Centro di identificazione ed espulsione

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I centri di identificazione ed espulsione (CIE), prima denominati centri di permanenza temporanea (CPT), sono strutture previste dalla legge italiana istituite per trattenere gli stranieri "sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera" nel caso in cui il provvedimento non sia immediatamente eseguibile. Essi sono stati istituiti in ottemperanza a quanto disposto all'articolo 12 della legge Turco-Napolitano (L. 40/1998)[1]

Poiché essi hanno la funzione di consentire accertamenti sull'identità di persone trattenute in vista di una possibile espulsione, ovvero di trattenere persone in attesa di un'espulsione certa, il loro senso politico si traccia in relazione all'apparato legislativo sull'immigrazione nella sua interezza.

Nell'ordinamento italiano i CIE costituiscono una grande novità: prima non era mai stata prevista la detenzione di individui se non a seguito della violazione di norme penali. A tutt'oggi i soggetti prigionieri nei CIE non sono considerati detenuti, e di norma vengono definiti ospiti della struttura. Questa anomalia ha provocato aspre critiche nei confronti dei centri.

La legislazione sull'immigrazione e i CIE[modifica | modifica sorgente]

I centri per l'identificazione e l'espulsione degli stranieri irregolari sono uno strumento diffuso in tutta Europa in seguito all'adozione di una politica migratoria comune degli stati dell'Unione europea sancita negli accordi di Schengen del 1995.[senza fonte]Nel 1998 viene approvata la seconda legge che si proponeva di disciplinare in maniera organica i fenomeni legati all'immigrazione, la legge Turco-Napolitano (L. 40/1998), con la quale vengono istituiti i CPT (centri di permanenza temporanea). La precedente legge che regolava la materia era la legge Martelli (l.39/1990), che convertiva in legge un decreto del 1989. Il Parlamento italiano nel luglio 2002 ha approvato una nuova legge sull'immigrazione, la cosiddetta legge Bossi-Fini (l. 189/2002).

Con il decreto legge n. 92 del 23 maggio 2008 "Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica"[2], poi convertito in legge (L. 125/2008)[3] i Centri di permanenza temporanea assumono il nome di "Centri di identificazione ed espulsione"[4].

CIE presenti sul territorio italiano[modifica | modifica sorgente]

Mappa CIE italiani

Sorti secondo una logica cosiddetta 'emergenziale', piuttosto che con un piano razionale, i singoli centri sono estremamente difformi uno dall'altro tra loro quanto a strutture e gestione. I centri non costruiti ex novo si trovano in edifici, appositamente convertiti, che precedentemente erano caserme (come a Bologna e Gradisca d'Isonzo), fabbriche dismesse (nel caso dei capannoni industriali di Agrigento), centri di accoglienza (il Regina Pacis di San Foca), ospizi (il Vulpitta di Trapani).

La maggior parte dei centri sono gestiti dalla Croce Rossa Italiana. Il resto viene gestito dalla Confraternita delle Misericordie d'Italia (Modena, Bologna, Lampedusa e Linosa), o da cooperative (Lamezia Terme, Restinco, Gradisca d'Isonzo) e da associazioni appositamente fondate (Caltanissetta).

I CIE attualmente in funzione sono 13[5]:

Per un totale di 1.901 posti disponibili.

A questi si aggiungono i CIE adesso chiusi:

Altri centri temporanei[modifica | modifica sorgente]

In seguito alla caduta del regime di Ben Ali in Tunisia il 14 gennaio 2011 e all'inizio della guerra civile libica il 15 febbraio e all'arrivo di ben 15.000 immigrati da inizio anno[6] è stato deciso l'allestimento di centri da parte del Ministero della Difesa a Mineo (CT), Manduria (TA), Marsala (TP), Torretta (PA), Carapelle (FG), San Pancrazio Salentino (BR), Monghidoro (BO), Sgonico (TS), Clauzetto (PN), Castano Primo (MI), Boceda (MS), Front (TO), Ciriè (TO)[7]. Con Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 aprile 2011 tre centri di accoglienza già esistenti situati nei comuni di Santa Maria Capua Vetere (CE), Palazzo San Gervasio (PZ) e Trapani - località Kinisia, operano fino al 31 dicembre 2011 come CIE per complessivi 500 posti.

