Storia del Messico

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La storia del Messico abbraccia un periodo di circa 3100 anni e va dalle civiltà precolombiane ai giorni nostri.

Epoca preispanica e civiltà pre-colombiane[modifica | modifica wikitesto]

Il passato americio del Messico mostra una grande diversità di civiltà. Come il resto d'America, i primi abitanti del paese furono probabilmente dei cacciatori asiatici che attraversarono lo Stretto di Bering al momento delle grandi glaciazioni. Il territorio messicano fu abitato da cacciatori e raccoglitori a partire da circa 30.000 anni fa. L'agricoltura iniziò a svilupparsi nel IX millennio a.C., anche se la coltivazione del mais, la più importante della regione, non iniziò fino al V millennio a.C. Il vasellame, importante segno della nascita di una società sedentaria, fu introdotto attorno al 2500 a.C., che viene accettata come data di inizio della civiltà mesoamericana.

Mentre le popolazioni del deserto del nord continuarono a sopravvivere grazie a caccia e raccolta, nella parte meridionale del Messico l'agricoltura permise la transizione dalle società egalitarie del periodo preclassico antico (tra il XXV ed il XVI secolo a.C.) - basate sulle differenze di genere, età e parentela - alle società più complesse del periodo preclassico mediano. Dal XII secolo a.C. fino alla conquista spagnola nel 1521, il Messico fu la patria di civiltà avanzate, quali:

Quetzalcoatl, una delle principali divinità della Mesoamerica.
Teotihuacán, costruita tra il 300 e il 150 a.C.
El Castillo nella città di Chichén Itzá (città maya).

Gli Olmechi (apogeo dal 1200 a.C. al 500 a.C.).[modifica | modifica wikitesto]

La cultura e l'arte olmeca sono ancora poco conosciuti. Sebbene i loro resti siano pochi (testa olmeca di La Venta, si veda in particolare il Museo di Antropologia di Xalapa) si stima che la loro influenza sulla civiltà degli altri paesi sia stata decisiva (l'invenzione della scrittura e del calendario, il culto del giaguaro e il dio della pioggia, ecc). Tutte le civiltà della Mesoamerica pertanto fanno riferimento a quella olmeca.

La civiltà di Teotihuacán (100 a.C. al 650 d.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Teotihuacán fu la più grande città-stato pre-colombiana e che dominò la civiltà che porta lo stesso nome. Costituisce uno dei siti archeologici più visitati del Messico. Fece sentire la propria influenza dal Nuovo Messico al Costa Rica. Nell'VIII secolo Teotihuacan cominciò a decadere e nella regione sorsero diversi Stati ostili fra loro. Nel X secolo questi Stati avevano esaurito le proprie forze, proprio mentre dal deserto del nord giungevano le prime tribù chichimeche. Nel frattempo, nel nord-est i popoli Oasisamericani crearono una civiltà propria, le cui vestigia più importanti in territorio messicano sono localizzate a Paquimé.

Zapotechi (apogeo dal 200 al 700.)[modifica | modifica wikitesto]

Stanziatisi prevalentemente nell'odierno stato di Oaxaca si costituirono in città-stato teocratiche. Oggi 400 000 persone parlano ancora il zapoteco. Uno dei principali siti archeologici è quello di Monte Albán.

I Maya (apogeo dal 1500ac al 300dc.)[modifica | modifica wikitesto]

Quella Maya fu una delle civiltà più evolute dell'epoca pre-colombiana, caratterizzata dallo sviluppo di importanti centri cerimoniali (il cui simbolo è il tempio a forma di piramide a gradoni). Fondarono la città di Chichén Itzá, una delle più importanti città del Messico pre-ispanico, e Palenque.

I Toltechi (apogeo dal 1000 al 1200.)[modifica | modifica wikitesto]

I Toltechi inaugurarono l'era dei sacrifici umani, ponendo fine ai riti pacifici. La capitale tolteca fu la città di Tula.

Gli Aztechi (apogeo dal 1200 al 1500.)[modifica | modifica wikitesto]

Questo popolo passò nel giro di poco meno di 200 anni dallo status di tribù nomade a quello di impero esteso su un vasto territorio del Messico centrale. La capitale dell'impero azteco fu Tenochtitlan, che divenne l'odierna Città del Messico dopo la sua distruzione nel 1521 ad opera dei conquistadores spagnoli. L'impero crollerà poco dopo, nel 1525.

