Stalin

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Josif Stalin
Stalin lg zlx1.jpg

Segretario generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica
Durata mandato 3 aprile 1922 –
5 marzo 1953
Predecessore Carica istituita
Successore Nikita Chruščёv
(carica ricostituita)

Presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo dell'URSS
dal 19/3/1946 Presidente del Consiglio dei ministri
Durata mandato 6 maggio 1941 –
5 marzo 1953
Predecessore Vjačeslav Molotov
Successore Georgij Malenkov

Dati generali
Partito politico Partito Operaio Socialdemocratico Russo (1898-1918)
Partito Comunista dell'Unione Sovietica (1918-1953)
Firma Firma di Josif Stalin

Iosif Vissarionovič Džugašvili (russo Иосиф Виссарионович Джугашвили ascolta[?·info]; georg. იოსებ ბესარიონის ძე ჯუღაშვილი, Ioseb Besarionis Dze Jughašvili; Gori, 18 dicembre 1878, 5 dicembre del calendario giuliano[1]Mosca, 5 marzo 1953) è stato un politico, rivoluzionario e militare sovietico bolscevico conosciuto come Iosif Stalin (dal russo: сталь/stal’, "acciaio"), Segretario Generale del Partito Comunista dell'URSS e, in tale ruolo, dittatore e leader del suo Paese dal 1924 al 1953.

Nativo della Georgia, di umili origini, visse un'avventurosa giovinezza come rivoluzionario socialista attivista, prima di assumere un ruolo importante di dirigente all'interno della fazione bolscevica del Partito Operaio Socialdemocratico Russo, guidata da Lenin. Capace organizzatore, dotato di grande energia e di durezza di modi e di metodi, Stalin, strettamente fedele alle direttive di Lenin, divenne uno dei principali capi della Rivoluzione d'ottobre e del nuovo stato socialista: l'Unione Sovietica. Il suo ruolo e il suo potere politico crebbero durante la Guerra civile russa in cui svolse compiti politico-militari di grande importanza, entrando spesso in rivalità con Lev Trotzkij.

Nonostante le critiche mossegli nell'ultima parte della sua vita da Lenin e il duro contrasto con Trockij, Stalin, alla morte del capo bolscevico, assunse progressivamente, grazie alla sua abilità organizzativa e politica e al ruolo di segretario generale del partito, il potere supremo in Unione Sovietica. Dopo aver sconfitto politicamente prima la sinistra di Trockij e quindi la destra di Zinovev, Kamenev e Bucharin, Stalin adottò una prudente politica di costruzione del "socialismo in un solo paese", mentre nel campo economico mise in atto le politiche estremistiche di interruzione della NEP, di collettivizzazione forzata delle campagne e di industrializzazione mediante i Piani Quinquennali, lo stakanovismo e la crescita dell'industria pesante[2].

A metà degli anni trenta, in una fase di superamento delle difficoltà economiche e di crescita industriale, Stalin iniziò il tragico periodo delle purghe e del Grande terrore in cui progressivamente eliminò fisicamente, con un metodico e spietato programma di repressione, tutti i suoi reali o presunti avversari nel partito, nell'economia, nella scienza, nelle forze armate, nelle minoranze etniche. Per rafforzare il suo potere e lo stato sovietico contro possibili minacce esterne o interne di disgregazione, Stalin organizzò un vasto sistema di campi di detenzione e lavoro (GULag) in cui furono imprigionati in condizioni miserevoli milioni di persone[3].

Nel campo della politica estera Stalin, timoroso delle minacce tedesche e giapponesi alla sopravvivenza dell'Unione Sovietica, in un primo momento adottò una politica di collaborazione con l'occidente secondo la dottrina della sicurezza collettiva; dopo l'Accordo di Monaco il dittatore, sospettoso delle potenze occidentali e intimorito dalla potenza tedesca, preferì ricercare un accordo temporaneo con Adolf Hitler che favorì l'espansionismo sovietico verso occidente e i Paesi Baltici.

Colto di sorpresa dall'attacco iniziale tedesco con il quale la Germania nazista violava il patto di non aggressione sottoscritto dalle due potenze solo due anni prima[4], nonostante alcuni errori di strategia militare nella fase iniziale della guerra, Stalin seppe riorganizzare il Paese e l'Armata Rossa fino a ottenere, pur a costo di gravi perdite militari e civili, la vittoria totale nella Grande Guerra Patriottica. Il dittatore rivestì un ruolo di grande importanza nella lotta contro il nazismo e nella sconfitta di Hitler; le sue truppe, dopo aver liberato l'Europa Orientale dall'occupazione tedesca, conquistarono Berlino e Vienna, costringendo il Führer al suicidio[5].

Dopo la vittoria Stalin, divenuto detentore di un enorme potere in Unione Sovietica e nell'Europa centro-orientale e assurto al ruolo di capo indiscusso e prestigioso del comunismo mondiale, accrebbe il suo dispotismo violento riprendendo politiche di terrore e di repressione. Stalin morì per una emorragia cerebrale nel 1953, quando l'Unione Sovietica era diventata una grande potenza economica[6][7][8], una delle due superpotenze mondiali dotata di armi nucleari, e guida del mondo comunista mondiale.

Dal 1956, a partire dal XX Congresso del PCUS, Stalin, che era stato oggetto di un vero e proprio culto della personalità da parte di dirigenti e simpatizzanti del comunismo mondiale, è stato sottoposto a pesanti critiche da parte di politici e storici per la sua attività politica e per i suoi spietati metodi di governo.

Rivoluzionario di professione[modifica | modifica sorgente]

Nacque nel 1878 da Vissarion Džugašvili (1853-1890) e da Ekaterina Geladze (1858-1937), in una povera famiglia georgiana. Picchiato spesso dal padre, Stalin ebbe per tutta la sua esistenza rapporti difficili con la propria famiglia; alcuni studiosi hanno ritenuto che tali conflitti familiari abbiano provocato in lui diverse turbe psicologiche[9]; tuttavia, queste affermazioni furono smentite dal diretto interessato che, di fronte a una precisa domanda del biografo Emil Ludwig, rispose: "Assolutamente no. I miei genitori non mi maltrattavano affatto"[10]. In seguito, in un suo manuale di marxismo scolastico, Stalin parlò del padre come un classico esempio di proletario con una coscienza ancora "piccolo-borghese"[11].

Stalin a 16 anni, nel 1894.

L'infanzia di "Soso" (diminutivo georgiano di Josif) non fu priva di momenti critici per la sua salute fisica, dapprima per una forma acuta di varicella e poi quando, a dieci anni, fu investito e travolto da un cavallo nel corso di una festa di paese: rimase gravemente ferito al braccio sinistro, perdendone parte della capacità di articolazione. Giovanissimo poté frequentare, grazie a una borsa di studio, il seminario teologico ortodosso di Tbilisi.

Il contatto, però, con le idee e con l'ambiente dei deportati politici lo avvicinò al socialismo e alla convinzione sulle teorie del marxismo. Entrato, così, nel 1898 nel Partito socialdemocratico (POSDR), lavorò per qualche tempo al locale osservatorio astronomico. Ma soprattutto cominciò, da allora, un'intensa attività politica di propaganda oltre che di istigazione agli scioperi nelle varie fabbriche georgiane, che lo portarono ben presto a conoscere il rigore della polizia del regime.

Stalin a 24 anni, nel 1902.

Arrestato nel 1900 e continuamente sorvegliato, Stalin nel 1902 lasciò la sua città per stabilirsi a Batumi, dove però venne subito imprigionato e condannato a un anno di carcere, seguito da un triennio di deportazione in Siberia. Fuggito nel 1904, tornò a Tbilisi e nei mesi successivi partecipò con energia e notevole capacità organizzativa al movimento insurrezionale, che vide la formazione dei primi soviet di operai e di contadini.

Nel novembre del 1905, dopo aver pubblicato il suo primo saggio, A proposito dei dissensi nel partito, divenne direttore del periodico Notiziario dei lavoratori caucasici e in Finlandia, alla conferenza bolscevica di Tampere, incontrò per la prima volta Lenin, accettandone le tesi sul ruolo di un partito marxista compatto e rigidamente organizzato come strumento indispensabile per la rivoluzione proletaria.

Spostatosi a Baku, dove fu in prima linea nel corso degli scioperi del 1908, Stalin venne di nuovo arrestato e deportato in Siberia; riuscì a fuggire ma fu ripreso e internato nel 1913 a Kurejka sul basso Enisej, dove rimase per quattro anni, fino al marzo del 1917. Nei brevi periodi di attività clandestina, riuscì progressivamente ad imporre la sua personalità pragmatica e le sue capacità organizzative (nonostante un approccio talvolta eccessivamente "ruvido" che i compagni di partito gli rimproveravano) e ad emergere come dirigente di livello nazionale, tanto da essere chiamato da Lenin nel 1912 a far parte del Comitato centrale del partito.

