Rivoluzione messicana

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La rivoluzione messicana fu il movimento armato iniziato nel 1910 per porre fine alla dittatura del Generale Porfirio Díaz e terminato ufficialmente con la promulgazione di una nuova costituzione nel 1917; anche se gli scontri armati proseguiranno fino alla fine degli anni venti. Il movimento ebbe un grande impatto sui circoli di operai, agricoltori e anarchici di tutto il mondo, infatti la Costituzione Politica degli Stati Uniti Messicani del 1917 fu la prima costituzione al mondo a riconoscere le garanzie sociali e i diritti ai lavoratori uniti. Oggi si stima che durante il periodo della rivoluzione siano morte più di 900.000 persone, tra civili e militari.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I prodromi[modifica | modifica wikitesto]

Porfirio Díaz

Molti fanno iniziare la Rivoluzione con la rivolta guidata da Francisco Madero nel 1910, ma già dall'inizio del mandato di Porfirio Díaz, trent'anni prima, si ebbero numerose sollevazioni popolari appoggiate da coloro che appartenevano all'antico regime liberale, come Sebastián Lerdo de Tejada. Ecco l'elenco delle principali sollevazioni:

Queste sollevazioni erano però di tipo militare, i loro capi puntavano unicamente al potere, senza alcuna ideologia di cambiamento sociale.

Fu solo nel 1900 che in Messico sorsero i cosiddetti "Club Liberari", luoghi nei quali si riunivano uomini politici di tradizione liberale e giacobina. Nel 1901 si svolse il Congresso Liberale a San Luis Potosí promosso da Camilo Arriaga, durante il 1902 e il 1903 iniziarono a svolgersi molteplici proteste contro la rielezione del presidente Díaz, il quale rispose alle manifestazioni con l'uso indiscriminato della forza.

Protesta negli uffici del giornale antiporfirista El hijo de El Ahuizote nel 1903.

L'azione più significativa contro Díaz avvenne durante la protesta negli uffici del giornale El hijo de El Ahuizote. Le libertà di stampa e di assemblea, garantite nella Costituzione del 1857 vennero allora soppresse, e inoltre, con continue concessioni a imprese straniere, vennero ulteriormente aggravate le condizione di povertà dei contadini e degli operai messicani, a favore dei latifondisti, del capitale straniero, del clero che impersonificava in quel momento una forza conservatrice dell'arretratezza del paese e di un gruppo di politicanti e di militari che saccheggiavano a piene mani le casse dello stato.[1]

Un gruppo di liberali, tra cui i fratelli Flores Magon, compresero che Díaz non avrebbe mai lasciato la presidenza attraverso una sconfitta elettorale; osservando come la dittatura fosse sostenuta dalle forze armate, si convinsero che poteva essere abbattuta solo con la forza. Per questo motivo, una volta usciti dalla prigione nel 1904 si autoesiliarono negli Stati Uniti. Già allora si notavano quindi due tendenze: una che proponeva di riformare solo le strutture politiche e un'altra che cercava la rivoluzione sociale.

Il 1906 fu un anno chiave per la storia del Messico, visto che in quel periodo iniziarono a organizzarsi le prime insurrezioni promosse dal PLM (Partito Liberale Messicano) contro la dittatura di Porfirio Díaz. Il 16 settembre del 1906 (anniversario dell'indipendenza del Messico) il PLM aveva programmato l'inizio della rivoluzione, tuttavia la sollevazione fu scoperta dalla polizia del regime e da quella statunitense. Anche se la sollevazione armata fu rinviata, in quell'anno ci furono alcuni successi che successivamente sono stati riconosciuti come i precursori della sollevazione del 1910:

  • 1º giugno: sciopero della Cananea a Sonora contro la "Cananea Consolidated Copper Company" repressa nel sangue con un conto finale di 23 morti e 22 feriti, più di 50 detenuti e centinaia di licenziati;
  • 1º luglio: programma del Partito Liberale Messicano diffuso dal giornale "Regeneracion";
  • 30 settembre: ribellione di Acayucan.

Sin dall'inizio del secolo, la situazione politica del Messico subì una svolta importante: molti messicani consideravano necessaria una partecipazione del popolo nella vita politica del paese, e pensavano che fossero necessarie ed urgenti grandi riforme sociali in tutto il paese.

