Storia degli ebrei in Europa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Gli ebrei in Europa sono presenti da oltre 2000 anni, a partire dall'antichità ellenistico-romana fino ai giorni nostri.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Comunità ebraiche si sono stanziate in Europa sin dall'epoca ellenistico-romana, formando importanti centri di vita e cultura ebraica nei principali centri europei sul Mediterraneo.[1]

Gli ebrei sono stati l'unica minoranza religiosa alla quale, sia pur sottoposta a limitazioni e discriminazioni, sia stato permesso di vivere nell'Europa cristiana. A partire dal XVI secolo l'istituzione dei ghetti caratterizzò la vita di gran parte degli ebrei europei. Dopo la rivoluzione francese, la nascita degli moderni stati nazionali favorì migliori condizioni di vita e nella maggioranza dei paesi l'emancipazione civile degli ebrei. Il periodo tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento fu il periodo d'oro degli ebrei europei che dettero vita a vibranti comunità e offrirono un contributo importante alla vita culturale, politica e sociale dell'Europa.[2]

Ad una maggior peso della presenza ebraica in Europa si accompagnarono tuttavia sentimenti diffusi di antisemitismo che nel periodo successivo alla prima guerra mondiale giocarono un ruolo sempre più rilevante importante nella crescita e affermazione dei regimi fascisti. La Germania nazista acquisì un ruolo di guida nella persecuzione razziale che colpì dapprima i diritti civili degli ebrei e quindi sfociò con l'Olocausto in un progetto scientificamente programmato di genocidio.

La popolazione ebraica in Europa nel periodo precedente alla seconda guerra mondiale era stimata attorno ai 9 milioni. Si ritiene che nel periodo tra il 1940 e il 1945 siano stati uccisi circa 6 milioni di ebrei ad opera dei nazisti di Adolf Hitler e dei regimi loro alleati (la Romania di Ion Antonescu, l'Ungheria, e l'Italia repubblichina di Benito Mussolini).[3] L'Olocausto ha inferto un colpo durissimo alla presenza ebraica in Europa, significando in molti casi la scomparsa di comunità secolari. A ciò si aggiunse l'emigrazione verso Israele o gli Stati Uniti e le politiche repressive dei regimi comunisti dipendenti dall'Unione Sovietica. La fine della guerra fredda nell'est europeo e la generale riscoperta di interesse nella cultura ebraica ha riaperto se non altro migliori prospettive per la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale dell'ebraismo europeo.

La Francia con mezzo milione di ebrei ospita oggi la più numerosa comunità ebraica europea; seguono il Regno Unito, la Russia, la Germania, l'Ucraina e l'Ungheria. Paesi un tempo al centro della vita ebraica mondiale, come la Polonia, la Bielorussia, l'Austria, la Repubblica ceca, la Slovacchia, la Romania, la Croazia, la Serbia e la Grecia, sono oggi ridotte ad un ruolo marginale.

La presenza ebraica in Europa, paese per paese[modifica | modifica wikitesto]

Albania[modifica | modifica wikitesto]

Austria[modifica | modifica wikitesto]

Belgio[modifica | modifica wikitesto]

Bielorussia[modifica | modifica wikitesto]

Bulgaria[modifica | modifica wikitesto]

Repubblica ceca[modifica | modifica wikitesto]

Croazia[modifica | modifica wikitesto]

Danimarca[modifica | modifica wikitesto]

Estonia[modifica | modifica wikitesto]

Finlandia[modifica | modifica wikitesto]

Francia[modifica | modifica wikitesto]

Germania[modifica | modifica wikitesto]

Grecia[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Lettonia[modifica | modifica wikitesto]

Lituania[modifica | modifica wikitesto]

Norvegia[modifica | modifica wikitesto]

Paesi Bassi (Olanda)[modifica | modifica wikitesto]

Polonia[modifica | modifica wikitesto]

Portogallo[modifica | modifica wikitesto]

Romania[modifica | modifica wikitesto]

Russia[modifica | modifica wikitesto]

Serbia[modifica | modifica wikitesto]

Slovacchia[modifica | modifica wikitesto]

Slovenia[modifica | modifica wikitesto]

Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Svezia[modifica | modifica wikitesto]

Svizzera[modifica | modifica wikitesto]

Ucraina[modifica | modifica wikitesto]

Ungheria[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luciano Vaccaro (a cura di). Storia religiosa degli Ebrei di Europa. Milano: Centro Ambrosiano, 2013.
  • Emanuele Ottolenghi. Autodafé: l'Europa, gli ebrei e l'antisemitismo. Torino: Lindau, 2007.
  • Elena Romero Castelló, Uriel Macías Kapón. Gli ebrei e l'Europa : duemila anni di storia (trad. di Andrea Zinato). Milano: Fenice 2000.
  • Friedrich Battenberg. Gli ebrei in Europa: dalla diaspora alla shoah (trad. di Erminia De Felice). Genova: ECIG, 1996
  • Raul Hilberg, La distruzione degli ebrei d'Europa (trad. a cura di Frediano Sessi). Milano: Mondadori, 1995; II ed. 2011.
  • Anna Foa. Ebrei in Europa: dalla peste nera all'emancipazione. Bari: Laterza, 1990.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovanni de Bonfils, Gli ebrei dell'impero di Roma. Bari: Cacucci, 2005.
  2. ^ Elena Romero Castelló, Uriel Macías Kapón. Gli ebrei e l'Europa : duemila anni di storia (trad. di Andrea Zinato). Milano: Fenice 2000.
  3. ^ Raul Hilberg, La distruzione degli ebrei d'Europa (trad. a cura di Frediano Sessi). Milano: Mondadori, 1995; II ed. 2011.