Bhagavadgītā

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Bhagavadgītā
Krishna and Arjun on the chariot, Mahabharata, 18th-19th century, India.jpg
Krishna ed Arjuna a Kurukshetra, pittura del XVIII-XIX secolo
Autore Vyasa
1ª ed. originale III secolo a.C.
Genere poema
Sottogenere religioso, testo sacro
Lingua originale sanscrito

Bhagavadgītā (sanscrito, sf.pl.; devanāgarī: भगवद्गीता, , "Canto del Divino" o "Canto dell'Adorabile" o, meno comunemente, Śrīmadbhagavadgītā; devanāgarī: श्रीमद्भगवद्गीता, il "Meraviglioso canto del Divino"[1]) è un poema di contenuto religioso di circa 700 versi (śloka) diviso in 18 canti (adhyāya), contenuto nel VI parvan del grande poema epico Mahābhārata.

La Bhagavadgītā ha valore di testo sacro, ed è divenuto nella storia tra i testi più popolari e amati tra i fedeli dell'Induismo.

L'unicità di questo testo, rispetto ad altri, consiste anche nel fatto che qui non viene data un'astratta indicazione del Bhagavat[2], ma questa figura divina è un personaggio protagonista che parla in prima persona, e fornisce la possibilità di una sua darśana (dottrina) completa.

Origine e commentari del poema[modifica | modifica sorgente]

Eliot Deutsch e Lee Siegel[3] datano l'inserimento della Bhagavadgītā nel Mahābhārata al III secolo a.C.[4]. Tuttavia il primo testo completo di commentario, la Bhagavadgītābhāṣya, è opera di Śaṅkara (788-821) anche se, evidenzia Mario Piantelli[5], vi sono certamente delle redazioni anteriori più estese di cui restano tuttavia solo tracce emergenti in quella kaśmīra commentata da Rāmakaṇṭha (VII-VIII secolo) e, successivamente da Abhinavagupta (X-XI secolo). Comunque sia il poema presenta diversi rimaneggiamenti operati nel corso del tempo[6].

Contesto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra di Kurukshetra e Arjuna.

Il poema - circa settecento versi (Śloka) totali, suddiviso in 18 canti - costituisce uno dei capitoli del Mahābhārata, ma assume un valore del tutto autonomo all'interno della sua struttura, anche per il notevole valore teologico.

L'episodio narrato nel poema si colloca nel momento in cui il virtuoso guerriero Arjuna - uno dei fratelli Pāṇḍava e prototipo dell'eroe - è in procinto di dare inizio alla battaglia di Kurukshetra (Kurukṣetra), che durerà 18 giorni, durante la quale si troverà a dover combattere e uccidere i membri della sua stessa famiglia, parenti, mentori e amici, facenti parte della fazione dei malvagi Kaurava, usurpatori del trono di Hastināpura. Di fronte a questa prospettiva drammatica, Arjuna si lascia prendere dallo sconforto e rifiuta di combattere.

Contenuti[modifica | modifica sorgente]

Attraverso i 18 capitoli della Bhagavad Gītā, Krishna - incarnazione di Dio ed identificabile con l'Ātman, ovvero il proprio Sé più profondo ed immortale - indica ad Arjuna le tecniche mistiche (Yoga) per liberarsi definitivamente dal ciclo delle nascite e delle morti (saṃsāra) ed ottenere la liberazione (mokṣa).

Dopo una lunga analisi sui concetti di anima, religione, dharma e su altri concetti che formano il fondamento della filosofia indiana, ad Arjuna viene inoltre spiegata l'importanza dell'azione senza attaccamento al risultato e viene descritto il bhakti yoga, l'unione con Dio attraverso l'amore e la devozione come unico mezzo per raggiungere la perfezione e la mokṣa:

« Soltanto col servizio devozionale è possibile conoscere 'Me', il Signore Supremo, che cosa e Chi sono 'Io'. E colui che diviene pienamente cosciente di 'Me' grazie a questa devozione, entra rapidamente in Dio. »
(Bhagavad Gītā, XVIII, 55)

La Bhagavad Gītā è considerata l'essenza di tutta la spiritualità vedica indiana, poiché essa racchiude il senso delle 108 Upaniṣad, le quali a loro volta costituiscono un condensato dei 4 Veda. In essa vengono fusi i due poli della ricerca soggettiva umana: monismo e dualismo.

Diffusione e riferimenti[modifica | modifica sorgente]

Più che un astratto trattato di filosofia, la Gītā si può considerare un pratico manuale di vita, nel quale si affrontano tematiche spirituali di valenza universale; questo spiega la notevole diffusione del poema sacro anche in Occidente, in buona parte dovuta anche alla testimonianza di personaggi che basarono la propria vita sugli insegnamenti di questo Testo, tra i quali il Mahatma Gandhi:

« La mia vita non fu che una serie di tragedie esteriori, e se queste non hanno lasciato su di me nessuna traccia visibile, indelebile, è dovuto all'insegnamento della Bhagavad Gītā. »
(Mohandas Karamchand Gandhi)

Capitoli[modifica | modifica sorgente]

I diciotto capitoli o canti che costituiscono la Bhagavad Gita corrispondono ai capitoli dal 25esimo al 42esimo del sesto libro (Bhisma Parva, भीष्म पर्व, "libro di Bhisma") del suddetto Mahābhārata.[7]

