Fronte occidentale (1914-1918)

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Fronte occidentale
Dall'alto a destra in senso orario: Royal Irish Rifles in trincea sulla Somme, luglio 1917; un soldato britannico soccorre un suo commilitone ferito; giovane soldato tedesco sul fronte occidentale, 1916 circa; fanti statunitensi armati di lanciafiamme attaccano un bunker tedesco; un Gotha G.IV sorvola le campagne francesi; colonna di Renault FT-17 francesi nelle Argonne, 1918 circa.
Dall'alto a destra in senso orario: Royal Irish Rifles in trincea sulla Somme, luglio 1917; un soldato britannico soccorre un suo commilitone ferito; giovane soldato tedesco sul fronte occidentale, 1916 circa; fanti statunitensi armati di lanciafiamme attaccano un bunker tedesco; un Gotha G.IV sorvola le campagne francesi; colonna di Renault FT-17 francesi nelle Argonne, 1918 circa.
Data 4 agosto 1914 - 11 novembre 1918
Luogo Belgio, Francia nordorientale e confine franco-tedesco.
Esito Vittoria degli Stati dell'Intesa, collasso dell'Impero tedesco e proclamazione della Repubblica di Weimar in Germania. Spartizione dei territori dell'Impero in base alla conferenza di pace di Parigi
Modifiche territoriali Cambiamenti nel confine franco-tedesco e riannessione dell'Alsazia e Lorena alla Francia.
Schieramenti
Comandanti
Nessun comando unificato
fino al 1918,
poi generale Ferdinand Foch
Helmuth von Moltke
Erich von Falkenhayn
Paul von Hindenburg e
Erich Ludendorff
Hindenburg e Wilhelm Groener
Perdite
Morti: 2.000.000+

Feriti: 6.620.000+

Civili: 450.000+
Morti: 590.599

Feriti: 3.593.698[8]

Dispersi/prigionieri: 623.260
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Il fronte occidentale fu il teatro, nel 1914, dell'inizio delle operazioni della prima guerra mondiale, quando l'esercito tedesco invase dapprima il Lussemburgo ed il Belgio, occupando poco dopo importanti zone minerarie ed industriali della Francia nordorientale. L'invasione tedesca, inizialmente rapida ed apparentemente inarrestabile, venne fermata con la prima battaglia della Marna; le due parti in conflitto si attestarono allora lungo un'irregolare linea fortificata che si stendeva senza interruzioni dalle spiagge del mare del Nord sino alla frontiera svizzera, linea che rimase essenzialmente invariata per la maggior parte della lunga guerra di posizione che ne derivò.

Fra il 1915 e il 1918 su questo fronte ebbe luogo una serie di importanti offensive e controffensive, intendendo ambedue le parti rompere lo stallo e sfondare le linee nemiche, ricominciando così la guerra di movimento. Tuttavia, la preponderanza dei mezzi di difesa quali trinceramenti, nidi di mitragliatrici e filo spinato, rispetto alle obsolete tattiche offensive, causò invariabilmente gravi perdite alla parte attaccante. In quest'ottica, il fronte occidentale vide nel corso del conflitto l'introduzione di nuove tecnologie militari, tra cui le armi chimiche ed i carri armati, ma fu solo con l'adozione di tattiche di combattimento più moderne che verso la fine del conflitto si instaurò un certo grado di mobilità.

Nonostante la sua natura statica, questo teatro di guerra si dimostrò decisivo per l'andamento generale del conflitto, dato l'enorme logorio di uomini e mezzi a cui furono costrette le due parti in lotta. L'avanzata finale delle armate alleate nel 1918, dopo un estremo tentativo tedesco di sfondamento, persuase il governo di Guglielmo II di Germania dell'ineluttabile sconfitta, e lo costrinse all'armistizio.

Premesse[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi guerra franco-prussiana e revanscismo.

I motivi dell'attacco tedesco hanno radici profonde, da ricercare nella riorganizzazione politica e militare di Francia e Germania, a seguito della guerra franco-prussiana del 1870, e della Gran Bretagna.

La situazione in Francia[modifica | modifica wikitesto]

La Francia uscì pesantemente sconfitta dalla guerra contro la Prussia. Nonostante nel luglio del 1870, durante la prima fase della guerra, le forze di Napoleone III avessero subito alcune sconfitte apparentemente non decisive, da quel momento in poi l'esercito francese iniziò a ritirarsi e non riuscì più a riprendersi: errori strategici, disorganizzazione e demoralizzazione portarono i francesi ad asserragliarsi prima a Metz, dove metà dell'esercito comandato dal generale François Bazaine venne circondato, e dove si arrese dopo due mesi di inerzia, e poi a Sedan, in cui l'altra metà dell'esercito, comandato da Patrice de Mac-Mahon, venne intrappolata e costretta alla resa definitiva. Fu una vera e propria catastrofe per l'esercito francese. Quattro mesi dopo il re di Prussia si proclamò Kaiser nella Galleria degli Specchi della Reggia di Versailles, nel palazzo su cui si fregiava la scritta Á toutes les Gloires de la France davanti ad un dipinto raffigurante i francesi in atto di umiliare i tedeschi[9].

La Francia si ritrovò con un esercito in sfacelo ed una nazione demoralizzata e finanziariamente in serie difficoltà, mentre il Paese era dilaniato da una sanguinosa guerra civile. L'Alsazia e la Lorena, centri industriali nevralgici per l'Europa e per la Francia, vennero ceduti al Reich tedesco, che impose il pagamento di 200 milioni di sterline per danni di guerra. Nel settembre 1873 gli ultimi soldati prussiani lasciavano il suolo della Francia, ma l'orgoglio nazionale francese e una nuova ventata di fiducia nell'esercito davano slancio ad una nazione ansiosa di rivincita verso il secolare nemico tedesco: fu il cosiddetto "sentimento di revanscismo", destinato ad orientare in senso aggressivo la politica francese dell'ultimo scorcio di secolo[9].

Calca di persone pronte alla mobilitazione generale all'esterno della stazione parigina di Gare de l'Est, 2 agosto 1914.

I nuovi confini interponevano tra la Germania e Parigi appena 300 km, senza più alcuna vera barriera naturale come - in precedenza - il Reno e i Vosgi; perciò la Francia, dopo essersi ripresa economicamente e militarmente, iniziò la costruzione lungo la propria frontiera orientale di un forte sistema difensivo. Per non ricadere nella trappola di Metz, invece di fortificare le città si decise la costruzione di due linee continue di forti: venne realizzato così il sistema Séré de Rivières, ideato dall'omonimo generale Raymond Séré de Rivières, che consisteva in una lunga linea fortificata che aveva il "nodo principale" nelle fortezze attorno a Verdun.

Quindici anni dopo Sedan, l'esercito francese aveva riguadagnato la propria potenza difensiva e offensiva, e nel giro di pochi anni la perdita dell'Alsazia e della Lorena venne in parte dimenticata in virtù delle numerose conquiste coloniali. La Francia visse a cavallo tra il XIX e il XX secolo un periodo di prosperità economica e di fervore culturale che fece affievolire i bellicosi sentimenti revanscisti[10]. Ma con l'Affaire Dreyfus, che per un decennio polarizzò le passioni dell'intero Paese, sui vertici dell'esercito cadde la disistima dell'intera nazione. All'interno dell'esercito si crearono pregiudizi anticlericali per via della posizione antidreyfusarda degli ambienti conservatori e cattolici, e i militari dichiaratamente cattolici si trovarono in svantaggio nella carriera[11]. All'Affaire Dreyfus seguirono quindi provvedimenti politici indirizzati ad una netta suddivisione tra Stato e Chiesa, cui seguì la più intensa campagna antimilitarista che la Francia avesse conosciuto dal 1870; la fiducia della nazione nell'esercito toccò il suo punto più basso[11].

Dopo la crisi di Agadir del 1911, in Francia e Germania ripresero forza le correnti nazionalistiche e aggressive: nel 1913 venne ripristinata la ferma di tre anni abolita dopo il caso Dreyfus, e un convinto revanscista originario della Lorena, già Primo Ministro e ministro degli esteri, Raymond Poincaré, fu eletto presidente della Repubblica francese.

Nel Paese crebbe il desiderio di rivincita, e nell'esercito il morale non fu mai così alto, la guerra era ormai alle porte e tutto il popolo francese sembrava apprestarvisi[12][13]. L'esercito ritrovò vigore e sostegno nella nazione, il sistema Séré de Rivières venne completato, ma con l'ardore nazionalistico si rovesciarono anche le concezioni strategiche che avevano portato alla costruzione di un apparato difensivo[12]: il timore di essere costretti, in caso di conflitto ad una nuova disastrosa ritirata, la tradizionale estraneità dell'esercito francese fin dal periodo rivoluzionario e napoleonico alle tattiche difensive, e la ritrovata autostima, fecero crescere nelle file degli ufficiali francesi l'aggressiva teoria dell'"offensiva ad oltranza", ben illustrata dall'allora tenente colonnello Louis de Grandmaison, sostenitore del fermo principio secondo cui:

« se il nemico osava prendere l'iniziativa anche per un solo istante, ogni pollice di terreno doveva essere difeso fino alla morte e, se perduto, riconquistato con un contrattacco immediato anche se inopportuno[14]»

Così vennero fissate le tattiche militari francesi impiegate ostinatamente durante tutta la Grande Guerra, tattiche che costarono alla Francia un prezzo enorme di vite umane. Nonostante i continui fallimenti del biennio 1914-1915, i comandanti francesi, da Foch a Joffre, fecero affidamento su questa teoria, ritenendo inizialmente superflue anche armi di cui l'esercito tedesco dell'epoca faceva già ampio uso, come il supporto dell'artiglieria pesante alla fanteria, e l'uso manovrato delle mitragliatrici. Viceversa, in nome della "volontà di conquista" teorizzata da de Grandmaison, la Francia tentava di assicurarsi la vittoria coll'impiego di truppe motivate lanciate in impetuosi attacchi alla baionetta, "svolti col massimo ardore possibile"[15].

Tale filosofia, basata sull'aggressione incurante della difesa, e soprattutto incurante delle intenzioni del nemico, fu instillata negli ufficiali e nei soldati in modo massiccio, tanto che allo scoppio della guerra l'esercito francese possedeva solo un numero limitato di armi campali di grosso calibro, in quanto ritenute adatte solo ad operazioni di difesa e quindi inutili nelle teorie di de Grandmaison[15].

La situazione in Germania[modifica | modifica wikitesto]

« Una generazione che ha preso una bastonatura è sempre seguita da una che la dà[16] »
(Otto von Bismarck)
Soldati tedeschi diretti verso il fronte durante le prime fasi dell'avanzata tedesca. I messaggi scritti sulla carrozza rivelano l'ottimismo tra i tedeschi di una guerra vittoriosa.

La Germania continuava a guardare con una certa preoccupazione alle iniziative e ai movimenti militari dei francesi, il cui desiderio di rivincita non fu mai definitivamente sopito, e lo stesso cancelliere tedesco Bismarck più di una volta pensò ad una guerra preventiva. Nel frattempo anche la Germania viveva un periodo di splendore economico e sociale: un incremento demografico superiore a quello francese e l'annessione di due importanti regioni industriali come l'Alsazia e la Lorena, l'avevano resa in pochi anni una potenza industriale in grande espansione[17].

Alla fine del secolo due nuovi fattori imposero una completa revisione della strategia militare dello Stato maggiore generale tedesco: la costruzione del sistema di fortificazioni "Séré de Rivières", in grado di ostacolare un attacco portato lungo le tradizionali direttrici d'invasione, e il costituirsi di un'alleanza tra Francia e Russia (1891-1894), che avrebbe costretto la Germania ad una guerra su due fronti. Questi fattori aguzzarono l'ingegno di una delle più grandi menti militari tedesche, il capo di Stato maggiore Alfred von Schlieffen, il quale, con l'omonimo piano, progettò di sconfiggere la Francia con una "guerra lampo", da scatenare e concludere mentre nel vasto ed arretrato Impero russo erano ancora in corso le operazioni di mobilitazione[18].

Nonostante l'esercito tedesco del 1914 fosse notevolmente cresciuto in mezzi ed effettivi rispetto al 1870[19], non aveva granché modernizzato la propria organizzazione interna, specie riguardo alla selezione degli ufficiali: se in Francia erano la politica e la religione a determinare le promozioni, il sistema classista vigente in Germania poteva ostacolare le carriere di validi ufficiali di origine borghese come Erich Ludendorff, a favore di personalità meno brillanti come von Moltke il giovane. All'inizio del 1879 Bismarck decise di stipulare un'alleanza difensiva e conservatrice con l'Impero austro-ungarico. Ma l'attività diplomatica di Bismarck non si limitò a questo; cercò innanzitutto un riavvicinamento politico con la Francia in modo tale da emarginare la Gran Bretagna: la relativa libertà di azione così acquisita permise in pochissimi anni alla Germania di formare un proprio consistente impero coloniale in Africa[19].

Nel 1890, però, Guglielmo II di Germania strappò le redini del governo a Bismarck, redasse un proprio programma di riforme sociali e cominciò a ingerirsi negli affari del Marocco, pur con idee poco chiare. Dopo la crisi di Agadir la Germania accelerò le operazioni di riarmo, già intraprese dal cancelliere Bismarck a fine Ottocento, riarmo che permise all'esercito tedesco di presentarsi nel 1914 con una dotazione materiale decisamente migliore rispetto al nemico francese, ma guidato da generali non sempre in grado di comandare oltre un milione e mezzo di uomini[11].

La situazione in Gran Bretagna[modifica | modifica wikitesto]

Il famoso manifesto britannico per l'arruolamento, con l'immagine dell'allora ministro della Guerra Lord Kitchener.

Il primo decennio del Novecento vide il proliferare di antagonismi e risentimenti fra nazioni, e in Gran Bretagna scrittori e giornalisti, ammiragli e deputati, manifestavano il timore che la Germania acquisisse la superiorità sui mari, un timore che crebbe alla notizia dell'imminente ampliamento del canale di Kiel, attraverso il quale le navi tedesche avrebbero potuto spostarsi in modo più rapido e sicuro nel mar Baltico e nel mare del Nord. La stampa popolare alimentò l'ostilità verso la Germania con ripetuti appelli al governo perché introducesse la leva obbligatoria, onde scongiurare il pericolo che il Paese, in caso di guerra, potesse contare solo su un piccolo esercito di professionisti[20].

