Tortura

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La tortura è un metodo di coercizione fisica o psicologica, talvolta inflitta con il fine di punire o di estorcere delle informazioni o delle confessioni; molte volte accompagnata dall'uso di strumenti particolari atti ad infliggere punizioni corporali. In ambito di diritto penale preclassico si considerava più un mezzo per ottenere una prova che una punizione o pena corporale.

Il francese marchese De Sade divenne famoso per aver utilizzato ampiamente la tortura contro giovani donne per ricavarne piacere sessuale (da cui il termine sadismo), pur sostenendo che anche le sue vittime provavano piacere (oggi si usa per tale pratica sessuale il termine masochismo), pratiche sessuali che in passato di definivano perversioni sessuali[1].

La tortura comprende:

  • in senso letterale proprio, la torsione delle membra, con riferimento al barbaro tormento corporale che si infliggeva nel Medioevo (e sino all'età contemporanea) all'imputato, perché confessasse il delitto e/o rivelasse il nome dei complici, e anche, ma meno frequentemente, ai testimoni per farli parlare;
  • le sofferenze di qualsiasi tipo e le violenze, fisiche o psicologiche o farmacologiche, inflitte a spie o prigionieri per ottenere informazioni di interesse giudiziario o militare;
  • per estensione, ogni forma di costrizione fisica o morale ai danni di qualcuno al fine di estorcergli qualche cosa o per pura crudeltà.
Marsia legato nudo ad una corteccia d'albero, scultura di marmo, copia romana da I-II secolo dopo l'età ellenistica, da Roma, Parigi, Louvre.

La tortura nell'antichità greco-romana[modifica | modifica sorgente]

Nel primo caso viene applicata nei confronti degli schiavi, la cui testimonianza, a parte rare e determinate eccezioni, non avrebbe valore nel corso di un dibattimento o nelle fasi preparatorie dell'acquisizione della prova, se non fosse estorta tramite la tortura, essendo lo schiavo niente altro che uno strumento dotato di anima che risponde con il proprio corpo nel momento in cui deve dare conto all'autorità.

Nel secondo caso la tortura è il metodo attraverso il quale viene applicata una condanna a morte nei confronti degli schiavi, ma anche nei confronti di cittadini liberi, ma stranieri. Ad esempio, il diritto attico, nei casi in cui prevede la condanna a morte, ne prescrive l'applicazione tramite l'avvelenamento con la cicuta per i cittadini, come nel caso di Socrate, ma consente che l'estremo supplizio sia applicato con metodi violenti se il condannato è di un'altra città.

Tre sono le forme di tortura più gravi conosciute: l'inchiodamento a un palo (tipo la crocifissione), l'impalamento (cioè il far trapassare il tronco del corpo da un palo introdotto dall'ano sino alla gola) e la gogna applicata su una tavola; in tutte e tre le forme il condannato poteva rimanere per molte ore (o anche per più di un giorno) in tale scomodissima posizione ad aspettare che il boia decisesse di porre fine alla sua vita.

La prima forma, nata in Oriente e poi sviluppatasi nella crocifissione, che consiste sempre in una condanna a morte, è attestata da Erodoto (Storie, VII, 33) contro un nemico in guerra: quando gli Ateniesi, alla conclusione della seconda guerra persiana, si dedicano a consolidare il proprio controllo sull'Asia Minore, "al comando dello stratego Santippo figlio di Arrifrone, catturarono il governatore di Sesto, il persiano Artaucte, e lo inchiodarono vivo ad un palo".

Anche il sistema della gogna può trovare applicazione per mezzo di un palo (σανίς) come descritto dallo storico Duride di Samo, ripreso da Plutarco (Duride 76F67 Jacoby = Plutarco, Pericle, XXVIII), anche in questo caso in riferimento a scene di guerra: in occasione della guerra tra Atene e Samo e dopo la sconfitta di questa nel 439 Pericle "fece portare nella piazza di Mileto i trierarchi e i marinai di Samo, li fece legare a dei pali per dieci giorni e, quando erano ormai in condizioni miserevoli, diede ordine di ammazzarli a bastonate in testa".

