Alleati della prima guerra mondiale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Mappa del globo raffigurante i paesi belligeranti durante la prima guerra mondiale:

██ Potenze Alleate

██ Imperi centrali e colonie

██ Paesi neutrali

La situazione europea nel 1914:

██ Triplice alleanza

██ Triplice intesa

██ Paesi amici della Russia

Per Alleati della prima guerra mondiale si intendono quei paesi che, aggiungendosi alle potenze dell'Intesa (Gran Bretagna, Francia e Impero russo), formarono una coalizione contro gli Imperi centrali (Impero germanico e Impero austro ungarico), durante il primo conflitto mondiale. A Regno Unito, Francia e Impero russo, si aggiunsero dunque l'Italia nel 1915 e gli Stati Uniti nel 1917, mentre alla fine del 1917 usciva dal conflitto la Russia, messa in crisi dalla Rivoluzione d'Ottobre.

La nascita dell'alleanza[modifica | modifica sorgente]

Gli accordi bilaterali tra Francia, Inghilterra e Russia non avevano dato vita ad una coalizione formale, com'era la Triplice Alleanza; infatti, la Gran Bretagna restava slegata da qualsiasi accordo che prevedesse il suo ingresso in un conflitto sul continente. L'assenza di un'alleanza formale che vincolasse anche l'Inghilterra può essere annoverata tra le cause della Prima guerra mondiale.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, nel 1914, l'Italia decide di non rispettare l'alleanza con Germania e Austria e di mantenersi neutrale. Tale scelta è motivata dal fatto che la Triplice Alleanza ha un'impostazione difensiva, mentre lo scoppio del conflitto è da attribuirsi all'aggressione austriaca contro la Serbia. L'Italia decide poi con il Patto di Londra di unirsi ai Paesi dell'Intesa e di entrare in guerra il 24 maggio 1915.

In seguito alla crisi interna della Russia si crearono i presupposti che conducono nell'ottobre 1917 alla Rivoluzione bolscevica, ed alla conseguente disgregazione dell'impero zarista. Il nuovo governo firma la pace di Brest-Litovsk e quindi decreta l'uscita dall'Intesa della Russia comunista. Intanto proprio dal 1917 l'appoggio dell'alleato giapponese e americano si fa più marcato a causa delle pressioni di Francia e Gran Bretagna.

Gli U-boote (singolare: U-boot, abbreviaz. di Unterseeboot, letteralmente "battello sottomarino"), sono messi in campo dalla Germania a causa del fatto che la potente flotta britannnica costringe le navi da guerra tedesche ad una sostanziale inattività. Essi producono molte perdite di naviglio agli alleati. I tedeschi tentano in particolare di blocccare il transito attraverso l'Oceano Atlantico di rifornimenti provenienti dagli Stati Uniti e diretti principalmente - ma non solo - alla Gran Bretagna. Il Giappone che, dal canto suo, è in guerra contro le potenze centrali già dal 23 agosto 1914, dà un contributo rilevante con la sua flotta nel Mediterraneo solo nell'ultimo periodo del conflitto. D'altra parte fu fondamentale il contributo degli Stati Uniti che con aiuti economici e l'invio di truppe diedero un sostegno fondamentale alle nazioni europee. Gli USA dichiararono quindi guerra alla Germania il 6 aprile 1917[1], contribuendo, soprattutto nel 1918, alle offensive finali contro le Potenze centrali.

Così alla fine del 1918 gli stati che si trovarono a far parte dell'Intesa furono 5:

Dichiarazioni di guerra[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crisi di luglio.

Ma oltre alle potenze principali fin qui nominate, alla fine del conflitto furono 23 gli stati impegnati nell'Intesa, che anche se ebbero in buona parte un ruolo marginale, evidenziano la disparità di forze che via via si andò a delineare.

Il 28 luglio 1914 l'Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia, scoppia ufficialmente la Prima guerra mondiale e, in successione, il gioco delle alleanze porta a dichiarazioni di guerra a catena. La Russia il 31 luglio mobilita completamente l'esercito, la Germania allora dichiara guerra alla Russia il 1 agosto e alla Francia il 3, e così via.

Qui in successione le date dell'entrata in guerra dei vari Paesi dell'Intesa:

Dopo l'assassinio di Francesco Ferdinando[modifica | modifica sorgente]

Dopo la prima battaglia della Marna[modifica | modifica sorgente]

  • Italia: 24 maggio 1915
  • Portogallo: 9 marzo 1916
  • Romania: 27 agosto 1916 (capitolata nel dicembre 1917, e di nuovo in guerra nel novembre 1918)

Dopo la caduta dell'impero russo[modifica | modifica sorgente]

Altri Alleati[modifica | modifica sorgente]

Altri paesi hanno dichiarato guerra agli Imperi centrali anche se non furono mai coinvolte militarmente:

Nazioni insorgenti[modifica | modifica sorgente]

Quattro nazionalità insorgenti, formate da volontari, hanno combattuto gli Imperi centrali durante le ultime fasi del conflitto, quando ormai gli imperi in disfacimento permisero l'insurrezione dei movimenti indipendentisti.

