Panenteismo

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Il panenteismo (dal greco πᾶν "tutto", ἐν "in", θεός "Dio") è la posizione teologica che sostiene che Dio sia immanente nell'universo, ma che allo stesso tempo lo trascenda. Si distingue dal panteismo, che sostiene che Dio coincida invece con l'universo materiale. Nel panenteismo Dio è visto come il creatore e/o la forza animatrice dell'universo, che pervade il cosmo e di cui tutte le cose sono costituite. Questo concetto di Dio è strettamente associato con quello del Logos proposto dal filosofo greco Eraclito nel V secolo a.C.

Panenteismo e altre credenze religiose[modifica | modifica sorgente]

Il panenteismo, così come sopra definito in modo ampio, è compatibile con un gran numero di credenze religiose e con il misticismo, un tipo di esperienza umana diffusa in tutti i tempi e in tutte le religioni. Molte religioni insegnano che Dio non è il "Dio orologiaio" di Cartesio e degli illuministi né che si palesi solo attraverso i miracoli. Al contrario, Dio non sarebbe solo necessario per la creazione dell'universo, ma in ogni istante ci sarebbe bisogno della sua presenza perché esso "continui ad esistere". Questa posizione sembra essere descritta con linguaggio antropomorfo già in un testo della tradizione ebraica pre-cristiana, tuttora utilizzato nella liturgia di molte confessioni religiose:

« Nascondi il tuo volto e il terrore li assale; togli loro il respiro ed essi muoiono, tornano ad essere polvere! »
(Bibbia, Libro dei Salmi, 104, 29)

Così pure per gli Indù:

« Se non compissi la mia opera [precedentemente descritta come una azione instancabile] i mondi sprofonderebbero. Sarei io la causa della confusione universale e annienterei le creature »
(Bhagavadgita, a cura di Anne-Marie Esnoul, Adelphi, 1991, III, 24)

Ancora più esplicite sono le affermazioni di San Paolo nell'Areopago. Secondo Paolo, Dio "non è lontano da ciascuno di noi" e "in lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo" At 17, 27-28.

Anche sul piano strettamente filosofico e teologico la necessità di formalizzare una forma di presenza di Dio nell'universo è ben presente sin dall'antichità, allo scopo di ovviare alle caratteristiche parmenidee dell'essere, incompatibili con la molteplicità degli esseri che costituiscono l'universo. Il neoplatonismo è in qualche modo panenteistico: Plotino sosteneva l'esistenza di un Dio trascendente e ineffabile (l'Uno), di cui tutte le realtà sarebbero delle emanazioni. Dall'Uno emanerebbero l'Intelletto Divino, l'Anima Mundi e il Mondo. Perfino nel tomismo, Dio compare fra i principi d'essere, gli ingredienti costitutivi di ogni sostanza finita.

Vi è però una differenza sostanziale fra forme di panenteismo accettabili dalla maggior parte delle religioni e il panenteismo radicale descritto nel seguito. Per un accordo, infatti, occorrerebbe mantenere una distanza ontologica tra il creato e il Non-creato: Dio è dentro la creazione, ma la creazione non è "parte di Dio". Ad esempio:

« Una concezione dell'"essere dentro" del non divino in Dio sarebbe errata e non sostenibile nella fede cristiana, se negasse contemporaneamente l'essere distinto del non divino da Dio (non soltanto di Dio dal non divino) »
(Herbert Vorgrimler, Nuovo dizionario teologico, Bologna 2004, p. 493)

Sviluppo formale di un panenteismo radicale[modifica | modifica sorgente]

Il termine "panenteismo" fu coniato nel 1828 dal filosofo tedesco Karl Krause (1781–1832), che cercava di trovare un punto di equilibrio fra monoteismo e panteismo. Krause era un filosofo idealista, allievo di Schelling, Fichte ed Hegel. La sua concezione di Dio fu molto influenzata dalla Filosofia della Natura di Schelling e a sua volta influenzò i trascendentalisti come Ralph Waldo Emerson.

