Autodafé

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Pedro Berruguete San Domenico di Guzmán presiede a un autodafé (1495), Museo del Prado
Autodafé dell'Inquisizione iberica

L'autodafé, o auto da fé o sermo generalis, era una cerimonia pubblica, facente parte soprattutto della tradizione dell'Inquisizione spagnola, in cui veniva eseguita, coram populo, la penitenza o condanna decretata dall'Inquisizione. Il nome deriva dal portoghese auto da fé (in spagnolo, auto de fe), cioè atto di fede, e fu il cerimoniale giuridico più impressionante messo a punto e usato dall'Inquisizione.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Un autodafé prevedeva: una messa, preghiere, una processione pubblica dei colpevoli e la lettura della loro sentenza[1]. I condannati venivano trascinati in pubblico con i capelli rasati, vestiti con sacchi (sanbenitos) e berretti da somaro (corazos), o copricapi con la fenditura centrale e condotti a colpi di azotes (sferzate) in numero variabile secondo la sentenza. Le immagini riprodotte sulle vesti del reo indicavano la pena decretata: una croce di Sant'Andrea se si era pentito in tempo per evitare il supplizio, mezza croce se aveva subito un'ammenda, le fiamme se condannato a morte. Gli autodafé si svolgevano sulla pubblica piazza e duravano diverse ore, con la partecipazione di autorità ecclesiastiche e civili.[2]

Il condannato che non aveva in alcun modo mostrato di pentirsi (pertinace) o che era già stato in precedenza condannato dall'Inquisizione (relapso) era destinato ad essere arso vivo. Poteva pentirsi in extremis, sia dopo la sentenza sia di fronte al rogo, ma soltanto se non fosse un relapso: in quest'ultimo caso prima di essere arso veniva strangolato o decapitato come atto di clemenza.[3] A chi si presentava per la prima volta spontaneamente e confessava il proprio errore indicando tutti gli eventuali complici (senza tuttavia escludere in ogni caso la tortura) venivano inflitte pene inferiori, come l'esilio, la prigione, la pubblica fustigazione, l'infamante abitello con la croce, ecc. Ai falsi accusatori veniva imposto di cucire sugli abiti due lingue di panno rosso. Le condanne a morte venivano eseguite dalle autorità civili in base alla Sentenza dell'Inquisizione.

Il primo autodafé di cui si ha notizia si svolse a Parigi nel 1242, durante il regno di Luigi IX.[4]

La maggior parte di questi cerimoniali fu officiata nella Penisola Iberica. La tradizione fu inaugurata dal grande inquisitore Tomás de Torquemada nel 1481 a Siviglia (sei degli uomini e donne che presero parte a questo primo rituale religioso vennero in seguito giustiziati), e fu mantenuta fino al XVIII secolo. L'ultimo autodafé pubblico dell'Inquisizione spagnola del quale si ha notizia risale al 1781.[5] In realtà l'ultimo autodafé venne celebrato in Messico nel 1850.[6]

Nel Regno di Sicilia (unito dinasticamente alla Spagna e il cui sovrano era rappresentato da un viceré), vennero organizzati in età moderna degli autodafé. Di uno di questi, risalente al 6 aprile 1724 si ha una relazione dettagliata (i documenti originali di molti autodafé siciliani sono reperibili nella Biblioteca Reale di Madrid e, in massima parte, non sono mai stati pubblicati).[7] Si ha notizia anche di altri autodafé celebrati in Sicilia, uno dei quali viene citato da Vito La Mantia nel suo Origini e Vicende dell'Inquisizione in Sicilia. Avvenne nell'anno 1732 con l'ultimo rilassato in persona (rilasciato al braccio secolare per essere bruciato vivo).[8] Francesco Renda nel suo L'Inquisizione in Sicilia elenca 114 autodafé celebrati in Sicilia dal 1501 al 1748.[9]

Nel periodo della Riforma cattolica tale usanza fu adottata sull'esempio spagnolo anche dal Sant'Uffizio romano dell'Inquisizione generale.[senza fonte]

L'Inquisizione in Portogallo godette di poteri limitati, essendo stata istituita nel 1536 ed essendo durata ufficialmente fino al 1821, anche se la sua influenza fu molto indebolita con il governo del Marchese di Pombal, nella seconda metà del XVIII secolo. Gli autodafé si svolsero anche in Messico, Brasile e Perù: storici contemporanei dei Conquistadores, come Bernal Díaz del Castillo li registrarono. Si svolsero anche nella colonia portoghese di Goa, in India, a seguito dell'istituzione dell'Inquisizione in tale luogo nel 1562-1563.

