Campo di concentramento
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Per campo di concentramento (o campo di internamento) si intende una struttura carceraria all'aperto, per la detenzione di civili e/o militari. È solitamente provvisoria, atta a detenere grandi quantità di persone, e spesso usata per prigionieri di guerra, destinati (nel migliore dei casi) ad essere scambiati o rilasciati alla fine del conflitto.
Un campo di concentramento è formato da file di baracche o container disposte ordinatamente, contenenti i dormitori, i refettori, gli uffici e le altre strutture necessarie, e circondate da reticolati di filo spinato o altri tipi di barriere. Il perimetro del campo è sorvegliato da ronde di guardie armate.
I metodi e le finalità di sistematica eliminazione dei prigionieri, attuati in queste strutture nel XX secolo, soprattutto nella Germania Nazista e nell'Unione Sovietica, ha fatto sì che nel linguaggio comune campo di concentramento sia spesso assimilato a campo di sterminio, che ne è invece un sottotipo anomalo.
Il trattamento di prigionieri civili e militari nei campi di internamento in tempo di guerra è regolato dalla III e IV Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949.[1]
I campi d'internamento sono tuttora usati da unità politiche in guerra, regimi illiberali o come soluzione estrema nella regolazione dei flussi migratori verso alcuni paesi.
[modifica] Campi del Regno Unito
La prima applicazione moderna, sistematica dei campi di concentramento, avviene da parte del Regno Unito, durante la seconda Guerra Boera, fra il 1900 e il 1902, quando il comandante britannico Horatio Kitchener li utilizzò per avere ragione della guerriglia. Egli diede ordine di distruggere tutte le fattorie che rifornivano i soldati boeri e quindi ne fece deportare gli abitanti, in genere donne e bambini, in campi di concentramento. Intere famiglie vennero rinchiuse in campi di concentramento, dove si moriva lentamente per epidemie e per fame.
L'uso dei campi di concentramento ebbe un ruolo non secondario nel garantire la vittoria all'esercito britannico. Alla fine della guerra si conteranno non meno di 26.000 donne e bambini boeri morti nei campi di concentramento britannici, a cui vanno aggiunte le vittime della popolazione nera che viveva nelle fattorie boere, che seguirono la sorte dei loro padroni nei campi di concentramento.
[modifica] Campi dell'Unione Sovietica
| Per approfondire, vedi la voce Gulag. |
Nel 1917 Lenin annunciò che tutti i "nemici di classe", anche in assenza di prove di alcun crimine contro lo Stato, non potevano essere fidati e non dovevano essere trattati meglio dei criminali. Dal 1918, vennero ristrutturate le attrezzature di detenzione in campi, quali ampliamento e riassetto dei precedenti campi di lavoro forzato della Russia Imperiale.
Negli anni venti, il partito comunista aveva adottato i campi di concentramento per internare dissidenti, nemici del regime e persone non politicamente affidabili. Nelle terribili purghe degli anni '30, fu fatto un intenso uso dei campi, organizzati nel sistema Gulag, narrato da Aleksandr Solženicyn nel suo libro Arcipelago Gulag.
Il sistema rimase attivo fino al 1970 circa, anche se dopo il terrore staliniano con l'ammorbidirsi delle opinioni all'interno del partito comunista le condizioni di prigionia migliorarono.
Il termine Gulag è diventato nell'uso corrente sinonimo di "campo di concentramento sovietico" ma è in realtà una sigla che identifica il sistema organizzativo ("Glavnoye Upravleniye LAGerey" cioè "direzione generale dei lager").
Il regime stalinista fece uso molto esteso dei campi. Il numero complessivo di detenuti fra il 1929 e il 1953 è valutato provvisoriamente a circa 18 milioni. Il numero di morti è valutato provvisoriamente a 2.749.163. Le esecuzioni per motivi politici valutate provvisoriamente a 786.098. I Kulaki (contadini benestanti) morti durante la collettivizzazione sono valutati provvisoriamente a circa 600.000
[modifica] Campi in Italia
[modifica] Campi durante la prima guerra mondiale
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[modifica] Campi degli imperi centrali con internati civili austriaci di lingua italiana
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[modifica] Campi degli imperi centrali con prigionieri italiani
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In seguito alla rotta di Caporetto circa 300.000 soldati italiani furono fatti prigionieri dagli eserciti degli imperi centrali. Essi furono avviati con una marcia, in cui molti morirono, nei campi di concentramento austro-ungarici e tedeschi. Le condizioni di vita nei campi furono assai difficili. Le scarsità alimentari che tormentarono tutti i paesi coinvolti nel primo conflitto mondiale si riversarono in misura particolare sui prigionieri con la conseguenza di una mortalità molto elevata all'interno dei campi.