La Conquista[modifica | modifica wikitesto]

Massacro di Cholula.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conquista dell'impero azteco e colonialismo spagnolo.

Nel 1517 gli spagnoli con Francisco Hernández de Córdoba raggiunsero la costa della penisola dello Yucatán provenienti da Cuba. Diego Velázquez de Cuéllar inviò 4 navi comandate dal nipote Juan de Grijalva nel 1518. Una terza spedizione del 1519, guidata da Hernán Cortés, prese terra a Cozumel. Gli spagnoli inizialmente vennero accolti pacificamente dall'imperatore azteco Montezuma poiché in base a segni premonitori e ad antiche leggende gli uomini di Cortes vennero scambiati per emissari di Quetzalcoatl, una delle principali divinità azteche.

Cuitláhuac e Cuauhtémoc furono gli ultimi leader dell'Impero azteco. Il primo venne sconfitto dagli invasori il 30 giugno 1520, e morì poco dopo durante l'epidemia di vaiolo. Cuauhtémoc, abbandonato dalla maggior parte dei suoi alleati, venne finalmente catturato e giustiziato dagli spagnoli nel 1521. Nell'autunno del 1521 cadde l'Impero azteco ad opera degli eserciti spagnoli composti principalmente da Tlaxcalteca. Dopo due mesi e mezzo di assedio, Tenochtitlan fu espugnata, e nel giro di un anno gli spagnoli presero il controllo dell'intero paese e in seguito procedettero alla sottomissione dei regni indipendenti. Quasi tutti i popoli mesoamericani vennero assoggettati nei cinque anni successivi alla caduta di Tenochtitlan.

Tuttavia i gruppi semi-nomadi del nord continuarono la resistenza fino quasi al XX secolo, quando gli yaqui negoziarono l'armistizio con l'esercito messicano. I soldati spagnoli arrivarono accompagnati dai missionari che procedettero alla conversione degli indigeni al cattolicesimo. Tra i religiosi che giunsero nel paese vi furono Vasco de Quiroga, Motolinía, Martín de Valencia, Bernardino de Sahagún, Diego de Landa, Junípero Serra, Sebastián de Aparicio e Bartolomé de las Casas.

Vicereame della Nuova Spagna[modifica | modifica wikitesto]

La Nuova Spagna.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vicereame della Nuova Spagna.

Dopo la caduta di Tenochtitlan, Hernán Cortés si impossessò del governo del paese proclamandosi Comandante Generale e iniziando la conquista di un vasto impero coloniale conosciuto con il nome di Nuova Spagna. Il territorio, oltre al Messico arrivò a coprire gran parte del sud degli odierni Stati Uniti, (tra cui California, Arizona, Nuovo Messico e Texas). Vennero fondate alcune delle principali città messicane, quali Città del Messico (sulle rovine di Tenochtitlan), Guadalajara, Puebla e Monterrey.

Dal 1535 l'amministrazione della Nuova Spagna venne affidata ad un viceré. Il primo fu Antonio de Mendoza nominato da Carlo V. Durante questo periodo, la madrepatria spagnola si arricchì grazie alle attività minerarie (oro e argento) e all'agricoltura (coltivazione di canna da zucchero e caffè). Porte di accesso al commercio del paese furono Veracruz (sul Golfo del Messico) e Acapulco (sull'Oceano Pacifico). Sul piano umano la popolazione indigena si ridusse dell'80% a causa delle epidemie e dei massacri. Si stima che prima dell'arrivo degli europei il Messico centrale possedesse 25 milioni di abitanti. Di questi ne erano rimasti poco più di un milione nel 1650 circa.

I tre secoli di dominazione spagnola (15251821) hanno coinciso con l'istituzione del Messico come nazione latina, ispanica, cattolica e meticcia, così come la conosciamo oggi. L'architettura, la gastronomia, le festività, e la struttura della famiglia sono ancora in gran parte influenzate da questi tre secoli di dominazione spagnola. Nonostante la diffusa distruzione derivante dalla colonizzazione del Messico, una forma d'arte coloniale si sviluppò dal XVI secolo.

L'indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra d'indipendenza del Messico.