Nel campo culturale, si distinse l'Ateneo della Gioventù, che a partire dal 1908 iniziò una campagna critica contro il positivismo educativo che era stato imposto sin dai tempi di Benito Juárez e sul quale il porfiriato basava la sua dottrina. L'ateneo si ribellò anche contro tutto quello che pensava fosse limitativo nei confronti della crescita umana del popolo. Nell'ateneo militarono uomini della generazione precedente come i poeti Luis G. Urbina ed Enrique González Martínez, e anche della nuova generazione: Antonio Caso, José Vasconcelos, Pedro Henríquez Ureña, Alfonso Reyes, Julio Torri, Jesús T. Acevedo, Alfonso Cravioto e Ricardo Gómez Robelo.

Lo scoppio[modifica | modifica wikitesto]

Dopo che Francisco Indalecio Madero nel 1910 perse le elezioni presidenziali contro il dittatore Porfirio Díaz, lo stesso Madero ed altri uomini del partito liberale fuggirono negli Stati Uniti e redassero quello che è conosciuto come il Piano di San Luis. Questo documento, che prende il nome dalla città di San Luis Potosí, dichiarava che le elezioni erano nulle e invitava la popolazione a prendere le armi contro il governo del dittatore.

Banconota emessa dallo Stato di Chihuauaha nel 1914

Alla fine di novembre dello stesso anno scoppiarono numerose insurrezioni in tutto il paese, ciascuna con un proprio piano, guidate da Aquiles Serdan, Pancho Villa, Emiliano Zapata e, successivamente, da Venustiano Carranza e Álvaro Obregón. Gli scontri armati videro anche l'ingresso di un nuovo "attore" sui campi di battaglia, il Fucile Mondragón progettato nel 1907 dal generale Manuel Mondragòn, primo fucile semiautomatico ad essere adottato da un esercito.

Volontari accorsero da tutto il mondo per combattere questa nuova rivoluzione che, sembrava esprimere il mito della lotta di classe dei poveri contro i ricchi, come pure quella dei liberali contro le dittature ad personam. Molti dei volontari erano statunitensi, disoccupati, banditi, avventurieri, idealisti, pistoleri nostalgici del vecchio Far West oramai tramontato, sia per spirito altruista e sentimenti di libertà (aiutare i poveri messicane a rovesciare il Porfiriato), sia per la speranza di arricchirsi o accaparrarsi fortune e posti di comando. Tra questi il più famoso in questo periodo fu Oscar Creighton.

Sebbene Porfirio Díaz fosse stato poi rovesciato e costretto all'esilio in meno di un anno, l'ambizione personale dei diversi capi rivoluzionari causò guerre che si protrassero a lungo. Il nuovo presidente Madero non ricevette l'appoggio né dai suoi vecchi alleati (i quali sostenevano che gli obiettivi della rivoluzione non erano stati raggiunti), né dai membri del precedente regime, così nel 1913 fu assassinato insieme al suo vicepresidente.

Il capo delle forze armate Victoriano Huerta, ex collaboratore di Porfirio Díaz, appoggiato dagli Stati Uniti, prese il potere instaurando una feroce dittatura che mantenne fino al 1915 quando fu costretto all'esilio, con l'accusa dell'omicidio di Madero.

Seguirono anni di violenti conflitti caratterizzati dagli assassini dei diversi eroi rivoluzionari (Obregón uccise Carranza, il quale a sua volta aveva ucciso Zapata). Si arrivò ad un periodo di pace solo negli anni trenta dopo la fondazione del Partito Nazionalista Messicano (PNM) che divenne in seguito Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) da parte di Plutarco Elías Calles che divenne presidente.

Il PNM riuscì a convincere la maggior parte dei restanti generali a unire le proprie armate e creare l'esercito messicano, la cui costituzione è considerata come la vera fine della rivoluzione messicana.

Da sinistra: il generale Pascual Orozco e i suoi colonnelli Oscar Braniff Ricard, Pancho Villa e Peppino Garibaldi, fotografati il 10 maggio 1911, dopo la presa di Ciudad Juárez.

Va ricordato come un tale contesto, specialmente nella prima fase della rivoluzione, richiamò l'attenzione di giornalisti, combattenti e giovani in ogni parte del mondo. Si può riscontrare anche un discreto apporto da parte dell'Italia con la partecipazione alla rivoluzione da parte di personaggi come Peppino Garibaldi, nipote dell'Eroe dei due mondi Giuseppe Garibaldi, che, distinguendosi nella presa di Ciudad Juárez, si guadagnò il grado di tenente colonnello, o come il ben meno noto giovane avventuriero Amleto Vespa, che raggiunse a soli 22 anni il grado di capitano per essere stato ferito per due volte in battaglia. Nel 1914, il giornalista americano John Reed è corrispondente del giornale newyorkese Metropolitan al seguito dell'esercito di Pancho Villa. Lasciò la sua appassionata testimonianza nel volume Il Messico insorge (1914).