Sempre influenzato dall'ultimo Schelling il termine panenteismo caratterizza la posizione di Max Scheler dopo il 1923, che vede in esso la possibilità di rivalutare la sacralità della natura senza rinunciare a una dimensione trascendente di Dio. Il termine compare anche in Charles Hartshorne nel suo sviluppo della teologia neoclassica e venne adottato anche da vari proponenti di movimenti New Thought. A partire dagli anni quaranta, Hartshorne cominciò a esaminare numerose concezioni di Dio e ricomprese panteismo, deismo e pandeismo nell'unico concetto di panenteismo, rilevando che la dottrina panenteistica conterrebbe tutte le precedenti dottrine eccetto la loro arbitraria negazione. Hartshorne concepì Dio come necessariamente capace di divenire 'più perfetto', sostenendo che Dio aveva perfezione assoluta nelle categorie per le quali era possibile l'assoluta perfezione, ed aveva una perfezione relativa (cioè era superiore a tutti gli altri) in quelle categorie per le quali la perfezione non poteva essere determinata in modo preciso.[1]

Nonostante la formalizzazione del termine in Occidente risalga solo al XVIII secolo, l'analisi formale del panenteismo non è altrettanto nuova: da millenni nell'ambito dell'Induismo vengono scritti su di esso trattati filosofici.

Aspetti panenteistici di varie credenze religiose[modifica | modifica sorgente]

Gli indiani del Nord America, prima dell'introduzione delle categorie cognitive cristiano/occidentali dell'individualità e provvisorietà in gran parte assenti prima di Colombo, erano e sono in gran parte panentestici, avendo una concezione di Dio come entità contemporaneamente immanente nella creazione e trascendente da essa. Una eccezione è rappresentata dai Cherokee che erano monoteisti. La maggior parte dei popoli del Sud America erano in prevalenza panenteisti, come lo erano le culture dell'antico Sud Est Asiatico. Nel centroamerica la civiltà dei Maya, degli Aztechi come pure gli Inca(Tahuatinsuyu) del sudamerica erano di fatto politeisti e veneravano per la maggior parte deità maschili.

Chiesa cristiana ortodossa[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa cristiana ortodossa ha una dottrina chiamata "panenteismo" per descrivere la relazione tra il Non-creato (Dio, onnipotente eterno e costante) e la sua creazione, che nonostante la somiglianza mantiene una distinzione critica dal panenteismo sopra descritto.

Cioè, le energie di Dio sostentano tutti gli esseri viventi, anche nel caso in cui quegli esseri apertamente Lo ricusino. Il suo amore per il creato è tale che Egli non l'abbandonerà, il che vorrebbe significare la forma definitiva di sterminio, non una mera imposizione della morte ma la fine dell'esistenza del tutto. Proprio per questo, tutto il creato è santificato e nessuna sua pur minima parte è da considerare malvagia in modo innato. Comunque, ciò non vuol significare la negazione dell'esistenza del male in un universo caduto in peccato per Adamo, bensì solo che il male non è una “innata” proprietà della creazione.

Questo panenteismo cristiano ortodosso si distingue da un panenteismo fondamentalista nel mantenere un divario ontologico, una distanza fra creato e non-creato. La creazione non è "parte di" Dio, e l'Ente supremo resta distinto dalla creazione; comunque, Dio è "dentro" tutta la creazione, perciò l'analisi ortodossa del mondo è "pan-enteismo" (Dio risiede in tutte le cose) e non "panen-teismo" (Tutte le cose fanno parte di Dio ma Dio è più della somma di tutte le cose).

Altri panenteismi cristiani[modifica | modifica sorgente]

Modelli di Dio del tipo panenteistico sono eccezionalmente comuni fra teologi, esegeti, studiosi di etica cristiana e filosofi della religione. La teologia del processo, la spiritualità della creazione, e il circolo panenteista rappresentano tre scuole di pensiero che hanno del mondo una visione panenteistica. I modelli di panenteismo da questi proposti sono diversi da quelli della Chiesa Ortodossa. La Chiesa di Unità (Unity Church) è un ulteriore esempio di una chiesa cristiana con posizioni panenteistiche.

