Stelle fisse

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Universum - C. Flammarion, intaglio in legno, Parigi 1888. Colorazione: Heikenwaelder Hugo, Vienna 1998.

Le stelle fisse sono corpi celesti, posti ad una distanza talmente elevata dalla Terra, che sembrano immobili nelle loro posizioni relative sulla sfera celeste.

Furono così chiamate per differenziarle dai pianeti, il cui termine dal greco planétes significa errante. Secondo il sistema aristotelico-tolemaico, ma anche secondo quelli di Niccolò Copernico e Keplero, il cielo delle stelle fisse (ottava sfera) racchiudeva i cieli dei pianeti.

La credenza delle stelle fisse venne poi soppiantata da Tycho Brahe dalle evidenze osservative di comete e dalla misura della parallasse annua di alcune stelle. Brahe ne darà conto nel "De stella nova" del 1573.

Esse, a partire da Filolao, erano considerate come costituenti base ed esclusive dell'universo, ed è stata l'indagine ad infrangere il concetto, ormai radicato sin dall'antichità, vecchio di millenni, dell'immutabilità del cielo.

Le prime perplessità furono avanzate, circa verso la metà del XVIII secolo, da Edmund Halley, il quale aveva notato un cambiamento di posizione di diverse stelle rispetto a quella che Tolomeo aveva assegnata, e siccome non era possibile che il vecchio astronomo si fosse sbagliato, non restava che una sola spiegazione: le stelle si erano effettivamente spostate di moto rettilineo e costante, e come studi successivi affermarono anche i più distanti astri possedevano un moto proprio, con valori inferiori ad un secondo d'arco annuo, minimo ma pur sempre quantificabile.

Sfera armillare

Tolomeo compilò un catalogo di 1022 stelle raggruppate in 48 costellazioni; egli descriveva un universo sferico con al centro la Terra riprendendo i risultati raggiunti dall'astronomia greca e babilonese e li trascrisse nell'Almagesto, termine proveniente dall'arabo al-Malgisti e greco Magiste Syntaxis che vuol dire Massimo compendio.

Gli antichi astronomi divisero le luci del cielo in due parti: una quella dei pianeti, erranti, e l'altra quella delle stelle fisse, le quali formavano raggruppamenti in cui venivano immaginate forme e disegni, le costellazioni; in particolare venivano considerate maggiormente quelle dello Zodiaco, attraverso il quale transitavano Sole e pianeti.

Tutto ciò era rappresentato in uno dei tipici strumenti astronomici antichi, la sfera armillare, dove vengono riportati i movimenti del cielo su uno scenario che fa da sfondo, immutabile nel tempo e nello spazio, pieno di stelle.

Eudosso di Cnido elaborò il sistema delle Sfere celesti o Sfere cristalline, dove ogni orbita dei pianeti conosciuti era rappresentata da una sfera, anche il Sole e la Luna ne possedevano una, per essere precisi ad averne una solamente erano le stelle fisse, l'ultima; mentre gli altri ne contavano diverse, questo per poter spiegare al meglio i complessi movimenti, moto retrogrado, ma anche l'inclinazione dell'orbita rispetto a quella terrestre. Col passar del tempo si scoprivano dettagli maggiori sul moto planetario ed allora non si faceva altro che aggiungere un'altra sfera.

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