Ion Antonescu

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Ion Victor Antonescu
Ion Antonescu.jpg

Conducător della Romania
Durata mandato 6 settembre 1940 –
23 agosto 1944
Predecessore Carol II (Come Re della Romania)
Successore carica abolita

Primo Ministro del Regno di Romania
Durata mandato 5 settembre 1940 –
23 agosto 1944
Predecessore Ion Gigurtu
Successore Constantin Sănătescu

Ion Victor Antonescu (Pitești, 15 giugno 1882Jilava, 1º giugno 1946) è stato un politico e militare rumeno.

Fu primo ministro e conducător ("condottiero" in rumeno) della Romania durante la seconda guerra mondiale dal 4 settembre 1940 al 23 agosto 1944.

Gioventù e carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Antonescu nacque in una famiglia piccolo borghese con tradizione militare. Frequentò la scuola militare a Craiova e a Iaşi, a si diplomò come migliore della classe alla Scuola di Cavalleria nel 1904, quindi, nel 1911, si diplomò all'accademia militare.

In qualità di tenente, Antonescu prese parte alla repressione della rivolta dei contadini del 1907 in Romania nella città di Galaţi e nei dintorni. Nel 1913 partecipò alla seconda guerra dei Balcani contro la Bulgaria, ottenendo la più alta decorazione militare romena. Durante il coinvolgimento romeno nella Prima guerra mondiale (1916-1918), Antonescu funse da capo di stato maggiore del maresciallo Constantin Prezan. In questa posizione, fu l'artefice della riuscita difesa romena della Moldavia dal tentativo di invasione da parte delle truppe tedesche guidate dal maresciallo di campo von Mackensen, nella seconda metà del 1917. Il resto della Romania era già stato occupato dai tedeschi alla fine del 1916.

Antonescu aveva una brillante intelligenza e godeva una reputazione di comandante molto abile e pragmatico, ma anche di spietata freddezza quando lo reputava necessario. Negli incontri internazionali aveva fama di persona franca e leale, ben diversa da quella di altri esponenti politici romeni (anche del suo stesso governo) caratterizzati da bizantinismi e linguaggio ambiguo.

Tra il 1922 e il 1926 fu attaché militare della Romania in Francia e nel Regno Unito, paesi verso i quali provava sentimenti non solo di ammirazione, ma anche di grande simpatia. Stimava ma non amava la Germania ed in seguito fu impressionato dalla macchina bellica nazista che riteneva invincibile. Diffidava dell'Unione Sovietica, che considerava il più pericoloso confinante della Romania. Dopo essere ritornato in Romania divenne comandante della "Şcoala Superioară de Război" (Scuola Superiore di Guerra) dal 1927 al 1930, Capo di stato maggiore dal 1933 al 1934 e ministro della difesa tra il 1937 e il 1938.

Potere politico[modifica | modifica wikitesto]

Antonescu incontra Mussolini durante la sua visita a Roma nel novembre 1940.

Il generale Antonescu venne nominato primo ministro da re Carlo II nel settembre 1940, in un momento particolarmente critico per la stessa sopravvivenza della Romania (Cecoslovacchia, Austria, Albania, Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia erano sparite come entità politiche), dopo la sconfitta militare della Francia, che rappresentava il punto di riferimento nella politica estera romena e dopo che la Romania era stata costretta a cedere la Bessarabia e la Bucovina Settentrionale all'URSS (28 giugno 1940), la metà settentrionale della Transilvania all'Ungheria (30 agosto 1940) e la Dobrugia meridionale alla Bulgaria. Solo due giorni dopo la sua nomina, costrinse re Carlo ad abdicare. Il figlio di Carlo, Michele, divenne il nuovo re. Antonescu si autoproclamò Conducător (Duce) e assunse poteri dittatoriali, relegando il re ad un ruolo meramente "decorativo".

