Crimini di guerra sovietici

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Per crimini di guerra sovietici si intendono quei crimini perpetrati dalle forze armate dell'Unione Sovietica dal 1919 al 1991, inclusi gli atti commessi dall'esercito regolare — prima Armata Rossa, poi successivamente denominata Esercito sovietico) – così come il NKVD, incluse le truppe interne del NKVD. In alcuni casi, questi crimini possono essere stati commessi su ordini diretti — come parte della politica del primo governo sovietico del terrore rosso. In altri casi sono stati commessi dalle truppe dell'Esercito regolare come punizione contro militari e civili dei paesi in conflitto con (o con l'invasione) dell'URSS, o con coloro che furono coinvolti in movimenti di liberazione nazionale.

Molti di questi incidenti si verificarono in Europa orientale e centrale prima e durante la seconda guerra mondiale attuando esecuzioni sommarie e omicidi di massa di prigionieri di guerra e maltrattamenti di civili nei territori occupati sovietici. Nonostante ci fossero dei casi documentati di questi avvenimenti, né la Corte Internazionale Criminale né i tribunali sovietici o russi mossero alcun addebito verso appartenenti alle forze armate sovietiche per crimini di guerra.

Esumazione a Katyń nel 1943. Foto della delegazione della Croce Rossa Internazionale.

Lo Stato sovietico, la guerra ed i crimini di guerra[modifica | modifica sorgente]

L'Unione Sovietica non riconobbe la Russia Imperiale e la firma della Convenzione dell'Aia del 1899 come vincolanti rifiutandosi di riconoscerle fino al 1955.[1] Questo creò una situazione nella quale i crimini di guerra delle forze armate sovietiche potevano essere in futuro eventualmente razionalizzate. Allo stesso tempo, il rifiuto sovietico di riconoscere le convenzioni dell'Aia del 1899 e del 1907 diedero alla Germania Nazista la razionalità nei trattamenti disumani verso il personale militare sovietico catturato.

L'Armata Rossa e i pogrom[modifica | modifica sorgente]

Anche se all'inizio i leader sovietici trattavano l'anti-semitismo con "disprezzo"[2] ed enormi sforzi furono compiuti dalle autorità sovietiche per contenere il bigottismo anti-semita,[2] qualche unità dell'Armata Rossa perpetrò i pogrom durante la guerra civile russa[3][4] e nella guerra sovietico-polacca del 1919-1920; è famoso quello di Baranovichi[5][6][7]. Tuttavia, solamente un piccolo gruppo di pogrom fu attribuito all'Armata Rossa, con la grande maggioranza di pogrom nel periodo commessi da anti-comunisti e forze nazionaliste.[8] I pogrom furono vigorosamente condannati dall'Alto Comando dell'Armata Rossa e le unità colpevoli furono disarmate, mentre i singoli facinorosi finirono sotto corte marziale.[2] I colpevoli furono giustiziati.[9][10]

Polonia[modifica | modifica sorgente]

1939-41[modifica | modifica sorgente]

Nel settembre 1939 l'Armata Rossa invase ed occupò la Polonia orientale in accordo ai protocolli del patto Molotov-Ribbentrop. Successivamente, tutte le forze sovietiche occuparono in forza gli Stati baltici e parti della Romania, incluse Bessarabia e Bukovina settentrionale.

Una delle fosse comuni a Katyń, dove l'NKVD massacrò centinaia di ufficiali polacchi, poliziotti, intellettuali e prigionieri di guerra.[11]

La politica sovietica in tutte queste aree fu molto dura verso le popolazioni sotto controllo, mostrando forti elementi di pulizia etnica, in particolare task forces del NKVD seguite dall'Armata Rossa per rimuovere "elementi ostili ai sovietici" dai territori conquistati. Lo storico polacco Tomasz Strzembosz notò dei parallelismi fra l'azione delle truppe naziste Einsatzgruppen e queste unità sovietiche.[12] Molti cercarono di fuggire all'NKVD sovietica; quelli che non ci riuscirono furono presi in custodia e deportati in Siberia e sparirono dentro i gulag.[13]

La tortura fu usata in larga scala in varie prigioni, specialmente nelle piccole città. Prigionieri furono ustionati nell'acqua bollente a Bobrka; a Przemyslany diverse persone ebbero nasi, orecchie, dita tagliate e occhi cavati; a Czortkow, alle detenute di sesso femminile furono tagliati i seni e portati fuori; a Drohobycz le vittime furono legate insieme al filo spinato. Simili atrocità furono perpetrate anche a Sambor, Stanislawow, Stryj e Zloczow.[14] Secondo lo storico Jan T. Gross:

"Non possiamo evitare la conclusione: gli organi di sicurezza dello Stato sovietico torturarono i propri prigionieri non solo per estorcere confessioni ma anche per giustiziarli. Non erano sadici nelle file del NKVD che agivano in preda a furore; piuttosto, questo faceva parte di un'ampia e sistematica procedura."[14]

Durante gli anni 1939-41 circa 1.5 milioni di abitanti delle aree controllate dai sovietici nell'ex Polonia orientale furono deportati, dei quali il 63.1% erano polacchi o di altre nazionalità e il 7.4% erano ebrei. Solamente un piccolo numero di questi deportati sopravvissero alla guerra.[15] Secondo il professore americano Carroll Quigley, almeno un terzo dei 320.000 dei prigionieri polacchi catturati dall'Armata Rossa nel 1939 fu assassinato.[16]

Finlandia[modifica | modifica sorgente]

Bambini finlandesi uccisi dai partigiani sovietici a Seitajärvi nella Lapponia Finlandese, 1942.

