Revisionismo storiografico

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Nel settore accademico della storiografia, il revisionismo è il riesame critico di fatti storici sulla base di nuove evidenze o di una diversa interpretazione delle informazioni esistenti. L'uso negativo del termine revisionismo si riferisce invece all'illegittima manipolazione della storia per scopi politici, quali il negazionismo dell'Olocausto.

Revisionismo storiografico[modifica | modifica wikitesto]

Gli storici che lavorano all'interno dello establishment esistente ed hanno un corpus di lavori che gli hanno conferito autorevolezza, spesso non hanno interesse in ipotesi revisioniste, e ciò si traduce nel mantenimento dello status quo. Questo può essere considerato come un paradigma accettato, che in taluni circoli può diventare una denuncia contro ogni forma di revisionismo.

Se c'è un modo consolidato di vedere determinati eventi storici che si è mantenuto tale nel tempo, potrebbe non esserci interesse ad ulteriori ricerche. Molti degli storici che compiono analisti revisioniste sono motivate da un genuino desiderio per educare ad una storiografia corretta. Ma diverse scoperte sono derivate dalla ricerca di uomini e donne che sono stati curiosi a sufficienza per rivedere certi eventi storici esplorandoli a fondo da nuove prospettive.

Gli storici revisionisti contestano la visione tradizionale, o mainstream degli eventi storici, sollevando opinioni in contrasto con questa visione. Spesso si tratta di storici di "minoranza": storici femministi, di minoranze etniche. Altre volte di studiosi che lavorano in università minori, lontano dalle correnti di pensiero prevalenti, o più semplicemente ricercatori più giovani. Figure che, essenzialmente, hanno più da guadagnare che da perdere nelle eventuali modifiche allo status quo consolidato. Nello scontrarsi tra le teorie consolidate e l'emergere di nuove prospettive, le ipotesi storiografiche sono modificate, chiarificate, o ulteriormente consolidate. Se dopo un certo tempo le ipotesi revisioniste sono diventate il nuovo status quo si dice che si è verificata una traslazione del paradigma.

«Che cosa è la storia se non un gioco su cui tutti si sono messi d'accordo?» (Napoleone, Memorie).

Gli storici, come tutta l'umanità, sono inesorabilmente influenzati dallo spirito del tempo (Zeitgeist). Lo sviluppo in altre aeree accademiche, culturali, politiche, tutto concorre a formare il modello corrente ed accettato delle linee correnti della storia (il paradigma consolidato). Con il passare del tempo queste influenze possono cambiare, evolvere, modificarsi, così la prospettiva degli storici sulla spiegazione degli eventi. Il vecchio consenso potrebbe non essere più sufficiente per spiegare come e perché certi eventi sono occorsi in passato, e così il modello consolidato viene revisionato nelle nuove prospettive. Alcune delle influenze sugli storici che possono evolvere e modificarsi nel tempo, possono essere:

