Costituzione sovietica del 1936

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La Costituzione Sovietica del 1936, adottata il 5 dicembre 1936 e conosciuta anche come Costituzione di Stalin, ridisegnò la forma di governo dell'Unione Sovietica. La Costituzione abrogò le restrizioni sul diritto di voto, istituì il suffragio universale diretto e contemplò nuovi diritti dei lavoratori che si aggiunsero a quelli già previsti dalla costituzione precedente.

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Principi generali[modifica | modifica wikitesto]

La Costituzione ai primi articoli stabilisce che l'Unione Sovietica è una dittatura degli operai e dei contadini e vieta la proprietà privata ad eccezione della piccolissima proprietà di contadini e artigiani non associati che lavorino in proprio (cioè escludendo l'assunzione di lavoratori dipendenti, definita sfruttamento), riconosciuta come proprietà personale.

Diritti e obblighi dei cittadini[modifica | modifica wikitesto]

Il testo riconosce il diritto al lavoro (definito anche dovere), alla tutela della salute, alla cura al momento della vecchiaia o in caso di malattia, all'alloggio (assegnato in uso perpetuo) e all'istruzione. Nonostante nella pratica della dittatura stalinista molti di questi diritti non venissero concessi, la Costituzione assicura altresì la divisione assoluta tra Stato e Chiesa, la libertà di culto religioso (ma non di propaganda, rimanendo così il culto un aspetto strettamente personale e privato) e di propaganda antireligiosa (art. 124), di parola, di stampa, di riunione e, entro certi limiti, di associazione (art. 125). Vengono riconosciuti l'inviolabilità della persona e l'habeas corpus (art. 127), oltre che l'inviolabilità del domicilio (art. 128), e confermato l'obbligo di servizio militare per tutti i cittadini (art. 132), mentre il tradimento e lo spionaggio vengono definiti come i reati più gravi (art. 133). Inoltre, viene affermato che chi tenta di danneggiare la proprietà socialista sarà considerato nemico del popolo (art. 131).

Sistema politico[modifica | modifica wikitesto]

Prevede l'elezione diretta di tutti gli organi di governo e la loro riorganizzazione in un sistema singolo e uniforme.

La Costituzione del 1936 ha cambiato nome al Comitato Centrale Esecutivo, ribattezzandolo Soviet Supremo dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, che aveva come principale potere quello legislativo. Come il suo predecessore, il Soviet Supremo era diviso in due organi: il Soviet dell'unione e il Soviet delle nazionalità. La Costituzione delegava al Soviet Supremo il compito di scegliere le commissioni, che dovevano svolgere gran parte del lavoro.

Come nella Costituzione precedente, il Praesidium esercitò i pieni poteri del Soviet Supremo fra le sessioni ed ebbe il compito di interpretare le leggi. Il presidente del Praesidium era il capo di Stato. Il Sovnarkom (diventato nel 1946 il Consiglio dei ministri) ha continuato a fungere da ramo esecutivo del governo. Il centro della politica rimane il Partito Comunista dell'Unione Sovietica, e il suo Segretario generale.

Delle quattro costituzioni dell'Unione Sovietica, quella del 1936 è stata quello che è restata in vigore più a lungo. Fu sostituita nel 1977 (vedi Costituzione sovietica del 1977).

Costituzione sovietica e Costituzione italiana[modifica | modifica wikitesto]

La Costituzione sovietica venne lodata da Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista Italiano, in alcuni discorsi all'Assemblea costituente, come un esempio di buona legislazione, per quanto riguardava la giustizia sociale[1] e la divisione tra Stato e Chiesa, come nella carta sovietica riproposta esplicitamente in quella italiana (art. 7, comma 1).[2]

Ci sono stati casi in cui si sono paragonati alcuni contenuti della Costituzione staliniana a quelli della Costituzione della Repubblica italiana del 1948, per alcuni articoli riguardanti il lavoro, particolarmente come forma di critica da parte di esponenti anticomunisti o liberisti. Silvio Berlusconi, ad esempio, pronunciò le seguenti parole nel 2003, intervenendo ad un Convegno di Confindustria: «La formulazione dell'articolo 41 e seguenti risente delle implicazioni sovietiche che fanno riferimento alla cultura e alla costituzione sovietica da parte dei padri che hanno scritto la Costituzione», riferendosi all'articolo che recita «L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con la utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali».[3] Nel 1998 aveva dichiarato che «la Costituzione del 1948 (...) come sappiamo ebbe a modello la Costituzione sovietica».[4] Tra gli altri, il politologo Giovanni Sartori rispose definendo l'affermazione «una sciocchezza» a sfondo meramente politico e non giuridico.[4] In realtà già la Costituzione francese del 1793 riconosceva i fini sociali dell'attività lavorativa e imprenditoriale, nonché quelli della proprietà.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ «Resta da esaminare una questione di grande importanza, e cioè quella del valore che ha la introduzione nella nostra Carta costituzionale di questi principî. È vero, da un lato, che la Costituzione non dovrebbe contenere altro che la registrazione e sanzione, in formule giuridiche di portata generale, di trasformazioni già in atto, di conquiste già realizzate. Tale è il principio a cui si ispira, per dare il più notevole digli esempi, la Costituzione sovietica del 1936.»(Relazione di Palmiro Togliatti)
  2. ^ Intervento di Togliatti nel 1947
  3. ^ Berlusconi: "La Costituzione è di ispirazione sovietica"
  4. ^ a b L'Ulivo accusa Berlusconi "Offende la Costituzione"
  5. ^ La Costituzione Repubblicana dell'anno I: art. 19-23

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]