La gogna può anche essere applicata su una tavola e in questo caso presenta cinque ceppi, uno per il collo e quattro per braccia e gambe. In questa posizione è costretto Parente, catturato dalle donne, nelle Tesmoforiazuse di Aristofane (vv. 930-1014). La tortura della gogna, sia applicata al palo che su una tavola, consente l'applicazione di supplizi aggiuntivi quali bastonate, frustate, scorticamenti, fare solletico e altri sistemi di sofferenza che Aristofane elenca ironicamente ne Le rane (vv. 618-621): "Crocifiggilo, appendilo, frustalo, scuoialo, torturalo, mettigli l'aceto nel naso, porta i mattoni ...".

A questi due sistemi le fonti ne accostano un altro, l'apotympanismos, ma si è incerti se sia una forma diversa di tortura, o un altro modo per definire le pratiche già viste: nel discorso giudiziario di accusa Contro Agorato, scritto da Lisia (XIII, 56), si parla di un certo Menestrato che, giudicato colpevole, venne affidato al boia e "ἀπετυμπανίσθη", che molti interpretano come "venne bastonato a morte", sulla base del lessico di Fozio in cui apotympanismos è appunto spiegato come bastonatura. In questo caso si avrebbe una terza forma di tortura, distinta dall'inchiodamento e dalla gogna, e applicata in maniera indipendente da queste. Altri, più debolmente, ritengono che il termine sia da riferirsi alla pratica della gogna su tavola.

Una forma più leggera di tortura è la marchiatura (tramite un ferro rovente) utilizzata come strumento di sfregio per il nemico vinto: durante la guerra tra Atene e Samo, Plutarco (Pericle, XXVI) informa che i Sami marchiarono i prigionieri ateniesi con il disegno delle navi cosiddette "samene" (imbarcazioni panciute tipiche di Samo) in risposta agli Ateniesi che precedentemente avevano marchiato i prigionieri sami con il simbolo della civetta, cara ad Atena. È da ricordare infine una forma rituale e simbolica di tortura riferita da Erodoto (Storie, VII, 35) in quell'episodio che vede Serse, nella veste di carnefice, comminare una flagellazione e una marchiatura all'Ellesponto.

Nel mondo romano la tortura era, in età repubblicana, riservata agli schiavi o agli stranieri, ma proibita nei confronti dei cittadini romani. Ma in età imperiale la lex Iulia cominciò ad ammetterla per i casi di lesa maestà anche nei confronti dei testimoni.[2] La tortura nel mondo greco e romano trovava applicazione come strumento giuridico nella duplice veste istituzionale di mezzo per ottenere testimonianze valide e di strumento di punizione.

Tipologie di tortura nell'antichità[modifica | modifica sorgente]

