Guerra civile russa

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Guerra civile russa
Un gruppo di bolscevichi in azione durante la guerra civile.
Un gruppo di bolscevichi in azione durante la guerra civile.
Data 1918 - 1923
Luogo Russia
Esito Vittoria dell'Armata Rossa
Modifiche territoriali Nascita dell'Unione Sovietica
Schieramenti
Red Army flag.svg Armata Rossa
Black flag.svg Armata Nera
(fino al 1920)
Lesser Coat of Arms of Russian Empire.svg Armata Bianca

Sostenuta da:
Francia Francia
Grecia Grecia
bandiera Regno d'Italia
Giappone Giappone
Romania Romania
Serbia Serbia
Regno Unito Regno Unito
Stati Uniti Stati Uniti
Green and Black flag.svg Armata Verde

  • Movimenti Separatisti e nazionalisti
Comandanti
Effettivi
da 150.000 (1918) a 450.000 (1919) a 5,5 milioni (1921) inizialmente 80.000, poi diverse centinaia di migliaia
Perdite
700.000 morti civili e militari 920.000 morti, tra civili e militari.
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Storia della Russia

La guerra civile russa fu una guerra civile che scoppiò in Russia nel 1918 subito dopo la presa del potere da parte dei bolscevichi (novembre 1917) in seguito alla Rivoluzione d'Ottobre, tra questi ultimi, detti "Rossi", e vari gruppi controrivoluzionari che si opponevano invece ai risultati della Rivoluzione, detti "Bianchi", appoggiati da una coalizione di paesi stranieri, tra cui Inghilterra, USA e Francia. In base alla storiografia russa, la guerra civile si protrasse fino al 1921 con la vittoria dei "Rossi", ma in realtà i combattimenti proseguirono fino al 1923, quindi l'arco di tempo in cui la guerra civile russa si svolse è 1918 - 1923.

A seguito del successo della Rivoluzione russa i comunisti russi avevano deciso di stipulare la pace separata con la Germania: con il trattato di Brest-Litovsk che venne ratificato il 3 marzo 1918. Questa decisione, oltre a rispecchiare il programma propagandato dai bolscevichi dal febbraio del 1917, avrebbe garantito, secondo Lenin e Trockij, maggiori possibilità di estendere la rivoluzione comunista nel cuore dell'Europa (in particolare in Germania) e di garantire più tempo al giovane potere comunista all'interno del paese.

Questo trattato insieme allo scioglimento dell'Assemblea costituente regolarmente eletta nel 1918 ebbe tuttavia anche l'effetto di galvanizzare un numero di gruppi anti-comunisti, sia all'interno che all'esterno della Russia, che intrapresero azioni contro il nuovo regime. Winston Churchill dichiarò che il bolscevismo doveva essere "strangolato nella culla".

Quadro d'insieme[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cronologia dell'Europa orientale dopo la Grande Guerra.

La guerra civile fu combattuta tra i "Rossi" (comunisti e rivoluzionari), e i "Bianchi" (monarchici, reazionari, democratici e conservatori) che si opponevano al regime bolscevico. Ci furono anche elementi stranieri, coinvolti a supporto dei Bianchi, nella loro lotta al bolscevismo. Ci fu anche un insieme di socialisti moderati, nazionalisti e anarchici che combatterono contro tutti e due: questa fazione era conosciuta come i "Verdi" che poi si divisero aggregandosi a Rossi e Bianchi. Nettamente limitata come forza militare era quella costituita da soli anarchici ossia un migliaio di Guardie nere che volevano organizzare l'Armata nera ma questi anarchici combattendo l'armata rossa furono presto sopraffatti.

La guerra venne combattuta attraverso tre fronti principali: orientale, meridionale e nord-occidentale. Può anche essere divisa approssimativamente in tre periodi.