Nel 1904 Francia e Gran Bretagna stipularono la Entente Cordiale (Cordiale Intesa) per comporre le dispute su Egitto e Marocco, e dal 1906 diedero vita a consultazioni bilaterali su questioni militari. Questo sistema di accordi era sfociato nella cosiddetta "Triplice intesa", che comprendeva anche la Russia alleata con la Francia fin dal 1892, e che fece nascere negli Imperi centrali la paura dell'accerchiamento[21][20].
Nel 1907 la Gran Bretagna firmò un accordo con la Russia che proponeva di dirimere tra i due Paesi le antiche dispute per i territori della Persia e dell'Afghanistan; il trattato parve alla Germania come un'ulteriore prova di un disegno di accerchiamento. Nel 1911 Gran Bretagna e Francia si mossero di concerto per impedire alla Germania di insediarsi nel porto di Agadir, con i britannici che minacciarono di aprire le ostilità se le navi tedesche non avessero preso il largo; la mossa funzionò ma il rancore che sedimentò nell'animo dei tedeschi fu enorme[22].

Tuttavia tra Gran Bretagna e Germania il vero grande motivo di frizione era il desiderio del Kaiser di rivaleggiare con gli inglesi sul piano della potenza navale: i tedeschi aumentarono il numero di marinai e di navi tanto che l'allora ministro della Marina britannico Winston Churchill propose che i due Paesi si accordassero per una tregua nel riarmo navale, offerta prontamente rifiutata dal Kaiser; conseguenza immediata fu il rafforzarsi della flotta russa nel Baltico, che poteva contare su stanziamenti britannici[23]. Nonostante il gelo anglo-tedesco, la guerra sembrava ancora lontana, tanto che il 13 agosto 1913 Gran Bretagna e Germania si accordarono segretamente sulla creazione di sfere di influenza nei possedimenti portoghesi in Africa e sullo sfruttamento della ferrovia di Baghdad in modo da condividerne i vantaggi[24].

Ma nell'estate del 1914 la situazione diplomatica precipitò inaspettatamente. Nel giugno 1914, durante la "settimana velica di Kiel", una kermesse per festeggiare l'apertura del canale a cui partecipò una squadra di navi da guerra britanniche, il Kaiser, che a bordo del suo yacht Meteora V indossava per l'occasione l'uniforme da ammiraglio della flotta inglese, fu informato dell'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando e abbandonò in tutta fretta i festeggiamenti per tornare a Potsdam. Poco più di un mese e mezzo dopo i tedeschi invasero il neutrale Belgio, atto che spinse la Gran Bretagna ad entrare in guerra, e in poco tempo due Paesi legati da parentele dinastiche e da diversi trattati economici impegnarono la quasi totalità delle proprie energie con l'obiettivo di distruggersi a vicenda[25].

Si aprono le ostilità[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi crisi di luglio, piano Schlieffen e piano XVII.
Un reparto di fanteria francese in marcia verso il fronte.
La fanteria tedesca avanza verso le linee nemiche, 7 agosto 1914.

Dopo la rottura delle relazioni diplomatiche fra Austria-Ungheria e Regno di Serbia, il governo tedesco, in conseguenza alla mobilitazione generale russa, il 31 luglio dichiarò guerra alla Russia e alla Francia, e mobilitò le proprie truppe in oriente ed occidente. Se la Francia avesse riunito tutto il suo potenziale bellico e dichiarato guerra proprio mentre le armate tedesche avanzavano ad oriente, la Germania avrebbe corso il rischio di trovarsi in serie difficoltà. In ottemperanza al piano Schlieffen, la strategia tedesca mirava a sconfiggere con una "guerra lampo" la Francia e, confidando nella lenta e pesante macchina bellica russa, rivolgere poi tutte le proprie forze ad oriente[26].

Il piano, ideato dal generale Alfred von Schlieffen e completato nel 1905, prevedeva che la Francia fosse attaccata da nord attraverso il Belgio e i Paesi Bassi, così da evitare la lunga linea fortificata alla frontiera francese e consentire all'esercito tedesco di calare su Parigi con un'unica grande offensiva. Schlieffen anche dopo essersi ritirato dall'esercito continuò a lavorare al piano, che aveva sottoposto ad un'ultima revisione nel dicembre 1912, poco prima di morire. Il generale von Moltke, suo successore come capo di Stato maggiore dell'esercito, poco prima dello scoppio del conflitto accorciò il tratto di fronte su cui effettuare l'offensiva escludendone i Paesi Bassi. Secondo il piano, Parigi sarebbe stata occupata, e la Francia soggiogata, nel giro di sei settimane; la Germania avrebbe potuto allora rivolgere tutte le proprie forze contro la Russia[27].

La Gran Bretagna non era vincolata alla Francia da nessun trattato di alleanza ma solo dall'Entente cordiale[28]; con il Belgio invece esisteva, ratificato nel 1839 da varie potenze europee, il trattato dei XXIV articoli che ne garantiva la neutralità e la protezione in caso di attacco[29], e in virtù di questo il 31 luglio 1914 il governo di Londra chiese a Francia e Germania di rispettare la neutralità del piccolo Stato. La Francia si impegnò a farlo, la Germania tacque[27].

Il 2 agosto, per la prima volta dal 1871, alcune pattuglie tedesche attraversarono la frontiera francese dando luogo a sporadici scontri. A Joncherey, vicino al confine svizzero-tedesco, venne ucciso il caporale Andrè Peugeot: la prima vittima di una guerra che sarebbe costata alla Francia oltre un milione di morti. Seguendo i piani, alle 19 del 2 agosto la Germania inviò un ultimatum al Belgio, concedendo dodici ore di tempo per acconsentire al passaggio delle truppe tedesche; i belgi rifiutarono. Il giorno seguente la Germania dichiarò guerra alla Francia, e in ottemperanza al piano Schlieffen le truppe tedesche si apprestarono a varcare il confine belga[27].

La Gran Bretagna, in base al trattato del 1839, inviò un ultimatum alla Germania, destinato a scadere alle 23 del 4 agosto. La Germania non aveva scelta: il piano globale di guerra su due fronti era già in atto, e sette ore prima della scadenza dell'ultimatum britannico le truppe tedesche oltrepassarono la frontiera belga; di conseguenza alle 23 la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Germania[30].

L'invasione del Belgio e della Francia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi invasione tedesca del Belgio (1914), battaglia delle frontiere, assedio di Anversa (1914) e grande ritirata.
Fort de Loncin, uno dei forti intorno a Liegi, semidistrutto dopo l'assedio tedesco dell'agosto 1914.

La mattina del 4 agosto alcuni milioni di soldati, che costituivano le avanguardie dei rispettivi eserciti, si radunarono nelle caserme oppure si misero in marcia. A est le truppe russe inviate al confine con la Prussia Orientale avanzarono in direzione di Berlino; alla frontiera con l'Alsazia-Lorena le truppe francesi, seguendo il piano XVII[31], sconfinarono in Germania convinte di riscattare le umiliazioni del passato; il Lussemburgo fu occupato senza opposizione il 2 agosto, e più a nord, alla frontiera con il Belgio, i tedeschi avanzavano a gran velocità dando corpo all'invasione. La Gran Bretagna non aveva truppe sul continente europeo, e il suo corpo di spedizione al comando di Sir John French, doveva ancora essere radunato, armato e inviato al fronte al di là della Manica[27].

Quel giorno le forze tedesche iniziarono la battaglia di Liegi andando all'assalto del primo vero ostacolo sul loro cammino: il campo fortificato di Liegi con la sua guarnigione di 35.000 soldati. L'attacco durò più del previsto e solo il 7 agosto la fortezza centrale capitolò, ma non così gli altri dodici forti: alcuni resistettero per molti giorni prima che i tedeschi potessero proseguire l'avanzata secondo i piani[32].

L'esercito tedesco in marcia verso occidente nell'agosto 1914.

Il 12 agosto l'Austria-Ungheria invase la Serbia, mentre sul fronte occidentale continuavano furiosi i combattimenti sul confine franco-tedesco e soprattutto in Belgio. Dopo la caduta di Liegi la maggioranza dell'esercito belga si mise in ritirata verso ovest, mentre il 25 più a nord i tedeschi bombardarono Anversa con uno Zeppelin, durante le fasi preliminari dell'assedio della città che durò fino al 28 settembre e comportò enormi devastazioni[33]. L'esercito tedesco oltrepassò Anversa, ma la piazzaforte rimase una spina nel fianco fino alla fine di settembre. Più a sud intanto, dopo Liegi, dal 17 al 23 agosto seguì un altro assedio diretto alla fortezza di Namur, seconda in grandezza solo a Liegi, che cadde in mano tedesca il 24 agosto[34]. Lo stesso 12 agosto le avanguardie del corpo di spedizione britannico attraversarono la Manica scortate da 19 navi da guerra. In dieci giorni furono sbarcati 120.000 uomini senza che una sola vita o una sola nave andassero perdute, non avendo la Kaiserliche Marine mai ostacolato le operazioni[35].

Il 20 agosto, mentre i forti di Namur subivano l'assedio, le truppe tedesche entrarono a Bruxelles. All'estremità meridionale del fronte i francesi, penetrati in Alsazia e vicini alla città di Mulhouse, giunsero a sedici chilometri dal Reno, ma non sarebbero mai andati oltre. Più a nord i francesi penetrati in Lorena furono sconfitti a Morhange e iniziarono a ritirarsi verso Nancy. La città, nonostante la pressione tedesca, resse l'urto grazie ai sacrifici della 2ª armata francese guidata da Édouard de Castelnau[36].

All'alba del 22 agosto su un'ampia fascia centrale del territorio belga, due armate tedesche, una al comando di Alexander von Kluck e l'altra al comando di Karl von Bülow, erano stabilmente schierate, e a metà del percorso che le divideva dai porti di Ostenda e Dunkerque. A questa avanzata si opponevano tre eserciti: i belgi attestati a Namur, i francesi a Charleroi, e i britannici a Mons (questi ultimi arrivati nello stesso momento in cui la 1ª armata di von Kluck puntava a sud verso la frontiera francese).

Fanteria francese all'assalto durante la prima battaglia della Marna.

Lo stesso giorno iniziò l'avanzata tedesca lungo tutto il fronte; la 5ª armata francese fu cacciata da Charleroi, e cominciò furiosa la battaglia di Mons, battesimo del fuoco per il corpo di spedizione britannico, che resistette con inaspettata tenacia[37]. I tedeschi riuscirono comunque a rompere la resistenza delle forze di French e il 23 iniziarono ad avanzare; quello stesso giorno sia i francesi da Charleroi che i belgi da Namur cedettero alla pressione nemica e iniziarono a ripiegare. L'avanzata tedesca era irresistibile; il 30 agosto le forze anglo-francesi erano state respinte oltre l'Aisne e continuavano a ritirarsi verso la Marna. Il 2 settembre il governo francese si rifugiò a Bordeaux e le truppe anglo-francesi, avendo appreso che i tedeschi non avrebbero attaccato Parigi puntando verso sud, ma si sarebbero diretti verso sud-ovest contro i britannici[38], si attestarono sulla Marna, facendone saltare tutti i ponti[39].

Il "miracolo della Marna"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi prima battaglia della Marna.

Il 3 settembre l'esercito tedesco giunse a 40 chilometri da Parigi[40], ma inseguendo gli anglo-francesi in ritirata, gli invasori persero l'occasione di espugnare la capitale, e si lasciarono trascinare a est di Parigi e a sud della Marna dove gli Alleati si preparavano ad ingaggiare battaglia. La battaglia della Marna iniziò il 5 settembre e i tedeschi ormai esausti e indeboliti furono sopraffatti dai contrattacchi anglo-francesi e il 13 respinti oltre l'Aisne, ritirandosi di quasi 100 chilometri dall'inizio della battaglia[41].

Le ferrovie che servivano i territori conquistati non erano all'altezza del compito di trasportare le ingenti quantità di rifornimenti indispensabili all'avanzata delle armate tedesche; né potevano sollevare il soldato dalla fatica di marciare 50 o 60 km al giorno. I rifornimenti che raggiungevano i posti di smistamento ferroviario tendevano a rimanervi bloccati, e nonostante l'apertura di nuove strade i veicoli a disposizione non riuscivano a soddisfare le esigenze di cinque armate. Dal punto di vista operativo, ogni giorno che passava portava il fronte sempre più vicino a Parigi: quest'area ospitava invece una fitta rete di ferrovie che dava ai francesi la possibilità di muovere le proprie truppe molto rapidamente. Durante la battaglia, la comparsa di truppe anglo-francesi in punti imprevisti costrinse lo stato maggiore tedesco ad autorizzare una ritirata generale[42]. La battaglia della Marna, durata quattro giorni, decretò la fine del piano Schlieffen e cancellò per sempre la possibilità di una rapida vittoria tedesca sul fronte occidentale. I contendenti cercarono allora di riprendere la guerra di manovra, ma uno spostamento del fronte verso sud era sconsigliato (la neutralità della Svizzera lo impediva): l'unico spazio disponibile era quindi a nord[43].

Durante le fasi finali della "corsa al mare" gli Alleati ricorsero ad allagamenti di ampi territori per impedire l'avanzata delle truppe tedesche. In questa foto, territori allagati nei pressi di Ramskappelle.

La "corsa al mare"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi corsa al mare, prima battaglia di Ypres e battaglia dell'Yser.

In seguito all'arretramento tedesco le forze contrapposte tentarono di aggirarsi reciprocamente sul fianco nella cosiddetta corsa al mare, e in breve estesero il proprio sistema trincerato dal canale della Manica alla frontiera con la Svizzera[44]. La corsa al mare costituì la seconda fase decisiva della guerra ad occidente, in quanto dopo la caduta definitiva di Anversa, i tedeschi puntarono decisi verso le coste e i relativi porti del Belgio e della Francia. I britannici mandarono rinforzi della Royal Naval Division a Ostenda mentre il 3 ottobre i tedeschi, proseguendo la loro avanzata verso il mare del Nord, occuparono Ypres e l'11 iniziarono l'assedio di Lilla[45].