  • Sviluppo in altre aeree accademiche: l'analisi del DNA ha avuto un certo impatto in diverse aeree della storiografia, da un lato confermando ipotesi consolidate e dall'altro presentando nuove prove che minano le spiegazioni accettate. Ad esempio l'archeologo e antropologo britannico Andrew Sherrat ha pubblicato lavori sul consumo di sostanze psicoattive nelle società preistoriche.[1]. La datazione al carbonio, l'analisi di nuclei di ghiaccio, degli anelli di accrescimento degli alberi e la misurazione degli isotopo di ossigeno nelle ossa, hanno fornito, negli ultimi decenni, nuovi dati su cui formulare nuove ipotesi.
  • Linguaggio: per esempio il rendersi disponibili agli storici di documenti in altre lingue, ha permesso di rivedere teorie alla luce di nuove fonti.
  • Nazionalismi: L'importanza di dati eventi può avere importanza relativa a seconda della prospettiva nazionale. Ad esempio la battaglia di Waterloo ha ruolo notevole nei libri di testo europei, mentre la percezione della sua importanza diminuisce fuori dai confini d'Europa. Altresì anche il nome di eventi, in particolare conflitti, assume un significato politico o nazionale. Ad esempio per riferirsi alla guerra di indipendenza americana si parlerà di American War of Indipendence negli Stati Uniti, e di American Revolutionary War (guerra di rivoluzione americana), nel Regno Unito. Questo nonostante si parli la stessa lingua in entrambi i paesi. Analogamente per la guerra d'indipendenza irlandese: Irish War of Independence in Irlanda, diventa Anglo-Irish War, guerra anglo-irlandese nel Regno Unito. Come cambia l'idea nazionale da paese a paese, così sono influenzate le aeree della storiografia guidate dalle stesse idee.
  • Cultura: per esempio quando il regionalismo ha acquisito maggior importanza nel Regno Unito, alcuni storici hanno suggerito che il termine English Civil War (guerra civile inglese) sia troppo anglocentrico e per comprendere meglio il conflitto, ad eventi che prima erano considerati periferici vada attribuita maggiore importanza. Storici come, Jane Ohlmeyer, hanno così suggerito che la guerra civile inglese rappresenti solo uno, seppur preminente, tra i conflitti inclusi nella definizione Wars of the Three Kingdoms (guerre dei tre regni).
  • Ideologie: per esempio durante gli anni quaranta si diffuse la scuola di pensiero che interpretava la guerra civile inglese da un punto di vista marxista. Per usare le parole di Christopher Hill, che introdusse questa nuova prospettiva preferendo la notazione rivoluzione inglese, la Guerra Civile fu una guerra di classe. L'influenza di questa interpretazione è andata scomparendo e negli anni settanta venne duramente attaccata da una nuova scuola di revisionisti, ed è considerata ormai sorpassata come spiegazione consolidata degli eventi della metà del XVII secolo nelle isole britanniche.
  • Causalità e storiografia: le cause nella storia sono spesso revisionate da nuove ricerche. Ad esempio, a metà del XX secolo la rivoluzione francese era considerata come il risultato della trionfante ascesa di una nuova classe media. Le ricerche compiute negli anni sessanta da storici come Alfred Cobban e Francois Furet rivelarono che la situazione sociale era molto più complessa e le domande sulle vere cause della rivoluzione sono ora molto dibattute.
  • Accesso a nuove informazioni: quando sono scoperti o pubblicizzati nuovi documenti si possono avere nuove prospettive su eventi ben noti. Spesso, soprattutto per eventi in tempi recenti, archivi possono essere secretati dai governi, sia per motivi politici che per motivi di sicurezza nazionale. Quando questi archivi sono aperti possono arrivare a cambiare la prospettiva su eventi storici. Ad esempio con l'apertura degli archivi su ULTRA negli anni'70, vennero riviste molte delle ipotesi sulle decisioni dell'alto comando alleato, in particolare sulla seconda battaglia dell'Atlantico. Questi stessi archivi hanno provveduto anche a revisionare la storia dei computer[2]

Esempi di revisionismo[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito alcuni esempi di revisionismo storiografico:

I secoli bui[modifica | modifica wikitesto]

L'analisi di testi non latini, come quelli gallesi, gaelici, le saghe, la loro aggiunta sulle conoscenze canoniche del periodo e il rinvenimento di nuove evidenze archeologiche, hanno ulteriormente messo in discussione la definizione di secoli bui, tradizionalmente impiegata per descrivere l'alto Medioevo.

Feudalesimo[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto di feudalesimo è stato sottoposto a diverse revisioni. In particolare a partire dagli anni settanta alcuni revisionisti, a partire da Elizabeth A. R. Brown ed in seguito da Susan Reynolds, hanno completamente rifiutato il concetto, considerandolo un anacronismo che fornisce un falso senso di uniformità, e sostenendo che non debba essere utilizzato.

