Enrico Ferri (criminologo)

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sen. Enrico Ferri
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Enrico Ferri criminologo.JPG
Luogo nascita San Benedetto Po
Data nascita 25 febbraio 1856
Luogo morte Roma
Data morte 12 aprile 1929
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Docente universitario
Legislatura XXVIII
Enrico Ferri
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Camera del Regno d'Italia
Legislatura XVI, XVII, XVIII, XIX, XX, XXI, XXII, XXIII, XXIV e XXVI

Enrico Ferri (San Benedetto Po, 25 febbraio 1856Roma, 12 aprile 1929) è stato un politico, scrittore, giornalista, criminologo italiano, direttore del quotidiano del PSI Avanti!, segretario del partito dal 1904 al 1908, allievo di Cesare Lombroso. Mentre Lombroso aveva indagato i fattori fisiologici che spingevano alla criminalità, Ferri si concentrò sui fattori sociali e economici.

I suoi lavori furono la base del codice penale argentino del 1921.

Negli ultimi anni della sua vita divenne mussoliniano, e fu nominato senatore del Regno nel 1929, poco prima di morire.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essere stato uno studente universitario di Cesare Lombroso, lavorò dapprima come assistente e poi come professore di Diritto penale. Mentre Lombroso si era occupato di criminologia antropologica, gli interessi di Ferri riguardarono i collegamenti tra le influenze sociali e economiche e i tassi di criminalità.

Le ricerche di Ferri lo portarono a formulare teorie che sostenevano come il principio base dell'aumento della legalità siano i metodi di prevenzione del crimine e non i metodi di punizione dei criminali. Fu tra i fondatori della scuola positivista; perseguì le sue ricerche sul positivismo psicologico e sociale in linea con il positivismo biologico di Lombroso.

Di professione era avvocato. Acquisita una certa notorietà difendendo accusati di reati politici (soprattutto il processo ai contadini mantovani, tenuto nel 1886 presso la Corte d'Assise di Venezia, relativo al movimento denominato "La boje", concluso con l'assoluzione, grazie alle arringhe di Ferri), fu eletto al Parlamento nel 1886 per il Partito Radicale. Nel 1893 aderì al Partito Socialista Italiano, su posizioni moderate. In seguito fu alla testa della corrente intransigente e nei congressi del 1900 e del 1904 si batté contro l'ingresso di ministri socialisti nei governi borghesi. Nello stesso congresso, alleatosi con i sindacalisti rivoluzionari di Arturo Labriola, sconfisse i riformisti di Filippo Turati e divenne segretario del Psi, carica che tenne fino al 1908, quando cedere di nuovo la segreteria a Turati. Collaborò con diverse testate di ispirazione socialista tra cui La Martinella, organo dei socialisti toscani, e fu direttore della rivista Il Socialismo dal 1902 al 1905[1] e dell'organo del PSI, Avanti!, dal 1903 al 1908. Ferri si dimise anche dalla direzione dell'Avanti!, lasciando la direzione a Oddino Morgari e sempre nel 1908 si ritirò dalla militanza attiva.

La carriera politica di Ferri si caratterizza per la serie di cambiamenti di direzione. Persona di grande fascino e di notevole abilità retoriche, ma mancante della consistente cultura in campo economico allora diffusa tra i socialisti marxisti, fu considerato piuttosto un tribuno e un oratore. Anna Kuliscioff, che in quanto esponente dell'area riformista del PSI e moglie di Turati era stata a suo tempo un bersaglio delle critiche di Ferri, scrisse nel 1903: «il gran cialtrone non ha né cultura solida né ingegno. È un vanesio, che non vive che dell'approvazione pubblica, se gli manca questa non è più niente».[2]

Dopo il 1908, abbandonò per un tempo l'Italia facendo conferenze a pagamento in America del Sud. Nel 1911 espresse apprezzamento per l'intervento italiano in Libia. In seguito a ciò uscì dal PSI. Neutralista durante la Prima guerra mondiale, fu rieletto deputato di nuovo nelle file del PSI alle elezioni del 1921.

Negli ultimi anni si avvicinò al regime fascista e a Mussolini, tanto da venire nominato senatore del Regno nel 1929, pochi giorni prima di morire.[3]

La codificazione penale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1919 fu incaricato dal guardasigilli Ludovico Mortara di presiedere una commissione con il compito di preparare il nuovo codice penale. Il progetto fu presentato nel 1921 ma non ebbe seguito. Fra i suoi allievi, Vincenzo Manzini che fece parte delle commissioni che allestirono il codice penale e quello di procedura penale del 1930 (i "codici Rocco").

Le sue teorie in criminologia[modifica | modifica wikitesto]

Ferri contestò l'enfasi posta da Lombroso sulle caratteristiche fisiologiche dei criminali, concentrandosi invece sullo studio delle caratteristiche psicologiche, che egli credeva responsabili dello sviluppo del crimine in un individuo. Tra queste caratteristiche vi erano il modo di parlare, la grafia, simboli segreti, la letteratura e l'arte, così come l'insensibilità morale e "una mancanza di ripugnanza per l'idea e l'esecuzione di un'offesa, prima del suo compimento, e l'assenza di rimorso dopo il suo compimento".[4]

Ferri sosteneva che sentimenti come la religione, l'amore, l'onore e la lealtà non contribuivano al comportamento criminale, poiché queste idee erano troppo complesse per avere influenza certa sul senso morale di base di una persona, da cui Ferri credeva nascesse il comportamento criminale. Sosteneva che altri sentimenti, come l'odio, la cupidigia e la vanità avessero maggiore influenze dato che eserciterebbero un controllo più forte sul senso morale dell'individuo.

Ferri riassumeva questa teoria definendo la psicologia criminale come "scarsa resistenza alle tendenze e tentazioni criminali, dovuta a una impulsività squilibrata tipica dei bambini e dei selvaggi"[4].

Paragonava spesso il socialismo al darwinismo e contestava certi lavori di Ernst Haeckel che mostravano contraddizioni tra le due scuole di pensiero. Al contrario Ferri sosteneva che il darwinismo fornisse al socialismo i necessari principi scientifici.[5]

Vedeva la religione e la scienza come inversamente proporzionali; cioè quando una prendeva forza, l'altra soccombeva. Osservava che la teoria dell'evoluzione di Darwin aveva provocato un notevole danno alla religione e alle teorie della Creazione secondo la Genesi e quindi aveva aiutato lo sviluppo del socialismo. Ferri, pertanto, sosteneva che il socialismo non era altro che un'estensione del darwinismo e della teoria dell'evoluzione.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Socialismo e criminalità (1883)
  • Sociologia criminale (1884)
  • Socialismo e scienza positiva (1894)
  • I socialisti nazionali e il governo fascista, (1923)
  • Il Fascismo in Italia e l'opera di Benito Mussolini (1928)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La rivista, digitalizzata, è consultabile sul sito della biblioteca Gino Bianco [1].
  2. ^ Lettera di Anna Kuliscioff a Filippo Turati, 16 febbraio 1903.
  3. ^ Enrico Ferri in Dizionario Biografico – Treccani
  4. ^ a b Sociologia criminale. Enrico Ferri (1905)
  5. ^ Socialismo e scienza positiva. Enrico Ferri (1894)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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