Critiche ai CIE[modifica | modifica sorgente]

Condizioni umanitarie[modifica | modifica sorgente]

Il primo documento ufficiale a denunciare le condizioni all'interno dei centri è la relazione 2003 della Corte dei conti[8]; in essa si parla di «programmazione generica e velleitaria», «strutture fatiscenti», «scarsa attenzione ai livelli di sicurezza», «mancata individuazione di livelli minimi delle prestazioni da erogare»

È del 2004 un rapporto di Medici senza frontiere[9], in cui vengono descritte strutture inadeguate a svolgere il loro compito. Inoltre, viene segnalato l'alto tasso di autolesionismo tra i trattenuti nei centri.

Come afferma anche Amnesty International[10] nel suo rapporto[11] sui centri, molte volte i detenuti sono sistemati in container e in altri tipi di alloggi inadeguati a un soggiorno prolungato, esposti a temperature estreme, in condizioni di sovraffollamento.

Alcuni centri hanno uno spazio aperto troppo angusto, quando non manca del tutto. Vi sono notizie di condizioni igieniche carenti, di cibo scadente, e soprattutto di mancate forniture di vestiti puliti, biancheria, lenzuola.[12]

Talvolta non esistono ambienti separati per i richiedenti asilo, né vengono previste aree separate per gli ex-carcerati: quest'ultimo fatto determina frequentemente da una parte problemi di convivenza che sorgono tra normali lavoratori irregolari e persone uscite da anni di carcere in cui hanno appreso le regole proprie del paradigma carcerario, dall'altra mette a contatto persone prive di ogni status giuridico e di ogni assistenza a contatto con ambienti che invece possono fornire una possibilità di sopravvivenza (i CIE insomma, invece di diminuire la delinquenza, tendenzialmente sono in grado di incrementarla).

L'assistenza medica nei centri è del tutto inadeguata (inesistenza di assistenza psicologica e psichiatrica, assenza di reparti per categorie vulnerabili, carenza nella gestione di cartelle cliniche e nelle misure per prevenire il diffondersi di epidemie). In particolare, molto frequente è l'eccessiva prescrizione di sedativi e tranquillanti[13][14]. E sono frequentissimi, tra i detenuti, i casi di autolesionismo[15]. Ma nonostante la deprivazione psicologica non è fornito alcun tipo di assistenza.

Sono state riscontrate gravi violazioni quanto al diritto di asilo. MSF aveva verificato ad esempio che - quando ancora non era stato emanato il regolamento che istituisce il trattenimento nei CPT dei richiedenti asilo - i detenuti che avevano fatto richiesta di asilo, invece di essere rilasciati in attesa dell'audizione da parte della commissione come era previsto dalla legge, continuavano a essere trattenuti nei centri. Sono stati testimoniati casi in cui stranieri con un regolare permesso di soggiorno sono stati egualmente detenuti nei centri, e la loro detenzione è stata convalidata dal giudice durante l'udienza (a riprova di quanto siano garantiti i diritti legali dei detenuti). In altri casi c'è stato il trattenimento illegale di minori non accompagnati e di donne incinte.

È stato verificato come siano ben pochi i centri ad aver steso un regolamento interno, come richiesto dal ministero, e come la "carta dei diritti e dei doveri" consegnata ai detenuti all'ingresso nei centri – non essendo spesso tradotta nelle lingue dei detenuti, e mancando un adeguato servizio di informazione legale (spesso svolto da personale non specializzato dell'ente gestore) – sia insufficiente allo scopo previsto. Così, come emerge da tantissime testimonianze, il migrante si trova chiuso in una prigione senza sapere nulla né del perché si trova lì dentro, né di cosa gli accadrà in seguito. E spesso, come si è detto, non ha alcuna informazione sulle sue possibilità di presentare richiesta d'asilo[16]. Gli enti gestori, poi, talvolta sono accusati di dissuadere i detenuti dal nominare certi avvocati molto attivi per sostenere i diritti dei migranti in favore di altri "fidati" i quali poi non mostrano alcun impegno. La stessa Croce Rossa Italiana è duramente contestata per la collaborazione nella gestione dei C.I.E[17] e per alcuni accadimenti in cui il suo operato ha lasciato qualche ombra.[18]

