Ideologia

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L’ideologia è il complesso di credenze, opinioni, rappresentazioni, valori che orientano un determinato gruppo sociale.[1]

Il termine ideologia appare per la prima volta nell'opera Mémoire sur la faculté de penser del 1796 di Antoine-Louis-Claude Destutt de Tracy (1754-1836)[2][3] con il significato di «scienza delle idee e delle sensazioni».

In seguito il termine ha assunto il significato più generico di "sistema di idee" più o meno coerente e organizzato (di volta in volta con connotazioni negative, positive o neutre) soprattutto per opera di Karl Marx e della sua critica dell'idealismo. In particolare, il termine è usato in riferimento a dottrine politiche, a movimenti sociali caratterizzati da un’elaborazione teorica, a orientamenti ideali-culturali e di politica economica e sociale.[1]

Elementi d'ideologia (1825-27)

Storia del termine[modifica | modifica sorgente]

Destutt de Tracy

L'"ideologia" si riferisce originariamente agli "idéologues" (ideologi), una corrente di pensiero attiva in Francia tra il XVIII e il XIX secolo.

Gli ideologi si riferivano principalmente al pensiero di Helvetius, di John Locke e di Condillac. Ricorrendo ad una base fortemente materialistica e utilizzando anche gli studi sulla fisiologia del sistema nervoso di Pierre Jean Georges Cabanis cercavano di indagare l'origine delle idee attribuendola ai dati sensoriali che per successive composizioni avrebbero originato ogni fenomeno psichico. Anche la morale, intesa in senso utilitaristico, e la politica, concepita in senso liberistico, venivano considerate come "ideologia applicata".

Gli ideologi, rifiutando la metafisica ed insieme i contenuti ideali del pensiero illuministico, si dedicarono a campi d'indagine ristretti di carattere sociale ed economico ai quali applicavano metodi matematici e statistici allo scopo di ottenere delle previsioni attendibili in settori della realtà umana generalmente ritenuti imprevedibili e impossibili da dirigere razionalmente.[4]

Per l'opposizione espressa dagli ideologi al suo sistema di governo, Napoleone trasformò in modo dispregiativo il senso del termine, indicando negli ideologi i "dottrinari", coloro i quali avevano poco contatto con la realtà e scarso senso politico.

Napoleone Bonaparte primo console

Fu a partire da qui che il termine perse la sua connotazione esclusivamente filosofica, acquisendo connotati sempre più vicini alla nozione moderna, assai vicina a quella di dogmatismo.

Il significato originario del termine infatti, come metodo del corretto ragionare, discorso razionale sulle idee assunse un significato peggiorativo con Napoleone, il quale non aveva più bisogno di atteggiarsi a sostenitore delle idee illuministe di questi ideologi, progressisti atei e razionalisti, dei quali si era servito agli inizi della sua carriera. Egli affermava in un suo discorso del 1812:
«È alla ideologia, a questa tenebrosa metafisica che ricercando con sottigliezza le cause originarie, vuole su tali basi fondare la legislazione dei popoli in luogo di adattare le leggi alla conoscenza del cuore dell'uomo e alle lezioni della storia, che vanno attribuiti tutti i mali che ha provato la nostra bella Francia.»[5]

Il significato originario di ideologia come atteggiamento scientifico si perse così quasi subito come anche il legame al materialismo e al sensismo e il termine assunse per ragioni politiche il significato di una visione distorta della realtà con la fallimentare ambizione di voler dare un ordine razionale alla società, di voler fondare scientificamente l'ordine sociale.[6]

L'ideologia in Europa[modifica | modifica sorgente]

Carlo Cattaneo[modifica | modifica sorgente]

Carlo Cattaneo

Le concezioni degli ideologi francesi, sia pure con un certo distacco dalle premesse sensistiche, suscitarono interesse anche in Italia con Carlo Cattaneo che sosteneva il carattere sociale dell'esperienza umana, considerata come il fondamento di una nuova psicologia sociale.

Osservava Cattaneo che se «l'atto più sociale dell'uomo è il pensiero», i risultati di questa attività speculativa presenteranno un «poliedro ideologico», una vastissima varietà di idee e di comportamenti legati alla civiltà, che potranno essere indagati e definiti da una «ideologia sociale» o «ideologia delle genti» intesa come «istoria delle idee nei popoli» così come avevano intuito sia Vico che Hegel.[7]

Karl Marx[modifica | modifica sorgente]

Karl Marx

Il termine ideologia si trasmette con il significato negativo espresso dalla critica napoleonica di vuota espressione dottrinaria in Marx ed Engels.

Con l'analisi di Karl Marx[8] tutte le teorie filosofiche, politiche, morali, religiose non sono autonome ma, essendo prodotti umani, sono vincolate alle condizioni di vita degli uomini; per cui appaiono autonome solo in una società dove nei rapporti (Verkehr) di produzione, i mezzi per produrre, e l'uso di questi è diviso tra classi.

In altre parole, l'ideologia è il modo di vedere la realtà della classe sociale dominante.

Marx utilizza il termine ideologia anche nel suo significato letterale derivato dalla parola tedesca Ideenkleid, «vestito d'idee» per cui ideologica è ogni concezione che voglia rivestire di idee e principi astratti la concreta realtà dei fatti materiali, mascherandoli e dandone una surrettizia giustificazione.[9]

Così sono dei puri ideologi i giovani hegeliani e i "veri socialisti" tedeschi i quali sostengono che lo scontro delle idee si riflette nella situazione storica dove prevalgono gli ideali superiori.