Protagonista nella Rivoluzione bolscevica e nella Guerra civile[modifica | modifica sorgente]

Nello stesso anno contribuì a far rinascere a San Pietroburgo la Pravda, mentre definiva, nel saggio Il marxismo e il problema nazionale, le sue posizioni teoriche (non sempre, però, in linea con quelle di Lenin, di cui non comprendeva la battaglia contro i deviazionisti, né la decisione di prender parte alle elezioni per la Duma). Tornato a San Pietroburgo (nel frattempo ribattezzata Pietrogrado) subito dopo l'abbattimento dell'assolutismo zarista, Stalin, insieme a Lev Kamenev e a Murianov, assunse la direzione della Pravda, appoggiando il governo provvisorio per la sua azione rivoluzionaria contro i residui reazionari. Ma questa linea fu sconfessata dalle Tesi di aprile di Lenin e dal rapido radicalizzarsi degli eventi. Nelle decisive settimane di conquista del potere da parte dei bolscevichi Stalin, membro del comitato militare, non apparve in primo piano e solo il 9 novembre 1917 entrò a far parte del nuovo governo provvisorio (il Consiglio dei Commissari del Popolo) con l'incarico di occuparsi degli affari delle minoranze etniche.

A lui si deve l'elaborazione della Dichiarazione dei Popoli della Russia, che costituisce un documento fondamentale del principio di autonomia delle varie nazionalità nell'ambito dello Stato sovietico. Membro del Comitato esecutivo centrale Stalin fu nominato, nell'aprile del 1918, plenipotenziario per i negoziati con l'Ucraina. Nella lotta contro i generali "bianchi", fu incaricato di occuparsi del vettovagliamento delle forze bolsceviche sul fronte di Caricyn (poi Stalingrado, oggi Volgograd). In questa circostanza dimostrò grande energia e cominciò a organizzare un suo gruppo di fedeli seguaci. Spesso in contrasto con le direttive di Trockij, Stalin venne infine richiamato a Mosca da Lenin che tuttavia apprezzò la sua capacità di direzione e la sua spietata decisione[12].

Lenin si preoccupò della crescente rivalità tra Stalin e Trockij e richiese ad entrambi di comporre le loro divergenze e collaborare per la vittoria della Rivoluzione bolscevica; in effetti Stalin in questa fase elogiò ripetutamente in alcuni discorsi l'operato e l'efficienza di Trockij e sembrò mosso dal desiderio di riavvicinarsi al capo dell'Armata Rossa[13]. Considerato da Lenin e anche da Trockij il dirigente bolscevico più duro e efficiente[14], Stalin venne inviato successivamente negli Urali dove contribuì alla nomina del generale Sergeij Kamenev al comando supremo[15], quindi nel maggio 1919 si recò a Pietrogrado, dove denunciò e represse una presunta cospirazione antibolscevica e organizzò la riconquista di alcune piazzeforti.

Infine partì il 3 ottobre 1919 per il fronte sud, come commissario politico del Fronte meridionale, dove riallacciò i rapporti con i suoi fedeli amici della Prima armata a cavallo: Kliment Vorošilov, Grigorij Ordžonikidze, Semën Budënnyj[16]. Durante la guerra sovietico-polacca Stalin, commissario politico del Fronte Sud-occidentale del generale Egorov, inizialmente condivise con Trockij le forti riserve sui progetti di offensiva verso il cuore dell'Europa promossi da Lenin; dubbioso sulla possibilità di una insurrezione socialista in Polonia o in Germania, egli evidenziò invece come fosse prudente occuparsi soprattutto della situazione in Crimea e nel Kuban dove le forze bianche avevano ripreso la loro attività e minacciavano la sicurezza delle retrovie del suo fronte. Alla fine però si imposero i progetti strategici di Lenin e del generale Michail Tuchačevskij e Stalin finì per votare disciplinatamente nel Politburo a favore dell'offensiva su Varsavia[17].

Durante la battaglia, che terminò con la sconfitta dell'Armata Rossa, sorse un nuovo violento contrasto con Trockij, quando Stalin si rifiutò, in ragione degli inevitabili pericoli che l'operazione avrebbe comportato ma anche per rivalità personale, di distaccare una parte delle sue forze in appoggio al generale Tuchačevskij e decise di concentrarle invece nella inutile conquista di L'viv[18]. Nel X Congresso del partito del 1921 la condotta e le decisioni di Stalin vennero criticate in una sessione a porte chiuse, nonostante le spiegazioni che egli fornì del suo operato[19]. Le controversie sulle responsabilità nella sconfitta di Varsavia sarebbero continuate fino agli anni trenta e concorsero a rovinare i rapporti tra Stalin e il generale Tuchačevskij[17].

Lenin espresse anche esplicite riserve nei suoi confronti, manifestate nel testamento politico in cui accusava Stalin di anteporre le proprie ambizioni personali all'interesse generale del movimento. Lenin era preoccupato che il governo perdesse sempre più la sua matrice proletaria, e diventasse esclusivamente un'ala dei burocrati di partito, sempre più lontani dalla generazione vissuta tanto tempo in clandestinità prima delle rivolte del 1917. Oltretutto intravvedeva un futuro dominio incontrastato del Comitato Centrale, ed è per questo che propose nei suoi ultimi scritti una riorganizzazione dei sistemi di controllo, auspicandone una formazione prevalentemente operaia che potesse tenere a bada la vasta e nascente nomenclatura di funzionari di partito[20].

Stalin e Lenin, nel 1919.

Il segretario generale[modifica | modifica sorgente]

Nominato nel 1922 segretario generale del Comitato centrale, Stalin, unitosi a Zinov'ev e Kamenev (la famosa troika), seppe trasformare questa carica, di scarso rilievo all'origine, in un formidabile trampolino di lancio per affermare il suo potere personale all'interno del partito dopo la morte di Lenin (1924). Fu allora che nel contesto di una Russia devastata dalla guerra mondiale e dalla guerra civile, con milioni di cittadini senza tetto e letteralmente affamati, diplomaticamente isolata in un mondo ostile, scoppiò violento il dissidio con Lev Trockij, ostile alla Nuova Politica Economica e sostenitore dell'internazionalizzazione della rivoluzione.

Stalin sosteneva al contrario che la "rivoluzione permanente" fosse una pura utopia e che l'Unione Sovietica dovesse puntare sulla mobilitazione di tutte le proprie risorse al fine di salvaguardare la propria rivoluzione (teoria del "socialismo in un Paese solo"). Trockij accusava Stalin e il partito di burocratizzazione e autoritarismo e riteneva, assieme alla crescente opposizione creatasi in seno al partito (tra cui i Decei, critici del Centralismo Democratico), che ci volesse invece un rinnovamento democratico all'interno degli organi dirigenti, che sempre più venivano scelti su matrice non elettiva, dall'alto verso il basso, contrariamente agli spiriti che accesero la rivoluzione.

Espresse queste sue posizioni al XIII congresso del partito, ma la sua accusa venne respinta e Trockij venne sconfitto, oltretutto accusato da Stalin e dal "triumvirato" (Stalin, Kamenev, Zinov'ev) di "frazionismo", tendenza contraria alla direzione "monolitica" presa dal partito dal X congresso. Trockij venne isolato anche a causa delle norme di emergenza (prese precedentemente dallo stesso Lenin nel pieno della guerra civile sempre nell'ambito del X congresso) tese a strutturare un partito compatto, eliminando le tendenze ritenute frazionistico-scissioniste. Le tesi staliniane trionfarono nel 1926, quando il Comitato centrale si schierò sulle posizioni di Stalin, isolando Trockij (con il quale, nel corso del dibattito, avevano finito per associarsi anche Kamenev e Zinov'ev).

Nel corso di questi anni sia l'Opposizione Operaia di Aleksandra Kollontaj, che si batteva per il ritorno alla democrazia dei Soviet contro la burocratizzazione,[21] sia l'Opposizione di Sinistra, guidata da Trockij, e la sua momentanea trasformazione in Opposizione Unificata, con Kamenev e Zinov'ev, che poi capitolarono, furono sconfitte con i metodi più brutali di intimidazione e di persecuzione, dalla propaganda perniciosa di falsità da parte dell'apparato del partito dominato dagli staliniani, all'irruzione nelle sedi di partito, che ospitavano riunioni ed assemblee, con la devastazione delle stesse ed il pestaggio degli intervenuti[22]. Lo psichiatra russo Vladimir Bechterev nel 1927 visitò Stalin e gli diagnosticò una sindrome paranoide. Poco tempo dopo morì in circostanze non chiarite: secondo lo storico Isaac Deutscher, Stalin avrebbe ordinato l'assassinio del medico perché non d'accordo con la diagnosi[23].

Lo stalinismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stalinismo e Grandi purghe.
Francobollo sovietico anni cinquanta: "La pace sconfiggerà la guerra". Fa parte delle raffigurazioni del dopoguerra. Sul manifesto c'è scritto: "Grazie, caro Stalin, per la nostra infanzia felice".

Stalin diede anche alcuni contributi allo sviluppo teorico del marxismo-leninismo, in particolare sul rapporto tra socialismo e movimenti nazionalisti[24]. La prassi politica realizzatasi nei trent'anni del suo governo è stata definita dai suoi oppositori (in particolare trotskisti e anti-comunisti) "stalinismo" al fine di evidenziare una sua parziale differenza rispetto alla formulazione classica del marxismo-leninismo.

Partendo dal concetto leninista di "dittatura del proletariato", secondo il quale dopo la rivoluzione e prima della realizzazione di una società comunista compiuta sarebbe necessaria una fase politica di transizione in cui i mezzi dello Stato conquistato dai lavoratori vengano da essi impiegati contro la resistenza della minoranza capitalista sconfitta[25], e dalla teoria dell'estinzione dello Stato una volta terminato il periodo della dittatura del proletariato[26], Stalin seguì la teoria della violenza rivoluzionaria crescente all'interno del periodo di transizione[27][28][29] già elaborata da Lenin[30].

