Trattato di Brest-Litovsk

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Trattato di Brest-Litovsk
Prima pagina del Trattato.
Prima pagina del Trattato.

Firma 3 marzo 1918
Luogo Brest
Premessa Fronte orientale della Prima guerra mondiale
Condizione È riconosciuta la vittoria degli Imperi centrali.
La Russia esce dal primo conflitto mondiale.
Parti contraenti
Rappresentanti
Leopoldo di Baviera;
Kajetan von Mérey;
İbrahim Hakkı Pascha
Lev Kamenev
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Il trattato di Brest-Litovsk fu un trattato di pace stipulato tra la Russia e gli Imperi centrali il 3 marzo 1918 nell'odierna Bielorussia, presso la città di Brėst (un tempo conosciuta come "Brest-Litovsk").

Esso sancì la vittoria degli Imperi centrali sul Fronte orientale, la resa e l'uscita della Russia dalla Prima guerra mondiale. Anche se la fine della guerra portò a esiti diversi rispetto a quanto previsto dal trattato, esso fu, seppur non intenzionalmente, di fondamentale importanza nel determinare l'indipendenza di Ucraina, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia.

La pace "giusta e democratica"[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei primi atti del nuovo governo nato nelle giornate della rivoluzione d'ottobre fu la proposta rivolta a tutti i belligeranti di un immediato armistizio generale per giungere entro breve tempo ad una conferenza per una pace "giusta e democratica".
Tutte le iniziative che il governo bolscevico prende riguardo alla guerra subito dopo la rivoluzione per essere comprese devono essere inquadrate nella convinzione, di Lenin e di quasi tutti gli altri dirigenti, che la rivoluzione mondiale (o almeno europea) è ormai imminente.

Comunque nessuno degli altri belligeranti, tranne la Germania, dà segno di aver ricevuto la proposta russa e quindi il nuovo governo procede in modo autonomo e nel dicembre del 1917 concorda con la Germania un armistizio e l'apertura di trattative di pace. La Germania da parte sua ha tutto l'interesse a trarre dalla situazione russa tutti i vantaggi possibili. Le richieste che sono avanzate durante le trattative sono sempre a svantaggio della Russia anche utilizzando il concetto di "autodeterminazione dei popoli" che fa parte dei primi pronunciamenti del governo dei Commissari del Popolo.

La situazione al fronte[modifica | modifica wikitesto]

Per comprendere appieno i fatti che seguono è necessario avere almeno una visione complessiva dello stato dell'esercito russo nel 1917. Al momento della rivoluzione d'ottobre la Russia ha sotto le armi quasi dieci milioni di uomini, nella stragrande maggioranza di provenienza contadina, di cui circa sei milioni distribuiti sui vari fronti. Si tratta di un esercito in via di dissoluzione dove le diserzioni sono un fenomeno quotidiano. I soldati, insieme agli operai dell'industria bellica, sono uno dei pilastri della rivoluzione che hanno appoggiato proprio in nome della pace e della speranza di poter ricevere, al ritorno a casa, quella terra che è sempre stato il sogno dei contadini russi.

L'importanza del fronte orientale è andata diminuendo per tutto il 1917 permettendo agli Imperi Centrali di distoglierne truppe da inviare in rinforzo ad altri fronti di maggior rilevanza (l'offensiva austriaca sul fronte italiano dell'autunno 1917 è una diretta conseguenza di ciò). Una delle prime decisioni del nuovo governo russo riguardo all'esercito è l'abolizione di tutti i gradi e l'elezione dei comandanti da parte dei soldati in modo da togliere potere alla "casta" degli ufficiali, tutti di estrazione nobile o borghese e quindi potenzialmente nemici della rivoluzione proletaria.

Le condizioni per la pace[modifica | modifica wikitesto]

I diplomatici degli imperi centrali e della Russia al momento della firma. A sinistra, i rappresentanti degli Imperi centrali: Hakki Pascha (Impero Ottomano), von Merey (Austria-Ungheria), Leopoldo di Baviera ed il generale Hoffmann (Germania), Oberst Gawtschew (Bulgaria). Alla destra del tavolo, la delegazione sovietica: Lev Kamenev, Joffe, Bizenko, l'ammiraglio Altfater.
Le modifiche territoriali susseguenti al Trattato.

