Terrore rosso

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Libertà bolscevica: manifesto anticomunista polacco che fa riferimento al Terrore rosso incarnato dalla figura di Lev Trotsky

Il Terrore rosso (in russo Кра́сный терро́р Krásnyĭ terrór) fu una campagna di arresti di massa, deportazioni ed esecuzioni indirizzate verso i controrivoluzionari durante la Guerra civile russa. Venne avviato e condotto dai bolscevichi in risposta al "Terrore bianco", contro l'assassinio del capo della Čeka di Pietrogrado, Moisej Urickij e contro il tentato assassinio del leader comunista Vladimir Lenin da parte di Fanny Kaplan, il 30 agosto 1918.

Il fatto che queste due azioni avvennero nello stesso momento, suggerì fortemente che vennero coordinate da qualche grande organizzazione controrivoluzionaria, forse affiliata all'Armata Bianca, che stava combattendo contro l'Armata Rossa nella guerra civile. Per questo i bolscevichi iniziarono a temere che altri tentativi di assassinio (e forse diversi atti di sabotaggio) sarebbero seguiti presto. Essi decisero quindi di rispondere con una forza soverchiante, sia come rappresaglia per i fatti del 30 agosto, che come deterrente per tentativi similari. Il primo annuncio ufficiale, l'"Appello alla classe operaia" , pubblicato sulla Izvestija il 3 settembre 1918, chiamava i lavoratori a "schiacciare l'idra della controrivoluzione con massiccio terrore". A ciò fece seguito il decreto "Sul terrore rosso", emanato il 5 settembre dalla Čeka. Le vittime nell'autunno del 1918 superarono le diecimila.[senza fonte]

Per estensione, il termine Terrore rosso venne a indicare qualsiasi atto di violenza compiuto da gruppi comunisti o ad essi affiliati, in periodi di guerra civile o altro conflitto armato. Spesso tali atti venivano compiuti in risposta a (e/o seguiti da) misure simili intraprese dalla parte anti-comunista del conflitto.

Esempi di questi altri "Terrori rossi" comprendono l'esecuzione di 590 persone accusate di essere coinvolte nel colpo di stato controrivoluzionario contro la Repubblica Sovietica Ungherese il 24 giugno 1919, così come i molti atti di violenza durante la Rivoluzione culturale nella Repubblica Popolare Cinese. La sanguinosa campagna che reclamò decine di migliaia di vite in Eritrea ed Etiopia durante il governo del Derg, è nota anch'essa come "Terrore rosso" in tali nazioni.

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