Revanscismo

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Storia del termine[modifica | modifica wikitesto]

Il revanscismo (dal francese revanchisme, da revanche, "rivincita") è un'ideologia nazionalista che prese piede in Francia dopo la fine della guerra franco-prussiana e il trattato stipulato a Versailles (1871), che pose pesanti condizioni sul paese (5000 marchi d'oro da versare nelle casse tedesche, e la permanenza di soldati prussiani sul territorio francese fintantoché tale indennità non fosse stata pagata). Tale sentimento perdurò e crebbe fino allo scoppiare della prima guerra mondiale, che ebbe inizio nel 1914.

Di revanche si cominciò a parlare in Francia dopo la guerra franco-prussiana del 1870, in seguito alla quale la nazione aveva subito l'onta dell'annessione tedesca dell'Alsazia-Lorena, territorio francese da più di due secoli. Il generale Georges-Ernest Boulanger, tra i comandanti delle truppe francesi nel 1870, divenne uno dei leader dei gruppi nazionalisti che insistevano per dichiarare prontamente guerra alla Germania. Lasciato l'esercito, Boulanger divenne deputato nel 1888 con un programma che prevedeva modifiche radicali della costituzione, ma, condannato all’ergastolo per complotto contro lo Stato, fuggì in Belgio, dove si suicidò nel 1891.

Utilizzo odierno[modifica | modifica wikitesto]

Oggi il termine viene usato per indicare la politica di uno Stato che, nei rapporti con un altro Stato, dal quale crede di aver subito un'ingiustizia, tende a rifarsi della violazione di presunti o effettivi diritti più con azioni belliche che con pazienti trattative condotte alla luce del diritto internazionale e sotto la protezione delle Nazioni Unite.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]