Azincourt[modifica | modifica wikitesto]

Nella battaglia di Azincourt per secoli si è ritenuto che l'esercito inglese sconfisse il più numeroso esercito francese, che lo sorpassava in un rapporto 4 a 1. Recenti ricerche ad opera di Anne Curry, facendo riferimento alle cronache ufficiali, hanno contestato questa versione, sostenendo che i francesi sorpassavano sì gli inglesi, ma solo di 12.000 uomini contro 8.000[3][4]. Se verificato il numero potrebbe essere stato esagerato per motivi patriottici dagli inglesi.[5]

Alchimia[modifica | modifica wikitesto]

Gli storici della scienza stanno dando una nuova prospettiva all'alchimia, argomento fino a poco tempo fa relegato al "convertire il piombo in oro", più vicino a magia e misticismo piuttosto che alla scienza. Comunque si è avuta una ripresa degli studi su questo argomento, che hanno fornito, almeno ad una parte dell'alchimia, una nuova interpretazione, che la fa diventare determinante nell'emergere della moderna chimica come scienza.[6]

Scoperta del nuovo mondo[modifica | modifica wikitesto]

Nel raccontare la colonizzazione europea delle Americhe i libri di storia del passato dedicavano poca o nulla attenzione alle popolazioni indigene americane, limitandosi a citarli di passaggio, senza fornire alcun tentativo per comprendere gli eventi dal loro punto di vista. Questo era riflesso nel presentare Cristoforo Colombo come lo Scopritore dell'America. La realtà e la rappresentazione dei fatti sono stati ampiamente revisionati, ed ora l'impatto della esplorazione e colonizzazione europea sulle popolazioni locali è largamente condiviso. Oggi, nella prospettiva storiografica più comune, il termine "scoperta delle Americhe" è sempre accompagnato da virgolette.

Schiavitù ed afroamericani[modifica | modifica wikitesto]

Nei periodi in cui la schiavitù era pratica accettata, l'ineguaglianza era riflessa nella storiografia dell'epoca. Un esempio è nello studio dell'Era della Ricostruzione, dove l'interpretazione revisionista degli eventi ha completamente sostituito l'interpretazione della Dunning School.

Inoltre un paradigma maggiormente afrocentrista è andato via via assumendo maggiore importanza nello studio della schiavitù nel nuovo mondo, anche per quanto riguarda valori, credenze e tradizioni degli afroamericani, enfatizzando la continuità con le culture africane.

Risorgimento italiano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Revisionismo del Risorgimento.

Anche il periodo risorgimentale così come è conosciuto è stato soggetto negli ultimi anni a critiche da parte di alcune opere di revisione. Nonostante prime riletture risalgano già a fine ottocento con l'apporto di studiosi come Alfredo Oriani, Francesco Saverio Nitti e Antonio Gramsci, il revisionismo del Risorgimento riprese vigore dopo la caduta del fascismo, con l'apporto di scrittori come Carlo Alianello, Michele Topa, Nicola Zitara, Gigi Di Fiore e Tommaso Pedio, per poi diventare oggetto di studio anche nel mondo accademico con Denis Mack Smith, Christopher Duggan e Martin Clark.

Nonostante vi siano alcune discordanze tra vari studiosi, i punti maggiormente sviluppati dai revisionisti risorgimentali sono:

  • Le annessioni degli stati preunitari, sarebbero avvenute senza dichiarazione di guerra,[7] e ritenute da costoro principalmente finalizzate al ripianamento del deficit finanziario del Regno di Sardegna.[8]
  • L'asserita assenza di un sentimento patriottico tra le masse popolari durante il processo di unificazione, poiché solo una ristretta élite culturale avrebbe avuto coscienza ed orgoglio del proprio passato.[9] Secondo la critica revisionista, il valore unitario fu supportato machiavellicamente solo dai ceti benestanti, per mantenere propri privilegi e posizioni sociali.[10]
  • Rivalutazione delle condizioni socio-economiche del Regno delle Due Sicilie, considerato dalla storiografia "ufficiale" uno Stato arretrato.[11]
  • Il ruolo delle potenze straniere (Gran Bretagna in primis) nel processo di unificazione, considerato un'operazione di complotto contro il regno borbonico per vecchi dissapori diplomatici ed interessi economici.[12]
  • Rivisitazione della spedizione dei Mille: Giuseppe Garibaldi avrebbe raggiunto il suo obiettivo non tanto per il suo valore militare quanto per i finanziamenti ricevuti da Inghilterra e massoneria, che avrebbero anche permesso la corruzione degli ufficiali borbonici[13] e delle mafie.[14]
  • Lo svolgimento dei plebisciti d'annessione, eseguiti in maniera illecita secondo questi studiosi.[15]
  • La rivalutazione del brigantaggio postunitario, visto da alcuni revisionisti come una lotta di resistenza,[16] nonché la sua cruenta repressione, che fu condannata anche da esponenti liberali del neogoverno italiano.

Fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Secondo lo storico italiano Emilio Gentile non è mai venuta meno in Italia la tentazione di "defascistizzare" il fascismo italiano, ovvero di negare il carattere totalitario del Ventennio.[17] Tale tentativo si traveste spesso nel ridurre il fascismo al cosiddetto "mussolinismo", ovvero alla vicenda politica del duce, svuotando il fascismo degli stessi fascisti.[18] Rivelatrice di tali atteggiamenti sarebbe per esempio il mito dell'Uomo nuovo nella storiografia anche recente, mito invero creato dal fascismo con intenti pseudorivoluzionari.[19]

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Revisionismo della seconda guerra mondiale.

Secondo la tesi revisionista la seconda guerra mondiale non fu una guerra della democrazia contro il fascismo e nemmeno una "guerra del sangue contro l'oro", ma fu manovrata dal sistema economico mondiale con lo scopo di abbattere il sistema colonialista ed instaurare la globalizzazione dell'economia. Scopo che sarebbe stato raggiunto sia che avesse vinto l'Asse, sia che avessero vinto gli Alleati. Per quanto riguarda in particolare l'Italia nella Seconda guerra mondiale, un importante esempio di riesame di importanti fatti storici, come la caduta del fascismo il 25 luglio 1943, l'armistizio dell'8 settembre e la resistenza, si veda il recente libro di Piero Buscaroli Dalla parte dei Vinti edito da Mondadori. In esso tali vicende storiche vengono ricostruite in modo completamente diverso da quello della storiografia corrente. Il patto Molotov-Ribbentrop, del resto, dimostra la connivenza, e il temporaneo quanto precario equilibrio (nel senso di una spartizione territoriale in senso imperialistico ed espansionistico), delle due potenze ormai prossime al conflitto.

Revisionismo e Shoah[modifica | modifica wikitesto]

La metodologia revisionista (che deve essere accuratamente distinta dal cosiddetto "negazionismo") è stata applicata, sollevando questioni non irrilevanti, anche alla Shoah[20]. In particolare, per i revisionisti, la Endloesung, la "Soluzione finale", della "questione ebraica" (termine e concetto, questi ultimi, già introdotti da Theodor Hertzl, il padre dell'ideologia sionista), sarebbe consistita, almeno inizialmente, non nello sterminio sistematico, ma piuttosto nella deportazione, in vista della "ricollocazione a Est" della comunità ebraica al termine del conflitto.

Da uno spirito analogo erano animati già la "Haavara" (ossia l'emigrazione pianificata in Palestina di decine di migliaia di Ebrei, con il benestare di Adolf Hitler[21]) e l'ampiamente documentato "Progetto Madagascar" elaborato da Adolf Eichmann, non senza il consenso del movimento sionista[22]. In mancanza di un ordine scritto di Hitler riguardante la decisione dello sterminio, non si sa esattamente quando tale ordine fu impartito, né se lo fu, e da chi. Ad ogni modo, le terribili condizioni di vita dei lager (fame, freddo, tifo, lavoro schiavistico, mancanza di viveri e medicinali anche a causa delle difficoltà di comunicazione e trasporto indotte dalla guerra) portarono comunque, indiscutibilmente, all'annientamento, alla "Vernichtung", certo non accidentali, e anzi in certo modo programmati e calcolati, di svariate centinaia di migliaia di esseri umani (secondo i dati degli archivi della Croce Rossa ad Arolsen, il numero complessivo delle vittime accertate e identificate del sistema dei lager non supererebbe, peraltro, quello di 600,000, anche se gran parte della documentazione, sequestrata al momento della "Liberazione", è ancora dispersa negli archivi dell'ex Unione Sovietica).

