Creazione (teologia)

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Il termine creazione indica l'opera di una (o più) divinità che di sua propria volontà dà forma al Creato; con un semplice atto porta all'esistenza ciò che prima non esisteva.

Questo processo può essere immaginato come istantaneo, ma l'istantaneità non è un elemento costituente del concetto di creazione.

Il concetto di creazione è riferibile sia al mondo sia a singoli esseri.

Creazione o preesistenza?[modifica | modifica sorgente]

Non tutte le religioni ritengono che il mondo sia stato creato. Secondo la mitologia greca, per esempio, il mondo è da sempre esistito in forma di caos; si è trasformato poi in cosmo dando origine agli dei. La concezione greca delle origini del mondo, pertanto, non è un racconto di creazione del mondo.

Creazione o evoluzione?[modifica | modifica sorgente]

Nell'Ottocento è stata vivamente contrapposta l'idea di creazione all'idea di evoluzione, presupponendo l'una incompatibile con l'altra. Infatti l'evoluzione indicherebbe l'esplicazione di una caratteristica insita negli esseri viventi o anche inanimati, indipendente dalla volontà di qualsiasi entità soprannaturale.

Oggi, in alcune dottrine, ad esempio nell'Evoluzionismo teista cattolico, si tende a negare questa contrapposizione. La creazione in senso teologico si riferisce alla volontà e alla potestà di Dio, ma, secondo alcuni, non esclude che Dio possa mettere in atto la creazione anche usando le caratteristiche evolutive presenti nelle creature.

Recentemente si sta facendo strada una concezione di creazione non incentrata sulle consuete modalità teleologiche e soteriologiche: in tale concezione di creazione la divinità non esprime alcuna supervisione etica delle modalità evolutive e il fine della creazione non è più coincidente con l'avvento della specie umana - intesa come fine della stessa. Questo concetto è proprio di concezioni deistiche, in cui la divinità non assume funzioni etiche. Questo concetto si oppone a quello delle religioni rivelate, classe a cui appartengono tutte le odierne forme di religiosità.

Questo tipo di concezione è totalmente differente da quanto sostenuto da interpretazioni come l'Intelligent Design, poiché non esprime nessuna teleologia analoga a quella delle classiche interpretazioni. Tale accezione di creazione è dunque in sintonia con il paradigma dell'evoluzionismo. È materia di dibattito se l'Intelligent Design debba o meno essere considerato una forma di creazionismo.[senza fonte]

La creazione secondo le religioni e le culture del mondo[modifica | modifica sorgente]

Segue un elenco descrittivo dei miti della creazione formulati da popolazioni di diverse religioni e culture.

Ainu[modifica | modifica sorgente]

La cosmologia del popolo Ainu constava di sei paradisi e sei inferni dove vivevano divinità, demoni e animali. I demoni si trovavano nel paradiso basso, le divinità minori vivevano tra le nuvole. Nel sommo paradiso viveva Kamui, la divinità creatrice, coi suoi servi. Il suo reame era circondato da un resistente muro di metallo ed era accessibile solo tramite un grande cancello di ferro.

Kamui creò il nostro mondo conformandolo come un grande oceano adagiato su di un'enorme trota. Secondo questa tradizione le maree sarebbero dovute a questo pesce che di volta in volta succhia o caccia fuori l'acqua del mare; sempre questo pesce, tramite il suo movimento, sarebbe la causa dei terremoti.

Un giorno Kamui guardando dall'alto questo mondo acquatico decise di modificarlo. Così mandò un suo messo che fece sì che venissero a galla le isole.

Quando gli animali videro quanto fosse bello quel mondo, convinsero Kamui a lasciarli liberi di vivere in quel luogo. Kamui, tuttavia, creò anche molte altre creature. Il primo popolo, gli Ainu, aveva corpi di terra e capelli di erba-gallina. Kamui mandò Aioina, l'uomo divino, sulla terra per insegnare agli Ainu come cacciare e cucinare.

Apache[modifica | modifica sorgente]

All'inizio non esisteva niente, solo il buio era ovunque. Improvvisamente dal buio emerse un sottile disco, giallo da un lato e bianco dall'altro, che appariva sospeso a mezz'aria. All'interno del disco sedeva un piccolo uomo barbuto, l'Autore, "Colui che vive al di sopra". Quando egli guardò nel buio infinito, la luce apparve in alto. Egli guardò in giù e divenne un mare di luce. A est, egli creò le strisce gialle dell'alba. Ad ovest, tinte di diversi colori apparvero ovunque. C'erano anche nubi di diversi colori. Egli creò anche tre altri dei: una piccola ragazza, un Dio Sole e un piccolo ragazzo. Poi creò i fenomeni celesti, i venti, la tarantola e la terra, in forma di una pallina marrone non più grande di un fagiolo, dal sudore dei quattro Dei mescolato nelle mani del Creatore. Il mondo fu espanso fino alla sua attuale forma dagli Dei che prendevano a calci la piccola palla marrone. Il Creatore disse al Vento di andare dentro alla sfera e di farla esplodere. La tarantola, il personaggio imbroglione del mito, tessette un filo nero e, attaccandolo alla sfera, scappò ad est tirandosi dietro il filo con tutta la sua forza. La Tarantola ripeté quest'azione con un filo blu, tirando questa volta verso sud, con un filo giallo verso l'ovest e con un filo bianco verso il nord. Con poderosi strattoni in ogni direzione, la sfera si allargò fino ad una grandezza non misurabile. Diventò la Terra! Non c'erano colline, montagne o fiumi, ma solo pianure soffici e prive di alberi. Allora il Creatore creò il resto degli esseri e delle bellezze della Terra che divennero feconde.

Australiani aborigeni[modifica | modifica sorgente]

Nella cultura degli aborigeni australiani, la creazione del mondo svolge un ruolo fondamentale. La creazione risale al Tempo del sogno, in cui gigantesche creature totemiche attraversarono la Terra cantando di ciò che incontravano (rocce, pozze d'acqua, animali, piante) e così facendo portarono questi elementi alla creazione vera e propria.

Babilonia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mitologia sumera e Mitologia babilonese.

Il mito della creazione babilonese è stato descritto nell'Enûma Elish, di cui esistono varie versioni e copie, la più antica delle quali è datata al 1700 a.C.

Secondo questa descrizione, il dio Marduk si armò per combattere il mostro marino Tiamat (Tiāʾmat). Marduk distrusse Tiamat, tagliandola in due parti che divennero la terra e il cielo. Dopo, distrusse anche il marito di Tiamat, Kingu, usando il suo sangue per creare l'umanità.

Bantu[modifica | modifica sorgente]

I Bantu descrivono, nei loro miti cosmologici, il demiurgo, entità plasmatrice del mondo. Alcuni ritenevano anche che in origine la Terra fosse costituita da acqua e oscurità.

Mbombo, il gigante bianco, governava l'universo caotico. Un giorno egli sentì un fortissimo dolore allo stomaco e vomitò il sole, la luna e le stelle. Il sole cominciò a splendere e l'acqua ad evaporare formando le nuvole. Gradualmente apparvero delle colline asciutte. Mbombo vomitò di nuovo e questa volta vennero fuori gli alberi, gli animali, le persone e molte altre cose: la prima donna, il leopardo, l'aquila, l'incudine, la scimmia Fumu, il primo uomo, il firmamento, la medicina e la luce. Nchienge, la donna delle acque, viveva ad Est. Ella aveva un figlio, Woto, e una figlia, Labama. Woto fu il primo re dei Bakuba.

