Guerra romeno-ungherese

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Guerra romeno-ungherese
La cavalleria rumena entra a Budapest
La cavalleria rumena entra a Budapest
Data novembre 1918 – marzo 1920
Luogo Ungheria
Esito vittoria rumena
fine della Repubblica sovietica ungherese
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
10.000-80.000 10.000-96.000
Perdite
41.000 3.670 morti
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La guerra romeno-ungherese è stato un conflitto scoppiato subito dopo la fine della prima guerra mondiale, nel novembre 1918, e durato fino al marzo 1920.

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

L’Ungheria dopo la Grande Guerra[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 ottobre 1918, al termine della Grande Guerra e a seguito del collasso dell’Impero austro-ungarico, a Budapest scoppiò la cosiddetta Rivoluzione Aster che portò al governo il liberale di sinistra Mihály Károlyi. Károlyi proclamò la nascita della Repubblica Democratica di Ungheria e, in linea con il messaggio pacifista del Presidente americano Woodrow Wilson ordinò il disarmo dell’esercito ungherese[1].

Il 13 novembre Károlyi firmò un armistizio con l’Intesa fissando le linee di demarcazione del territorio dell’Ungheria. Ai sensi dell’armistizio le truppe serbe e francesi avanzarono fino ad occupare il Banato e la Croazia; la Cecoslovacchia prese il controllo dell’Alta Ungheria e della Rutenia subcarpatica; la Romania poté avanzare fino al fiume Mureș. L’esercito ungherese inoltre venne ridotto a sei divisioni di fanteria e due di cavalleria[2].

A causa delle durissime condizioni dell’armistizio, il governo Károlyi perse completamente il consenso popolare e quando nel marzo 1919 l’Intesa chiese ulteriori concessioni territoriali Károlyi fu costretto a dimettersi. Il nuovo governo, composto da una coalizione di social-democratici e comunisti, proclamò la nascita della Repubblica sovietica ungherese. Il nuovo governo indisse una guerra patriottica per proteggere i propri confini, ingraziandosi così il favore dell’esercito[3].

La Romania dopo la Grande Guerra[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1916 quando la Romania entrò in guerra al fianco dell’Intesa, uno dei suoi obiettivi principali era di riunire in un unico Stato i territori a maggioranza rumena posti sotto il dominio dell’Impero Austro-Ungarico e della Russia. Tuttavia, a seguito della rivoluzione d'ottobre il nuovo governo bolscevico decise di uscire dalla guerra firmando il trattato di Brest-Litovsk e lasciando sul fronte orientale la Romania da sola contro le Potenze centrali. Nel maggio 1918 il governo rumeno di Alexandru Marghiloman fu costretto a firmare un armistizio con Germania e Austria-Ungheria.

Il 10 novembre 1918 quando ormai la guerra stava per finire e la sconfitta delle Potenze centrali era solo questione di tempo, il re Ferdinando I (che si era rifiutato di firmare l'armistizio) decise di entrare nuovamente in guerra occupando la Transilvania ungherese. Questa decisione portò allo scoppio di una guerra con l'Ungheria.

Le fasi della guerra[modifica | modifica wikitesto]

La guerra tra Romania e Ungheria del 1919-1920 si può suddividere in tre fasi. Nella prima l'esercito rumeno avanzò incontrando scarsa resistenza fino ai Monti Apuseni, nei Carpazi occidentali. Nella seconda fase l'esercito rumeno sconfisse l'Armata rossa ungherese raggiungendo il fiume Tibisco. Nella terza le truppe rumene occuparono Budapest rovesciando il regime comunista di Béla Kun.