I prigionieri italiani ebbero una assistenza ed un trattamento non benevolo da parte della autorità italiane.[2]
[modifica] Campi italiani con prigionieri degli imperi centrali
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In Italia i prigionieri degli imperi centrali furono smaltiti in campi situati principalmente in Sardegna, ad Alessandria, Asti, Bracciano, Cuneo, Voghera, Avezzano ed altri. [3]
[modifica] Campi dell'Italia fascista
Il governo fascista di Benito Mussolini, durante la guerra di riconquista della Libia, fra il 1930 e il 1934, deportò oltre 80.000 seminomadi in campi di concentramento lungo la costa desertica della Sirte, in condizioni di sovraffollamento, sottoalimentazione e mancanza di igiene che ne portarono circa la metà alla morte nei tre anni seguenti - in assenza di documentazione specifica, dobbiamo rifarci alle cifre generali dei censimenti italiani.
| Per approfondire, vedi la voce Lista dei campi per l'internamento civile nell'Italia Fascista. |
[modifica] Campi durante la seconda guerra mondiale
[modifica] Campi italiani con prigionieri degli eserciti alleati o civili
Durante la seconda guerra mondiale, fra il 1940 ed il 1945, vennero istituiti sul territorio italiano e sui territori jugoslavi annessi numerosi campi di concentramento, campi di confino, campi di smistamento e di lavoro forzato.
- Ferramonti - In località Ferramonti di Tarsia (CS) venne creato il più grande campo di detenzione di prigionieri di origine ebraica, che successivamente ospitò anche prigionieri slavi. Il campo venne liberato dagli alleati dopo l'8 settembre 1943.
[modifica] Campi degli eserciti alleati con prigionieri italiani militari o civili
[modifica] Campo di Coltano
| Per approfondire, vedi la voce Campo di concentramento di Coltano. |
Il campo di concentramento di Coltano, vicino Pisa, vide la reclusione di circa 35.000 ex militari della Repubblica di Salò, e fu affidato, tra il maggio ed il settembre 1945, alla Novantaduesima Divisione Buffalo della V Armata USA.
I crimini commessi in questo campo di prigionia - sui quali ancora si indaga - spaziano da violenze generalizzate, alle esecuzioni illegali mediante fucilazione, ed alle violazioni sulle norme dei prigioneri di guerra contenute nella Convenzione dell'Aja del 1907.
La maggior parte dei 35.000 repubblichini internati a Coltrano erano degli sconosciuti. Tra gli internati vi furono anche personaggi pubblici come il poeta americano Ezra Pound (sottoposto al supplizio della fossa del fachiro) gli attori Walter Chiari, Enrico Maria Salerno, Raimondo Vianello, l'olimpionico di podismo Pino Dordoni, il giornalista Enrico Ameri, il regista Luciano Salce, il deputato di AN Mirko Tremaglia, il senatore di AN Giuseppe Turini.
Molti degli internati furono assassinati e sepolti nell'odierno campo sportivo di Castelfiorentino, trasformato in cimitero clandestino. Una bonifica effettuata nel 1964 portò alla luce i resti di 350 persone, in gran parte senza nome.
[modifica] Campo di Fossoli
A Fossoli[4] funzionò per molti anni, durante e dopo la II Guerra Mondiale, un grande campo di concentramento.
| Per approfondire, vedi la voce Campo di concentramento di Fossoli. |
[modifica] Campo 'S'
| Per approfondire, vedi la voce Campo 'S'. |
Il campo "S" di Taranto o campo sant'Andrea raccolse prigionieri di guerra italiani e di altre nazionalità al termine del secondo conflitto mondiale.