Nella corsa al mare furono però gli anglo-francesi ad avvicinarsi per primi alla meta; il 14 i britannici occuparono Bailleul cacciando i tedeschi, il 15 questi occuparono il porto di Ostenda e il 18 i britannici riconquistarono Armentiéres e Ypres costringendo i tedeschi ad arretrare fino a Menin[46]. Da quel momento i due eserciti fecero continui tentativi di aggiramento che portarono il fronte fino a Nieuwpoort, sul mare del Nord. Dopo due cruente battaglie, a Ypres e a Nieuwpoort, con cui i tedeschi tentarono senza successo di aprirsi la strada verso il mare, la guerra di manovra finì definitivamente e iniziò quella guerra di trincea che avrebbe caratterizzato tutto il conflitto fino alla sua conclusione nel 1918[47].

Inizia la guerra di trincea[modifica | modifica wikitesto]

Trincea francese nel settore di Gueudecourt, Somme, durante l'inverno 1916-1917.
Fotografia aerea del complesso sistema trincerato nel settore Loos-Hulluch nel luglio 1917.

I due schieramenti iniziarono a rafforzare e fortificare le proprie posizioni scavando trincee, camminamenti, rifugi e casematte. Dal mare del Nord alle Alpi, fra uno schieramento e l'altro, si estendeva la terra di nessuno, martoriata dalle granate e continuamente contesa[48]. I soldati combattevano in trincee distanti tra loro dai 200 ai 1000 m in un terreno martoriato dalle esplosioni, costellato di cadaveri insepolti e reso un pantano dalle piogge, dalla neve e dal continuo lavorio delle granate. I combattimenti continuarono anche dopo la conclusione della battaglia di Ypres senza che nessuno dei due contendenti si avvantaggiasse, e con l'inverno la situazione peggiorò; le trincee si riempirono, a causa delle piogge torrenziali, di acqua gelida, e la vita dei combattenti divenne - se possibile - ancora più infernale, in un susseguirsi di incursioni e piccoli attacchi lungo tutto il fronte[49].

Solo in occasione del primo Natale di guerra sui campi di battaglia si intravide un ricordo della vita "normale", e alla vigilia, dopo cinque mesi di aspri combattimenti, le armi tacquero lungo tutto il fronte, quando i combattenti dei due schieramenti concordarono - senza l'assenso degli alti comandi - una tregua di tre giorni in cui seppellire i morti e festeggiare insieme il Natale: fu la cosiddetta "tregua di Natale", uno spiraglio di umanità che non si poté più ripetere durante tutta la guerra[50].

La situazione di stallo a occidente non impediva né le incursioni aeree britanniche nella terra di nessuno né i continui scambi di colpi delle artiglierie. Il 10 marzo, come parte di un'offensiva maggiore nella regione dell'Artois, l'esercito britannico attaccò a Neuve Chapelle nel tentativo di prendere il crinale di Aubers. L'assalto fu condotto da quattro divisioni lungo un fronte di tre chilometri, preceduto da un bombardamento concentrato durato 35 minuti. Inizialmente i progressi furono rapidi, e il villaggio fu catturato in quattro ore, tuttavia l'attacco rallentò per problemi logistici e di comunicazione, mentre i tedeschi riuscirono ad inviare delle riserve e contrattaccarono vanificando il tentativo. Poiché i britannici avevano utilizzato un terzo delle proprie scorte totali di proiettili d'artiglieria, sir John French attribuì il fallimento alla mancanza di munizioni[51][52].

La guerra dei gas[modifica | modifica wikitesto]

Mitraglieri britannici fanno fuoco con una mitragliatrice Vickers muniti di maschera antigas. Somme, luglio 1916.

Nella terza settimana dell'aprile 1915 cominciò una nuova fase, che, secondo i tedeschi, avrebbe dovuto farli uscire dallo stallo e condurli alla vittoria: il 22 aprile per la prima volta dall'inizio della guerra impiegarono su vasta scala le armi chimiche, nel secondo attacco al saliente di Ypres, sperando in tal modo di riprendere quella guerra manovrata che erano stati addestrati a combattere[53].

I tedeschi aprirono dalle 4000 alle 5700 bombole, contenenti in tutto 168 tonnellate di cloro, contro le truppe coloniali francesi stanziate sulla cima Pilckem[54][55]. La nube giallo-verde asfissiò i difensori della prima linea, e nelle retrovie causò il panico provocando una breccia nella linea Alleata. Tuttavia i tedeschi non erano preparati ad un tale successo, e non avevano approntato riserve sufficienti per approfittarne. Questo primo attacco fu di natura sperimentale, non tattica; giacché inizialmente i tedeschi non avevano preso nemmeno in considerazione di entrare a Ypres, ebbero grosse difficoltà a coordinare l'avanzata delle truppe e il lancio dei gas: se il vento non era a favore, avanzare era rischioso per la possibilità che i soldati si trovassero nella stessa nube destinata al nemico[56]. Dopo che con lanci di gas avevano fatto arretrare i britannici fino alle porte di Ypres, il 1º maggio i tedeschi erano sicuri di poter vincere ad occidente. Nonostante i ripetuti bombardamenti e attacchi, i tedeschi non riuscirono però a superare lo stallo e il 25 le operazioni cessarono[57].

Dopo questo attacco anche gli Alleati cominciarono a sviluppare la nuova arma senza tuttavia riuscire ad eguagliare i nemici nello sviluppo degli aggressivi né nelle tecniche d'impiego, che, inizialmente piuttosto approssimative, vennero nel corso del tempo perfezionate con l'introduzione delle granate caricate a gas, che consentivano di colpire con maggiore precisione una determinata zona di fronte. Per tutto il conflitto i tedeschi riuscirono comunque a mantenere una netta superiorità tattica nell'uso di tale arma. Lo schema di bombardamento chimico tedesco nel 1917 vedeva l'impiego iniziale di agenti starnutatori o irritanti, che rendevano difficile ai difensori indossare e mantenere la maschera antigas; seguiva poi una salva di granate al fosgene, con effetti asfissianti e inabilitatori, quindi veniva sparato un terzo tipo di granate cariche di gas mostarda, raramente letale, ma che grazie alla sua persistenza sul terreno rendeva difficile ai difensori il contrattacco e anche la sola permanenza nelle proprie trincee. Oltre a ciò si alternavano proiettili convenzionali con proiettili a gas, per ingannare i difensori circa la natura dell'attacco, e si poteva scegliere il mix di gas in relazione all'impiego, difensivo od offensivo che fosse[58].

Al termine del conflitto si stimò che il gas tossico avesse mietuto in totale 78.198 vittime fra gli Alleati mettendone fuori combattimento per un periodo più o meno lungo almeno 908.645, mentre gli Alleati, nonostante avessero impiegato nel corso della guerra la stessa quantità di gas dei tedeschi[59], inflissero ai tedeschi 12.000 perdite e 288.000 intossicati, a dimostrazione della maggiore efficacia nelle tattiche d'impiego tedesche nei confronti dei nemici[60].

Le prime offensive alleate[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Seconda battaglia dell'Artois e battaglia del crinale di Aubers.
Le rovine di Aubers, giugno 1915.
Fanti britannici attraversano la terra di nessuno attraverso una nube di gas, Loos, 25 settembre 1915.

Il 9 maggio sul fronte occidentale le truppe francesi attaccarono le posizioni tedesche sul crinale di Vimy; fu il primo tentativo congiunto anglo-francese di fare breccia nelle fortificatissime trincee nemiche. Dopo un bombardamento di cinque ore i francesi uscirono dalle trincee e dopo aver percorso un migliaio di metri si trovarono davanti ai reticolati tedeschi ancora intatti; sotto il fuoco delle mitragliatrici tentarono di aprirsi un varco con le cesoie e i pochi superstiti si trovarono davanti ad un nuovo reticolato; alla fine raggiunsero le trincee abbandonate dai tedeschi che erano arretrati sulle seconde linee, trovandosi quindi sotto il fuoco delle proprie artiglierie[61]. Quello stesso giorno i britannici attaccarono per conquistare il crinale di Aubers, che non erano riusciti a conquistare due mesi prima con l'offensiva di Neuve-Chapelle; dopo un abbozzato bombardamento di preparazione, indiani e inglesi uscirono dalle trincee solo per essere massacrati dalle mitragliatrici tedesche rimaste intatte. Mentre iniziavano a sbarcare sul continente i volontari del generale Horatio Kitchener, ad Aubers le truppe di Douglas Haig venivano sterminate dalle mitragliatrici tedesche in una serie di attacchi frontali che causarono solo nel primo giorno 458 morti tra gli ufficiali e 11.161 tra i soldati[62].

Il fallito fuoco di sbarramento d'artiglieria ad Aubers e l'impossibilità di lanciare altri attacchi per mancanza di munizioni suscitarono le ire di French, il quale lamentava la penuria di rifornimenti; l'offensiva cessò e dopo il fallimento dei tedeschi a Ypres, lo stallo al fronte diventò totale. Per tutto il maggio 1915 migliaia di francesi morirono nell'Artois cercando di aprirsi un varco nelle trincee tedesche; al 18 giugno il bilancio era di circa 18.000 soldati francesi morti o feriti e la battaglia venne interrotta. La guerra ad occidente era costituita ormai soltanto da colpi di mano nelle trincee nemiche, da bombardamenti intermittenti e da assalti occasionali[63].

Sul fronte occidentale passarono quattro mesi e mezzo tra la battaglia di Aubers e le nuove offensive alleate, che nelle intenzioni avrebbero dovuto ridurre le difficoltà militari della Russia a oriente; quattro mesi di "tregua" in cui però non mancarono mai i bombardamenti e i tiri dei cecchini[64]. Nel settembre 1915 gli Alleati lanciarono alcune grandi offensive: i francesi nella regione della Champagne e i britannici a Loos. I francesi avevano impiegato l'estate nei preparativi per quest'azione, mentre i britannici assumevano il controllo di porzioni maggiori del fronte per liberare truppe francesi. Il bombardamento preliminare d'artiglieria, accuratamente diretto per mezzo di fotografie aeree, iniziò il 22 settembre, mentre l'assalto principale avvenne il 25 settembre e, almeno inizialmente, fece buoni progressi nonostante le artiglierie non avessero eliminato del tutto gli sbarramenti di filo spinato e nidi di mitragliatrici[65].

Sempre il 25 settembre i britannici diedero inizio alla loro offensiva a Loos, che aveva lo scopo di supportare l'iniziativa maggiore in atto nella Champagne. L'attacco fu preceduto da un bombardamento di quattro giorni con 250.000 granate e, per la prima volta da parte degli inglesi, dal lancio di 5.243 cilindri di gas al cloro, che provocarono la morte immediata di 600 tedeschi. L'attacco interessò due corpi d'armata nel suo teatro principale, ed altri due che effettuarono attacchi diversivi a Ypres. I britannici ebbero gravi perdite durante l'attacco, specialmente a causa dei continui attacchi frontali che cozzavano contro il fuoco delle mitragliatrici tedesche[66] conseguendo solo limitati guadagni di terreno al costo di centinaia di vite[67].

Per i francesi l'offensiva della Champagne fu un successo: quando si concluse, Joseph Joffre annunciò che erano stati catturati 25.000 soldati nemici e 150 cannoni pesanti. Per i britannici Loos fu invece una sconfitta che provocò grande scoramento; dei quasi 10.000 attaccanti, 385 ufficiali e 7861 soldati erano stati uccisi o feriti. Il 19 dicembre il generale Sir Douglas Haig fu nominato comandante supremo delle forze britanniche in Francia sostituendo John French. Il 1915 si avviava al termine e le condizioni sul fronte occidentale diventavano sempre più atroci; per tutto il mese di novembre continuò a piovere con tale intensità che l'acqua arrivava in molte trincee fino alle ginocchia, i casi di "piede da trincea" si moltiplicavano fino a diventare un vero e proprio flagello che durante l'inverno fece più feriti che le pallottole. La "tregua" avvenuta spontaneamente nel Natale 1914 non si ripeté nel 1915; tra le file alleate vennero diramati ordini molto severi affinché non si ripetessero i casi di "fraternizzazione", e per tutto il giorno di Natale furono sparate migliaia di granate verso le postazioni tedesche per impedire ai soldati di uscire e ripetere quanto accaduto l'anno prima[68]. La vigilia di Natale, nei pressi di Wulvergem i tedeschi innalzarono sul parapetto della prima linea un albero illuminato dalle candeline.

« Per qualche istante le fiammelle ondeggiarono incerte nell'oscurità, finché un ufficiale inglese non ordinò di sparare a volontà e l'albero fu distrutto.[69] »

Duelli d'artiglieria e guerra d'attrito[modifica | modifica wikitesto]

Un artigliere canadese mentre scrive un "messaggio" diretto ai tedeschi su una granata da 381 mm stipata assieme a molte altre, in vista dei bombardamenti quotidiani durante l'offensiva della Somme. L'utilizzo massiccio delle artiglierie fu uno dei capisaldi delle offensive Alleate, in quella che i tedeschi chiamarono Materialschlacht, ossia "guerra dei materiali".

Da un punto di vista strategico, durante il 1915, le armate tedesche erano rimaste sulla difensiva in occidente. Anche se i battaglioni, i reggimenti e talora anche le divisioni si impegnassero in attacchi con obiettivi limitati, in una più vasta concezione delle cose la Germania si accontentava di tenere il terreno conquistato in Francia e Belgio mentre concentrava le proprie attenzioni ad oriente dove inviò il grosso delle truppe. Questa strategia si sarebbe capovolta nel 1916 quando le potenze centrali avrebbero mantenuto la difensiva ad oriente e cercato di far uscire la Francia dalla guerra[70].