Buddhismo[modifica | modifica sorgente]

Il Buddhismo normalmente ignora le questioni riguardanti l'origine della vita. Il Buddha a questo riguardo disse che congetturare circa la fine del mondo porterebbe solo noia e follia.

Il Buddha affermò di non avere intenzione di esplicare queste origini perché in contrasto con il suo obbiettivo: il raggiungimento dell'illuminazione.

Caos e Cosmo[modifica | modifica sorgente]

Il caos è un originario stato di disordine della materia. In particolare un universo si dice caotico se caratterizzato dall'assenza di ordine. Secondo molte mitologie l'universo caotico è preesistente al cosmo, universo razionale e ordinato. Il caos, che imperava nel periodo precedente alla formazione del mondo reale, avrebbe consentito la formazione del cosmo e, quest'ultimo, quella del mondo reale.

Nella mitologia greca caos indica un vuoto abissale anteriore alla nascita del mondo.

Cabala ebraica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bereshit, Cabala lurianica, Chalal, Tohu e Tikun e Tzimtzum.

Nell'Ebraismo è dedicato ampio spazio alla sapienza sulla Creazione e sull'origine di essa; il testo più antico è il Sefer Yezirah che si pensa risalga alla sapienza di Avraham. Gli studi e la contemplazione del Creato sono spesso accompagnati da quelli sulle modalità divine, i due aspetti unificati anche nell'esperienza e nelle situazioni storiche o particolari vissute dall'uomo. La conoscenza viene così approfondita nel confronto continuo tra le figure, gli elementi ed i sistemi di ambiti differenti.

  • Tzimtzum: prima della Creazione il Signore riempiva tutto lo spazio; in seguito Si ritirò su Sé Stesso: si insegna che questo concetto di movimento di Dio, definito Tzimtzum, è solo metaforico sia perché Egli è immutabile sia per la Sua continua presenza in ogni luogo. Il concetto di "Tzimtzum" è un elemento centrale dell'approccio ebraico al concetto di Causa Prima.
  • Ein Sof, linea e punto: in seguito Egli creò una linea i cui vertici toccano il centro ed un punto di una circonferenza immaginaria entro la quale poi venne creato il Mondo; da essa scaturì un punto di luce da cui poi sorsero tutto il creato ed ogni creatura; la formazione della prima luce avvenne attraverso un etere celeste da cui sorsero poi tutti i colori della prima luce, colori che rappresentano l'origine ancestrale di quelle che saranno poi le differenti nature e peculiarità delle creature e di ogni cosa creata. Ein Sof, il Signore Infinito o Nulla Infinito, è un nome che indica l'impossibilità di conoscere l'Essenza del Creatore Eterno che, secondo la Qabbalah, tutto circonda e pervade.
  • Luci e vasi (cfr Altro lato, Cinque Mondi, Luce celeste e Tiqqun): l'Arizal narra della formazione di luci derivanti dalla prima luce rimaste intatte e che non poterono essere contenute dai loro vasi per l'intensità troppo alta; essi si ruppero: i residui dei vasi rotti vengono definiti Qelippot, conosciute come forze impure o scorie, mentre le scintille delle luci vennero sparse per tutti i 4 Mondi e compito di alcuni tra gli eletti del popolo d'Israele è quello di recuperarle e riportarle alla propria origine; segno dell'arrivo del Messia sarà anche quello del completo recupero di tutte le scintille di luce.
  • Adam Qadmon: la figura celeste originaria e risalente ai primordi della Creazione è quella dall'Uomo primordiale. Tramite gli elementi simbolici di tutte le parti componenti il corpo spirituale dell'Adam Qadmon è possibile risalire a tutti gli archetipi divini della Creazione.

Alcuni Rabbini e studiosi hanno sostenuto che questo processo somiglia alla teoria del Big Bang degli scienziati moderni.

Chomer Chayul'ì: la sostanza primordiale nell'Ebraismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chalal, Luce celeste, Nequdim e Tzimtzum.
« Come il Santo e Benedetto creò il Suo universo? Dice Rabbi Yochanan: prese due gomitoli, l'uno di fuoco e l'altro di neve: li intrecciò l'uno con l'altro e da essi fu creato l'universo »
(Gen.R.10.3)

Già il Nachmanide espresse questo principio facendo riferimento a "Yesh miYesh", ricordando anche Maimonide in proposito[1], e paragonandolo alla parola "Bohu" di Genesi; secondo il rabbino Moshe Chayyim Luzzatto, il Ramchal, il punto di luce o residuo (cfr Chalal) sopra descritto è l'origine di tutta la Creazione come il seme contiene tutti i dettagli dell'albero...: come altri rabbini, in ebraico anch'egli definì lo sviluppo di questa luce Chomer Chayul'ì (ebr. חומר חי[ו]לע) che significa sostanza primordiale, in ciò non mancandovi il sapiente Gersonide e Menachem Mendel Schneersohn, lo Tzemach Tzedek. Tra i testi della Torah quello che accenna ad essa e ne esprime la relazione con gli altri elementi è il Sefer Yetzirah. Versione assolutamente non contraria alla creazione del Mondo dal nulla, molti dei maestri della tradizione ebraica a conoscenza di questo mistero insegnano infatti che dal residuo, che consiste nella totalità di ogni cosa come singolo intero (138 Aperture di Saggezza, Chaim Luzzatto), in seguito il Signore diede vita a tutta l'Opera della Creazione.

  • Lo stesso Ramchal, sempre riconosciuto Chakham, saggio, da tutti i rabbini di ogni epoca, insegnò che Chomer Chayul'ì è l'origine celeste dei quattro elementi conosciuti in Natura: il fuoco, l'aria, l'acqua e la terra, essi stessi fondamenti materiali di ogni cosa esistente.
  • Nel testo intitolato Il segreto dell'Opera della Creazione[2], il rabbino Elazar di Worms rivela tutti i segreti concernenti questo mistero associandolo a quello della Merkavah.
  • Il Maimonide esprime questa idea senza alcuna difficoltà nel suo testo di sapienza mistica ebraica più conosciuto "La guida dei perplessi", testo in cui egli stesso ammette di rivelare molti dei segreti della Merkavah e dove vengono confrontate molte delle tradizioni anche non ebraiche sull'origine della Creazione e dove viene detto se essa sia o meno eterna: Maimonide, riconosciuto unanimemente Sapiente del popolo ebraico, parla di una materia superiore legata ad una materia inferiore nella quale si succedono, secondo l'opinione dei filosofi, la generazione e la corruzione; la definizione ebraico-araba che definisce la materia prima è Hayūlā, parola della medesima radice di Chayul'ì cui si riferisce la tradizione ebraica più conosciuta, o la Hyle descritta da Yehudah Ha-Lewi.
« e se fosse necessario ad un uomo di fede ammettere la hyle, la materia prima, e l'esistenza di molti mondi prima di questo mondo, non vi sarebbe in ciò difetto nella sua fede perché egli crederebbe che questo mondo è stato creato ad un certo momento e che i primi esseri umani che vissero in esso furono Adamo ed Eva »
(Yehudah Ha-Lewi, Il re dei Khàzari)
  • Joseph B. Soloveitchik risulta essere a conoscenza di questa concezione espressa in un testo dedicato ai suoi insegnamenti:
« Dio trasse dal nulla assoluto una materia sottilissima, inconsistente, capace di assumere forme diversificate passando dalla potenza all'atto. È la materia primigenia chiamata dai Greci hyle. Dopo di essa Dio non creò, barà, più nulla ma plasmò e fece soltanto, perché dalla hyle Dio trasse il tutto e lo accomodò »
(Joseph B. Soloveitchik, Riflessioni sull'Ebraismo)

Per Chomer Haiyulì si intende quindi l'origine sottile, celeste e spirituale creata da Dio prima delle creature e delle create da cui derivano; i maestri della tradizione ebraica sottolineano che la derivazione della Creazione tutta da essa non nega la creazione ex nihilo, principio valido invece per la stessa sostanza primordiale.