[modifica] Campo di Afragola
Ad Afragola, provincia di Napoli, durante le ultime fasi della Seconda Guerra Mondiale fu allestito un campo di concentramento alleato per la raccolta di prigionieri italiani.
[modifica] Campo della cartiera di Mignagola
A Mignagola, Treviso, nell'immediato dopoguerra fu istituito, nella locale cartiera Burgo, un campo di concentramento. Furono commessi dalle guardie partigiane delle Brigate Garibaldi continue sevizie e omicidi ai danni del prigionieri del campo.[5][6][7].
| Per approfondire, vedi la voce Strage della cartiera di Mignagola. |
[modifica] Campo di Novara
A Novara, nel dopoguerra fu istituito, nello stadio comunale, un grande campo; secondo lo storico Cesare Bermani raccolse tra i 1500 e i 1800 prigionieri.
[modifica] Campo di Vercelli
A Vercelli, nel dopoguerra fu istituito, nell'Ospedale psichiatrico, un campo di concentramento. Furono commessi dalle guardie abusi ai danni del prigionieri del campo.
| Per approfondire, vedi la voce Strage dell'Ospedale Psichiatrico di Vercelli. |
[modifica] Campo di Legino
A Legino, nel comune di Savona, alla fine della guerra fu istituito un campo di concentramento. Su questo campo, il libro Il sangue dei vinti di Giampaolo Pansa riporta un caso particolare, citando uno studio di Massimo Numa, giornalista, pubblicato nel libro La stagione del sangue, edito nel 1992 dalla casa editrice La Ricerca, Vi sarebbe stato in particolare un comportamento non consono alle leggi di guerra da parte delle guardie del campo nel caso di una ragazzina di anni 14, Giuseppina Ghersi, studentessa dell'istituto magistrale "Rossello". Essa fu incarcerata, torturata, violentata e alla fine passata per le armi nei pressi del cimitero di Zinola.[8]
| Per approfondire, vedi la voce Giuseppina Ghersi. |
[modifica] Campo di Finalborgo
A Finalborgo, nel comune di Finale Ligure, alla fine della guerra fu istituito un campo di concentramento.[9]
[modifica] Campo di Segno
A Segno, nel comune di Vado Ligure, alla fine della guerra fu istituito un campo di concentramento.[10]
[modifica] Campo di Varazze
A Varazze, nella Villa Astoria, alla fine della guerra fu istituito un campo di concentramento, nel quale il 1º maggio 1945 vennero uccisi 10 fascisti, tra i quali il generale in pensione Ulderigo Nassi e sua moglie [11][12].
[modifica] Campi della Germania nazista
| Per approfondire, vedi le voci Lista dei campi di concentramento nazisti, Regolamento dei campi di concentramento nazisti, Lager, Campo di sterminio e I giorni senza fine. |
Durante la seconda guerra mondiale, fra il 1940 e il 1945, la Germania nazista fece uso su vasta scala dei campi di concentramento (i Konzentrationslager, o KZ, i primi istituiti già nel 1933 al posto delle Case di lavoro previste dalla Costituzione di Weimar come strumento di aiuto ai più bisognosi) e dei campi di sterminio, per detenere ebrei, testimoni di geova, zingari, uomini e donne omosessuali e dissidenti politici per sterminarli sistematicamente.
Alcuni sopravvissuti sono diventati scrittori e hanno raccontato la vita dei lager nei loro romanzi, tra questi l'italiano Primo Levi in Se questo è un uomo e in La tregua e l'ungherese Premio Nobel per la letteratura Imre Kertész in Essere senza destino.
Il campo di concentramento nazista per antonomasia, ma non l'unico, è considerato quello di Auschwitz.
All'interno del lager nazista, la baracca (in tedesco: Block) era, generalmente, l'edificio adibito a dormitorio dei deportati. Vi erano diverse tipologie di baracche, sia per dimensioni e/o per materiali con cui erano state costruite (potevano essere in legno o in muratura), sia per lo scopo cui venivano adibite.