Fronteggiando la prospettiva di due minacce (Germania ad ovest e Unione Sovietica ad est), Antonescu optò per quello che gli sembrava allora il male minore per la Romania. La Germania infatti mirava alle risorse naturali della Romania, ma dopo il trasferimento della Transilvania settentrionale all'Ungheria, imposto con il compromesso di Vienna, non rappresentava più un pericolo per i confini nazionali. Di contro le aspirazioni espansioniste dell'URSS, lungi dall'essersi placate con il diktat di Mosca, mettevano a repentaglio la regione moldava e la stessa indipendenza della Romania. Egli optò, quindi, per un'alleanza con la Germania Nazista al fine di recuperare la Bessarabia e la Bucovina Settentrionale e sperando di ottenere dalla Germania un ritocco alla frontiera con l'Ungheria decisa a Vienna. Questa alleanza era parimenti invitante per i tedeschi, date le importanti riserve petrolifere della Romania, la sua produzione di cereali ed il suo esercito, male armato, ma comunque ragguardevole per numero e valore dei soldati.

Antonescu avvicinò il partito della Guardia di Ferro, fascista e antisemita, offrendogli dei posti nel governo (15 settembre 1940). Antonescu desiderava portare la Guardia di Ferro sotto il suo controllo diretto, poiché le sue attività paramilitari e la furia antisemita stavano minando l'autorità dello Stato. Il periodo seguente divenne noto come "Stato Nazional Legionario" (Statul naţional-legionar). Alla fine, dopo che le richieste per poteri estesi vennero ripetutamente rigettate da Antonescu, la Guardia di Ferro si ribellò (21 gennaio 1941). Antonescu schiacciò rapidamente la rivolta (con il consenso della Germania, il cui interesse economico e militare richiedeva stabilità in Romania), mise fuori legge la Guardia di Ferro e ne fece imprigionare o espellere dal paese i capi.

Le truppe romene unitamente a quelle finlandesi si unirono alla Wehrmacht tedesca nell'attacco contro l'Unione Sovietica (giugno 1941) e rioccuparono i territori persi. Vennero inoltre conquistate la Transnistria e la città di Odessa nella quale, per ordine di Antonescu, fu perpetrato, per rappresaglia ad un grave attentato, un eccidio: il massacro di Odessa. Tuttavia, dopo aver occupato la Bessarabia e la Bucovina Settentrionale, e occupato la Pridniestrovia (Transnistria), Antonescu spinse le armate romene più in profondità nel territorio sovietico sino al Caucaso. Questa avventata decisione (diversa da quella del governo finlandese che aveva arrestato le sue truppe alla linea del confine prebellico) andò incontro alla disapprovazione dei partiti democratici romeni che erano all'opposizione e che pure non avevano disapprovato la riconquista dei territori persi a seguito del diktat sovietico. Nella fase successiva della guerra i romeni soffrirono pesanti perdite nella battaglia di Stalingrado e si convinsero che la guerra era persa: di conseguenza la popolarità di Antonescu declinò rapidamente[senza fonte].

Nell'estate del 1944, mentre l'armata rossa stava spingendo i tedeschi sempre più vicino ai confini orientali della Romania, Antonescu rifiutò di trattare la resa, pur essendo a conoscenza e non avendo disapprovato i colloqui con gli Alleati nelle sedi neutrali. Il suo senso dell'onore gli impediva, come militare, di tradire l'alleato tedesco. Antonescu voleva che la Wehrmacht lasciasse il paese, ma in maniera ordinata e senza subire attacchi da parte romena. Il governo di Mosca, a sua volta, si rifiutava di trattare con Antonescu, detestato dai comunisti per i suoi sentimenti antisovietici. Era quindi indispensabile la sua rimozione. Perciò, il 23 agosto 1944, re Michele, sostenuto dai principali partiti politici romeni, seguendo l'esempio di Vittorio Emanuele III con Mussolini, lo convocò a Palazzo Reale, lo destituì e lo fece arrestare.