Le condizioni che la Germania pone per la pace sono molto pesanti e per nulla "democratiche", con grosse perdite territoriali, sia per cessione diretta alla Germania sia per concessione dell'indipendenza, come nel caso dell'Ucraina, dove la Rada (controllata dai latifondisti) aveva stipulato un accordo di pace separato. Da parte russa le trattative sono condotte inizialmente da Trotzky che sfrutta tutta la sua capacità di eloquenza nel tentativo di non cedere alle richieste della Germania.

La crisi arriva il 27 gennaio 1918 (calendario giuliano) quando la Germania pone il diktat sulla firma della pace. Tra i bolscevichi le posizioni sono diverse e contrastanti: la sinistra, appoggiata anche dai socialisti-rivoluzionari di sinistra propone di non accettare e di portare ad oltranza la guerra rivoluzionaria facendo appello alle masse dei paesi occidentali affinché aderendo anch'esse alla rivoluzione pongano fine all'aggressione imperialista; questa tesi ha in Nikolai Bucharin il maggior sostenitore.

Anche Lev Trockij è contrario alla pace alle condizioni del diktat ma vede una via d'uscita nel rifiuto unilaterale di combattere da parte della Russia. Secondo questa visione i generali tedeschi sarebbero stati impossibilitati a continuare la guerra a causa dell'opposizione interna. Solo Lenin ritiene che la pace vada firmata ad ogni costo.

La pace di Brest-Litovsk[modifica | modifica wikitesto]

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Storia della Russia

Il 28 gennaio (10 febbraio) è proprio Trotsky ad annunciare la decisione russa di non combattere più e di smobilitare l'esercito. In risposta a ciò il 18 febbraio (calendario gregoriano - dal 1º febbraio giuliano la Russia adotta il calendario gregoriano) l'esercito tedesco riprende l'avanzata sfondando le sguarnite linee russe.

Malgrado eroici tentativi di difesa da parte di reparti di volontari appena costituiti la situazione è disperata e Lenin ottiene, dietro minaccia di dimissioni, l'autorizzazione dal Comitato Centrale del Partito Bolscevico a firmare la pace, nonostante le nuove condizioni siano ancora più gravose delle precedenti: cessione di Estonia e Lettonia oltre a tutti i territori occupati dalle truppe tedesche, riparazioni economiche e cessioni all'impero ottomano nella Transcaucasia, la pace viene firmata a Brest-Litovsk nel marzo 1918.

Firma[modifica | modifica wikitesto]

Il trattato di Brest-Litovsk venne firmato il 3 marzo 1918. I firmatari erano la Russia bolscevica da un lato e l'Impero tedesco, l'Austria-Ungheria, la Bulgaria e l'Impero ottomano dall'altro.

Il trattato segnò il ritiro definitivo della Russia dalla prima guerra mondiale come un nemico dei suoi co-firmatari, con condizioni durissime ed inaspettatamente umilianti: oltre a dover pagare una cospicua indennità di guerra (circa sei miliardi di marchi), la Russia perde la Polonia Orientale, la Lituania, la Curlandia, la Livonia, l'Estonia, la Finlandia, l'Ucraina e la Transcaucasia; complessivamente la pace di Brest-Litovsk strappa alla Russia 56 milioni di abitanti (pari al 32% della sua popolazione) e la priva di un terzo delle sue strade ferrate, del 73% dei minerali ferrosi, dell'89% della produzione di carbone[1][2] e di 5.000 fabbriche. Quasi tutta l'area strappata al precedente Impero russo era costituita da territori che la Russia aveva assorbito e conquistato, abitato da popolazioni che non parlavano russo.

Cessioni territoriali in Europa orientale[modifica | modifica wikitesto]

La Russia rinunciò ad ogni rivendicazione territoriale in Finlandia (che aveva già riconosciuto come stato indipendente e sovrano), e sui futuri stati baltici (Estonia, Lettonia e Lituania), sulla Bielorussia e sull'Ucraina (il territorio del Regno del Congresso non venne menzionato nel trattato).

Il trattato affermava che "Germania e Austria-Ungheria intendono determinare il futuro destino di questi territori in accordo con le loro popolazioni." Quasi tutti questi territori vennero in verità ceduti alla Germania, che intendeva trasformarli in sue dipendenze economiche e politiche. I molti residenti tedeschi (volksdeutsch) di questi territori, ne sarebbero stati l'élite di governo. Vennero create due nuove monarchie: in Lituania e nel Ducato Baltico Unito; come governanti vennero nominati degli aristocratici tedeschi.

