
19 Herb Zabrza Zabrze 191 247 Slesia
20 Herb Bytomia Bytom 187 943 Slesia
21 Herb Bielska-Białej Bielsko-Biała 176 987 Slesia
22 Herb Olsztyna Olsztyn 176 864 Varmia-Masuria
23 Herb Rzeszowa Rzeszów 170 722 Precarpazia
24 Herb Rudy Śląskiej Ruda Śląska 146 582 Slesia
25 Herb Rybnika Rybnik 141 580 Slesia
26 Herb Tych Tychy 131 153 Slesia
27 Herb Dąbrowy Górniczej Dąbrowa Górnicza 130 128 Slesia
28 Herb Opola Opole 128 268 Opole
29 Herb Płocka Płock 127 461 Masovia
30 Herb Elbląga Elbląg 127 275 Varmia-Masuria
31 Herb Wałbrzycha Wałbrzych 126 465 Bassa Slesia
32 Herb Gorzowa Wielkopolskiego Gorzów 125 416 Lubusz
33 Herb Włocławka Włocławek 119 939 Cuiavia-Pomerania
34 Herb Zielonej Góry Zielona Góra 118 221 Lubusz
35 Herb Tarnowa Tarnów 117 560 Piccola Polonia
36 Herb Chorzowa Chorzów 114 686 Slesia
37 Herb Kalisza Kalisz 108 841 Grande Polonia
38 Herb Koszalina Koszalin 107 887 Pomerania Occidentale
39 Herb Legnicy Legnica 105 750 Bassa Slesia
40 Herb Słupsky Słupsk 104 964 Pomerania
41 Herb Grudziądzsky Grudziądz 100 000 Cuiavia-Pomerania

Istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

Ordinamento scolastico[modifica | modifica wikitesto]

Sistema sanitario[modifica | modifica wikitesto]

Forze armate[modifica | modifica wikitesto]

Nella storia moderna, le forze armate polacche nascono, ufficialmente, nel 1918, con la proclamazione della repubblica di Polonia e già un anno dopo la loro creazione si trovarono in guerra contro le forze sovietiche durante la guerra sovietico-polacca. La loro però vita è breve, il patto Molotov-Ribbentrop sancì la spartizione della Polonia tra Germania nazista e Unione Sovietica, spartizione che si concretizzerà nel 1939 le forze polacche furono sbaragliate; oltretutto, migliaia di ufficiali polacchi vennero uccisi poco tempo dopo l'occupazione della Polonia nel massacro di Katyń. Terminata la seconda guerra mondiale le Polonia divenne uno degli Stati del blocco orientale, le forze sovietiche crearono l'Armata Popolare di Polonia che ha cessato la sua esistenza con la caduta del comunismo. Ad oggi le forze armate polacche sono in una fase di ri-organizzazione e di modernizzazione in base ai parametri della NATO; dal 2007 la coscrizione non è più obbligatoria.

Le forze armate polacche (Siły Zbrojne Rzeczypospolitej Polskiej - forze armate della repubblica di Polonia) si dividono in quattro branche:

Politica[modifica | modifica wikitesto]

Relazioni con l'Unione europea[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Unione Europea.

Queste le tappe già percorse del processo di integrazione:

Data o periodo Evento
5 aprile 1994 Presenta la domanda di adesione.
31 marzo 1998-13 dicembre 2002 Si tengono i negoziati di adesione.
19 febbraio 2003 La Commissione europea approva la domanda di adesione presentata dalla Polonia.
14 aprile 2003 Il Consiglio Europeo approva l'adesione della Polonia
16 aprile 2003 Ad Atene la Polonia firma il Trattato di adesione.
7 e 8 giugno 2003 Mediante un referendum i polacchi approvano la ratifica del Trattato di adesione.
1º maggio 2004 Entra a far parte dell'Unione Europea.
21 dicembre 2007 La Polonia aderisce agli Accordi di Schengen.
1º luglio 2011 La Polonia assume la presidenza semestrale di turno dell'unione europea.

