Action française

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Manifesto del 1918

L'Action française fu un movimento politico francese di ispirazione antiparlamentare e antidemocratica, fondato nel 1899 da Henri Vaugeois e da Maurice Pujo; aderì alla causa monarchica e fu vicino alle posizioni dei fascismi europei, da quello franchista-falangista a quello italiano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita e primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Il movimento fu fondato nel 1899 da Henri Vaugeois, professore di filosofia, e da Maurice Pujo, giornalista e scrittore. All'inizio del ventesimo secolo per opera di Charles Maurras i membri dell'Action française si convertirono alla causa monarchica.

Il 21 marzo 1908 uscì il primo numero del quotidiano L'Action Française che, arrivando a raggiungere una tiratura di 30.000 esemplari, contribuì alla diffusione delle idee monarchiche. Nuove personalità aderirono al partito che giunse a contare probabilmente fino a 20.000 iscritti tra i quali noti intellettuali quali il polemista e romanziere Léon Daudet (figlio di Alphonse Daudet), lo storico Jacques Bainville, il critico Jules Lemaître e l'economista Georges Valois.

I militanti di Action française non esitavano a ricorrere alla violenza fisica. Nel novembre del 1908 nacquero i Camelots du Roi, un gruppo di giovani incaricati della vendita del giornale e di azioni propagandistiche in strada e che contribuirono a far crescere il prestigio tra i giovani studenti reazionari. Tra le azioni dei Camelots du Roi che crearono più scalpore si possono ricordare:

  • la manifestazione del giugno del 1908 durante il trasferimento delle ceneri di Émile Zola al Panthéon. I loro manifesti accusavano il regime repubblicano di essere un "governo di quegli stranieri più o meno naturalizzati o meticci che, in questi giorni, insozzeranno il Panthéon sconsacrato con il cadavere del loro Zola".
  • nel dicembre del 1908 scoppiò l'Affaire Thalamas: i Camelots disturbarono violentemente le lezioni di Amédée Thalamas alla Sorbona. Thalamas era peraltro già stato preso di mira dall'Action française nel 1904, quando era un semplice professore di storia al liceo Condorcet, per avere "insultato Giovanna d'Arco" proponendo ai suoi alunni una visione positivista della vita.
  • nel 1911 nel Quartiere latino il gruppo insorse contro una pièce di Henri Bernstein, che era ebreo e fu accusato di avere disertato il servizio militare, contribuendo così al rilancio dell'antisemitismo.

Nel 1919 Charles Maurras si schierò a favore del diritto di voto per le donne, che sarà concesso solo nel 1945.

La condanna da parte del papato[modifica | modifica wikitesto]

Preparata già dal 1913 da papa Pio X - con il principale rimprovero di subordinare la religione alla politica e al nazionalismo - e rinviata più volte (anche se alcune opere palesemente agnostiche di Maurras erano già state messe all'indice), la condanna arriverà il 29 dicembre 1926. Papa Pio XI condannò l'Action française anche per l'influenza troppo grande che aveva sui giovani cattolici: i libri di Maurras e il Journal furono messi all'Indice per decreto del Sant'Uffizio. L'8 marzo 1927 agli iscritti all'Action française venne vietata la partecipazione ai sacramenti. Il movimento subì così un colpo molto duro: molti aderenti lo abbandonarono e iniziò un periodo di declino. Un cattolico che si vide obbligato a trovare altre strade in politica fu ad esempio Georges Bernanos. Pio XII tolse la condanna nel 1939 a seguito della guerra civile spagnola, in un periodo di rinnovato anticomunismo in seno alla Chiesa.

Il primo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Piani per il nuovo assetto europeo dell'Action française nel 1915

Durante il primo dopoguerra, l'Action française conobbe un notevole sviluppo tanto che alle elezioni legislative del 1919 la liste d'Union nationale, appoggiata dall'Action française, ottenne trenta eletti tra i quali Léon Daudet a Parigi. Il movimento in questo periodo continuò a reclutare iscritti tra le giovani generazioni (come Robert Brasillach, Thierry Maulnier, Lucien Rebatet, etc.) ma vide anche al suo interno la nascita di varie dissidenze. Tra queste, oltre agli esempi di Louis Dimier e dell'organizzazione Cagoule, si può ricordare la scissione promossa da Georges Valois, che uscì dal movimento con 2.000 iscritti per fondare il Faisceau. I militanti dell'Action française capeggiarono la manifestazione del 6 febbraio 1934, uno pseudo-colpo di Stato abortito. In politica estera, Maurras e Bainville furono favorevoli a un'alleanza con l'Italia contro la Germania nazista.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1940, Charles Maurras definì una "sorpresa divina" l'arrivo al potere del maresciallo Pétain. Numerosi seguaci di Maurras si unirono però alla Resistenza o al generale de Gaulle: Gilbert Renault (il colonnello Rémy), Alain Griotteray, Henri d'Astier de la Vigerie, Jacques Renouvin, Pierre de Bénouville, Paul Dungler, Philippe de Hautecloque, Daniel Cordier, Honoré d'Estienne d'Orves, ecc., mentre altri diventarono collaborazionisti. Maurras mantenne la propria posizione convinto, come ebbe a dire, che Pétain facesse un doppio gioco (costui, infatti, alimentava la rete della resistenza di Dungler in Alsazia), ma non riuscì a fare rientrare nei ranghi i resistenti e i collaborazionisti.