Processo e morte[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essere stato arrestato, Antonescu venne consegnato ai sovietici. Nel maggio 1946 venne messo a processo davanti al Tribunale del Popolo di Bucarest, dal neonato governo comunista e riconosciuto colpevole di crimini contro la pace, per aver fatto partecipare la Romania all'invasione tedesca dell'URSS (Operazione Barbarossa). Venne condannato a morte e fucilato il 1º giugno 1946.

Antonescu e l'olocausto[modifica | modifica wikitesto]

Esecuzione di Ion Antonescu.

Il governo di Antonescu è stato accusato di aver causato la morte di 280 000-380 000 ebrei e di 11.000 rom.[1] Un rapporto prodotto da una commissione ad hoc guidata dal premio Nobel Elie Wiesel (del quale il governo romeno prese atto nel 2004), affermava: "Irrefutabili e abbondanti prove documentali mostrano la responsabilità personale di Ion Antonescu nella deportazione e della eliminazione di ebrei e rom che si trovavano sotto la giurisdizione rumena."[2]

Nel passato ci fu dibattito sul ruolo personale di Antonescu nella partecipazione rumena all'olocausto. Il rapporto, basato su informazioni d'archivio rese disponibili dopo la caduta del comunismo in Romania, sembrerebbe confermare anche una responsabilità di Antonescu, ma non vi è unanimità di pensiero sulla sua fattiva collaborazione con la shoah e sul suo presunto antisemitismo in un paese dove sentimenti di questo tipo erano diffusi anche fra gli stessi oppositori al regime.[3]

Immediatamente dopo essere salito al potere, Antonescu ampliò le leggi antiebraiche approvate da Gigurtu, anche se la matrigna di Antonescu, Frida Cuperman, era ebrea, così come la sua prima moglie, Rasela Mendel, che aveva sposato quando era addetto militare a Londra negli anni trenta. Il suo migliore amico di gioventù era Wilhelm Filderman, che sarebbe diventato presidente delle comunità ebraiche di Romania. Durante il periodo 1941-1942, vennero approvati 80 regolamenti antiebraici. A partire dalla fine di ottobre del 1940, la Guardia di Ferro iniziò una massiccia campagna antisemita, aggredendo e malmenando gli ebrei e saccheggiando i loro negozi, che culminò in un fallito colpo di Stato e in un pogrom a Bucarest, nel quale vennero uccisi 120 ebrei. Antonescu fermò la violenza e il caos provocati dalla Guardia di Ferro e represse con durezza la ribellione arrestando o esiliando in Germania i fascisti rumeni. Tuttavia, dal momento in cui la Romania entrò in guerra, le aggressioni contro gli ebrei erano diventate comuni, soprattutto durante il pogrom di Iaşi, dove numerosi ebrei vennero uccisi nel luglio 1941.

Sempre nel 1941, a seguito dell'esercito romeno in avanzata, come rappresaglia per i proditori attacchi subiti nel 1940 dai militari rumeni in ritirata dopo l'ultimatum sovietico per i quali era stata addossata la responsabilità a presunti "gruppi di resistenza" ebraici, Antonescu ordinò la deportazione in Transnistria, di ebrei dalla Bessarabia e dalla Bucovina settentrionale (tra gli 80 000 e i 150 000). Questi ebrei vennero considerati "agenti comunisti" dalla propaganda ufficiale. "Deportazione", -affermava il citato rapporto- era un eufemismo, dato che parte del processo consisteva nell'uccidere quanti più ebrei possibile prima di deportare il resto a est sui "treni della morte". Di quelli che sfuggirono all'iniziale pulizia etnica in Bucovina e Bessarabia, solo pochi riuscirono a sopravvivere nei campi di concentramento istituiti in Transnistria.