Come ricorda l'Avicebron nel testo Fons Vitae[3] il Creato procede dal livello più alto, quello spirituale e sottile, sino a quello materiale più spesso ed opaco, considerando tra essi molti livelli intermedi, spesso anche unificatori, le cui forme, secondo l'esistenza e l'espressione data ed impressa da Dio, sono legate ai loro fondamenti; nelle forme più spirituali esistono poi casi in cui il fondamento vale per sé stesso senza necessità di una forma materiale ma presentandone similmente una valenza eccelsa. Vi sono poi casi di influsso o emanazione diretta, altri invece in cui prevale l'intermediazione ed altri ancora, come l'intelletto, in cui le forme possono non esservi legate in modo intrinseco e diretto, come avviene per i sensi, presentando invece un'inclusione intelligibile e quindi più vicina alle qualità dell'anima; pur riconoscendo all'anima intellettuale la possibilità di conoscere tutto quanto sia disposto secondo la dualità fondamento-forma in quanto vicina alla sua natura di fondamento rispetto a quella delle forme delle esistenze intelligibili attingendo ancora ai loro corrispettivi fondamenti, in questo senso l'Avicebron attesta l'impossibilità per l'uomo di consocere intellettualmente in sé la materia ma solo di percepirne le forme esistenziali specifiche tramite la conoscenza e le caratteristiche finite tramite i sensi: ciò è dovuto all'incapacità dell'intelletto nel creare la materia o nel fondarla dal nulla ma ciò non ne esclude tutti gli altri tipi di conoscenza - questo perché la materia non è di per sé forma diretta dell'intelletto. Dal livello più alto, eterno, assoluto ed immutabile qual è Dio si procede sino al livello della materia in cui prevalgono il movimento, la quantità e la qualità, categorie connesse alle nove individuate dall'Avicebron anche nel confronto con "il filosofo"[4] il cui studio nell'Halakhah ebraica viene vietato, proibito e sconsigliato. (cfr anche Filosofia ebraica e Maimonide).

Diversamente Menachem da Recanati insegna[5] come nel "Principio" sono racchiuse le "essenze" anche "potenzialmente": Chokhmah, la Sapienza divina, "traspare" dal significato dell'espressione "Bereshit" del Libro della Genesi.

"מי" e "מה": "Chi" e "cosa"[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Berakhot, Luce celeste e Shekhinah.

Il Sefer haZohar riporta una discussione esegetica ebraica su Mi e Mah nel legame tra Dio ed il Mondo; si noti che, oltre alla lettera ebraica Mem presente in entrambe le parole, compaiono inoltre anche le lettere Yod e Hei, già lettere del Tetragramma biblico assieme alla lettera ebraica Vav (ו).

Uno tra i Nomi di Dio nella Bibbia "sorse", nel proprio "significato", dall'inserimento della lettera Mem con Yod e Hei quando vollero "completarsi": vi si unì Ele e vi fu "E-lokim"; sempre lo Zohar ammette che, quando il Partzuf è completo, Yod corrisponde a E-leh e Hei a Yessod (cfr Sapienza divina).

Un preesistente Mondo primordiale totalmente spirituale[modifica | modifica sorgente]

« "i cieli" e "i cieli dei cieli"... »

La tradizione qabbalistica parla di un Mondo creato da Dio totalmente spirituale e precedente a quello conosciuto qual è l'universo propriamente detto: secondo molti maestri ebrei questo Mondo primordiale era governato principalmente dalla Sefirah Chessed, che riguarda la modalità della grandezza, dell'amore e della gentilezza, mentre quello attuale si dice sia governato in modo più evidente da Ghevurah, Sefirah che riguarda la giustizia, la forza ed il timore. Alcuni maestri della Torah provarono ad indicare come questo Mondo preesistente fosse materiale ma furono immediatamente corretti da quei rabbini, come l'Arizal, che meglio conoscevano i dettagli di questa teoria, teoria presente anche nel testo di Rabbi Nechunià ben Hakanà, il Sefer haTemunah. La natura dell'anima del capo dei profeti Mosè concerne questo mondo.

Secondo i maestri il Mondo fu creato con Dieci espressioni; se ne contano nove con l'aggiunta della stessa parola Bereshit che può anche significare che Dio creò sei intendendo i sei giorni della Creazione: Bereshit, la decima espressione in cui però non compare l'espressione Dio disse o riferimenti espliciti alla Sua parola, concerne infatti il Mondo più Alto, quello celato.

Anche in un Midrash di Qohelet Rabbah è scritto che prima della Creazione Dio creò e distrusse mondi (cfr Altro lato e Nequdim) riferendosi con questo insegnamento al momento dell'esistenza del Mondo più Alto di Atzilut per giungere al suo perfezionamento così come da Lui voluto e di cui il Mondo attuale è solo un modello; il Mondo di Atzilut da allora fu comunque poi coesistente con quello che ne derivò con i sei giorni iniziali della Creazione e lo Shabbat.

Anche Chaim Luzzato (138 Aperture di Saggezza) racconta e spiega del mondo nuovo sorto dal "residuo".

Un ulteriore insegnamento ricordato da Nachmanide è quello sulla creazione dei "Cieli" che avvenne prima della formazione di C/cielo, o anche "firmamento", e Terra.
Invero però anche Menachem da Recanati pone una differenza tra Avar e quanto racchiude il segreto dell'espressione nido antico, di cui "antico" è detto Qadmon.

Cherokee[modifica | modifica sorgente]

In principio, c'era solo l'acqua. Tutti gli animali vivevano sopra di essa ed il cielo era sommerso. Erano tutti curiosi di sapere cosa ci fosse sotto l'acqua ed un giorno Dayuni'si, lo scarabeo acquatico, si offrì volontario per esplorare. Esplorò la superficie, ma non riuscì a trovare nessun terreno solido. Esplorò sotto la superficie fino al fondo e tutto quello che trovò fu del fango che portò in superficie. Dopo aver preso il fango, esso cominciò a crescere e a spargersi tutto intorno, fino a che non divenne la Terra così come la conosciamo.

Dopo che tutto ciò accadde, uno degli animali attaccò questa nuova terra al cielo con quattro stringhe. La terra era ancora troppo umida, così mandarono il grande falco nel Galun'lati per prepararla per loro. Il falco volò giù e quando raggiunse la terra dei Cherokee era così stanco che le sue ali cominciarono a colpire il suolo. Ogni volta che colpivano il suolo si formava una valle od una montagna. Gli animali poi decisero che era troppo buio, così crearono il sole e lo misero lì dove è tutt'oggi.