Fra le varie tipologia di baracca si ricordano: ricoveri per i deportati, baracche di quarantena, infermeria, infermeria speciale (chiamata anche blocco della morte, era riservata ai deportati destinati ad essere soppressi entro breve tempo), lavanderia, cucina, edificio del carcere, camere a gas, forni crematori, locali adibiti alle esecuzioni capitali ed alle torture, locali adibiti agli esperimenti su esseri umani, officine, baracche dei sorveglianti, edifici degli uffici interni.
I deportati erano rinchiusi nelle baracche tutte le sere ed anche durante il giorno, in occasione di quelle operazioni di eliminazione che le SS volevano condurre in segreto (le esecuzioni capitali potevano essere pubbliche, ed in questo caso i deportati erano costretti a vedere tutta l'operazione, oppure segrete, ed in questo caso i deportati erano chiusi nelle baracche).
Nei campi di concentramento e di sterminio venivano usati dei simboli, appuntati sulla parte sinistra del torace, per l'identificazione degli internati. Per gli internati di tipo politico veniva usato il triangolo rosso, per le lesbiche il triangolo nero, per gli omosessuali il triangolo rosa per i Testimoni di Geova il triangolo viola, per gli zingari il triangolo nero, per gli immigrati il triangolo blu e il triangolo verde.
La stella di Davide, di colore giallo-oro e con la scritta jude, identificava invece gli ebrei.
[modifica] Lista dei campi di concentramento nazisti
| Per approfondire, vedi la voce Lista dei campi di concentramento nazisti. |
- Auschwitz-Birkenau
- Bełżec
- Bergen-Belsen
- Bitterfeld
- Bredtvet
- Breitenau
- Buchenwald
- Chelmno
- Dachau
- Flossenburg
- Majdanek
- Mauthausen-Gusen
- Sachsenhausen (Oranienburg)
- Sobibór
- Riga
- Risiera di San Sabba
- Theresienstadt
- Treblinka
[modifica] Campi degli Stati Uniti d'America
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[modifica] L'internamento dei giapponesi americani (1942)
A seguito dell'attacco giapponese a Pearl Harbor, Franklin Delano Roosevelt autorizzò (Executive Order 9066) nel febbraio 1942 l'internamento in campi dedicati degli individui di origine giapponese residenti nella zona militare del Pacifico, indipendentemente dalla cittadinanza. Se le motivazioni addotte furono quelle di sottrarre la riconoscibile minoranza giapponese all'isteria collettiva seguita all'attacco a sorpresa dell'impero giapponese, lo scopo reale era l'allontanamento di potenziali spie dalla costa occidentale, in cui si stava organizzando il contrattacco. 117.000 persone, due terzi cittadini americani, donne e bambini inclusi, furono deportati nei campi di Tule Lake (California), Minidoka (Idaho), Manzanar (California), Topaz (Utah), Jerome (Arkansas), Heart Mountain (Wyoming), Poston (Arizona), Granada (Colorado) e Rohwer (Arkansas). Finita la guerra i campi furono sgomberati, ma non tutti preferirono tornare alla propria città di provenienza.
Nel 1988 tramite la Public Law 100-383 il governo offrì 20.000$ come risarcimento agli internati. Nell'ottobre del 1990 il presidente statunitense George Bush Sr. scrisse loro: [13]
| «
A monetary sum and words alone cannot restore lost years or erase painful memories; neither can they fully convey our Nation's resolve to rectify injustice and recognize that serious injustices were done to Japanese Americans during World War II. In enacting a law calling for restitution and offering a sincere apology, your fellow Americans have, in a very real sense, renewed their traditional commitment to the ideals of freedom, equality and justice. You and your family have our best wishes for the future. Sincerely, » |
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[modifica] Campo di concentramento di Hereford
| Per approfondire, vedi la voce Campo di concentramento di Hereford. |
[modifica] Internamento durante la Guerra al terrorismo (2001-?)
| Per approfondire, vedi la voce Baia di Guantanamo. |
Alcuni osservatori[14] indicano come campo di concentramento la struttura appartenente agli Stati Uniti d'America, predisposta all'interno della base di Guantanamo a Cuba, che ospita sospetti appartenenti ad al-Qāʿida e al regime talebano a partire dal 2001 fino ad oggi.