Le caratteristiche distintive della gestione stalinista del potere in politica interna sono il culto della personalità e l’impiego del terrore[31], partendo nominalmente dal concetto leninista di "dittatura del proletariato". Lenin, in Stato e Rivoluzione, aveva previsto che immediatamente dopo la presa del potere rivoluzionario l'apparato di repressione dello Stato, fin dall'inizio del periodo di transizione, avrebbe iniziato a indebolirsi fino ad estinguersi una volta raggiunto il comunismo. Di fatto la pratica staliniana di governo andava nella direzione opposta: una crescita abnorme dell'apparato repressivo dello Stato. Questo creava dei problemi teorici e pratici di difficile soluzione: che socialismo poteva essere quello che si serviva di un apparato repressivo di tal fatta? Sul punto "dell'intensificarsi della lotta di classe man mano che si procedeva verso il socialismo" Stalin fu chiaro.

Disse nel Plenum del Febbraio-Marzo 1937: ”Quanto più andremo avanti, quanti più successi avremo, tanto più i residui delle classi sfruttatrici distrutte diverranno feroci”[32]. Con il 1928 iniziò la cosiddetta "era di Stalin". Da quell'anno infatti la vicenda della sua persona si identificò con la storia dell'URSS, di cui fu l'onnipotente artefice fino alla morte. Dopo aver posto bruscamente termine alla NEP con la collettivizzazione forzata e la meccanizzazione dell'agricoltura e soppresso il commercio privato (i kulaki arricchiti furono declassati a semplici contadini dei kolchoz e quelli che si opponevano venivano avviati a campi di lavoro), fu dato avvio al primo piano quinquennale (1928-32) che dava la precedenza all'industria pesante.

Circa la metà del reddito nazionale fu dedicata all'opera di trasformazione di un Paese povero e arretrato in una grande potenza industriale. Furono fatte massicce importazioni di macchinari e chiamate alcune decine di migliaia di tecnici stranieri. Sorsero nuove città per ospitare gli operai (che in pochi anni passarono dal 17 al 33% della popolazione), mentre una fittissima rete di scuole debellava l'analfabetismo e preparava i nuovi tecnici. Anche il secondo piano quinquennale (1933-37) diede la precedenza all'industria che compì un nuovo grande balzo in avanti; ma non altrettanto brillante fu il rendimento agricolo per cui, in concomitanza con l'entrata in vigore di una nuova Costituzione (1936), ne fu modificata la troppo rigida struttura.

A quest'opera indubbiamente gigantesca corrisposero tuttavia un ferreo autoritarismo e un'implacabile intransigenza: ogni dissenso ideologico fu condannato come "complotto".[33] Furono le terribili "purghe" degli anni trenta (successive al misterioso assassinio di S. Kirov) che videro la condanna a morte o a lunghi anni di carcere di quasi tutta la vecchia guardia bolscevica, da Kamenev a Zinov'ev a Radek a Sokolnikov a Jurij Pjatakov; da Bucharin e Rykov a G. Jagoda e a M. Tuchačevskij (1893 - 1938), in totale 35.000 ufficiali su 144.000 che componevano l'Armata Rossa[34].

Secondo le stime del KGB (1960, rese note dopo la caduta dell'URSS) 1.118 persone vennero condannate a morte nel 1936, 681.692 persone nel 1937-1938 (353.074 nel 1937 e 328.018 nel 1938), e 2.552 nel 1939 per reati politici. Il totale di condanne a morte politiche tra il 1930 e il 1953 è, sempre secondo queste stime, di 786.098, anche se molti storici le considerano sottostimate per diversi motivi.[35] Stalin e i suoi collaboratori giustificarono il bagno di sangue che spazzò via dal PCUS ogni residuo di opposizione alla linea stalinista (operazione che privò, fra l'altro, l'Armata Rossa di oltre la metà dei suoi comandanti più prestigiosi e il partito dei dirigenti della generazione rivoluzionaria), con il timore di complotti e di moti reazionari, nonché con la presenza di una "quinta colonna" borghese-fascista nei vertici dell'esercito.

La totale riabilitazione delle vittime di Stalin ha definitivamente dimostrato che non è mai esistito alcun "complotto militare fascista" nell'esercito.[36] Venne intrapresa una lotta senza tregua contro i reali o presunti nemici del socialismo o antipartito. Vennero allontanati dal potere i più famosi leader della rivoluzione, Trockij, Kamenev, Zinov'ev, Bucharin, fino a giungere al culmine, coi processi di Mosca e con l’eliminazione fisica di tutta la vecchia guardia bolscevica e, infine, di Trockij (assassinato da un sicario nel 1940), già in esilio da più di un decennio[37]). Per dare un’idea dell’entità della repressione, solo considerando i componenti del Politburo degli anni 20, perirono nelle purghe i seguenti Vecchi Bolschevichi, in gran parte “compagni d’armi di Lenin”: Lev Kamenev, Nikolaj Krestinskij, Lev Trockij, Nikolaj Bucharin, Grigorij Zinov'ev, Aleksej Rykov, Jānis Rudzutaks, Grigorij Sokolnikov, Nikolaj Uglanov, Vlas Čubar, Stanislav Kosior, Sergej Syrcov.

Foto del 1930 in cui sono presenti Stalin, Vorošilov, Molotov, e Nikolaj Ivanovič Ežov. Quest'ultimo venne ucciso nel 1940 e la foto fu in seguito ritoccata. Questo tipo di falsificazione a scopo propagandistico fu ampiamente utilizzato durante il governo di Stalin

Dei 139 membri e supplenti del Comitato centrale del partito, eletti al XVII Congresso del 1934, nei due anni successivi 98 furono arrestati e fucilati. Dei 1.966 delegati con diritto di voto o di consulenza, 1.108, cioè chiaramente più della maggioranza, furono arrestati sotto l'accusa di delitti controrivoluzionari. (dati del rapporto Krusciov).[38] Ammessa alla Società delle Nazioni nel 1934, l'URSS avanzò proposte di disarmo generale e cercò di favorire una stretta collaborazione antifascista sia fra i vari Paesi sia al loro interno (politica dei "fronti popolari"). Nel 1935 concluse patti di amicizia e reciproca assistenza con la Francia e la Cecoslovacchia; l'anno successivo appoggiò con aiuti militari la Spagna repubblicana contro Franco.

Ma il Patto di Monaco (1938) costituì un duro colpo per la politica "collaborazionista" di Stalin che a Litvinov sostituì Vjačeslav Molotov (1939) e alla linea possibilista alternò una politica puramente realistica. Per lunghi mesi nel 1939 l'Unione sovietica tentò di stringere accordi con l'Inghilterra e la Francia[39], per giungere a un patto che garantisse l'aiuto delle due nazioni all'Unione Sovietica in caso di invasione tedesca, ma le due potenze occidentali inviarono a Mosca solo delegazioni di secondo grado senza il potere di stringere alcun accordo.

Così, di fronte alle tergiversazioni occidentali e temendo il sostegno di Francia e Inghilterra alla Germania per costruire un unitario fronte anticomunista, Stalin preferì la "concretezza" tedesca (Patto Molotov-Ribbentrop del 23 agosto 1939) che, secondo lui, se non era più in condizione di salvare la pace europea, poteva almeno momentaneamente assicurare la pace all'URSS e prepararlo a quella che poi verrà chiamata la Grande Guerra Patriottica[7][8][40].

Una diversa interpretazione storiografica è, tuttavia, quella che vede il Patto Molotov-Ribbentrop come un tentativo di Stalin di far uscire l'URSS dall'isolamento internazionale in cui si trovava da almeno un biennio, reso palese dalla Conferenza di Monaco del 29-30 settembre 1938 a cui l'Unione Sovietica non era stata invitata. Una ulteriore interpretazione storiografica (ad esempio, quella dello storico russo marxista-leninista Roy Medvedev, che ha scritto diverse opere su Stalin) vede uno Stalin in attesa degli eventi, pronto a schierarsi dalla parte del vincitore appena si fosse palesato come tale. La spartizione della Polonia (1939) e l'annessione di Estonia, Lettonia e Lituania e la guerra alla Finlandia (1940) rientrarono nella stessa concezione: garantire al massimo le frontiere sovietiche "calde". In seguito al patto di non aggressione con la Germania, il Comintern, strettamente controllato da Stalin, riesumò il vecchio slogan leniniano della guerra tra opposti imperialismi, attribuendo le maggiori responsabilità a Francia e Inghilterra[41]. Tale linea provocò non poco scompiglio e disorientamento tra le file dei comunisti, molti dei quali erano approdati alle idee del comunismo proprio in funzione dell'anti-nazismo e dell'antifascismo[42].