Mobilitati e perdite[modifica | modifica sorgente]

Grafico raffigurante la percentuale dei militari morti durante il conflitto.

Questa tabella è una stima del personale militare mobilitato, incluso l'esercito, la marina e l'aviazione, nel periodo 1914 - 1918. Le cifre delle perdite inoltre includono morti in combattimento, i feriti, i morti a causa delle ferite oltre che i morti a causa di malattie, delle condizioni meteorologiche ecc.

Potenze Alleate Uomini mobilitati Morti Feriti Perdite totali Perdite in % alla popolazione mobilitata
Australia 412,953 61,928[3] 152,171 214,099 52%
Belgio 267,000 38,172[4] 44,686 82,858 31%
Canada 628,964 64,944[5] 149,732 214,676 34%
Francia 8,410,000 1,397,800[6] 4,266,000 5,663,800 67%
Grecia 230,000 26,000[7] 21,000 47,000 20%
India 1,440,437 74,187[8]. 69,214 143,401 10%
Italia 5,615,000 651,010[9] 953,886 1,604,896 29%
Giappone 800,000 415[10] 907 1,322 <1%
Montenegro 50,000 3,000 10,000 13,000 26%
Nepal 200,000 30,000 ? ? ?
Nuova Zelanda 128,525 18,050[11] 41,317 59,367 46%
Portogallo 100,000 7,222[12] 13,751 20,973 21%
Romania 750,000 250,000[13] 120,000 370,000 49%
Russia 12,000,000 1,811,000[14] 4,950,000 6,761,000 56%
Serbia 707,343 275,000>[15][16] 133,148 408,148 58%
Sudafrica 136,070 9,463[17] 12,029 21,492 16%
Regno Unito 6,211,922 886,342[18] 1,665,749 2,552,091 41%
Stati Uniti 4,355,000 116,708[19] 205,690 322,398 7%
Totale 42,243,214 5,691,241 12,809,280 18,500,521 44%

Leader e comandanti[modifica | modifica sorgente]

Belgio Belgio[modifica | modifica sorgente]

Capi di Stato

Capi di governo

Capi politici

Capi militari

Francia Francia[modifica | modifica sorgente]

Capi di Stato

Capi di governo

Capi politici

Capi militari

Giappone Giappone[modifica | modifica sorgente]

Capi di Stato

Capi di governo

Capi politici

Capi militari

Regno Unito Impero britannico[modifica | modifica sorgente]

Capi di Stato

  • Giorgio V - Re di Regno Unito e del Commonwealth, Imperatore d'India (1910 - 1936)

Capi di governo

Capi politici

Capi militari

Australia Australia
Capi di Stato[20]
Capi di governo
Capi politici
Capi militari
Canada Canada
Capi di Stato[20]
Capi di governo
Capi politici
Capi militari
bandiera India britannica
Capi di Stato[20]
Capi di governo
Capi militari
Nuova Zelanda Nuova Zelanda
Capi di Stato[20]
Capi di governo
Capi politici
Capi militari
  • Alexander Godley - Comandante del corpo di spedizione neozelandese (1914 - 1918)
Sudafrica Sudafrica
Capi di Stato[20]
Capi di governo
Capi politici
  • Jan Smuts - Ministro della difesa (1912 - 1919)

Russia Impero russo[modifica | modifica sorgente]

Capi di Stato

Capi di governo

Capi politici

Capi militari

Flag of the Kingdom of Montenegro.svg Montenegro[modifica | modifica sorgente]

Capi di Stato

Capi di governo

Capi politici

  • Janko Vukotić - Ministro della difesa (1913 - 1915)

Capi militari

  • Janko Vukotić - Voivoda dell'esercito montenegrino (1915 - 1916)

Portogallo Portogallo[modifica | modifica sorgente]

Capi di Stato

Capi di governo

Capi politici

Capi militari

Italia Regno d'Italia[modifica | modifica sorgente]

Capi di Stato

Capi di governo

Capi politici

Capi militari

Romania Romania[modifica | modifica sorgente]

Capi di Stato

Capi di governo

Capi politici

Capi militari

State Flag of Serbia (1882-1918).svg Serbia[modifica | modifica sorgente]

Capi di Stato

Capi di governo

Capi politici

Capi militari

Stati Uniti Stati Uniti d'America[modifica | modifica sorgente]

