Zohar

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Una delle prime edizioni dello Zohar.

Sefer ha-Zohar (il Libro dello Splendore) o semplicemente Zohar (in ebraico זהר Zohar "splendore") è il libro più importante della tradizione cabalistica.

Il termine Zohar è un termine generico che serve da titolo a un corpus letterario composito la cui redazione comprende più decenni. In realtà, questo titolo non indica altro che la parte principale del testo. Secondo molti accademici moderni l'autore dello Zohar fu Mosè di Leon, intellettuale ebreo del XIII secolo che, prima del Sefer ha-Zohar, aveva redatto alcune opere in ebraico. Secondo questa ipotesi, Mosè fece ricorso alla lingua aramaica per far credere che l'opera letteraria appartenesse all'eminente saggio tamuldico del II secolo Shimon bar Yohai; teoria, quella di attribuire la paternità del testo a quest'ultimo Rabbino del Talmud, più fedele alla dottrina tradizionale della religione ebraica.

Secondo l'ipotesi accademica moderna lo Zohar fu redatto (a quanto si presume) in Castiglia verso il 1275, in un artificioso aramaico letterario, sotto forma di un commentario al Pentateuco e con alcune appendici (commento al Libro di Rut e al Cantico dei Cantici), e rappresenta il compendio, la «summa» delle dottrine cabalistiche medievali, annoverando una ventina di testi diversi. In esso si ritrova la teoria delle dieci «Sefirot», quella dei quattro mondi, e l'altra della funzione preponderante che l'animo umano può esercitare nell'economia generale dell'universo. È un linguaggio antropomorfico, regolarmente adoperato nell'esposizione delle dottrine: l'elemento creatore è il maschio, il Padre che nel mondo delle Sefirot corrisponde alla grazia e alla bontà; esso genera l'elemento recettivo, che è la femmina, la Madre, e corrisponde alla giustizia e alla collera; dalla loro unione nasce il Figlio o Mediatore che produce la pietà e la salvezza. Lo Zohar spesso detto «santo», ebbe nel mondo ebraico una diffusione straordinaria, quasi pari a quella della Bibbia; soltanto nel secolo XVII si delineò contro di esso una reazione parte di alcuni rabbini, che temevano la sua strumentalizzazione da parte di sette eretiche. Lo scopo al quale mira lo Zohar è puramente spirituale:

« Il libro «Zohar» riflette la luce della Madre suprema, fonte della penitenza. Gli israeliti che studieranno questo libro gusteranno l'albero di vita e non avranno più bisogno di essere messi alla prova. Zohar libererà in modo miracoloso Israele dall'esilio, e così si attueranno le parole della Scrittura: "Il Signore solo sarà sua guida, né vi sarà con lui Dio forestiero". In tale epoca Israele non dipenderà più dell'Albero della conoscenza del bene e del male; non sarà più sottomesso alla legge che stabilisce ciò che è permesso e ciò che è proibito, ciò che è puro e ciò che è impuro; perché la nostra natura ci deriverà dall'Albero della vita, e non vi saranno più né domande per parte dei cattivi né controversie suscitate dagli impuri, verificandosi ciò che sta scritto:" Io farò sparire lo spirito impuro dalla superficie della Terra." »

Lo Zohar contiene anche alcuni inni religiosi:

« All'alba, la luce della candela cede il posto a quella del giorno: domina la potenza detta mattino e spezza il dominio della potenza detta sera. Quando si manifesta questo grado detto mattino, all'orizzonte dell'Eden appare una colonna, che proietta una luce di tre colori, simili alle sfumature della porpora. Dalla colonna esce un ramo sul quale tre uccelli cinguettano lodi al Signore. Uno canta:" Lodate il Signore. voi che siete i suoi servitori; lodate il suo nome". Il secondo:" Benedetto il nome del Signore, ora e in tutti i secoli". Il terzo:" Lodato sia il nome del Signore, dall'alba al tramonto." Poi echeggia una voce che dice:" Radunatevi, Santi superiori, voi che lodate il vostro Signore, e intonate l'inno del giorno, per separare così il giorno dalla notte." Felice la sorte di colui che nelle ore della notte si consacra allo studio della Torah e già è desto nell'ora mattutina, stabilita per la preghiera. »

Indice

[modifica] Lo studio dello Zòhar

Lo studio dello Zohar è paragonato ad un assaggio dall'Albero della vita in particolar modo in quanto sostegno per lo studioso per la rivelazione della Sefirah Binah. I Maestri insegnano come il miglior momento per il suo studio sia dalla mezzanotte, quando vengono aperti più facilmente i Cancelli celesti e la porta del Cielo e possibilità più ampia per il tikkun. Si ritiene inoltre che chi, del popolo d'Israele, studia lo Zohar abbia la possibilità di non essere colpito dai danni dell'esilio. Studiare lo Zohar è sentire la Presenza divina ed essere pronti all'esperienza interiore, fino a trasportare la coscienza in una rivelazione mistica.

Il libro giunge a seguito di una tradizione che comprende cinque parti:

  1. la tradizione narrativa dell'Haggadah attraverso il Talmud e il Midrash, ma anche i racconti, le massime e le parabole dei Rabbini
  2. la tradizione normativo-legale dell'Halakhah
  3. la tradizione liturgica che si allarga dalla precedente trasformando la preghiera in poesia
  4. la pratica mistica della Merkavah
  5. la tradizione magico-speculativa che ruota attorno al Sépher Yetziràh

e che si è trasmessa attraverso i cabalisti con i loro segreti: dal Bahir e i vari rabbi Abraham Ben David di Posquières, suo figlio Isaac il cieco, Moshe ben Nahman, Jonah Gerondi, e altri tra i circoli di Provenza, Catalonia, Castiglia (dove pare fu composto lo Zohar) e la città di Gerona il risultato finale della cui ricerca era la restaurazione dell'unità divina attraverso la congiunzione armonica delle Sefirot e la rivelazione (che è anche nascondimento) della Shekhinah (che qualcuno intendeva coincidesse con Israele stessa).