La Grande Guerra Patriottica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi seconda guerra mondiale, battaglia di Stalingrado e Fronte Orientale.
I Tre Grandi: il Primo Ministro Inglese Winston Churchill, il Presidente degli Stati Uniti d'America Franklin Delano Roosevelt e Stalin alla Conferenza di Jalta, febbraio 1945. Nella foto si riconoscono anche Molotov (estrema sinistra), Sir Andrew Cunningham e Sir Charles Portal (alle spalle di Churchill) e William D. Leahy (dietro Roosevelt).
« Quando volgo indietro lo sguardo, mi permetto di dire che nessun'altra direzione politico-militare di qualsiasi paese avrebbe retto a simili prove, né avrebbe trovato una via d'uscita dalla situazione eccezionalmente grave che si era creata [...][43] »

La successiva guerra contro i Paesi dell'Asse nazifascista (1941-1945) costituì una pagina importantissima e decisiva della vita di Stalin. Dopo un cedimento psicologico iniziale, di fronte alla sorpresa dell'attacco tedesco che sconvolgeva tutte le sue previsioni e i suoi piani, seppe organizzare e guidare l'Armata Rossa e l'URSS nella durissima lotta contro la Germania nazista, che metteva in pericolo la sopravvivenza stessa dello Stato bolscevico ed anche delle popolazioni sovietiche destinate, secondo i piani di Hitler, allo sterminio, alla schiavitù e alla deportazione.

Durante la Seconda guerra mondiale l'Unione Sovietica subì enormi perdite, quantificabili in circa 9.000.000 di militari e 12.000.000 di civili, in parte a causa delle disastrose sconfitte iniziali e in parte a causa dei metodi operativi adottati di fronte alle potenti forze tedesche e delle straordinarie dimensioni delle battaglie e delle campagne di guerra del fronte orientale.

La Germania impiegò sempre il grosso delle sue forze armate in Russia e subì anch'essa gravi perdite, quasi 4 milioni di militari, cioè oltre 80% del suo totale su tutti i fronti. Stalin, usando spesso i suoi metodi violenti e brutali, specie contro collaborazionisti ed etnie a suo parere infide, diresse la lotta con determinazione e grande energia, anche se non senza alcuni momenti di pessimismo, specie a Mosca nel 1941 e a Stalingrado nell'estate 1942.

Col tempo si costruì anche una notevole competenza militare strategica per ammissione degli stessi esperti occidentali che lo conobbero[44] e coordinò nel complesso con abilità le grandi operazioni strategiche ideate e pianificate da alcuni suoi competenti generali, a cui diede fiducia (come Žukov, Rokossovskij, Vasilevskij, Konev e Vatutin). Stalin e l'Armata Rossa svolsero un ruolo decisivo nella sconfitta di Hitler e del Nazismo, prima respingendo l'attacco nazista, con la battaglia di Mosca del dicembre 1941, poi con la decisiva vittoria di Stalingrado dell'inverno 1942-1943 e il grande scontro di mezzi corazzati a Kursk; infine con le grandi offensive degli anni 1943-1945 (i "dieci colpi di maglio", secondo la terminologia staliniana dell'epoca[45]), che distrussero la potenza della Wehrmacht, fino alla conquista finale della capitale tedesca a seguito della battaglia di Berlino e del suicidio di Hitler[46].

Durante la guerra il nome in codice di Stalin nelle direttive segrete e nelle comunicazioni con i vari comandi era Vasilev[47]. Oltre al suo apporto - notevole e decisivo - alla conduzione della guerra, fu comunque estremamente significativo anche il ruolo di Stalin come grande diplomatico, evidenziato dalle conferenze al vertice: un negoziatore rigoroso, logico, tenace, non privo di ragionevolezza[48]. Fu assai stimato da Franklin Delano Roosevelt, meno da Winston Churchill, cui fece velo la vecchia ruggine (rinforzata dai fatti del 1939) anticomunista[49].

Il dopoguerra e la morte[modifica | modifica sorgente]

Si sostiene che stimasse Chiang Kai-shek più di Mao Tse-tung[senza fonte] (che tra l'altro aveva di lui un'ottima opinione, come testimoniano la visita che fece allo statista sovietico il 21 dicembre 1949, in occasione del suo compleanno, nonché gli onori che gli tributò nei giorni successivi alla sua scomparsa) e solo con riluttanza smise di pensare che la Cina poteva essere governata dal Kuomintang con l'adesione dei comunisti[senza fonte]. Ad ogni modo, durante la guerra civile cinese l'URSS fornì al Partito Comunista Cinese un contributo in materiale bellico e un certo numero di consiglieri; fin dall'agosto del 1945 inoltre, dopo la sua dichiarazione di guerra al Giappone, appoggiò i maoisti conquistando la Manciuria e lasciando al PCC il bottino ottenuto.

Per ciò che concerneva la Germania Stalin fu un assertore della divisione in due Stati: Repubblica Federale Tedesca capitalista e Repubblica Democratica Tedesca socialista. Quando le potenze occidentali decisero unilateralmente di introdurre il Marco Tedesco al posto della valuta di occupazione, per convincere Stalin a lasciar riunificare la Germania, il leader georgiano rispose con il blocco della città: il 24 giugno 1948 l'URSS impedì gli accessi ai tre settori occupati da americani, inglesi e francesi di Berlino, tagliando tutti i collegamenti stradali e ferroviari che attraversavano la parte di Germania sotto controllo sovietico. Gli americani risposero con il celebre ponte aereo che convinse l'Unione Sovietica a togliere il blocco il 12 maggio 1949 (ma le missioni aeree USA perdurarono fino al 30 settembre).

Il dopoguerra trovò l'URSS impegnata nuovamente su un doppio fronte: la ricostruzione all'interno e l'ostilità verso l'Occidente all'esterno, Nell'immediato dopoguerra l'Unione Sovietica infranse il monopolio americano sul possesso della bomba atomica sperimentata nel 1949. Furono gli anni degli inizi della Guerra fredda, che videro Stalin irrigidire ancor più il monolitismo del Partito comunista fuori e dentro i confini, ma al contempo del rispetto dei patti post-bellici, di cui è espressione evidente lo scioglimento del Comintern e la creazione del Cominform e la "scomunica" della deviazionista Iugoslavia.

In occasione della Guerra di Corea Stalin offrì all'alleato Kim Il Sung l'appoggio di 26.000 soldati sovietici (un apporto molto moderato, se confrontato con quello concesso invece da Mao pari a 780.000 militi) e regalò delle forniture alimentari e di mezzi corazzati ai nordcoreani, ma fu sempre restio a intervenire direttamente nel conflitto. Durante la guerra civile greca rispettò i patti firmati con le potenze alleate e non supportò i comunisti ellenici, lasciando che Gran Bretagna e Stati Uniti, sempre nel rispetto dei patti che dividevano l'Europa in aree d'influenza, a rotazione dessero aiuti determinanti al governo di Atene nella repressione dell'insurrezione comunista. In sostanza Stalin lasciava mano libera agli occidentali in Grecia ed in Italia, ma pretendeva i medesimi diritti su tutta l'Europa orientale.

Stalin, ormai in età avanzata, subì un colpo apoplettico nella sua villa suburbana di Kuntsevo la notte tra il 28 febbraio e il 1º marzo 1953, ma le guardie di ronda davanti alla sua camera da letto non osarono forzarne la porta blindata fino alla sera del 1º marzo, quando Stalin era già in condizioni disperate: metà del corpo era paralizzata e aveva perso l'uso della parola. Il comandante delle guardie avvertì telefonicamente Malenkov e Berija, ma i medici, scelti personalmente dal ministro della sanità Tret'jakov, arrivarono solo la mattina del 2 marzo e le fonti ufficiali riportarono che il malore era avvenuto nella notte tra il 1° e il 2 marzo[50]. Stalin morì all'alba del 5 marzo, dopo aver dato per diverse volte segnali di miglioramento. Drammatico è il racconto dell'ultimo istante di vita del dittatore fatto dalla figlia Svetlana: convinto di essere vittima di una congiura, Stalin maledisse i leader comunisti riuniti attorno al divano sul quale giaceva[51].

Alcuni storici hanno accettato l'ipotesi dell'assassinio per avvelenamento, ipotesi categoricamente smentita dal grande storico Roy Medvedev, secondo cui non sono emerse dagli archivi sovietici prove a sostegno di questa tesi[50]. Il suo funerale fu imponente, con una partecipazione stimata in un milione di persone[52]: il corpo, dopo essere stato imbalsamato e vestito in uniforme, fu solennemente esposto al pubblico nella Sala delle Colonne del Cremlino (dove era già stato esposto Lenin). Almeno 500 persone morirono schiacciate nel tentativo di rendergli omaggio[52]. Fu sepolto accanto a Lenin nel mausoleo sulla Piazza Rossa.

Quando Stalin morì, la sua popolarità come capo del movimento di emancipazione delle masse oppresse di tutto il mondo era ancora intatta presso tutti i partiti comunisti al mondo. Alla fine del decennio, con la pubblicazione del discorso tenuto da Nikita Chruščёv durante il XX Congresso del PCUS, l'Unione Sovietica rinnegò ufficialmente gran parte delle scelte politiche e ideologiche di Stalin, ridimensionò il suo ruolo durante la Grande Guerra Patriottica, rimosse i riferimenti a lui in campo culturale e politico (con un processo definito "destalinizzazione" in Occidente), riabilitò alcuni degli esponenti politici condannati a morte durante le purghe, mise in pratica un radicale programma di riforme economiche e intraprese rapporti più distesi con l'Occidente capitalista. Il programma di riforme non fu accettato all'unanimità dai numerosi partiti comunisti sparsi nel mondo: tra le reazioni più clamorose vanno ricordate quelle dell'Albania (allora parte del Patto di Varsavia) e soprattutto della Cina, che ruppero i rapporti di collaborazione con l'URSS definendo "revisionista" l'operazione Chruščёv.