La Ruota: Utilizzata soprattutto nel XVIII secolo per punire criminali. La vittima veniva distesa supina su una ruota di carro e legata ai raggi. Successivamente il boia le fracassava le ossa una a una. Una variante, era che il corpo della vittima, legato allo stesso modo, venisse lanciato per un dirupo irto di rocce appuntite.
Il Rogo: Tortura utilizzata soprattutto per uccidere gli eretici e gli accusati di stregoneria. La vittima veniva solitamente legata ad un palo, circondata da cataste di legna e paglia a cui veniva poi appiccato il fuoco.
Lo Stiramento: Tortura inventata dagli Egizi e usata successivamente dai Babilonesi, consisteva nel legare la vittima su un banco apposito munito di corde e pulegge. Il corpo della vittima veniva allungato fino a provocare il dislocamento delle articolazioni, lo smembramento della spina dorsale e la lacerazione dei muscoli. Una versione simile fu usata nel Medioevo e chiamata Cremagliera, il banco a volte era ricoperto di lame affilate e pungiglioni di ferro.
La Mutilazione: Utilizzata soprattutto nel medioevo, la mutilazione era prevista per ladri e briganti, e consisteva per l'appunto nell'amputazione di parti del corpo. Lo strumento più utilizzato in questo tipo di torture fu la sega (a volte il malcapitato veniva tagliato a metà)
Pinze e Tenaglie: Utilizzate nel medioevo, pinze e tenaglie (spesso arroventate) venivano utilizzate per strappare e straziare la carne.
La Sospensione: Il condannato veniva legato ad un palo o ad una croce e lasciato a morire di stenti, solitamente la tortura veniva intensificata legando dei pesi al corpo della vittima, che subiva la disarticolazione degli arti.
Il Supplizio dell'Eretico: Utilizzata per l'appunto sui condannati per eresia, consisteva in un collare formato da due forche, una posta sul torace e l'altra sotto il mento.
L'Annegamento: Utilizzato nel medioevo per punire gli atti di stregoneria: La vittima veniva legata mani e piedi e gettata nell'acqua. Un altro metodo usato per i colpevoli di parricidio consisteva nel rinchiudere in un sacco la vittima assieme a un gatto, un gallo, una scimmia e un serpente e poi annegarla.
Lo Squartamento: Alla vittima veniva aperto l'addome e poi estratte le viscere. Oppure il condannato veniva legato a quattro cavalli, che incitati in direzioni opposte, procuravano lo smembramento della vittima.
Lo Scorticamento: Alla vittima veniva strappata la pelle fino al sopraggiungere della morte.
Il Toro di bronzo: La vittima veniva costretta in un sarcofago con le sembianze di toro, munito di flauti, in modo che le urla della vittima, causate dal surriscaldamento del sarcofago, somigliassero al muggito di un toro.
La Vergine di Ferro:
Tecnica di tortura utilizzata per estorcere confessione agli eretici. La vittima veniva rinchiusa in un sarcofago con sembianze di donna. All'interno di esso erano presenti pungiglioni e aculei, appositamente sistemati all'altezza di fegato, reni e occhi. Quando il sarcofago veniva richiuso, gli aculei penetravano nel corpo della vittima e procuravano il dissanguamento.
L'Impalamento: Tecnica di tortura inventata in Romania da Vlad l'Impalatore. La vittima veniva costretta a sedersi su un palo, che veniva poi sollevato in posizione verticale.Il palo penetrava nell'addome e fuoriusciva solitamente dallo sterno. La vittima moriva dopo un paio di giorni circa.
La Gabbia: La vittima veniva rinchiusa in una gabbia di piccole dimensione, sollevata dal terreno, e moriva di stenti, spesso divorata e straziata da rapaci e insetti.

La tortura nel corso dei secoli[modifica | modifica sorgente]

Gabbia di ferro a scopo di tortura presente nel Castello di Bardi

Già ampiamente presente sin dall'antichità e presso tutte le culture, ebbe diffusione anche in Europa dal Medioevo all'età moderna. Nel corso dei secoli furono inventati nuovi metodi di tortura, nel tentativo di rendere quest'ultima sempre più efficace. In tempi moderni, ad esempio, si fa anche ampio ricorso all'elettricità, sia con apparecchiature complesse sia con strumenti più "semplici" come la picana.

Le torture più lunghe e crudeli sono sempre state riservate agli oppositori politici od ai regicidi, essendo primario interesse dei dominanti quello di difendere il proprio potere. Oltre che come ricerca di mezzi di prova (e prova principe nel Medioevo sino all'età contemporanea era ritenuta la confessione dell'imputato, comunque ottenuta), varie forme di tortura furono utilizzate in età medioevale e moderna anche come mezzo di punizione, essendo il carcere o prigione solo un luogo ove trattenere gli imputati ed estorcerne le confessioni e non già un luogo di punizione come è in età contemporanea.

Talvolta, lo scopo di ottenere la confessione tramite tortura derivava dalla consuetudine che i beni del condannato venissero confiscati, attribuendone una percentuale sia all'accusatore sia ai giudici del processo (quale compenso del loro lavoro).