Alcuni sostengono che il panenteismo include anche la nozione che Dio sia stato sempre posto in relazione con un mondo o con un altro, nozione che nega l'idea della creazione dal nulla (creatio ex nihilo). Thomas Jay Oord è un sostenitore del panenteismo, però usa la parola "teocosmocentrismo" per evidenziare la nozione secondo cui Dio ed un mondo od un altro sono i blocchi costitutivi di una particolarmente feconda teologia. Questa forma di panenteismo cerca di superare il problema del male e tenta di proporre un Dio il cui amore per il mondo è essenziale al suo Essere.

Panenteismo nell'Ebraismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cabala, Cabala luriana e Chassidismo.

Il panenteismo è la premessa teologica dello chassidismo e della Kabbalah come pure del pensiero ebraico Talmudico e non Kabbalistico medievale. Oggi esso rappresenta la corrente di pensiero principale, contraddetta da alcuni dissenzienti.

Panenteismo nell'Islam[modifica | modifica sorgente]

Diversi santoni e teorici del Sufismo, in particolar modo Ibn Arabi, formularono dottrine in qualche modo panenteistiche ed emanatistiche. Questo insieme di nozioni in seguito confluirono nella teoria detta wahdat ul-wujud(Unità di Tutte le Cose). Alcuni tipi di Sufismo, in particolare il Bektashis, continuano ad abbracciare credenze panenteistiche. La maggior parte degli Ismailiti professano il panenteismo.

Panenteismo nell'Induismo[modifica | modifica sorgente]

Molte interpretazioni dell'Induismo possono essere considerate come panenteistiche. Le prime e più antiche idee di panenteismo trovano origine nel Bhagavad Gita. Satguru Sivaya Subramuniyaswami, affermò che "il panenteismo consiste nel vedere l'universo come parte dell'Essere supremo, quindi differente dal panteismo (dottrina del "tutto-è-Dio"), che identifica Dio con tutto ciò che esiste. Al contrario, il panenteismo sostiene che Dio pervade il mondo, ma è anche oltre il mondo. Egli è immanente e trascendente, relativo ed Assoluto. Questo ricomprendere gli opposti è detto dipolarismo. Per i panenteisti, Dio è in ogni cosa, e ogni cosa è in Dio."

Alcune interpretazioni del Gita e del Shri Rudram sostengono questa posizione. Per esempio, è stato interpretato come sostegno al panenteismo quanto disse il dio Krishna ad Arjuna: "Io di continuo sostengo l'intero universo mediante una infinitesima parte del mio potere divino". (Bhagavad Gita, Cap. 10, versetto 42.) Idee panentestiche sono formulate a chiare lettere in svariati stotra. Per esempio, il Vedasara Shivastotram afferma: "Da Te emerge questo universo di forme, e in Te esso esiste. In Te alla fine l'universo scomparirà."

L'idea induista del panenteismo è stata definita da alcuni studiosi come teismo monistico. Per esempio, nel Vaishnavismo, è interessante notare che le scuole erano tutte panenteistiche. La scuola del puro monismo Vallabhacharya, la scuola Nimbarka di Dvaitaadvaita e la scuola del monismo di Ramanuja sono tutte panenteistiche. Inoltre è panenteistica la scuola Gaudiya Vaishnavism di Chaitanya. Nella teologia Saivite, sono anche panenteistiche alcune scuole di Saiva Siddhanta e di Kashmir Shaivism.

Gnosticismo, Manicheismo, Cabalismo[modifica | modifica sorgente]

Alcune correnti dello Gnosticismo sostengono un'idea inversa di panenteismo: esse considerano la materia come il male e definitivamente dannata, perciò non può essere parte di Dio (vedi Sethian e Ophites). Questo rigido dualismo lo si rinviene chiaramente nella dottrina del Manicheismo.

Lo gnosticismo di Valentiniano sostiene che la materia viene in essere tramite emanazioni dell'essere supremo, e in qualche modo questo evento è considerato accidentale più che voluto. Per altri Gnostici, le emanazioni sono simili alle Sephiroth del Cabalismo - descrizione della manifestazione di Dio tramite un complesso sistema della realtà.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Charles Hartshorne, Man's Vision of God and the Logic of Theism (1964) ISBN 0-208-00498-X p. 348

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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