Decisamente rilevante, a questo rispetto, è la difficoltà di essere ammessi dentro le strutture per parlamentari, rappresentanti di Ong (non è mai stata ammessa la stessa Amnesty International), avvocati (con relative difficoltà per ricevere la nomina degli assistiti potenziali, e di incontrare gli assistiti effettivi), giornalisti (di fatto mai ammessi).[19]

Citando il rapporto di Amnesty International: "C'è stato un certo numero di denunce di abusi di matrice razzista, aggressioni fisiche e uso eccessivo della forza da parte degli agenti di pubblica sicurezza e da parte del personale di sorveglianza, in particolare durante proteste e in seguito a tentativi di evasione. Vari procedimenti penali sono in corso laddove i detenuti sono stati in grado di sporgere querela. (…). Raramente c'è chiarezza fra i detenuti su come e a chi dovrebbe essere rivolta una denuncia, o una preoccupazione riguardo al trattamento da parte del personale, dei compagni di prigionia o degli agenti di pubblica sicurezza; la maggior parte di loro non avrebbe pieno accesso a meccanismi di denuncia né a consulenze indipendenti. Talvolta, ad alcuni detenuti che intendevano denunciare qualcosa è stata offerta la possibilità di accedere al sistema di giustizia penale da parte di avvocati, Ong o parlamentari in visita, ma la maggior parte delle presunte vittime sarebbe riluttante a sporgere denunce per abusi mentre si trova ancora nei Cpta, per paura di ritorsioni".

Le critiche all'idea di CIE[modifica | modifica sorgente]

L'analisi di molti gruppi marxisti e libertari identifica i CIE come strumento necessario al capitale per regolare la quantità di "forza lavoro eccedente", cioè disoccupati e lavoratori saltuari. Osservando come la manovalanza europea sia costituita in gran parte da immigrati (spesso in condizioni di lavoro irregolare), essi deducono che il sistema capitalistico necessita di immigrati ricattabili al fine di poterli sfruttare. Proprio questa sarebbe la funzione delle leggi anti-immigrazione e di istituti quali il permesso di soggiorno, oggetto di critiche in quanto la sua concessione è subordinata alla titoralità di un contratto di lavoro.[20]

I medesimi gruppi sostengono inoltre che il termine tecnicamente corretto per identificare i CIE sia campo di concentramento. Tali strutture sono luoghi in cui vengono rinchiuse persone che non hanno commesso alcun reato. Anche alcuni studi di scienze sociali, riprendendo alcune intuizioni di Hannah Arendt e di Giorgio Agamben, hanno mostrato come ci sia una continità di logica tra i campi di concentramento (dalla loro origine coloniale, passando per i campi nazisti) e i CIE, in quanto spazi in cui viene normalizzata una condizione di eccezione al diritto.[21]

A queste critiche, gli anarchici e i libertari aggiungono un rifiuto incondizionato di ogni tipo di reclusione, negando tra l'altro allo Stato il diritto di esercitare qualunque funzione (punitiva, preventiva e rieducativa) tramite la detenzione degli individui.

Secondo l'estrema destra, invece, i CIE sono considerati una spesa inutile per lo Stato[22], auspicando un rimpatriato immediato dei migranti.

La posizione della Chiesa cattolica è generalmente critica nei confronti dei CIE[23], anche se ad oggi non risultano posizioni organiche ufficiali al riguardo.

I campi di concentramento libici[modifica | modifica sorgente]

