Campo di sterminio di Chełmno

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 52°09′27″N 18°43′43″E / 52.1575°N 18.728611°E52.1575; 18.728611 Il campo di sterminio di Chełmno (in tedesco: Vernichtungslager Kulmhof) era un campo di sterminio del regime nazista, costruito durante la seconda guerra mondiale, nei pressi della cittadina polacca di Chełmno nad Nerem (in tedesco: Kulmhof an der Nehr) situata circa a 100 chilometri a est di Poznan.

Chełmno fu il primo campo di sterminio a diventare operativo l'8 dicembre 1941, realizzato per l'eliminazione degli ebrei provenienti dal ghetto di Łódź, distante solo 70 chilometri, in seguito ai programmi tedeschi di «arianizzazione» delle zone polacche del Warthegau entrate a far parte del Reich dopo l'invasione tedesca. Chełmno fu il primo campo ad utilizzare la «gassazione» per le uccisioni di massa.

Almeno 152.000 persone persero la vita nel campo, principalmente ebrei del ghetto di Łódź e delle vicinanze, ma anche rom ed alcuni ebrei ungheresi, polacchi, cechi e prigionieri di guerra sovietici.

Operatività del campo[modifica | modifica sorgente]

Un Gaswagen Magirus-Deutz utilizzato nel campo
Alcuni prigionieri destinati ad entrare nei Gaswagen

Il campo di sterminio, situato in un castello sulle rive di un fiume, fu operativo dall'8 dicembre 1941 all'aprile 1943 quando fu chiuso e il castello venne fatto saltare. Dall'aprile 1944 al gennaio 1945 Chełmno fu reso nuovamente operativo per provvedere alla definitiva liquidazione del ghetto di Łódź[1].

Il campo era gestito da un comando speciale delle SS, chiamato Sonderkommando Kulmhof, che eseguiva l'uccisione dei deportati mediante esalazioni di monossido di carbonio prodotte da grossi autocarri appositamente attrezzati. Il primo comandante fu Herbert Lange sostituito nel 1942 da Hans Bothmann. Le aree del campo erano due: una zona amministrativa con la caserma e i magazzini dei beni confiscati alle vittime, nei pressi del castello, e l'area di cremazione e sepoltura situata in un bosco a circa tre chilometri di distanza chiamata Waldlager («lager del bosco»)[2].

La descrizione del funzionamento del campo deriva da diverse testimonianze raccolte nel corso del processo tenutosi nel 1965 a Bonn, e da quella resa a Gerusalemme da Adolf Eichmann, che visitò il campo negli ultimi mesi del 1942[3]. Da notare come la maggior parte delle testimonianze relative a questo campo sia stata fornita da coloro che vi operarono in qualità di carnefici: il numero di deportati che riuscì a fuggire o sopravvisse a Chełmno fu infatti ridottissimo. Tra questi Michael Bodhalevnik, addetto alle operazioni di sepoltura, che riuscì a fuggire dopo aver visto tra i cadaveri quello della moglie e dei figlioletti di cinque e sette anni[4].

I deportati venivano condotti al castello con treni e camion: provenivano dal Warthegau, dove molti erano stati concentrati temporaneamente nel ghetto di Łódź, e costretti a lavorare per lo sforzo bellico tedesco. Tra questi molti ebrei tedeschi precedentemente deportati dai territori del Reich a Łódź ed in altri ghetti del Warthegau al fine di rendere il territorio tedesco judenfrei, «libero da ebrei».

