Periodo Meiji

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Storia del Giappone


Glossario


Periodo Meiji (明治時代 Meiji jidai?, "periodo del regno illuminato") è il nome con cui in Giappone si indica il periodo di 45 anni di regno dell'Imperatore Mutsuhito, dal 23 ottobre 1868 al 30 luglio 1912.

L'era cominciò con la deposizione dell'ultimo shōgun Tokugawa Yoshinobu (che avrebbe continuato a vivere isolato a Shizuoka per tutto il periodo Meiji), e l'imperatore Meiji fu perciò il primo imperatore dotato di potere politico dopo diversi secoli di shōgunato. L'imperatore continuò l'intensa campagna di riforme iniziata vent'anni prima, nota come Rinnovamento Meiji, modificando la struttura politica, sociale ed economica del paese. Le ristrutturazioni vennero fatte in senso occidentale e colpirono l'università, l'apparato statale con quello giuridico e portarono alla creazione di una costituzione giapponese.

Dopo la morte dell'imperatore, nel 1912, l'Imperatore Yoshihito ascese al trono, cominciando il periodo Taishō.

[modifica] La restaurazione Meiji

La restaurazione meiji non fu tanto un fenomeno di reazione tradizionalista alla penetrazione straniera (nel 1858 Francia, Gran Bretagna, Russia e Stati Uniti avevano in effetti imposto trattati ineguali), né si limitò a sostituire il potere dello shogun con quello dell'imperatore o a rafforzare l'autorità dei daimyo. Questo era forse l'obiettivo dei grandi feudatari che si assunsero il peso militare della lotta contro i Tokugawa. Ben più ambiziosi erano invece gli scopi di quel gruppo di intellettuali, militari e funzionari, tutti provenienti dal ceto dei samurai, che assunsero i posti-chiave nel governo una volta rovesciato lo shogun. Questa élite dirigente era ben consapevole dell'inferiorità politica e militare del Giappone rispetto alle potenze occidentali e dell'arretratezza delle sue strutture economico-sociali: era dunque decisa a colmare il dislivello in tempi il più possibile rapidi, senza paura di ricalcare i modelli dei più avanzati stati europei. L'operazione fu condotta con risolutezza e rapidità eccezionali. Nel giro di pochi anni, senza violenti sommovimenti sociali, il Giappone compì quella transizione dal sistema feudale allo stato moderno che nella maggior parte dei paesi europei si era realizzata in tempi lunghissimi, accelerati solo da traumatici processi rivoluzionari. Nel 1871 fu proclamata l'uguaglianza giuridica di tutti i cittadini, i diritti feudali vennero aboliti e i feudi trasformati in circoscrizioni amministrative. I feudatari vennero largamente indennizzati, mentre ai samurai fu assegnata una pensione vitalizia. Fu inoltre inaugurata una prima linea ferroviaria, fu introdotta l'istruzione elementare obbligatoria, fu unificata la moneta, fu creato un sistema fiscale moderno in luogo dei vecchi tributi in natura, fu organizzato un esercito nazionale basato sulla coscrizione obbligatoria. Procedeva intanto l'opera di modernizzazione economica: sia nell'agricoltura, dove si incentivò la piccola proprietà, sia, e soprattutto, nell'industria, che si sviluppò praticamente da zero, grazie al massiccio investimento di capitali statali. Questa fu la prima, e finora l'unica, rivoluzione "dall'alto", che in pochissimi anni stravolse un paese che passò dall'essere il fanalino di coda del mondo, con un'economia inesistente, a diventare una delle potenze economiche e militari più forti al mondo già alla fine del XIX secolo.

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