La Costituzione venne completata nel 1917, quando ancora la battaglia era in corso. Tra le norme più significative vi fu il potere di espropriare i latifondisti per poter realizzare la riforma agraria, una rete di leggi a protezione degli operai, una limitazione dei poteri del clero nell'ambito della cosa pubblica, la sorveglianza dello stato sulle risorse del sottosuolo.[1]

Emiliano Zapata, leader degli zapatisti e figura di spicco della rivoluzione

I vent'anni di storia messicana antecedente il 1930 sono sostanzialmente occupati da eventi connessi alla sua rivoluzione. In questo periodo si plasmò una nuova classe dominante, più numerosa e più omogenea. Si trattò della borghesia cittadina, colta, progressista e nazionalista, accomunata da forti intrecci con il mondo industriale, commerciale e bancario, appoggiata da una parte della classe politica e militare e avente al servizio una parte dei contadini.[1]

Sotto la presidenza di Lázaro Cárdenas del Río (1934-1940) si distribuirono 17 milioni di ettari di terra; inoltre vennero nazionalizzate le ferrovie e le società petrolifere.

Il successivo potere, esercitato quasi ininterrottamente fino al 2006, dal Partido Revolucionario Institucional ne rappresenta l'eredità[senza fonte]. La rivoluzione francese aveva avuto connotati colti e borghesi. La rivoluzione russa non sarà priva di quelli culturali ma, secondo presupposti, lo sarà di quelli borghesi. Prima rivoluzione del XX secolo ad ispirazione sociale, quella messicana fa a meno di entrambi. Nata fra contadini poverissimi, esercita una suggestione mondiale per la carica di naturalezza ed ineluttabilità. Il latifondo messicano non è molto diverso da quello retaggio della dominazione spagnola nelle Americhe. Solo in Messico però si afferma quella componente rivoluzionaria che diventa poi la costituzione del paese. Gli Stati Uniti, nel territorio nazionale, hanno la guerra d'Indipendenza, etnica e civile. L'esperienza messicana è sconosciuta loro e difficilmente spiegabile. Nonostante vi risultino qua e là coinvolti, è più sul piano di vicinanza e confronto che si svolge il loro ruolo. Dal Messico si guarda verso di loro come all'unica variante del monotono paesaggio sullo sfondo. Dopo l'esplosione dei moti, per un ventennio le violenze coesistono con i tentativi di instaurazione di una nuova classe dirigente. Il lungo periodo successivo offre opportunità di sistemazione alle componenti massimaliste giunte nelle sfere del potere sulle ali della rivoluzione. I campesinos tuttavia non si adattano all'organizzazione delle 'comuni' che sostituiscono il latifondo. Si trasformano lentamente in imprenditori, anche e soprattutto trasferendosi nelle città, ed anche rischiando di diventare diseredati. I vicini Stati Uniti a tratti stimolano e a tratti sfruttano le risorse di un paese così ricco di materie prime e manodopera. Dopo il 2000 l'affermazione mondiale di modelli liberistici diminuisce i consensi ai fautori del controllo pubblico dell'economia. Il Messico ha saldato i suoi debiti democratici con la storia. I programmi sociali mantengono la loro attualità, indipendentemente dal partito che al momento è al governo. Guardando oltre il suo confine meridionale, il paese vede un mondo che deve ricordargli molto il passato, massimalismo compreso. È probabile quindi che continui a privilegiare il rapporto con gli altri Paesi dell'America Settentrionale.

Le violenze contro i religiosi[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo rivoluzionario vi fu anche una violenta persecuzione scatenata contro i cattolici: nel solo 1915 vennero assassinati 160 sacerdoti. Nel 1921 un attentatore tentò di distruggere il mantello con l'immagine della Madonna di Guadalupe, conservato nell'omonimo santuario. La bomba, nascosta in un mazzo di fiori deposto vicino all'altare, produsse gravi danni alla basilica, ma il mantello rimase intatto.

Nel 1926 il presidente Plutarco Elías Calles, dopo aver tentato di dar vita a una Chiesa nazionale separata da Roma, ordinò che si desse piena attuazione alle norme maggiormente repressive contenute nella Costituzione promulgata nel 1917 e mai davvero applicate applicate prima di allora: tra esse vi erano la chiusura delle scuole cattoliche e dei seminari, l'esproprio delle chiese, lo scioglimento di tutti gli ordini religiosi, l'espulsione dei sacerdoti stranieri e l'imposizione di un "numero chiuso" per quelli messicani, che avevano l'obbligo di obbedire alle autorità civili, il divieto di utilizzare espressioni come:«Se Dio vuole», «a Dio piacendo», il divieto per i presbiteri di portare l'abito talare. In alcuni stati si tentò perfino di costringerli a prendere moglie.