Cina[modifica | modifica sorgente]

La mitologia cinese della creazione si basa su concetti ribaditi da miti estremamente diversi. Secondo alcuni di essi non esistono prove utili per giustificare la creazione e risalire alle sue origini; secondo altri originariamente esisteva un'entità che dividendosi generò il paradiso e la terra. Il Taoismo, Il mito di Pangu e vari racconti tribali espongono concetti cosmologici chiaribili mediante l'approfondimento delle voci sottostanti.

Taoismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi cosmologia taoista.

Il Taoismo concepisce il Tao come la forza basilare e funzionale per la creazione. Il Tao, ovvero il vuoto(senza nome), permette la formazione dell'esistenza; quest'ultima consta nello yin e nello yang da cui nasce ogni cosa (le Diecimila Cose). Secondo Lao Tzu il Tao è ciò che dà in eterno senza venire svuotato, e che riceve in eterno senza venire riempito. Ciò che non esiste per sé è in grado di durare.

Mito di Pangu[modifica | modifica sorgente]

Secondo questa spiegazione, proposta dai monaci Taoisti secoli successivi a Lao Zi, l'universo nacque da un uovo cosmico. La divinità Pangu nacque poi da quell'uovo rompendolo in due parti: quella superiore divenne il cielo e quella inferiore la terra. Man mano che la divinità crebbe le due parti dell'uovo si allontanarono sempre più e, quando morì, le parti del suo corpo diedero origini a varie zone terrestri.

Cristianesimo ed Ebraismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della creazione in Genesi.

È un elemento fondamentale della fede cristiana (e anche ebraica), che il mondo e tutti gli esseri animati e inanimati sono stati creati da Dio.

Ci sono due racconti della creazione, corrispondenti grosso modo ai capitoli 1 e 2 della Genesi, il primo, tra i libri che compongono la Bibbia.

La Bibbia narra che il mondo fu creato in sette giorni, indicazione recepita in senso letterale da molti teologi antichi, benché sin da allora esegeti autorevoli lo intendessero come un artificio letterario

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cronologia biblica.

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Creazione di Adamo (da un affresco di Michelangelo)

Secondo il libro della Genesi, Dio pre-esisteva eternamente all'ordine creato. La Genesi riporta il primo atto di Dio verso il mondo che noi conosciamo: "Dio creò..." (Genesi 1,1). Tutta la creazione, dalla luce delle stelle del cielo ai pesci del mare, alla compenetrazione tra polvere e soffio divino che ha dato vita all'umanità, fu realizzata da Dio per rallegrarsi della bontà meravigliosa della natura e dell'ambiente della terra. L'uomo e la donna furono creati per riflettere la potenza di Dio, per amare e ben amministrare le risorse del mondo e per offrire preghiere a Dio.

Unica in tutto l'ordine del creato, l'umanità, uomini e donne, è l'unica portatrice dell'imago Dei, l'immagine (dall'ebraico tselem - come in un bambino a immagine del genitore) di Dio tra le cose animate e inanimate del creato. In quanto portatori della sua immagine, gli esseri umani hanno il mandato di vivere in comunione con Dio, e di prendersi cura l'uno dell'altro e del mondo.

Resistendo all'invito al "Noi" della comunità con Dio e con gli altri, gli esseri umani fin dall'inizio scelgono di vivere nell'"Io" dell'individualismo e dell'auto-realizzazione.

A questo punto della narrativa delle origini nella Genesi, gli esseri umani divennero, per usare le parole del teologo evangelico Francis Schaeffer, "indiscutibilmente piegati". Questo isolamento auto-inflitto muove l'anima umana verso l'auto-conservazione e l'auto-assorbimento. Questa "caduta nell'ombra", ha liberato percorsi distruttivi per la razza umana, e il bisogno di un Adamo redentore che scelga di vivere una vita in comunità con Dio, rovesciando così gli effetti della caduta.

Creazione della Luce, di Gustave Doré. L'incisione rappresenta in modo letterale l'incipit biblico di Genesi 1:1 ("Sia la luce").

Primo racconto della creazione (circa 500 a.C.)[modifica | modifica sorgente]

Il primo racconto della creazione (1,1-2,3a) usa lo schema letterario dei sette giorni. In questo racconto Dio "crea dal nulla" tutte le cose e la sua opera creatrice consiste anche nel far passare il mondo dal caos all'armonia, dal disordine alla bellezza. Il racconto suppone cioè uno stato iniziale informe, in cui predominavano le tenebre e l'acqua (1,1-2).

Nel corso della creazione Dio opera tre separazioni (notte e giorno, cielo e terra, terra e mare) e tre abbellimenti (gli astri, gli animali, l'uomo), nella seguente maniera:

  • Nel primo giorno viene separata la luce dalle tenebre (1,3-5).
  • Nel secondo giorno vengono separate le acque superiori (che si pensava stessero sopra la volta stellare) dalle acque inferiori (1,6-8). La concezione del tempo credeva che attraverso la volta celeste le acque superiori potessero filtrare, dando origine alla pioggia
  • Nel terzo giorno nelle acque inferiori viene separata la terra (1,9-10).
  • Viene quindi generato il regno vegetale (1,11-13).
  • Nel quarto giorno vengono poste nel firmamento le due luci maggiori, il sole e la luna (1,14-19: separazione del giorno dalla notte); bisogna notare però che essi vengono chiamati "luminare maggiore" e "luminare minore": l'autore biblico teme che si possano confondere con gli astri divinizzati dai popoli circostanti, e per questo non li chiama con il loro nome.
  • Nel quinto giorno vengono creati gli esseri marini e gli uccelli (ivi compresi Leviatano, Behemoth e Ziz), e vengono benedetti perché possano moltiplicarsi (1,20-23).
  • Nel sesto giorno vengono creati gli animali (1,24-25).
  • Viene poi creato l'uomo (1,26-31), con le seguenti caratteristiche:
    • deve dominare su tutto il resto della creazione;
    • è creato uomo e donna;
    • è creato a immagine e somiglianza di Dio;
    • è benedetto perché sia fecondo;
    • riceve in alimento i vegetali: semi e frutti degli alberi.
  • Il settimo giorno Dio cessa dal lavoro, e benedice e consacra il settimo giorno (2,1-3a). Ciò diventerà, nell'ebraismo, il precetto del riposo del sabato.

L'uomo viene fatto simile a Dio, come Sua immagine e somiglianza sulla terra. Per sottolineare l'importanza e la diversità dell'uomo rispetto alle altre opere di creazione, vengono inseriti due particolari: il plurale nel soliloquio di Dio alla sua corte celeste e il riferimento ad un dialogo con gli esseri appena creati, che mette Dio in una relazione unica personale con l'uomo e la donna. Inoltre Il testo afferma che tutta l'opera della creazione è "buona"; invece della creazione dell'uomo e della donna si dice che è "molto buona", affermando in questa maniera la supremazia dell'essere umano su tutto il resto della creazione.

L'opera creatrice verrà poi affidata all'uomo da curare e completare e con lo scopo di riprodurre.

Il testo suppone implicitamente che Dio è eterno, cioè che esisteva prima di creare il resto delle cose.