La guerra continuata fu combattuta tra la Finlandia e l'Unione Sovietica fra il 1941 e il 1944. Durante la guerra, le unità partigiane sovietiche condussero raid dentro il territorio finlandese ed attaccarono i bersagli civili come i villaggi. Nel novembre 2006, fotografie che ritraggono le atrocità furono declassificate dalle autorità finlandesi. Queste includono immagini di donne e bambini uccisi. [2][3][4]

Estonia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Deportazioni sovietiche dall'Estonia.

Durante la guerra l'Estonia e gli altri Paesi baltici furono vittime di pesanti deportazioni e di altri atti di violenza e terrore comunista, perpetrati ai danni della popolazione locale estone e dei Paesi baltici in generale, con lo scopo finale di decimarla e trasferirla forzatamente nei gulag in URSS, condannandola poi a morte o ai lavori forzati. Queste avvennero principalmente tra il 1940 ed il 1953, nell'epoca di Stalin e durante l'occupazione sovietica delle repubbliche baltiche e nella fase di collettivizzazione delle proprietà rurali strappate agli Estoni. In questo modo i Sovietici si assicurarono il potere, il controllo economico e l'egemonia sugli stati baltici.[17]

Jugoslavia[modifica | modifica sorgente]

Anche se, nel 1944, l'Armata Rossa attraversò solamente una piccola parte della Jugoslavia, la sua attività causò grande preoccupazione fra i partigiani comunisti jugoslavi, che temevano che gli stupri ed i saccheggi perpetrati dagli alleati sovietici potessero minare la loro posizione fra la popolazione.[18] Almeno 121 casi furono documentati successivamente, di cui 111 consistettero in omicidi.[18] Un totale di 1.204 casi di saccheggi ed aggressioni sono stati documentati.[18] Stalin rispose alle lamentele di un leader partigiano jugoslavo circa la condotta dell'Armata Rossa affermando: "Non riesce a comprendere se un soldato che ha attraversato migliaia di chilometri attraverso sangue e fuoco e morte si diverte con una donna o prende qualche inezia?"[18]

Cecoslovacchia[modifica | modifica sorgente]

Il leader comunista cecoslovacco Vlado Clementis inviò una denuncia al Maresciallo I. S. Konev circa il comportamento delle truppe in Cecoslovacchia.[18] In risposta Konev affermò che si trattava perlopiù di azioni di disertori dell'Armata Rossa.[18]