Il primo periodo andò dalla Rivoluzione all'armistizio. Il conflitto iniziò con i gruppi russi dissidenti, la forza principale era l'appena formata Armata dei Volontari, nella regione del Don, a cui si unì in seguito la Legione cecoslovacca in Siberia. Ad est c'erano altre due amministrazioni anti-bolsceviche, il Komuč a Samara e il governo nazionalista siberiano residente a Omsk. La maggior parte dei combattimenti, in questo primo periodo fu sporadica, coinvolse solo piccoli gruppi in mezzo a uno scenario strategico fluido e mutevole. I principali antagonisti erano i ceco-slovacchi e i lettoni pro-bolscevichi.

La seconda fase della guerra fu la fase chiave, durò solo da marzo a novembre del 1919. Inizialmente le armate Bianche avanzarono con successo da sud (Anton Denikin), nord-ovest (Nikolaj Nikolaevič Judenič) ed est (Aleksandr Vasilevič Kolčak), costringendo l'Armata Rossa ad arretrare e a ripiegare su Mosca. Comunque, sotto la guida di Lev Trockij l'Armata Rossa venne riformata e spinse indietro le forze di Kolčak a partire da giugno, e le armate di Denikin e Judenič da ottobre. Le forze combattive di Kolčak e Denikin vennero spezzate quasi simultaneamente a metà novembre.

Il periodo finale del conflitto vide la vasta sconfitta delle forze Bianche in Crimea. Pëtr Nikolaevič Vrangel' aveva raccolto i resti delle armate di Denikin e queste avevano fortificato le loro posizioni in Crimea. Con l'Armata Rossa che combatteva in Polonia, nella Guerra Russo-Polacca, già dal 1919 (o anche prima), i Bianchi tennero le loro posizioni finché quella guerra terminò. Quando la piena forza dell'Armata Rossa venne rivolta contro di loro, vennero rapidamente sopraffatti, e le truppe restanti vennero evacuate a Costantinopoli nel novembre del 1920.

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Mappa del fronte occidentale della guerra civile russa
Poster propagandistico anti-bolscevico dell'Armata Bianca che paragona Trockij ad un demonio. Il titolo significa:«Pace e libertà in Sovdepia». "Sovdepia" era il nome dato dai Russi Bianchi alla Russia Sovietica.

Regno Unito, Francia e Stati Uniti intervennero tutti nella guerra civile. Dopo che gli Alleati sconfissero le potenze centrali nel novembre 1918, continuarono il loro intervento nella guerra contro il bolscevismo egemone, allo scopo di allontanare quella che temevano potesse divenire una rivoluzione socialista mondiale. Lenin fu sorpreso dallo scoppio della guerra civile, e inizialmente sottostimò la portata delle forze che sorgevano contro la sua nuova nazione. I primi successi nella regione del Don lo resero troppo fiducioso. Ad oriente venne creata la Repubblica dell'Estremo Oriente per frapporsi tra bolscevichi e Giapponesi.

Il gruppo che si oppose contro i bolscevichi fin dall'inizio era composto principalmente da generali controrivoluzionari e dalle locali armate cosacche, che avevano dichiarato la loro lealtà al governo provvisorio; tra le figure di spicco troviamo Aleksej Maksimovič Kaledin (Cosacchi del Don), Alexander Dutov (Cosacchi di Orenburg) e Nikolaj Nikolaevič Semenov (Cosacchi del Baikal). In novembre, il Generale Mikhail Vasilevič Alekseev, il vecchio Comandante in Capo Zarista, iniziò ad organizzare un'Armata di Volontari a Novočerkassk; a lui si unì in dicembre Lavr Georgevič Kornilov, Denikin e numerosi altri. Aiutati da Kaledin presero Rostov nello stesso mese. Ad ogni modo, i Cosacchi non erano intenzionati a combattere, quando in gennaio la controffensiva sovietica iniziò, sotto il comando di Vladimir Aleksandrovič Antonov-Ovseenko, i Cosacchi abbandonarono rapidamente Kaledin, che si suicidò. Le forze di Antonov ripresero rapidamente Rostov e per la fine di marzo del 1918 venne dichiarata la Repubblica Sovietica del Don. L'Armata dei Volontari venne evacuata a febbraio e fuggì nel Kuban dove si unì ai Cosacchi del Kuban per montare un assalto fallimentare a Ekaterinodar. Kornilov venne ucciso il 13 aprile e il comando passò a Denikin, che si ritirò fino al Don. I soviet erano riusciti ad alienarsi la popolazione locale e l'Armata dei Volontari trovò molte nuove reclute.