Secondo racconto della creazione (circa 900 a.C.)[modifica | modifica sorgente]

In questo racconto Dio è come un vasaio, che impasta la polvere del deserto e crea una figura umana e poi la colloca in un'oasi nel deserto dove l'uomo può vivere in una condizione di armonia e di pace. Poi Dio viene alla sera a dialogare con l'uomo e l'uomo lavora ad abbellire il mondo e a custodirlo nella pace.

Ma l'uomo non è solo intelligenza, lavoro, progresso, è anche fatto di sentimenti e ha bisogno di reciprocità. Questa può trovarla solo “nell'altro se stesso”, nella donna, dono di Dio, e grazie a essa l'uomo scoprirà l'amore.

Vedi anche il concetto di Nuova creazione nella Bibbia.

Nuovo testamento[modifica | modifica sorgente]

Nel Nuovo Testamento il concetto di Dio cambia e diventa più complesso:

Io sono l'Alpha e l'Omega, l'inizio e la fine (Apocalisse 1,8).

All'inizio fu il Verbo e il Verbo era Dio... Tutte le cose furono fatte da lui e senza lui niente sarebbe stato creato. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini (Giovanni 1,1-4).

Secondo il credo cristiano, Gesù, il Cristo di Dio, era il nuovo Adamo mandato a noi "nella pienezza dei tempi". La ricerca dell'umanità di ritornare al giardino dell'Eden culminerà in un nuovo e ancora più pieno paradiso terrestre, sotto forma di cielo e terra nuova.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Escatologia.

Sulla Causa Prima
I riferimenti a Dio nel Nuovo Testamento variano, comunque dimostrano complessivamente un'incorporazione della Causa Prima. Va comunque notato che il concetto cristiano di Dio, la Sacra Trinità, è più complesso.

Ebraismo[modifica | modifica sorgente]

Vedi le sezioni Cristianesimo ed Ebraismo e Cabala ebraica.

Antico Egitto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mitologia_egizia#cosmogonia.

Nella mitologia egizia sono riportati tre miti cosmogonici distinti, corrispondenti a tre diversi culti dei maggiori centri sacerdotali.

Secondo la teologia eliopolitana, nota attraverso i "testi delle piramidi", al centro del mito della creazione c'è il dio solare Atum. Nato dall'oceano primordiale (Nun), Atum salì su una collina, creò, secondo alcune traduzioni con lo sperma e secondo altre con la saliva Shu, il vuoto, e la dea Tefnut l'umidità, che a loro volta generarono Geb e Nut, la terra ed il cielo. Da questi ultimi nacquero due coppie di fratelli e sorelle, Osiride, Iside, Seth e Nefti, i quali procrearono l'umanità. L'insieme di queste divinità formò la grande Enneade eliopolitana.

Secondo la dottrina menfita, la creazione del mondo sarebbe opera di Ptah, che con il cuore, sede del pensiero, e con la lingua, la parola donatrice di vita, avrebbe generato otto emanazioni di sé.

La cosmogonia tebana, basata su un'antica leggenda della città di Ashmunein (Ermopoli), narra di una collina di fango che sarebbe emersa dalle acque, originando otto dei primordiali, quattro maschili con testa di rana e quattro femminili con testa di serpente. Queste otto divinità formarono l'Ogdoade ermopolitana. La leggenda passata a Tebe si sarebbe trasformata e gli dei avrebbero creato un uovo, da cui nacque Amon, il dio-sole.

Col tempo, i gruppi rivali si fusero e Ra e Atum furono identificati in una sola divinità. Amon divenne per un certo periodo la somma divinità per poi divenire una manifestazione di Ra.

Anche Ra e Horus furono identificati come uno solo quando si tentò, invano, di introdurre il monoteismo.

Giainismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giainismo.

Giappone[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mitologia giapponese.

Il dio Izanagi e la dea Izanami agitarono l'oceano con una lancia per creare una piccola isola di sale coagulato. Le due divinità scesero sull'isola, si accoppiarono, crearono le isole principali, le divinità e i predecessori del Giappone

Gnosticismo[modifica | modifica sorgente]

Gran parte delle sette gnostiche teorizzavano che il mondo fosse stato creato non da Dio, ma da eoni che, nel loro complesso formavano il Pleroma.

Gli eoni, in molti sistemi gnostici, rappresentano le varie emanazioni del Dio primo, noto anche come l'Uno, la Monade, Aion Teleos (l'Eone Perfetto), Bythos (greco per Profondità), Proarkhe (greco per Prima dell'Inizio), Arkhe (greco per Inizio). Questo primo essere è anch'esso un eone e contiene in sé un altro essere noto come Ennoia (greco per Pensiero), o Charis (greco per Grazia), o Sige (greco per Silenzio). L'essere perfetto, in seguito, concepisce il secondo ed il terzo eone: il maschio Caen (greco per Potere) e la femmina Akhana (Verità, Amore).

Quando un eone chiamato Sophia (Saggezza) emanò senza il suo eone partner, il risultato fu il Demiurgo, o mezzo-creatore (nei testi gnostici a volte chiamato Yalda Baoth, o Rex Mundi per i Catari), una creatura che non sarebbe mai dovuta esistere. Questa creatura non apparteneva al pleroma, e l'Uno emanò due eoni, Cristo e lo Spirito Santo, per salvare l'umanità dal Demiurgo. Cristo prese poi la forma della creatura umana Gesù in modo da poter insegnare all'umanità la via per raggiungere la gnosi: il ritorno al pleroma.

Anche il Vangelo di Giuda, recentemente scoperto, tradotto e poi acquistato dalla National Geographic Society menziona gli eoni e parla degli insegnamenti di Gesù al loro riguardo[6]. In un passo di tale Vangelo, Gesù deride i discepoli che pregano l'entità che loro credono essere il vero Dio, ma che è in realtà il malvagio Demiurgo.

Gli gnostici ofiti, o naaseni veneravano il serpente, perché, come narrato nella Genesi (3,1), era stato mandato da Sophia per indurre gli uomini a nutrirsi del frutto proibito della conoscenza per acquisire una consapevolezza almeno pari a quella del loro creatore.

Grecia classica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mitologia greca.

Platone, nel suo dialogo Timeo, descrive un mito della creazione che coinvolge un essere chiamato demiurgo.

Esiodo, nella sua Teogonia, racconta che in principio c'era Caos, il quale diede vita a Gea/Gaia (la Terra), Tartaro (gli Inferi), Eros (amore), Nyx (l'oscurità della notte) ed Erebo (le tenebre degli Inferi). Gea partorì poi Urano, il cielo stellato, suo pari, per coprire sé stessa, le colline e le profondità senza frutto del Mare, e Ponto, tutto "senza la dolce unione dell'amore", ma solo da sé stessa. Successivamente, narra Esiodo, essa giacque con Urano e generò Oceano, Ceo e Crios e i Titani Iperione e Giapeto, Teia e Rea, Temi e Mnemosine e Febe dalla corona d'oro e l'amabile Teti.

"Dopo di loro nacque Crono, scaltro, il più giovane e il più terribile dei suoi figli, e odiava il suo potente padre." Crono, seguendo le raccomandazioni di Gea, evirò Urano. Egli sposò Rea che gli diede sei figli Estia, Demetra, Era, Ade, Poseidone, e Zeus. Zeus e i suoi fratelli rovesciarono Cronos e gli altri titani, quindi estrassero a sorte quello su cui ciascuno di loro avrebbe regnato. Zeus estrasse i cieli, Poseidone il mare, e Ade il sottosuolo, mentre la terra sarebbe stata governata da tutti e tre.