Fondi strutturali[modifica | modifica wikitesto]

La Polonia è lo stato che usufruisce maggiormente dei Fondi strutturali assegnati dall'Unione europea ogni 7 anni[9]. Nel settennio 2007-2013 ha ricevuto 102 miliardi di Euro che nel 2014-2020 sono diventati 106 miliardi[10], nonostante la crisi economica che ha causato una dimunuzione generale del budget dell'Unione europea. Questi finanziamenti hanno permesso una forte crescita rispetto agli altri stati dell'Unione europea in termini di aumento delle infrastrutture, calo della disoccupazione, aumento dell'export (soprattutto di alimentari) ed aumento della manodopera[11].

La bandiera[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bandiera della Polonia.
La bandiera della Polonia

La bandiera della Polonia è in uso sin dall'inizio del XX secolo ed è composta da due bande orizzontali di pari dimensioni: bianca quella superiore e rossa quella inferiore. Nell'insegna civile e in quella di stato è presente lo stemma nazionale al centro della banda bianca. L'insegna di guerra è come queste ultime ma con l'aggiunta di una coda di rondine che porta ad una proporzione di 10:21.

Il 7 novembre 1831 durante la sollevazione di novembre, la Camera dei deputati della Polonia decise che i colori nazionali della Polonia sarebbero stati quelli dello stemma dell'Unione Polacco-Lituana, ossia il bianco e il rosso.

Il 1º agosto 1919, la Camera dei deputati della Polonia nuovamente indipendente creò la bandiera polacca nella sua attuale forma.

In Polonia il giorno della bandiera viene celebrato il 2 maggio sin dal 2004. Non si tratta comunque di una festività pubblica.

Lo stemma[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stemma della Polonia.
Lo stemma della Polonia

Lo Stemma della Polonia rappresenta un'aquila bianca con corona, artigli e becco d'oro, su scudo rosso.

L'attuale stemma è stato ri-adottato il 9 febbraio 1990, quando fu ripristinata sulla testa dell'aquila la corona d'oro, rimossa dalle autorità comuniste durante la Repubblica Popolare di Polonia. Simbolicamente la bandiera presidenziale rossa, i sigilli presidenziali e statali e il testo originale della Costituzione del 1935 erano custoditi dagli ormai anziani rappresentanti del Governo polacco in esilio a Londra fin dagli anni quaranta; al momento del suo insediamento come primo Presidente della nuova Repubblica Polacca Lech Wałęsa ricevette personalmente quegli antichi simboli, a dimostrare una continuità ideale della nuova Polonia con quella precedente alla seconda guerra mondiale.


Economia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Economia della Polonia e Adozione dell'euro in Polonia.
Varsavia, cuore finanziario della Polonia
Lo Złoty polacco, la valuta polacca

Da quando è tornata la democrazia, la Polonia ha perseguito fedelmente una politica di liberalizzazione dell'economia, e oggi risulta come uno dei più fortunati esempi di transizione dal comunismo ad un'economia di mercato.

La privatizzazione di piccole e medie compagnie statali e la presenza di una legge liberale nell'istituire nuove ditte ha permesso il rapido sviluppo di un aggressivo settore privato, ma senza alcuno sviluppo delle organizzazioni per i diritti dei consumatori. La ristrutturazione e la privatizzazione di settori importanti come carbone, acciaio, ferrovie ed energie, è cominciata. Le più grandi privatizzazioni fino ad ora sono state la vendita di Telekomunikacja Polska, la telecom nazionale, alla France Télécom (2000); e un'emissione del 30% delle azioni della più grande banca polacca, PKO BP, nel mercato polacco (2004). Nonostante tutto il PIL polacco continua ad aumentare del 4% annuo, valore ben maggiore rispetto a quello tedesco[12]

La Polonia ha un ampio settore agricolo di fattorie private, ed è il principale produttore di alimentari nell'Unione europea. Riforme strutturali negli ambiti della salute, educazione, pensioni e amministrazione di stato sono sfociate in una pressione fiscale sopra le aspettative. Varsavia guida le regioni dell'Europa centrale negli investimenti stranieri e ha bisogno di un continuo afflusso. Il PIL è cresciuto molto tra il 1993 e il 2000, mentre c'è stato un rallentamento tra 2001 e 2002. Il prospetto di una maggiore integrazione con l'Unione europea ha poi rimesso l'economia in pista, con una crescita annuale del 3,7% nel 2003, in crescita rispetto all'1,4% del 2002. Nel 2004 la crescita ha superato il 5%.

