Libro di Giobbe

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« Se non avessi Giobbe! Io non lo leggo con gli occhi come si legge un altro libro, me lo metto per così dire sul cuore... Come il bambino che mette il libro sotto il cuscino per essere certo di non aver dimenticato la sua lezione quando al mattino si sveglia, così la notte mi porto a letto il libro di Giobbe. Ogni sua parola è cibo, vestimento e balsamo per la mia povera anima »
(Søren Kierkegaard)
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Progetto Religione
uso tabella
L'esame di Giobbe: Satana riversa le piaghe su Giobbe, dipinto di William Blake per il Libro di Giobbe, 18261827, Tate Gallery, Londra.

Il Libro di Giobbe (ebraico איוב; greco Ιώβ; latino Iob) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana.

È scritto in ebraico e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la redazione del nucleo poetico centrale risale all'XI-X secolo a.C.[senza fonte], mentre la redazione definitiva con le aggiunte in prosa (prologo ed epilogo) è stata composta in Giudea verso il 575 a.C.

È composto da 42 capitoli descriventi la storia del saggio Giobbe, la cui vita è provata da un dolore inspiegabile, con ampie meditazioni contenute nei dialoghi con i suoi tre amici sul perché Dio permetta il male all'uomo giusto (vedi Teodicea). Il nucleo in poesia antico sostiene che Dio è troppo distante dall'uomo perché questi possa capirlo e giudicare il suo operato, lasciando aperta la speranza di un "redentore" che riscatterà il male. L'epilogo aggiunto tardivamente sostiene, in apparente contraddizione col corpo centrale, che Dio retribuisce in terra il male subito dal giusto.

Il libro[modifica | modifica wikitesto]

Il libro inizia con un racconto in prosa. Giobbe, servo di Dio, viveva ricco e felice. Dio permise a Satana di tentarlo per vedere se sarebbe rimasto fedele anche nella cattiva sorte. Colpito prima nei beni e poi nei figli, Giobbe accetta che Dio si riprenda quel che gli aveva dato. Ammalatosi di una malattia ripugnante e dolorosa, Giobbe rimane sottomesso e respinge la moglie che gli consiglia di maledire Dio. Allora tre suoi amici, Elifaz, Bildad e Zofar vengono a compiangerlo (capitoli 1 e 2). Giobbe e gli amici confrontano le loro concezioni riguardo alla giustizia divina. Elifaz parla con la moderazione che l'età gli ispira; Zofar segue gli impulsi della sua giovane età, mentre Bildad è un sentenzioso che si tiene su una linea media. Tutti e tre, però, difendono la tesi tradizionale secondo la quale se Giobbe soffre significa che ha peccato. Ma alle loro considerazioni teoriche Giobbe contrappone la propria esperienza dolorosa e le ingiustizie di cui il mondo è pieno; nella sua condizione di turbamento morale, il grido di rivolta si alterna a espressioni di sottomissione. A questo punto interviene un nuovo personaggio, Elhu, che dà torto sia a Giobbe che agli amici, tentando di giustificare la condotta di Dio. Viene interrotto da Jahve in persona che di mezzo al turbine, cioè nello scenario delle antiche teofanie, risponde a Giobbe. Il libro si conclude con un epilogo in prosa: Jahve rimprovera i tre interlocutori di Giobbe e rende a quest'ultimo, moltiplicandoglieli enormemente, i beni che prima dell'accaduto possedeva. Gli dona nuovi figli e figlie, queste in particolare di bellissimo aspetto 42,7-17.

Autenticità del libro[modifica | modifica wikitesto]

È stata discussa l'autenticità di alcuni passi. Il poema sulla sapienza (capitolo 28) risulta "stonato" sulla bocca di Giobbe: vi si esprime una nozione di sapienza che non è certo quella del protagonista né quella dei suoi tre amici, anche se si tratta sempre di una produzione del medesimo ambiente, ma non si capisce per quale motivo sia stata inserita in quel punto dove si presenta senza alcun nesso con il contesto. Sono stati avanzati dubbi anche sui discorsi di Jahve (38-39), cioè se appartenessero al poema sin dall'origine. Infine, nel terzo ciclo di discorsi (24-27) si nota un "disordine" che si può spiegare con incidenti occorsi nella trascrizione manoscritta oppure con rimaneggiamenti redazionali. Anche l'autenticità dei discorsi di Eliu (32-37) offre motivi di discussione. Il personaggio interviene all'improvviso senza essere stato presentato, e Jahve, che lo interrompe, non lo considera affatto. Questo risulta molto strano anche per la ragione che Eliu previene i discorsi di Jahve; per altro verso ripete inutilmente quanto già detto dai tre amici. Anche vocabolario e stile sono diversi con aramaismi molto più frequenti. Sembra, pertanto, che questi capitoli siano stati aggiunti al libro da un autore diverso.