Hmong[modifica | modifica sorgente]

Secondo la tradizione Hmong, in un'epoca remota i fiumi e l'oceano coprirono la terra. Due ragazzi, fratello e sorella, furono chiusi in un tamburo di legno giallo. Le persone del cielo guardarono giù e videro la terra. Tutto era morto. Solo il tamburo di legno giallo galleggiava sulle acque.

"Colpisci la terra fino a forarla così che l'acqua dreni" disse il Re in Cielo.

L'acqua fluì via. Finalmente, il tamburo batté contro il terreno. Il fratello e la sorella uscirono dal tamburo e si guardarono intorno, tutto era morto.

"Dove sono le persone?" chiese la sorella.

Il fratello ebbe un'idea. "Tutte le persone sulla Terra sono andate via. Sposami, potremmo avere dei figli".

"Non posso sposarti, siamo fratelli"

Ma lui insisteva mentre lei continuava a dire "No!"

Alla fine il fratello disse: "Portiamo delle pietre sulla collina e facciamole rotolare a valle. Se le pietre atterrano una sull'altra, allora mi sposerai."

La sorella fece rotolare la sua pietra, ma appena il fratello fece rotolare la sua, questi corse più veloce che poteva giù per la collina e mise le pietre una sull'altra.

Quando la sorella vide le pietre scoppiò a piangere. Infine disse: "Ti sposerò, perché così doveva essere."

Un anno dopo la moglie diede vita a un neonato, ma non era umano. Non aveva né braccia né gambe, era proprio come una zucca. Il marito lo tagliò in pezzi e lo gettò via. Un pezzo cadde sul giardino e divenne il clan "Vang" perché "Vang" ha lo stesso suono di "Giardino" in Hmong. Un pezzo cadde nella stalla. Alcuni pezzi caddero su foglie ed erbe e divennero altri clan Hmong. Il Nhia, Mhoua, Pao, Ho, Xiong, Vue e così via.

Il mattino seguente il villaggio era pieno di case. Tutti andarono dai coniugi e dissero: "Madre e padre, mangiate con noi!"

Il marito disse alla moglie: "Ti ho chiesto di sposarmi perché tutte le persone sulla terra erano morte. Ora queste persone sono la nostra famiglia, i nostri figli".

Hopi[modifica | modifica sorgente]

Gli anziani dicono che il primo Hopi aveva scelto di vivere nel deserto sterile, così essi avrebbero sempre dovuto pregare per avere la pioggia. Per questo essi non avrebbero mai perso la fede nelle loro cerimonie, che mantenevano il legame con la Madre Natura e il Creatore. Essi sostenevano che i veri Hopi rappresentassero tutti i popoli pellerossa attraverso l'autorità a loro conferita dal creatore, il dio Maasaw.

Inca[modifica | modifica sorgente]

Il racconto inca della creazione è conosciuto grazie ai racconti tramandati dai sacerdoti oppure dalla iconografia delle ceramiche o delle costruzioni architettoniche, e grazie ai miti e alle leggende sopravvissute tra i nativi americani. Secondo questi racconti, nei tempi antichi la terra era immersa nell'oscurità. Allora, da un lago chiamato Collasuyu (adesso Titicaca), emerse il dio Con Tiqui Viracocha, portando con sé alcuni esseri umani. Allora Con Tiqui creò il sole (Inti), la luna e le stelle per illuminare il mondo. È proprio da Inti che il Sapa Inca, imperatore del Tawantinsuyu, discende. Al di fuori delle grandi caverne Con Tiqui modellò numerosi esseri umani, incluse alcune donne che erano già incinte. Allora egli mandò fuori queste persone in ogni angolo del mondo. Tenne però con sé un uomo e una donna a Cusco, l'"ombelico del mondo".

Con, il creatore, aveva forma umana ma era senza ossa. Egli riempì la terra con cose buone per sopperire ai bisogni dei primi esseri umani. Le persone, però, dimenticarono il dio Con e si ribellarono. Così egli li punì smettendo di mandare la pioggia. La gente allora fu costretta a lavorare duramente arrangiandosi con la poca acqua che poteva trovare nei rigagnoli rimasti. Allora si affermò una nuova divinità, Pachacamac, che cacciò Con e trasformò le persone da lui create in scimmie. Pachachamac poi si impossessò della Terra e creò gli antenati del genere umano.

Il fondatore della prima dinastia dei sovrani di Cusco fu Manco Capac. Secondo una leggenda egli emerse dalle profondità del lago Titicaca grazie al dio del sole Inti. Un'altra versione della storia sosteneva che egli fosse il figlio di Tici Viracocha. Comunque alle persone comuni non era permesso pronunciare il nome di Viracocha, cosa che fornisce una possibile spiegazione della necessità di due miti di fondazione.

In uno dei due miti Manco Capac era il fratello di Pachacamac ed entrambi erano figli del dio del sole Inti, conosciuto anche con il nome di Apu Punchau. Lo stesso Manco Capac veniva onorato come un dio del fuoco o del sole. Secondo la leggenda di Inti, Manco Capac e i suoi fratelli di madre erano stati mandati sulla terra dal dio del sole ed erano fuoriusciti da una caverna del Pacaritambo portando un bastone dorato chiamato tapac-yauri. Essi dovevano creare un Tempio del Sole nel luogo dove il bastone sarebbe affondato dentro la terra. Essi viaggiarono fino a Cusco lungo gallerie sotterranee e finalmente trovarono il luogo adatto per costruire il tempio in onore del dio del sole Inti, loro padre. Durante il viaggio uno dei fratelli di Manco Capac e forse anche una delle sue sorelle vennero tramutati in pietre sacre (huaca). In un'altra versione di questa leggenda, invece di apparire da una caverna a Cusco, i fratelli sarebbero emersi dalle acque del lago Titicaca.

Secondo la leggenda di Tici Virachocha, invece, Manco Capac era il figlio di Tici Viracocha: egli e i suoi fratelli (Ayar Anca, Ayar Cachi e Ayar Uchu) e sorelle (Mama Ocllo, Mama Huaco, Mama Raua e Mama Cura) vivevano vicino Cusco, presso Pacari-Tampu (oggi Pacaritambo, a 25 km a sud di Cusco). Una volta formato un popolo piuttosto numeroso riunito in dieci ayllu essi tentarono di assoggettare le tribù della valle di Cusco. Questa leggenda comprende inoltre il bastone d'oro, sostenendo che questo era stato dato a Manco Capac da suo padre. La leggende inoltre narra che il giovane Manco avrebbe ucciso i suoi fratelli più grandi diventando così l'unico governante di Cusco.

Induismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cosmologia induista.

Nella filosofia induista, vi sono molteplici interpretazioni e convinzioni circa la nascita dell'universo, le sue cause e la sua fine.

Presso le principali correnti devozionali, l'esistenza dell'universo è governata dalla Trimurti, composta da Brahma (il Creatore), Viṣṇu (il Preservatore) e Śiva (il Distruttore).

La sequenza di avatar di Viṣṇu, il Dasavatara (sanscrito: Dasa, "dieci", e Avatara, "incarnazione") viene oggi generalmente accettata dalla maggior parte degli induisti come ben correlata con la teoria dell'evoluzione di Darwin, in cui il primo avatar si genera dall'ambiente acquatico.