Uno dei primi provvedimenti della politica di destalinizzazione fu la rimozione della salma di Stalin dal Mausoleo di Lenin, accanto al quale era stato deposto subito dopo la morte. Da allora è sepolto in una tomba poco distante, sotto le mura del Cremlino. Tra le opere di Stalin hanno notevole importanza ideologica e politica: Il marxismo e la questione nazionale (1913), Principi del leninismo (1924), Questioni del leninismo (1926), Del materialismo dialettico e del materialismo storico (1938), Il marxismo e la linguistica (1950), Problemi economici del socialismo nell'URSS (1952).

Il tributo di sangue[modifica | modifica sorgente]

Berlino est, 1951: Statua di Stalin nella Karl Marx Allee.

Buona parte degli storici concorda sul fatto che, tenendo in considerazione oltre al terrorismo di stato (deportazioni e purghe politiche), le carestie (tra cui la grande tragedia dell'Holodomor) e la mortalità in prigione e nei campi di lavoro, Stalin e i suoi collaboratori furono direttamente o indirettamente responsabili della morte di un numero di persone compreso tra 20 e 60 milioni. Secondo Aleksandr Jakovlev, che diresse la Commissione per la riabilitazione delle vittime delle repressioni, creata dal presidente Eltsin nel 1992  i morti causati dal regime di Stalin furono oltre 20 milioni.[senza fonte]

Secondo quanto affermato da Robert Conquest nel suo libro Il grande terrore i morti nei Gulag e nei campi di lavoro sarebbero stimabili tra i 13 e i 15 milioni, su una popolazione di 30 milioni di internati[53]. Conquest aveva affermato che i dati d'archivio che sarebbero stati rilasciati dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica avrebbero corroborato le sue analisi[54], tuttavia Viktor N. Zemskov, uno degli storici che hanno potuto visionare gli archivi desecretati del NKVD/MVD, ha pubblicato dati fortemente contrastanti con le supposizioni di Conquest[55]:

Confronto tra i dati ricavati dagli archivi dell'NKVD/MVD e le stime esterne[55]
arresti nel '37-'38 popolazione dei gulag nel '38 popolazione dei gulag e delle carceri nel '38 popolazione dei gulag nel '52 morti nei gulag nel '37-'38 esecuzioni nel '37-'38 esecuzioni totali tra il '21 ed il '53
A. Antonov-Ovseenko 18,8 milioni 16 milioni 7 milioni
R. A. Medvedev 5-7 milioni 0,5-0,6 milioni
O. Shatunovskaia 19,8 milioni 7 milioni
D. Volkogonov 3,5-4,5 milioni
R. Conquest 7-8 milioni ~7 milioni ~8 milioni 12 milioni 2 milioni 1 milione
Accertati ~2,5 milioni ~1,9 milioni 2,0 milioni 2,5 milioni 160.084 681.682 799.455

La discrepanza tra le stime di Conquest ed i dati d'archivio ha portato lo storico Stephen G. Wheatcroft a sostenere un'aspra diatriba con il collega: mentre Conquest sostiene che gli archivi del NKVD sono inaffidabili e presentano dati palesemente contraffatti[56], Wheatcroft afferma che l'analisi di Conquest abbia esagerato il numero di prigionieri e di morti nei campi di lavoro e sia in contraddizione con le analisi demografiche, gli studi condotti sull'uso dei lavori forzati in URSS ed i dati d'archivio desecretati[57].

Il 5 marzo 1940 Stalin e altri alti funzionari sovietici firmarono l'ordine di esecuzione di 25.700 cittadini polacchi, tra cui 14.700 prigionieri di guerra. Questo episodio è noto come Massacro di Katyń. Il 20 agosto dello stesso anno un agente dell'NKVD assassinò l'antico avversario di Stalin Lev Trockij, su suo personale ordine, esiliato in Messico. Oltre alla morte nei lager Stalin è accusato di aver provocato in Ucraina la morte di diversi milioni di persone per fame (Holodomor): le stime oscillano tra un milione e mezzo di vittime (stima ufficiale degli archivi sovietici) e dieci milioni. Occorre precisare che Stalin è considerato direttamente responsabile di questi decessi, poiché negli archivi sovietici sono numerosi i documenti che confermano la pianificazione della carestia tramite la confisca del grano dei contadini[58].

Nella vigilia della 61ª sessione dell'Assemblea generale dell'ONU nell'estate 2006 il ministro degli esteri ucraino Boris Tarasiuk dichiarò: "lo sterminio di massa pianificato appositamente dal regime totalitario comunista dell'epoca ha causato la morte di una cifra oscillante tra i 7 e 10 milioni di uomini, donne e bambini innocenti, cioè di circa un quarto della popolazione ucraina dell'epoca". Le missive scritte dai contadini agonizzanti dalla fame ai propri parenti arruolati nell'Armata Rossa non giungevano mai ai rispettivi destinatari, in quanto venivano regolarmente intercettate dalla censura militare affinché le voci relative a ciò che stava effettivamente accadendo nelle zone colpite dalla carestia non si diffondessero per tutto il paese, e tantomeno al di fuori dell'URSS[senza fonte]. Tra le testimonianze dell'epoca:

  • Lettera scritta ad un artigliere dalla sorella residente a Krylovskaja, provincia di Rostov.
« Non ti puoi nemmeno immaginare l'orrore che stiamo vivendo al paese. La gente sta morendo di fame e quando qualcuno entra in casa per chiedere un pezzo di pane se non glielo dai rischi che ti taglino il collo. Se vedessi quante persone affamate, ammalate e gonfie dalla fame ci sono adesso... è una cosa spaventosa. La gente è affamata sino al punto che mangia carne di cavallo putrefatta. »

[senza fonte]

  • Lettera scritta dai genitori al soldato dell'Armata Rossa Jurčenko da Novo-Derevjanovskaja, Caucaso del Nord.
« Quanta gente muore di fame; i cadaveri giacciono fino a 5 giorni lungo le strade senza che nessuno si preoccupi di sotterrarli. La gente ha fame, le forze per scavare le fosse non le ha più. Fa paura persino a guardare chi è ancora vivo...le facce stravolte, gli occhi piccoli e prima della morte il gonfiore diminuisce, diventando di un colore giallastro. Non sappiamo che ne sarà di noi, ci attende la morte per fame... »

[senza fonte]

Al riguardo vi sono le seguenti affermazioni, che però sono totalmente prive di fonti storicamente accettabili in base agli standard storiografici internazionali, e perciò possono essere frutto di elaborazioni ideologiche di parte: "Per i villaggi, che ogni anno dovevano consegnare una parte del raccolto allo Stato, furono fissate quote altissime, proprio in un periodo di raccolti magri. Di fronte al mancato rispetto delle quote, Stalin inviò la polizia politica a requisire l'intero raccolto. «Arrivavano, cercavano dappertutto e si portavano via anche il cibo cotto nelle pentole», racconta Dmytro Kalenyk, 88 anni, uno dei due sopravvissuti in una famiglia di 14 persone. I contadini, ai quali era vietato lasciare i villaggi, erano condannati. «Per una spiga di grano si veniva fucilati sul posto», racconta ancora il vecchio agricoltore. Interi villaggi vennero cancellati. Quando anche l'ultimo abitante era morto, issavano una bandiera nera e qualcuno arrivava a seppellire i morti. Chi ci riusciva, abbandonava i figli alle stazioni, sperando che le autorità li avrebbero portati in orfanotrofio. «Uccidemmo i gatti, cucinammo i cani; poi le persone iniziarono a mangiarsi fra di loro», racconta Anna Vasilieva, 85 anni.

Tale tragedia provocata dal dittatore Stalin non riguardò solo l'Ucraina. L'Izvestija ha pubblicato la lettera inviata dalla figlia che abitava a Rostov sul Don a un certo Rostenko: «Ero andata a cercare pane e ho visto che tutti correvano in vicolo Nikolaevskij. C'era un mucchio di gambe e braccia buttate nel catrame. Poi ho saputo che una donna è stata arrestata al mercato perché vendeva salame di carne umana»."[senza fonte] Di fronte a tale situazione, il Comitato Centrale del partito comunista sovietico, in data 22 gennaio 1933, proibì l'esodo di massa dei contadini dalle loro terre.

« Il Comitato centrale del partito comunista sovietico ed il Soviet dei commissari del popolo sono stati informati in merito ad un esodo di massa in corso nelle zone del Kuban e dell'Ucraina da parte di contadini alla ricerca "di pane" che si dirigono nelle zone del Volga, della provincia di Mosca, nel Caucaso ed in Bielorussia. Sia il Comitato centrale del partito comunista sovietico che il Soviet dei commissari del popolo non dubitano minimamente che si tratti di un atto simile a quello dell'anno scorso avvenuto in Ucraina e pianificato da nemici del potere sovietico ed agenti polacchi allo scopo di organizzare agitazioni "attraverso i contadini" nelle zone settentrionali dell'Unione Sovietica contro i kolchoz e soprattutto contro il potere sovietico. L'anno scorso sia gli organi di partito che quelli della polizia militare ucraina non si sono rivelati in grado di opporsi a questo atto contro-rivoluzionario organizzato nei confronti del potere sovietico. Quest'anno non verranno in nessun modo tollerati errori del genere.