Non fu fino alla primavera del 1918 che i menscevichi e i socialisti rivoluzionari si unirono alla lotta armata. Inizialmente essi si erano opposti alla rivolta armata dei Bolscevichi, ma il trattato di pace e l'introduzione di alcune dure misure dittattoriali cambiarono la loro opinione. In teoria avrebbero potuto essere una seria minaccia, in quanto avevano un certo livello di supporto popolare e l'autorità data dalla vittoria nelle elezioni per l'Assemblea Costituente Russa del 1918. Il nuovo problema per loro, era il bisogno di supporto armato. Un primo tentativo da parte dei socialisti rivoluzionari, di reclutare truppe lettoni, nel luglio 1918, si rivelò un disastro. Fortunatamente la Legione ceco-slovacca si mostrò un gruppo più affidabile, nell'aiuto alla "contro-rivoluzione democratica".

La Legione ceco-slovacca era stata parte dell'esercito zarista e nell'ottobre del 1917 contava circa 30.000 uomini, in gran parte ex-prigionieri di guerra e disertori dell'esercito Austro-Ungarico. Incoraggiata da Tomas Masaryk, la Legione venne ribattezzata Corpo d'Armata ceco-slovacco e sperava di poter continuare a combattere i tedeschi. Un accordo con il governo sovietico per un passaggio via mare attraverso Vladivostok, collassò a causa del tentativo di disarmare ampiamente il Corpo e, nel giugno 1918, questi si ribellò mentre si trovava a Čeljabinsk. Nel giro di un mese i ceco-slovacchi controllavano gran parte della Siberia occidentale, e parte delle regioni del Volga e degli Urali. Per agosto avevano esteso il loro controllo ulteriormente, separando la Siberia (e i suoi preziosi rifornimenti di grano) dal resto della Russia.

I menscevichi e i socialisti rivoluzionari appoggiarono l'azione dei contadini contro il controllo dei Soviet sulle forniture di grano. Nel maggio 1918, con l'appoggio dei ceco-slovacchi, presero Samara e Saratov, fondando il Comitato dei membri dell'assemblea costituente (Komuch). Per luglio l'autorità del Komuch si estendeva sopra l'area controllata dai ceco-slovacchi. Intendevano riprendere le operazioni contro i tedeschi e iniziarono a formare il loro esercito popolare. Implementarono anche un programma di riforme socialiste, ma senza gli impopolari cambiamenti economici che erano perseguiti dai Soviet. Ad ogni modo, il Komuch fu una dittatura, e poteva essere spietato come i Soviet che tanto deprecava.

Come reazione all'avanzata dei ceco-slovacchi nelle regioni centrali, il Soviet degli Urali con sede a Ekaterinburg, ordinò al commissario Jakov Jurovskij, detentore del deposto zar Nicola II, l'eliminazione dell'ex-sovrano e di tutta la sua famiglia. Il 17 luglio la sentenza fu eseguita ed i corpi occultati nei boschi presso Ekaterinburg, pochi giorni prima che i bianchi prendessero la città.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi La fine dei Romanov.