Prima fase: novembre 1918 - marzo 1919[modifica | modifica wikitesto]

Operazioni dell’esercito rumeno nella seconda fase della guerra. In grigio la zone demilitarizzata proposta dagli alleati

Il 13 novembre 1918 la 7. divisione dell'esercito rumeno entrò in Transilvania nei pressi di Prisacani[4]. Il 1 dicembre le popolazioni di etnia rumena della regione proclamarono l’unione con il Regno di Romania. L’iniziativa venne sostenuta dai sassoni[5]e dagli svevi del Banato[6] ma non dalle popolazioni lingua ungherese. Nel dicembre 1918 l'esercito rumeno ricevette dal generale francese Louis Franchet d'Esperey (Comandante delle forze alleate sul fronte orientale) il permesso di avanzare fino a Cluj e Alba Iulia.

Vista la facilità con la quale era riuscito a penetrare nel territorio ungherese, il generale Traian Moşoiu decise di spingersi sino a Sibiu e a Braşov.

Il 28 febbraio il Consiglio alleato notificò all'Ungheria la nuova linea di demarcazione con la Romania che correva lungo la linea ferroviaria tra le città di Satu Mare, Oradea e Arad, imponendo al governo di Budapest ulteriori rinunce territoriali. Veniva inoltre proposta una zona demilitarizzata profonda circa 5km oltre il confine[7]. Il primo ministro ungherese Károlyi si dimise e il leader bolscevico Béla Kun prese il potere istituendo un regime comunista.

La seconda fase: aprile – giugno 1919[modifica | modifica wikitesto]

La linea del fronte tra l’esercito ungherese e rumeno il 3 maggio 1919

A seguito dell'instaurazione di un regime comunista in Ungheria, il governo di Bucarest (temendo che Béla Kun potesse ricevere aiuti dall'Unione Sovietica) inviò una delegazione alla Conferenza di pace di Parigi, chiedendo il permesso di rovesciare il governo ungherese.

In aprile un tentativo di mediazione effettuato dal generale sudafricano Jan Smuts non ebbe successo e Kun, per prevenire un attacco rumeno, iniziò a mobilitare l'esercito[8]. In risposta il generale George Mărdărescu ricevette ordine di avanzare fino al fiume Tibisco. Il 16 aprile l'esercito rumeno attacco e in due giorni le forze ungheresi vennero sconfitte.

Il 23 aprile i rumeni raggiunsero Debrecen[9] e tre giorni dopo occuparono Békéscsaba costringendo gli ungheresi a ritirarsi verso Szolnok. L'avanzata rumena proseguì inarrestabile e il 1 maggio 1919 l'intera riva orientale del Tibisco era stata conquistata.

Il 2 maggio il governo di Kun chiese la pace e propose di accettare le richieste territoriali rumene. Gli Alleati, ed in particolare il Ministro degli Esteri francese Stéphen Pichon, fecero pressioni sul primo ministro rumeno Ion Brătianu affinché ritirasse le sue truppe entro la linea di demarcazione proposta il 28 febbraio. Brătianu accettò ma firmò con gli ungheresi solo un armistizio.

Dopo le dure sconfitte subìte contro la Romania Béla Kun cercò di recuperare consensi attaccando la Cecoslovacchia. Il 20 maggio le truppe ungheresi guidate dal colonnello Aurél Stromfeld attaccarono Miskolc ottenendo un buon successo. La rapida vittoria ungherese metteva in pericolo la posizione dell’esercito rumeno a Tokaj. Le forze rumene dunque avanzarono ulteriormente verso nord nella Bucovina. Nel frattempo comunque, Kun aveva riconquistato l'Alta Ungheria e aveva creato in Slovacchia uno stato fantoccio (la Repubblica Sovietica Slovacca).

Nell'aprile 1918, approfittando della situazione caotica in Russia, dove il nuovo governo bolscevico si trovava a dover combattere contro le forze anti-rivoluzionarie, i polacchi e gli ucraini, la Bessarabia aveva dichiarato la propria unione con la Romania. Un tentativo bolscevico di riconquistare la Bessarabia servendosi della Repubblica Sovietica di Odessa e si risolse in una serie di sporadici attacchi nei pressi del fiume Dniester che non portarono ad alcun risultato degno di nota.