Il secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1944 Maurras venne arrestato e condannato all'ergastolo per aver appoggiato Pétain, benché non avesse collaborato personalmente con i tedeschi. Sarà graziato nel 1952.

L'Action française si ricostituì nel 1947 intorno al giornale Aspects de la France (le cui iniziali riprendono quelle della disciolta formazione politica) e al movimento "Restauration nationale". Dopo la morte di Maurras (1952) due giornali rivali, Aspects de la France e La Nation française di Pierre Boutang, ne rivendicarono l'eredità fino alla scomparsa della Nation française avvenuta nel 1967.

Nel 1971 Bertrand Renouvin si staccò creando la Nouvelle Action française, che diventerà presto la Nouvelle Action royaliste (orleanista). Questo movimento appoggiò François Mitterrand nel 1981. Nei primi anni ottanta altri esponenti dell'Action française, come Georges-Paul Wagner o Philippe Colombani, entrarono invece a far parte del Fronte Nazionale.

Oggi[modifica | modifica wikitesto]

L'Action française, oggi denominata Centre royaliste d'Action française (CRAF), è il principale movimento politico monarchico. Si definisce "monarchico, nazionalista e sovranista". Caldeggia il ripristino della monarchia in Francia (con la famiglia d'Orléans al potere) e si oppone all'Europa federale, alla globalizzazione e al "sistema dei partiti" intorno alla difesa incondizionata dell'"interesse nazionale". Ha eliminato dalla sua dottrina l'antisemitismo e la xenofobia, argomenti che un tempo difendeva sia con la linea editoriale del proprio giornale che nei discorsi di alcuni dei suoi membri.

L'atteggiamento da adottare nei confronti del Front national divide i militanti dell'Action française: una parte ritiene che i monarchici debbano tenersi al di fuori dei partiti repubblicani, mentre secondo altri il Front national è il principale partito della destra sovranista e nazionalista e votare per esso rappresenta un modo di far progredire le idee nazionali.

L'Action française è organizzata in sezioni locali. Pubblica ogni due settimane il giornale L'Action Française 2000, diretto da Pierre Pujo, acquistabile nelle edicole francesi. La testata L'Action Française invece è stata vietata in perpetuo durante la Liberazione della Francia.

I giovani dell'Action française si riuniscono intorno all'Action française étudiante che raggruppa studenti universitari, liceali e giovani lavoratori. Sono guidati da Thibaud Pierre e contano una quindicina di sezioni locali. La loro militanza è imperniata sulla formazione politica (circoli di formazione, dibattiti, conferenze, ecc.) e sull'azione (campagne, meeting). Ogni anno i giovani nazionalisti si riuniscono per la loro Università estiva, il Camp Maxime Real del Sarte, creato nel 1953 e che propone dieci giorni di formazione politica e militante. Anti-liberale e contrario alla globalizzazione, il movimento rivendica la difesa dell'"interesse nazionale" sotto tutte le sue forme e porta avanti un nazionalismo ereditato da Charles Maurras.

I giovani dell'Action française pubblicano il mensile Insurrection, disponibile su richiesta presso l'Action française étudiante.

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • "L'Action française, il cui nazionalismo non poteva limitarsi all'ambito costituzionale, risoluta a realizzare il suo nazionalismo nella costituzione politica dello Stato francese, si dice integrale perché la soluzione monarchica soddisfa tutti i bisogni del paese, come un integrale in matematica rappresenta la somma di tutti i valori di una funzione algebrica." Bernard de Vesins - Congresso di'Action française - novembre 1926, citato da in L'Action française devant l'Église.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Domenico Fisichella, La democrazia contro la realtà. Il pensiero politico di Charles Maurras, Carocci Editore, 2006.
  • Jean-François Chiappe, Histoire des droites françaises, tome 2: De 1889 à la condamnation de l'Action française, Rocher, coll. « Documents », 2003;
  • Jean-Paul Gautier e Nonna Mayer, La Restauration nationale: Un mouvement royaliste sous la 5 République, Syllepse, 2002;
  • Raoul Girardet, Le Nationalisme français, 1871-1914, Seuil, coll. « Points », Paris, 1983;
  • François Huguenin, À l'école de l'Action française, Lattès, Paris, 1998;
  • Jacques Prévotat, Les Catholiques et l'Action française, histoire d'une condamnation 1899 – 1939, Fayard, coll. « Histoire du XXe siècle », Paris, 2001 ISBN 2-213-60333-2 ;
  • Paul Renard, L'Action française et la vie littéraire (1931 – 1944), Septentrion, coll. « Perspectives », 2003;
  • Eugen Weber, L'Action française, Hachette, coll. « Pluriel », Paris, 1990;
  • Michel Winock, Histoire de l'extrême-droite en France, Seuil, coll. « Points », Paris, 1994.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]