Avatāra

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Statuetta d'oro raffigurante l'avatar Krishna

Avatāra (devanāgarī अवतार) è un sostantivo maschile della lingua sanscrita con cui si indica l'apparizione o la discesa sulla terra della divinità avente lo scopo di ristabilire o tutelare il Dharma.

Tale termine è collegato al verbo avatṝ (di genere parasamaipadam, attivo, di 1ª classe), con il significato di "discendere in" (accusativo o locativo) oppure "discendere da" (ablativo) ancora "arrivare a" (accusativo) o "essere al posto giusto", "essere adatto" e infine "incarnarsi" (nel caso di una divinità).

La nozione religiosa di avatāra, ovvero la "discesa sulla terra della divinità" compare per la prima volta in India tra il III e il II secolo a.C., nella Bhagavadgītā quando Viṣṇu esprime l'intenzione di assumere diverse forme [1] al fine di restaurare l'ordine cosmico (Ṛta/Dharma).

(SA)
« yadā yadā hi dharmasya glānir bhavati bhārata abhyutthānam adharmasya tadātmānaṃ sṛjāmy aham paritrāṇāya sādhūnāṃ vināśāya ca duṣkṛtām dharmasaṃsthāpanārthāya saṃbhavāmi yuge yuge »
(IT)
« Così ogni volta che l'ordine (Dharma) viene a mancare e il disordine avanza, io stesso produco me stesso, per proteggere i buoni e distruggere i malvagi, per ristabilire l'ordine, di era in era, io nasco. »
(Bhagavadgītā IV, 7-8. Corrisponde al Mahābhārata VI, 28, 7-8)

Presso la religione Induista, un avatar o avatāra è l'assunzione di un corpo fisico da parte di Dio o di uno dei Suoi aspetti. Questa parola deriva dalla lingua sanscrita e significa "disceso"; nella tradizione religiosa induista consiste nella deliberata incarnazione di un Deva, o del Signore stesso, in un corpo fisico al fine di svolgere determinati compiti. Questo termine viene usato principalmente per definire le diverse incarnazioni di Vishnu, tra cui si possono annoverare Krishna e Rama.

Gli adoratori di Vishnu quale divinità suprema, i vaishnava, credono che Dio si incarni ogni qualvolta avviene un declino dell'etica e della giustizia, unitamente all'insorgere delle forze demoniache che operano in senso opposto al dharma, la legge cosmica. A tal proposito, è famosa la frase pronunciata dal Signore Krishna, ottavo avatar di Vishnu, nel suo discorso ad Arjuna durante la battaglia di Kurukshetra:

« Per la protezione dei giusti, per la distruzione dei malvagi e per ristabilire i princìpi della Giustizia Divina, Io mi incarno di era in era »
(Bhagavad Gita, IV, 8)

Credenze e significati[modifica | modifica sorgente]

La filosofia che si riflette nell'epica induista è la dottrina dell'Avatar (incarnazione di Vishnu o Dio in forma umana). I due principali avatar di Vishnu che appaiono nell'epica induista, sono Rama, l'eroe del Ramayana, e Krishna, amico e parente dei Pandava nel Mahābhārata. Diverso dai deva o deità della Samhitas Vedica, e dalle astratte Upaniṣad che concepiscono il tutto come un essere senza forma (Brahman), gli Avatar in questa era epica induista sono intermediari umani, tra l'Essere Supremo, rappresentato come Īśvara (o Saguna Brahman), e i mortali.

Questa dottrina ha avuto un grande impatto sulla vita religiosa degli Induisti; questo perché Dio ha manifestato Se Stesso in una forma che può essere compresa e apprezzata persino dalle persone più indifferenti. Nel corso di migliaia di anni, Rama e Krishna sono state la manifestazioni del Divino più adorate e venerate tra gli Induisti. Il concetto estratto dalle Upaniṣad, di sottomissione e rispetto verso l'unità di Brahman, è considerata la massima espressione del pensiero induista, e ha fornito la base teologica alla religione, per generare nella manifestazione, in aiuto all'umanità nelle epoche oscure, la più elevata divinità, l'avatar. Il ciclo di creazione e distruzione contiene l'essenza dell'idea di "avatar" e fa veramente affidamento sull'avatar decisivo di Vishnu, chiamato Kalki, come colui che darà l'ultima spallata al degrado etico dell'umanità.