I gruppi che con più fervore e costanza si oppongono ai CIE estendono la loro critica ai campi di concentramento libici. Gli immigrati di origine africana che vengono espulsi dall'Europa, infatti, vengono deportati in tali strutture. I tre campi attualmente esistenti sono stati parzialmente finanziati dal governo italiano. Il primo è stato costruito nel 2003 e si trova nel nord del paese. I due successivi hanno visto stanziamenti nella finanziaria 2004-2005 e si trovano rispettivamente a Cufra (al confine con l'Egitto) e a Sebha. Tutti e tre si trovano comunque nel deserto. Durante il tragitto da e verso tali campi, moltissimi sono i casi accertati di decessi. Inoltre persone che vi sono state e che sono riuscite a fuggire testimoniano che i secondini forniscono ai detenuti un piatto di riso al giorno e acqua ogni due giorni. All'interno si trovano molte famiglie e molti bambini orfani.[24]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ 1. "Quando non è possibile eseguire con immediatezza l'espulsione mediante accompagnamento alla frontiera, ovvero il respingimento, perché occorre procedere al soccorso dello straniero, ad accertamenti supplementari in ordine alla sua identità o nazionalità, ovvero all'acquisizione di documenti per il viaggio, ovvero per l'indisponibilità di vettore o altro mezzo di trasporto idoneo, il questore dispone che lo straniero sia trattenuto per il tempo strettamente necessario presso il centro di permanenza temporanea e assistenza più vicino, tra quelli individuati o costituiti con decreto del ministro dell'Interno, di concerto con i ministri per la Solidarietà sociale e del Tesoro." (L. 40/1998 art. 12)
  2. ^ D.L. 92/2008
  3. ^ Legge 125/08
  4. ^ "1. Le parole: «centro di permanenza temporanea» ovvero: «centro di permanenza temporanea ed assistenza» sono sostituite, in generale, in tutte le disposizioni di legge o di regolamento, dalle seguenti: «centro di identificazione ed espulsione» quale nuova denominazione delle medesime strutture." D.L. 92/2008 Art. 9
  5. ^ Ministero dell'Interno. I Centri dell’immigrazione
  6. ^ Profughi Lampedusa, 500 in arrivo a Reggio
  7. ^ Emergenza immigrazione, allestite le prime tendopoli a Trapani e a Manduria
  8. ^ Relazione 2003 della Corte dei Conti
  9. ^ Rapporto di MSF
  10. ^ Cpt, Amnesty: «Violati i diritti dei rifugiati», da Il Manifesto del 21 giugno 2005
  11. ^ Rapporto di Amnesty International: Presenza temporanea, diritti permanenti"
  12. ^ L’arresto di don Cesare Lodeserto riapre le polemiche sui Cpt
  13. ^ <<... una volta si sciopera perché quando si mangia viene sonno, cosa può essere se non il sedativo che mettono dentro il cibo? Già in infermeria le gocce si danno a valanga, vai dal medico, gli dici “ho il mal di testa”. “Prendi le gocce” ti dice. Così tutti mettono il mangiare fuori dalla sezione... ”non vogliamo mangiare questa roba” [...] arriva uno della CRI, “è normale - dice - anch’io quando mangio mi viene sonno”. Ci sarebbe da ridere. “Scusa - gli dice Samir - non è mica la prima volta nella vita che mangiamo, prima di entrare qui dentro mangiavo e non mi veniva sonno...”>>. (Testimonianze da Lager Italiani)”
  14. ^ Sulla Morte di Hassan
  15. ^ "Afflitto dalla disperazione ingoia due pile, sperando che qualcuno si accorga di lui [...] Ingoiate le pile J. sta dodici giorni all’ospedale in solitudine". (Estratto da Una storia dal centro di detenzione di Roma )
  16. ^ Basta Guantanamo
  17. ^ Le chiavi della Croce Rossa
  18. ^ Bologna - Indagati poliziotti e Croce Rossa per i pestaggi al CIE di via Mattei
  19. ^ Dossier sui CPT
  20. ^ Manifestazione contro i Cpt
  21. ^ Rahola F., 2003, Zone definitivamente temporanee. I luoghi dell'umanità in eccesso, Ombre corte, Verona e Ravenda A.F., 2011, Alì fuori dalla legge. Migrazione, biopolitica e stato d'eccezione in Italia, Ombre corte, Verona
  22. ^ ON.Fiore:Imminente visita CPT Lampedusa
  23. ^ Il vaticano sui cpt: "Sono vere prigioni" dal Corriere della Sera
  24. ^ Caritas Italiana. Almanacco Immigrazione 2010. Fatti e notizie sull'immigrazione

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Medici per i Diritti Umani, Arcipelago CIE. Indagine sui centri di identificazione ed espulsione italiani Infinito Edizioni, 2013
  • Marco Rovelli, Lager italiani, Roma, BUR Biblioteca Universale Rizzoli, 2006. ISBN 978-88-170-1141-9.
  • Sonia Paone, Città in frantumi. Sicurezza, emergenza e produzione dello spazio, FrancoAngeli, Milano 2008.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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