Socialismo nazionale

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1leftarrow.pngVoce principale: Nazionalismo di sinistra.

Il socialismo nazionale, inizialmente una variante del nazionalismo di sinistra, è una forma di socialismo sorta come ideologia politica per la prima volta in Italia alla vigilia della prima guerra mondiale, e interessò soprattutto il primo Novecento in Europa, è poi coinciso in Italia con il fascismo delle origini e soprattutto con la RSI e, nel dopoguerra, è stato presente all'interno della galassia del neofascismo. Nel mondo è stato o è principalmente rappresentato da alcuni nazionalismi, ad esempio dal peronismo argentino o nell'estremizzazione del nazionalsocialismo tedesco.

Dottrina[modifica | modifica wikitesto]

L'ideologia si proponeva di coniugare socialismo e nazionalismo, con una posizione definita "nazional-rivoluzionaria" in contrapposizione sia al capitalismo nella politica economica, sia all'internazionalismo marxista (definito “nemico delle patrie e dei più elementari valori nazionali"). L'ideologia riprendeva elementi del pensiero del nazionalismo sociale di Enrico Corradini, del sindacalismo rivoluzionario del francese Georges Sorel e del socialismo patriottico di Carlo Pisacane. Con il Fascismo ebbe riferimenti nella Carta del Lavoro, nel sindacalismo fascista, e nella legislazione sociale fascista, mentre nella "Repubblica Sociale Italiana" mantiene le radici legate agli aspetti rivoluzionari e anticapitalisti,[1], nell'ambito della ricerca della "terza via".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia già nel 1910 Enrico Corradini, parlò di un nazionalismo che doveva anche essere "nazionale" in economia[2]. I fermenti “social-nazionalistici” si manifestarono oltre che con la guerra italo-turca del 1912, soprattutto alla vigilia della prima guerra mondiale da parte di esponenti socialisti che in rottura con il partito si proclamarono interventisti, rivendicando ideali patriottici della tradizione risorgimentale, con l'obiettivo di completare l’unificazione dell'Italia, sia in quanto ritenevano che soltanto dalla guerra vittoriosa sarebbe potuta nascere la scintilla della Rivoluzione sociale, che avrebbe completamente annientato il sistema “borghese” ottocentesco della Belle Époque.

Tra coloro che si fecero notare in prima linea nella “battaglia” social-nazionale, figurarono oltre all’ex socialista massimalista Benito Mussolini, altri personaggi di spicco, tra cui sindacalisti come Filippo Corridoni, esponenti del Futurismo come Filippo Tommaso Marinetti, socialisti irredentisti come Cesare Battisti, che si raccolsero intorno al nuovo giornale diretto da Benito Mussolini, Il Popolo d'Italia, e nella formazione da lui stesso formata, i Fasci d’azione Rivoluzionaria, nati per cercare di riunire tutta la sinistra nazionale interventista.

Dopo la prima guerra mondiale il cosiddetto "socialismo nazionale" sviluppò l'idea della vittoria mutilata e rivolse attenzione alle condizioni dei reduci. Tali idee si concretizzarono nel 1919 nella fondazione a Milano dei Fasci italiani di combattimento mussoliniani, e nel suo manifesto. Il programma di San Sepolcro, dove oltre a rivendicare Fiume e la Dalmazia, si tratteggiavano politiche di profondo cambiamento: tutti valori riproposti altresì con l'Impresa di Fiume e la Carta del Carnaro di Gabriele D'Annunzio. Fra il '19 e il '22 il movimento fascista, consolidatosi attraverso l'appoggio del grande capitale industriale e degli agrari, lanciò un'offensiva violentissima contro sedi, organi di stampa e dirigenti del movimento socialista, dei partiti della sinistra e delle organizzazioni dei lavoratori e dei contadini.