L'occupazione di Berlino[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ [1] List of the Signatory and Contracting Powers of The Hague Conventions of 1899 and 1907 and Dates on Which the Convention(s) Took Effect for Each of Them
  2. ^ a b c William Korey. The Origins and Development of Soviet Anti-Semitism: An Analysis. Slavic Review, Vol. 31, No. 1 (Mar., 1972), pp. 111-135
  3. ^ John Doyle Klier, Shlomo Lambroza, Pogroms, Cambridge University Press, 2004, p294
  4. ^ United States Holocaust Museum, Pogroms
  5. ^ Совершенно СЕКРЕТНО - Веди ж, Буденный, нас смелее…
  6. ^ Можно Ли Верить Речистым Былинникам
  7. ^ Статья «Евреи Украины в 1914–1920 гг.» в Электронной еврейской энциклопедии
  8. ^ Henry Abramson, Jewish Representation in the Independent Ukrainian Governments of 1917-1920, Slavic review, Vol. 50, No. 3 (Autumn, 1991), pp. 542-550
  9. ^ Nora Levin The Jews in the Soviet Union Since 1917: Paradox of Survival NYU Press, 1991, ISBN 0-8147-5051-6, 9780814750513, p.43
  10. ^ "Pogroms". The Jewish Virtual Library. 2009. Ultimo accesso: 5 September 2009.
  11. ^ Sanford, George. "Katyń And The Soviet Massacre Of 1940: Truth, Justice And Memory". Routledge, 2005.
  12. ^ Interview with Tomasz Strzembosz: Die verschwiegene Kollaboration Transodra, 23. Dezember 2001, P. 2 (DE)
  13. ^ Thomas Urban Der Verlust, P. 145, Verlag C. H. Beck 2004, ISBN 3-406-54156-9
  14. ^ a b Jan T. Gross. Revolution From Abroad: The Soviet Conquest of Poland's Western Ukraine and Western Belorussia. Princeton University Press, 2002. ISBN 0-691-09603-1 pp. 181-182
  15. ^ Poland's Holocaust, Tadeusz Piotrowski, 1998 ISBN 0-7864-0371-3, P.14
  16. ^ Carroll Quigley, Tragedy & Hope: A History of the World in Our Time, G. S. G. & Associates, Incorporated; New Ed edition, June 1975, ISBN 0-945001-10-X
  17. ^ Fonte: Enciclopedia Universale Treccani
  18. ^ a b c d e f Norman M. Naimark. The Russians in Germany: A History of the Soviet Zone of Occupation, 1945-1949. Cambridge: Belknap, 1995, ISBN 0-674-78405-7, pp. 70-71.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Marta Hillers, A Woman in Berlin: Six Weeks in the Conquered City Translated by Anthes Bell, ISBN 0-8050-7540-2
  • Antony Beevor, Berlin: The Downfall 1945, Penguin Books, 2002, ISBN 0-670-88695-5
  • Bergstrom, Christer (2007). Barbarossa - The Air Battle: July-December 1941. London: Chervron/Ian Allen. ISBN 978-1-85780-270-2. Bergstrom does make a point of noting that crimes against PoWs, and specifically against captured aircrew, were pretty universal in WW II.
  • Hall and Quinlan (2000). KG55. Red Kite. ISBN 0-9538061-0-3
  • Max Hastings, Armageddon: The Battle for Germany, 1944-1945, Chapter 10: Blood and Ice: East Prussia ISBN 0-375-41433-9
  • Fisch, Bernhard, Nemmersdorf, Oktober 1944. Was in Ostpreußen tatsächlich geschah. Berlin: 1997. ISBN 3-932180-26-7. (about most of the Nemmersdorf atrocity having been set up by Goebbels)
  • John Toland, The Last 100 Days, Chapter Two: Five Minutes before Midnight ISBN 0-8129-6859-X
  • Norman M. Naimark, The Russians in Germany: A History of the Soviet Zone of Occupation, 1945-1949. Harvard University Press, 1995. ISBN 0-674-78405-7
  • Catherine Merridale, Ivan's War, the Red Army 1939-1945, London: Faber and Faber, 2005, ISBN 0-571-21808-3
  • Alfred-Maurice de Zayas, The Wehrmacht War Crimes Bureau, 1939-1945. Preface by Professor Howard Levie. Lincoln: University of Nebraska Press, 1989. ISBN 0-8032-9908-7. New revised edition with Picton Press, Rockland, Maine, ISBN 0-89725-421-X
  • Alfred-Maurice de Zayas, A Terrible Revenge. The Ethnic Cleansing of the East European Germans, 1944-1950, St. Martin's Press, New York, 1994, ISBN 0-312-12159-8
  • Elizabeth B. Walter, Barefoot in the Rubble 1997, ISBN 0-9657793-0-0
  • Militärgeschichtliches Forschungsamt (Hg.): Das Deutsche Reich und der Zweite Weltkrieg, Teilband 10/1, S. 681 ff. (Beitrag Manfred Zeidler), München 2008, ISBN 978-3-421-06237-6 und Teilband 10/2, S. 402 ff., 489 ff. (Beitrag Rüdiger Overmans), München 2008, ISBN 978-3-421-04338-2.
  • Antony Beevor, Berlin 1945 – Das Ende, München 2002, ISBN 3-570-00369-8.
  • K. Erik Franzen, Die Vertriebenen – Hitlers letzte Opfer, München 2002.
  • Max Hastings, Armageddon: The Battle for Germany, 1944–1945, Chapter 10: Blood and Ice: East Prussia, ISBN 0-375-41433-9.
  • Ingo von Münch, Frau, komm! Die Massenvergewaltigungen deutscher Frauen und Mädchen 1944/45. Graz: Ares 2009 ISBN 978-3-902475-78-7
  • Hans Graf von Lehndorff, Ostpreußisches Tagebuch. Aufzeichnungen eines Arztes aus den Jahren 1945–1947, dtv, 21. Auflage 1993, ISBN 978-3-423-30094-0.
  • James Mark, Remembering Rape. Divided Social Memory and the Red Army in Hungary 1944–1945. In: Past & Present, 2005.
  • Richard Overy, Russlands Krieg, Reinbek 2002.* John Toland: The Last 100 Days, Chapter Two: Five Minutes before Midnight ISBN 0-8129-6859-X.
  • Franz W. Seidler, Verbrechen an der Wehrmacht. Kriegsgreuel der Roten Armee 1941/42. 3. Auflage, Pour le Mérite Verlag, Selent 1998, ISBN 3-932381-03-3.
  • Elizabeth B. Walter, Barefoot in the Rubble, 1997, ISBN 0-9657793-0-0.
  • Alfred M. de Zayas, Die Wehrmacht-Untersuchungsstelle. Deutsche Ermittlungen über alliierte Völkerrechtsverletzungen im Zweiten Weltkrieg. Universitas Verlag, München 1984, ISBN 3-8004-1051-6.
  • Ingeborg Jacobs, Freiwild – Das Schicksal deutscher Frauen 1945. Propyläen, Berlin 2008, ISBN 978-3-549-07352-0.
  • Gabi Köpp: Warum war ich bloß ein Mädchen? Herbig Verlag, München 2010, ISBN 978-3-7766-2629-2.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]