| Per approfondire, vedi la voce Prigione di Abu Ghraib. |
Alcuni media [15] nella Primavera/Estate del 2004 hanno usato il termine per la prigione irachena di Abu Ghraib, allora oggetto dell'indignazione dell'opinione pubblica seguita alla pubblicazione delle foto di torture ai detenuti.
| Per approfondire, vedi la voce Tortura e abusi su prigionieri a Bagram. |
Una struttura analoga alla prigione di Abu Ghraib esiste anche in Afghanistan. Si tratta della prigione di Bagram, dove sono stati documentati abusi molto simili a quelli avvenuti ad Abu Ghraib, e che hanno suscitato le proteste della Croce Rossa Internazionale.[16]
In questi casi la differenza fra prigione e campo di concentramento è labile e condizionata dall'uso spregiativo del termine più che dalla pertinenza di un suo uso per i casi specifici. In generale, il termine prigione intende prevalentemente una struttura civile, con persone detenute in attesa di processo o condannati che scontano una pena, o raramente una struttura militare in cui sono detenuti militari in attesa di processo o condannati che scontano una pena. Il termine campo di concentramento intende una struttura quasi sempre militare in cui sono provvisoriamente detenute persone genericamente nemiche in attesa della pace. Nell'uso di uno o dell'altro termine è altresì implicita una precisa presa di posizione politica su questioni di scottante attualità, per cui bisognerà attendere la storicizzazione dei fatti seguiti agli attentati dell'11 settembre 2001 per tentare una trattazione più obiettiva della questione.
[modifica] Campi della Repubblica Popolare Cinese
| Per approfondire, vedi la voce Laogai. |
Alcune fonti, e in particolare ex detenuti, chiamano "campi di concentramento" i "campi di riforma attraverso il lavoro" (劳动改造场所, laodong gaizao changsuo) della Repubblica Popolare Cinese, più noti come Laogai. Come nel caso di Guantanamo, quest'uso è più legato al significato peggiorativo di "campo di concentramento" come "luogo di violazione dei diritti umani" che al significato ordinario dell'espressione.
I "campi di riforma attraverso il lavoro" ed i "campi di rieducazione attraverso il lavoro" (劳动教养场所, laodong jiaoyang changsuo, comunemente detti laojiao) cinesi, infatti, sono strutture civili anziché militari, destinate ai cinesi condannati per reati comuni e per i cosiddetti "reati amministrativi" (违法, weifa) anziché ai prigionieri di guerra. In essi, gli internati scontano la propria pena detentiva svolgendo lavori forzati. Secondo la dottrina giuridica cinese, lo svolgimento di lavori manuali avrebbe la duplice finalità di favorire il recupero delle devianze, e di garantire la sostenibilità economica del sistema di campi.
Il sistema dei laogai e dei laojiao raggiunge la sua forma attuale nei primi anni '50. In particolar modo durante il periodo Maoista (1949 - 1976), le condanne erano molto lunghe.
[modifica] Note
- ^ Cfr. Trattamento dei prigionieri di guerra - Convenzione (III), Ginevra, 12 agosto 1949 e Protezione delle persone civili in tempo di guerra - Convenzione (IV), Ginevra, 12 agosto 1949.
- ^ Camillo Pavan. I Prigionieri italiani dopo Caporetto (con l'elenco e la carta dei campi di prigionia a cura di Alberto Burato). Treviso: Camillo Pavan Editore, 2001.
- ^ I prigionieri nella grande guerra
- ^ Il campo di concentramento di Fossoli Storia, ricerca, attività culturali e didattiche
- ^ Ives Bizzi, la Resistenza nel trevigiano - 7 - Giacobino Ed., Treviso, 2003, pag. 114 - Testimonianza del partigiano Gianni Zonta
- ^ Tribunale civile e Penale di treviso, fasc. proc. 487/45, Comunicato Tenenza di Treviso dei carabinieri datato 02.08.1949
- ^ Tribunale civile e Penale di Treviso, fasc. proc. 487/45, Sentenza del giudice istruttore Favara datato 24 giugno 1954: "1) Simionato Gino detto "Falco"...