Dopo la Marcia su Roma del 1922 (simbolo della Rivoluzione fascista) e la fusione con i conservatori nazionalisti dell'Associazione Nazionalista Italiana (ANI), il regime perse la sua connotazione socialista indirizzandosi verso la creazione di un vero e proprio Stato totalitario-corporativo, adottò in campo socio-economico il corporativismo, con la Carta del Lavoro del 1927, invece che il socialismo. In materia estera il regime fascista puntò alle colonie, con una chiara l'ambizione imperialistica e anche per dare una valvola di sfogo alla disoccupazione e alle misere condizioni di larga parte dei contadini, che il regime non era in grado di migliorare[senza fonte]. Allo stesso tempo il secondo conflitto mondiale fu dipinto dalla retorica fascista come lo scontro dell'"Italia proletaria e fascista", del “sangue contro l’oro”, ossia agitando la “bandiera” della "guerra rivoluzionaria" delle Nazioni proletarie; Italia e Germania, contro le “plutocrazie reazionarie” occidentali.

Dopo la caduta del regime nel 1943, con la creazione della Repubblica Sociale Italiana e con la nascita del nuovo Partito Fascista Repubblicano i principi "antemarcia" del fascismo, furono ripresi nel Manifesto di Verona dove vennero bruscamente riprese le antiche istanze para-socialisteggianti e movimentiste del vecchio programma di San Sepolcro. È forse opportuno ricordare fra l'altro, che proprio all'interno della Repubblica Sociale Italiana, Mussolini appoggiò, la nascita di un Raggruppamento Nazionale Repubblicano Socialista (R.N.R.S.); con a capo l'ex socialista Edmondo Cione, e altri ex socialisti "mussoliniani" come Carlo Silvestri, sindacalisti rivoluzionari come Pulvio Zocchi, che nonostante non si dichiarassero apertamente fascisti, e dichiarassero autonomia dal PFR, cercavano di fornire una copertura "da sinistra" al nuovo regime montato dal Terzo Reich. O come Nicola Bombacci, uno dei fondatori del Partito Comunista d'Italia. A tale Raggruppamento, fu anche concesso dal governo e da Mussolini la stampa di un proprio quotidiano politico l' "Italia del Popolo"; (nome consigliato dallo stesso Mussolini, per ricordare il vecchio giornale di Giuseppe Mazzini).

La RSI aveva nel suo programma la riforma della socializzazione delle imprese e dell’economia, per la cui stesura Mussolini aveva attivato Bombacci, che sarà poi fucilato a Dongo insieme a Mussolini.

In Germania[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nazionalsocialismo#Teoria economica.

In Germania il socialismo tedesco ha spesso coniugato anche la visione nazionalistica del Pangermanismo, con Oswald Spengler che nel suo "Socialismo e Prussianesimo" nel 1919 vagheggiava di un "socialismo antiegualitario, gerarchico, comunitario", come Arthur Moeller van den Bruck o Werner Sombart nel suo "Socialismo tedesco". Negli anni venti nasce in Germania anche il Nazionalbolscevismo.

Ma è il Nazionalsocialismo, che trae origine dal partito politico guidato dal suo ideologo principale Adolf Hitler, l'NSDAP (Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, "Partito operaio nazionalsocialista tedesco"), ed è basato su un programma politico indicato da questi nel libro Mein Kampf a incarnare il "Socialismo nazionale" tedesco.

Il nazismo esprime una forma nazionalista e totalitaria con mire operaiste (völkisch), opposta al socialismo internazionale di stampo marxista e si concretizzò quale reazione alla disuguaglianza economica nella società liberista tedesca della Repubblica di Weimar. Come per il fascismo, anche nel nazismo delle origini è presente - anche se non egemone - una componente ideologica di stampo collettivistico e socialisteggiante, che attirò consensi addirittura da parte di militanti del Partito Comunista Tedesco. Il partito nazionalsocialista era contro il potere delle corporazioni transnazionali. Questa semplice posizione anti-corporativa è condivisa da molti partiti di centro-sinistra così come da molti gruppi politici che si rifanno al socialismo libertario. L'abolizione degli interessi sui prestiti all'agricoltura e il divieto di tutte le speculazioni sulla terra."