"Unicum" nella storia del diritto antico e medievale contro l'uso della tortura fu, nel 1311, la sentenza contro i Templari dell'Italia settentrionale emessa da Rinaldo da Concorezzo, vescovo di Ravenna che, assolvendo gli imputati, condannò la tortura come pratica d'indagine ed escluse l'utilizzabilità delle confessioni estorte con tali mezzi. Tuttavia questo episodio rimase un'eccezione, e si dovette aspettare il secolo dei lumi. Il primo a vietare l'uso della tortura fu infatti Federico II di Prussia nel 1740; in seguito furono molti i pensatori e gli scrittori che cominciarono a denunciarne l'uso come pratica barbara e sanguinosa (per l'Italia ricordiamo Cesare Beccaria e il suo scritto Dei delitti e delle pene del 1764). Nei primi decenni dell'Ottocento quasi tutta l'Europa aveva abolito l'utilizzo di questa pratica[3].

La tortura in epoca contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Nonostante tutto, in molti paesi del mondo la tortura è tuttora usata sia come soluzione per punire criminali che come mezzo per estorcere informazioni, come denunciato da varie associazioni che si occupano della difesa dei diritti umani, tra le quali Amnesty International. Ad esempio è a tutti noto che alcuni paesi musulmani applicano ancora oggi sulla pubblica piazza pene corporali come la fustigazione, il taglio della mano e la lapidazione.

Nella stessa Italia era in uso diffuso sino a cinquant'anni fa il "letto di contenzione" come mezzo di punizione dei carcerati, che venivano legati (in costante trazione con cinghie alle spalle ed ai piedi) ad un tavolaccio (con un buco al centro per gli scarichi fisiologici) ininterrottamente per il periodo di punizione (di solito quindici giorni o multipli); il malcapitato, che soffriva di continui crampi per la posizione in trazione, veniva imboccato da un altro detenuto per poter sopravvivere.

Particolare impressione e polemiche nell'opinione pubblica mondiale hanno di recente sollevato le torture consumate da parte di personale militare degli Stati Uniti d'America presso la prigione di Abu Ghraib in Iraq nel 2003 e i sospetti che trattamenti assimilabili alla tortura siano applicati da specialisti americani in altri paesi alleati, oltre che nel carcere statunitense di Guantanamo Bay, base militare in territorio cubano; tra queste sicuramente vi è la privazione del sonno, tecnica poi abbandonata in quanto le dichiarazioni estorte con essa si rivelarono estremamente inaffidabili, e l'esposizione al freddo, per ammissione delle autorità statunitensi.

Per quel che riguarda l'Italia, Patrizio Gonnella, Presidente dell'associazione Antigone, ha dichiarato nell'aprile 2014: “L’Italia è in ritardo di ben venticinque anni rispetto agli obblighi che ha assunto con le Nazioni Unite. Quasi tutte le democrazie si sono adeguate, l’Italia no. L’Italia non ha ancora il delitto di tortura nel codice penale. Tutto ciò ci pone ai margini della comunità internazionale. In autunno saremo giudicati dal Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu e questo sarà un tema decisivo. Abbiamo raccolta in meno di una settimana oltre 10 mila firme a sostegno della legge che proibisca la tortura. L’appello è stato firmato da scrittori (Camilleri, De Luca, Carlotto), da intellettuali (Eligio Resta, Luigi Ferrajoli), da politici con proprie testimonianze video (Gennaro Migliore di Sel, Laura Coccia del Pd, Federica Daga del M5S). Il testo, approvato al Senato, ora pende alla Camera. Non è il migliore dei testi possibili."[4]

Ma vi è anche chi afferma che molte volte anche il trattenere in carcere una persona prima del processo, quando non esistono seri pericoli di reiterazione del reato, può diventare una forma di tortura, sia pur meno cruenta di quelle in uso nel passato, quando si offra al sospetto dei concreti benefici (ad esempio arresti domiciliari o sconti di pena) nel caso che confessi il proprio delitto ovvero indichi altri propri complici.

Varietà di strumenti di tortura includendo, a destra, la vergine di ferro di Norimberga.

Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura[modifica | modifica sorgente]

La Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti (in inglese, United Nations Convention against Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment) è uno strumento internazionale per la difesa dei diritti umani, sotto la supervisione dell'ONU. La Convenzione prevede una serie di obblighi per gli Stati aderenti, fra i quali: autorizza ispettori dell'ONU e osservatori dei singoli Stati a visite a sorpresa nelle strutture carcerarie per verificare l'effettivo rispetto dei diritti umani, stabilisce il diritto di asilo per le persone che al ritorno in patria potrebbero essere soggetti a tortura.

Il Comitato contro la Tortura, tra i vari comitati dei Diritti Umani, è uno di quelli più efficaci ed incisivi, tuttavia il Comitato può esercitare controlli solo se uno Stato contraente dichiara espressamente di accettarli.[5] La Convenzione è stata approvata dall'Assemblea dell'ONU a New York il 10 dicembre 1984, ed è entrata in vigore il 26 giugno 1987.

Al giugno 2008, è stata ratificata da 145 Paesi. Il 26 giugno è la giornata internazionale di sostegno alle vittime della tortura. L'Italia ha sottoscritto la Convenzione, ma, nonostante molti solleciti anche a livello internazionale, il Parlamento italiano non ha ancora approvato la legge di ratifica e conseguentemente la Convenzione non è ancora operante in Italia, che ha anche sinora disatteso all'obbligo assunto di introdurre il reato di tortura nel Codice Penale[6], nonostante più petizioni popolari al riguardo (la più recente nell'aprile 2014).

Convenzione del Consiglio d'Europa[modifica | modifica sorgente]

Nel 1987, è entrata in vigore una Convenzione europea per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti, ratificata da 47 Stati europei. L'Italia la ha sottoscritta solo il 25 ottobre 2012[7], ma non l'ha ancora ratificata, sicché non è operativa in Italia, come non esiste ancora in Italia il reato di tortura.

L'organo di controllo è il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti, che conseguentemente non può operare per quanto possa avvenire in Italia, anche se, avendo l'Italia ratificato invece[8] la Convenzione per i diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, formata sotto l'egida del Consiglio d'Europa e sottoscritta a Roma il 4 novembre 1950, che vieta espressamente (tra l'altro) ogni tipo di tortura (art. 3) per le torture che avvenissero in Italia è possibile ricorrere alla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo, che ha comminato numerose condanne all'Italia, molte anche proprio per tortura (segnatamente il sovraffollamento carcerario). L'Italia risulta essere lo Stato europeo che ha avuto complessivamente più condanne e pagato ai ricorrenti i più sostanziosi risarcimenti[senza fonte].

La tortura nella storia della Chiesa Cattolica[modifica | modifica sorgente]

La tortura fu introdotta da papa Innocenzo IV nella bolla Ad extirpanda del 1252, durante l'Inquisizione, come strumento da utilizzare durante i processi per estorcere una confessione.[9]. La tortura ecclesiastica ordinaria evitava di provocare fuoriuscita di sangue e quindi si svolgeva di regola con la torsione delle membra o lo stiramento del corpo sino ad arrivare allo slogamento delle membra o a strappi nei muscoli degli arti; solo in casi eccezionali il vescovo del luogo o Roma potevano autorizzare torture più invasive o la rottura sistematica delle ossa. La Chiesa applicava poi la pena di morte a chi non avesse pubblicamente ritrattato dopo aver confessato sotto tortura ovvero la pena dell'ergastolo con reclusione nella cella di una propria fortezza[10] o di un convento (a volte con la porta murata, a volte invece la pena era accompagnata da ulteriori privazioni o castighi, di solito restrizioni alimentari), ma qualche volta anche in un'abitazione privata[11], anche se spesso per persone di riguardo era sufficiente una multa. Le pene più severe (rogo) erano riservate agli eretici che avessero propagandato dottrine non ortodosse, senza pubblicamente pentirsi e ritrattare (nel qual caso potevano incorrere in pene più lievi dall'ergastolo alla multa, lasciando molto arbitrio ai giudicanti, come era d'uso a quei tempi).