Contrariamente ai generali anglo-francesi, che utilizzavano l'artiglieria per aprirsi un varco tra le linee nemiche e quindi riprendere le manovre a livello operativo, il capo di Stato maggiore tedesco Erich von Falkenhayn[71], intendeva usare l'artiglieria come arma strategica che lo avrebbe liberato dal bisogno di condurre la guerra a livello operativo. I suoi cannoni avrebbero dovuto colpire ciò che egli riteneva il punto debole dell'alleanza anglo-francese: la riluttanza dei soldati francesi a morire per quelli che Falkenhayn e la propaganda tedesca considerava gli interessi della Gran Bretagna. Egli intendeva usare l'artiglieria per uccidere quanti più soldati francesi possibile, spingendo così la Francia a rinunciare all'alleanza con la Gran Bretagna e a cercare una pace separata[70]. Per fare ciò Falkenhayn aveva bisogno della "collaborazione" dei francesi, e doveva trovare un luogo al quale la fanteria francese non avrebbe rinunciato facilmente, una calamita che avrebbe attirato i francesi nel raggio d'azione della sua artiglieria[72]. Il luogo prescelto fu la fortezza di Verdun, considerata inattaccabile dai comandi francesi, che videro le fortezze intorno alla città resistere efficacemente all'assedio dell'armata del Kronprinz durante l'attacco sulla Marna di due anni prima. In quella occasione Verdun si ammantò di una veste ancor più "eroica" di quella che già possedeva[10].

A febbraio 1916 negli uffici degli Stati maggiori erano allo studio due piani: quello tedesco, di logoramento contro Verdun, e quello anglo-francese atto a sfondare in estate le linee nemiche sulla Somme pianificato per distruggere le difese tedesche con una vera e propria "guerra d'attrito". I britannici avrebbero tentando di vincere la resistenza tedesca con il peso della propria industria bellica sotto forma di un incessante tiro di artiglieria seguito da un massiccio attacco di fanteria che creasse le condizioni e aprisse ampi varchi per una rapida avanzata in profondità della cavalleria e, forse, per la vittoria definitiva[73][74].

Da Verdun alla Somme[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi battaglia di Verdun e battaglia della Somme.
Un carro armato britannico Mark I nella versione Male durante l'offensiva della Somme, 25 settembre 1916. In questo teatro di scontro per la prima volta nella storia comparve il carro armato come arma di supporto per la fanteria.
Fanteria britannica in avanzata vicino Ginchy, durante la battaglia di Morval, Somme, 25-28 settembre 1916.

Per Falkenhayn la scelta dell'obiettivo da attaccare era tra Belfort e Verdun; la decisione cadde infine sulla seconda opzione, soprattutto perché l'armata che avrebbe condotto l'attacco sarebbe stata la 5ª armata comandata dal figlio del Kaiser, il Kronprinz Guglielmo, ed una sua eventuale vittoria avrebbe avuto utili risvolti propagandistici soprattutto per il fronte interno[75].

Il massimo sforzo dei tedeschi fu assorbito dall'artiglieria: tutto il loro piano infatti si basava sull'utilizzo massiccio di quest'arma. In linea di massima, il piano strategico prevedeva l'utilizzo dei cannoni pesanti che avrebbero avuto il compito di scavare un profondo vuoto nelle linee francesi che la fanteria tedesca avrebbe poi gradualmente occupato; sarebbero poi stati distrutti anche i flussi di rifornimento francesi grazie ad un costante e violento fuoco di sbarramento verso le retrovie, così da impedire eventuali contrattacchi organizzati. Questo eccezionale assembramento fu tale che su un fronte di appena 14 km, vennero dispiegati circa 1.220 pezzi d'artiglieria, ossia uno ogni 12 metri circa[75].

Il 21 febbraio i tedeschi iniziarono l'assalto dopo un massiccio bombardamento durato otto ore, dopodiché i comandi non si attendevano molta resistenza avanzando verso Verdun e i suoi forti[76]. Il primo giorno di battaglia non sortì per i tedeschi l'effetto sperato. I francesi resistettero stoicamente e pur cedendo in vari punti non erano stati "spazzati via" come invece le prime ricognizioni aeree tedesche erroneamente riportarono. Neanche la comparsa dei lanciafiamme sul campo di battaglia servì per stanare i fanti francesi dalle loro posizioni[77]. Nonostante la conquista di Fort Douaumont il 25 febbraio, e malgrado l'iniziale impeto, l'attacco tedesco tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo lentamente si impantanò, anche per via del riassetto che Philippe Pétain[78] dette alle linee del fronte, dove affluirono numerosi pezzi d'artiglieria e migliaia di uomini, mentre i tedeschi si trovarono a dover avanzare su un terreno fangoso e sconvolto dai loro stessi bombardamenti, che non consentiva di far avanzare i pesanti cannoni come la tattica prevedeva[79].

I tedeschi rivolsero quindi i propri sforzi a nord sulla Mort-Homme, una bassa collina dietro cui i francesi avevano piazzato un efficiente apparato di artiglieria. Dopo alcuni dei più intensi combattimenti della campagna, la collina venne presa dai tedeschi alla fine di maggio. Col passaggio del comando francese di Verdun, da Philippe Pétain, orientato sulla difensiva, a Robert Georges Nivelle, più portato per l'attacco, i francesi tentarono di riprendere Fort Douaumont il 22 maggio ma furono facilmente respinti. I tedeschi intanto catturarono Fort Vaux il 7 giugno e, con l'aiuto del gas fosgene, a luglio tentarono l'assalto all'ultimo caposaldo di Verdun, Fort Souville.

In primavera i comandanti alleati erano preoccupati circa la capacità della Francia; a causa dell'ingente quantità di uomini perduti a Verdun, i francesi videro via via scemare la propria capacità di sostenere un ruolo anche sulla Somme: i piani originali dell'attacco sulla Somme vennero perciò modificati per lasciare ai britannici l'impegno maggiore. Questo avrebbe alleviato la pressione sui francesi impegnati a Verdun[80]. Il 1º luglio, dopo una settimana di incessanti bombardamenti contro le linee tedesche, quindici divisioni britanniche e sei divisioni francesi uscirono a passo d'uomo dalle trincee dirette sulle linee tedesche, che i generali inglesi credevano distrutte dal bombardamento preliminare e sguarnite degli occupanti. Così non fu; i tedeschi invece, ben protetti in rifugi sotterranei (Stollen), al termine del bombardamento uscirono dalle loro postazioni e si trovarono davanti file compatte di fanti britannici, appesantiti da zaini di oltre 30 kg, che vennero spazzati via dalle mitragliatrici nemiche[81]. Quel 1º luglio fu probabilmente il giorno più sanguinoso di tutta la prima guerra mondiale e la più grande disfatta dell'esercito britannico della storia; in quel solo giorno si contarono circa 51.470 perdite tra le forze del generale Haig, tra i quali 21.382 tra morti e dispersi. Uno degli obiettivi fissati per il primo giorno da Haig, Beaumont-Hamel, cadde solo il 13 novembre, dopo cinque mesi di incessanti combattimenti[82].

Per tutto luglio e agosto i britannici conseguirono una serie di limitate avanzate, ma le armate anglo-francesi conducevano una guerra di logoramento più che di movimento; era una guerra di boschi, macchie, vallate, gole e villaggi presi e perduti, ripresi e di nuovo perduti[83]. La battaglia vide per la prima volta l'uso dei carri armati sul campo di battaglia per uscire dall'impasse del fronte sulla Somme; gli Alleati prepararono per il 15 settembre un attacco con 13 divisioni britanniche e quattro corpi d'armata francesi supportati da quarantanove carri armati. L'azione fece inizialmente grandi progressi, con un'avanzata di circa quattro chilometri, ma i carri ebbero un ruolo limitato per l'inaffidabilità meccanica: al loro esordio valse soprattutto l'effetto psicologico sulla fanteria nemica impaurita da questi mostri metallici[84].

La fase finale della battaglia ebbe luogo in ottobre e inizio novembre, nuovamente con guadagni limitati in cambio di pesanti perdite. Alla fine dei conti, la battaglia della Somme consentì una penetrazione nel fronte nemico di circa dieci chilometri, e riconsegnò cinquantuno villaggi ai legittimi proprietari. Da un punto di vista puramente tattico, nonostante la sconfitta tedesca, per gli Alleati il guadagno in termini di territorio fu quindi molto esiguo rispetto al prezzo pagato; furono circa 620.000 le perdite complessive alleate e 450.000 quelle tra i tedeschi[85][86].

Sul piano strategico la battaglia fu invece un successo per gli Alleati, in quanto Falkenhayn fu costretto a spostare truppe da Verdun: tra luglio e agosto i tedeschi impiegarono trentacinque nuove divisioni contro i britannici sulla Somme, consentendo ai francesi guidati da Robert Nivelle di riprendere l'iniziativa sulle rive della Mosa e quindi obbligare i tedeschi a porre fine all'offensiva di Verdun[87]. Il 14 luglio infatti giunse l'ordine per i tedeschi di fermare qualunque offensiva a Verdun; la "limitata offensiva" di Falkenhayn era già costata quasi 250.000 uomini all'esercito tedesco, ossia il doppio degli effettivi delle nove divisioni concesse al Kronprinz nell'offensiva iniziale di febbraio. Il 28 agosto Falkenhayn fu sostituito come comandante dell'esercito dal duo Hindenburg - Ludendorff, che ordinò immediatamente la cessazione di ogni attacco, in attesa delle inevitabili controffensive francesi.

A Verdun il 3 novembre i francesi ripresero Fort Vaux, e il 18 sulla Somme le linee britanniche, avanzate di circa dieci chilometri in cinque mesi, ne distavano ancora cinque da Bapaume, che era l'obiettivo iniziale. Il numero complessivo delle perdite in entrambi gli schieramenti raggiunse la spaventosa cifra di circa 960.459 soldati morti; questo significa che mediamente morivano ogni giorno oltre 6.600 soldati, oltre 277 l'ora, quasi 5 al minuto[88].

La guerra aerea[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aviazione nella prima guerra mondiale.
Piloti tedeschi posano accanto ad un Albatros C.I nelle vicinanze di Reims.

Dall'offensiva della Somme dell'estate del 1916, a quella tedesca del 1918, la Germania si mantenne sulla difensiva lungo il fronte occidentale. Di pari passo con la strategia terrestre, l'aviazione tedesca (Luftstreitkräfte) pose in atto tattiche di combattimento aereo anch'esse difensive, atte ad interdire al nemico lo spazio aereo dietro le proprie linee. Poiché nello spazio aereo del fronte occidentale le forze alleate vantavano una superiorità numerica nel rapporto di 2:1, l'aviazione tedesca ovviò all'inconveniente concentrando i propri mezzi in unità più numerose. Nel 1916 le formazioni aeree furono riorganizzate in squadriglie di 10-12 velivoli. Lo scopo era quello di concentrare i mezzi in un particolare settore, in modo tale da conseguire una superiorità aerea locale[89]. L'esperimento si rivelò un successo e nel giugno 1917 l'aviazione creò il Primo Gruppo Caccia (Jagdgeschwader 1) formato dalla 4ª, 6ª, 10ª e 11ª squadriglia sotto il comando del "Barone Rosso" Manfred von Richthofen[90].

La mobilità dei gruppi caccia consentiva all'aviazione tedesca di dislocarsi e concentrarsi in corrispondenza di ogni nuova minaccia; nell'aprile 1917 fu quindi in grado di affrontare i piloti alleati in appoggio all'offensiva di Arras; in quel mese i tedeschi abbatterono 151 velivoli perdendone 66; nel marzo 1918, nell'azione di appoggio all'offensiva di Ludendorff, l'aviazione tedesca riuscì a conquistare la superiorità numerica nello spazio aereo sovrastante il fronte, concentrando in tutta segretezza 730 aeroplani da opporre ai 579 britannici[91]. Nonostante le potenze Alleate avessero prodotto 138.685 aerei di fronte ai 53.222 degli Imperi centrali, la superiorità tattica d'impiego e le migliori tecnologie fecero sì che l'aviazione tedesca costituisse un avversario temibile fino alla conclusione del conflitto. Sin dal 1917 i tedeschi progettarono aerei destinati ad attacchi a obiettivi terrestri[92], mentre gli Alleati non progettarono mai velivoli specifici per tali compiti, continuando invece a usare i caccia[93].

Nel 1918 l'aviazione imperiale tedesca aveva raggiunto forza ed efficienza tali da poter essere impiegata con successo in missioni di supporto tattico alle operazioni di terra, missioni che compì con notevole efficacia fino alla conclusione del conflitto; gli Alleati, con un'elevata capacità industriale, potevano però godere di una superiorità di mezzi che si traduceva in un più intenso impiego operativo[94].

L'Impero britannico prende l'iniziativa[modifica | modifica wikitesto]

Visione aerea della Linea Hindenburg nei pressi di Bullecourt.

Mentre la battaglia della Somme si avviava al termine, sui due fronti si tracciavano già i piani per una nuova offensiva nel 1917. A partire dal 1º febbraio 1917, il Kaiser Guglielmo II ordinò la guerra sottomarina indiscriminata per convincere la Gran Bretagna a sedersi nel tavolo delle trattative e cercare una pace, mentre sul fronte occidentale i mesi di dicembre e gennaio assunsero l'aspetto di una lotta incessante con tre protagonisti assoluti: le granate, i cecchini e il fango. Intanto i rapporti diplomatici tra Germania e Stati Uniti d'America andavano deteriorandosi velocemente a causa del naviglio statunitense e di Paesi neutrali affondato dagli U-Boot. Il 3 febbraio, mentre l'entrata in guerra degli Stati Uniti si faceva sempre più probabile, il primo contingente portoghese sbarcò in Francia e venne inviato direttamente in prima linea[95].