Per tanto il Comitato centrale del partito comunista sovietico ed il Soviet dei commissari del popolo dell'Unione Sovietica ordinano alle autorità di polizia militare del Caucaso del Nord e dell'Ucraina di contrapporsi all'esodo di massa dei contadini locali in altre zone. Il Comitato centrale del partito comunista sovietico ed il Soviet dei commissari del popolo dell'Unione Sovietica ordinano altresì alle autorità di polizia militare della provincia di Mosca, della Bielorussia e del Volga innanzitutto di arrestare sul posto i contadini ucraini e caucasici che in qualche modo siano già riusciti a penetrare nei territori soprindicati e, in secondo luogo, una volta che gli elementi controrivoluzionari siano stati individuati, provvedere al rientro di tutti gli altri nei rispettivi luoghi di residenza.

Il presidente del Soviet dei commissari del popolo dell'Unione Sovietica,

V.M. Molotov

Il segretario generale del Comitato centrale del partito comunista dell'Unione Sovietica,

I.V. Stalin »

(Direttiva da parte del Comitato centrale del Partito Comunista Sovietico, 22 gennaio 1933)

Coloro che negano che le vittime del periodo staliniano siano statisticamente rilevanti si basano soprattutto sul confronto tra i censimenti della popolazione. Infatti, in base ai dati del censo russo[59], se si confronta la popolazione dell'Unione Sovietica nel gennaio del 1959 che è di 208.827.000 mentre nel 1913, negli stessi confini, era di 159.153.000, si può stabilire che l'incremento annuale della popolazione è dello 0,60%. Se confrontiamo questi dati con altri paesi otteniamo:

Stalin a pochi mesi dalla morte

Crescita della popolazione, in migliaia[59]

Paese 1920 1960 Aumento annuo
Regno Unito 43.718 52.559 0,46%
Francia 38.750 45.684 0,41%
Germania 61.794 72.664 0,41%
17.241
2.199
53.224
URSS 159.153 208.827 0,68%

Come si vede, la popolazione dell'Unione Sovietica, nonostante nel calcolo, a differenza degli altri stati, sia compreso il periodo della prima guerra mondiale e della guerra civile, e nonostante i 26 milioni di morti nella seconda guerra mondiale, ha registrato un incremento demografico corrispondente ad un tasso medio di aumento annuale del 50% superiore agli altri stati menzionati nella tabella. Angus Maddison, nel suo libro "Economic growth in Japan and the USSR", presenta risultati simili, citando un incremento di popolazione tra il 1913 ed il 1953, aggiustato alle variazioni territoriali, del 23% per l'Unione Sovietica, del 19% per la Gran Bretagna e del 2% per la Francia[60].

Anche considerando che l'Unione Sovietica, tra il 1939 e il 1945, estese i propri confini nazionali inglobando la Carelia, gli Stati baltici, parte della Polonia e della Prussia orientale, la Bessarabia e l'isola di Sachalin, l'incremento della popolazione non può aver alterato in modo radicale il tasso di crescita, trattandosi di territori che hanno tutt'oggi una densità demografica molto bassa, e che all'epoca furono percorsi da emigrazioni conseguenti all'annessione sovietica, riducendo ulteriormente una popolazione locale già decimata dalla guerra.

Nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

  • Una frase erroneamente attribuita a Stalin è "La morte di un uomo è una tragedia, la morte di milioni è statistica" che si ritiene riportata da Churchill alla Conferenza di Potsdam del 1945. In realtà la frase, della quale non c'è traccia nei discorsi e negli scritti di Stalin, è tratta da un romanzo di Erich Maria Remarque, L'obelisco nero (1956).
  • Gli anticomunisti italiani lo chiamavano "Baffone". Questo soprannome venne usato anche da don Camillo nel film: Don Camillo e l'Onorevole Peppone (Carmine Gallone, 1955). Infatti in una scena il prete, interpretato da Fernandel, conia questo slogan per diffamare l'avversario: «Lista Peppone, lista Baffone!».
  • Nel racconto Il pappagallo di Ennio Flaiano si racconta dell'immaginario rapporto tra Stalin e un pappagallo detentore del segreto della morte del dittatore all'interno del bunker[61].

Famiglia[modifica | modifica sorgente]

Mogli[modifica | modifica sorgente]

Figli[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Sebbene le fotografie e i manifesti gli conferissero un aspetto di imponenza, era alto solo 164 cm[63].
  • Stalin aveva varie patologie fisiche: il braccio sinistro semiparalizzato e più corto del destro di 5 cm in seguito a un incidente accadutogli a dieci anni davanti alla scuola ecclesiastica da lui frequentata, quando venne investito da un calesse; la faccia butterata dal vaiolo del quale si ammalò, sempre nell'infanzia, all'età di cinque anni (l'epidemia colpì pesantemente soprattutto i bambini, e morirono molti suoi vicini di casa) e che gli valsero il soprannome di "butterato"; due dita del piede sinistro, il secondo e il terzo, erano fuse insieme. Ebbe ancora un incidente all'età di dodici anni, ancora con un calesse che gli passò sulle gambe danneggiandole, rendendone la camminata incerta anche dopo anni, e che gli fece dare l'epiteto di "claudicante". A causa di questi handicap venne scartato alla visita di leva per la Prima guerra mondiale dalla commissione zarista[64].
  • È l'ultimo Capo di Stato della storia ad aver inviato ufficialmente una dichiarazione di guerra: ciò accadde l'8 agosto del 1945, quando scese in campo contro l'Impero giapponese.

Edizioni in italiano degli scritti di Stalin[modifica | modifica sorgente]