Lo Zohar, di circa 1.700 pagine, è diviso in 3 sezioni (su Genesi, su Esodo e la terza sui restanti tre libri della Torah, alle quali si aggiunge una quarta parte recuperata da omissioni precedenti e con commenti a Rut, Echa e al Cantico dei cantici. In alcune edizioni fanno parte del libro anche il Tiqquney Zohar (70 modi di commento ai versi d'apertura del Libro della Genesi) e lo Zohar Hadash (o nuovo Zohar) o altri brevi testi tutti di commento "amoroso" verso la Torah intesa meno come testo e più come presenza viva da corteggiare dinamicamente perché riveli i suoi segreti, l'ultimo dei quali non si potrà conoscere prima del tempo messianico.

Il libro racconta di Shimon bar Yohay e dei suoi 8 allievi che si sostengono e si fanno compagnia raccontandosi avventure, vagabondaggi e incontri con altri maestri e strane figure, come di fatto succedeva nei circoli medievali di iniziati alla Cabala. L'ambientazione storica è però evitata e si parla di alberi, strade e giardini piuttosto che di case e sinagoghe come luoghi d'incontro (questo fece dire allo Scholem che fosse una specie di "romanzo mistico"). Due incontri vengono però tenuti in stanze speciali dell'assemblea: l'Idra Rabba, o grande Idra, e l'Idra Zuta, o piccola Idra: nel primo tre dei nove studiosi muoiono di estasi e nel secondo, anni più tardi, sette studenti si raccolgono attorno al letto di morte del maestro.

Nonostante il suo materiale mitico e filosofico non sia sitematico, si possono cogliere alcuni nuclei tematici:

  • l'origine dell'universo naturale e la creazione divina o l'emergenza delle sephirot dall'Ein Sof
  • collegato con il precedente, atto creativo di Dio e Mondo Superiore
  • il potere della parola divina e la permutazione delle lettere dell'alfabeto ebraico
  • la relazione tra i mondi e il sistema gerarchico tra i palazzi (heikhalot)
  • l'anima e il Tempio di Gerusalemme come microcosmi dell'universo
  • le tre parti dell'anima: nefesh (sé), ruaḥ (spirito) e neshamah (respiro), in qualche modo parallele a Malkut, Tif'eret e Binah (tre sefirot)
  • il corpo umano, che riflette l'immagine divina, ne è veicolo per la sua Gloria
  • l'innegabile presenza del male come tensione opposta alla visione dell'unità armonica delle sefirot e come illusione, ignoranza e distanza dalla luce divina
  • il cosmo e l'anima come campo di battaglia tra forze opposte, la battaglia finirà alla fine del tempo
  • l'altro lato (sitra aḥara), come serie di impurità o qelippot (vento in tempesta, nuvola sterminata, fuoco intermittente e nogah (נוגה) o misteriosa brillantezza) che si scatenano quando non c'è bilanciamento tra i mondi
  • la Torah, scritta, orale e rivelata attraverso l'interpretazione, come rete di lettere d'origine divina e sede di contemplazione
  • la Torah si rivela a ogni generazione, come voce incessante
  • le 613 mitzvòt discusse come equalmente ed eternamente valide, e come campo di esercizio della lealtà umana verso Dio
  • i 613 precetti in due categorie: quelli tra essere umano e Dio (assimilabile alle preghiere) e quelli interpersonali tra essere umano ed essere umano
  • i 613 precetti come strumenti per l'unione armonica delle sefirot, dacché le azioni dell'uomo (incluso i riti e il rispetto delle festività) hanno un impatto diretto su Dio
  • i 613 precetti (248 obblighi e 365 divieti) come intero organico parallelo al corpo umano
  • il servizio sacerdotale, la lettura pubblica della Torah e la preghiera come dovere da tramandare
  • i giusti (Zaddik) che sostengono il mondo con il loro merito

[modifica] Edizioni

La prima edizione a stampa è uscita a Mantova nel 1558, quasi contemporaneamente a una di Cremona del 1560. Seguono una di Salonicco del 1597 (parziale) e una di Amsterdam del 1715. Quest'ultima è spesso la base delle edizioni più moderne, come quelle di Livorno e di Vilnius.

[modifica] Rabbini dello Zohar

  • Aba o Abba, discepolo di Shimon
  • Acha
  • Akiva ben Yosèf
  • Bo
  • Chiya
  • Elazar, figlio di rabbi Shimon e suo discepolo
  • El'azar ben Arak
  • Hamnuna Saba
  • Hezekiyah o Ḥizkiyah, discepolo di Shimon
  • Hiyà o Ḥiyya, discepolo di Shimon
  • Pinhas ben Yair
  • Shimon bar Yohay, maestro
  • Tanhum
  • Yaakov bar Idi
  • Yehudah, dispepolo di Shimon
  • Yesa o Yeisa, discepolo di Shimon
  • Yitzchak, discepolo di Shimon
  • Yohanan
  • Yosi o Yose, discepolo di Shimon
  • Zerà

[modifica] Commentatori

[modifica] Riferimenti nell'immaginario moderno

[modifica] Bibliografia

[modifica] Collegamenti esterni

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