Il giorno dopo il Kaiser ordinò alle truppe dislocate sul fronte occidentale il ritiro sulla Linea Hindenburg, recentemente fortificata, allo scopo di ridurre la lunghezza del fronte di una quarantina di chilometri e liberare così tredici divisioni, che si andarono ad aggiungere a quelle di riserva. Prima di ritirarsi i tedeschi fecero terra bruciata: demolirono le case, incendiarono le fattorie, distrussero i frutteti, minarono i pochi edifici rimasti in piedi e cancellarono le strade, non lasciandosi alle spalle altro che rovine. La Germania si preparava ad affrontare la potenza statunitense; il timore di un'entrata in guerra degli Stati Uniti perseguitava l'alto comando tedesco, ma ad est i tumulti della rivoluzione e la possibile uscita dal conflitto della Russia lasciavano ancora buone speranze alla Germania[96]. Il 6 aprile gli Stati Uniti dichiararono guerra alla Germania; l'impatto delle truppe statunitensi sarebbe stato potenzialmente enorme: gli Stati Uniti avrebbero addestrato almeno un milione di uomini che sarebbero saliti a tre milioni. Ma l'operazione avrebbe richiesto molto tempo: ci sarebbe voluto almeno un anno perché l'enorme macchina potesse funzionare a pieno regime[96].

Le offensive di Arras e dell'Aisne[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi battaglia di Arras (1917), battaglia del crinale di Vimy e seconda battaglia dell'Aisne.
Un cannone da 152 mm fa fuoco contro le linee tedesche durante l'attacco a Vimy.

Il 9 aprile, lunedì di Pasqua, le forze anglo-canadesi sferrarono simultaneamente le offensive di Arras e del crinale di Vimy. Gli attacchi furono preceduti da cinque giorni di scontri aerei, nel corso dei quali l'aviazione britannica cercò di ottenere il controllo dei cieli per poter svolgere al meglio l'opera di osservazione. Le prime fasi della battaglia furono favorevoli agli Alleati, che sfondarono la Linea Hindenburg anche grazie alla nuova tattica d'artiglieria, la cosiddetta "barriera di fuoco", in base alla quale l'artiglieria spostava gli obiettivi sistematicamente in avanti mentre la fanteria interveniva subito dopo il tiro, quando i difensori erano ancora frastornati dai bombardamenti[97]. Nonostante questo la terza linea tedesca, assai meglio munita di quelle più avanzate, resistette a tutti gli attacchi; i carri armati britannici che avrebbero dovuto precedere la fanteria rimasero indietro bloccati dalle avarie e intrappolati nel fango, mentre i cannoni trainati dai cavalli non riuscivano a procedere nel terreno sconvolto. Nonostante la speranza di una facile vittoria, al quarto giorno di combattimenti gli attaccanti erano allo stremo. I canadesi riuscirono a conquistare il crinale, ma il 15 aprile, in seguito alle crescenti perdite, Haig sospese l'attacco; col metro in uso sul fronte occidentale poteva considerarsi una vittoria: gli anglo-canadesi avevano infatti aperto una breccia larga sei chilometri nella prima linea tedesca che ne misurava sedici[98].

Nell'inverno 1916-17 la tattica aerea tedesca venne migliorata, fu aperta una scuola per piloti da caccia a Valenciennes, e vennero introdotti aerei migliori con mitragliatrici binate[99]. Il risultato furono perdite quasi disastrose per la forza aerea alleata, particolarmente per i britannici, che soffrivano per aerei antiquati, scarso addestramento e tattiche rudimentali. Durante l'attacco ad Arras i britannici persero 316 equipaggi, contro 114 dei tedeschi, in quello che per i Royal Flying Corps fu l'"aprile di sangue"[100].

Mitraglieri britannici in azione antiaerea nel settore di Arras.

Il 16 aprile i francesi, con venti divisioni dispiegate su un fronte di quaranta chilometri, attaccarono a loro volta i tedeschi attestati sul fiume Aisne. L'offensiva, ideata dal generale Nivelle da cui prese il nome, fu un disastro, benché per la prima volta i francesi impiegassero i carri armati. Nivelle aveva previsto un'avanzata di dieci chilometri; dovette fermarsi dopo 600 metri. Aveva previsto circa 15.000 morti, furono quasi 100.000. Dei 128 carri armati entrati in azione, 32 furono messi fuori uso il primo giorno, dei 200 aerei che avrebbero dovuto alzarsi in volo, ne furono disponibili all'inizio dell'attacco solo 131, che ebbero la peggio contro i caccia tedeschi. Non un solo dettaglio andò come previsto: l'attacco al forte di Nogent-L'Abbesse, uno dei forti intorno a Reims dal quale i tedeschi bombardavano sistematicamente la città, fallì miseramente, e due villaggi che si trovavano nella zona dei combattimenti, Nauroy e Moronvillers, furono rasi al suolo. I combattimenti continuarono, il generale Charles Mangin aprì una breccia di sei chilometri nelle linee tedesche, ma il 20 aprile la battaglia venne interrotta, ammettendo lo stesso Nivelle che era impossibile sfondare le linee nemiche. I tedeschi detenevano la supremazia aerea, e il 21 aprile il barone Manfred von Richthofen celebrò la sua ottantesima vittoria[101].

Per tutto maggio i britannici continuarono gli attacchi: in sei settimane di combattimenti i tedeschi arretrarono dai tre agli otto chilometri su un fronte lungo trentacinque, sparando oltre sei milioni di granate. A metà maggio le truppe al comando di Haig avevano compiuto un'avanzata più consistente di quando, due anni e mezzo prima, era cominciata la guerra di trincea: in poco più di un mese avevano conquistato un centinaio di chilometri quadrati di terreno, catturando oltre 20.000 prigionieri e 252 cannoni pesanti. Il carro armato era ormai diventato parte integrante degli attacchi della fanteria britannica. Il 14 maggio, a Magonza, anche i tedeschi sperimentarono il carro armato, due giorni prima che terminasse la battaglia di Arras[102].

Il morale della Francia[modifica | modifica wikitesto]

Nella primavera del 1917 iniziò a serpeggiare un forte risentimento verso la guerra in seno a molti eserciti, soprattutto quello francese, reduce da oltre due anni di una guerra sanguinosa, che vedeva moltiplicarsi il numero dei disertori. Il 26 maggio arrivarono sul territorio francese i primi 1308 soldati statunitensi, ma l'arrivo delle prime truppe d'oltre oceano coincise col momento più drammatico nel settore francese: le diserzioni sempre più numerose si erano trasformate il 27 maggio in un vero e proprio ammutinamento. Ben 30.000 soldati di prima linea avevano abbandonato le trincee e gli accantonamenti sullo Chemin des Dames, portandosi nelle retrovie. I disordini proseguirono: il 1º giugno a Missy-aux-Bois un reggimento di fanteria francese si impadronì della città e nominò un "governo" pacifista; per una settimana regnò il caos in tutto il settore francese del fronte mentre gli ammutinati si rifiutavano di tornare a combattere. Le autorità militari agirono tempestivamente, e sotto il pugno di ferro di Pétain cominciarono gli arresti di massa e si insediarono le corti marziali. I tribunali francesi giudicarono colpevoli di ammutinamento 23.395 soldati, di questi, più di 400 furono condannati a morte, 50 fucilati e gli altri inviati ai lavori forzati nelle colonie penali. Contemporaneamente Pétain introdusse miglioramenti, concedendo alle truppe periodi di riposo più lunghi, congedi più frequenti e rancio migliore; dopo sei settimane gli ammutinamenti erano cessati[103].

I disordini furono di tale portata che fecero capire all'alto comando francese che i soldati non erano più disposti a sopportare i tormenti di una nuova offensiva: avrebbero tenuto la posizione, ma non sarebbero usciti dalle trincee. Tutto il peso dell'offensiva ricadeva quindi sulle spalle delle forze britanniche, che si sarebbero di lì a poco trovate a sostenere il peso della ripresa dei combattimenti in Francia e nelle Fiandre[104].

Le offensive britanniche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi battaglia di Messines e battaglia di Passchendaele.
Trincee tedesche distrutte dai bombardamenti britannici a Messines.
Il campo di battaglia il mattino dopo la prima battaglia di Passchendaele, 12 ottobre 1917.
Il villaggio di Passchendaele prima e dopo la battaglia, completamente polverizzato dai bombardamenti.
« La forza e la resistenza del popolo tedesco sono ormai logore da indurre a ritenerne possibile il crollo entro quest'anno »
(Sir Douglas Haig, 5 giugno 1917[105])

Il 7 giugno i britannici lanciarono la loro seconda offensiva in due mesi lungo il crinale di Messines-Wytschaete. L'attacco fu preceduto nelle prime ore del mattino da una spaventosa esplosione, percepita fino alla città di Lilla occupata dai tedeschi a venticinque chilometri di distanza[106]; le squadre di minatori britannici avevano scavato sotto le linee nemiche diciannove mine dal potenziale esplosivo di 500 tonnellate. A Messines l'effetto delle esplosioni fu devastante, si ritiene che furono uccisi all'istante oltre 10.000 tedeschi, migliaia rimasero storditi e 7354 furono presi prigionieri. Alle esplosioni seguì un massiccio bombardamento con 2266 pezzi d'artiglieria, per riprendere il terreno perso nella prima battaglia di Ypres del 1914, che tuttavia non furono sufficienti per scacciare i tedeschi; l'offensiva si arrestò per il terreno fangoso, ed entrambe le parti soffrirono perdite consistenti[107].

Ad una settimana di distanza dallo scoppio delle mine e dalla ritirata dei tedeschi attestatisi poco più a est, il fronte ripiombò nello stallo, ma la volontà di continuare a combattere non venne meno nonostante gli orrori della guerra di trincea[108], nonostante il caos in Russia, nonostante gli ammutinamenti francesi[109].

Intanto l'8 giugno il generale John Pershing, comandante delle truppe statunitensi in Europa sbarcò a Liverpool con il suo Stato maggiore, il 26 giugno arrivò in Francia il primo grosso contingente statunitense forte di 140.000 uomini, ma il loro arrivo non modificò la situazione nei piani di battaglia: quei soldati dovevano ancora essere addestrati e attendere quindi i rinforzi che avrebbero cominciato ad arrivare solo tre mesi dopo[107].

Un'offensiva sul fronte occidentale fu fortemente caldeggiata da Haig, e nonostante l'impiego delle truppe statunitensi fosse ancora lontano, il 31 luglio i britannici avrebbero nuovamente attaccato sul saliente di Ypres e come primo obiettivo venne prefissato il villaggio di Passchendaele. Le truppe britanniche inizialmente avanzarono con successo nonostante le ingenti perdite, e nei primi tre giorni di battaglia furono catturati oltre 5000 tedeschi per un'avanzata che variava dai due ai quattro chilometri. Nel frattempo sul fronte orientale le forze russe sconvolte dalle avvisaglie della rivoluzione, si ritiravano inesorabilmente sotto i colpi delle truppe tedesche e austro-ungariche[110].

I veterani canadesi di Vimy e di quota 70 si unirono alle provate truppe dell'ANZAC e alle forze britanniche e presero il villaggio di Passchendaele il giorno 30 nonostante la pioggia battente che aveva trasformato il terreno in una palude. L'offensiva venne ripresa con vigore il 10 agosto, ma dopo quattro giorni i violenti acquazzoni bloccarono le operazioni. Gli attacchi continuarono per tutto agosto e tutto settembre ma i tedeschi iniziarono una serie di contrattacchi ad inizio di ottobre che consentirono loro di prendere oltre 20.000 prigionieri[111]. Haig preparò un'ennesima offensiva per il 9 ottobre che però fu nuovamente interrotta dalle piogge, i campi si trasformarono in pantani, e il 13 Haig sospese l'attacco che avrebbe dovuto portare le truppe britanniche a Passchendaele. Dopo la terza battaglia di Ypres, gli Alleati erano tuttavia più ottimisti che dopo la Somme, avendo conquistato una maggiore porzione di territorio con minori perdite[112], mentre per i tedeschi l'offensiva fu un duro colpo; perdite assai elevate e morale a terra, morti e feriti furono circa 400.000, quasi il doppio dei britannici, in quello che il generale Hermann von Kuhl definì:

« [...] il più grande martirio della prima guerra mondiale [in cui] nessuna divisione riusciva a resistere più di una settimana in quell'inferno[113]»

Cambrai[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi battaglia di Cambrai.

Il 23 ottobre sull'Aisne i francesi lanciarono un attacco circoscritto alle posizioni tedesche sullo Chemin des Dames; l'assalto venne preceduto da sei giorni di bombardamento a cui seguì l'attacco di otto divisioni e ottanta carri armati francesi che riuscirono ad avanzare per tre chilometri e mezzo facendo 10.000 prigionieri e strappando ai tedeschi un importante punto di osservazione a Laffaux. I tedeschi si ritirarono quasi senza combattere attestandosi tre chilometri e mezzo più in basso; il loro impegno in quel momento era soprattutto rivolto sul fronte italiano, dove le forze austro-tedesche stavano sfondando a Caporetto[114]. Il 26 ottobre Haig tentò ancora di sfondare a Passchendaele, il 30 i canadesi entrarono finalmente nel villaggio nonostante gravissime perdite, ma ne furono ricacciati subito dopo. Intanto sul fronte orientale la guerra cedeva rapidamente il passo alla rivoluzione: ad inizio novembre il potenziale bellico della Russia, che fino a quel momento era stata il braccio orientale dell'Intesa, non esisteva più. Con la Russia immobilizzata, gli Alleati si prodigarono per mantenere la spinta offensiva sugli altri fronti mentre sul fronte italiano stava dilagando il panico[115].

Il 10 novembre la battaglia di Passchendaele terminò; dal 31 luglio gli Alleati erano avanzati di sette chilometri pagando il prezzo di 62.000 morti e 164.000 feriti, mentre tra le file tedesche i morti furono 83.000 e i feriti 250.000 con 26.000 prigionieri. Dal momento che le forze russe non esistevano più e gli italiani erano stati ricacciati sul Piave, il peso delle offensive passò del tutto sulle spalle anglo-francesi.

L'inaffidabilità dei cingoli fu uno dei maggiori problemi che afflissero i carri armati britannici durante l'offensiva di Cambrai.

