Firmamento

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I cieli in un'opera del 1475. Dal basso: la luna, i due pianeti interni, il sole, i tre pianeti esterni e infine le stelle del firmamento sotto il trono di Dio. Le lingue di fuoco sotto la luna riflettono la concezione aristotelica secondo cui il mondo sublunare era costituito dai quattro elementi: terra, acqua, aria e fuoco.
Uomo che sporge la testa attraverso il firmamento di una Terra piatta per scoprire la meccanica dell'universo (incisione simbolica di Camille Flammarion, 1888)

Con il termine firmamento si indicava il cielo considerato come una cupola solida, alla quale erano rigidamente collegate le stelle; una concezione condivisa da tutti i popoli antichi di tutti i continenti[1].

La parola deriva dal latino firmamentum, che significa appunto "appoggio", "sostegno" e a sua volta deriva dal latino firmus, che significa "solido", "stabile"[2].

Nell'età moderna, con la scomparsa di questa concezione cosmografica, il termine cominciò ad essere utilizzato come sinonimo della volta del cielo.[3]

Il materiale costitutivo del firmamento[modifica | modifica sorgente]

Non vi era accordo sul materiale di cui era fatto il firmamento. Perlopiù si pensava che fosse una sottile lamina metallica d'oro o più probabilmente di ferro (dato il colore grigio del cielo). Il termine ebraico con cui essa era indicata ("raqia", talvolta tradotto con "espanso") esprimeva il fatto che le lamine erano ottenute per battitura. Alternativamente c'era chi pensava che essa fosse fatta di cristallo. Questa era, ad esempio, l'opinione di Anassimene e divenne l'opinione prevalente in occidente prima di Copernico.

La posizione del firmamento nell'astronomia antica[modifica | modifica sorgente]

Le sfere celesti geocentriche nella Cosmographia di Pietro Apiano (Anversa, 1539)

La posizione relativa dei sette astri mobili (sole, luna e cinque pianeti) e del firmamento con le stelle fisse era tutt'altro che chiara. Per Anassimandro, che riecheggiava ancora teorie del Vicino Oriente antico, erano più vicine le stelle; il suo discepolo Anassimene, invece, le pose più lontane. Con l'introduzione del concetto dell'esistenza di sfere celesti, il firmamento diventò universalmente l'ottava sfera.

Il contatto fra il firmamento e la terra[modifica | modifica sorgente]

La dea Nut (il firmamento) al di sopra del dio Geb (la terra) e sostenuta dal dio Shu (l'aria). A sinistra e a destra la barca del Sole nel suo percorso notturno

Nella cosmografia del mondo antico il contatto fra terra e cielo era descritto in modi diversi. Poteva trattarsi soltanto di quattro montagne (nell'antico Egitto erano le mani e i piedi della dea Nut, il cui corpo incurvato costituiva il firmamento; oppure erano quattro dei ausiliari). Altrove prevaleva l'idea di una catena ininterrotta (ad esempio nello zoroastrismo). Le valli fra due montagne successive della catena fornivano aperture per il passaggio del sole e dei pianeti. In alcune tradizioni vi erano 365 aperture di questo tipo, una per ogni giorno dell'anno.

Il firmamento nella Bibbia[modifica | modifica sorgente]

Il "Firmamento Cristiano" di Julius Schiller nella ristampa di Andreas Cellarius (emisfero secondo)

Il vocabolo "firmamento" venne utilizzato per la prima volta in senso astronomico nel IV secolo dalla Vulgata per tradurre il termine greco stereoma,[4] utilizzato dai LXX nel libro della Genesi (1,6). Nella Genesi la funzione del firmamento è sia di sostegno alle stelle sia di separazione delle acque superiori da quelle inferiori. Alcune aperture nel firmamento erano utilizzate da Dio per far scendere le precipitazioni atmosferiche, come la pioggia e la grandine.

Anche nella tradizione rabbinica le "stelle fisse" pendono dal firmamento, simili a lampade, tutte equamente distanti dalla Terra, e la loro luminosità dipende unicamente dalle relative dimensioni. (Mishnah tradizione orale ebraica raccolta nel 1° secolo d.c.).

Il testo di Genesi 1[modifica | modifica sorgente]

  1. In principio Dio creò il cielo e la terra.
  2. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
  3. Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.
  4. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre
  5. e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.
  6. Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque».
  7. Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne.
  8. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
[...]
  1. Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni
  2. e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne:
  3. Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle.
  4. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra
  5. e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona.
  6. E fu sera e fu mattina: quarto giorno.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ P. H. Seely, The Firmament and the Water Above in Westminster Theological Journal, vol. 53, 1991, pp. 232–233. URL consultato il 10 aprile 2014.
  2. ^ Castiglioni-Mariotti, Vocabolario della lingua latina, ad voces.
  3. ^ (EN) Firmament in Webster's Dictionary. URL consultato il 10 aprile 2014.
  4. ^ (EN) Firmament in Online Etymology Dictionary. URL consultato il 10 aprile 2014.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]