Giunti nel cortile del castello, i deportati venivano informati dal personale del campo che avrebbero fatto un bagno, e i loro abiti sarebbero stati disinfestati prima di ripartire alla volta dei campi di lavoro allestiti in Germania. Prima del bagno dovevano consegnare tutti gli oggetti di valore che venivano accuratamente registrati. Terminata questa prima fase, venivano fatti spogliare e, dopo aver ricevuto sapone e asciugamani (per non destare sospetti), condotti nel sotterraneo del castello per poi risalire, lungo una rampa, fino al vano di carico di un Gaswagen, quindi con funzione di camera a gas[5]. A differenza dei successivi campi di sterminio Chełmno, infatti, non disponeva di una camera a gas stabile ma di tre camere a gas mobili, installate su appositi automezzi, i cosiddetti Gaswagen dal tedesco "camion a gas", già impiegati per le operazioni degli Einsatzgruppen. La zona di carico degli autocarri era ermeticamente sigillata e alcune tubazioni la collegavano ai gas di scarico prodotti dal motore. Le vittime erano obbligate a stiparsi nell'area di carico, in numero di circa 90[6], la porta veniva poi sigillata e il motore del furgone acceso: la morte sopraggiungeva in 10-20 minuti, provocata dall'esalazioni di monossido di carbonio.

I corpi, già a bordo degli automezzi, venivano poi portati al Waldlager, distante circa 3 chilometri, dove si provvedeva a scaricare i corpi; nel caso qualche vittima fosse solamente rimasta stordita dai gas di scarico, le SS provvedevano ad ucciderla con un colpo di pistola alla nuca. Unità ucraine, controllate dalle SS, provvedevano ad estrarre i denti d'oro dai cadaveri e controllavano minuziosamente che nessun oggetto di valore fosse nascosto sui corpi. Successivamente un Sonderkommando composto da detenuti ebrei provvedeva al seppellimento dei cadaveri in grandi fosse comuni[6]. Gli autocarri venivano rapidamente ricondotti al castello dove si provvedeva alla pulizia degli stessi, spesso imbrattati da escrementi[5]. Il lavoro era svolto con grande rapidità considerando che, ogni giorno, venivano svolte 12-13 «operazioni»[6].

Nell'estate 1942 il crescente fetore di decomposizione, che poteva sentirsi in tutta l'area circostante, consigliò la riesumazione dei corpi e la loro cremazione all'interno di due forni crematori appositamente acquistati. L'operazione, effettuata da detenuti ebrei, prevedeva inoltre la macinazione delle ossa rimaste dopo la cremazione all'interno di un apposito mulino macinatore e la dispersione delle ceneri nel vicino fiume[6].

Comandanti del campo[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ernst Klee, Willi Dreßen, Volker Rieß (a cura di). «Bei tempi». Lo sterminio degli ebrei raccontato da chi l'ha eseguito e da chi stava a guardare: lo sterminio degli ebrei raccontato da chi l'ha eseguito e da chi stava a guardare. Firenze: La Giuntina, 2005, p. 165. Un'anteprima parziale del libro è disponibile a quest'indirizzo: [1]
  2. ^ Si veda a questo proposito la testimonianza di Theodor Malzmüller che prestò servizio a Chełmno in qualità di appartenente al servizio di sorveglianza. Si veda: Ernst Klee et al., op. cit., pp. 170-171.
  3. ^ Una parte di queste testimonianze è raccolta in: Ernst Klee et al., op. cit., pp. 165-174.
  4. ^ Queste le parole di Bodhalevnik: «Mi sdraiai sul corpo di mia moglie e implorai che mi sparassero. Uno degli uomini delle SS mi raggiunse e disse: "Questo può ancora lavorare bene!" (coloro che non avevano più forze venivano infatti uccisi). Egli mi diede tre colpi con il suo bastone e mi obbligò a tornare al lavoro». Dopo aver tentato il suicidio, impedito dai compagni, Bodhalevnik fuggì dal campo e testimoniò durante il processo postbellico. Si veda: Leni Yahil,The Holocaust. The Fate of the European Jewry, 1932-1945. New York (Oxford): Oxford University Press, 1991, p. 321. Un'anteprima parziale del libro è disponibile a quest'indirizzo: [2].
  5. ^ a b Testimonianza di Walter Burmeister, autista di Gaswagen a Chełmno. Si veda: Ernst Klee et al., op. cit., p. 172.
  6. ^ a b c d Leni Yahil, op. cit., pp. 320-322.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

nazismo Portale Nazismo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di nazismo