Rama e Krishna non sono assolutamente gli unici avatar della tradizione induista, la quale vuole che il Divino abbia preso forma umana in diverse epoche storiche, anche prima che l'uomo comparisse sulla Terra. Si conoscono molti avatar legati a Vishnu ma poco quelli legati a Brahma o Shiva. Alcune tradizioni Indù, in base al Ramayana, affermano che Śiva si è incarnato solo una volta come l'uomo-scimmia Hanuman, il devoto di Rama per eccellenza.
Il filosofo Adi Shankara, il primo grande unificatore dell'Advaita Vedānta, è considerato un avatar di Śiva.

I Dieci Avatar di Vishnu, o Dasavatara[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vishnu.

I Maha Avatara (Grandi Avatar) di Vishnu, indicati e descritti nel Bhagavata Purana, sono dieci. Popolarmente questo insieme di Avatar è conosciuto come Dasavatara (dasa in Sanscrito significa dieci):

  1. Matsya, il pesce
  2. Kurma, la tartaruga o la testuggine
  3. Varaha, il verro o il cinghiale
  4. Narasimha, l'uomo-leone (dal sanscrito nara, "uomo", e simha, "leone")
  5. Vamana, il nano
  6. Parashurama, Rama con la scure (o accetta), o l'abitante della foresta
  7. Rama, Sri Ramachandra, il principe del regno di Ayodhya
  8. Krishna (significa infinitamente affascinante)
  9. Balarama o Buddha (vedi sotto)
  10. Kalki ("Eternità", o "tempo", o "Il Distruttore della Malvagità"), che la tradizione Indù attende alla fine del Kali Yuga, l'era contemporanea[2].

Tuttavia, alcune scritture Indù elencano almeno 23 avatar.

Simbolismo[modifica | modifica sorgente]

Molti sostengono che i dieci Avatar di Viṣṇu rappresentino l'evoluzione della vita e dell'umanità.

  1. Matsya, il pesce, rappresenta la vita negli oceani primordiali.
  2. Kurma, la tartaruga, rappresenta il passo successivo, gli anfibi.
  3. Varaha, il cinghiale, simboleggia la vita sulla terraferma.
  4. Narasimbha, l'uomo-leone, simboleggia il principio dello sviluppo dell'uomo.
  5. Vamana, il nano, simboleggia invece l'incompleto sviluppo dell'essere umano.
  6. Parashurama, l'abitante della foresta, suggerisce il concetto dello sviluppo fisico completo, dell'umanità
  7. Rama, il re, Rama il signore, rappresenta l'abilità umana a governare le Nazioni.
  8. Krishna, un esperto in 64 settori della scienza, in accordo con la religione Induista, rappresenta l'evoluzione culturale dell'umanità.
  9. Buddha, l'Illuminato, simboleggia l'illuminazione e l'evoluzione spirituale dell'uomo.
  10. Kalki, l'avatar dal cavallo bianco, rappresenta la finale liberazione dell'uomo e il ritrovamento della propria natura divina.

Gli avatar comunque rappresentano l'ordine, e non il tempo di questi avvenimenti, secondo certe confessioni Indù.

Buddha è considerato un avatar?[modifica | modifica sorgente]

Balarama è il nono avatar secondo la tradizione Puranica. Tuttavia con l'aumento della popolarità del Buddhismo in India, verso la metà del I millennio d.C. si credette che Gautama Buddha fosse il nono avatar promesso (questo è un esempio di come l'Induismo assimili altre idee e culture, il che ha causato il declino del Buddhismo in India). Secondo il punto di vista prevalente nel Nord dell'India, Balarama è l'incarnazione del serpente di Vishnu Adi Sesha, piuttosto che di Vishnu stesso.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^
    « The avatāra idea in Hinduism is associated primarily with the god Viṣṇu. One of the earliest references to the idea is found in the Bhagavadgītā (c. 200 BCE), where we find a concise statement concerning Viṣṇu’s primary intention in assuming different forms »
    (David Kinsley. Encyclopedia of Religion vol.2. NY, Macmillan, 2005 pagg. 707 e segg.)
  2. ^ Identificato talvolta con le tre incarnazioni di Sai Baba: Shirdi, Sathya e Prema.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pietro Pietro Chierichetti, La dottrina degli avatāra come prova per la datazione dell’Abhinayadarpaṇa di Nandikeśvara in Antropologia e Teatro: rivista di studi online, nº 3, Bologna, 2012.