Inno

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L'inno è una composizione poetica, in genere abbinata alla musica, di forma strofica e di argomento elevato: patriottico, mitologico, religioso. Le raccolte di inni vengono dette innari e sono molte diffuse all'interno della liturgia e della preghiera cristiane.

Nell'antichità l'inno era soprattutto un componimento di carattere religioso dedicato alla divinità e alla sua glorificazione. Si sviluppò in seguito nella civiltà greca e meno in quella romana sotto forma di componimento in esametri.

L'inno assunse dignità letteraria tra l'VIII e il VI secolo a.C. con gli Inni omerici e venne in seguito sviluppato e variato metricamente da alcuni poeti come Pindaro, Bacchilide e Alceo.

Nell'innografia cristiana gli inni erano formati da strofe che venivano cantate, accompagnate o meno da strumenti musicali.

Nell'età moderna l'inno ha assunto carattere politico oltre che sacro nei componimenti poetici di Foscolo, Monti, Leopardi, Manzoni con gli Inni sacri e Carducci (Brindisi).

Il metro dell'inno deriva da quello della canzonetta, formata da strofe brevi con un ultimo verso tronco.

L'innografia cristiana[modifica | modifica sorgente]

A partire dalle prime comunità cristiane, l'inno è stato un canto che ha goduto di molta popolarità. Per questo motivo molti autori si sono cimentati nella composizione: per la facilità con cui si riusciva a trasmettere l'insegnamento dei principi dottrinali e spesso anche di quelli eretici.
Queste composizioni però hanno trovato difficoltà ad entrare nelle celebrazioni liturgiche a causa della loro composizione non scritturistica, specialmente nella Roma ufficiale, dove sono entrati solo dopo il XIII secolo.
Ambrogio è considerato il padre dell'innodia latina. Ha composto numerosi inni e se ne è servito nella lotta contro le eresie. La semplicità del metro ha riscosso a suo tempo un successo rilevante. In particolare nei suoi inni, scritti in metri classici, si riscontrano in certi passaggi alcune tra le più antiche rime della letteratura occidentale, rendendo tali testi di enorme importanza per l'evoluzione della lingua e della letteratura. Anche il "romano" Benedetto ha accolto gli inni ambrosiani, oltre che il Te Deum ed il Te decet laus della liturgia orientale, e li ha introdotti nella preghiera della sua comunità.
Durante la rinascita carolingia molti inni sono stati composti secondo i metri classici di Orazio. Curiosamente nei manoscritti medievali, è sulle strofe delle Odi che compaiono i primi neumi della notazione gregoriana.

Spesso non si conoscono gli autori di queste composizioni, la tradizione ci tramanda però i nomi, oltre che di Ambrogio anche di Cesario di Arles di tradizione gallicana e del suo successore Aureliano, la produzione italica conosce Ennodio di Pavia, Venanzio Fortunato, il monaco Pietro Diacono, Adenolfo di Capua ed Alfano di Salerno. Uno dei più grandi innografi medievali fu Pietro Abelardo di cui ci rimane un intero innario. Si conoscono anche le ingenti produzioni femminili della badessa Ildegarda di Bingen, ma purtroppo quelle di Errada di Landsberg-Hohenburg sono andate quasi tutte perse.

Gli inni nella tradizione liturgica cristiana sono suddivisi in due filoni: quelli in prosa e quelli in versi.

Gli inni in prosa[modifica | modifica sorgente]

Gli inni in prosa hanno goduto da sempre un considerevole successo nell'oriente cristiano. A partire da Sant'Efrem la composizione non si è mai interrotta. Sono componimenti poetici privi di regolari forme di versificazione.

Gli inni in versi[modifica | modifica sorgente]

l'inno introduce ogni sessione della (liturgia delle ore) nel rito riformato di (Paolo VI). Sono composizioni poetiche,dal punto di vista musicale sono costituiti da un unico schema melodico che intona tutte le strofe.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • La preghiera dei cristiani, a cura di S. Pricoco e M. Simonetti, Milano 2000, Fondazione Lorenzo Valla - A. Mondatori, 672 pp.
  • Gli antichi abecedari cristiani, a cura di P. Marone (Tradizione e Vita 19), Roma 2008, Edizioni Vivere in, 192 pp.

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