Questo piano venne esposto in dettaglio dal feldmaresciallo Erich Ludendorff, che scrisse: "il prestigio tedesco pretende che noi dovremo tenere una forte tutela non solo sui cittadini tedeschi, ma su tutti i tedeschi."[3]

L'occupazione tedesca continuata dei territori ceduti richiese molta manodopera e trasporti, mentre produsse poco in termini di cibo o di altre esigenze di guerra per la Germania. Il Reich trasferì centinaia di migliaia di soldati veterani al fronte occidentale per l'offensiva di primavera che assestò un duro colpo agli Alleati, ma che alla fine fallì. Molti tedeschi, in seguito, diedero la colpa alle occupazioni in Europa orientale di aver significativamente indebolito l'offensiva di primavera.

Trasferimento di territori all'Impero ottomano[modifica | modifica wikitesto]

«Tre ossa - una mancia generosa» (Three bones—a bountiful tip), una striscia politica della stampa americana, 1918.
La Germania, mentre si abbuffa con il pollo russo, accontenta la Turchia con le "ossa" di Ardahan, Kars e Batumi.

Su insistenza di Talat Pasha il trattato segnò il ritorno all'Impero ottomano dei territori perduti a seguito della guerra russo-turca (1877-1878), ovvero le zone di Ardahan, Kars e Batumi. Al tempo del trattato, questo territorio era sotto controllo delle forze irregolari georgiane.

Il Paragrafo 3 dell'Articolo IV del trattato afferma che:

"I distretti di Erdehan, Kars e Batum saranno allo stesso modo e senza indugi sgomberati dalle truppe russe. La Russia non interferirà nella riorganizzazione delle relazioni nazionali ed internazionali di questi distretti, ma la lascerà alla popolazione di questi distretti, per svolgere questa riorganizzazione in accordo con gli stati limitrofi, specialmente con l'Impero ottomano."

Accordo finanziario russo-tedesco dell'agosto 1918[modifica | modifica wikitesto]

Sulla scia del ripudio russo delle obbligazioni zariste, della nazionalizzazione delle proprietà di cittadini stranieri e della confisca delle attività estere, la Russia e la Germania firmarono un accordo addizionale il 27 agosto 1918, in base al quale la Russia si impegnò a pagare sei miliardi di marchi come compensazione alle perdite degli interessi tedeschi.

Conseguenze della pace[modifica | modifica wikitesto]

La storiografia sovietica ha definito quella firmata a Brest-Litovsk una "pace imperialista", poiché nega uno dei principi enunciati con i decreti dell'ottobre, quello sull'autodeterminazione dei popoli. In effetti, ferme restando le ingerenze tedesche a livello locale, è una pace che vede la fine dell'impero russo e delle spinte imperialistiche che i soviet avevano ereditato. Con il trattato ha inizio il processo di affrancamento dei vari popoli oppressi dall'imperialismo russo.[senza fonte]

L'Ucraina è occupata dall'esercito tedesco che installa un governo fantoccio con la funzione di coprire il prelievo di materie prime e grano necessari per lo sforzo bellico tedesco ad occidente. In Finlandia, che aveva ottenuto l'indipendenza dall'ottobre 1917 i tedeschi inviano truppe in appoggio ad una controrivoluzione che rovescia il governo socialdemocratico. Anche in Lituania ed Estonia ai governi dei soviet ne vengono sostituiti altri appoggiati direttamente dall'esercito tedesco. La Bessarabia viene annessa alla Romania mentre l'Impero Ottomano occupa porzioni di territorio nella regione transcaucasica (Ardahan, Kars, Batumi).

In ogni caso, il trattato di Versailles cancellerà Brest-Litovsk, e richiamerà in patria le truppe tedesche che si trovano nei nuovi stati nati dalla fine dell'impero russo, lasciando queste nazioni nel caos della guerra civile russa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Augusto Camera e Renato Fabietti, Elementi di storia Vol. III, Zanichelli, pagina 1.227
  2. ^ Shirer, The Rise and Fall of the Third Reich, 1960, p. 57
  3. ^ Erich von Ludendorff, The General Staff and its Problems, London, 1920, pp. 562.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ennio Di Nolfo, Storia delle Relazioni Internazionali, Bari, Laterza, 2000, ISBN 88-420-6001-1.

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