  • Principi del leninismo, Napoli, G. Macchiaroli, 1924.
  • Su Lenin. Discorso agli allievi della scuola del Cremlino. 28 gennaio 1924, Roma, Edizioni del Partito Comunista Italiano, 1924.
  • Il leninismo. Teoria e pratica, Roma, Libreria editrice del Partito Comunista d'Italia, 1925.
  • La crisi mondiale e l'edificazione socialista. Rapporto del C.C. al 16. Congresso del P.C. dell'Unione Soviettista, Paris, Edizioni di coltura sociale, 1931.
  • Bolscevismo e capitalismo. [scritti di] Iosif Stalin, V. Molotov, V. Kuibyscev, G. F. Grinko. Con un'avvertenza di Giuseppe Bottai, Firenze, Sansoni, 1934.
  • Due mondi. Rapporto sull'attività del Comitato centrale presentato al XVII congresso del PC dell'URSS, gennaio 1934, Bruxelles, Edizioni di coltura sociale, 1934.
  • Per una vita bella e felice. Discorso alla prima conferenza generale degli stakhanovisti dell'Unione sovietica, Bruxelles, Edizioni di coltura sociale, 1935.
  • Il socialismo e la pace!, Bruxelles, Edizioni di coltura sociale, 1936.
  • Per la conquista del bolscevismo. Rapporto e discorso di chiusura alla sessione di marzo del Comitato centrale del Partito comunista (bolscevico) dell'URSS, Bruxelles, Edizioni di coltura sociale, 1937.
  • Il trionfo della democrazia nell'U.R.S.S. Rapporto all'VIII congresso straordinario dei soviet dell'U.R.S.S. sul progetto di costituzione dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, Bruxelles, Edizioni di coltura sociale, 1937.
  • Lettera a Ivanov, Bruxelles, Edizioni di coltura sociale, 1938.
  • Il materialismo dialettico ed il materialismo storico, Marseille, Editions du Parti communiste francais, 1938.
  • Sulla scienza d'avanguardia, con Vjačeslav Michajlovič Molotov, Bruxelles, Edizioni di coltura sociale, 1938.
  • Il marxismo e la questione nazionale, Paris, Edizioni di cultura sociale, 1939.
  • Rapporto al XVIII congresso del Partito Comunista (bolscevico) dell'U.R.S.S. sull'attivita del Comitato Centrale, Mosca, Edizioni in lingue Straniere, 1939.
  • L'Unione Sovietica alla vigilia della guerra, Mosca, Edizioni in lingue Straniere, 1939.
  • Questioni del leninismo, Mosca, Edizioni in lingue Straniere, 1940.
  • XXVI anniversario della grande rivoluzione socialista d'ottobre, Mosca, Edizioni in lingue Straniere, 1943.
  • Ordine del giorno del comandante supremo delle forze armate dell'U.R.S.S. G. Stalin n. 195. Mosca, 1 maggio 1943, Mosca, Edizioni in lingue Straniere, 1943.
  • Sulla grande guerra patriottica dell'U.R.S.S., Mosca, Edizioni in lingue Straniere, 1943.
  • Storia del Partito comunista (bolscevico) dell'U.R.S.S., con altri, Roma, l'Unità, 1944.
  • XXVII anniversario della grande rivoluzione socialista d'ottobre, Mosca, Edizioni in lingue Straniere, 1944.
  • Bilancio di vittorie, programma di combattimento. Rapporto presentato alla seduta solenne del Soviet dei deputati dei lavoratori di Mosca il 6 novembre 1943 in occasione del XXVI anniversario della grande rivoluzione socialista d'ottobre, Roma, l'Unità, 1944.
  • Discorsi di guerra. 1941-1944, Napoli, G. Macchiaroli, 1944.
  • Ordine del giorno n. 16 del comandante supremo delle forze armate dell'U.R.S.S. G. Stalin. Mosca, 23 febbraio 1944, Mosca, Edizioni in lingue estere, 1944.
  • Ordine del giorno n. 70 del comandante supremo delle forze armate dell'URSS G. Stalin. Mosca, 1 maggio 1944, Mosca, Edizioni in lingue estere, 1944.
  • Vita dell'U.R.S.S. nel panorama politico europeo. Discorso di Stalin al XVIII Congresso del Partito comunista bolscevico di tutta l'Unione, s.l., Ed. del Tirreno, 1944.
  • Il carattere internazionale della rivoluzione d'ottobre. Per il X Anniversario dell'ottobre, S.l., Casa editrice Giulia, 1945.
  • Discorso alla riunione elettorale della circoscrizione "Stalin" di Mosca. Pronunciato l'11 dicembre 1937 nel Gran Teatro, Mosca, Edizioni in lingue estere, 1945.
  • Lenin, Roma, l'Unità, 1945.
  • La questione contadina, Napoli, Soc. Tip. Anon. Libraria Italia Nuova, 1945.
  • Il socialismo e la pace, Roma, l'Unità, 1945.
  • Lo stakhanovismo. Discorso alla prima conferenza degli stakhanovisti dell'U.R.S.S., 17 novembre 1935, Roma, l'Unità, 1945.
  • Sulla grande guerra dell'URSS per la difesa della patria, Mosca, Edizioni in lingue estere, 1945.
  • L'uomo, il capitale più prezioso-Per una vita più bella e felice, Roma, l'Unità, 1945.
  • Come abbiamo vinto, Roma, l'Unità, 1946.
  • Il marxismo e la questione nazionale e coloniale, Torino, Einaudi, 1948.
  • Lenin è morto. Discorso pronunciato da Stalin al II Congresso dei Soviet dell'URSS il 24-1-1924, Roma, CDS, 1949.
  • Opere complete, 10 voll., 1901-1927, Roma, Rinascita, 1949-1956.
  • Anarchia o socialismo?, Roma, Rinascita, 1950.
  • Sul marxismo nella linguistica, Roma, Edizioni Italia-URSS, 1950.
  • Sul progetto di Costituzione dell'URSS, Roma, Rinascita, 1951.
  • Verso il comunismo. Resoconto del XIX Congresso del P.C. (b.) dell'U.R.S.S., con Georgij Maksimilianovič Malenkov e Vjačeslav Michajlovič Molotov, Roma, Edizioni di Cultura Sociale, 1952.
  • Problemi economici del socialismo nell'URSS, Roma, Rinascita, 1952; 1953.
  • Problemi della pace, Roma, Edizioni di Cultura Sociale, 1953.
  • La seconda guerra mondiale nel carteggio di I. V. Stalin con Churchill, Roosevelt, Attlee, Truman, 2 voll., Roma, Editori Riuniti, 1957.
  • Roosevelt-Stalin. Carteggio di guerra, Milano, Schwarz, 1962.
  • Carteggio Churchill-Stalin. (1941-1945), Milano, Bonetti, 1965.
  • Da Teheran a Yalta. Verbali delle conferenze dei capi di governo della Gran Bretagna, degli Stati Uniti e dell'Unione Sovietica durante la seconda guerra mondiale, con Winston Churchill e Franklin Delano Roosevelt, Roma, Editori Riuniti, 1965.
  • Per conoscere Stalin, Milano, A. Mondadori, 1970.
  • Principi del leninismo e altri scritti, Roma, La nuova sinistra, 1970.
  • Il libretto rosso di Stalin, Roma, Napoleone, 1973.
  • Opere scelte, Milano, Movimento Studentesco, 1973.
  • Opere complete XI. 1928-Marzo 1929, Roma, Nuova Unità, 1973.
  • Opere complete XV. Storia del partito comunista (b) dell'URSS, breve corso. Redatto da una commissione del Comitato centrale del PC (b) dell'URSS diretta da Giuseppe Stalin. Approvato dal Comitato centrale del PC (b) dell'URSS nel 1938, Roma, Nuova Unità, 1974.
  • Intervista a Stalin, Roma, Carecas, 1979.
  • Sulla parola d'ordine della autocritica, Napoli, Laboratorio politico, 1994.
  • La dittatura del proletariato, Milano, M&B Publishing, 1995. ISBN 88-86083-35-1
  • Soselo Stalin poeta, Pasian di Prato, Campanotto Editore, 1999.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze sovietiche[modifica | modifica sorgente]

Eroe dell'Unione Sovietica - nastrino per uniforme ordinaria Eroe dell'Unione Sovietica
«Ha guidato l'Armata Rossa nei giorni difficili del nostro paese e della sua capitale Mosca e ha condotto la lotta contro la Germania nazista»
— 26 giugno 1945
Eroe del Lavoro Socialista - nastrino per uniforme ordinaria Eroe del Lavoro Socialista
«Per altissimi meriti nell'organizzazione del partito bolscevico, una società socialista in URSS e l'amicizia tra i popoli dell'Unione Sovietica e in occasione del suo sessantesimo compleanno»
— 20 dicembre 1939
Ordine della Vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Vittoria
«Per il contributo straordinario all'organizzazione e allo svolgimento di operazioni offensive da parte dell'Armata Rossa, che hanno portato alla più grande sconfitta dell'esercito tedesco e un cambiamento radicale della situazione sul fronte della lotta contro gli invasori tedeschi a favore dell'Armata Rossa»
— 10 aprile 1944
Ordine della Vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Vittoria
«Per altissimi meriti nell'organizzazione delle forze armate dell'Unione Sovietica e la sua leadership della Grande Guerra Patriottica, che si concluse con la completa vittoria sulla Germania nazista»
— 26 giugno 1945
Ordine di Lenin - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Lenin
«Per altissimi meriti nell'organizzazione del partito bolscevico, una società socialista in URSS e l'amicizia tra i popoli dell'Unione Sovietica e in occasione del suo sessantesimo compleanno»
— 20 dicembre 1939
Ordine di Lenin - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Lenin
«Ha guidato l'Armata Rossa nei giorni difficili del nostro paese e della sua capitale Mosca e ha condotto la lotta contro la Germania nazista»
— 26 giugno 1945
Ordine di Lenin - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Lenin
«In occasione del settantesimo compleanno del compagno. Stalin ha dato il suo eccezionale contributo alla promozione e allo sviluppo dell'Unione Sovietica, costruendo il comunismo nel nostro paese, l'organizzazione nello sconfiggere i nazisti e gli imperialisti giapponesi, e nella ricostruzione dell'economia nazionale nel dopoguerra»
— 20 dicembre 1949
Ordine della Bandiera Rossa - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Bandiera Rossa
«In occasione del suo contributo alla difesa del lavoro di Pietrogrado e dedicato sul fronte del Sud»
— 27 novembre 1919
Ordine della Bandiera Rossa - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Bandiera Rossa
— 13 febbraio 1930
Ordine della Bandiera Rossa - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Bandiera Rossa
«Per venti anni di servizio»
— 3 novembre 1944
Ordine di Suvorov di I Classe - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Suvorov di I Classe
«Per le operazioni di gestione dell'Armata Rossa nella seconda guerra mondiale contro gli invasori tedeschi e per i risultati ottenuti»
— 6 novembre 1943
Medaglia per il giubileo dei 20 anni dell'Armata Rossa dei lavoratori e dei contadini - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per il giubileo dei 20 anni dell'Armata Rossa dei lavoratori e dei contadini
— 1938
Medaglia per la difesa di Mosca - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per la difesa di Mosca
«Per la partecipazione e la gestione alla eroica difesa di Mosca e per l'organizzazione della sconfitta delle forze tedesche vicino a Mosca»
— 20 luglio 1944
Medaglia per la vittoria sulla Germania nella grande guerra patriottica 1941-1945 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per la vittoria sulla Germania nella grande guerra patriottica 1941-1945
— maggio 1945
Medaglia per la vittoria sul Giappone - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per la vittoria sul Giappone
— ottobre 1945
Medaglia per l'800º anno di fondazione di Mosca - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per l'800º anno di fondazione di Mosca
— settembre 1947
Ordine della Stella Rossa di Bukhara di I Classe - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Stella Rossa di Bukhara di I Classe
— 18 agosto 1922
immagine del nastrino non ancora presente Ordine della Repubblica
— 1943

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone Bianco (Cecoslovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone Bianco (Cecoslovacchia)
— 1945
Croce militare cecoslovacca (2 - Cecoslovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria Croce militare cecoslovacca (2 - Cecoslovacchia)
— 1943 e 1945
Eroe della Repubblica Popolare di Mongolia (Mongolia) - nastrino per uniforme ordinaria Eroe della Repubblica Popolare di Mongolia (Mongolia)
— 17 dicembre 1949
Ordine di Sukhbaatar (Mongolia) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Sukhbaatar (Mongolia)
— 1945 e 17 dicembre 1949
immagine del nastrino non ancora presente Medaglia per la vittoria sul Giappone (Mongolia)
— 1945
immagine del nastrino non ancora presente Medaglia commemorativa per i 25 anni di Rivoluzione popolare della Mongolia (Mongolia)
— 1946

