Deuteronomio

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Sino a qui riferimenti ebraici

Deuterocanonici
(non canonici per/secondo gli ebrei,
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Ortodosso
Copto
Siriaco (Peshitta)
Progetto Religione
uso tabella

Il Deuteronomio (ebraico דברים devarìm, "parole", dall'incipit; greco Δευτερονόμιο, deuteronòmio, "seconda legge", per il compendio, la ripetizione di leggi già presenti in Esodo ed in genere di quanto scritto sul Pentateuco, nei primi Libri della Torah scritta; latino Deuteronomium) è il quinto libro della Torah ebraica e della Bibbia cristiana.

È scritto in ebraico e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la sua redazione definitiva, ad opera di autori ignoti, è collocata al VI-V secolo a.C. in Giudea, sulla base di precedenti tradizioni orali e scritte, in particolare della cosiddetta fonte deuteronomista del VII secolo a.C. (vedi Ipotesi documentale).

È composto da 34 capitoli descriventi la storia degli Ebrei durante il loro soggiorno nel deserto del Sinai (circa 1200 a.C.) e contiene varie leggi religiose e sociali.

Copertina del Deuteronomio nella cosiddetta "Bibbia di San Paolo"

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il canone ebraico chiama il libro, dalle prime parole utilizzate nel testo masoretico, Devarim דברים ("parole"), derivato dall'incipit "Eleh ha-devarim" ("Queste sono le parole").

Nella versione greca dei Septuaginta è chiamato Δευτερονόμιον e nella Vulgata Deuteronomium.

L'origine del termine greco deriva verosimilmente da una inesatta traduzione delle parole "mishneh ha-torah ha-zot" 17,18, interpretate con τὸ Δευτερονόμιον τοῦτο ("la ripetizione della legge").

Introduzione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la Prima Legge, data da Dio sul Sinai, il Deuteronomio (Deuteros nomos) si presenta come la "Seconda Legge", la nuova Legge che Mosè consegna al popolo poco prima di morire. Questi nuovi precetti sono orientati a regolare la vita stabile, sedentaria, che di lì a poco il popolo d'Israele avrebbe iniziato all'arrivo alla Terra Promessa.

Ciononostante, queste leggi sono stilate con grande affetto, animando il compimento della Legge con motivi teologici. Il Deuteronomio invita a tradurre l'amore per Dio nella vita sociale e familiare, non limitandosi dunque allo stretto compimento della Legge.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione ebraica e molte confessioni religiose cristiane più legate alla lettera del testo biblico, il libro del Deuteronomio sarebbe stato scritto da Mosè in persona.

La maggioranza degli esegeti moderni ritiene che tutto il Pentateuco sia in realtà una raccolta, formatasi in epoca post-esilica, di vari scritti di epoche diverse.

Secondo questa teoria, nota come ipotesi documentaria, la composizione letteraria dei cinque libri sarebbe avvenuta nel corso dei secoli fino alla redazione del documento sacerdotale, che avrebbe inglobato versioni precedenti elaborate dalla tradizione Jahwista ed Elohista.

Per quanto riguarda il Deuteronomio almeno la parte centrale, denominata Codice deuteronomico, è ascrivibile all'VIII-VII secolo a.C., nel contesto della conquista assira ed alla seguente riforma di Giosia.

Struttura e contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Il libro del Deuteronomio consiste principalmente di tre discorsi che sarebbero stati pronunciati da Mosè, poco prima della sua morte, agli Israeliti nella piana del Moab.

Il primo discorso 1-4 è una ricostruzione storica, che ricapitola gli eventi principali dei quarant'anni trascorsi dall'uscita dall'Egitto, con l'esortazione del patriarca all'obbedienza ai dettami del Dio dei padri.

Il secondo discorso 5-26, che occupa la parte centrale del libro, è costituito di due sezioni. La prima di queste 5-11 è di fatto una seconda introduzione, basata principalmente sui Dieci Comandamenti dettati sul Monte Sinai. La seconda parte 12-26 è il cosiddetto Codice Deuteronomico, formato da una serie di mitzvot ("dettami"). Questa sezione è costituita in gran parte da leggi, ammonizioni ed ingiunzioni relative alla condotta che il popolo eletto deve osservare per entrare in Canaan, la terra promessa da Dio.

Il discorso conclusivo 27-30 è rivolto quasi interamente alle solenni disposizioni della legge divina, adempiendo alle quali è garantita la prosperità futura del popolo. Solamente coloro che osserveranno i comandamenti e si uniformeranno fedelmente all'alleanza stipulata tra loro e Yahweh potranno godere delle benedizioni promesse.

Gli ultimi capitoli sono dedicati alla benedizione di Mosè alle Dodici tribù di Israele 33, alla sua morte e sepoltura, al lutto degli Israeliti ed alla figura di Giosuè, a cui è affidato il compito di portare il popolo eletto nella terra promessa.

Le comunità di fronte al crimine[modifica | modifica wikitesto]

Il seguente brano stabilisce come i membri della comunità debbano comportarsi di fronte a diversi crimini. L'empietà è punita con la morte per lapidazione, una forma di morte pura, perché non contamina l'uccisore con il contatto. La lapidazione è una sanzione diffusa in molte società antiche e trova applicazione soprattutto in contesti rituali e in caso d'infrazioni religiose. In questo brano tutto il popolo è chiamato a lapidare il colpevole: la comunità si libera del male senza contaminarsi. La giustizia è ancora espressione diretta di tutta la comunità e non è mediata da specialisti, come giudici o esecutori.

D'altra parte è già presente un elemento giuridico più complesso che individua delle garanzie per l'accusato: si può procedere a una condanna a morte solo con due testimoni. Altri crimini, come l'omicidio, sono invece sottratti alla vendetta privata o al giudizio popolare: il testo specifica che è necessario interpellare i sacerdoti e i giudici. L'amministrazione della giustizia interessa quindi anche l'ambito religioso. Il brano conferma la centralità sociale dei sacerdoti nella cultura ebraica antica:

« Se si troverà in una delle città che l'Eterno, il tuo Dio, ti dà un uomo o una donna che faccia ciò che è male agli occhi del tuo Dio, trasgredendo il suo patto e che vada serva gli altri dèi e si prostri dinanzi a loro, [...] quando ciò ti sia riferito e tu l'abbia saputo, informatene diligentemente: e se è vero, se il fatto sussiste, se una tale abominazione è davvero stata commessa in Israele, farai condurre alle porte della città quell'uomo o quella donna che avrà commesso quell'atto malvagio e lapiderai a morte quell'uomo o quella donna. Colui che dovrà morire sarà messo a morte sulla deposizione di due o di tre testimoni; non sarà messo a morte sulla deposizione di un solo testimone. La mano dei testimoni sarà la prima a levarsi contro di lui; poi la mano di tutto il popolo; così allontanerai il male da te. Quando il giudizio di una causa sarà troppo difficile per te, sia che si tratti di un omicidio o di una contestazione o di un ferimento, di materie da processo entro le tue porte, [...] andrai dai sacerdoti levitici e dal giudice in carica; li consulterai ed essi ti faranno conoscere ciò che dice il diritto e tu ti conformerai a quello che essi dichiareranno [...]. »

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