Rivolte separatiste scoppiarono contemporaneamente in diverse regioni dell'America Latina, tra cui il Messico. Nel 1809 morì l'eroe indipendentista Melchor de Talamantes. Il 16 settembre 1810, un creolo, il sacerdote Miguel Hidalgo y Costilla (oggi eroe nazionale), partì da quella che è oggi la città di Dolores Hidalgo nello stato di Guanajuato alla guida di un esercito formato da abitanti del villaggio e da popolazioni indigene contro la dominazione spagnola. Iniziò con successo la conquista della città, che avverrà nel 1811. Il movimento iniziò ad allargarsi. Creoli (coloni bianchi al potere l'economia locale), meticci e indigeni si allinearono contro i Gachupines (spagnoli nati nelle metropoli alla guida del potere politico). Il primo atto di indipendenza venne firmato il 6 novembre 1813, con il nome di Atto Solenne della Dichiarazione di Indipendenza del Nord America.

L'atto di indipendenza del Messico sarà finalmente firmato il 28 settembre 1821. Il 4 ottobre 1824 il Messico si dota di una costituzione, nasce così la repubblica. Nell'autunno 1835 i coloni americani del Texas (85% della popolazione) si ribellano contro l'autorità del Messico (in seguito a Fort Alamo), proclamando nel marzo 1836 la "Repubblica del Texas". Il Guatemala e l'effimera Repubblica dello Yucatán dichiarano la secessione: quest'ultima verrà reintegrata dal Messico dopo due tentativi.

Il XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

In seguito all'invasione statunitense e a vendite di ampie porzioni di territorio la superficie del Messico diminuì drasticamente. Nel dicembre 1861 Spagna, Francia ed Inghilterra pretesero il pagamento dei debiti che il Messico aveva nei loro confronti, ed insediarono loro navi davanti al porto di Veracruz, dove imperversava il vomito nero. Fu permesso loro di scendere a terra per poter portare avanti le trattative.

Nonostante queste, però, nel 1862 il Paese fu invaso da una spedizione voluta da Napoleone III (Spagna ed Inghilterra ritirarono invece le loro richieste) che culminò nella conquista del Paese e nella costituzione dell'Impero Messicano dell'arciduca Massimiliano d'Asburgo che venne poi fucilato per ordine del Presidente repubblicano Benito Juarez il 19 giugno 1867 assieme ai generali conservatori Miguel Miramón.

Guerra messicano-statunitense[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione del territorio messicano.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra messicano-statunitense.

Il Texas, dichiaratosi indipendente, venne in seguito annesso agli Stati Uniti. Nel 1846 il Messico rivendicò il territorio compreso tra il Rio Grande e il Rio Nueces (fiume situato 300 km a nord del Rio Grande). Scoppiò la guerra tra il Messico e gli Stati Uniti che durò dal 1846 al 1848. Le truppe degli Stati Uniti invasero e occupano il paese dal 1847 al 1848. Dopo la battaglia di Chapultepec, 14 settembre 1847, le truppe degli Stati Uniti issarono la bandiera americana sul Palazzo Nazionale: Città del Messico venne occupata.

La guerra si concluse con la firma del Trattato di Guadalupe Hidalgo, con il riconoscimento da parte del Messico del Rio Grande come confine con il Texas. Il Messico inoltre cedette più del 40% del suo territorio agli Stati Uniti, circa 2.000.000 km². Gli Stati della California, Nuovo Messico, Arizona, Nevada, Utah, la maggior parte del Colorado e del Wyoming divennero territori degli Stati Uniti in seguito alla guerra messicano-statunitense. Nel 1857 venne promulgata la Costituzione, che disciplinò le istituzioni politiche messicane fino al 1917.

La presidenza di Porfirio Díaz: El Porfiriato[modifica | modifica wikitesto]

Eroe della guerra contro i francesi, Porfirio Díaz divenne presidente del Messico nel 1876. La sua presidenza si protrasse fino al 1911, comportando un lungo periodo di stabilità. La sua opera verte verso la pace, il progresso, e l'apertura del paese agli investitori stranieri. Le riforme modernizzano e arricchiscono il paese, ma questo non va a vantaggio di tutti e si acuisce il divario tra ricchi e poveri. La ripartizione dei voti alle elezioni e l'insoddisfazione di alcuni ceti, in particolare della classe media, suscita la Rivoluzione.

Rivoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rivoluzione messicana.

Porfirio Díaz, al potere da trent'anni, volle partecipare alle elezioni presidenziali del 1910, al pari di Francisco Madero. Díaz fece imprigionare Madero, per poi rilasciarlo. Díaz vinse le elezioni. Madero raccolse solo poche centinaia di voti in tutto il paese. Molte persone ritennero che vi fossero stati palesi brogli, e si ribellarono. Iniziò la guerra civile messicana, detta anche Rivoluzione messicana. Durante la rivoluzione messicana Diaz dovette affrontare numerose ribellioni, compresa quella di Francisco Villa a nord e Emiliano Zapata principalmente nello Stato di Morelos. Nel 1911, dopo la presa di Ciudad Juarez, Diaz, che voleva evitare una guerra civile, scelse di andare in esilio in Francia.

La Rivoluzione degenerò in una lotta di potere tra i rivoluzionari. Il Presidente Francisco Madero (rivoluzionario) venne assassinato da Victoriano Huerta (reazionario) guidato da Francisco Villa. Zapata venne assassinato nel 1919, Carranza, l'assassino di Zapata, nel 1920, e Francisco Villa nel 1923. La rivoluzione si concluderà ufficialmente nel 1917, data della nuova Costituzione del Messico, ma le violenze si protrassero fino al 1930 (assassinio di Álvaro Obregón nel 1928). Un'altra ondata di violenze seguirono le misure anticlericali adottate dal governo Calles nel 1926: detta la rivolta dei cristeros.

La rivolta dei "cristeros"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cristeros.

Il periodo di disordini proseguì anche, fra il 1926 ed il 1929, a causa della rivolta "cristiana". La Costituzione approvata nel 1917 prevedeva una netta separazione tra Stato e Chiesa. Nel 1926, il governo volle dare piena attuazione al dettato costituzionale, giungendo a prevedere la requisizione di molti beni ecclesiastici, la chiusura di molte scuole cattoliche e la soppressione degli ordini religiosi, impedendo di fatto la possibilità di divenire frate o suora. Il mondo cattolico, dopo iniziali proteste di piazza, si divise in due movimenti. Il ramo pacifico diede vita alla Lega Nazionale per la Libertà Religiosa, composto e sostenuto dai soci dell'Azione Cattolica. Il ramo favorevole ad azioni violente venne detto "cristero" (da "Cristo Re") e ingaggiò battaglie, soprattutto nel Sud del Messico, con gruppi dell'esercito.

Il governo represse con forza ogni forma di opposizione, dando vita a pubbliche esecuzioni, anche di esponenti non violenti della Lega, accusati soltanto di professare pubblicamente la fede cattolica. Molti iscritti all'Azione Cattolica ed alla Lega sono stati beatificati, nel corso della seconda metà del '900, dalla Chiesa Cattolica, poiché hanno testimoniato la propria fede fino al martirio, senza mai usare la violenza come mezzo di lotta culturale o politica. Nel 1929, impossibilitato a sedare le numerose rivolte, il governo giunse ad un accordo con la Chiesa cattolica, che prevedeva il rispetto, almeno formale, della libertà religiosa. Alcuni dei "cristeros" più estremisti non condivisero, però, l'accordo, continuando, ancora per un decennio, ad opporsi alle scelte governative.

Il Messico moderno[modifica | modifica wikitesto]

Alla morte di Álvaro Obregón, Calles divenne il Jefe maximo de la Revolución. Nel marzo 1929 fondò il Partido Nacional Revolucionario, al fine di controllare i vari politici e ponendo se stesso a capo del partito. Al fine di evitare conflitti tra i generali nominò Presidente della Repubblica un civile Emilio Portes Gil per il periodo dal 1928 al 1930. Calles dovette lottare contro una cospirazione militare guidato da José Gonzalo Escobar. Gli anni Trenta furono segnati dalla presidenza di Lázaro Cárdenas del Río dal 1934 al 1940, che si propose di rendere il Messico un paese socialista su imitazione dell'URSS. Il Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) prese il potere nel 1946 e governò il paese senza interruzione fino al 2000, quando ci fu la vittoria di Vicente Fox Quesada, candidato del Partito Azione Nazionale (PAN), conservatore cristiano-democratico).

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