Ci furono anche dei "governi" conservatori e nazionalisti che vennero formati dai Bashkiri, dai Kirghizi e dai Turco-tatari così come un Governo Regionale Siberiano ad Omsk. Nel settembre 1918 tutti i governi non-sovietici si riunirono ad Ufa e concordarono di formare un nuovo Governo Provvisorio Russo ad Omsk, guidato dal Direttorio dei Cinque, tre socialisti rivoluzionari (Avksentiev, Boldyrev e Zenzinov) e due cadetti (Vinogradov e Volgogodskij). Il nuovo governo cadde rapidamente sotto l'influenza del Governo Regionale Siberiano e del suo nuovo ministro della Guerra, il contrammiraglio Aleksandr Vasilevič Kolčak. Il 18 novembre un colpo di Stato istituì la dittatura di Kolčak. I membri del Direttorio vennero arrestati e Kolčak si auto-promosse ammiraglio e si proclamò "governante supremo". Per i sovietici questo cambio di controllo fu un problema militare, ma una vittoria politica, la quale confermava che i loro avversari erano dei reazionari. Kolčak, come temevano i sovietici, si dimostrò inizialmente un'abile comandante. A seguito di una riorganizzazione del suo Esercito Popolare, le sue forze catturarono Perm ed estesero il loro controllo in territorio sovietico.

In territorio sovietico, a luglio, a seguito del quinto congresso dei Soviet due socialisti rivoluzionari di sinistra assassinarono l'ambasciatore tedesco a Mosca, il conte Mirbach, in un tentativo di provocare i tedeschi e fargli riprendere le ostilità. Altri socialisti rivoluzionari di sinistra catturarono diversi esponenti Bolscevichi e tentarono di sollevare l'Armata Rossa contro il regime. I sovietici riuscirono a smontare le sollevazioni locali organizzate dai socialisti rivoluzionari e dagli anarchici, poi Lenin in persona si scusò con la Germania per l'assassinio, anche se una rappresaglia tedesca era improbabile a causa della situazione sul fronte occidentale. Ci furono arresti in massa di socialisti rivoluzionari di sinistra e, a seguito di altri due atti terroristici avvenuti il 30 agosto, l'assassinio del presidente della Ceka di Pietrogrado e il ferimento di Lenin in un altro attentato, venne scatenato il terrore rosso. I menscevichi e i socialisti rivoluzionari vennero espulsi dai Soviet e chiunque fosse sospettato di attività controrivoluzionarie poteva essere imprigionato o giustiziato senza processo.

A causa degli scarsi risultati contro i tedeschi, l'Armata Rossa venne riorganizzata sotto un nuovo Consiglio Militare Supremo, guidato da Lev Trockij — Le molte differenti unità vennero omogeneizzate e ex-ufficiali dell'esercito vennero rimessi in servizio come "specialisti militari". Nel maggio 1918 con il numero di soldati fermo a 450.000 la coscrizione obbligatoria venne reintrodotta. Questa fu seguita da una purga dei comandanti dell'esercito, a luglio, che aveva lo scopo di non introdurre comunisti, ma di ripristinare ufficiali capaci. A settembre venne passata una risoluzione che diresse l'intera Russia Sovietica verso misure militari, Trockij venne nominato capo di un nuovo Consiglio Militare Rivoluzionario della Repubblica, con poteri molto ampi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vladimir N. Brovkin. Behind the Front Lines of the Civil War: Political Parties and Social Movements in Russia, 1918-1922. Princeton University Press, 1994. ISBN 0-691-03278-5
  • David Bullock. The Russian Civil War 1918-22. Osprey Publishing, 2008. ISBN 978-1-84603-271-4
  • T.N. Dupuy. The Encyclopedia of Military History (many editions) Harper & Row Publishers.
  • Peter Kenez. Civil War in South Russia, 1918: The First Year of the Volunteer Army, Berkeley, University of California Press, 1971.
  • Peter Kenez. Civil War in South Russia, 1919-1920: The Defeat of the Whites, Berkeley, University of California Press, 1977.
  • W. Bruce Lincoln. Red Victory.
  • Evan Mawdsley. The Russian Civil War. New York: Pegasus Books, 2007.
  • George Stewart. The White Armies of Russia: A Chronicle of Counter-Revolution and Allied Intervention.
  • David R. Stone. "The Russian Civil War, 1917-1921," in The Military History of the Soviet Union.
  • Geoffrey Swain. The Origins of the Russian Civil War.

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