Tra il 2004 ed il 2008 l'economia polacca ha attraversato una fase di boom economico, conclusasi con lo scoppio della crisi finanziaria internazionale. Nel 2009 il Pil è notevolmente calato anche se non crollato come negli altri Paesi della cosiddetta "Nuova Europa". I copiosi fondi europei costituiscono mediamente ogni anno circa il 3,3% del Pil di Varsavia[13].

La Polonia è membro dell'Unione europea dal 1º maggio 2004, ma attualmente continua ad usare la sua valuta, lo Złoty polacco.

Il 17 gennaio 2006, il Ministro delle Finanze della Polonia Zyta Gilowska dichiarò che il paese non avrebbe adottato l'euro prima del 2010, e che una data probabile sarebbe potuta essere il 2011.

Il 12 gennaio 2009, il Governo polacco ha vagliato l'ipotesi di rinviare oltre il 2011 il suo ingresso nella zona dell'Euro, su suggerimento del presidente della Banca Centrale Polacca, Sławomir Skrzypek. L'adozione dell'euro implicherebbe una modifica della costituzione polacca, un procedimento lungo e complesso che ha fatto slittare la data di ingresso nella Zona euro al 2015.

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trasporti in Polonia, Autostrade e superstrade in Polonia e Aeroporti in Polonia.

Gli aeroporti principali della Polonia sono quelli di: Varsavia-Okęcie, Varsavia-Modlin, Cracovia, Katowice, Danzica, Breslavia, Poznań, Rzeszów, Łódź, Bydgoszcz, Stettino e di Zielona Góra.

Mappa degli aeroporti in Polonia

Rete stradale[modifica | modifica wikitesto]

La rete stradale pianificata
InterCity e EuroCity collegamenti ferroviari, 2007

Le autostrade e superstrade in Polonia hanno un'estensione pianificata di 7 300 km. Al 31 dicembre 2011 i chilometri percorribili sono 1 865. La rete stradale è abbastanza frammentata, soprattutto nel tratto che dalla Germania conduce verso la Bielorussia, la rete è spesso trafficata dalla continua presenza di camion privi di una strada alternativa. La rete autostradale conta attualmente medie tratte aperte non ancora collegate fra loro. Esse sono, anche per via della recente costruzione, moderne, con corsia d'emergenza, oltre che munite di aree di servizio. La rete superstradale è sviluppata minormente. Il sistema di pagamento è misto. In alcuni tratti non prevede caselli ma solo barriere in determinati punti ad inizio della tratta stessa (sistema aperto). In altri tratti, invece, prevede caselli. Di recente il governo polacco ha votato a favore dell'introduzione del pedaggio a caselli in tutta la rete autostradale polacca, commissionando la costruzione dei caselli in tutte le autostrade già in servizio sprovviste. Ha anche votato per un aumento del pedaggio quasi esponenziale, che in alcune tratte ha toccato il 300%.

Le autostrade sono:

Le superstrade sono:

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Le ferrovie polacche adottano scartamento ferroviario standard di 1435 mm, in adozione nel resto dei paesi europei.

Ad effetto della continuità, della rete polacca con le Repubbliche baltiche a nord, con la Bielorussia, e con il sistema ferroviario russo ad est, aventi scartamento "largo russo" di 1520 mm, gli impianti ferroviari di confine con questi paesi, sono dotati di attrezzature per il trasbordo dei materiali, o di cambiamento dello scartamento dei carri, mediante sostituzione dei carrelli, o più spesso mediante il transito di carri speciali dotati di sistemi di traslazione automatica delle ruote sugli assi, che permettono il cambio di scartamento 1520/1435, (SUW 2000 della ZNTK Poznań).