Si segnala che la stregoneria era perseguita sia dalle autorità ecclesiastiche (perché ritenuta manifestazione demoniaca) che da quelle civili, tanto che il maggior numero di presunte streghe fu ucciso nella Germania della Riforma dalle autorità civili. La posizione attuale del mondo cattolico e il problema della sua illiceità è espressa nel pensiero di papa Pio XII:

« L'istruttoria giudiziaria deve escludere la tortura fisica e psichica e la narcoanalisi, prima perché esse ledono un diritto naturale, anche se l'accusato è realmente colpevole, e poi perché troppo spesso esse danno dei risultati erronei.[12] »

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ tant'è che il marchese De Sade fu incarcerato e condannato; del resto anche oggi la condanna penale è comminata a chi torturi una persona contro la sua volontà, mentre oggi è ammesso che taluno/a vi si sottoponga volontariamente a scopo di proprio piacere sessuale (masochistico), tant'è che sono in commercio in negozi specializzati articoli destinati ad arrecare dolore in diverse forme senza arrecare lesioni
  2. ^ *Prove per tormenta: la tortura di Stato
  3. ^ ad esempio la facoltà di ordinare la "bastonatura" dell'imputato o dei testimoni da parte dell'inquisitore rimase nel codice penale austro-ungarico sino al 1918, anche se raramente utilizzata
  4. ^ Benvenuto sul sito dell' Associazione Antigone
  5. ^ A. Cassese, I diritti umani oggi. Editori Laterza, Bari, 2005.
  6. ^ Gian Antonio Stella, 13 luglio 2012, giornale "Corriere della Sera", editore RCS Milano
  7. ^ Antonella Mascia, www.wordpress.com
  8. ^ con Legge 4 agosto 1955 n. 848, portante: "Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma cosil 4 novembre 1950 e del Protocollo addizionale alla Convenzione stessa, firmato a Parigi il 20 marzo 1952" in Gazzetta Ufficiale n. 221 del 24 settembre 1955
  9. ^ Testo della Bolla Ad Extirpanda (1252)
  10. ^ Giuseppe Balsamo, detto "Conte di Cagliostro", scontò l'ergastolo nella fortezza di san Leo, di giurisdizione papale, con il supplemento di dieci bastonate al giorno
  11. ^ Galileo Galilei, dopo aver ritrattato sotto tortura e confermato la sua pubblica ritrattazione anche senza tortura, grazie alla protezione dei Medici di Firenze, poté scontare la pena dell'ergastolo nella villa medicea di Arcetri
  12. ^ Discorso Très sensible ai congressisti del Movimento Universale per una Confederazione Mondiale

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Norbert Campagna, Luigi Delia, Benoît Garnot (dir.), La Torture, de quels droits ? Une pratique de pouvoir (XVIe-XXIe siècle), Éditions Imago, 2014.
  • J. Bonner e G. Smith. The Administration of Justice from Homer to Aristotle. Chicago, 1930.
  • K. Latte. s.v. Todesstrafe in Real Enzyklopädie suppl. VII, coll. 1606-1608.
  • Lelio Basso, Silvio Bertoldi, Giorgio Bocca e altri. La tortura nel mondo. Numero speciale del mensile Storia illustrata, marzo 1977, num. 232. Arnoldo Mondadori Editore.
  • M. La Torre – M. Lalatta Costerbosa, Per una storia critica della tortura, in Materiali per una storia della cultura giuridica, 2011.
  • Giovanni Laterra, Storia della tortura, Olimpia, 2007.
  • Franco Di Bella, Storia della tortura, Odoya, 2008, ISBN 9788862880206.
  • Giuliano Serges, La tortura giudiziaria, in "Momenti di storia della giustizia", Aracne, 2011.
  • Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene, Livorno, 1764, disponibile gratuitamente in copia anastatica dell' edizione XXVII (del 1817) della Stamperia P. Bissoni in Pavia su "Google libri"
  • Giovanni De Menasce - Giovanni Leone - Franco Valsecchi, Beccaria e i diritti dell'uomo, Editrice Studium, Roma, 1964, con il patrocinio del comitato italiano per l'UNESCO
  • Pietro Verri, Osservazioni sulla tortura, Livorno, 1768

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