Il 20 novembre, per la prima volta nella storia militare, il peso principale dell'attacco ricadde sui carri armati lanciati verso la città di Cambrai e i territori alle sue spalle. Durante la battaglia di Cambrai (la terza grande offensiva del 1917), i britannici attaccarono con 324 carri, di cui un terzo tenuto come riserva, e dodici divisioni, contro due divisioni tedesche. I carri demolirono i reticolati e nel giro di qualche ora sfondarono le linee nemiche su tutta la lunghezza del fronte[116]. Nonostante l'impeto iniziale, i carri che furono fermati dall'artiglieria tedesca e dai guasti meccanici nei salienti di Flesquières e Mesnières, a neppure metà strada da Cambrai, raggiunsero il numero di trentanove[117]. Il 23 gli Alleati furono bloccati al bosco Bourlon: l'effetto sorpresa dei carri stava svanendo e le perdite iniziavano a salire, a fine novembre iniziò a cadere la prima neve e alla guerra coi carri subentrò la guerra all'arma bianca fino al 27 novembre quando i britannici furono costretti a sospendere l'attacco. Cambrai sarebbe rimasta distante e irraggiungibile. Il 30 novembre i tedeschi contrattaccarono avanzando per circa cinque chilometri, con un attacco congiunto di armi chimiche e aerei nel ruolo di supporto ravvicinato alle truppe di terra. La battaglia di Cambrai, che inizialmente sembrò volgere favorevolmente agli Alleati, si risolse in due settimane con un fallimento. Le potenze alleate erano in difficoltà su tutti i fronti, la Russia iniziò i contatti per un trattato di pace e 44 divisioni tedesche furono spostate da oriente ad occidente, in Italia gli austriaci erano nei pressi di Venezia e sul fronte occidentale l'offensiva di Cambrai non mutò la situazione, vigendo ancora una situazione di stallo[118].

Il 1917 si avviava verso la conclusione e le prospettive di pace in Europa apparivano molto lontane; il cessate il fuoco sul fronte orientale non fu altro che il preludio per la Russia di una sanguinosa guerra civile. A Costantinopoli nel 1917 morirono di stenti circa 10.000 persone, nell'Impero austro-ungarico la fame provocò tumulti a Vienna e Budapest, in Germania in quello stesso anno più di 250.000 civili morirono di fame in conseguenza del blocco britannico.[119].

Le offensive finali[modifica | modifica wikitesto]

Soldati tedeschi su un carro A7V a Roye, nella Somme, 21 marzo 1918.

Erich Ludendorff, che insieme a Paul von Hindenburg era il comandante supremo dell'esercito tedesco dopo la cacciata di Falkenhayn seguente il fallimento di Verdun, concluse che la sola opportunità di vittoria per la Germania consistesse in un attacco decisivo sul fronte occidentale in primavera, ossia prima che il potenziale americano diventasse significativo. Il 3 marzo 1918 fu firmato il trattato di Brest-Litovsk, e la Russia si ritirò dalla guerra. Questo rese disponibili 44 divisioni tedesche del fronte orientale per uno spostamento ad ovest, portando il vantaggio tedesco a 192 divisioni contro 173 alleate. Le forze tedesche erano poi addestrate alle nuove tattiche d'assalto già impiegate con successo sul fronte orientale[120]. Ludendorff decise un attacco contro le forze britanniche, considerate tatticamente inferiori alle francesi e sfavorite nel rapporto di forze; anche la conformazione del territorio era favorevole ai tedeschi, che contavano di aggirarle ai fianchi e tagliarne la ritirata, trasformando una vittoria tattica (lo sfondamento e l'accerchiamento) in una vittoria strategica (la distruzione delle forze britanniche). L'idea di Ludendorff si basava su una massiccia offensiva finalizzata a separare i francesi dai britannici, per sospingere questi ultimi in direzione dei porti sulla Manica. L'attacco avrebbe combinato le nuove tattiche delle truppe d'assalto con l'uso di aerei da attacco al suolo, e uno sbarramento d'artiglieria accuratamente pianificato comprendente pure l'uso di gas[121].

L'offensiva tedesca di primavera[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi offensiva di primavera.

Dal gennaio 1918 truppe statunitensi sbarcavano settimanalmente in Francia, dopo quarantadue mesi e mezzo dall'inizio della guerra la presenza delle truppe di Pershing sul campo di battaglia era un dato di fatto. Il 23 febbraio per la prima volta le truppe statunitensi presero parte ad un'azione a Chevregny insieme ai francesi, con due ufficiali e 24 soldati.

Mentre le truppe tedesche dilagavano ad oriente il 21 marzo Ludendorff lanciò una grande offensiva che, in caso di successo, avrebbe consentito alla Germania di vincere la guerra[122]. L'"operazione Michael"[123] fu la prima delle offensive tedesche; quasi riuscì a separare i due eserciti alleati, con un'avanzata di circa 65 chilometri nei primi otto giorni, portando le linee del fronte verso ovest di più di 100 chilometri, con Parigi entro il raggio dell'artiglieria per la prima volta dal 1914. Le conquiste fatte dai tedeschi durante l'offensiva furono impressionanti per gli standard del fronte occidentale: 90.000 prigionieri catturati, 1.300 cannoni presi, 212.000 soldati nemici morti o feriti e un'intera armata britannica (la quinta) messa fuori combattimento. Le perdite tra i tedeschi furono comunque alte (239.000 tra ufficiali e soldati); alcune divisioni furono ridotte alla metà dei loro effettivi, molte compagnie poterono contare solo 40 o 50 uomini[124]. L'offensiva riuscì a sfondare il sistema difensivo inglese, ma furono necessari tre giorni invece che uno, e ciò permise ai britannici di far affluire le riserve e vanificare ogni significativo sfruttamento. La fiducia di Ludendorff non si spense, e all'operazione Michael seguirono altri tre attacchi. Il 27 maggio alle prime luci dell'alba, 4.000 pezzi d'artiglieria tedesca aprirono il fuoco sul fronte dell'Aisne, cominciò così la terza battaglia dell'Aisne; il 29 i tedeschi entrarono a Soissons e il 30 maggio arrivarono sulla Marna a 60 km da Parigi. Il 3 giugno attraversarono la Marna pronte ad attaccare Chateau-Thierry difesa dalle truppe statunitensi[125]. Il 7 giugno i tedeschi attaccarono fra Montdidier e Compiègne con un bombardamento di potenza inaudita: furono sparati 750.000 proiettili all'iprite, al fosgene e alla difenilcloroarsina, per un totale di 15.000 tonnellate di gas; alle 4.30 del mattino entrò in azione la fanteria che avanzò per più di 8 chilometri facendo 8.000 prigionieri[126]. L'ultima offensiva tedesca scattò il 14 luglio, ma ad inizio agosto lo slancio tedesco su tutto il fronte cessò, mentre quasi un milione di soldati americani erano giunti in Francia a dar manforte agli Alleati. Le truppe tedesche erano ad un soffio dalla vittoria, ma esauste e dissanguate dalle enormi perdite smisero di avanzare, anzi, cominciarono lentamente a indietreggiare, in una lenta ritirata che terminò solo l'11 novembre 1918[127].

I raid navali britannici[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi primo raid di Ostenda, secondo raid di Ostenda e raid di Zeebrugge.
Le HMS Intrepid ed Iphigenia affondate come blocco all'ingresso del canale.

Verso la fine della guerra la Royal Navy si pose il problema di interdire le azioni delle unità leggere e degli U-Boot della Kaiserliche Marine che partivano dai porti del Belgio occupato. Benché i successi contro gli U-Boot della marina britannica si moltiplicassero, questi venivano prodotti ad una velocità pari a quella con cui venivano distrutti e colpivano le rotte di rifornimento britanniche attraverso la Manica rappresentando una continua minaccia alle vie di rifornimento della British Expeditionary Force impegnata sul continente. Per l'estate era poi previsto l'arrivo di numerose truppe americane con i relativi rifornimenti per cui occorreva chiudere "uno dei covi da cui i sommergibili nemici minacciavano le comunicazioni con gli Alleati"[128].

Gli attacchi vennero sferrati nella tarda primavera del 1918. Il primo raid di Ostenda (parte dell'operazione ZO) venne compiuto dalla Royal Navy con l'obiettivo di bloccare l'accesso al porto omonimo, che veniva largamente utilizzato dalla Kaiserliche Marine come base per gli U-Boot e il naviglio leggero. Il vicino porto di Bruges fu oggetto di un contemporaneo attacco.

Il 23 aprile tre vecchi incrociatori britannici accompagnati da una consistente forza navale d'appoggio, furono affondati nel braccio di mare antistante la base dei sottomarini. Il molo fortificato che proteggeva il porto venne cannoneggiato e molte delle sue strutture demolite; il viadotto che lo collegava alla ferrovia fu fatto saltare. Una delle navi, la HMS Thetis, affondò prima del necessario dopo l'urto contro un'ostruzione lasciando alle altre due il compito di bloccare il canale; la Iphigenia e la Intrepid affondarono come previsto nel punto più stretto, ma il blocco durò solo pochi giorni in quanto i tedeschi rimossero due moletti collocati su un lato del canale, liberando così un varco per gli U-Boot con l'alta marea; in tre settimane i tedeschi riuscirono ad approntare una deviazione e i sottomarini ripresero indisturbati a pattugliare il mare del Nord e dintorni. L'incursione fu un fallimento e costò ai britannici 200 morti e 400 feriti. L'opinione pubblica britannica si entusiasmò per il raid a Zeebrugge, viceversa si interessò meno all'attacco al canale di Ostenda, che pure conduceva alla base dei sottomarini di Bruges[129].

Tre settimane dopo il fallimento, venne lanciato un secondo attacco che ebbe maggior successo, con l'affondamento di una nave all'imbocco del canale, senza riuscire però a chiudere completamente il passaggio. A ideare l'operazione era stato il vice-ammiraglio Roger Keyes; sebbene presentata da John Jellicoe nel 1917, non venne appoggiata dall'Ammiragliato britannico fino alla presentazione di un progetto dettagliato. Nuovi piani per attaccare la zona durante l'estate del 1918 non vennero messi in atto e le basi tedesche in zona rimasero una minaccia costante fino alla fine del conflitto, quando la città venne liberata dalle forze di terra francesi e britanniche[130].

Il contrattacco alleato[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi offensiva dei cento giorni.

Già in luglio Ferdinand Foch diede inizio alla prevista controffensiva sulla Marna prodottasi in seguito agli attacchi tedeschi. In agosto il saliente era stato sgomberato, e grazie allo slancio e alla presenza ormai massiccia delle truppe fresche di Pershing gli Alleati continuarono le controffensive. L'8 agosto partì la seconda offensiva, lanciata due giorni dopo la precedente. L'attacco interessò truppe franco-britanniche, e vide l'impiego di 600 carri e 800 aerei; ebbe successo, tanto che Ludendorff definì l'8 agosto come "il giorno nero dell'esercito tedesco"[131]. L'assalto fu il primo di quelli che Foch chiamava "attacchi di liberazione" contro la nuova linea tedesca, che proseguirono il 15 agosto con un nuovo contrattacco sulla Somme, mentre a Parigi si riuniva il neocostituito Consiglio Interalleato per gli approvvigionamenti, che gettò i piani per la continuazione della guerra almeno fino al 1919[132]. Su tutto il fronte gli Alleati continuavano ad avanzare cacciando i tedeschi da Compiègne, Antheuil-Portes, Lassigny, sulla Somme conquistarono Thiepval e bosco Mametz mentre il 27 le truppe tedesche iniziarono ad evacuare le Fiandre abbandonando i territori conquistati quattro mesi prima. Ludendorff aveva optato per una strategia difensiva cercando in tutti i modi di tenere la Linea Hindenburg, ma ormai il morale delle truppe tedesche era a terra. A fine agosto i tedeschi lasciarono l'Aisne sotto i colpi del generale Mangin, ad inizio settembre i canadesi iniziarono i primi assalti alla Hindenburg e il 3 settembre Foch diede l'ordine perentorio di attaccare senza sosta per tutta la lunghezza del fronte occidentale. L'11 agosto gli statunitensi attaccarono Saint-Mihiel che venne conquistata il 13, liberando un saliente in mano nemica da quattro anni[133]. Il 25 settembre iniziò poi la battaglia della Mosa-Argonne a cui parteciparono dieci divisioni americane; le due operazioni insieme valsero la conquista di oltre 500 chilometri quadrati di territorio[134].

La Germania aveva visto il proprio potenziale umano gravemente compromesso da quattro anni di guerra trovandosi poi in gravi difficoltà dal punto di vista economico e sociale. Il 1º ottobre i britannici si apprestavano a superare la Hindenburg lungo il canale di St. Quentin e gli statunitensi a sfondare nelle Argonne; Ludendorff si recò direttamente dal Kaiser per chiedergli di avanzare immediatamente una proposta di pace, dando grossa parte della colpa alle «idee spartachiste e socialiste che avvelenavano l'esercito tedesco»[135]. Le battaglie infuriavano ancora quando il 2 ottobre la prima rivoluzione tedesca scoppiò. Il 4 ottobre il principe Max von Baden telegrafò a Washington per richiedere l'armistizio[136]. La Germania pur essendo nello scompiglio non era precipitata nell'anarchia né aveva deciso di arrendersi: l'8 ottobre Wilson respinse la proposta, e l'11 i tedeschi iniziarono a ritirarsi su tutto il fronte senza però rinunciare a combattere[137]. L'offensiva dei cento giorni diede il colpo finale, e dopo questa serie di sconfitte le truppe tedesche iniziarono ad arrendersi in numero sempre crescente. Quando finalmente gli Alleati ruppero il fronte tedesco, la monarchia imperiale tedesca giunse al collasso, e i due comandanti dell'esercito, Hindenburg e Ludendorff, dopo aver tentato invano di convincere il Kaiser a combattere ad oltranza, si fecero da parte[138].

La resa delle forze tedesche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Armistizio di Compiègne.