Capi di Stato e di governo

Capi politici

Capi militari

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Dichiarazione di guerra
  2. ^ The country of Andorra fought World War 1 for 25 years, idiotsguide.com. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  3. ^ Il totale include 55,000 morti o dispersi e morti a causa delle ferite, vedi: Urlanis, op. cit., p. 85 e 2,005 militari morti nel biennio 1919-'21, nel 1922 il War Office riportava infatti le perdita a 59,330 militari, vedi: War Office, op. cit., p. 237.
  4. ^ Il totale include 13,716 morti e 24,456 dispersi alla data dell'11 novembre 1918, vedi: War Office, op. cit., p. 352.
  5. ^ Il totale include 56,639 militari morti in combattimento, 3,789 militari morti nel biennio 1919–'21 e 150 morti per la marina mercantile. Le perdite per Terranova sono contemplate separatamente in questa tabella. Vedi: War Office, op. cit., p. 237.
  6. ^ Il totale include 1,186,000 morti o dispersi e i morti a causa delle ferite, vedi: Urlanis, op. cit., p. 85, 71,100 morti tra le truppe coloniali militari e 28,600 morti tra l'11/11/1918 e il 6/1/1919, vedi:Huber, op. cit., p. 414.
  7. ^ Bujac parla di 8,365 morti e 3,255 dispersi, vedi: Bujac, op. cit., p. 339, mentre Urlanis stima circa 26,000 morti, vedi: Urlanis, op. cit., p. 160.
  8. ^ La cifra include le truppe dell'India britannica (le odierne India, Pakistan e Bangladesh). Il totale include 27,000 morti o dispersi e morti a causa delle ferite Urlanis, op. cit., p. 85, 15,069 militari morti nel biennio 1919–'21, 1,841 canadesi della marina mercantile e 64,454 morti in battagliaWar Office, op. cit., p. 237.
  9. ^ Urlanis, op. cit., p. 85.
  10. ^ Harries, op. cit., p. 111.
  11. ^ La cifra include 16,711 morti in battaglia e 702 militari morti nel 1919, vedi: War Office, op. cit., p. 237.
  12. ^ La cifra include i morti per altre cause alla data del 1º gennaio 1920; 1,689 in Francia e 5,332 in Africa. La cifra non include i 12,318 dispersi o prigionieri, vedi: War Office, op. cit., p. 354.
  13. ^ Urlanis, op. cit., p. 85.
  14. ^ Urlanis, op. cit., pp. 46–57.
  15. ^ Urlanis, op. cit., p. 85.
  16. ^ Le stime di Urlanis fanno una stima delle perdite combinate di Serbia e Montenegro pari a 278,000 perdite, vedi: Urlanis, op. cit., pp. 62-64.
  17. ^ War Office, op. cit., p. 237.
  18. ^ La cifra include 624,000 uccisi in azione Urlanis, op. cit., p. 85, 34,663 morti nel biennio 1919–'21, 13,632 morti della marina mercantile, 32,287 della Royal Navy e 310 morti durante i bombardamenti sulla Gran Bretagna. Vedi: War Office, op. cit., pp. 674-678.
  19. ^ La cifra include 53,402 morti in azione, 63,114 morti per altre cause e 192 caduti per la US Coast Guard, vedi: Clodefelter, op. cit., p. 481
  20. ^ a b c d e I paesi del Commonwealth avevano tutti come capo di Stato il sovrano britannico; i vari "governatori generali" esercitavano il potere esecutivo in sua vece.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • The War Office, Statistics of the military effort of the British Empire during the Great War 1914—1920, Uckfield, East Sussex, Military and Naval Press [1922], 2006, ISBN 1-84734-681-2, OCLC 137236769.
  • Martin Gilbert, Atlas of World War I, Oxford University Press, 1994, ISBN 0-19-521077-8, OCLC 233987354.
  • Spencer C. Tucker, The European Powers in the First World War: An Encyclopedia, New York, Garland, 1999, ISBN 0-8153-3351-X.
  • Boris Urlanis, Wars and Population, Honolulu, University Press of the Pacific [1971], 2003, ISBN 978-1-4102-0945-0.
  • (FR) Huber Michel, La population de la France pendant la guerre, avec un appendice sur Les revenus avant et après la guerre, Paris, 1931, OCLC 4226464.
  • (FR) Bujac Jean Léopold Emile, Les campagnes de l'armèe Hellènique 1918–1922, Paris, Charles-Lavauzelle, 1930, OCLC 10808602.
  • Harries Merion, Harries Susie, Soldiers of the Sun – The Rise and Fall of the Imperial Japanese Army, Random House, 1991, ISBN 0-679-75303-6, OCLC 32615324.
  • Clodfelter Michael, Warfare and Armed Conflicts : A Statistical Reference to Casualty and Other Figures, 1500–2000, 2nd, London, McFarland, 2002, ISBN 0-7864-1204-6, OCLC 48066096.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]