Calles, inoltre, impose agli impiegati cattolici di scegliere tra la rinuncia alla propria fede o la perdita del posto di lavoro. In seguito all'applicazione di queste leggi, si registrarono in tutto il Paese attacchi ai fedeli che uscivano da Messa e disordini durante le processioni religiose.

I cattolici messicani, di concerto con il Vaticano, risposero inizialmente con iniziative di protesta non violente, tra le quali il boicottaggio di tutti i prodotti di fabbricazione statale (ad esempio il consumo di tabacchi crollò del 74%) e dei mezzi pubblici, la presentazione di una petizione che raccolse 2 milioni di firme (su 15 milioni di abitanti) e l'istituzione di una Lega nazionale di difesa della libertà religiosa. Il governo non diede alcuna risposta e la Chiesa decise infine di compiere un estremo gesto simbolico: la sospensione totale del culto pubblico. A partire dal 1º agosto 1926, in tutto il Messico non si sarebbe più celebrata la Messa né i sacramenti, se non clandestinamente.

Subito dopo, scoppiarono focolai di rivolta armata in tutto il paese. L'esercito, accompagnato da milizie irregolari, tentò di reprimerli, ma si trovò di fronte a formazioni che praticavano la guerriglia e si nascondevano, protette dalla popolazione che sosteneva sempre più la rivolta tanto che nel 1927 si formò un vero e proprio esercito popolare composto da giovani, contadini e operai, studenti e impiegati, forte di 12.000 uomini, che aumentarono fino a 25.000 nel 1928 e raggiunsero il numero di 50.000 uomini nel 1929, al comando del generale Enrique Gorostieta Velarde.

Tra il 1927 e il 1929, tutti i tentativi di schiacciare la ribellione fallirono; gli insorti anzi presero il controllo di vaste zone nel sud del paese. Sempre nel 1927 il generale Gonzales, comandante delle truppe della regione di Michoacán, emise questo decreto in data 23 dicembre: «Chiunque farà battezzare i propri figli, o farà matrimonio religioso, o si confesserà, sarà trattato da ribelle e fucilato». Gli aiuti che giungevano agli insorti provenivano da reti di soccorso create dalle famiglie, da organizzazioni e confraternite.

La Chiesa messicana e la Santa Sede, tuttavia, non diedero mai il loro aperto sostegno alla ribellione (il che non impedì al governo di giustiziare anche numerosi sacerdoti che non ne facevano parte) e i vescovi messicani agirono per giungere ad una soluzione pacifica, lasciando intendere di essere disposti a tutto pur di mettere fine al conflitto. Il 21 giugno 1929 furono così firmati gli Arreglos (accordi), che prevedevano l'immediato cessate il fuoco, il disarmo degli insorti e l'immunità (che però non fu rispettata) per gli insorti. I termini dell'accordo, mediati (o piuttosto imposti) dall'ambasciatore degli Stati Uniti, erano però estremamente sfavorevoli alla Chiesa: in pratica tutte le leggi anticattoliche rimanevano in vigore.

Questo portò ad una ripresa delle persecuzioni contro gli insorti: numerosi laici e membri del clero vennero esiliati e molti Cristeros, appena deposte le armi, furono arrestati e fucilati. Non pochi paesi che avevano dato loro ospitalità vennero saccheggiati e i sacerdoti ritornati nelle loro parrocchie divennero bersagli dell’ostilità governativa. A questi episodi seguì una nuova rivolta (la Segunda), dal 1934 al 1938 anche se di tono decisamente minore rispetto alla prima.

Alla fine del conflitto il numero di preti in Messico passò da circa 4.500 prima del 1926, a soli 334 nel 1934.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c "Le americhe e la civiltà", di Darcy Ribeiro, ed. Einaudi, Torino, 1975, pag.143-144

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Ricciu, Le grandi rivoluzioni del XX secolo - La Rivoluzione Messicana, Dall'Oglio Milano, 1968.
  • Jesus Silva Herzog, Storia della Rivoluzione Messicana, 2 vol., Longanesi Milano, 1975.
  • John Reed, Il Messico insorge (pubblicato in Italia da Einaudi, 1979)

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