Nel gennaio 1919 tuttavia l’Armata Rossa riuscì a respingere le forze ucraine fino al fiume Zbruč e conquistò la città rumena di Chotyn. Il 1 maggio il ministro degli Esteri sovietico Georgij Čičerin (anche al fine di alleggerire la pressione dell'esercito rumeno sull'Ungheria) lanciò un ultimatum alla Romania chiedendo l'immediata evacuazione della Bessarabia. Il 27 maggio le truppe bolsceviche attaccarono Tighina ma venne respinte dalle forze rumene, con l'aiuto di truppe francesi. Già all'inizio di giugno la situazione in Bessarabia si calmò e la Romania poté nuovamente concentrare i propri sforzi verso la Transilvania.

La terza fase: luglio – agosto 1919[modifica | modifica wikitesto]

La situazione nell'area danubiana preoccupava gli Alleati che chiesero alla Romania di ritirarsi dal Tibisco e all'Ungheria di ritirarsi dalla Cecoslovacchia. Nonostante le pressioni, Kun si rifiutò di accette le condizioni degli Alleati e anzi decise di attaccare. Il 20 luglio, dopo tre giorni di violenti bombardamenti, la fanteria ungherese attraversò il Tibisco e attaccò le posizioni rumene.

Le forze ungheresi riuscirono a occupare Szolnok, Törökszentmiklós e Mezőtúr e il 22 luglio raggiunsero Kunhegyes.

Il 24 luglio i rumeni contrattaccarono, costringendo le forze ungheresi a ritirarsi verso Fegyvernek. In due giorni l'offensiva rumena ricacciò gli ungheresi oltre il Tibisco. La notte tra il 29 ed il 30 luglio il comando rumeno attraversò il Tibisco e lanciò un massiccio attacco contro l'Ungheria. Il 3 agosto le forze ungheresi erano state circondate e dovettero arrendersi. Il giorno stesso il generale Rusescu entrò a Budapest. Già il 2 agosto Béla Kun aveva lasciato l'Ungheria fuggendo prima in Austria e poi in Unione Sovietica. I rumeni occuparono l'intero territorio ungherese tranne una piccola striscia attorno al lago Balaton.

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L’esercito rumeno marcia di fronte al Parlamento ungherese

L’Intesa non era affatto contenta dell’occupazione rumena dell’Ungheria ma, d’altro canto, decise di non sanzionare la Romania[10], che comunque aveva rovesciato il governo comunista di Kun.

D’altro canto il governo di Bucarest dovette accettare una missione inter-allaeata in Ungheria che avrebbe sovrinteso alle operazione di disarmo dell’esercito magiaro e al ritiro delle truppe rumene[11].

La commissione era composta dal generale americano Harry Hill Bandholtz, da Reginald Gorton per la Gran Bretagna, Jean César Graziani per la Francia ed Ernesto Mombelli per l’Italia[12]. I lavori della commissione crearono forti tensioni con il governo rumeno. Il primo ministro Brătianu insisteva nel voler spostare il proprio confine fino al Tibisco (così come gli era stato promesso con il trattato di Bucarest del 1916, sulla base del quale la Romania era entrata in guerra) e si rifiutava di firmare l’accordo di pace con l’Austria. A causa di questi contrasti il Consiglio Supremo Alleato decise di escludere la Romania dai Paesi beneficiari delle riparazioni tedesche arrivando a minacciare l’esclusione del Paese da quelli del gruppo degli Alleati[13].