L'autore del libro[modifica | modifica wikitesto]

Dallo stesso libro si può riconoscere che l'autore sia sicuramente un israelita, con una buona conoscenza delle opere dei profeti. Probabilmente viveva in Palestina, nella regione di Uz ma deve aver viaggiato molto all'estero, specialmente in Egitto, o forse aveva amicizie con persone provenienti dall'Egitto

Sulla data della sua vita si possono formulare solo delle ipotesi: il tono patriarcale del racconto in prosa poteva far pensare che fosse stato, come la Genesi, opera di Mosè. Ma il libro è posteriore a Ezechiele, con cui presenta contatti di espressione e di pensiero; la lingua è fortemente colorata di aramaismi. Queste indicazioni inducono a scegliere il periodo del post-esilio. La data che riscuote maggiori consensi, ma senza grandi motivazioni, è l'inizio del V secolo a.C.

Il problema della retribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il libro di Giobbe intende rispondere alla domanda di come Dio premi o castighi le azioni degli uomini. Il popolo ebraico ha fatto in proposito un lungo cammino, che ha portato a grandi scoperte e riflessioni. Si possono riassumere le tappe principali di questo cammino nello schema seguente:

  1. retribuzione terrena collettiva: il popolo è responsabile in solido delle proprie azioni, il bene degli uni ricade sugli altri e così il male, i meriti e le colpe dei padri si riversano sui figli. Questa regola è chiaramente espressa da Deuteronomio 28 e Levitico 26. Il libro dei Giudici ed i libri dei Re mostrano come tale principio si applica nel corso della storia. Anche i grandi profeti si muovono in questa prospettiva.
  2. retribuzione terrena individuale: essa è chiaramente espressa in Ezechiele 18: ognuno è responsabile delle proprie azioni e viene premiato in virtù di queste. Ma fermandosi alla retribuzione terrena si incorre nella clamorosa smentita dei fatti. In una prospettiva di solidarietà si può accettare che, per il sopravvento di peccati della collettività, i giusti vengano puniti insieme ai malvagi. Se invece ciascuno deve essere trattato secondo il suo comportamento personale, come può essere che il giusto soffra?
  3. il dramma di Giobbe: in questo processo si inserisce il libro di Giobbe portando fino alle ultime conseguenze i limiti della posizione tradizionale. Esistono giusti che soffrono e crudelmente, testimonia Giobbe. Il lettore sa, dal prologo, che i suoi mali vengono da Satana e non da Dio, e che sono una prova della sua fedeltà. Ma Giobbe non lo sa, né lo sanno i suoi amici. Quale ne sarà allora la spiegazione? Essi avanzano le risposte tradizionali: la felicità degli empi è di breve durata; la disgrazia del giusto saggia la sua virtù; oppure la pena castiga colpe commesse per ignoranza o debolezza. Contro questa rigida correlazione Giobbe si solleva con tutta la forza della sua innocenza. Non nega la retribuzione terrena, la attende anzi, e Dio alla fine gliela concederà, nell’epilogo. Ma per lui è uno scandalo che tale retribuzione gli venga rifiutata nel presente, e cerca invano il senso della sua prova. Lotta disperatamente per ritrovare il Dio che si nasconde e che egli continua a credere buono. La risposta di Dio non risolve il problema. Rivela solo la trascendenza del suo essere e dei suoi disegni e riduce Giobbe al silenzio.
  4. retribuzione ultraterrena: il libro della Sapienza e soprattutto il Nuovo Testamento daranno risposta alla domanda di Giobbe. Due testi di Paolo possono indicare una risposta:
« Le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria che deve rivelarsi in noi »   (Romani 8,18)
« Io completo nella mia carne quello che manca alle prove di Cristo per il suo corpo che è la Chiesa »   (Colossesi 1,24)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Agostino, Opera omnia. Vol. 10/3: Opere esegetiche. Otto questioni dell'antico Testamento - Annotazioni sul libro di Giobbe, Città Nuova, Roma 1999.
  • Gregorio Magno, Commento morale a Giobbe, 4 voll. 4, Città Nuova, Roma 1992-2001.