Gli induisti quindi non vedono molto conflitto tra creazione ed evoluzione. Un ulteriore ragione per questo può essere il concetto induista di tempo ciclico, come il sistema degli Yuga, o i giorni di Brahma, cicli di circa 4,3 miliardi di anni (a differenza del concetto di tempo lineare presente in molte religioni). Infatti, il tempo è rappresentato come Kala Chakra — la Ruota del Tempo.

Nell'induismo, le creazioni della natura e di tutti gli Dei sono Sue manifestazioni. Egli è all'interno e senza le sue creazioni, pervadendo l'intero universo ed osservandolo dall'esterno. Quindi tutti gli animali e gli esseri umani hanno un elemento divino in loro che è coperto da ignoranza e illusioni (il velo di Maya) di materia o esistenza profana.

I testi indù e vedici come la Śrīmad Bhāgavatam descrivono che Maha-Viṣṇu (originato a sua volta dal dio Krishna), giace nell'oceano causale e quando espira innumerevoli universi vengono emessi dai pori della sua pelle, quando inspira gli universi sono riportati entro il suo corpo.

« Il Mahaa-Viṣṇu, in cui tutti gli innumerevoli universi entrano e da cui tornano indietro semplicemente seguendo il suo respiro, è un'espansione di Krishna. Quindi io adoro Govinda, Krishna, la causa di tutte le cause. »
(Brahma-samhitaa 5.48)

Inuit[modifica | modifica sorgente]

La tradizione degli Inuit è che il trickster nella forma di Corvo creò il mondo. Quando le acque spinsero il terreno su dalle profondità il Corvo lo beccò e mise nel posto giusto. La prima terra era grande abbastanza per una sola casa occupata da una sola famiglia: un uomo, sua moglie, i loro figli e il Corvo che mise a posto il terreno. Il padre aveva una sacca appena sopra il suo letto. Dopo che il Corvo ebbe molto pregato il padre, questi permise al figlio di giocarci. Mentre il Corvo giocava danneggiò la sacca e una luce uscì. Il padre che non voleva tutta quella luce prese la sacca dalle mani del figlio prima che potesse danneggiarla ulteriormente. Questa lotta è all'origine del giorno e della notte.

Irochesi[modifica | modifica sorgente]

Il racconto del demiurgo degli Irochesi è che in principio non ci fosse terra su cui vivere, ma solo un abisso d'acqua, ma sopra, nel Grande Blu, c'era una comunità chiamata il "Mondo del Cielo", che comprendeva una donna che sognava i sogni.

Una notte lei sognò l'albero che era la fonte della luce. Il sogno la turbò, così andò a chiedere all'uomo nel Mondo del Cielo di tirare su l'albero. Scavarono attorno alle radici dell'albero per fare spazio ad ancora più luce, ma l'albero cadde attraverso il buco e scomparve. Dopo ciò vi fu solo ombra. Colti di sorpresa e non sapendo cosa fare, spinsero la donna attraverso il buco. La donna si sarebbe persa negli abissi se un pesce falco non fosse giunto in suo aiuto usando le sue piume per farla appoggiare.

Il pesce falco non avrebbe potuto tenerla tutta sopra di sé tutto da solo, così chiese come aiuto di creare un terreno solido su cui potesse stare la donna. Uno svasso (Podilymbus podiceps, uccello comune in America simile all'anatra) si calò fino al fondo del mare e riportò fango nel suo becco. Trovò una tartaruga, spalmò il fango sul suo guscio, e si rituffò ancora molte volte. Anche le anatre portarono i loro becchi pieni del fondo dell'oceano e lo spalmavano sul dorso della tartaruga. Il castoro aiutò a costruire il terreno, rendendo la copertura più grande. Gli uccelli e gli animali costruirono i continenti fino a che ebbero fatto l'intera terra tonda, mentre la donna era al sicuro seduta sulla schiena della tartaruga. La tartaruga continua a tenere la terra sulle sue spalle.

Dopo questo, uno degli spiriti del Mondo del Cielo, scese e guardò la terra. Dopo che vi ebbe viaggiato, la trovò meravigliosa, e così creò le persone per viverci e diede loro capacità speciali; ogni tribù della nazione degli Irochesi fu dotata di doni speciali da condividere con il resto dell'umanità.

Islam[modifica | modifica sorgente]

L'Islam condivide con il Cristianesimo la fede in una creazione del mondo ad opera di Dio, con uno svolgimento temporale: «Veramente il vostro Signore è Allah, che creò il cielo e la terra in sei giorni ed è saldamente stabilito sul trono, a regolare e governare tutte le cose.» [Corano 10:3]

Nell'Islam ogni creazione è attribuita ad Allah (il nome proprio di Dio in arabo). Egli è l'unico Dio per i musulmani. È chiaramente identificato come la "prima causa" in numerosi versetti del Corano. In quanto Creatore ed Eterno, e in considerazione dell'impossibilità della materia bruta (madda) di sussistere senza il Suo continuo intervento, a Lui è attribuita la proprietà di qualsiasi atto creato, ivi compreso quello apparentemente riferibile all'essere umano, il quale ne avrebbe in definitiva il solo possesso (iktisāb)

Seguono tre esempi:[7]

XIII:16 … « Rispondi: "È Dio il Creatore di tutte le cose, è Lui l'Unico, il Vittorioso!" ».
LVII:3 « Egli è il Primo, Egli è l'Ultimo, Egli è il Dispiegato, Egli è l'Intimo, Egli è sovra tutte le cose sapiente ».
CXII:1-2 «Dì: "Egli, Dio, è uno - Dio l'Eterno. - non generò né fu generato - e nessuno Gli è pari" ».

Riferendosi all'argomento della "prima causa" il Corano indirizza i non-credenti:

LII:35-36 « Son essi che furon creati dal nulla, o son loro i creatori? Son forse loro che han creato i cieli e la terra? No! Nessuna certezza salda essi hanno ».

Maya[modifica | modifica sorgente]

All'inizio vi erano solo cielo e terra, personificati come una trinità di dèi chiamata Cuore-del-Cielo. Essi volevano che ci fosse qualcuno a lodarli. Cominciarono perciò col dire "Terra", che dunque apparve dal mare, seguita da montagne e alberi; questo rese felice Cuore-del-Cielo che contento del proprio lavoro creò gli animali della foresta: uccelli, cervi, giaguari, serpenti. Venne loro detto di moltiplicarsi e spargersi, e lodare cuore del cielo Ma gli animali non facevano altro che stridere e ululare ciò non piacque agli dei che ressere gli animali essere inferiori, e destinati a divenire servitori di chiunque avrebbe adorato Cuore-del-Cielo. Allora Cuore-del-Cielo creò l'uomo dal fango. Ma non riusciva a stare in piedi aveva vista breve, e la nuova razza fu spazzata via e dissolta dall'acqua. Cuore-del-Cielo si rivolse ai due divini indovini per chiedere se avessero dovuto fare l'uomo in legno. Ma gli uomini di legno non si rivelarono altro che automisaldi e attivi ma senza cervello; così Cuore-del-Cielo provocò la distruzione di questa nuova razza per mezzo di un temporale anche gli animali, gli oggetti si rivoltassero contro gli uomini di legno privi di spirito.solo pochi uomini di legno fuggirono nelle foreste e si salvarono vivono ancora e sono le scimmie. Cuore-del-Cielo allora compì un altro tentativo di creare una razza convenientemente rispettosa, e plasmò gli esseri umani a partire da un impasto di mais a cui con una bevanda di mais fu data la forza, i primi esemplari furono 4 essi avevano vista, udito, movimento, parola ed erano molto saggi, pieni di riconoscenza verso i loro creatori elevarono lodi agli dei. Le facoltà di questi uomini li rendeva troppo simili agli dei così fu deciso di soffiare nebbia nei loro occhi e per limitare la loro capacità di conoscere fecero in modo che si scontrasse con il mistero. Gli dei crearono poi le donne per rendere felici gli uomini e per darle loro la possibilità di generarsi, da queste unioni sono nate tutte le tribù dei popoli maya