Il 30 ottobre l'Impero ottomano firmò l'armistizio di Mudros con gli Alleati, il 3 novembre l'Austria-Ungheria firmò l'armistizio di Villa Giusti con l'Italia; solo sul fronte occidentale si continuava a combattere. Gli Alleati avanzavano inesorabilmente raggiungendo il confine belga mentre il Kaiser lasciò Berlino per Spa, dove si stava discutendo una sua eventuale abdicazione a favore del giovane figlio; la maggioranza dei partiti politici del Reichstag era favorevole all'ipotesi: il Kaiser avrebbe dovuto farsi da parte per la sopravvivenza della dinastia. L'imperatore si indignò, e con il pieno appoggio di Hindenburg si rifiutò di lasciare il trono[139]. Gli statunitensi il 6 novembre raggiunsero i dintorni di Sedan e i canadesi entrarono in Belgio, mentre Groener, tornato da Spa dopo quattro giorni passati al fronte, comunicò personalmente al Kaiser la necessità di firmare l'armistizio entro il 9 novembre: la flotta tedesca si era ammutinata, la rivoluzione appariva imminente mentre le truppe si rifiutavano di sparare sui rivoluzionari. La mattina del 7 novembre i delegati tedeschi si riunirono a Spa e furono condotti oltre le linee del fronte verso la foresta di Compiègne in territorio francese. Intanto a Berlino la maggioranza socialista del parlamento chiese l'abdicazione del Kaiser; al rifiuto di questi, i deputati si dimisero in blocco e indissero uno sciopero generale in tutto il paese; neppure la richiesta telefonica di von Baden fece cambiare idea all'imperatore[140]. La sera dell'8 novembre l'ammiraglio Paul von Hintze comunicò al Kaiser che la sua Marina non avrebbe più obbedito ai suoi ordini. La mattina del giorno dopo i delegati arrivarono a Compiègne. La Germania era al collasso: i rivoluzionari avevano in mano i principali nodi ferroviari e la città di Aquisgrana, molti soldati avevano abbracciato la rivoluzione, e la superiorità militare alleata stava schiacciando le truppe al fronte. Il 10 novembre, mentre i canadesi entravano a Mons[141], il governo tedesco accettò le condizioni di resa, alle 5.30 del mattino dell'11 novembre venne firmato l'armistizio che sarebbe entrato in vigore alle ore 11[142]. I combattimenti continuarono per tutta la mattina dell'11 novembre fino a che le lancette degli orologi non segnarono le ore 11:

« Ci fu un attimo di silenzio e di attesa, poi si udì uno strano mormorio, che gli osservatori in posizione molto arretrata rispetto al fronte paragonarono al soffio di una leggera brezza. Erano gli uomini che esultavano dal Vosgi fino al mare[143]»

La guerra era finita, un tripudio di festeggiamenti coinvolse le capitali delle potenze vincitrici, ma in Francia Pershing era irritato perché il suo consiglio di costringere i tedeschi alla resa sul campo non era stato ascoltato:

« Suppongo che la nostra campagna sia conclusa, ma quale enorme differenza avrebbe fatto qualche giorno ancora di guerra. [...] la mia paura è che la Germania non abbia capito di averle prese. Se ci avessero dato un'altra settimana, glielo avremmo fatto capire. »

I tedeschi, con le truppe ancora in armi, le trincee piene di uomini, le artiglierie in posizione, il suolo francese e belga occupato, si sentirono traditi da coloro che avevano firmato l'armistizio consegnando la vittoria agli Alleati sul tavolo dei negoziati. Quel giorno il generale Karl von Einem, comandante della 3ª armata, disse alle sue truppe:

« Il fuoco è cessato. Non sconfitti...voi concludete la guerra in territorio nemico[144]»

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conferenza di pace di Parigi (1919), trattato di Versailles (1919) e conseguenze della prima guerra mondiale.
Aerei tedeschi di preda bellica sfilano tra le strade di Londra, novembre 1918.
Truppe francesi in parata a Coblenza.
Freikorps della Marienbrigade Erhardt durante il putsch di Kapp.

La disfatta aveva portato in Germania il crollo delle istituzioni imperiali, la proclamazione della repubblica e la costituzione di un governo la cui autorità non era riconosciuta nemmeno nelle strade di Berlino. Anche l'esercito cadde nello sconforto, le unità delle retrovie avevano contribuito al rovesciamento della monarchia, mentre le armate impiegate al fronte venivano condotte in patria e smobilitate[145]. Tra il 1º e il 4 dicembre le truppe britanniche, statunitensi e francesi varcarono la frontiera tedesca e oltrepassarono il Reno occupando rispettivamente Colonia, Coblenza e Magonza, città che mal si assoggettavano alla presenza degli occupanti, i quali secondo una convinzione sempre più diffusa, non avevano sconfitto la Germania sul campo, ma si erano assicurati l'armistizio per l'incapacità dei governanti tedeschi di scongiurare la rivoluzione e il repubblicanesimo[146]. Fin dai primi giorni di pace l'infamante marchio della sconfitta e la gravità della situazione economica costituirono uno stimolo per le forze della rivoluzione e del fanatismo in Germania, Austria e Ungheria.

« Mai invero nella storia del mondo [...] un popolo ha dovuto confrontarsi con condizioni di armistizio tanto terribili e ha dovuto prendere atto della sua totale sconfitta, benché nessuno dei suoi avversari abbia ancora messo piede sul suo suolo [...] l'uomo della strada non riesce a capire che cosa sia accaduto così all'improvviso, e si sente completamente disorientato. »

Queste le parole con cui Arthur Ruppin, sionista tedesco, scriveva sul suo diario il 7 dicembre 1918[147]. Intanto, mentre i prigionieri di entrambi gli schieramenti tornavano nei rispettivi Paesi e a Berlino Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg venivano uccisi da forze paramilitari di estrema destra, il 18 gennaio si aprì la conferenza di pace di Parigi, in una data che suonava offensiva ai tedeschi, poiché si trattava dello stesso giorno in cui era stato solennemente proclamato l'impero quarantanove anni prima.

« La Germania accetta la responsabilità propria e dei suoi alleati di aver provocato tutte le perdite e i danni che gli Alleati, i governi associati e le loro nazioni hanno dovuto subire a causa di una guerra che è stata loro imposta dall'aggressione della Germania e dei suoi alleati»

Questa fu una delle clausole del trattato. Mai una frase avrebbe avuto ripercussioni così negative e violente. Proprio la clausola della "colpevolezza" per come fu percepita dalla Germania ed enfatizzata dai suoi politici, sarebbe divenuta il bersaglio dell'ex caporale Adolf Hitler. Nella popolazione nacque il mito secondo cui l'esercito non fosse stato sconfitto, ma abbandonato dal governo e tradito dai nemici interni, la Dolchstoßlegende; ciò in seguito sarebbe stato sfruttato dalla propaganda nazista per giustificare almeno in parte l'abbattimento della Repubblica di Weimar[148].

Al discorso di apertura della conferenza di Versailles, il capo della delegazione tedesca, conte Ulrich von Brockdorff-Rantzau si rifiutò di firmare la clausola dell'ammissione di colpevolezza, puntando il dito sul blocco navale ancora in vigore che stava mietendo migliaia di vittime nella popolazione. Gli Alleati risposero che il blocco sarebbe continuato fino a che non fosse stato ratificato il trattato. La bozza finale fu ricevuta dalla delegazione tedesca il 7 maggio 1919, il 29 la stessa delegazione presentò un memorandum di protesta contro le proposte avanzate dagli Alleati, in cui accettarono di disarmare in anticipo ma a patto che la riduzione degli armamenti fosse di dimensioni analoghe a quella degli Alleati; accettarono di rinunciare alla sovranità in Alsazia e Lorena, ma proponevano si tenesse un plebiscito; accettarono entro certi limiti di pagare i danni di guerra ma rifiutarono di assumersene la colpa. La risposta degli Alleati fu perentoria, la guerra era un ricordo ancora troppo vivo: «non possono ora sfuggire alle conseguenze delle loro azioni» fu la risposta di Lloyd George. Il 22 giugno a Versailles i delegati acconsentirono alla firma del trattato, tranne che per la clausola della dichiarazione di "colpevolezza", e mentre i rappresentanti alleati si stavano preparando a discutere questo nuovo gesto di sfida, arrivò la notizia dell'autoaffondamento della flotta tedesca a Scapa Flow[149]. Fu immediatamente deciso non solo di rifiutare qualsiasi modifica al trattato, ma di concedere ai tedeschi solo ventiquattr'ore di tempo per sottoscriverlo[150]. Per non diventare oggetto di riprovazione generale il governo tedesco si dimise, ma Friedrich Ebert rifiutò le dimissioni e chiese a Hindenburg se la Germania avrebbe potuto difendersi nel caso di una recrudescenza delle ostilità; per tutta risposta Hindenburg uscì dalla stanza, e solo quattro ore prima della scadenza il governo autorizzò la firma del trattato. Il 28 giugno il trattato fu siglato: i termini della pace dettati dalle potenze vincitrici erano umilianti e avrebbero cancellato la Germania come potenza militare ed economica. Il trattato di Versailles riportò alla Francia la provincia di confine dell'Alsazia-Lorena, importante per i giacimenti di carbone nella Ruhr, limitò severamente il numero di effettivi dell'esercito a 100.000 unità e vietò la ricostituzione di una forza aerea e di una marina militare. La riva occidentale del Reno sarebbe stata demilitarizzata, e il canale di Kiel aperto al traffico internazionale.