Guerre arabo-israeliane[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la Nuova Storiografia israeliana (Simha Flapan, Benny Morris, Avi Shlaim, Tom Segev, Zeev Sternhell, Ilan Pappé e altri) - che ha cominciato a esprimersi dopo la cosiddetta Operazione Pace in Galilea del 1982 - è totalmente non documentata l'affermazione israeliana che centinaia di migliaia di Palestinesi avrebbero abbandonato le loro terre e le loro case nel 1948-49, a ciò spinti dalle esortazioni e disposizioni date in tal senso dagli alti comandi arabi (Mufti di Gerusalemme Amīn al-Husaynī e Alto Comitato Arabo in Palestina). L'apertura degli archivi israeliani e il materiale degli anni quaranta, diventato quasi interamente consultabile, avvalorerebbero tale intento storiografico revisionistico, pur non legittimando l'idea che l'espulsione dei Palestinesi sia stata precedentemente e coscientemente pianificata dalle autorità israeliane.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Radical Old World prehistorian - The Indipendent 06 March 2006
  2. ^ Nel 1972 prima dell'apertura dei documenti su ULTRA Herman Goldstine scriveva, nel suo The Computer from Pascal to von Neuman pagina 321: "Il Regno Unito aveva quella vitalità che permise, immediatamente dopo la fine del conflitto, in imbarcarsi in numerosi ben concepiti e ben eseguiti progetti nel settore dei computer". Nel 1976, dopo l'apertura degli archivi, Brian Randell scriveva, nel suo The COLOSSUS pagina 87: "Il progetto COLOSSUS fu un importante fonte per questa vitalità, il suo ruolo ampiamente sottostimato, così come il suo significativo posto nell'invenzione del computer digitale. "
  3. ^ Matthew Strickland, The Great Warbow. Pub Sutton, 2005, p. 288. ISBN 0-7509-3167-1
  4. ^ Anne Curry, Agincourt: A New History, Pub Tempus, 2005, ISBN 0-7524-2828-4
  5. ^ Richard Brooks, Henry V's payroll cuts Agincourt myth down to size, 29 maggio 2005.
  6. ^ John Noble Wilford, "Transforming the Alchemists", New York Times, 1 agosto 2006.
  7. ^ Gigi Di Fiore, I vinti del Risorgimento, Utet, 2004, p.99
  8. ^ Nicola Zitara, L'Unità d'Italia: nascita di una colonia, Jaca Book, 1974, p.40
  9. ^ Martin Clark, Il Risorgimento italiano – una storia ancora controversa, BUR, 1998 pag.9
  10. ^ Carlo Alianello, La conquista del Sud, Rusconi, 1972, p.229
  11. ^ Sergio Romano, La nostalgia dei Borbone e il Risorgimento del sud in archiviostorico.corriere.it. URL consultato l'08-01-2011.
  12. ^ Carlo Alianello, La conquista del Sud in Brigantino - il Portale del Sud. URL consultato il 25 giugno 2010.
  13. ^ Lorenzo Del Boca, Maledetti Savoia!, Piemme, 1998, p. 61.
  14. ^ Gigi Di Fiore, Potere camorrista: quattro secoli di malanapoli, Napoli, 1993, p. 63.
  15. ^ Angela Pellicciari, La farsa dei plebisciti in Libertà e persona. URL consultato il 19 gennaio 2011.
  16. ^ Massimo Viglione, Francesco Mario Agnoli, La rivoluzione italiana: storia critica del Risorgimento, Il minotauro, 2001, p.164
  17. ^ Emilio Gentile, Fascismo. Storia e interpretazione, Roma-Bari, Editori Laterza, 2002, pp. V-XI. ISBN 978-88-420-7544-8
  18. ^ Gentile, op. cit., p. VII.
  19. ^ Gentile, op. cit., pp. 235ss.
  20. ^ Vedi il documentario "La Shoah. Problemi, dibattiti, ideologie", (http://archive.org/details/LaShoah.ProblemiDibattitiIdeologie)
  21. ^ vedi http://www.jewishvirtuallibrary.org/jsource/judaica/ejud_0002_0008_0_08075.html
  22. ^ The Madagascar Plan

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]