Tra i punti programmatici i principi del “Blut und Boden” (“Sangue e terra”) e del “Brot und Arbeit” (“Pane e Lavoro”) che vedeva nello stato il garante supremo della prosperità economica della nazione, della sicurezza lavorativa dei cittadini, dell’abolizione delle disparità salariali, del mantenimento della pace sociale, del giusto profitto degl’industriali, del controllo ferreo delle banche e delle finanze

Altri paesi[modifica | modifica wikitesto]

Le esperienze italiane e tedesche ispirarono il sorgere di un socialismo nazionale anche in altre nazioni, In Spagna, nel 1931, nacquero le JONS. In Francia l'ex segretario dei giovani comunisti Jacques Doriot fondò il Partito Popolare Francese, mentre in Romania si affermava il movimento anticapitalista e nazionalista della Guardia di Ferro. Altro movimento che coniugava socialismo e nazionalismo fu il Partito Giustizialista di Juan Domingo Perón e quello Ba'th del siriano Michel Aflaq e dal suo conterraneo Ṣalāḥ al-Dīn al-Bīṭār nel mondo arabo.

Dopoguerra italiano[modifica | modifica wikitesto]

Nel secondo dopoguerra i contenuti del socialismo nazionale furono ripresi in nome della "Terza via" all'interno di partiti come il Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (quanto meno i primi tempi: dal '46 ai primi anni cinquanta), quando era identificato soprattutto con i reduci della RSI. Nel 1952 nacque il Raggruppamento Sociale Repubblicano, che poi divenne Partito del Socialismo nazionale. Nel 1957 confuirono nel Partito Nazionale del Lavoro di Ernesto Massi. I gruppi di “Pensiero nazionale”, capeggiati da Stanis Ruinas, erano invece ex fascisti finiti nell'orbita del PCI.

Giano Accame, intellettuale della destra postfascista, ha avvicinato alcuni temi della politica (soprattutto estera) di Bettino Craxi, leader del Partito Socialista Italiano negli anni '80 al socialismo nazionale.[3]

In tempi recenti il Fronte Sociale Nazionale nato negli anni '90, ha fatto riferimento ai valori del socialismo nazionale.

Distaccatosi nel 2005 dal Fronte Sociale Nazionale (il Fronte Sociale Nazionale si è confederato nel 2008 con il partito La Destra guidato da Francesco Storace), dopo la prima costituzione del Centro Studi Socialismo Nazionale, attualmente a portare avanti un progetto politico di "Socialismo Nazionale", troviamo oggi il solo movimento politico extraparlamentare, denominato appunto, Unione per il Socialismo Nazionale, formazione politica nata nell'ottobre del 2011.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La destra sociale da Salò a Tremonti. Intervista a Guido Caldiron - micromega-online - micromega
  2. ^ Zeev Sternhell, Nascita dell'ideologia fascista, Dalai, 2008.
  3. ^ Giano Accame, Socialismo tricolore
  4. ^ www.socialismonazionale.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Mazzei, Il socialismo nazionale di Carlo Pisacane, 1943, Edizioni Italiane
  • Pietro Castagnoli, Il socialismo nazionale, 1959, S.t.f.
  • Franco Landolfi, Che cosa è il "Socialismo nazionale", 1955, Raimondi
  • Luca L. Rimbotti, Il fascismo di sinistra, Roma,1989, Settimo Sigillo
  • Giano Accame, Il fascismo immenso e rosso, Roma 1990, Settimo Sigillo
  • Paolo Buchignani, Fascisti rossi, Milano, 1998, Mondadori
  • Giuseppe Parlato,La sinistra fascista: storia di un progetto mancato, Il Mulino, Bologna, 2000
  • Maddalena Carli, Nazione e rivoluzione: il socialismo nazionale in Italia, 2001, Unicopli
  • Stelvio Dal Piaz, Orientamenti per il Socialismo Nazionale, 2011, Unione per il Socialismo Nazionale
  • Michelangelo Ingrassia, La sinistra nazionalsocialista una mancata alternativa a Hitler, 2011, Siena

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]