  • Tommaso d'Aquino, Commento al libro di Giobbe, introduzione, traduzione e riflessioni conclusive a cura di Lorenzo Perotto, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1995.
  • Carl Gustav Jung, Antwort auf Hiob, 1952 (ed. itRisposta a Giobbe, Milano: Il saggiatore, 1965.
  • Artur Weiser, Das Buch Hiob (ed. it. in Antico Testamento, 13: Giobbe, traduzione e commento di Artur Weiser; traduzione italiana di Giovanni Casanova; edizione italiana a cura di Felice Montagnini, Brescia: Paideia, 1975.
  • Bruno Maggioni, Giobbe e Qohelet: la contestazione sapienziale nella Bibbia, Cittadella, Assisi 1979.
  • Giobbe: commento teologico e letterario, traduzione e commento di L. Alonso Schökel e J.L. Sicre Diaz; edizione italiana a cura di Gianantonio Borgonovo, Roma 1985.
  • Josy Eisenberg e Elie Wiesel, Giobbe o Dio nella tempesta, Torino: SEI, 1989.
  • Antonio Bonora, Giobbe: il tormento di credere, Gregoriana Libreria Editrice, Padova 1990.
  • Lev Šestov, Sulla bilancia di Giobbe: peregrinazioni attraverso le anime, traduzione di Alberto Pescetto; con un saggio di Czesław Miłosz, Milano: Adelphi, 1991.
  • Gianantonio Borgonovo, La notte e il suo sole. Luce e tenebre nel libro di Giobbe. Analisi simbolica, Pontificio Istituto Biblico, Roma 1995.
  • Antonio Cannizzo, L'enigma della sfinge. La sapienza del Qoelet e l'interrogare di Giobbe, Roma 1995.
  • Mario Bizzotto, Il grido di Giobbe. L'uomo, la malattia, il dolore nella cultura contemporanea, San Paolo Edizioni, Cinisello Balsamo 1995.
  • Giobbe: il problema del male nel pensiero contemporaneo, Atti del Seminario tenuto a Assisi nel 1995, a cura di Antonio Pieretti, Assisi: Cittadella, 1996.
  • Elena Niccoli Elena e Brunetto Salvarani, In difesa di "Giobbe e Salomon". Leopardi e la Bibbia, Diabasis, Reggio Emilia 1998.
  • Margarete Susman, Il libro di Giobbe e il destino del popolo ebraico, La Giuntina, Firenze 1999.
  • Rita Medici, Giobbe e Prometeo. Filosofia e politica nel pensiero di Gramsci, Alinea, Firenze 2000.
  • Michele Andrisani, Il grido di Giobbe. Esistenza, male, responsabilità, Bari 2001.
  • I volti di Giobbe. Percorsi interdisciplinari, a cura di Gilberto Marconi e Cristina Termini, Bologna: EDB, 2002.
  • Gianfranco Ravasi, Il libro di Giobbe, Edizioni Dehoniane, Bologna 2002.
  • Gianfranco Ravasi, Il libro di Giobbe. Ciclo di conferenze (Milano, Centro Culturale San Fedele), EDB, Bologna 2002
  • Heinrich Gross, Giobbe, Morcelliana, Brescia 2002.
  • Massimo Centini, Giobbe. L'icona del dolore, ECIG, Genova 2003.
  • Serafino Parisi, Cercare Dio nella prova. La vicenda di Giobbe, Editrice Rogate, Roma 2004.
  • Daniel Attinger, Parlare di Dio o parlare con lui? Il libro di Giobbe. Commento esegetico-spirituale, Magnano: Qiqajon, 2004.
  • Bernard Lazare, Il letame di Giobbe, con un saggio di Hannah Arendt; introduzione Stefano Levi Della Torre, Medusa Edizioni, Milano 2004.
  • Loretta Marcon, La notte oscura dell'anima: Giobbe e Leopardi, Guida, Napoli 2005.
  • Maurice Gilbert, La sapienza del cielo. Proverbi, Giobbe, Qohèlet, Siracide, Sapienza, San Paolo, Cinisello Balsamo 2005.
  • Giovanni Di Michele, Il no di Giobbe, disubbidire?, Roma 2005.
  • Maurizio Ciampa, Domande a Giobbe. Modernità e dolore, Bruno Mondadori, Milano 2005
  • Andrea Poma, Parole vane. Pazienza, giustizia, saggezza: una lettura del Libro di Giobbe, Milano 2005
  • Fabrizio Pieri, Giobbe e il suo Dio. L'incontro-scontro con il semplicemente altro, Ed. Paoline, Milano 2005.
  • J. Gerald Janzen, Giobbe, Claudiana, Brescia 2005.
  • Emiliano Jiménez Hernández, Giobbe. Crogiolo della fede, Napoli 2006
  • Gianni Cappelletto, Giobbe. L'uomo e Dio si incontrano nella sofferenza, Padova 2006.
  • Serafino Parisi, s.v. "Giobbe", in Dizionario Biblico della Vocazione, a cura di Giuseppe De Virgilio, Editrice Rogate, Roma 2007, pp. 371-379.
  • Edoardo Castagna, L'uomo di Uz. Giobbe e la letteratura del Novecento, Medusa ed., Milano 2007.
  • Vincenzo Brosco, L'uomo dei dolori. Midrashîm dal Libro di Giobbe, Chirico, Napoli 2008

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