Cosmologia induista

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.

La cosmologia induista è la visione presentata nella religione e nella mitologia induista riguardo all'universo e alla sua creazione (cosmogonia), geografia (cosmografia), evoluzione e fine.

Nonostante la cosmologia per l'Induismo sia sempre stata molto importante[1], la cosmologia induista non ha una forma omogenea ma, come per ogni aspetto dell'Induismo, è il frutto di una serie di miti e speculazioni filosofiche evolutesi nel tempo.

L'universo[modifica | modifica wikitesto]

La creazione[modifica | modifica wikitesto]

Brahma, l'aspetto creatore di Dio.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Brahma, Trimurti e Creazione (teologia).

I miti cosmogonici dell'Induismo sono molti e figurano già a partire dai Veda, dai quali si sono poi sviluppati prima con le Brahmana e le Upanishad e poi ancora con le epopee (come il Mahabharata e il Ramayana) e i Purana.[1][2]

Alcuni di questi racconti della creazione sono veri e propri miti mentre altri hanno un carattere maggiormente speculativo e filosofico.[2]

Nella maggior parte, comunque, Brahma appare in veste di creatore o meglio di demiurgo. Infatti, i miti della creazione induisti si discostano in modo evidente da quelli biblici e del creazionismo in genere per non contemplare una creazione ex nihilo, ma piuttosto una disposizione e un'organizzazione degli elementi costitutivi dell'universo.[2]

Nei Veda[modifica | modifica wikitesto]

Il mito più frequente narra che inizialmente l'uovo cosmico Hiranyagarbha, "grembo d'oro", identificato anticamente con l'anima cosmica e più tardi con Brahma, galleggiava nell'oceano primordiale avvolto dall'oscurità della non-esistenza. Quando l'uovo si schiuse, dalla metà superiore del guscio, fatta d'oro, nacque il cielo; dalla metà inferiore del guscio, fatta d'argento, nacque la terra. Le membrane interne del guscio formarono le montagne e quelle esterne le nuvole; le vene e i liquidi formarono i fiumi e i mari.[3]

Secondo l'inno Puruṣa Sūkta (X, 90) del Rig Veda, dal sacrificio dell'uomo cosmico, il Puruṣa, nacquero le caste indiane[1]: dalla bocca uscirono i brahmana, gli kshatrya dalle braccia, i vaishya dalle cosce e gli shudra dai piedi.

Ancora nei Veda, viene narrato che l'universo scaturì dalla "parola", vāc.[1]

Nei Purana[modifica | modifica wikitesto]

Nei Purana viene detto che vi furono diverse creazioni, poiché nella prima gli esseri avevano insufficienti stimoli a prolificare.[1]

La Bhagavata Purana descrive che Maha-Viṣṇu (originato a sua volta dal dio Krishna), giace nell'oceano causale e quando espira innumerevoli universi vengono emessi dai pori della sua pelle, quando inspira gli universi sono riportati entro il suo corpo.

« Il Mahaa-Viṣṇu, in cui tutti gli innumerevoli universi entrano e da cui tornano indietro semplicemente seguendo il suo respiro, è un'espansione di Krishna. Quindi io adoro Govinda, Krishna, la causa di tutte le cause. »
(Brahma-samhitaa 5.48)

La geografia del cosmo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dvipa, Monte Meru e Pātāla.

Secondo la cosmografia esposta nei Purana, l'intero universo si trova circoscritto dal guscio (aṇḍakaṭaha) dell'uovo cosmico (bramāṇḍa, "uovo di Brahma"[3]), dal diametro di 500 milioni di yojana. Al centro dell'universo si trova la terra, che non è ritenuta la sua parte migliore ma comunque l'unico posto dove l'uomo possa ottenere la "liberazione" (mokṣa).[4]

Vi sono sette continenti o isole (dvīpa) separati da oceani circolari concentrici composti rispettivamente, dal continente più interno verso quello più esterno, da acqua salata, succo di canna da zucchero, vino, burro chiarificato (ghee), cagliata, latte e acqua dolce.[5]

Sotto la superficie terrestre vi sono poi sette inferi (pātāla)[6]: immensi regni sotterranei pieni di meravigliosi palazzi e bellezze che si espandono per 10.000 yojana, circa 130.000 km.[4][7]

Infine, vi sono poi le dimore degli dèi: i paradisi.[4]

Al centro dell'universo e quindi al centro del Jambudvipa, il dvīpa più interno, si erge il monte Meru, l'asse dell'universo, sul quale splende la Stella Polare.[8]

L'evoluzione ciclica[modifica | modifica wikitesto]

L'uroboro, simbolo della ciclicità del tempo.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Kalpa e Concezione del tempo.

È comunemente accettata nell'Induismo la teoria di una cosmologia ciclica, in cui il tempo non è lineare ma è diviso in ere che si susseguono ciclicamente dando luogo ai processi di emanazione, durata e riassorbimento dell'universo, con distruzioni/riassorbimenti/dissoluzioni parziali (pralaya) o totali (mahapralaya) dello stesso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Klostermeier 2001, pag.55.
  2. ^ a b c Poupard 2007, voce "COSMOGONIA nell'induismo" di Jean Varenne, pagg.369-371
  3. ^ a b Dallapiccola 2005, pag.55.
  4. ^ a b c Klostermeier 2001, pag.191.
  5. ^ Klostermeier 2001, pagg.66-67.
  6. ^ Da non confondere con l'inferno, chiamato nāraka.
  7. ^ Klostermeier 2001, pag.137.
  8. ^ Kirfel, edizione del 1920 di "Die Kosmographie der Inder" (op.cit.), pag.15.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

In italiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Anna L. Dallapiccola, Induismo. Dizionario di storia, cultura, religione, tradotto da Maria Cristina Coldagelli, Milano, Bruno Mondadori, 2005, ISBN 978-88-6159-041-0.
  • Klaus K. Klostermeier, Piccola enciclopedia dell'Induismo, Edizioni Arkeios, 2001, ISBN 978-88-86495-59-2.
  • Paul Poupard (a cura di), Dizionario delle religioni, Mondadori, 2007, ISBN 978-88-04-56659-5.

In altre lingue[modifica | modifica wikitesto]

In francese:

  • (FR) Madeleine Biardeau, Etudes de mythologie hindoue (1. Cosmogonies purâniques), Parigi, Ecole Française D'Extrême-Orient, dicembre 1981, ISBN 978-2-85539-728-3.
  • (FR) Jean Varenne, Cosmogonies védiques, Milano, Arché, 1982, ISBN 978-88-7252-165-6.

In tedesco:

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]