  • Cap. 1: Arjuna Vishada Yoga, o la Via del Dolore di Arjuna
  • Cap. 2: Samkhya Yoga, o la Via del Samkhya, ovvero la ricerca Dio per il bisogno di vincere e distruggere il dolore
  • Cap. 3: Karma Yoga, o la Via dell'Azione
  • Cap. 4: Jnana Yoga, o la Via della Saggezza Divina
  • Cap. 5: Karma-Sannyasa Yoga, o la Via della Rinuncia ai frutti dell'Azione
  • Cap. 6: Dhyana Yoga, o la Via della Meditazione
  • Cap. 7: Jnana-Vijnana Yoga, o la via della conoscenza dell'Assoluto
  • Cap. 8: Akshara-Brahma Yoga, o la Via dell'Assoluto imperituro
  • Cap. 9: Rajavidya-Rajaguhya Yoga, o la Via della regale Scienza e del regale Segreto
  • Cap. 10: Vibhuti Yoga, o la Via delle Manifestazioni divine
  • Cap. 11: Vishvarupa Darshana Yoga, o la Via della Visione della Forma Universale
  • Cap. 12: Bhakti Yoga, o la Via della Devozione
  • Cap. 13: Kshetra-Kshetrajna Vibhaga Yoga, o la Via della Distinzione tra il Campo e il Conoscitore del Campo
  • Cap. 14: Guna-Traya Vibhaga Yoga, o la Via della Distinzione fra i tre Guna
  • Cap. 15: Purushottama Yoga, o la Via della Persona Suprema
  • Cap. 16: Daivasura-Sampad Vibhaga yoga, o la Via della Distinzione tra le Qualità Divine e quelle demoniache
  • Cap. 17: Shraddha-Traya Vibhaga Yoga, o la via della Distinzione fra i tre tipi di Fede
  • Cap. 18: Moksha-Sannyasa Yoga, o la Via della Liberazione attraverso la Rinuncia

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ 'Śrīmat' come aggettivo indica ciò che è "bello", "affascinante", "glorioso", "meraviglioso", come nome è invece uno degli epiteti di Viṣṇu.
  2. ^ Il termine sanscrito bhagavat indica come sostantivo maschile il "divino" o "colui che è degno di adorazione" ed indica in questo contesto il divino Kṛṣṇa considerato come espressione della "divinità suprema".
  3. ^ Encyclopedia of Religion, NY, MacMillan, 2006, vol. 2, p. 852.
  4. ^ Anche Margaret Sutley e James Sutley A Dictionary of Hinduism, London, Routledge & Kegan Paul, 1977; trad.it. Dizionario dell'Induismo, Roma, Ubaldini, 1980 datano questo inserimento tra il IV e il II secolo a.C.
  5. ^ In Hindūismo i testi e le dottrine in Hindūismo, a cura di Giovanni Filoramo, Bari, Laterza, 2002, p. 114.
  6. ^ Margaret Sutley e James Sutley Op. cit.
  7. ^ nell'ed. Esnoul del 2007 a p. 5.

Principali edizioni italiane[modifica | modifica sorgente]

  • Bhagavadgītā: canto del beato, traduzione in esametri dal sanscrito e introduzione di Ida Vassalini, Bari: Laterza, 1943
  • Bhagavadgītā: canto del beato, interpretazione lirica italiana secondo la misura dei ritmi originali di Giulio Cogni, Milano: Ceschina, 1973; Roma: Ed. Mediterranee, 19802
  • Bhagavad Gita, saggio introduttivo, commento e note di Sarvepalli Radhakrishnan, traduzione del testo sanscrito e del commento di Icilio Vecchiotti, Roma: Ubaldini, 1964 ISBN 88-340-0219-9
  • La Bhagavad Gita, a cura di Anthony Elenjimittam, trad. dall'inglese Mario Bianco, Milano: Mursia, 1987 ISBN 978-88-425-8824-5
  • Bhagavadgītā, a cura di Anne-Marie Esnoul, trad. dal francese Bianca Candian, Milano: Adelphi ("Biblioteca Adelphi" n. 65), 1976, 19842; "Gli Adelphi" n. 29, 1991 ISBN 88-459-0851-8; Milano: Feltrinelli ("Oriente Universale Economica" n. 1953), 2007 ISBN 978-88-07-81953-7
  • Bhagavadgītā: il canto del beato, a cura di Raniero Gnoli, Torino: UTET, 1976; Milano: Rizzoli ("BUR" L 642), 1992 ISBN 88-17-16642-1
  • Bhagavadgītā: il canto del glorioso signore, traduzione dal sanscrito e commento di Stefano Piano, Cinisello Balsamo: Paoline, 1994 ISBN 88-215-2827-8; Milano: Fabbri, 1996
  • Bhagavadgītā, a cura di Tiziana Pontillo, Milano: Vallardi, 1996 ISBN 88-11-91052-8
  • Bhagavad gita, a cura di Marcello Meli, Milano: Mondadori ("Oscar classici"), 1999 ISBN 88-04-45395-8
  • Il canto del beato (Bhagavadgītā), a cura di Brunilde Neroni, Padova: Messaggero, 2002 ISBN 88-250-1170-9
  • La Bhagavad-gita così com’è, trad. di A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, Bhaktivedanta Book Trust (1976)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]