Telecomunicazioni[modifica | modifica wikitesto]

In Polonia, le azioni del settore delle telecomunicazioni nella produzione del PIL, era del 4,4% nel 2000, in crescita rispetto al 2,5% del 1996. Ciò nonostante, a dispetto delle grandi spese per l'infrastruttura del settore (la copertura è cresciuta da 78 utenti per 1000 abitanti nel 1989 ai 282 del 2000), il settore è ancora sottosviluppato. La densità delle stazioni televisive varia da regione a regione, con molti buchi nelle zone rurali. I principali gestori di telefonia fissa in Polonia sono: Telekomunikacja Polska, Dialog e Netia. I principali gestori di telefonia mobile sono: Era, Blueconnect, FreeM, Heyah, Orange, Play, Plus, Sami Swoi, Simplus, Tak Tak e T-Mobile.

Ambiente[modifica | modifica wikitesto]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Comunicazione[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Reporter Senza Frontiere, la libertà di stampa della Polonia nel 2004 era al 32º posto su 164 paesi.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Fra i più noti registi ed attori polacchi possiamo citare: Krzysztof Kieslowski, Krzysztof Zanussi, Stanisław Bareja, Marek Koterski, Agnieszka Holland, Andrzej Wajda, Roman Polański, Paweł Pawlikowski e Andrzej Saramonowicz.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

La Polonia è il paese natale di Fryderyk Chopin, il compositore più rappresentativo della nazione, a lui è intitolato il prestigioso Concorso pianistico internazionale Frédéric Chopin che si svolge a Varsavia ogni cinque anni. Di notevole importanza internazionale è anche la produzione musicale di compositori contemporanei quali Witold Lutosławski, Zbgniew Preisner e Krzysztof Penderecki.

Ampia importanza ha comunque, nella vita culturale polacca, la musica. I generi ascoltati sono dei più svariati e frequente è l'ascolto in lingue diverse dal polacco o dall'inglese. Fra i cantanti polacchi possiamo citare: Dżem, Grzegorz Turnau, Marek GrechutaAnna Jantar, Ewa Demarczyk, Anna German, Ania Dąbrowska, Kasia Nosowska, Kayah, Kasia Kowalska, Lady Pank, Piotr Sikorowski, Martyna Jakubowicz, Stare Dobre Małżeństwo, Kult, Czesław Niemen, Pidżama Porno, Perfect, Republica, Varius Manx, Kombi, Anita Lipnicka, T.Love, Myslowitz, Edyta Górniak, Krzysztof Krawczyk, Maryla Rodowicz, Budka Suflera, e il tenore Piotr Beczała. Una notevole importanza riveste anche la musica metal: sono molti i gruppi polacchi di fama infatti, dai leggendari Vader ai Behemoth, dai Decapitated a Graveland.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Logo Ufficiale del campionato europeo di calcio 2012

Lo sport nazionale è il calcio; la Polonia ha dimostrato di avere un'ottima nazionale di calcio; ai Mondiali la Polonia si è classificata due volte terza, nel 1974 e nel 1982. Ha partecipato per la prima volta alla fase finale di un Campionato europeo a Euro 2008.

Ha conquistato inoltre la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Monaco del 1972 e la medaglia d'argento alle Olimpiadi di Montreal del 1976 e alle Olimpiadi di Barcellona del 1992.

Altri sport molto popolari in Polonia sono la pallavolo sia maschile, sia femminile, la pallacanestro, lo speedway, l'hockey su ghiaccio e la pallamano.

Tra gli atleti che godono di notevole popolarità in patria e all'estero vi sono Adam Małysz, Kamil Stoch e Piotr Żyła (salto con gli sci), Irena Szewińska e Robert Korzeniowski (atletica leggera), Tomasz Gollob (speedway), Mariusz Pudzianowski (strongman e MMA), Andrzej Gołota e Tomasz Adamek (pugilato), Mariusz Czerkawski e Krzysztof Oliwa (hockey su ghiaccio), Helena Rakoczy (ginnastica), Robert Kubica (formula 1), Sobiesław Zasada (rally), Agnieszka Radwańska (tennis), Paweł Zagumny (pallavolo), Justyna Kowalczyk (sci di fondo) e Mamed Khalidov (MMA), Marcin Gortat (pallacanestro).

