Chandra (divinità)

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Il dio Chandra guida il carro lunare in una illustrazione indiana

Presso la religione induista, Chandra (Sanscrito: चन्द्र, letteralmente "brillante") rappresenta il dio-luna che negli appellativi letterari ha ereditato il nome e le funzioni del dio Soma vedico.[1]

Il suo culto assume carattereri più che altro mitici e molto meno liturgici[espressione poco comprensibile].

Le sue funzioni principali sono quelle di compensare l'eccesso dell'ardore solare e di far soggiornare le anime degli antenati, visto che la via verso i "Padri" (pitr-yāna), opposta a quella verso "gli dèi" (deva-yāna), era anticamente concepita come lunare.

Viene chiamato anche saumya, ossia risanante e rinfrescante e tra le sue funzioni vi è quella di aiutare le piante a crescere.

Protegge gli amanti ma contemporaneamente viene visto come portatore di sfortuna.

Viene raffigurato come un giovane aureolato, posizionato su un carro guidato da dieci cavalli, accompagnato da due regine.

Il suo simbolo è l'antilope.

Nato, secondo il mito, dal frullamento del mare, ossia dal girare vorticoso del mare su sé stesso, Chandra rapisce Tārā per sposarla, ma scatena la guerra fra i Deva e gli Asura. Inoltre Chandra viene colpito da una maledizione, causata dall'aver preferito una delle sue ventisette mogli, figlie di Daksa, che lo trascina ad uno stato di consunzione. Secondo un'altra leggenda Chandra è costituito dalle ossa di Kāma, quasi per evidenziare il suo legame con l'amore sfortunato.[1]

Viene anche chiamato śaśamka ("il Segnato dalla Lepre") per denotare le sue macchie lunari.

Il dio Chandra è il progenitore di una lunga dinastia lunare che ispira molti personaggi dell'epica indiana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Pio Filippani-Ronconi, p. 163.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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