Untermensch

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Untermensch (parola tedesca per sub-umano, plurale: Untermenschen) è un termine dell'ideologia razzista nazista utilizzato per descrivere i "popoli inferiori", specialmente "i popoli dell'Est", cioè gli ebrei, gli zingari, polacchi, serbi i altri popoli slavi come bielorussi, russi, e ogni altra persona che non fosse di "razza ariana", secondo la terminologia nazista contemporanea.

Le origini del termine "Untermensch"[modifica | modifica wikitesto]

Anche se di solito si crede che il termine sia stato coniato dai nazisti stessi, il termine "sub-umano", nel senso sopra menzionato, fu già utilizzato dall'autore statunitense Lothrop Stoddard nel titolo di uno scritto del 1922 The Revolt Against Civilization: The Menace of the Under Man (La Rivolta Contro la Civilizzazione: La Minaccia del Sub-Umano). Il termine fu in seguito adottato dai nazisti dalla versione tedesca del libro: Der Kulturumsturz: Die Drohung des Untermenschen (1925).[1] La parola tedesca "Untermensch" stessa era stata utilizzata anche in precedenza, non in senso razziale, in un romanzo del 1899 di Theodor Fontane. Un capo nazista che attribuì il concetto degli "sub-umani" est-europei a Stoddard è Alfred Rosenberg che, riferendosi ai comunisti russi, scrisse nel suo Der Mythus des 20. Jahrhunderts (1930) che "questo è il tipo di essere umano che Lothrop Stoddard ha definito 'sub-umano.'" ["...den Lothrop Stoddard als 'Untermenschen' bezeichnete."][2] Citando Stoddard: "Il sub-umano — l'uomo che sta sotto gli standard di capacità e adattabilità imposti dall'ordine sociale nel quale vive".

È comunque possibile che Stoddard abbia costruito il suo "sub-umano" come antipode al concetto di Übermensch (o superuomo) di Friedrich Nietzsche. Stoddard non lo afferma esplicitamente, ma si riferisce criticamente all'idea "superumana" alla fine del suo libro (pag. 262). I giochi di parole con il termine di Nietzsche sembrano ricorrere più volte all'inizio del XIX secolo e, dato che la lingua tedesca si presta molto alla creazione di parole combinate con l'utilizzo di prefissi e radici in modo da creare nuove parole, questo sviluppo sembra abbastanza logico. Ad esempio, l'autore tedesco Theodor Fontane contrasta le parole Übermensch/Untermensch nel romanzo Der Pharrt (1898, capitolo 33). In effetti, anche Nietzsche stesso utilizzò il termine "Untermensch" in opposizione a quello di "Übermensch" (Die fröhliche Wissenschaft 1882, 3° volume, capitolo 143) ma questo non si riferisce all'interpretazione del significato di Untermensch in epoca nazista.

L'opera di Stoddard trattava la presa del potere da parte dei bolscevichi in Russia, e sosteneva che quella nazione era ora governata dal popolo più degenerato del mondo. Egli riteneva che la combinazione dell'inferiorità razziale degli slavi russi con l'idiozia della credenza politica che faceva presa sugli istinti umani più vili (come la gelosia verso coloro che possedevano di più) e il fatto che il Partito Comunista consisteva di "criminali nati" nel senso più convenzionale della parola, necessitava di un termine completamente nuovo per descrivere questo fenomeno: sub-umani. In questo senso, per Stoddard, la Rivoluzione di Ottobre fu la battaglia per l'inevitabile scontro delle nazioni civilizzate con le "masse dell'est". Se la razza bianca era intenta a vincere il confronto con i sub-umani, doveva prendere le distanze dalle idee liberali ed adottare drastici cambiamenti di politica, introducendo ad esempio il programma di eugenetica.[3]

Untermensch nella propaganda e nella politica nazista[modifica | modifica wikitesto]

I nazisti pensavano che gli ebrei, gli zingari o gli africani e gli elementi asociali, come anche quelli disabili mentalmente o fisicamente, gli omosessuali, i criminali, i mendicanti, i giramondo, i liberali, i democratici, i femministi e i cosiddetti moralmente degenerati fossero sub-umani.

Il termine "Untermensch" era utilizzato negli scritti e nei discorsi diretti contro gli ebrei, e l'esempio più noto è una pubblicazione del 1935 delle SS con il titolo "Der Untermensch" che contiene un'invettiva antisemitica estratta da un discorso tenuto da Heinrich Himmler. Nel testo Le SS come Organizzazione Anti-Bolscevica, Himmler scrisse nel 1936: Dobbiamo preoccuparci che mai più in Germania, il cuore dell'Europa, possano scoppiare rivoluzioni di sub-umani ebrei o bolscevichi sia dall'interno che dall'esterno tramite emissari.[1]

Un altro esempio di utilizzo del termine, questa volta legato alla propaganda anti-sovietica, è un volantino, titolato "Der Untermensch" edito da Himmler. Pubblicato nel 1942 dopo l'inizio dell'Operazione Barbarossa, conta circa 50 pagine e consiste perlopiù di fotografie che mettono in cattiva luce il nemico. Lo storico Robert van Pelt scrive che per i nazisti, "era solo un piccolo passo verso l'opposizione del Mensch europeo contro l'Untermensch sovietico."[4]

Il concetto dell'"Untermensch" sovietico in particolare servì ai nazisti come giustificazione per le politiche di genocidio e specialmente come scusa per l'aggressione all'Unione Sovietica del 1941, per la conquista del Lebensraum. I primi progetti del Reich tedesco (sintetizzati come Generalplan Ost) prevedevano la schiavizzazione e l'eliminazione di non meno di 50 milioni di persone che non erano considerate adeguate alla germanizzazione dei territori da conquistare nell'Europa orientale.[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Domenico Losurdo, “Toward a Critique of the Category of Totalitarianism”, Historical Materialism 12.2 (aprile 2004), p.25-55, p.50.
  2. ^ Alfred Rosenberg, Der Mythus des 20. Jahrhunderts: Eine Wertung der seelischgeistigen Gestaltungskämpfe unserer Zeit, München: Hoheneichen, 1930, p.214.
  3. ^ Lothrop Stoddard, The Revolt against Civilization: The Menace of the Under Man, New York: C. Sribner's Sons, 1922.
  4. ^ Robert Jan van Pelt, "From Architect's Promise to Inmate's Perdition," Modernism/Modernity 1.1 (1994), p. 80-120, p.97.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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