Campionato europeo di calcio 2012[modifica | modifica wikitesto]

La Polonia assieme all'Ucraina ha ospitato nel mese di giugno la fase finale del Campionato europeo di calcio 2012. Questo evento, organizzato dalla UEFA, ha visto impegnate 16 squadre nazionali, che si sono affrontate sui campi di Varsavia, Poznań, Danzica e Breslavia.

Ad europeo concluso in mano al paese polacco rimangono, tra le altre migliaia di investimenti, soprattutto i quattro stadi di livello mondiale: Stadion Narodowy (Varsavia), PGE Arena Gdańsk (Danzica), Stadion Miejski (Poznań), Stadion Miejski (Breslavia).

Tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

Gastronomia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cucina polacca.

La cucina polacca è molto varia, ma risulta difficile definirne l'origine e la tipicità. La cucina attuale infatti, è frutto dei cambiamenti storici, e delle numerose invasioni, che hanno profondamente influenzato la moda culinaria ed è il risultato della reinterpretazione delle influenze della cucina tedesca, francese, italiana. L'ingrediente principale è la patata, ma sono molto celebri le carni di maiale affumicate e le zuppe.

Il pranzo è il pasto principale della giornata, ed è consumato nelle prime ore del pomeriggio. Le portate sono una zuppa, seguita da un piatto generico e verdura ed infine il dolce accompagnato da , o succo di prugne o rabarbaro.

Tra le minestre tradizionali la barszcz, una zuppa di barbabietole, la żurek, una minestra di farina di segale acida, la ogórkowa, una minestra di cetrioli, e la kapuśniak, a base di cavoli.

Il più celebre e tradizionale piatto polacco è il bigos, uno stufato di carne, cavoli e crauti, con aggiunta di prugne secche ed altre spezie. Tra i piatti celebri i pierogi, ravioli ripieni, a scelta, di formaggio, funghi, frutta, cavoli o carne, i Gołąbki, involtini di cavolo ripieni di carne e di riso, i pyzy, gnocchi di patate con o senza ripieno di carne, e la karp, carpa in gelatina o fritta.

Tra i dolci tipici si possono annoverare: makowiec, il cui ingrediente principale sono i semi di papavero, sernik a base di formaggio fresco e piernik a base di miele e spezie.


Galleria immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Główny Urząd Statystyczny. Baza Demografia. Ludność. Stan, ruch naturalny i wędrówki ludności w I kwartale 2014 r., stan na 31.03.2014. [1]
  2. ^ (EN) Population growth rate in CIA World Factbook. URL consultato il 28 febbraio 2013.
  3. ^ Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  4. ^ Tasso di fertilità nel 2010. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  5. ^ Human Development Index and its components
  6. ^ Interactive Infographic of the World's Best Countries, Newsweek, 15 agosto 2010. URL consultato il 28 luglio 2011.
  7. ^ Annuario dei Testimoni di Geova 2013, pagina 184 ISBN non esistente
  8. ^ (PLEN) Size and structure of population and vital statistics by territorial division in 2010. URL consultato il 5 aprile 2012.
  9. ^ Tutti i soldi europei che l'Italia butta via
  10. ^ Budżet UE: ile i na co dostaliśmy
  11. ^ Polonia: crescita forte grazie a fondi europei, investimenti esteri e manodopera specializzata
  12. ^ Euro, la moneta perde fascino L'Europa dell'Est non la vuole - L'opinione pubblica della Polonia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Lituania e Ungheria rimane scettica nei confronti della divisa unica. Nei sondaggi, prevale chi vuole mantenere la vecchia moneta locale.
  13. ^ L’economia va. Investimenti stranieri e Fondi Ue. Una chance imperdibile per l’ammodernamento EuropaRussia, 30.05.2010

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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