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nell'Impero russo il calendario gregoriano venne introdotto solo il 14 febbraio 1918.
  2. ^ (EN) David Engerman, Modernization from the Other Shore, Harvard University Press, 2003, p. 194, ISBN 0-674-01151-1.
  3. ^ Aleksandr Solženicyn, Arcipelago Gulag, 1973.
  4. ^ G.Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, vol. III, pp. 27-31.
  5. ^ G.Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, vol. III, pp. 195-197.
  6. ^ (EN) R.W.Davies, The Socialist Offensive, The Collectivisation of Soviet Agricolture, 1929-1930, MacMillan Press
  7. ^ a b Anna Louise Strong, L'era di Stalin, La città del sole. ISBN 88-87826-26-9
  8. ^ a b Ludo Martens, Stalin, un altro punto di vista, Zambon, 2004. ISBN 88-87826-28-5
  9. ^ Erich Fromm, undicesimo capitolo in Anatomia della distruttività umana, Milano, 1975.; Fromm definisce "Iosif Stalin, un caso clinico di un sadismo non sessuale"
  10. ^ Henri Barbusse, primo capitolo in Stalin, Universale economica, 1975.
  11. ^ G.Rocca, Stalin, p. 16.
  12. ^ R.Conquest, Stalin, pp. 92-97.
  13. ^ A.Bullock, Hitler e Stalin, vite parallele, p. 141.
  14. ^ R.Conquest, Stalin, p. 99.
  15. ^ W.Bruce Lincoln, I Bianchi e i Rossi, pp. 193-194.
  16. ^ R.Conquest, Stalin, pp. 98 e 101.
  17. ^ a b A.Bullock, Hitler e Stalin, vite parallele, pp. 143-144.
  18. ^ W.Bruce Lincoln, I Bianchi e i Rossi, pp. 370-371.
  19. ^ R.Conquest, Stalin, pp. 102-103.
  20. ^ Isaac Deutscher, Il profeta armato, Longanesi, 1956.
  21. ^ Gabriele Raether. Kollontaj. erre emme
  22. ^ Boris Souvarine, Stali, Adelphi
  23. ^ Isaac Deutscher, Il profeta armato, Longanesi, 1956.
  24. ^ Stalin, Il socialismo e la questione nazionale, 1924.
  25. ^ "Ora la questione si pone in questo modo: il passaggio dalla società capitalista, che si sviluppa in direzione del comunismo, alla società comunista è impossibile senza un "periodo politico di transizione", e lo Stato di questo periodo non può essere altro che la dittatura rivoluzionaria del proletariato" (Lenin, Stato e rivoluzione, cap. V).
  26. ^ "Soltanto nella società comunista, quando la resistenza dei capitalisti è definitivamente spezzata, quando i capitalisti sono scomparsi e non esistono più classi (non v'è cioè più distinzione fra i membri della società secondo i loro rapporti con i mezzi sociali di produzione) soltanto allora lo Stato cessa di esistere e diventa possibile parlare di libertà (Lenin, Stato e rivoluzione, Cap. V).
  27. ^ Franco Livorsi, I concetti politici nella storia. Dalle origini al XXI secolo, Torino, Giappicchelli, 2007.
  28. ^ Per conoscere Stalin, pagg. 257-320
  29. ^ Giuseppe Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, Mondadori, Milano, 1976.
  30. ^ "Il passaggio dal capitalismo al comunismo abbraccia un’intera epoca storica. Finché essa non sia terminata, gli sfruttatori conservano inevitabilmente la speranza in una restaurazione, e questa speranza si traduce in tentativi di restaurazione. Anche dopo la prima disfatta seria, gli sfruttatori rovesciati, che non si aspettavano di esserlo, che non ci credevano, che non ne ammettevano neanche l'idea, si scagliano nella battaglia con energia decuplicata, con furiosa passione, con odio cento volte più intenso, per riconquistare il «paradiso» perduto alle loro famiglie, che vivevano una vita così dolce e che la «canaglia popolare» condanna ora alla rovina e alla miseria" (Lenin, La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky, cap. III).
  31. ^ Gianfranco Pasquino, Dizionario di politica, Gruppo Editoriale l’Espresso, p. 498
  32. ^ Giuseppe Boffa, Storia dell’Unione Sovietica, Arnaldo Mondadori Editore L’Unità, p. 252
  33. ^ 1937, Stalin Year Of Terror. Vadim Z. Rogovin. Mehering Books.
  34. ^ nel 1937 da "Stalinist terror - New Perspective" Capitolo 9 "The Red Army and the Great Purge" (AA.VV. il capitolo in questione di R. R. Reese)
  35. ^ Nicolas Werth. Nemici del popolo. Il Mulino. P 157
  36. ^ 1937. Stalin Year of Terror.. Stalin Year Of Terrofr. P.458-464
  37. ^ G. Pasquino, Dizionario di politica, Gruppo Editoriale l’Espresso, p. 498
  38. ^ Robert Conquest. Il Grande Terrore. Bur.P. 59.
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  41. ^ Tommaso Detti, Giovanni Gozzini, Storia contemporanea Il Novecento, Milano, Bruno Mondadori, 2002, pp. 138-139, ISBN 88-424-9367-8.
  42. ^ Si vedano a questo proposito le testimonianze di due comunisti italiani: Aldo Natoli e Pietro Ingrao [1]
  43. ^ G. Zhukov 'Memorie e battaglie', 1970.
  44. ^ In E. Bauer 'Storia controversa della seconda guerra mondiale',volume 6 e 7,DeAgostini 1971.
  45. ^ G. Boffa 'Storia dell'Unione Sovietica',parte II,Mondadori 1979.
  46. ^ Sulla conduzione di guerra di Stalin: John Erickson 'The road to Stalingrad' e 'The road to Berlin', Cassel 1975 e 1983; A. Werth 'La Russia in guerra', Mondadori 1968; R. Overy 'Russia in guerra',il Saggiatore 1998.
  47. ^ J. Erickson 'The road to Berlin', Cassel 1983.
  48. ^ Sulle conferenze tra i tre Grandi e sul ruolo politico-diplomatico vedere: J. Erickson The road to Berlin, Cassell 1983; G. Boffa Storia dell'Unione Sovietica, parte II, Mondadori 1979; R. Sherwood La seconda guerra mondiale nei documenti segreti della Casa Bianca, Garzanti 1949; G. Vitali Franklin Delano Roosevelt, Mursia 1991; la versione di Churchill, polemica ma che non nega l'abilità di Stalin in: W.Churchill 'La seconda guerra mondiale, volumi 4, 5 e 6, Mondadori 1951-53.
  49. ^ Churchill: «Germania meglio rossa che nazista», Corriere della Sera, 21 luglio 2005
  50. ^ a b Roy A. Medvedev, Zhores A. Medvedev, Stalin sconosciuto, Feltrinelli
  51. ^ Morta Svetlana, la figlia di Stalin, esule negli USA dal 1967, agoravox.com, 29 novembre 2011
  52. ^ a b Funerale di Stalin
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  54. ^ The Guardian online. Profile: Robert Conquest. Guardian News and Media Ltd.
  55. ^ a b J. Arch Getty, Gabor T. Rittersporn, Viktor N. Zemskov. Victims of the Soviet Penal System in the Pre-war Years: A First Approach on the Basis of Archival Evidence. American Historical Review, ottobre 1993.
  56. ^ Robert Conquest. Comment on Wheatcroft. Europe-Asia Studies, dicembre 1999.
  57. ^ Stephen G. Wheatcroft. The Scale and Nature of Stalinist Repression and its Demographic Significance: On Comments by Keep and Conquest. Europe-Asia Studies, settembre 2000.
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  60. ^ Angus Maddison. Economic growth in Japan and the USSR. Routledge, Oxford, 2005.
  61. ^ Diario notturno di Ennio Flaiano, Adelphi ISBN 978-88-459-1196-5
  62. ^ Robert Conquest, cap.6 in "Stalin. La Rivoluzione, il Terrore, la Guerra", Milano, Mondadori, febbraio 2003, p. 87, ISBN 88-04-51329-2..
    «Nel marzo 1918 (...) Mosca tornò a essere la capitale. Stalin portò con sé la sua segretaria sedicenne Nadežda Allilueva, con cui doveva sposarsi l'anno successivo.».
  63. ^ Nikolai Tolstoy. Stalin's Secret War. Holt, Rinehart, and Winston (1981), ISBN 0-03-047266-0. pp. 19–21. ISBN 0-03-047266-0.
  64. ^ Le cicatrici e il braccio rigido che Stalin voleva cancellare - Corriere.it

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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Narrativa, teatro e poesia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Commissario del Popolo per le Questioni Nazionali della RSSF Russa Successore Flag of Russian SFSR.svg
Nessuno 8 novembre 1917 - 25 aprile 1923
Predecessore Commissario del Popolo per il Controllo Statale della RSSF Russa Successore Flag of Russian SFSR.svg
Marzo 1918 - 1922
Predecessore Segretario generale del PCUS Successore КПСС.svg
Nessuno 3 aprile 1922 - 5 marzo 1953 Nikita Chruščёv
Predecessore Presidente del Consiglio dei Ministri dell'URSS
Presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo fino al 19 marzo 1946
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Vjačeslav Molotov 6 maggio 1941 - 5 marzo 1953 Georgij Malenkov
Predecessore Presidente del Comitato di Difesa dello Stato Successore Flag of the Soviet Union.svg
Nessuno 30 giugno 1941 - 27 giugno 1945 Nessuno
Predecessore Ministro della Difesa dell'Unione Sovietica
Commissario del Popolo fino al 19 marzo 1946
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Semën Tymošenko 19 luglio 1941 - 3 marzo 1947 Nikolaj Bulganin
Predecessore Generalissimo dell'Unione Sovietica Successore Flag of the Soviet Union.svg
Nessuno 27 giugno 1945 - 5 marzo 1953 Nessuno

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