Zamość

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Zamość
distretto
Zamość – Stemma Zamość – Bandiera
Zamość – Veduta
Localizzazione
Stato Polonia Polonia
Voivodato POL województwo lubelskie COA.svg Lublino
Amministrazione
Starosta Marcin Zamoyski
Territorio
Coordinate 50°43′14″N 23°15′31″E / 50.720556°N 23.258611°E50.720556; 23.258611 (Zamość)Coordinate: 50°43′14″N 23°15′31″E / 50.720556°N 23.258611°E50.720556; 23.258611 (Zamość)
Altitudine 212 m s.l.m.
Superficie 30,34 km²
Abitanti 66 507 (2006)
Densità 2 192,06 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 22-400 a 22-410
Prefisso (+48) 84
Fuso orario UTC+1
Cartografia
Mappa di localizzazione: Polonia
Zamość
Sito istituzionale

Zamość (Zamostja in ucraino; Zamascʾ in bielorusso; Zamosch in tedesco e yiddish) è una città della Polonia sudorientale, con 66.633 abitanti nel 2004, situata nel voivodato di Lublino dal 1999 e capoluogo del distretto di Zamość. A circa 20 km dalla città si trova il Parco Nazionale di Roztocze.

Il centro storico della città è iscritto nella lista Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO dal 1992. Risulta un esempio di "città ideale" rinascimentale ben conservato, in quanto il nucleo originale non è stato pressoché intaccato dallo sviluppo successivo della città, avvenuto attorno ad esso.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Zamość fu fondata nel 1580 (il decreto di fondazione data 10 aprile) su iniziativa del magnate ed etmano polacco Jan Zamoyski, come capitale dei propri vastissimi possedimenti all'interno della Confederazione polacco-lituana. Uomo di profonda cultura e vasti interessi, Zamoyski aveva studiato all'Università di Padova, dove si era anche convertito dal calvinismo al cattolicesimo ed era stato rettore dell'Università dei Legisti. Zamość fu edificata sul percorso commerciale che collega l'Europa occidentale e settentrionale al Mar Nero, secondo un progetto di "città ideale" rinascimentale dell'architetto padovano Bernardo Morando. Concepita per svolgere allo stesso tempo funzioni di residenza principesca, centro commerciale e presidio militare,[1] per certe caratteristiche ricorda la città natale dell'architetto e viene chiamata "la Padova del Nord".[2]

Inizialmente vennero edificati la residenza di Zamoyski e il centro commerciale, quindi si passò alle fortificazioni su pianta pentagonale, per resistere alle frequenti incursioni di cosacchi e tartari. Il manierismo italiano di Morando assorbì elementi dell'Europa centrale, come evidente nei portici ad arco degli edifici che attorniano la grande piazza del mercato.[3]

Sede di un'università dal 1595, conobbe un lungo periodo di splendore grazie alla floridezza del commercio, garantito dalla presenza di una comunità cosmopolita, che poté godere di ampia tolleranza religiosa.[3]

Rinforzata ulteriormente da fortificazioni nel XVII secolo, resistette alle incursioni cosacche attorno alla metà del secolo e all'invasione svedese del 1656, per poi cadere brevemente sotto il dominio austriaco e poi sotto quello russo. I russi riadattarono vari edifici rinascimentali, snaturandoli, e distrussero quasi del tutto le antiche fortificazioni nel 1866.[4]

Nel 1942 il distretto di Zamość, a causa del terreno fertile, fu scelta per la colonizzazione tedesca nel Governatorato Generale, come parte del Generalplan Ost. Gli occupanti tedeschi progettarono una sistemazione di almeno 60.000 tedeschi nell'area prima della fine del 1943. Nel novembre 1941 fu tentata un'espulsione, e l'intera operazione finì con una pacificazione combinata con un'espulsione nel giugno-luglio 1943 chiamata Wehrwolf Action I e II. Circa 110.000 persone furono espulse da 297 frazioni; circa 30.000 furono le vittime tra i bambini, che se erano "accettabili" dal punto di vista della razza, venivano mandati in famiglie tedesche del Terzo Reich per il processo di germanizzazione. La maggior parte delle persone espulse furono mandate nei campi slavi di lavoro in Germania o nei campi di concentramento.

Piazza del Mercato

La popolazione locale reagì alla persecuzione con grande determinazione: scapparono nelle foreste, organizzarono un'auto-difesa, aiutarono la gente espulsa, portando via i bambini dalle mani dei rapitori tedeschi. Fino alla metà del 1943 i tedeschi riuscirono a far insediare 8.000 coloni, e il numero crebbe di circa due migliaia nel 1944, ma questo insediamento andò incontro alla fiera resistenza delle forze polacche. L'ex Presidente della Germania Horst Köhler nacque in una famiglia di coloni tedeschi a Skierbieszów.

Dopo la seconda guerra mondiale Zamość iniziò un periodo di sviluppo. Negli anni settanta e ottanta la popolazione crebbe rapidissimamente, da 100 del 1975 a 68.800 (2003). Questo fu causato dai significativi profitti che la città iniziò ad accumulare: le ricchezze erano dovute alla vecchia strada commerciale che collega la Germania all'Ucraina e ai porti del Mar Nero.

Dal 1975 al 1998 la città fu capitale del voivodato di Zamość, mentre con la nuova suddivisione in voivodati del 1999, è stata assegnata al voivodato di Lublino, essendo il vecchio voivodato stato eliminato.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Il Hetman Zamość è la squadra calcistica della città, fondata nel 1934, milita nella II liga. La squadra si allena nello Stadion OSiR.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

La città si trova sulla linea ferroviaria che collegava l'Unione Sovietica con le miniere di carbone e zolfo dell'Alta Slesia, e a meno di 60 km dal confine con l'Ucraina.

Persone legate a Zamość[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Ordine della Croce di Grunwald di III Classe - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Croce di Grunwald di III Classe
— 1946

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Donatella Calabi, La città cosmopolita, Croma - Università Roma TRE, 2007, pp. 220-225, ISBN 978-88-8368-017-5.
  2. ^ Letizia Gianni, Polonia: Varsavia, Lublino, Cracovia, Breslavia, Torun, Danzica, i monti Tatra e la Masuria, Touring Editore, 2008, pp. 92-93, ISBN 978-88-365-2923-0.
  3. ^ a b Old City of Zamość, UNESCO. (archiviato dall'url originale il 13 maggio 2013).
  4. ^ Neal Bedford, Polonia, EDT/Lonely planet, 2008, ISBN 978-88-6040-297-4.

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