2) Ignoti
Imputati di omicidio volontario ai sensi dell'art. 575 C.P. in relazione all'art. 81 cpv. C.P. e per taluni casi anche art. 61, n. 4 C.P. per avere negli ultimi giorni di aprile ed i primi di maggio 1945, in Mignagola e in altre località del mandamento di Treviso, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, adoperando talvolta sevizie o agendo con crudeltà, cagionato la morte delle seguenti persone, catturate nel corso dei ripetuti rastrellamenti compiuti da formazioni partigiane impegnate nella lotta contro i fascisti o altri collaborazionisti dei tedeschi invasori o ritenuti tali:...(seguono i nomi delle 33 vittime fino al momento identificate)...Per quanto sia altamente deplorevole la indiscriminazione con cui taluni partigiani o patrioti ebbero a sfogare la mal repressa rabbia, troppo spesso senza accertarsi prima della colpevolezza dei singoli individui rastrellati, fra i quali si trovavano certamente giovani aderenti al movimento contrario non per loro volontà, bensì per necessità o per costrizione; per quanto ripugni il pensiero che questi ultimi abbiano meritato di avere la vita stroncata, per mere apparenze e presunzioni, alle volte fallaci, resta pur fuori discussione l'intenzione, offuscata sia pure da torbide passioni di parte, mirante alla rappresaglia e allo sterminio contro chi direttamente o indirettamente aveva prestato il proprio braccio o la propria mente al servizio del nemico invasore e quindi estranea a ogni motivo o fine di vendetta personale non politica.
P.Q.M. visto gli art. 378,591 C.P.P., 151 C.P. e 2 e 4 N.1D.P. 22-6-1946, n.4 e 1 comma primo D.L.L. 17-XI-1945, n.719, sulle conformi conclusioni del P.M. dichiara non doversi procedere a carico degli imputati indicati in epigrafe in ordine ai reati loro rubricati, perché estinti per effetto amnistia.
Treviso, 24 giugno 1954
Il Giudice Istruttore Favara" - ^ Il sangue dei vinti di Giampaolo Pansa, edito da Sperling e Kupfer, IV edizione, pagine 147-148.
- ^ Il sangue dei vinti di Giampaolo Pansa, edito da Sperling e Kupfer, IV edizione, pagine 148.
- ^ Il sangue dei vinti di Giampaolo Pansa, edito da Sperling e Kupfer, IV edizione, pagina 148.
- ^ http://web.tiscali.it/RSI_ANALISI/mortidipansa.htm
- ^ Il sangue dei vinti di Giampaolo Pansa, edito da Sperling e Kupfer, IV edizione, pagine 149.
- ^ Liste e informazioni di questa sezione tratte da Teaching With Documents: Documents and Photographs Related to Japanese Relocation During World War II, U.S. National Archives and Records Administration (sito web ufficiale), [1]. La lettera di Bush è su [2], dove sono altresì disponibili alcune foto dei campi ([3]). Japanese-Americans Internment Camps During World War II, archivio Marriott Library (sito web), Università dello Utah. Vedi anche (EN) Japanese American internment.
- ^ Ad esempio il termine «campo di concentramento» è utilizzato in riferimento alla struttura X-Ray di Guantanamo da Vittorio Zucconi. Si veda: Vittorio Zucconi, Stati Uniti sotto accusa per il campo di Guantanamo in «laRepubblica.it» del 23 gennaio 2002. Riportato il 7 marzo 2007.
- ^ Greg Grandin, "America's trinity of terrorism", Site Pass
- ^ Tim Golden, "Foiling U.S. Plans, Prison Expands in Afghanistan" (Ampliate le prigioni in Afghanistan ad onta dei progetti americani), The New York Times 7 gennaio 2008
[modifica] Bibliografia
- Gianpaolo Pansa, Il sangue dei vinti, Milano, Sperling & Kupfer editore, 2003. pag- 83-84
- Massimo Numa, giornalista, La stagione del sangue, edito 1992 casa editrice La Ricerca
[modifica] Voci correlate
- Guerre Boere
- Gulag
- Lager
- Campo di sterminio
- Lista dei campi per l'internamento civile nell'Italia Fascista
- Laogai
- Baia di Guantanamo
- ANED
- Centro di permanenza temporanea