Quattro imperi erano caduti nel 1918, e con essi, i loro sovrani. Il Kaiser andò in esilio nei Paesi Bassi, ma in Germania la violenza non diminuì. La nazione sconfitta divenne vittima di coloro che cercavano una soluzione militarista ai suoi problemi; la Repubblica di Weimar sopravvisse per un certo periodo ai diversi attentati alla sua esistenza: Kapp a Berlino nel marzo 1920, Hitler a Monaco nel 1923. Nelle file degli anonimi sostenitori di Hitler, nel giorno del tentato putsch, fu notata l'imbarazzante presenza di un famoso eroe di guerra, il generale Ludendorff. La Repubblica riaffermò la propria autorità, come peraltro riuscì a fare in tutto il decennio successivo, il governo di Weimar riuscì a trattare una riduzione delle riparazioni di guerra, e nel 1925 a Locarno la Germania fu ammessa a far parte del sistema di sicurezza europeo. Ma nel 1933 l'ascesa di Hitler spazzò via per molto tempo quella stabilità che poteva segnare il definitivo ritorno della Germania nel consesso delle nazioni europee[151].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Australia in the First World War, Australian War Memorial. URL consultato il 28 agosto 2011.
  2. ^ (EN) Canada in the First World War, Veteran Affairs Canada, 1992. URL consultato il 28 agosto 2011.
  3. ^ (EN) Gordon Corrigan, Sepoys in the Trenches: The Indian Corps on the Western Front 1914–1915, Spellmount Ltd., 1999, ISBN 1-86227-354-5..
  4. ^ (EN) New Zealand in the First World War, New Zealand's History Online. URL consultato il 28 agosto 2011.
  5. ^ TAIF: Truppe Ausiliarie Italiane in Francia, cimeetrincee.it. URL consultato il 28 agosto 2011.
  6. ^ Il Portogallo nella prima guerra mondiale, albertorosselli.it. URL consultato il 28 agosto 2011.
  7. ^ Con l'ingresso degli Stati Uniti in guerra, anche il Brasile si schierò a fianco delle forze dell'Intesa. Le principali nazioni coinvolte in guerra, lagrandeguerra.net. URL consultato il 28 agosto 2011.
  8. ^ James H McRandle, The Blood Test Revisited: A New Look at German Casualty Counts in World War I, a cura di James Quirk, The Journal of Military History, pp. 667,701.
  9. ^ a b A. Horne, p. 9.
  10. ^ a b A. Horne, p. 13.
  11. ^ a b c A. Horne, p. 15.
  12. ^ a b A. Horne, p. 16.
  13. ^ La percentuale di disertori alla mobilitazione venne preventivata intorno al 13%, in realtà alla vigilia del conflitto fu inferiore all'1,5%; durante il primo anno di guerra i disertori furono solo 509 - A. Horne, p. 16.
  14. ^ A. Horne, p. 18.
  15. ^ a b P. Davis, p. 466.
  16. ^ A.Horne, p. 11.
  17. ^ A. Horne, p. 10.
  18. ^ A. Horne, p. 20.
  19. ^ a b A. Horne, p. 21.
  20. ^ a b M. Gilbert, p. 17.
  21. ^ Fatto che impegnò i vertici militari tedeschi e soprattutto Alfred von Schlieffen che in quest'ottica elaborò l'omonimo piano di guerra su due fronti
  22. ^ M. Gilbert, pp. 19,20.
  23. ^ M. Gilbert, p. 21.
  24. ^ M. Gilbert, pp. 26,27.
  25. ^ M. Jürgs, pp. 15,16,17.
  26. ^ M. Gilbert, pp. 44,45.
  27. ^ a b c d M. Gilbert, p. 46.
  28. ^ Firmata nel 1904 allo scopo di dirimere le annose questioni per l'Egitto e il Marocco, l'"Intesa cordiale" definì tra Francia e Gran Bretagna il reciproco riconoscimento di sfere d'influenza coloniale. Vedi: M. Gilbert, p. 50.
  29. ^ L. Albertini, Vol.III pp. 393-394.
  30. ^ M. Gilbert, pp. 51,52.
  31. ^ Il piano d'attacco francese d'anteguerra, inteso a invadere l’Alsazia-Lorena subito dopo lo scoppio delle ostilità. L'offensiva principale fu lanciata il 14 agosto con attacchi a Sarrebourg in Lorena e Mulhouse in Alsazia. Vedi: William R. Griffiths, The Great War, Square One Publishers, Inc., 2003, ISBN 0-7570-0158-0.
  32. ^ M. Gilbert, p. 55.
  33. ^ M. Gilbert, pp. 64,65.
  34. ^ T. Griess, pp. 22-24,25-26.
  35. ^ Il ministero della marina tedesco era sicuro di riuscire ad impedire ai britannici di raggiungere i porti francesi e belgi, ma quando gli ammiragli comunicarono al capo di stato maggiore von Moltke che avrebbero potuto fermare le truppe britanniche durante la traversata, questi si oppose osservando:
    « Non è necessario, anzi sarà tanto di guadagnato per noi se le armate occidentali riusciranno a sistemare in un sol colpo anche gli inglesi insieme ai francesi e ai belgi »
    Vedi: M. Gilbert, p. 53.
  36. ^ M. Gilbert, pp. 71,73.
  37. ^ M. Gilbert, pp. 78,79,81.
  38. ^ Alle 23 del 1º settembre l'alto comando francese ricevette dallo spionaggio un'informazione preziosa. Un ufficiale tedesco della 1ª armata, dopo aver sbagliato strada, si imbatté in una pattuglia francese che lo uccise; questi in tasca aveva una mappa con l'esatta posizione delle truppe di von Kluck e soprattutto le direttrici di avanzata. Vedi: M. Gilbert, p. 91.
  39. ^ M. Gilbert, pp. 83,89,91.
  40. ^ Alcune pattuglie di cavalleggeri tedeschi si spinsero addirittura fino a Ecouen, a soli 13 chilometri dalla capitale. Vedi: M. Gilbert, p. 93.
  41. ^ M. Gilbert, pp. 93,101.
  42. ^ B. Gudmundsson, pp. 82,83.
  43. ^ B. Gudmundsson, p. 83.
  44. ^ T. Griess, pp. 31,37.
  45. ^ M. Gilbert, pp. 112,114,118.
  46. ^ M. Gilbert, pp. 118,119,120.
  47. ^ M. Gilbert, p. 122.
  48. ^ M. Gilbert, pp. 129,130.
  49. ^ M. Gilbert, pp. 147,152.
  50. ^ M. Jürgs, pp. 7,8.
  51. ^ Michael J. Lyons, World War I: A short history, Prentice Hall, 2000, p. 112, ISBN 0-13-020551-6.
  52. ^ J. Fuller, pp. 166-167.
  53. ^ B. Gudmundsson, pp. 181,182,195.
  54. ^ J. Fuller, pp. 172,173.
  55. ^ B. Gudmundsson, p. 126.
  56. ^ M. Gilbert, pp. 183,184.
  57. ^ M. Gilbert, pp. 205,206.
  58. ^ B. Gudmundsson, pp. 66,67.
  59. ^ 68.100 tonnellate per la Germania contro le 68.905 tonnellate per gli Alleati. Vedi: B. Gudmundsson, p. 66.
  60. ^ B. Gudmundsson, p. 66.
  61. ^ M. Gilbert, p. 202.
  62. ^ M. Gilbert, p. 203.
  63. ^ M. Gilbert, pp. 207,208,218.
  64. ^ M. Gilbert, p. 239.
  65. ^ M. Gilbert, p. 244.
  66. ^ I tedeschi nel constatare gli effetti devastanti delle loro mitragliatrici contro le ondate di fanti britannici, soprannominarono il luogo della battaglia Das Leichenfeld von Loos ("Il campo dei morti di Loos"). Vedi: M. Gilbert, p. 248.
  67. ^ M. Gilbert, p. 245.
  68. ^ M. Gilbert, pp. 249,272,273.
  69. ^ Lyn MacDonald, The Death of Innocence, Londra, Hodder and Stoughton, 1993, p. 52.
  70. ^ a b B. Gudmundsson, p. 149.
  71. ^ Falkenhayn sostituì von Moltke, a cui fu attribuita la colpa dell'insuccesso del piano Schlieffen, il 14 settembre 1914. Vedi: P. Davis, p. 465. Anche il tenente generale Wilhelm Groener, capo di Stato maggiore nel dopoguerra e fervente ammiratore del piano Schlieffen, pubblicò due studi sulla campagna del 1914, indicando in von Moltke il principale responsabile del fallimento del piano, in quanto ignorò quanto originariamente stabilito dal piano stesso, ossia concentrare lo sforzo sul fianco destro, mentre lui aveva deciso di rafforzare il fianco sinistro impegnato nell'inutile battaglia in Lorena, perdendo il controllo della destra che avrebbe dovuto circondare e chiudere Parigi in un'enorme sacca. Vedi: B. Gudmundsson, p. 43.
  72. ^ Tutto ciò accadde e fu applicato sanguinosamente per quasi dieci mesi, in cui la piazzaforte divenne il teatro di un'immane battaglia di logoramento, che coinvolse entrambi i contendenti. Vedi: P. Davis, p. 467.
  73. ^ A. Horne, pp. 284,316.
  74. ^ A. Gualtieri, p. 9.
  75. ^ a b A. Horne, p. 45.
  76. ^ M. Lyons, p. 143.
  77. ^ B. Gudmundsson, p. 155.
  78. ^ Gli effetti della perdita di Fort Douaumont arrivarono velocemente anche al quartier generale francese, e come prima cosa Joffre acconsentì alla scelta del suo secondo, il generale Edouard De Castelnau, di inviare immediatamente a Verdun la 2ª armata comandata da Philippe Pétain. Vedi: A. Horne, p. 145.
  79. ^ A. Horne, p. 145.
  80. ^ A. Gualtieri, p. 36.
  81. ^ A. Gualtieri, p. 13.
  82. ^ A. Gualtieri, p. 10.
  83. ^ M. Gilbert, p. 342.
  84. ^ A. Gualtieri, p. 76.
  85. ^ Secondo quanto riporta Martin Gilbert: dal 1º luglio al 1º novembre i morti britannici sulla Somme erano 95.675, quelli francesi 50.729 per un totale di 146.404 uomini. Le vittime tedesche erano invece 164.055. I prigionieri in entrambi gli schieramenti furono circa 70.000. Vedi: M. Gilbert, p.365.
  86. ^ A. Gualtieri, p. 90.
  87. ^ A. Gualtieri, pp. 88,89.
  88. ^ M. Gilbert, p. 366.
  89. ^ B. Gudmundsson, p. 59.
  90. ^ Walter Musciano, Eagles of the Black Cross, New York, Ivan Obolensky, 1965, p. 106.
  91. ^ B. Gudmundsson, pp. 59,60.
  92. ^ Come gli Junkers J 1, Halberstadt CL.II e l'Hannover CL.II; questi ultimi due impiegati a Cambrai con successo contro gli Alleati e nelle principali offensive tedesche del 1918. Vedi: B. Gudmundsson, p. 60.
  93. ^ B. Gudmundsson, p. 60.
  94. ^ B. Gudmundsson, p. 64.
  95. ^ M. Gilbert, pp. 365,374,376.
  96. ^ a b M. Gilbert, p. 376.
  97. ^ M. Gilbert, p. 390.
  98. ^ M. Gilbert, pp. 391,392.
  99. ^ B. Gudmundsson, p. 57.
  100. ^ C. Campbell, p. 71.
  101. ^ M. Gilbert, pp. 393,394,395.
  102. ^ M. Gilbert, pp. 402,403.
  103. ^ M. Gilbert, p. 406.
  104. ^ M. Gilbert, p. 407.
  105. ^ M. Gilbert, p. 409.
  106. ^ Vera Brittain ricordò che l'esplosione si senti in tutta l'Inghilterra meridionale che ricordò come
    « una strana scossa, simile ad un terremoto »
    . Vedi: M. Gilbert, p. 410.
  107. ^ a b T. Griess, p. 124.
  108. ^ Così era descritta da un ufficiale diciannovenne la situazione al fronte:
    « [...] la terra ulcerata, cosparsa di cadaveri gonfi e anneriti di centinaia di giovani [...] il fetore nauseabondo della carne imputridita [...] melma densa come porridge, trincee come crepe superficiali e traballanti in un porridge, un fetido porridge sotto il sole. Sciami di mosche e mosconi che si posano a grappoli sulle buche rigurgitanti escrementi. Feriti abbandonati nei crateri fra i cadaveri putrescenti: inermi sotto il sole cocente e le notti pungenti, sotto l'incessante pioggia di granate. Uomini sventrati, senza polmoni, con la faccia accecata, spappolata, le membra saltate in aria. Uomini che gridano e farfugliano. Uomini feriti che agonizzano sui reticolati, finché un getto pietoso di fuoco liquido non li accartoccia come mosche su una candela »
    . Vedi: M. Gilbert, p. 409.
  109. ^ M. Gilbert, p. 411.
  110. ^ M. Gilbert, pp. 429,430,431.
  111. ^ M. Gilbert, pp. 431,442.
  112. ^ Queste ammontarono a 244.897 di cui 66.000 morti circa, mentre sulla Somme le perdite furono 419.654. Vedi: M. Gilbert, p. 442.
  113. ^ M. Gilbert, p. 442.
  114. ^ M. Gilbert, pp. 446,447.
  115. ^ M. Gilbert, pp. 446,454.
  116. ^ M. Gilbert, pp. 457,458,459.
  117. ^ Sette furono bloccati da un unico artigliere, il sottufficiale Kruger, che azionò il suo cannone da solo finché non venne ucciso; fu l'unico soldato semplice tedesco della Grande Guerra ad essere menzionato nei bollettini militari inglesi. Vedi: M. Gilbert, p. 459.
  118. ^ M. Gilbert, pp. 462,463,464.
  119. ^ M. Gilbert, pp. 473,474,475.
  120. ^ B. Gudmundsson, p. 271.
  121. ^ B. Gudmundsson, pp. 272,273.
  122. ^ M. Gilbert, pp. 484,489,491.
  123. ^ S. Marshall, pp. 353,357.
  124. ^ B. Gudmundsson, pp. 284,286.
  125. ^ M. Gilbert, p. 522.
  126. ^ M. Gilbert, pp. 523,534.
  127. ^ B. Gudmundsson, p. 287.
  128. ^ M. Gilbert, p. 506.
  129. ^ M. Gilbert, pp. 506,507.
  130. ^ S. Snelling, p. 248.
  131. ^ T. Griess, pp. 155,156.
  132. ^ M. Gilbert, pp. 545,547.
  133. ^ M. Gilbert, pp. 551-544.
  134. ^ T. Griess, pp. 159,161.
  135. ^ M. Gilbert, p. 569.
  136. ^ M. Gilbert, p. 572.
  137. ^ M. Gilbert, pp. 575-578.
  138. ^ T. Griess, p. 163.
  139. ^ M. Gilbert, p. 592.
  140. ^ M. Gilbert, pp. 598,599.
  141. ^ Entrando a Mons il tenente J.W.Muirhead vide tre cadaveri di soldati inglesi:
    « Ciascuno portava il nastrino di chi aveva combattuto a Mons nel 1914, erano stati uccisi quella mattina da una mitragliatrice »
    . Vedi: M. Gilbert, p. 605.
  142. ^ M. Gilbert, pp. 603,604.
  143. ^ J. Buchan, The King's Grace, p.203
  144. ^ Le ultime due citazioni come il testo, sono presi da: M. Gilbert, p. 607.
  145. ^ J. Corum, p. 41.
  146. ^ M. Gilbert, pp. 609,611.
  147. ^ M. Gilbert, p. 611.
  148. ^ M. Gilbert, pp. 613,615.
  149. ^ La Hochseeflotte, che dai giorni dell'armistizio era internata nella base britannica di Scapa Flow, si autoaffondò per non cadere nelle mani degli Alleati. Vedi: M. Gilbert, p. 622.
  150. ^ M. Gilbert, pp. 621,622.
  151. ^ M. Gilbert, pp. 630,631.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

In italiano:

  • Luigi Albertini, Le origini della guerra del 1914 (3 volumi - vol. I: "Le relazioni europee dal Congresso di Berlino all'attentato di Sarajevo", vol. II: "La crisi del luglio 1914. Dall'attentato di Sarajevo alla mobilitazione generale dell'Austria-Ungheria.", vol. III: "L'epilogo della crisi del luglio 1914. Le dichiarazioni di guerra e di neutralità."), Milano, Fratelli Bocca, 1942-1943, ISBN non esistente.
  • James Corum, Le origini del Blitzkrieg, Hans von Seeckt e la riforma militare tedesca 1919-1933, Gorizia, Libreria editrice goriziana, 2004, ISBN 88-86928-62-9.
  • Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale, 2009ª ed., Milano, Arnoldo Mondadori, 1994, ISBN 978-88-04-48470-7.
  • Alessandro Gualtieri, La battaglia della Somme - l'artiglieria conquista la fanteria occupa, 2010ª ed., Parma, Mattioli 1885, ISBN 978-88-6261-153-4.
  • Bruce I. Gundmundsson, Sturmtruppen - origini e tattiche, 2005ª ed., Gorizia, Libreria Editrice Goriziana, 1989, ISBN 88-86928-90-4.
  • Alistair Horne, Il prezzo della Gloria, Verdun 1916, 2003ª ed., Milano, BUR, 1962, p. 376, ISBN 978-88-17-10759-4.
  • Michael Jürgs, La piccola pace nella Grande Guerra, 2003ª ed., Milano, Il Saggiatore, ISBN 978-88-565-0234-3.
  • Paul K. Davis, Le 100 battaglie che hanno cambiato la storia, 2006ª ed., Roma, Newton Compton, 1999, ISBN 978-88-8289-853-3.
  • Ian Ousby, Verdun, 2002ª ed., Milano, Rizzoli, 2002, p. 405, ISBN 978-88-17-86998-0.

In inglese:

  • John F.C. Fuller, The Conduct of War, 1789–1961: A study of the impact of the French, Industrial and Russian revolutions on war and its conduct, New York, Da Capo Press, 1992, ISBN 0-306-80467-0.
  • Thomas E. Griess, The Great War, Avery Publishing Group, 1986, ISBN 0-89529-312-9.
  • William R. Griffiths, The Great War, a cura di Thomas E. Griess, Wayne, NJ, Avery Publishing Group, 1986, ISBN 0-89529-312-9.
  • Michael J. Lyons, World War I: A Short History, Prentice Hall, 2000, ISBN 0-13-020551-6.
  • Samuel L.A. Marshall, The American Heritage History of World War I, American Heritage, Oxford University Press, 1964, ISBN 0-517-38555-4.
  • Stephen Snelling, The Naval VC's, Sutton Publishing, 2002, ISBN 0-7509-1395-9.

Nella letteratura

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Sugli avvenimenti che caratterizzarono il fronte occidentale è stata prodotta una corposa filmografia. In seguito sono elencati in ordine cronologico alcuni film significativi:

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