Ulteriori uccisioni bersagliarono la popolazione ebrea che l'esercito rumeno riuscì a catturare in Transnistria. Più di centomila vittime furono registrate in luoghi come Odessa (si veda Massacro di Odessa), Bogdanovka e Akmecetka nel 1941 e nel 1942 sempre come rappresaglia per attentati ed attacchi subiti dall'esercito rumeno di occupazione presente in Ucraina.

Antonescu pose fine alle deportazioni, nonostante le pressioni tedesche, nel 1943, quando iniziò a ricercare la pace con gli Alleati, anche se allo stesso tempo fece gravare pesanti tasse e il lavoro forzato sulla comunità ebraica, per eludere i sospetti di Hitler sulla Romania. Inoltre sotto il regime di Antonescu, tredici navi lasciarono la Romania con destinazione il Mandato britannico della Palestina, trasportando 13 000 ebrei ma il flusso migratorio venne bruscamente interrotto nel 1942, quando le autorità britanniche si rifiutarono di accogliere i rifugiati nel territorio da loro amministrato a seguito delle proteste degli arabi. La Romania e la Bulgaria furono i due soli stati nell'area danubiano balcanica che non consegnarono ai nazisti i loro ebrei nel quadro del progetto "soluzione finale". Vennero invece falcidiate le comunità ebraiche presenti nei territori ungheresi ceduti nel 1940 all'Ungheria (Transilvania settentrionale) e moldavi ridati all'Unione Sovietica (Bessarabia e Bucovina Settentrionale).

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Croce di Cavaliere della Croce di Ferro - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Cavaliere della Croce di Ferro
— 6 agosto 1941
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Tedesca - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Tedesca
— 6 agosto 1941
Membro di I Classe dell'Ordine di Michele il Coraggioso - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I Classe dell'Ordine di Michele il Coraggioso
Ordine della Rosa Bianca di Finlandia - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Rosa Bianca di Finlandia
— gennaio 1942

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Romania: Facing the Past, The Center for Advanced Holocaust Studies
  2. ^ Romania clears doubts about Holocaust past, Ilie Fugaru, Washington Post, 11 novembre 2004
  3. ^ Capitolo 9: Il ruolo di Ion Antonescu nella pianificazione e implementazione delle politiche antisemite e anti-rom dello stato romeno, Rapporto finale della Commissione Internazionale sull'olocausto in Romania, 2004.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jean Ancel, Transnistria, 1941-1942, The Romanian mass Murder Campaigns, 2003, Tel Aviv. Vol. I, (Inglese) pp. 860; Vol. II, (Rumeno) pp. 1044; Vol. III, (Rumeno) pp. 1048
  • Radu Ioanid, The Holocaust in Romania: The Destruction of Jews and Gypsies Under the Antonescu Regime, 1940-1944, Ivan R. Dee Publisher, dicembre 1999
  • Gh. Buzatu, Hitler, Stalin, Antonescu, Ploiesti, 2005.
  • Gh. Buzatu, Stalin, Hitler, Antonescu, R. Valcea, 2007.
  • Gh. Buzatu, a cura di, Maresalul Antonescu la judecata istoriei, editia I, Bucuresti, 2003.
  • Gh. Buzatu, a cura di, Trecutul la judecata istoriei. Maresalul Antonescu: Pro si contra, Bucuresti, 2006.
  • Gh. Buzatu, Romania sub Imperiul Haosului (1939-1945), Bucuresti, 2007.
  • Gh. Buzatu et al., Pace si razboi (1940-1944). Jurnalul Maresalului Ion Antonescu, vol. I, Iasi, Editura Demiurg, 2008.
  • D.C. Giurescu, Romania in al doilea razboi mondial, All Educational, Bucuresti 1999.
  • D. Deletant, Hitler's Forgotten Ally: Ion Antonescu and his Regime, Romania 1940-1944, Palgrave Macmillan, Londra 2006.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Primo ministro della Romania Successore
Ion Gigurtu 4 settembre 1940 – 23 agosto 1944 Constantin Sănătescu

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