Brătianu fu costretto a dimettersi e il nuovo governo rumeno firmò il trattato di pace con l’Austria impegnandosi ad evacuare l’Ungheria. In cambio la Romania (che comunque ricevette limitatissime riparazioni da Germania, Bulgaria e Turchia) ottenne di poter requisire beni in natura dal territorio ungherese[14]. Nel novembre 1919 l’esercito rumeno iniziò a ritirarsi e alla fine del marzo 1920 l’ultimo soldato lasciò il territorio ungherese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dixon, p. 34
  2. ^ Breit, pp. 115-116
  3. ^ Diner, p. 77
  4. ^ Mardarescu, p. 12
  5. ^ Kurt W. Treptow: A History of Romania, Center for Romanian Studies; 4 edition (January 2003), ISBN 978-973-9432-35-1
  6. ^ Gheorghe Iancu and Magda Wachter, The Ruling Council: The Integration of Transylvania into Romania : 1918-1920, Center for Transylvanian Studies, 1995, ISBN 978-973-9132-78-7
  7. ^ . Kiriţescu, pp. 543–546
  8. ^ Kiriţescu, p. 550
  9. ^ Köpeczi, p. 791
  10. ^ Hill Bandholtz, pp. XXVIII
  11. ^ Kiriţescu, p. 614
  12. ^ Hill Bandholtz, p. 32
  13. ^ Kiriţescu, pp. 635
  14. ^ Slavicek, p. 84

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Kiriţescu: Istoria războiului pentru întregirea României, Vol. II, ed. Romania Noua, 1923,
  • Dan Diner, Cataclysms: A History of the Twentieth Century from Europe's Edge, University of Wisconsin Press, 2008,
  • Gheorghe Iancu e Magda Wachter, The Ruling Council: The Integration of Transylvania into Romania : 1918-1920, Center for Transylvanian Studies, 1995, ISBN 978-973-9132-78-7
  • Joe C. Dixon: Defeat and Disarmament, Allied Diplomacy and Politics of Military Affairs in Austria, 1918-1922, Associated University Presses, 1986,
  • A. Webb: The Routledge companion to Central and Eastern Europe since 1919, Routledge, 2008
  • B. Béla: Paramilitary Violence in Hungary After the First World War, East European Quarterly, 2004
  • Béla Köpeczi, History of Transylvania: From 1830 to 1919, Social Science Monographs, 2001,
  • C. D. Eby: Hungary at war: civilians and soldiers in World War II, Penn State Press, 2007
  • D. F. Busky: Communism in History and Theory: The European Experience, Praeger Publishers, 2002
  • G. D. Mardarescu: Campania pentru desrobirea Ardealului si ocuparea Budapestei (1918–1920), ed. Militara, 2009, ISBN 978-973-32-0794-8
  • Glen St. John Barclay, 20th century nationalism, Weidenfeld and Nicolson, 1971
  • Herbert Hoover, The Ordeal of Woodrow Wilson, McGraw-Hill Book Co., 1958
  • Roger Thomas, The Land of Challenge; a profile of the Magyars, Southwest University Press, 1998
  • J. Breit - Hungarian Revolutionary Movements of 1918-19 and the History of the Red War. Vol. I: Main Events of the Károlyi Era (Budapest. 1929)
  • K. W. Treptow: A History of Romania, Center for Romanian Studies, 4ª edizione, 2003, ISBN 978-973-9432-35-1
  • Louise Chipley Slavicek, The Treaty of Versailles, Infobase Publishing, 2010,
  • M. Lojko: Meddling in Middle Europe: Britain and the 'Lands Between', 1919–1925, Central European University Press, 2006
  • M. MacMillan: Paris 1919, Six Months that Changed the World, Random House, New York, 2002,
  • Harry Hill Bandholtz: An Undiplomatic Diary, AMS Press, 1966
  • Moldova: A Romanian Province Under Russian Rule : Diplomatic History from the Archives of the Great Powers, Algora Publishing, 2002, ISBN 1-892941-87-2
  • Peter F. Sugar, Péter Hanák, A History of Hungary, Indiana University Press, 1994
  • Peter Pastor, Revolutions and interventions in Hungary and its neighbor states, 1918-1919, Social Science Monographs, 1988
  • Bogdan Krizman - The Belgrade Armistice of 13 November 1918, The Slavonic and East European Review, Vol. 48, No. 110, Jan., 1970

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]