Rappresentazioni artistiche dell'autodafé ritraggono solitamente la tortura e l'esecuzione sul rogo. Comunque, questo tipo di attività non ebbero mai luogo durante un autodafé, che era in sostanza un atto religioso. La tortura non veniva amministrata dopo la conclusione di un processo, e le esecuzioni erano sempre portate a termine successivamente e separatamente dall'autodafé.[10]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Peters 1988: 93-94
  2. ^ Molti degli autodafé pubblici vennero descritti da opere pubblicate all'epoca, in cui venivano elencati i dignitari che vi assistevano, i condannati e le loro sentenze. Si veda ad esempio, Matias de Bocanegra, Auto general de la fee..., Messico: 1649
  3. ^ Elena Brambilla, "La Giustizia intollerante: Inquisizione e tribunali confessionali in Europa (secoli IV-XVIII", 2006, pag. 131.
  4. ^ Stavans 2005:xxxiv.
  5. ^ Abate Pietro Tamburini: -Storia Generale dell'Inquisizione- che cita testualmente: "Quarantesimo Inquisitore Generale (di Spagna) fu don Filippo Bertrand, vescovo di Salamanca, successe a Quintana nel 1775 e morì nel 1783. Il numero delle vittime sotto quest'Inquisitore fu tutti gli anni di due condannati alla pena di morte in persona, di dieci penitenziati pubblicamente e di moltissimi altri che subirono il loro castigo in segreto... L'ultima vittima perita tra le fiamme fu una beata. Perì in Siviglia il 7 di novembre del 1781 per un supposto patto e commercio carnale col demonio...".
  6. ^ Enciclopedia Britannica alla voce "Autodafé".
  7. ^ L'Atto pubblico di fede (auto da fè) solennemente celebrato dall'Inquisizione nella città di Palermo a 6 aprile 1724. - cronaca pubblicata dal Santo Uffizio e redatta da Mons. Antonino Mongitore, Consultore e Qualificatore dello stesso).
  8. ^ Costui, Antonio Canzoneri della terra di Ciminna, di anni 58, carcerato il 5 febbraio 1723, dichiarato eretico formale, eresiarca, apostata, e condannato per sentenza del 19 dicembre 1729 ... fu rilasciato per l'esecuzione della sentenza nell'atto Generale di fede celebrato in Palermo a 2 ottobre 1731 e fu bruciato nel piano di S. Erasmo il 22 marzo 1732 alle ore 19 e mezzo. Ved. ulteriori notizie riportate su: http://www.eretici.org con relative citazioni delle fonti
  9. ^ quest'ultimo celebrato il 2 settembre nella chiesa del Convento San Domenico riportato dal Villabianca nei suoi Diari della città di Palermo in "Biblioteca storica e letteraria di Sicilia".
  10. ^ Kamen 1997: 192-213.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Andrea Del Col, L'Inquisizione in Italia,, Milano, Mondadori, 2006.
  • Franco Cardini (a cura di), Bernard Gui, Manuale dell'Inquisizione,(Practica Inquisitionis Heretice Pravitatis) sec. XIV, Gallone, 1998.
  • Fra Eliseo Masini, Manuale dell'Inquisizione, ed. 1665, Xenia, 1990.
  • Adriano Prosperi, Tribunali della coscienza, Einaudi, 1996.
  • Andrea Errera, Processus in causa fidei, Monduzzi, 2000.
  • Peters, Edward. (1988) Inquisition. New York: The Free Press.
  • Kamen, Henry. (1997) The Spanish Inquisition: A Historical Revision. Londra: Weidenfeld & Nicolson. - Questa edizione rivista dell'originale del 1965 contribuisce alla comprensione dell'inquisizione spagnola nel suo contesto locale.
  • Lea, Henry Charles (1906–1907). A History of the Inquisition of Spain (4 volumi). New York e Londra.
  • Stavens, Ilan. (2005) The Schocken Book of Modern Sephardic Literature. Random House, Inc. New York
  • Whitechapel, Simon (2003). Flesh Inferno: Atrocities of Torquemada and the Spanish Inquisition. Creation Books. ISBN 1-84068-105-5
  • Vekene, Emil van der: Bibliotheca bibliographica Historiae Sanctae Inquisitionis. Bibliographisches Verzeichnis des gedruckten Schrifttums zur Geschichte und Literatur der Inquisition. Bd. 1-3. Vaduz: Topos-Verlag, 1982, 1983, 1992.
  • La Mantia Vito: L'inquisizione in Sicilia. Serie dei rilasciati al braccio secolare (1487-1732)Palermo stab. tipografico a Giannitrapani 1904

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