Maori[modifica | modifica sorgente]

Per i Maori la terra e la genealogia erano i riferimenti più importanti. Inizialmente esisteva Te Kore (il Vuoto) a cui fece seguito Te Poroa (la Notte). Da queste due divinità discesero il Cielo e la Terra. Il mito della creazione Maori racconta che in origine il cielo e la terra erano uniti, quando Ranginui, il Padre Cielo, e Papatuanuku, la Madre Terra, giacevano insieme stretti in un abbraccio. Essi ebbero molti figli, che vivevano nell’oscurità che vi era tra loro due; era una schiera di dei-bambini, ognuno dei quali aveva il controllo di una forza delle natura. Ma i figli desideravano vivere alla luce, e così divisero i genitori contro la loro volontà. Dalla luce che brillò dopo quella separazione, ebbero allora origine le cose animate ed inanimate: da uno degli dei nacque l’uomo. Il dolore per la separazione da allora affligge Ranginui e Papatuanuku. Le lacrime di Ranginui cadono sotto forma di pioggia verso Papatuanaku per mostrare quanto egli l'ama. Le foschie che si levano dalle foreste sono i sospiri di Papatuanuku quando il calore del suo corpo brama il compagno e continua a nutrire l'umanità.

Navajo[modifica | modifica sorgente]

In principio c'erano le Persone Sante, supernaturali e sacre, che vivevano sotto terra in quattro mondi sottostanti. Una grande inondazione sotterranea forzò le Persone Sante a risalire in superficie attraverso un sentiero, dove ricrearono ogni mondo che incontravano. Negli ultimi mondi, la Donna del Cambiamento diede vita agli Eroi Gemelli, chiamati "Mostro dilaniatore" e "Figlio delle acque" che hanno avuto molte avventure in cui hanno liberato il mondo dal male. Le Persone della Superficie, mortali, furono creati nel quarto mondo, e il Primo Uomo e la Prima Donna vennero creati dalle bucce del grano bianco e giallo. Gli dei insegnarono loro cerimonie, praticate ancora oggi.

Mitologia norrena[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cosmologia della mitologia norrena.

Dalle gocce di brina si creò Ymir, il primo essere vivente, padre dei giganti di ghiaccio. Insieme a lui nacque la mucca Auðhumla. La mucca leccò le pietre salate e si generò Búri, il primo uomo. Da lui nacque Borr, e da quest'ultimo nacquero Odino, Víli e . Odino e i suoi fratelli usarono il corpo di Ymir per creare l'universo, che consta di nove mondi. Posero il corpo sul vuoto chiamato Ginnungagap e usarono la sua carne per la creazione della terra e il suo sangue per il mare. Il suo teschio, tenuto su da quattro nani (Norðri Nord, Suðri Sud, Austri Est, e Vestri Ovest), fu usato per creare il cielo. Quindi usando scintille da Muspellheimr, gli dei crearono il sole, la luna e le stelle. Le sopracciglia di Ymir invece furono usate per creare un posto dove la razza umana potesse vivere; un posto chiamato Miðgarðr. I primi umani, Askr ed Embla, furono creati da tronchi.

Polinesia[modifica | modifica sorgente]

Secondo le tribù polinesiane il mondo venne creato da una divinità, anche chiamata "Astan Gabum", che secondo loro diede origine alle montagne, e poi alla terra ferma, con il tempo creò gli animali e li fece moltiplicare, fino a che per pura casualità non ne nacque l'uomo, secondo i reperti presenti all'interno delle isole orientali della Polinesia, l'uomo era causa di un errore della divinità la quale avrebbe desiderato una forma di vita più interessante.

Surat Shabd Yoga[modifica | modifica sorgente]

La cosmologia dello Surat Shabda Yoga ritrae il complesso della creazione (il macrocosmo) come emanato e arrangiato in una gerarchia spiritualmente differenziata, spesso indicata come uova, regioni o piani. tipicamente vengono descritti otto livelli spirituali posti sopra il piano fisico, anche se nomi e suddivisioni all'interno di questi livelli variano (Una versione della creazione da una prospettiva dello Surat Shabda Yoga, è delineata ne “Il grande schema dell'intera creazione”.) Tutti i piani che si trovano sotto le regioni puramente spirituali sono sottoposti a cicli di creazione e dissoluzione (pralya) o grande dissoluzione (maha pralya).

La costituzione dell'individuo (il microcosmo) è una replica esatta del macrocosmo. Di conseguenza il microcosmo consiste di un certo numero di corpi, ciascuno dei quali adatto ad interagire con il piano o la regione corrispondente nel macrocosmo. Questi corpi si sviluppano sullo Yoga attraverso l'involuzione (emanazione da livelli alti a livelli bassi) e l'evoluzione spirituale (ritornare da livelli bassi a livelli alti), includendo il karma e la reincarnazione in vari stati di coscienza.

Zen[modifica | modifica sorgente]

Il tutto e il niente sono un tutto unico inseparabile. La filosofia Zen nega che la persona possa essere la causa scaturente. Nel parlare delle origini afferma che il piano dell'essere è la vera causa scaturente.

Zoroastrismo[modifica | modifica sorgente]

Nella narrazione della creazione dello Zoroastrismo, Ahura Mazda creò 16 terre, una alla volta, tali che ognuna di esse fosse sorgente di piacere per la sua popolazione.
Dopo la creazione di ognuna di queste terre, Angra Mainyu intervenne con una contro-creazione, introducendo malattie e peccati di vario genere. L'idea dualistica di due spiriti primordiali, considerati gemelli da Zoroastro, riprende un prototipo delle mitologie indoeuropee.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nachmanide ne discute spiegandone il significato persino in merito alla formazione "miracolosa" nel grembo materno: Anima, Nomi di Dio nella Bibbia
  2. ^ ECIG ed., Genova
  3. ^ edito anche da Il Melangolo
  4. ^ Aristotele
  5. ^ Commento alla Genesi. Gn. 1.1-16 (pag. 43-44) Aquilegia Edizioni. Milano, 2005 ISBN 88-87692-15-7
  6. ^ Vedi The Lost Gospel - versione online dal National Geographic, contenente [1] testi copti, traduzioni inglesi e fotografie.
  7. ^ I versetti citati sono presi da Il Corano - introduzione, traduzione e commento di Alessandro Bausani - Firenze, Sansoni, 1961 (stampato su autorizzazione dalla milanese Rizzoli) ISBN 88-17-16612-X.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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