Otto Bauer, Feuerbach, Max Stirner si illudono quindi che si possa modificare la realtà sociale tramite un'astratta critica delle idee, in nome di un materialismo senza base economica e storica, altrettanto metafisico quanto l'idealismo hegeliano.

L'ideologia dunque nasce dalla separazione di teoria e prassi che in un secondo tempo Marx approfondì nella concezione di sovrastruttura e struttura: queste sono legate da un rapporto di complementarità secondo il quale se è vero che le sovrastrutture, teorie filosofiche, economiche, politiche ecc., nascono sulla base delle reali strutture storiche, materiali, della società, è pur vero che queste formazioni ideologiche non rimangono isolate nella loro astrattezza, ma possono tornare a modificare anch'esse la società esistente.[10]

Antonio Gramsci[modifica | modifica sorgente]

Una considerazione positiva dell'ideologia si trova in Antonio Gramsci che la intende come «concezione del mondo», a patto che essa non sia il risultato di astratte teorie individuali, ma strumento di organizzazione delle masse, utile a raggiungere un compromesso tra interessi storici contrapposti.[11]

Georges Sorel[modifica | modifica sorgente]

Anche Georges Sorel nelle sue Considerazioni sulla violenza[12] ritiene che l'ideologia sia un "mito"[13] che tuttavia è utile come guida e stimolo all'azione politica delle masse, eccitate e stimolate dall’esaltazione di valori.

Vilfredo Pareto[modifica | modifica sorgente]

Con gli studi di Vilfredo Pareto[14] l'ideologia si contrappone alla scienza perché le due discipline fanno riferimento a campi opposti: la prima riferisce al campo del sentimento e della fede, la seconda a quello dell'osservazione e del ragionamento. Viene così stabilito un punto importante: la funzione dell'ideologia, che non è altro che la razionalizzazione di sentimenti ed impulsi, è in primo luogo quella di persuadere, cioè di dirigere l'azione.

Karl Mannheim[modifica | modifica sorgente]

Karl Mannheim distingue poi un concetto universale ed uno particolare di ideologia. In senso particolare s'intende per essa l'insieme delle contraffazioni della realtà, che un individuo compie più o meno coscientemente. In senso generale significa l'intera "visione del mondo" di un gruppo umano, per es. una classe che trovandosi in una condizione subordinata aspira ad una trasformazione e in questo senso di parla di "ideologia generale" .

La prima va analizzata dal punto di vista psicologico, la seconda da quello sociologico.[15]

Nel confronto tra ideologia e utopia Mannheim ritiene che siano entrambe realtà trascendenti distinte, delle quali solo la seconda è realizzabile come una realtà che non c'è ma che può essere realizzata: un progetto di realizzazione in anticipo sui tempi ma che spinge all'azione fin d'ora.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Ideologia su Enciclopedia Treccani.
  2. ^ Kennedy, Emmet (1979) "Ideology" from Destutt De Tracy to Marx, Journal of the History of Ideas, Vol. 40, No. 3 (Jul.–Sep., 1979), pp. 353-368 (l'articolo consiste di 16 pagine)
  3. ^ Hart, David M. (2002) Destutt de Tracy: Annotated Bibliography
  4. ^ Maurizio Pancaldi, Mario Trombino, Maurizio Villani, Atlante della filosofia: gli autori e le scuole, le parole, le opere, Hoepli editore, 2006, p.256
  5. ^ M. A. Toscano. Introduzione alla sociologia, Franco Angeli ed., 2006, pag.266
  6. ^ R.Boudon, Ideologia origine dei pregiudizi, Einaudi, 1991 pag.37
  7. ^ N. Bobbio, Una filosofia militante: studi su Carlo Cattaneo, Einaudi, 1971, pag.161
  8. ^ Sacra Famiglia, (1845); Miseria della Filosofia, (1847); Ideologia Tedesca, (1845)
  9. ^ «Tuttavia Marx ed Engels pensano la parola anche nel senso letterale dell'espressione tedesca Ideenkleid: «vestito di idee».» (Cfr. Lamberto Boni, Enciclopedia Garzanti di filosofia e epistemologia, logica formale, linguistica, psicologia, psicoanalisi, pedagogia, antropologia culturale, teologia, religioni, sociologia, Garzanti, 1981)
  10. ^ L'illuminismo ad esempio è stato senz'altro la formazione ideologica della borghesia francese che aspirava al potere politico, ma questo complesso di idee e valori non rimase separato dalla realtà, perché esso stesso poi determinò la modifica della struttura storica reale con la Rivoluzione.
  11. ^ A. Gramsci, Quaderni del carcere, Apparato critico, p. 2641.
  12. ^ Georges Sorel, Considerazioni sulla violenza, Laterza, 1970
  13. ^ Massimo Baldini, La storia delle utopie, Armando Editore, 1994, p.15
  14. ^ Trattato di sociologia generale, 1916
  15. ^ Ideology and Utopia, 1929, 1953

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paolo Terenzi, Ideologia e complessità. Da Mannheim a Boudon, Studium, Roma, 2002.
  • Ferruccio Rossi Landi, Ideologia, Meltemi, Roma, 2005.
  • Claudio Belloni, Per la critica dell’ideologia. Filosofia e storia in Marx, Mimesis, Milano-Udine 2013.

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